• <b>Corporativismo</b><br>"Revisione totale della Costituzione: sì!"; manifesto del comitato d'azione in vista della votazione popolare dell'8.9.1935 (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).

Corporativismo

Dottrina che persegue una "terza via" fra capitalismo selvaggio e socialismo che esalta la lotta di classe, il corporativismo propone una soluzione della questione sociale, divenuta importante a partire dal decennio 1870-80, che si basa sull'organizzazione delle professioni e il ricupero in chiave moderna delle Corporazioni dell'ancien régime, simboli di una presunta armonia ancestrale interrotta dalla Rivoluzione franc. Questa dottrina, dalle molteplici tendenze, trovò riscontro nelle encicliche Rerum novarum (1891) di Leone XIII e Quadragesimo Anno (1931) di Pio XI (Movimento cristiano-sociale). In Francia il corporativismo fu presente dalla fine del XIX sec. nella corrente catt. sociale e il progetto di "ordine sociale cristiano". Nei Paesi totalitari (Italia fascista, Portogallo salazarista e Spagna franchista) lo Stato istituì e controllò in maniera autoritaria le org. corporative, creando quello che viene definito corporativismo di Stato. Il corporativismo associativo, per contro, come proposto in Svizzera, lasciava ai mestieri la libertà di organizzarsi.

In Svizzera il corporativismo apparve nel decennio 1880-90 (Cattolici conservatori, Unione di Friburgo), sviluppandosi appieno fra le due guerre mondiali. Avverso alla democrazia parlamentare, il corporativismo metteva in questione i principi dello Stato razionale creato dai radicali nel 1848 e propugnava una società priva del suffragio universale, considerato un'illusione, e uno Stato dove tutti gli strati sociali si sentissero integrati e non assistiti. Esso si diffuse in Svizzera attraverso ass. laiche saldamente controllate dal clero. Il suo principale portavoce, l'abate friburghese André Savoy, che mirava principalmente a organizzare i lavoratori, riscosse notevoli successi fra il 1920 e il 1925, in conseguenza del fallimento dello sciopero generale del 1918.

In seguito anche gli imprenditori individuarono nel corporativismo un'alternativa alla democrazia. In un primo tempo i piccoli e grandi datori di lavoro, preoccupati di risollevare l'economia nel contesto di una concorrenza sempre più aspra, riposero nel corporativismo la loro speranza di vedere attuata una riforma dello Stato che li mettesse al riparo dagli interventi di un parlamento colonizzato dai partiti politici e da loro aspramente criticato; il senso dell'ordine e il rispetto per la gerarchia li accomunarono sotto l'etichetta corporativista. Con l'aiuto anche dei sindacati operai venne così costituita un'organizzazione del capitalismo, caratterizzata dalla creazione nel 1919 dell'ufficio sviz. per l'industria (ufficio sviz. per l'espansione commerciale/OSEC dal 1927), che aveva il compito di promuovere la produzione elvetica, e dall'istituzionalizzazione dei rapporti fra lo Stato e le ass. mantello dell'economia. Ma questa alleanza fra industria e artigianato, conclusa allo scopo di risolvere i problemi di ordine economico aggirando il parlamento, non resse alla crisi degli anni 1930-40.

Rivolto con nostalgia verso la Svizzera anteriore al 1798, suddiviso in ordini separati fra loro indipendenti e garante di una coesione sociale molto idealizzata, il corporativismo postulava la limitazione della libera concorrenza mediante una pianificazione coordinata non dallo Stato ma dalle corporazioni, e rifiutava, giudicandole fonte di disordine, le istituzioni parlamentari. Si opponeva anche all'intervenzionismo centralizzatore della Conf. e alla diffusione dello Stato sociale, considerandoli fattori di divisione. Anticapitalista e antisocialista, il corporativismo non propugnava la lotta di classe ma la riconciliazione fra le classi, la collaborazione fra capitale e lavoro e la difesa del Ceto medio. Federalista, fedele all'immagine tradizionale di una Svizzera primitiva autenticamente democratica, anelava uno Stato arbitro fondato sui corpi sociali che costituivano i capisaldi dell'unità nazionale: il com., la fam., i mestieri, la Chiesa, la nazione; insomma, una democrazia diretta di natura organica.

Negli anni 1920-30, questa filosofia conquistò diversi ambienti. Nel 1924 si costituirono gli Amici della corporazione, che presero piede in numerosi cant., specialmente romandi. Nei cant. Vaud e Ginevra sorsero federazioni corporative e a Friburgo venne approvata una legge sulle corporazioni che però non entrò mai in vigore. Nel 1933 fu creata l'Unione corporativa sviz., che mirava a coordinare il movimento nella Svizzera ted., dove era rappresentato soprattutto a San Gallo. A riprova del profondo smarrimento in cui si trovava il sistema democratico, numerosi politici radicali e liberali individuarono in un corporativismo prettamente politico una struttura in grado di salvare il Paese. Sul piano fed., l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) si avvicinò alle tesi corporativiste; lo stesso fecero gruppi come Nuova Svizzera che miravano al rinnovo dello Stato in un simile contesto. Solo il partito catt. conservatore aderì tuttavia al corporativismo, ravvisando in tale dottrina, concettualizzata da Jacob Lorenz, una conferma della sua volontà di superare l'antagonismo fra liberalismo e socialismo.

<b>Corporativismo</b><br>"Revisione totale della Costituzione: sì!"; manifesto del comitato d'azione in vista della votazione popolare dell'8.9.1935 (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).<BR/>
"Revisione totale della Costituzione: sì!"; manifesto del comitato d'azione in vista della votazione popolare dell'8.9.1935 (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).
(...)

Il fervore corporativista raggiunse il culmine nel 1934 con il varo di un'iniziativa popolare per la revisione della Costituzione fed. in senso corporativistico. Essa prevedeva che il Consiglio nazionale, in qualità di rappresentante delle corporazioni di diritto pubblico, venisse eletto dagli esecutivi com. di ogni cant. e non più dal popolo. Su questo progetto venne tuttavia a gravare una pesante ipoteca, quella dei fronti (Frontismo). Apparsi sulla scena politica a partire dal 1933, questi, alcuni dei quali di tendenza decisamente fascista, sostennero i fautori della revisione, fra cui numerosi catt. conservatori, a differenza di quanto fecero l'industria e i radicali. Nonostante fossero avversi a un corporativismo ispirato alle ass. di mestiere medievali o a uno Stato corporativo (Ständestaat) di stampo fascista, i corporativisti non riuscirono a eliminare la maggiore ambiguità che riguardava il loro ideale, ossia la prossimità di diversi loro circoli ai gruppi nazionalisti o addirittura fascisti. L'attrazione manifestata per il sistema mussoliniano da diversi teorici, anche democratici, del corporativismo, nonché gli appelli per uno Stato forte e antidemocratico, espressi frequentemente soprattutto da esponenti vicini alla Lega vodese, mostravano come il corporativismo politico fosse oggetto di interpretazioni assai disparate, che spaziavano fra il rinnovo democratico e l'autoritarismo. L'adesione di diversi sindacalisti al corporativismo, soprattutto dopo la conclusione della Pace del lavoro (luglio 1937), e l'affermazione del corporativismo quale componente del clima di Difesa spirituale che si diffuse in Svizzera alla vigilia della guerra, contribuirono a consolidare la sua vocazione nazionale di baluardo contro l'influenza straniera.

Il corporativismo si stava tuttavia esaurendo e il suo declino iniziò con l'insuccesso dell'iniziativa per la revisione della Costituzione nel settembre del 1935. La perdita di credibilità causatagli dal fascismo, il fallimento, dal 1940, dell'unità fra padroni e operai in seno alle corporazioni e la mancata realizzazione di una nuova revisione costituzionale nel 1942 (iniziativa Stalder) fecero svanire le sue ambizioni. Gli eredi della "terza via" furono a Ginevra la Federazione dei sindacati padronali (1928, Federazione romanda dei sindacati padronali dal 1983), nel cant. Vaud le Ass. padronali della Federazione vodese delle corporazioni (1940, Ass. padronali vodesi dal 1947, Federazione padronale vodese dal 1995). Nel 1942 l'USAM, anteponendo la libertà economica a un sostegno sempre più incerto dello Stato, passò nel campo liberale. La prosperità del dopoguerra confermò il successo del capitalismo organizzato, caratterizzato dalla limitazione della concorrenza, dalla diffusione dei contratti collettivi di lavoro, dall'ampliamento dello Stato assistenziale e dal trionfo della pace del lavoro. Questa riorganizzazione dell'economia liberale (Articoli sull'economia) è il risultato di un tentativo di sintesi volto a superare gli antagonismi sorti nella società della seconda metà del XIX sec. Il corporativismo ha senz'altro avuto un influsso e portato nuove idee in tal senso, ma non è stato l'ispiratore dell'evoluzione posteriore al 1945.


Bibliografia
– R. Ruffieux, Le mouvement chrétien-social en Suisse romande 1891-1949, 1969
– Q. Weber, Korporatismus statt Sozialismus, 1989
– K. Angst, Von der "alten" zur "neuen" Gewerbepolitik, 1992
– P. Maspoli, Le corporatisme et la droite en Suisse romande, 1993
– C. Werner Für Wirtschaft und Vaterland, 2000
– J.-F. Cavin (a cura di), Liberté économique et responsabilité sociale: des corporations au mondialisme, 2004

Autrice/Autore: Olivier Meuwly / gbp