• <b>Repubblica</b><br>Diritto di un denaro di Berna (Sechzehnerpfennig); pezzo in argento inciso nel 1742 da  Jean Dassier (Bernisches Historisches Museum, Inv. 54.439). Sul diritto è raffigurato un orso che si erge sui trofei di guerra, simbolo della Repubblica di Berna.
  • <b>Repubblica</b><br>Rovescio di un denaro di Berna (<I>Sechzehnerpfennig</I>); pezzo in argento inciso nel 1742 da  Jean Dassier (Bernisches Historisches Museum, Inv. 54.439). Sul retro è rappresentata "la felicità della Repubblica" attraverso una personificazione della religione con spada, scettro e fasci littori, con a fianco una cicogna (prudenza) e una civetta (vigilanza).
  • <b>Repubblica</b><br><I>La Repubblica di Ginevra</I>, olio su tavola di legno realizzato nel 1794 da  Jean-Pierre Saint-Ours;  fotografia di François Martin (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. 1985-0240). Questo enorme dipinto (3,85 x 1,51 m) fu commissionato dal Gran Consiglio di Ginevra nel 1793 a Jean-Pierre Saint-Ours, pittore e deputato. Per questa composizione l'artista si fece ispirare dagli schizzi che aveva eseguito a Roma nel 1781. La sua <I>Repubblica di Ginevra</I> rinvia ai simboli della Roma repubblicana. Nella mano destra tiene l'insegna con l'aquila e l'orifiamma rossa e gialla, che riprende i colori della città. Con la sinistra indica l'anno secondo della Repubblica ginevrina e un basso rilievo di Jean-Jacques Rousseau. Saint-Ours colloca questa rappresentazione simbolica all'interno di un paesaggio realistico, in cui sono visibili le torri della cattedrale, il lago e la Salève.

Repubblica

Il termine repubblica, derivante dal lat. res publica (letteralmente "la cosa pubblica"), indica una collettività politica finalizzata al bene comune, i cui membri godono di pari diritti. Nell'età moderna, con Jean Bodin, Niccolò Machiavelli e Montesquieu, si affermò la contrapposizione tra la repubblica, formata da liberi cittadini, e la monarchia. Per Jean-Jacques Rousseau la repubblica era espressione della volontà popolare e del primato della legge; soltanto i governi di Stati repubblicani potevano considerarsi legittimi. L'espressione ha tuttavia sempre assunto una molteplicità di significati, così come repubblicanesimo, inteso come orientamento sensibile al tema della libertà, ma distinto dal liberalismo.

1 - Età moderna

Dal tardo ME i Conf. ebbero atteggiamenti polemici nei confronti della Nobiltà, dei "gran signori" e dei principi (Principati), non tanto per ragioni di principio di natura politica, ma piuttosto per motivi concreti legati alla tensione di fondo tra lo stile di vita della nobiltà e quello borghese-rurale. In ted. il termine Republik, mutuato dal franc., si diffuse solo dal XVII sec. Impiegato in forme diverse nella denominazione della maggior parte dei cant., non venne però mai utilizzato in forma isolata. L'appellativo sottolineava la Sovranità rispetto alle potenze straniere (Ginevra nei confronti della Savoia, 1603), il passaggio da un ordinamento monarchico a un regime assembleare (nel caso delle decanie vallesane in lotta contro il principe vescovo di Sion, 1628) o anche l'esenzione dall'Impero (dal 1648). La repubblica era intesa in senso elitario (ad esempio "Signoria e Repubblica di Ginevra"), come un'aristocrazia assolutista voluta da Dio, a volte espressamente contrapposta alla democrazia (Vallese, 1657). Anche per questo motivo la nozione fu dapprima recepita nei grandi cant. aristocratici rif. della Svizzera occidentale (Berna) e solo parzialmente nei cant. a Landsgemeinde catt. Un'eccezione era costituita dalla Lega Caddea, che nel 1700 si definiva una "piccola repubblica democratica sovrana". Riferimenti simbolici erano gli eroi antichi, i Miti di fondazione e gli emblemi intern. della sovranità già utilizzati da Venezia e dai Paesi Bassi.

La qualifica di repubblica implicava la piena sovranità riconosciuta sul piano intern. - per questo motivo nel 1610 il conte negò il diritto alla città di Neuchâtel di definirsi come tale - e un ordinamento aristocratico o democratico, basato su elezione ma non egualitario. In origine il termine indicò soltanto il governo (Piccolo Consiglio) ed eventualmente il Gran Consiglio. Nel XVIII sec. la borghesia e gli strati sociali inferiori rivendicarono una maggiore partecipazione al potere e quindi alla repubblica (Rivolte cittadine, Rivolte contadine).

<b>Repubblica</b><br>Diritto di un denaro di Berna (Sechzehnerpfennig); pezzo in argento inciso nel 1742 da  Jean Dassier (Bernisches Historisches Museum, Inv. 54.439).<BR/>Sul diritto è raffigurato un orso che si erge sui trofei di guerra, simbolo della Repubblica di Berna. <BR/>
Diritto di un denaro di Berna (Sechzehnerpfennig); pezzo in argento inciso nel 1742 da Jean Dassier (Bernisches Historisches Museum, Inv. 54.439).
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<b>Repubblica</b><br>Rovescio di un denaro di Berna (<I>Sechzehnerpfennig</I>); pezzo in argento inciso nel 1742 da  Jean Dassier (Bernisches Historisches Museum, Inv. 54.439).<BR/>Sul retro è rappresentata "la felicità della Repubblica" attraverso una personificazione della religione con spada, scettro e fasci littori, con a fianco una cicogna (prudenza) e una civetta (vigilanza).<BR/><BR/>
Rovescio di un denaro di Berna (Sechzehnerpfennig); pezzo in argento inciso nel 1742 da Jean Dassier (Bernisches Historisches Museum, Inv. 54.439).
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Durante l'Illuminismo, si ritenne vieppiù che l'appartenenza alla repubblica non fosse basata su privilegi di ceto ereditari ma sulla virtù politica, vale a dire la capacità, acquisita con l'educazione, di adempiere volontariamente ai propri doveri. Da Beat Ludwig von Muralt in poi, la semplicità dei costumi dei montanari sviz. venne contrapposta al lusso della corte franc., e più tardi anche alla corruzione e all'egoismo del ceto dirigente. Ispirandosi a Rousseau, Johann Jakob Bodmer (1698-1783) sviluppò una critica storico-politica radicale della società, mentre Isaak Iselin (1728-1782) si fece portavoce di un cosmopolitismo filantropico e progressista, in cui lo sviluppo economico indotto dalla promozione delle scienze avrebbe dovuto condurre a una virtù "controllata" del cittadino e quindi alla libertà repubblicana. Il riferimento alla virtù risultava particolarmente importante nei progetti di riforma agraria, in cui occorreva coniugare l'ideale repubblicano dell'autarchia con la produzione per il mercato. Le teorie pedagogiche di Johann Heinrich Pestalozzi dal canto loro miravano all'educazione di "repubblicani" che servissero la patria emulando i valorosi antenati e superando le barriere confessionali. Ideali simili venivano diffusi anche dalla Società elvetica.

Applicato alla Conf. nella sua interezza, il termine repubblica ne sottolineava la sovranità, riconosciuta dal diritto intern. La locuzione fu utilizzata in questa accezione dapprima dalle potenze straniere, ad esempio durante le trattative per la pace di Vestfalia (1647). Nel XVIII sec. comparve occasionalmente anche in Svizzera, accanto al più diffuso "Confederazione", ad esempio nell'edizione, curata da Johann Jakob Leu, dell'opera di Josias Simmler Von dem Regiment der Loblichen Eydgenossenschaft (1722). Johannes von Müller impiegò l'espressione "repubblica federativa", ripresa da Montesquieu, per la Conf. (1775) e il Sacro Romano Impero (1788) nel contesto della descrizione teorica di tali entità come systema civitatum, sulla scia di Samuel von Pufendorf e di Johann Rudolf von Waldkirch (1721). Dal contatto con i neocostituiti Stati Uniti scaturì l'idea delle due "repubbliche sorelle", formulata per la prima volta da Jean-Rodolphe Vautravers.

Autrice/Autore: Thomas Maissen / did

2 - XIX e XX secolo

Nel periodo rivoluzionario la qualifica di repubblica (ad esempio Repubblica rauracica) significò dapprima la rottura con l'ancien régime, e poi l'inserimento nell'orbita franc. come "repubblica sorella". In maniera analoga, il Vaud (come Repubblica lemanica) e la Alte Landschaft (come Libera Repubblica del territorio di San Gallo) nel 1798 acquisirono l'indipendenza, per poi confluire però entro poche settimane nella Repubblica elvetica. L'Elvetica riprese il modello franc. di uno Stato unitario "unico e indivisibile" senza monarchia. L'uguaglianza basata sul diritto naturale e la sovranità popolare all'interno dello Stato nazionale centralististico costituivano le basi della nuova concezione repubblicana, mentre gli oppositori federalisti dell'Elvetica difendevano l'ordinamento aristocratico tradizionale e consideravano la Conf. un'alleanza di piccoli Stati sovrani.

Queste due diverse visioni caratterizzarono i conflitti costituzionali fino al 1848. Nella fase iniziale dell'Elvetica i Repubblicani, favorevoli alle idee illuministe e a uno Stato nazionale unitario (Unitari) e che avevano come modelli Montesquieu, la Costituzione inglese e la fase moderata della Rivoluzione franc., e non il giacobinismo e la democrazia diretta di Rousseau, si collocarono tra i Federalisti (aristocratici) e i Patrioti radicali. Sostenitori di una democrazia rappresentativa, i repubblicani riscossero consensi soprattutto tra la borghesia colta dei capoluoghi e delle città soggette. Se come gruppo politico ebbero vita effimera, l'orientamento di fondo da loro rappresentato si affermò in maniera duratura.

Durante la Rigenerazione, il principale problema sollevato dal concetto di repubblica era che la partecipazione attiva dei cittadini al governo, ancora possibile nei cant. a Landsgemeinde generalmente conservatori e rivendicata altrove, risultava in contrasto con le tendenze accentratrici. Per risolvere tale dilemma, furono istituiti nuovi strumenti di democrazia diretta (Veto). Secondo l'"autentico spirito repubblicano" di Jeremias Gotthelf, alla base della vita politica continuavano a esserci la virtù cristiana e i suoi valori collettivi, che dovevano essere difesi contro il laicismo liberale individualista. Questa interpretazione in chiave conservatrice metteva in risalto la sovranità cant. e la legittimazione divina del potere. I liberali rivendicavano invece il passaggio della sovranità dai cant. alla nazione, che al posto della partecipazione diretta prevedeva l'elezioni di rappresentanti, ciò che a sua volta presupponeva la formazione di un'Opinione pubblica e dunque la libertà di stampa. A lungo termine i liberali delle campagne riuscirono a coniugare una politica di riforme con le tradizionali libertà repubblicane. Pilastri di questa sintesi furono la cittadinanza com., premessa di quella nazionale, e la proprietà privata, alla base dell'indipendenza economica e del profitto. Sul piano semantico, il risultato della combinazione tra "libertà degli antichi" e "libertà dei moderni" (Benjamin Constant) era la "comunità di popolo statale" (staatliche Volksgemeinde), denominazione utilizzata da Ludwig Snell sullo Schweizerischer Republikaner.

Mentre Snell, sulla scia di Rousseau, riteneva che la sovranità popolare comportasse anche il diritto alla rivoluzione, Ignaz Paul Vital Troxler si ispirò piuttosto all'esempio americano della separazione dei poteri, e presentò quindi il bicameralismo come un "federalismo repubblicano" e dunque come modello per lo Stato fed. Tale orientamento confluì nella Costituzione fed. del 1848, che garantiva le Costituzioni cant. a patto che fossero repubblicane, basate sulla democrazia diretta o su quella rappresentativa (art. 6b). Nel 1815 alcuni vecchi cant. tra cui Berna avevano riadottato la denominazione tradizionale di "città e repubblica", poi abbandonata durante la Rigenerazione, probabilmente perché evocava la posizione predominante del capoluogo, in favore di "cant.". I nuovi cant. della Svizzera lat. adottarono invece la qualifica ufficiale di repubblica, mantenuta ancora all'inizio del XXI sec. da Ginevra, Neuchâtel e Ticino. Mentre tale sostantivo poneva l'accento sulla sovranità, antica o recente, il termine cant. (in ted. anche Stand) sottolineava l'appartenenza alla Conf. Nel caso di Neuchâtel, l'appellativo di "Repubblica e Cant." rifletteva la trasformazione costituzionale da principato prussiano a membro sovrano della Conf.

<b>Repubblica</b><br><I>La Repubblica di Ginevra</I>, olio su tavola di legno realizzato nel 1794 da  Jean-Pierre Saint-Ours;  fotografia di François Martin (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. 1985-0240).<BR/>Questo enorme dipinto (3,85 x 1,51 m) fu commissionato dal Gran Consiglio di Ginevra nel 1793 a Jean-Pierre Saint-Ours, pittore e deputato. Per questa composizione l'artista si fece ispirare dagli schizzi che aveva eseguito a Roma nel 1781. La sua <I>Repubblica di Ginevra</I> rinvia ai simboli della Roma repubblicana. Nella mano destra tiene l'insegna con l'aquila e l'orifiamma rossa e gialla, che riprende i colori della città. Con la sinistra indica l'anno secondo della Repubblica ginevrina e un basso rilievo di Jean-Jacques Rousseau. Saint-Ours colloca questa rappresentazione simbolica all'interno di un paesaggio realistico, in cui sono visibili le torri della cattedrale, il lago e la Salève.<BR/>
La Repubblica di Ginevra, olio su tavola di legno realizzato nel 1794 da Jean-Pierre Saint-Ours; fotografia di François Martin (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. 1985-0240).
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Fino al 1871 i conflitti di politica estera della Svizzera furono affrontati nella consapevolezza che, in un panorama dominato dalle monarchie, era in gioco l'unica repubblica europea. In Svizzera i liberali si imposero sui i radicali vicini a Jakob Stämpfli, e quindi si affermò una concezione non ideologica della politica di neutralità, in cui la Costituzione repubblicana non veniva giustificata con il richiamo a principi universalistici, ma sulla base delle peculiarità storiche della Svizzera, considerata un caso particolare. Questo punto di vista facilitò anche ai conservatori, gli sconfitti del 1848, di identificarsi nella repubblica, bene comune degli Svizzeri. La Costituzione del 1874 diede vita a una repubblica che coniugava democrazia diretta e rappresentativa e che offriva un'alternativa vicina al cittadino e "comunitaria" alla società di massa degli Stati-nazione a base monarchica o parlamentare. Questa sintesi tra il vecchio repubblicanesimo partecipativo e quello nuovo, liberale e fondato sul diritto naturale ebbe fortuna duratura; il rovescio della medaglia fu un assetto costituzionale che in determinati ambiti risultò più improntato al pragmatismo che a un disegno sistematico e coerente. Di fronte al predominio ted., alla Terza Repubblica franc. e alla germanofilia di parte dell'élite svizzeroted., dopo il 1871 la tradizione repubblicana esercitò una particolare attrattiva nella Svizzera franc. Anche i sostenitori di un esercito nazionale di milizia emanazione della sovranità popolare, composto da cittadini-soldati (nel 1874 era stato istituito l'obbligo di leva individuale), si rifacevano all'ideale repubblicano in contrapposizione al militarismo bellicista di ispirazione prussiana della "nuova tendenza" di Ulrich Wille.

Con il crollo delle monarchie, dopo il 1918 l'ordinamento repubblicano divenne la regola in Europa. Quale orientamento di fondo, in Svizzera il repubblicanesimo inteso in senso tradizionale, in latente rapporto di tensione con il liberalismo, mantenne una forte importanza nel XX sec. I suoi tratti caratteristici erano il Federalismo, il sistema di Milizia, la partecipazione politica ristretta ai capifam. abili al servizio militare ed economicamente autosufficienti (ciò che spiega la tardiva introduzione del suffragio femminile e del servizio civile), il diritto di cittadinanza com., che implica i plebisciti sulle naturalizzazioni, la prevalenza della democrazia diretta sulle procedure giur. (assenza di una corte costituzionale, scetticismo nei confronti del diritto intern.), il particolarismo nazionale (rifiuto di visioni universaliste e istituzioni sovranazionali) e una religione civile patriottica ancorata alla storia (ideologia del ceto contadino, richiamo al 1291 anziché al 1848). I sostenitori di questi valori repubblicani per lungo tempo appartennero per lo più al Ceto medio, che nei confronti della sinistra oppose la proprietà privata quale fondamento dell'azione politica, e che per ragioni morali si schierò per un moderato egualitarismo quale argine al capitalismo sfrenato. Il richiamo alla comunità di popolo contro la modernità e alle virtù repubblicane contro mutamenti sociali quali la globalizzazione ha continuato a perpetuarsi. L'ideale repubblicano è potuto sfociare in un nazionalismo xenofobo (Republikanische Blätter, partito repubblicano di James Schwarzenbach) ma anche nel rifiuto, per motivi morali, di quelle correnti (frontisti, nazionalsocialisti, partito comunista) che non condividevano i valori repubblicani di libertà e uguaglianza. L'appello alla repubblica, intesa come comunità di cittadini, e ai suoi valori ancora all'inizio del XXI sec. restava dunque un fattore di integrazione per una nazione non naturalmente unitaria.

Autrice/Autore: Thomas Maissen / did

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
Zeichen der Freiheit, cat. mostra Berna, 1991
– A. Kölz, Neuere schweizerische Verfassungsgeschichte, 1992
Die Schweiz 1798-1998, 4 voll., 1998
– M. Böhler (a cura di), Republikanische Tugend, 2000
– B. Weinmann, Eine andere Bürgergesellschaft, 2002
– T. Maissen, Die Geburt der Republic, 2006

Autrice/Autore: Thomas Maissen / did