• <b>Principati</b><br><I>Entrata solenne di Sua Maestà Federico Guglielmo III Re di Prussia e di Sua Altezza Reale il Principe Guglielmo (secondo figlio del Re) nella Città di Neuchâtel il 12 luglio 1814</I>; acquaforte di  Charles Samuel Girardet (Musée d'art et d'histoire Neuchâtel). Le 12 vignette ai lati raffigurano i principali archi di trionfo lungo il percorso del corteo reale e le formule protocollari con cui i sudditi manifestavano la loro sottomissione al sovrano.

Principati

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Il termine principato designa i territori soggetti a un principe (princeps). Fin dall'alto ME vennero definiti tali sia i regnanti veri e propri (imperatori e monarchi) sia i membri dell'alta nobiltà, composta da duchi o da loro pari (margravi, langravi). Entro il 1180 nel Sacro Romano Impero questi dignitari formarono la cerchia dei principi imperiali, di cui dopo la lotta delle Investiture entrarono a far parte anche i principi ecclesiastici (arcivescovi, vescovi, abati dell'Impero). Titolari di feudi a loro conferiti direttamente dall'imperatore (Immediatezza imperiale), i principi dell'Impero (Principes Sancti Romani Imperii) disponevano, come le città libere dell'Impero, di un seggio e del diritto di voto alla Dieta imperiale ed esercitavano la sovranità sui loro territori. Nel 1803 il Recesso della Dieta imperiale sancì la fine di quasi tutti i principati ecclesiastici e di molti principati secolari; nel 1815 quelli superstiti si unirono nella Confederazione germanica, comprendente anche il Liechtenstein. Quest'ultimo, elevato a principato imperiale solamente nel 1719, grazie alla sua ubicazione periferica fra Svizzera e Austria sopravvisse alla fine sia del Sacro Romano Impero (1806) sia della Conf. germ. (1866) e si affermò come Stato sovrano, strettamente legato alla Conf. dalla prima guerra mondiale.

Al di fuori del Sacro Romano Impero i termini principato e principe definirono realtà eterogenee. In Italia potentati locali in lotta con i com. già dal XIV sec. crearono estese signorie territoriali e diedero vita a dinastie, come ad esempio i Visconti a Milano. Sin dal periodo rinascimentale i papi e i re di Napoli conferirono la dignità principesca a esponenti della nobiltà. Se discendenti in linea maschile da S. Luigi, in Francia i parenti più stretti del re pur non disponendo di propri territori dal XVI sec. si fregiarono dell'appellativo di principi del sangue.

La tradizione repubblicana della Conf. induce spesso a dimenticare che fino al XIX sec. alcune parti dell'odierna Svizzera erano principati o appartenevano a principati stranieri. Tra i primi principati medievali figurarono le terre soggette ai duchi von Zähringen (XII sec.), ai conti di Savoia, agli Asburgo (ascesi al rango di duchi d'Austria) e, nella Svizzera meridionale, ai duchi di Milano. Oltre a questi potentati laici vanno menz. i principi ecclesiastici che nei sec. centrali e finali del ME riuscirono a costituire proprie signorie territoriali (vescovi di Ginevra, Losanna, Sion, Basilea, Costanza e Coira, abati di San Gallo, Disentis e Pfäfers, badessa del Fraumünster di Zurigo).

Nel quadro del processo di sviluppo territoriale, nel XIV-XVI sec. la Conf., i singoli cant. e i loro alleati tentarono di impedire la costituzione di principati nella propria sfera di influenza e di appropriarsi, interamente o in parte, di quelli già esistenti. Ad eccezione di qualche possedimento residuo, entro la metà del XVI sec. gli Asburgo (conquista dell'Argovia nel 1415, della Turgovia nel 1460), i duchi di Milano (Pace perpetua, 1516) e i Savoia (conquista del Paese di Vaud, 1536) furono estromessi dall'odierno territorio sviz. Se le signorie delle abbazie di Pfäfers, Disentis e del Fraumünster erano già scomparse nel tardo ME, con la Riforma si dissolsero del tutto i principati vescovili di Losanna e Ginevra e in buona parte anche quello di Coira. Nel 1634 il principe vescovo di Sion dovette rinunciare alla sovranità sul Vallese in favore delle decanie. Verso la fine del XVIII sec. all'interno degli odierni confini sviz. esistevano ancora quattro principati ecclesiastici: quello vescovile di Basilea, quello abbaziale di San Gallo e gli esigui territori dei principati vescovili di Costanza (con possedimenti in Turgovia) e Coira. Vi erano poi diversi vescovi e abati che non esercitavano (o non esercitavano più) la sovranità su un territorio, ma che comunque si fregiavano della dignità principesca (principi titolari), come i vescovi di Losanna e Sion, gli abati di Disentis, Einsiedeln, Pfäfers e Muri (dal 1701) nonché la badessa di Schänis.

Un caso speciale è rappresentato dal principato di Neuchâtel, sorto all'inizio dell'età moderna, che non fu un principato imperiale. Dagli anni 1640-50 Henri II d'Orléans-Longueville, conte di Neuchâtel e principe del sangue, assunse il titolo di principe di Neuchâtel; già dal XVI sec. del resto suo nonno Léonor aveva assunto l'appellativo di conte sovrano di Neuchâtel in Svizzera. Passato ai re di Prussia (1707) e poi a Louis-Alexandre Berthier (1806), maresciallo dell'Impero sotto Napoleone, dal 1815 al 1848 Neuchâtel fu contemporaneamente un cant. conf. e un principato prussiano. Questo status ambiguo, che di fatto ebbe fine con la rivoluzione del 1848, venne chiarito formalmente, sul piano del diritto pubblico e intern., solo nel 1857 (affare di Neuchâtel).

<b>Principati</b><br><I>Entrata solenne di Sua Maestà Federico Guglielmo III Re di Prussia e di Sua Altezza Reale il Principe Guglielmo (secondo figlio del Re) nella Città di Neuchâtel il 12 luglio 1814</I>; acquaforte di  Charles Samuel Girardet (Musée d'art et d'histoire Neuchâtel).<BR/>Le 12 vignette ai lati raffigurano i principali archi di trionfo lungo il percorso del corteo reale e le formule protocollari con cui i sudditi manifestavano la loro sottomissione al sovrano.<BR/>
Entrata solenne di Sua Maestà Federico Guglielmo III Re di Prussia e di Sua Altezza Reale il Principe Guglielmo (secondo figlio del Re) nella Città di Neuchâtel il 12 luglio 1814; acquaforte di Charles Samuel Girardet (Musée d'art et d'histoire Neuchâtel).
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Bibliografia
LexMA, 4, 1029-1038
Diz. di storia, 1993, 1023
– L. Bely (a cura di), Dictionnaire de l'Ancien Régime, 1996, 1018 sg.

Autrice/Autore: Marco Jorio / vfe