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Comborghesia

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Il termine comborghesia (in ted. Burgrecht), attestato per la prima volta negli scritti del monaco sangallese Notker il Teutonico (attorno all'anno Mille), designava allora il diritto civile romano. Più tardi, nell'area della Germania meridionale il termine designò una proprietà libera concessa in enfiteusi e probabilmente anche il diritto locale vigente in un castello o una città; solo a partire dal XIII sec., soprattutto nell'odierno territorio sviz., indicò alleanze e patti contenenti appunto una clausola di comborghesia e stipulati fra una città e altre città, conventi, individui (spec. nobili con diritti di signoria e di possesso) o ass. di persone (corporazioni). Tale comborghesia poteva essere temporalmente illimitata ("perpetua") oppure limitata (e rinnovabile); il giuramento civico, che sanciva il conferimento del Diritto di cittadinanza, le dava un peso particolare rispetto ad alleanze di altro tipo. I titolari della comborghesia beneficiavano - talvolta però con restrizioni - dei privilegi concessi ai cittadini, in particolare della protezione militare e legale e dell'accesso al mercato, mentre alla città la comborghesia apportava forze militari aggiuntive, introiti (tassa di ammissione, Udel, tributi), possibilità di influire su tribunali o collegi arbitrali esterni e un migliore approvvigionamento dei propri mercati. La ripartizione di diritti e doveri nei patti di comborghesia rifletteva i rapporti di forza tra le parti.

Dalla metà del XIII alla metà del XVI sec. lo strumento giur. della comborghesia si affiancò alla conquista, all'ipoteca e all'acquisto come mezzo - specificamente sviz. nella sua importanza - per sviluppare la Signoria territoriale. Poiché non di rado a chiedere per prima la comborghesia era la parte estranea alla città (signoria nobiliare, contado), tale parte va considerata un fattore attivo della formazione di territori nell'orbita urbana. Spesso la concessione della comborghesia (anche da parte di un cant. rurale) era il primo passo di una relazione che poteva portare sia dalla semplice influenza a "condizioni di protettorato" e poi all'integrazione nello Stato, sia dall'aiuto per strutture autonome all'emancipazione nei confronti di antichi signori. La città di Berna, per esempio, con la sua politica particolarmente intensa di comborghesia (Confederazione burgunda) vincolò a sé quasi tutti i nobili, i conventi, le città e i borghi dei dintorni; due zone rurali dell'Oberland (Hasli e Saanen) in un primo momento sfruttarono la comborghesia con Berna per affermarsi contro i signori von Weissenburg e i loro creditori e contro i conti de Gruyère, ma a lungo termine finirono poi annesse allo Stato bernese. Anche la città di Zurigo si sforzò di stringere patti di comborghesia con signorie e cittadine circostanti, assicurandosi pure un diritto di prelazione; politiche territoriali analoghe furono perseguite in forma attenuata da Lucerna e Friburgo, mentre Basilea e Soletta ebbero un interesse trascurabile per la comborghesia.

Un fenomeno parallelo era la stipulazione di un patto analogo con un cant. a Landsgemeinde. Per i cant. rurali questa comborghesia rurale (Diritto territoriale) aveva la stessa importanza della comborghesia per quelli urbani; anch'essa poteva significare per i beneficiari l'emancipazione da signori feudali e l'integrazione con pari diritti (o quasi) nel cant. stesso (Uri per la valle d'Orsera, Svitto per Arth). Anch'essa poteva aiutare strutture autonome contro una signoria territoriale già esistente (quella dell'abate di San Gallo per il Toggenburgo, appoggiato da Svitto e Glarona), oppure sostituire semplicemente la vecchia signoria con quella nuova di un cant. rurale (Uri per la Leventina, Svitto per la comunità valliva di Einsiedeln).

Patti di comborghesia urbana o rurale furono all'origine anche dei vincoli fra la Conf. e parti della Romandia, della Svizzera settentrionale e di quella orientale, sia come cant. sovrani (Friburgo, Soletta, Sciaffusa) sia come terre soggette (Argovia, Vaud) sia come Paesi alleati (abbazia e città di San Gallo, Vallese, Tre Leghe, Bienne, Ginevra). Se a ovest la comborghesia stipulata con i signori vodesi e con la città di Losanna (1525) diede a Berna, nel 1536, un pretesto per conquistare il Paese di Vaud, quella con Berna e Friburgo fu un mezzo per legare alla Conf. la signoria di Valangin (1401, 1427), la contea e la città di Neuchâtel (risp. 1406, 1408), Soletta (1345) e parti del principato vescovile di Basilea (Bienne con l'Erguel, 1344/52; La Neuveville, 1388). La prepositura di Moutier-Grandval aveva rapporti di comborghesia con le città di Basilea (1406), Soletta (1462) e Berna (1486). Per la Repubblica di Ginevra, indipendente dal 1536, la comborghesia con le città conf. di Friburgo (1519) e di Berna (1526) fu un passo importante verso l'emancipazione dal vescovo e dal duca di Savoia, che ancora nel 1477 aveva firmato, per sé e per la città di Ginevra, un patto analogo con Berna e con Friburgo; la comborghesia con Berna (1406) aiutò Neuchâtel a difendere la propria posizione contro il conte de Neuchâtel. I patti di comborghesia urbana o rurale fra cant. conf. (Lucerna, Uri, Untervaldo) e il Vallese (1416/17) avevano il carattere di accordi bilaterali fra contraenti con pari diritti. A est patti di comborghesia con cant. conf. (1403, 1411) assicurarono l'emancipazione di Appenzello dall'abate di San Gallo; questi, a sua volta, nel 1451 firmò con Zurigo, Lucerna, Svitto e Glarona una comborghesia perpetua, su cui il principato abbaziale basò poi il proprio statuto di Paese alleato. La città di San Gallo stipulò patti di comborghesia con i cant. conf. fin dal 1412; singoli membri delle nascenti Tre Leghe cominciarono a farlo già nel 1339. Tuttavia, i numerosi accordi di comborghesia, che formavano reti di relazioni spesso sovrapposte e talvolta anche in concorrenza fra loro, non in tutti i casi avevano effetti stabilizzanti e prolungati, ma potevano portare anche a crisi e conflitti (guerra di Laupen, 1339; di Burgdorf, 1384; di Sempach, 1386; Vecchia guerra di Zurigo, 1440). La comborghesia perpetua del 1477 fra Zurigo, Berna, Lucerna, Friburgo e Soletta, che portò la Conf. di otto membri a un passo dalla scissione fra cant. urbani e cant. rurali, dovette essere abrogata nel 1481 (convenzione di Stans).

I singoli beneficiari di una comborghesia erano detti Borghesi esterni, se in linea di massima continuavano a risiedere fuori della città interessata. Là dove il fenomeno investiva la pop. di interi villaggi e com., i confini fra l'ammissione di borghesi esterni e la concessione della comborghesia diventavano fluidi; spec. le ammissioni in massa di borghesi esterni avvenute in periodi di crisi (soprattutto a Berna nel XIV sec., a Lucerna dal 1330 al 1386, a Zurigo dal 1351 al 1450) vennero praticate spesso parallelamente a patti di comborghesia e servirono agli stessi scopi di politica territoriale. La concessione individuale della cittadinanza (sotto forma appunto di borghesia esterna) a persone di rango servile, richiesta dagli ab. del contado e praticata dalle città, incontrò forti resistenze nei signori feudali, cui faceva perdere il potere di intervento signorile; l'Impero emanò perciò divieti contro l'accoglimento di borghesi esterni e contro la comborghesia (per la prima volta nel 1231, con particolare asprezza nella Bolla d'oro del 1356). Tali divieti non riuscirono peraltro a imporsi nella Conf.; i cant. conf. regolamentarono fra loro solo le autorità e le località che avrebbero potuto accogliere borghesi esterni.

Ancora ai tempi della Riforma alcune città conf. e della Germania meridionale strinsero i cosiddetti patti di Comborghesia cristiana per rafforzare la nuova fede (1527-31). Nella prima parte del XVI sec., tuttavia, la comborghesia cominciò a perdere importanza, perché nel territorio sviz. la formazione di Stati territoriali era in gran parte conclusa e perché dopo la Riforma non solo i patti appena cit. ma anche parecchi patti di comborghesia precedenti vennero rescissi per motivi confessionali (nel 1531 tra il vescovo di Coira e Zurigo, nel 1534 tra Friburgo e Ginevra). Dopo la conquista del Paese di Vaud, Berna costrinse città come Payerne (1536), Avenches (1537) e Losanna (1538) a denunciare i relativi accordi di comborghesia con Friburgo. Simili accordi importanti non vennero più stipulati ex novo, ma alcuni di quelli vecchi furono rinnovati via via e talvolta modificati: così accadde, per esempio, fra Berna e Ginevra (1558), fra Svitto e Glarona con il Toggenburgo (1703), fra Soletta e Neuchâtel (fino al 1756), fra Zurigo, Lucerna, Svitto e Glarona con l'abbazia di San Gallo (1767) o fra Berna e la prepositura di Moutier-Grandval (fino al 1774). I vecchi patti di comborghesia urbana o rurale, così come i rapporti di borghesia esterna, fino al tramonto dell'ancien régime continuarono ad avere per i sudditi una funzione legittimatrice in occasione di Rivolte contadine: per esempio a Wädenswil (1646), nel Toggenburgo (1703-12), a Friburgo (affare Chenaux) o durante l'affare di Stäfa.


Bibliografia
HRG, 1, 564 sg.
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– E. Walder, Das Stanser Verkommnis, 1994
– R. Gerber, Gott ist Burger zu Bern, 2001, 118-184, 402-420

Autrice/Autore: Andreas Würgler / vfe