23/06/2008 | segnalazione | PDF | stampare | 

Gruyères (comune)

Nell’edizione a stampa questo articolo è corredato da immagini. È possibile ordinare il DSS presso il nostro editore.

Com. FR, distr. Gruyère; (1138-1139: de Grueri). Il com. comprende G., i villaggi di Epagny, Pringy, Moléson-sur-G., le frazioni di Saussivue, Le Pont e Le Creux, e l'ex convento di La Part-Dieu; Pop: 972 ab. nel 1850, 1389 nel 1900, 1711 nel 1920, 1302 nel 1950, 1546 nel 2000.

A Epagny sono stati rinvenuti reperti dell'età del Bronzo e della cultura di Hallstatt, alcune tombe della cultura di La Tène (325-250 a.C.), i resti di una villa del II-III sec. e una necropoli dell'alto ME. La collina fu probabilmente occupata dai Romani. L'abitato si sviluppò ai piedi del castello eretto dal conte de G. sulla sommità della collina per controllare la valle superiore della Sarina. La località, che fino al 1195/96 fu sede di un mercato (soppresso all'epoca a favore di Bulle), era formata da due parti distinte: il castello con le sue dipendenze e il borgo edificato lungo una strada centrale, protetto da un muro di cinta di cui si sono conservate numerose vestigia (bastioni, porte, torri). Nel 1397 il conte Rodolphe IV confermò le franchigie di G., che si ispiravano a quelle di Moudon. G. ebbe un primo Consiglio di 12 membri dal 1434 e un secondo Consiglio dal 1455, che furono presieduti dapprima da un rappresentante del conte, poi, dal 1555, dalla città di Friburgo.

G. fu capoluogo della contea (fino al 1555), del baliaggio (fino al 1814), della prefettura e poi del distr. (fino al 1848) della Gruyère. Luogo di residenza dei balivi e in seguito dei prefetti era il castello. Le sue parti più antiche risalgono all'inizio del XIII sec.; altri spazi, fra cui gli appartamenti, vennero ricostruiti dopo l'incendio del 1493. Il castello fu venduto nel 1849 dallo Stato friburghese alla fam. Bovy di Ginevra. Nel 1861 passò tramite matrimonio ai Balland, fam. di industriali orologieri. Nel 1938 venne nuovamente acquistato dal governo friburghese che lo restaurò e lo trasformò in museo storico. Una delle sale balivali venne decorata a partire dal 1852 da Jean-Baptiste Corot con boiserie in stile Reggenza.

In ambito ecclesiastico G. dipese in un primo tempo dalla parrocchia di Bulle. Per servire i villaggi situati sulla sponda sinistra della Sarina, a sud di Bulle, il conte Rodolphe III fece erigere la chiesa di S. Teodulo. Con la sua consacrazione, nel 1254, G. divenne una parrocchia a sé stante, dalla quale si staccarono La Tour-de-Trême nel 1600, Neirivue nel 1609 e Le Pâquier nel 1919. I conti venivano sepolti sotto l'altare di S. Michele. La parrocchiale fu distrutta da due incendi, nel 1670 e nel 1856, che risparmiarono solo la torre e il coro. La chiesa restaurata fu consacrata nel 1860. Il diritto di patronato, esercitato originariamente dal capitolo e dal preposito della cattedrale di Losanna, passò nel 1555 al clero locale. La cappella dei conti, situata sulla spianata del castello, era dedicata a S. Giovanni Battista (conserva due vetrate della fine del XV sec.). La cappella di S. Maurizio, alla quale faceva capo l'ospedale, fu costruita nel 1431. La cappella del Berceau, dedicata a S. Sebastiano e S. Rocco, fu edificata nel 1612, dopo la peste del 1611 che aveva provocato la morte di 140 persone.

Durante la guerra dei Trent'anni, diverse suore bernardine e visitandine fuggite da Besançon e Dôle si stabilirono a G. Presenti nella località dal 1639 al 1651, le visitandine gestirono una scuola per fanciulle. Dal XV sec. è attestata una scuola elementare, destinata essenzialmente ai ragazzi; nel XX sec. una scuola "regionale" impartiva l'insegnamento secondario, trasferito a Bulle nel 1973. A G. si trovavano un lebbrosario (menz. nel 1341) e un ospedale (o ospizio), fondato alla metà del XV sec. e ancora in attività nella seconda metà del XIX sec. La scuola elementare ebbe sede fino al 1988 in un edificio annesso all'ospedale, che dopo i lavori di restauro fu trasformato in un centro medico-sociale. Tra il 1891 e il 1925 le suore di Ingenbohl diressero a G. l'ist. Saint-Joseph per sordomuti, poi trasferito nella città di Friburgo.

Poco tempo dopo la sua soppressione nel 1195/96, il mercato di G. fu ripristinato e la cittadina divenne un'importante sede di mercati e fiere (sei all'anno). Si commerciavano formaggio, grano (sono ancora conservate le misure del grano in pietra), bestiame grosso e minuto. La prosperità di G. si spiega con il fatto che fino al 1767 la strada dell'alta valle della Gruyère percorreva la collina, mentre un'altra via passava da Pringy e Le Pâquier. Il declino commerciale ebbe inizio dopo l'apertura di un percorso alternativo di pianura che passava da Epagny (futura strada cant.). G. annoverava diversi mulini e segherie come pure un polverificio (XVIII sec.). Dal 1755 i pozzi furono sostituiti da fontane. G. dispone di due stazioni ferroviarie: quella di Pringy sulla linea Palézieux-Montbovon (1903) e quella di Epagny sulla linea Bulle-Broc (1913). All'inizio del XXI sec., il settore primario forniva la materia prima a due aziende agro-alimentari (formaggi e prodotti carnei). Il caseificio dimostrativo di Pringy, aperto nel 1969, fu uno dei primi in Svizzera. Un'altra attività importante è la lavorazione del legno (carpenteria e falegnameria), mentre la fabbricazione di articoli di paglia intrecciata è scomparsa all'inizio del XX sec. Il settore terziario è rappresentato essenzialmente dal turismo estivo e invernale. La stazione sciistica di Moléson-sur-G. risale al decennio 1960-70 (nuova funicolare nel 1998); l'aerodromo della G. è stato inaugurato a Epagny nel 1963. Dal 1998 il Museo HR Giger (arte fantastica) ha sede nel castello di Saint-Germain. La città, rinomata attrazione turistica, è stata inserita nel 1961 nel catalogo fed. dei siti protetti. Nel 2004 il municipio era composto di nove membri occupati a tempo parziale. Un progetto di fusione con il vicino com. di Le Pâquier è attualmente oggetto di discussione (un sondaggio del 2003 ha avuto esito favorevole).


Fonti
FDS FR, 4
Bibliografia
– H. Gremaud, E. Chatton, Château de Gruyères, 1991
– G. Bourgarel, «Gruyères: château», in Archéologie fribourgeoise, 1994, 68-73
– G. Bourgarel, «Gruyères/Bourg 30», in Cahier d'archéologie fribourgeoise, 5, 2003, 174-215
– M. Imsand, Gruyères en hiver, 2003 (fotografie)

Autrice/Autore: Jean-Marc Purro / gbp