22/05/2006 | segnalazione | PDF | stampare

Diritto longobardo

I Longobardi, pop. germ. in parte pagana e in parte ariana, iniziarono la conquista dell'Italia da settentrione nel 568, eliminando in un primo tempo le istituzioni romane e vivendo conformemente al proprio ordinamento politico e giur. (Leggi germaniche). La codificazione del diritto longobardo, di tradizione orale e tramandato solo dalla prassi giudiziaria, cominciò nel 643 con l'editto di re Rotari, redatto in lat. volgare (Edictus Rothari); quel testo, ricco di termini giur. longobardi al fine di risultare più chiaro a coloro che dovevano utilizzarlo, conservava una forte impronta giur. germ. Nato dalla consultazione di esperti di diritto, l'editto fu approvato dall'assemblea generale del popolo in armi (gairethinx).

I re successivi, soprattutto Liutprando (712-744), vi apportarono delle aggiunte fino alla metà dell'VIII sec. La conversione alla fede catt. sotto lo stesso Liutprando migliorò anche il rapporto con la pop. romanza, il cui prestigioso Diritto romano subì un processo di sintesi con la tradizione germ. Il diritto longobardo si trasformò quindi da diritto popolare a diritto territoriale; applicato anche alla pop. romanizzata, valse ai Longobardi la reputazione di eminenti giuristi. Nel 774 il regno longobardo fu conquistato dai Franchi, che comunque sul piano giur. ebbero un'influenza minima. Nell'XI sec. il diritto longobardo fu infine inserito fra le materie di diritto italico insegnate a Bologna e a Pavia, il che gli conferì un ruolo importante nell'evoluzione delle scienze giur. europee.

L'editto di Rotari non aveva una struttura sistematica, ma associativa. Sul piano tematico affrontava, oltre alle questioni che riguardavano il monarca e il regno, argomenti di rilevanza civile e penale; in quest'ultimo ambito la faida era sostituita da un elenco di ammende (guidrigildi), ampliato in particolare sotto re Liutprando. L'influenza del diritto romano sul diritto privato era minima; le norme relative ai contratti erano poco sviluppate; in materia ereditaria vigeva una successione legale che non poteva essere modificata per via testamentaria. In campo giudiziario mancava il modello dualistico prevalente nel diritto germ., che distingueva fra giudice che presiedeva il dibattimento e assemblea giudicante. I giudici, che in materia di pene erano vincolati alla legge, sentenziavano sotto la propria responsabilità; per questo motivo la necessità di una formazione giur. si fece sentire molto presto.

Parecchi documenti attestano inequivocabilmente che il diritto longobardo era regolarmente applicato nell'area dell'odierno cant. Ticino.


Bibliografia
HRG, 2, 1607-1618
LexMA, 3, 1574 sg.; 5, 1701
– AA. VV., Ticino medievale, 1990, 17-114

Autrice/Autore: Karl Heinz Burmeister / vfe