• <b>Battaglia di Morat</b><br>I vari episodi della battaglia; illustrazione tratta dalla <I>Luzerner Chronik</I> (1513) di  Diebold Schilling (Zentral- und Hochschulbibliothek Luzern, Sondersammlung, Eigentum Korporation Luzern). La doppia pagina è ispirata a un dipinto del 1480, oggi disperso, realizzato da Heinrich Bichler per la sala del Consiglio di Friburgo. All'interno della stessa immagine l'artista raffigura diversi eventi cronologicamente successivi. In primo piano si notano i preparativi di Adrian I von Bubenberg per la difesa della città di Morat. Gli accampamenti di Giacomo di Savoia, conte di Romont, figurano in basso a sinistra, mentre quelli dei Borgognoni, allestiti in seguito, sulla destra. Tra i vari momenti riconoscibili della battaglia, vi è ad esempio lo scontro tra la cavalleria borgognona e le truppe confederate nei pressi del convento di Münchenwiler (in alto a sinistra).

Morat, battaglia di

La battaglia di Morat, combattuta il 22.6.1476, si inserisce nel contesto delle guerre di Borgogna e vide la vittoria dei Conf. e dei loro alleati su Carlo il Temerario, duca di Borgogna. In seguito al sostegno offerto dai Conf. agli insorti della Germania meridionale che lottavano contro gli occupanti burgundi e alle loro incursioni nel Paese di Vaud, Carlo si volse contro gli Svizzeri che dopo la conclusione della Pace perpetua con gli Asburgo (1474) avevano le mani libere per lo scontro con la Borgogna. Sconfitto nella battaglia di Grandson e desideroso di rivincita, Carlo assediò Morat; Berna chiamò quindi di nuovo i Conf. alla difesa. A Morat si scontrarono due eserciti forti di più di 20'000 uomini (compreso il treno): l'esercito borgognone, moderno e composto da truppe permanenti, e quello conf., costituito da truppe di leva riunite in fretta, rafforzato da ca. 1100 cavalieri provenienti dall'Austria, Lorena, Berna e dai cant. conf. Quest'ultimo si dispose in formazioni difensive compatte, formate da alabardieri circondati da picchieri. Protette da elmi contro l'attacco degli arcieri, le file serrate opponevano resistenza anche alle cariche della cavalleria e all'artiglieria (all'epoca non ancora decisiva in battaglia). L'esercito borgognone - forse inferiore dal profilo tattico - fu sorpreso dall'attacco nell'accampamento, dato che Carlo aveva ignorato tutti gli avvertimenti. I Conf. superarono rapidamente la palizzata difensiva dei Borgognoni, poco presidiata, e resistettero agli attacchi dei contingenti in avanzata. Preso dal panico, l'esercito del duca di Borgogna fu completamente annientato. Vincendo la battaglia decisiva delle guerre di Borgogna, i Conf. diedero inizio alla caduta del regno borgognone. Grazie alla supremazia della sua fanteria, la Conf. riuscì ad affermarsi come potenza militare europea e si consolidò come Stato indipendente.

<b>Battaglia di Morat</b><br>I vari episodi della battaglia; illustrazione tratta dalla <I>Luzerner Chronik</I> (1513) di  Diebold Schilling (Zentral- und Hochschulbibliothek Luzern, Sondersammlung, Eigentum Korporation Luzern).<BR/>La doppia pagina è ispirata a un dipinto del 1480, oggi disperso, realizzato da Heinrich Bichler per la sala del Consiglio di Friburgo. All'interno della stessa immagine l'artista raffigura diversi eventi cronologicamente successivi. In primo piano si notano i preparativi di Adrian I von Bubenberg per la difesa della città di Morat. Gli accampamenti di Giacomo di Savoia, conte di Romont, figurano in basso a sinistra, mentre quelli dei Borgognoni, allestiti in seguito, sulla destra. Tra i vari momenti riconoscibili della battaglia, vi è ad esempio lo scontro tra la cavalleria borgognona e le truppe confederate nei pressi del convento di Münchenwiler (in alto a sinistra).<BR/><BR/>
I vari episodi della battaglia; illustrazione tratta dalla Luzerner Chronik (1513) di Diebold Schilling (Zentral- und Hochschulbibliothek Luzern, Sondersammlung, Eigentum Korporation Luzern).
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Bibliografia
Die Murtenschlacht, 1976
– G. Himmelsbach, «"Je l'ay emprins - ich hab's versucht", Murten, 22. Juni 1476», in Schlachten der Weltgeschichte, a cura di S. Förster et al., 2001, 109-122

Autrice/Autore: Christian Folini / sma