• <b>Diserzione</b><br>Disertori dell'esercito italiano e rifugiati attraversano la frontiera con il Ticino nel luglio/agosto del 1943; fotografia di  Christian Schiefer (Archivio di Stato del Cantone Ticino, Fondo Christian Schiefer).

Diserzione

Mentre il renitente alla leva si rifiuta di compiere il servizio militare per motivi religiosi, filosofici o politici (Obiezione di coscienza) e il transfuga passa al nemico, il disertore si allontana dal suo reparto di appartenenza senza autorizzazione e senza fornire indicazioni sui suoi spostamenti.

Sebbene la convenzione di Sempach (1393) proibisse al combattente, anche ferito, di abbandonare la propria formazione, fino alla fine del ME una parte dei soldati continuò a rientrare a casa di propria iniziativa, spesso per attendere ai lavori dei campi.

1 - I reggimenti svizzeri al servizio estero

Nel servizio estero, come in tutti gli eserciti di mestiere, la diserzione costituiva, dopo la morte, la principale causa della diminuzione degli effettivi. Fra il 1766 e il 1792, il reggimento von Eptingen registrò, con un effettivo di ca. 1000 uomini, una media di 22 casi all'anno. Queste cifre erano tuttavia inferiori alla realtà, dato che i capitani non notificavano tutte le diserzioni o facevano passare per morti i disertori.

Le diserzioni, poco frequenti in presenza del nemico, si moltiplicavano dopo una campagna militare e in tempo di pace. Le loro cause principali erano gli arruolamenti conseguiti con la forza o con l'inganno, le condizioni di vita miserevoli e monotone, una disciplina troppo rigida, i debiti, il timore della giustizia del reggimento, la paura prima di una campagna, la nostalgia di casa oppure l'arruolamento in un altro corpo per riscuoterne il relativo premio. L'assemblea dei capitani spesso mitigava le pene comminate dal Consiglio di guerra del reggimento e solo in casi eccezionali i disertori venivano impiccati o passati per le armi. Alcuni cant. sovrani e Paesi alleati bandivano i recidivi. Fino al 1815 l'ufficiale che passava al servizio di un'altra potenza non veniva considerato come disertore.

Autrice/Autore: Hervé de Weck / gbp

2 - Sistema di milizia e diserzione

Il sistema di milizia cant., dal 1874 fed., non prevedeva lunghi periodi di servizio; ciò fece diminuire il fenomeno della diserzione. Il Codice penale militare del 1927 distingueva fra diserzione in tempo di pace (con sanzioni più miti) e diserzione in tempo di guerra e passaggio al nemico, reato che poteva comportare la pena di morte. Venivano puniti anche coloro che favorivano la diserzione, sia che fossero civili o militari. Le sanzioni sono menz. nei regolamenti di servizio del 1933, 1967 e 1980, ma non più in quello del 1995.

Le tensioni politico-religiose che percorsero la Svizzera fra il 1830 e il 1850 provocarono un aumento dei renitenti alla leva e dei disertori al momento della mobilitazione delle milizie cant. Durante la guerra del Sonderbund disertò l'1-2% delle reclute. Nei loro rapporti sul servizio attivo, i generali Hans Herzog (1870-71), Ulrich Wille (1914-18) e Henri Guisan (1939-45) non fanno riferimento alle diserzioni. Gli incarti dei disertori soggetti a una procedura giudiziaria sono conservati presso l'Archivio fed., ma nel 2004 non vi erano né studi né statistiche che li riguardassero.

Autrice/Autore: Hervé de Weck / gbp

3 - I disertori stranieri fra le due guerre mondiali

I militari stranieri presenti in Svizzera durante le due guerre mondiali erano disertori, renitenti o internati (Internamento). Fra il 1914 e il 1918, il Consiglio fed. autorizzò il soggiorno in Svizzera anche delle prime due categorie. Il loro numero era di 701 nell'aprile del 1916, di 15'278 alla fine di settembre del 1917 e di 25'894 nel maggio del 1919 (di cui 11'818 Italiani, 7203 Tedeschi, 2463 Austro-Ungarici, 2451 Francesi, 1129 Russi). Dato che dovevano finanziare il loro soggiorno, potevano scegliere liberamente il luogo di residenza.

Nel 1935 si trovavano in Svizzera ca. 40 disertori e renitenti ted. Durante la seconda guerra mondiale, il diritto intern. non regolamentava il trattamento dei disertori, che comunque non venivano respinti dalla Svizzera. Nel luglio del 1942 si contavano 102 disertori ted., 72 all'inizio del 1944. A partire dall'autunno, 150 disertori passarono quotidianamente la frontiera; alla fine della guerra erano in totale quasi 4700. A questi si aggiunsero alcune centinaia (?) di Sovietici che si erano arruolati volontariamente nella Wehrmacht e nelle Waffen-SS. Dopo la guerra, il Consiglio fed. acconsentì, su pressione di Mosca, al rimpatrio di questi soldati. Molti di loro vennero poi giustiziati.

<b>Diserzione</b><br>Disertori dell'esercito italiano e rifugiati attraversano la frontiera con il Ticino nel luglio/agosto del 1943; fotografia di  Christian Schiefer (Archivio di Stato del Cantone Ticino, Fondo Christian Schiefer).<BR/>
Disertori dell'esercito italiano e rifugiati attraversano la frontiera con il Ticino nel luglio/agosto del 1943; fotografia di Christian Schiefer (Archivio di Stato del Cantone Ticino, Fondo Christian Schiefer).
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Autrice/Autore: Hervé de Weck / gbp

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– W. Schaufelberger, Der alte Schweizer und sein Krieg, 1952 (19873)
– F. W. Seidler, Fahnenflucht, 1993
– B. Durrer, «Auf der Flucht vor dem Kriegsdienst», in "Zuflucht Schweiz", a cura di C. Goehrke, W. G. Zimmermann, 1994, 197-216
– D. Bregnard, Le parcours du combattant, 1997, 93-101