• <b>Leventina</b><br>Fonti: indicazioni di Mario Fransioli; M. Fransioli, <I>Dalpe, storia e immagini di un villaggio alpino</I>, 2002, 34   © 2007 DSS e Marc Siegenthaler, Berna. Dalla metà del XV secolo il comune di valle era suddiviso in otto vicinanze, che si occupavano dei problemi comuni delle rispettive degagne, in accordo con le decisioni prese dal parlamento (assemblea degli uomini della valle) o imposte dal canton Uri, rappresentato dal balivo residente a Faido. La degagna era responsabile degli alpi, gestiti con l'antichissimo sistema cooperativo della boggia. Pure la gestione del diritto di soma o di trasporto era affidata ai somieri della degagna. Il vicinato, la comunità più piccola, corrispondente a un solo villaggio, si occupava degli orfani, delle risorse idriche, della protezione dagli incendi, della salvaguardia dei boschi, degli animali riproduttori e dei coltivi.

Leventina

Distr. TI, che si sviluppa a sud della catena alpina e coincide con la valle del fiume Ticino, dalle sorgenti (valle Bedretto) a Biasca; (948: Lebentina; antichi nomi ted.: Livinental, Livinen). La L. confina a nord con il cant. Grigioni e il cant. Uri, cui è collegata con il traforo ferroviario e quello autostradale e attraverso il passo del San Gottardo, a ovest con il Vallese, raggiungibile attraverso il passo della Novena. La valle Bedretto confina anche con la val Formazza (I) attraverso il passo di San Giacomo. Fino all'inizio del XV sec. fecero parte della L. anche i territori compresi tra Biasca e il ponte di Cassero (Claro), che da allora presero il nome di Riviera. La conformazione del territorio permette di suddividere la valle in tre parti: l'alta L., sopra la gola del Monte Piottino, comprende i com. di Bedretto, Airolo, Quinto, Prato e Dalpe. La media L., tra il Piottino e la gola della Biaschina, comprende Faido (con gli ex com. di Anzonico, Calpiogna, Campello, Calonico, Cavagnago, Chiggiogna, Chironico, Mairengo, Osco, Rossura e Sobrio). La bassa L., fino alla confluenza con il Brenno a Biasca, comprende Giornico, Bodio, Personico e Pollegio. Il distr. ha quale capoluogo Faido ed è diviso in quattro circ. (Airolo, Quinto, Faido e Giornico). Fino al 1803 il villaggio bleniese di Prugiasco faceva parte della vicinanza di Chiggiogna. Pop: 7634 ab. nel 1745, 9643 nel 1798, 9601 nel 1808, 11'974 nel 1837, 10'331 nel 1850, 9397 nel 1900, 9602 nel 1950, 11'927 nel 1970, 9502 nel 2000.

Autrice/Autore: Mario Fransioli, Tiziano Locarnini

1 - Preistoria e Medioevo

A Dalpe, Quinto, Osco e Chiggiogna sono state rinvenute tombe della prima età del Ferro (le più antiche assegnabili al VI sec. a.C.) della tribù celtica dei Leponti da cui deriverebbe il nome L. Dell'epoca romana sono ben noti i reperti dei Leponti romanizzati di Airolo-Madrano del periodo compreso tra la fine del I sec. e il III sec. d.C., tra i quali spiccano quelli a nord delle Alpi e quelli importati dall'Italia, a testimonianza che già allora sussistevano transiti significativi attraverso i valichi alpini. All'inizio del XXI sec. si segnalano nuove campagne di scavo con resti dell'età del Bronzo riportati alla luce a Madrano e a Calonico.

Le prime fonti documentarie in cui si menz. la L. risalgono al 948, quando Attone, vescovo di Vercelli, lasciò i suoi possedimenti nelle valli di Blenio e L. ai canonici del duomo di Milano. Dalla fine del XII sec. è identificabile con precisione la struttura amministrativa delle valli L., Blenio e Riviera (Tre Valli Ambrosiane), che costituirono un'unità territoriale, politica ed ecclesiastica posta sotto il governo diretto del capitolo dei canonici del duomo di Milano. Il governo delle valli era affidato a un podestà, quasi sempre milanese, cui i canonici cedevano l'amministrazione e la giurisdizione in cambio di un affitto annuo fisso. Le valli di Blenio e L. furono governate da un unico podestà fino alla metà del XIII sec., poi ogni valle ebbe il proprio. La giurisdizione temporale sulla L. fu ceduta in affitto ai Visconti alla fine del XIII sec. L'insofferenza dei Leventinesi per tale amministrazione si manifestò nella ribellione contro Ottone Visconti capeggiata dall'avogadro di L. Alberto Cerro, di Airolo (1290-92).

Il trattato del 1403 con Uri e Obvaldo, determinati a controllare il versante meridionale del San Gottardo, pose di fatto le premesse per il protettorato dei due cant. sulla L. e segnò l'inizio di una serie di scontri con le truppe milanesi. A seguito della sconfitta nella battaglia di Arbedo (1422), la valle tornò nuovamente sotto il dominio dei duchi di Milano. Nel 1439/41 Uri riacquistò il controllo sulla L., che gli venne definitivamente riconosciuta dagli Sforza, succeduti ai Visconti, con la pace conclusa dopo la battaglia di Giornico (1478), dove i Leventinesi svolsero un ruolo determinante. Nel 1487 anche il capitolo del duomo riconobbe il dominio urano sulla L., non osteggiato dagli ab. della valle, che da tempo mal tolleravano la sovranità ducale. I contingenti militari leventinesi, ripartiti fra le vicinanze, parteciparono regolarmente alle Campagne transalpine accanto agli Urani, in parte a spese delle comunità leventinesi.

La L. costituiva un unico comune di valle, suddiviso in otto vicinanze, ognuna delle quali comprendeva da tre a cinque Degagne (in totale una trentina), che a loro volta contavano due o più vicinati (ca. 70). Ogni ente aveva propri organi amministrativi, competenze, statuti, beni e il suo territorio giurisdizionale. Già attestata verso la metà del XII sec., questa struttura articolata su quattro livelli rimase sostanzialmente invariata fino alla caduta dell'ancien régime. Le questioni riguardanti la valle erano regolate da un parlamento generale, convocato annualmente, e da un Consiglio con estese attribuzioni di natura amministrativa e giudiziaria. Sotto il dominio di Uri la L. era governata da un balivo (urano), che risiedeva a Faido ed esercitava più o meno le medesime competenze del precedente podestà milanese. Non sono più reperibili le redazioni più antiche degli statuti di valle, ma sono conservati gli statuti della L. del 1656 e del 1713 (con notizia di precedenti statuti del XIV sec.), oltre ad alcuni dei singoli villaggi (di Osco nel 1237, di Chiggiogna nel 1398) e di parecchie altre comunità.

<b>Leventina</b><br>Fonti: indicazioni di Mario Fransioli; M. Fransioli, <I>Dalpe, storia e immagini di un villaggio alpino</I>, 2002, 34   © 2007 DSS e Marc Siegenthaler, Berna.<BR/>Dalla metà del XV secolo il comune di valle era suddiviso in otto vicinanze, che si occupavano dei problemi comuni delle rispettive degagne, in accordo con le decisioni prese dal parlamento (assemblea degli uomini della valle) o imposte dal canton Uri, rappresentato dal balivo residente a Faido. La degagna era responsabile degli alpi, gestiti con l'antichissimo sistema cooperativo della boggia. Pure la gestione del diritto di soma o di trasporto era affidata ai somieri della degagna. Il vicinato, la comunità più piccola, corrispondente a un solo villaggio, si occupava degli orfani, delle risorse idriche, della protezione dagli incendi, della salvaguardia dei boschi, degli animali riproduttori e dei coltivi.<BR/>
Struttura del comune di valle della Leventina attraverso l'esempio della vicinanza di Prato

Grazie al dominio dei canonici milanesi le Tre Valli conservano ancora oggi il rito ambrosiano. La L. dipendeva dalla pieve di Biasca, da cui prima del XII sec. si separarono le parrocchie di Quinto e di Mairengo/Faido; Airolo, Bedretto, Prato, Chiggiogna, Chironico e Giornico furono erette come parrocchie autonome prima del XIV sec., mentre Bodio e Personico solo nel XV sec. Risale al V/VI sec. il primo edificio dell'odierna chiesa parrocchiale di Airolo. Edificata negli anni 1110-20, la chiesa di S. Nicolao a Giornico, il monumento romanico più importante del cant., comprendeva in origine un convento benedettino, soppresso nel XV sec. Non resta alcuna traccia dell'antico monastero di S. Maria, che gli umiliati fecero costruire a Pollegio nel XIII sec.: nel 1571 fu trasformato da Carlo Borromeo in un seminario per le Tre Valli.

La conformazione del territorio e le condizioni climatiche della valle fecero dell'allevamento la principale fonte di reddito degli ab., integrato da un'agricoltura di sussistenza; nella bassa L. era possibile coltivare la vite. Parecchi alpeggi di proprietà delle comunità locali si trovavano al di fuori della valle L. (San Gottardo, Vallemaggia, val Cadlimo, val Tavetsch e oltre il passo del Lucomagno). Con l'atto di divisione degli alpeggi del 1227 il Consiglio generale della L. assegnò a ogni vicinanza una quota degli alpeggi, sfruttati dalle fam. locali e gestiti dalle degagne con l'organizzazione cooperativa delle "bogge", che garantiva uno sfruttamento equo e razionale dei Diritti di alpe. Analoga importanza dell'allevamento ebbe nell'economia di valle il trasporto delle merci; la Someggiatura costituì un'importante attività accessoria per i contadini.

Autrice/Autore: Mario Fransioli, Tiziano Locarnini

2 - Epoca moderna

Nel 1480 la pace tra i Conf. e Milano assicurò definitivamente il possesso della L. a Uri, che confermò gli statuti e le istituzioni locali. Il balivo, nominato da Uri per tre anni (dal 1660 quattro), era coadiuvato nelle sue funzioni da ufficiali locali: tra gli altri, un luogotenente, tre landscribi e un caneparo. Fino al 1755 l'autonomia concessa alla L. fu piuttosto ampia. Tra le istituzioni locali figuravano un parlamento, composto da 20 uomini per ogni vicinanza, e un Consiglio (di nove o 12 membri) con competenze molto estese, in particolare per l'amministrazione della giustizia. Il Tribunale della Ragione e il Consiglio dei Dodici, eletti dalle assemblee delle vicinanze, costituivano importanti organi giudiziari che non trovavano corrispondenti negli altri baliaggi it. Nei tre sec. di dominio urano, l'amministrazione della L. procedette nel segno della continuità, con alcuni momenti di tensione tra sudditi e sovrani, che nel 1755 portarono alla rivolta della Leventina. Con la caduta della vecchia Conf., il 14.3.1798 Uri rinunciò alla sovranità sulla L.

Nel XVI e XVII sec. proseguì la creazione di nuove parrocchie, che si separarono dalle rispettive chiese matrici: Bodio, Pollegio, Personico, Cavagnago, Sobrio e Anzonico si resero indipendenti da Giornico, Osco e Calpiogna da Mairengo/Faido, Calonico da Chiggiogna e Dalpe da Prato. A Faido fu costruito un convento di cappuccini (1607), a lungo sede del seminario dei cappuccini e centro culturale, con scuola aperta ai giovani della valle. Su iniziativa di Federico Borromeo, nel 1622 fu firmato l'atto di fondazione del seminario di Pollegio (chiuso nel 1788 e definitivamente soppresso nel 1797).

Gli ordini di vicinie e degagne annoveravano numerose disposizioni che attestano anche per l'epoca moderna l'importanza dell'allevamento, indispensabile sia per produrre il formaggio, esportato spec. verso la Lombardia, sia per procurarsi bestie da soma, impiegate nel trasporto delle merci. Le regolamentazioni sui boschi, il pascolo, la transumanza e il governo del bestiame prevedevano inoltre disposizioni dettagliate per prevenire le catastrofi naturali (valanghe, scoscendimenti) e disastri causati dall'uomo (incendi). La L. fu infatti colpita più volte da tali calamità: incendi distrussero Airolo (1736 e 1877) e Fontana (1868), mentre valanghe rasero al suolo numerose abitazioni a Bedretto (1594 e 1863), Ossasco (1749) e provocarono la morte di 88 persone ad Anzonico (1667).

Autrice/Autore: Mario Fransioli, Tiziano Locarnini

3 - Dalla Repubblica elvetica a oggi

Integrata nel cant. di Bellinzona, durante la Repubblica elvetica la L. fu occupata dai soldati franc. Percorsa da tendenze secessioniste e filourane, nel maggio del 1799 la L. insorse, come Uri, contro le truppe franc., ma fu sconfitta e sottoposta a un'imposta straordinaria; dopo il rovescio franc. le truppe russe e imperiali del generale Aleksandr Suvorov percorsero la L. verso nord. Nel 1801 il Consiglio esecutivo elvetico riunì la L. a Uri, ma nel 1802 la seconda Costituzione elvetica la assegnò di nuovo al Ticino. Con l'Atto di mediazione (1803) la L. divenne un distr. del neocostituito cant. Ticino. Ancora nel 1814 Uri rivendicò l'annessione della L., ottenendo anche consensi nella valle, ma il congresso di Vienna sancì l'integrità territoriale dei nuovi cant. e respinse le pretese urane.

Come in tutte le regioni alpine, anche in L. fin dall'epoca moderna era presente il fenomeno dell'emigrazione. I migranti erano diretti prevalentemente verso i centri della Lombardia e del Piemonte (ma anche verso Padova e Venezia), secondo un ritmo in genere stagionale che permetteva loro di gestire una "doppia economia" in patria (contadini di montagna) e all'estero (artigiani). Tra i migranti erano particolarmente numerosi i vetrai, ma si contavano anche imbianchini, garzoni, osti e marronai. Il blocco austriaco del 1853 diede un impulso all'emigrazione verso la Francia, ma anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, ciò che contribuì al progressivo declino demografico. L'accessibilità sul principale asse di trasporto nord-sud (costruzione della strada carrozzabile della Tremola nel 1827-30), resa possibile spec. dalla linea ferroviaria del Gottardo (inaugurata nel 1882), e la possibilità di sfruttamento delle acque per la produzione di elettricità concorsero al mutamento strutturale dell'economia della valle e favorirono lo sviluppo industriale e in parte turistico della L. Nel 1835 entrò in funzione la diligenza postale del Gottardo; la prima corsa autopostale venne introdotta nel 1922.

Lo sfruttamento delle risorse idriche è sempre stato di particolare importanza per la L. La centrale della Biaschina fu costruita dalla Motor SA nel 1911. Le acque del Ritom (centrale costruita nel 1920), del Tremorgio (centrale dal 1918-26), del Piottino (1928-32) e della Piumogna furono concesse alle FFS. L'Azienda elettrica ticinese, fondata nel 1958, ha rilevato le centrali del Tremorgio e della Biaschina (1959), del Piottino (1972) e costruito gli impianti della Nuova Biaschina (1962-67) e dello Stalvedro (1966-68). La Aar e Ticino SA di elettricità (Atel) ha invece ottenuto in concessione l'impianto del Lucendro (in funzione dal 1945).

La ferrovia permise lo sviluppo di industrie soprattutto nella bassa L. e nei com. situati sul fondovalle, cui si lega l'aumento della pop. negli anni 1900-20 e 1940-70. I com. più discosti o situati sui versanti della valle subirono invece una lenta e continua erosione demografica dalla fine del XIX sec. All'evoluzione demografica dei primi decenni del XX sec. sono legate anche la costruzione dell'attuale ospedale distr. di Faido (1923) e la fondazione, nella medesima località, dell'ospedale di S. Croce (1917), trasformato in una casa per anziani nel 1992. Tra il 1921 e il 1962 fu attivo il sanatorio cant. di Piotta.

Fondata come piccola officina nel 1871, la Tenconi SA di Airolo è attiva su scala mondiale nella fabbricazione di supporti e speciali traversine per ferrovie. Nel 1908 furono aperte le Officine del Gottardo (dal 1995 Timcal SA); il più importante datore di lavoro della valle è stata la Monteforno, acciaieria fondata nel 1946 a Giornico e principale azienda del cant. all'inizio degli anni 1970-80, fu chiusa nel 1994. Su parte del suo sedime si è trasferita nel 2004 la Tensol Rail SA (fondata nel 1904 a Piotta), che conta ca. 100 collaboratori.

Già presente durante la costruzione delle infrastrutture viarie nel XIX sec. e durante lo sviluppo industriale degli anni 1950-70, il fenomeno della simultanea immigrazione (spec. dall'Italia) ed emigrazione (verso agglomerati urbani ticinesi, spec. Bellinzona) riprese nel decennio 1970-80 con la realizzazione dell'autostrada A2 e del traforo stradale del Gottardo (1980). Dagli anni 1980-90 la crisi economica, spec. nel settore metallurgico e nell'industria tradizionale, colpì pesantemente la valle con una sensibile diminuzione dei posti di lavoro e della pop. Negli anni 1990-2000 l'apertura dei mercati, la fine dei monopoli e la conseguente drastica diminuzione degli impieghi fed. aggravarono la crisi; nuove prospettive si sono in parte aperte (spec. per la bassa valle) con i lavori per il tunnel di base della trasversale alpina (AlpTransit San Gottardo), avviati nel 1999 nei cantieri di Bodio-Pollegio.

Fino all'inizio della prima guerra mondiale Faido era meta turistica privilegiata dell'alta borghesia milanese. Negli anni 1950-60 fu costruito l'impianto di risalita di Carì, che unitamente alle sciovie di Airolo e di Prato contribuì allo sviluppo del turismo invernale nella valle. Fondato nel 1937, l'Hockey Club Ambrì Piotta, oltre a offrire più di 40 posti di lavoro, assume una notevole importanza per l'economia e il turismo nella valle. Il Museo nazionale del San Gottardo (Airolo), la Fondazione Dazio Grande (Rodi-Fiesso) e il Museo di Leventina (Giornico) costituiscono le principali istituzioni culturali della valle.

L'esercito diede un rilevante contributo all'economia della valle, con la costruzione del forte di Airolo (1889) e il successivo sviluppo della piazza d'armi con le relative infrastrutture (caserma, fortificazioni e poligono di tiro), importanti spec. durante la seconda guerra mondiale. L'aerodromo militare di Ambrì, costruito dalla Conf. dal 1942 e ampliato a più riprese fino all'inizio degli anni 1960-70, oltre a esercitare un notevole impatto sul territorio, ebbe un importante indotto economico per la zona (contributi fed., corsi di ripetizione, ca. 15 posti di lavoro fino al 1990). Nel 1995 la Conf. rinunciò all'aerodromo quale base dell'aviazione militare; nel 2006 il sedime è stato acquistato dal com. di Quinto.

Autrice/Autore: Mario Fransioli, Tiziano Locarnini

Riferimenti bibliografici

Fonti
MDT, serie 1
Bibliografia
– G. Gemnetti, Villaggi di Leventina, 1938
– E. Pozzi-Molo, L'amministrazione della giustizia nei baliaggi appartenenti ai cantoni primitivi: Bellinzona, Riviera, Blenio e Leventina, 1953
– Meyer, Blenio it.
– AA. VV., Ticino medievale, 1990
– M. Fransioli, «L'organizzazione degli enti viciniali nella Valle Leventina prima del 1800», in Atlante dell'edilizia rurale in Ticino. Valle Leventina, a cura di G. Buzzi, 1995, 419-430
– M. Vicari, Valle Leventina, 1, 2005
– F. Viscontini, Alla ricerca dello sviluppo. La politica economica nel Ticino (1873-1953), 2005

Autrice/Autore: Mario Fransioli, Tiziano Locarnini