12/05/2011 | segnalazione | PDF | stampare

Franchi, Impero dei

Nell’edizione a stampa questo articolo è corredato da infografici. È possibile ordinare il DSS presso il nostro editore.

Il regno (poi Impero) dei Franchi, fondato nell'alto ME, costituì il regno germ. più duraturo, comprendente dal 536 anche tutto l'odierno territorio sviz. a nord delle Alpi; dalla sua dissoluzione nacquero dopo un lungo processo il regno dei Franchi occidentali (Francia), il regno dei Franchi orientali (Germania) e il regno di Borgogna.

1 - Storia politica

Dalla metà del III sec. il popolo dei Franchi si era formato dalle piccole tribù germ. insediatesi a destra del limes sul basso Reno. Dopo un periodo di scorrerie (258-358), la tribù dei Salii si stabilì nel 358 in Toxandria (Brabante del nord). Alla fine del IV sec. anche i Franchi renani vennero ammessi come foederati per difendere l'Impero romano; attorno al 380-390 conquistarono la regione della Mosella, estendendo la Francia Rinensis fino al confine con gli Alemanni, a sud di Magonza. Dalla metà del V sec. i Franchi salii conquistarono le terre fino alla Somme e con re Childerico (morte 482) combatterono sulla Loira a fianco di condottieri gallici contro i Visigoti ariani.

Clodoveo I (re dei Franchi dal 482 al 511), figlio di Childerico, unificò i piccoli regni franchi ed estese il dominio franco su quasi tutta la Gallia, conquistando gli ultimi territori romani nella Gallia settentrionale (486/487), parte del regno dei Visigoti (507) e sconfiggendo in battaglia gli Alemanni nel 496/497 e nel 506. Dopo la conversione al cattolicesimo attorno al 498, Clodoveo ottenne l'appoggio dell'episcopato e della nobiltà senatoria galloromana; in seguito al conferimento della carica onoraria di console (508) fu riconosciuto quale re di tutti i Germani, al pari del re ostrogoto Teodorico il Grande, suo rivale che nel 506 prese sotto la sua protezione gli ultimi Alemanni sconfitti.

Dopo la morte di Clodoveo (511), i suoi quattro figli si spartirono il regno e ben presto ripresero la politica espansionistica del padre: nel 532 conquistarono il regno dei Burgundi e lo divisero nel 534 in modo da assegnare a Teodoberto I (533-547), re di Reims, le parti nordorientali e in particolare il territorio al di là del Giura (con il Vallese). Nel 536/537 gli Ostrogoti cedettero ai Franchi, oltre alla Provenza, il dominio sulla Rezia curiense e sull'Alemannia, cioè sulla Raetia Prima in cui risiedevano gli Alemanni, fino ad allora sotto protezione ostrogota; Teodoberto nel 539 intervenne nella guerra gotico-bizantina in Italia. Perciò nello spazio di pochi anni tutte le zone di valico dalle Alpi occidentali fino alla Pannonia come pure la fascia prealpina (Burgundia, Alemannia, Baviera, Alpi romane della Rezia e del Norico) si vennero a trovare sotto il dominio merovingio.

I tre regni franchi di Austrasia, Neustria e Borgogna si consolidarono nella seconda metà del VI sec. La divisione territoriale del 561 segnò il destino delle aree alpine e prealpine: le terre oltre il Giura (tra cui la Svizzera occidentale, di matrice romana) furono assegnate alla Borgogna, mentre l'Alemannia (Svevia) e la zona prealpina orientale toccarono all'Austrasia. Al ducatus Ultraiuranus "burgundo" ne corrispondeva uno "alemanno" (ducatus Alamannorum), il cui nucleo era costituito da antichi insediamenti romani situati a sud dell'alto Reno, dove una colonizzazione alemanna fu avviata sotto il protettorato degli Ostrogoti (506-536/537) o addirittura solo dopo la cessione della Raetia ai Franchi. Dopo l'annessione al regno dei Franchi (al più tardi verso il 539), è probabile che nella Raetia sia stato insediato un dux come funzionario franco; nell'ambito della politica franca nei confronti dell'Italia, la Rezia curiense assunse una maggiore importanza come territorio a difesa dei confini con i Longobardi. Benché sotto i regni unitari di Clotario II (613-629) e Dagoberto I (629-639) fosse stata mantenuta l'autonomia dei tre regni, nel ducatus Ultraiuranus si formò una sorta di opposizione burgunda al potere di Clotario.

I successori di Dagoberto dovettero confrontarsi con le fazioni nobiliari che dalla seconda metà del VII sec. lottarono per il predominio nel regnum Francorum, mentre le regioni periferiche gradualmente si sottrassero al dominio franco. Dopo la vittoria a Tertry (687) del maestro di palazzo d'Austrasia Pipino II (morte 714) contro un esercito di Neustria e in seguito al superamento della cosiddetta crisi di successione (714-723) con Carlo Martello (714-741), i Pipinidi (detti anche Arnolfingi), sostenuti dalla nobiltà d'Austrasia della regione della Mosa, Mosella e Reno, poterono di nuovo riunire al regno dei Franchi la Turingia, la Provenza, l'Alemannia (746/748), l'Aquitania, la Baviera e le signorie vescovili della Gallia centrale. Come se fosse già re, nel 741 Carlo Martello divise il regno tra i suoi figli Carlomanno (Austrasia, Turingia e Alemannia) e Pipino il Breve (Neustria, Borgogna e Provenza).

Pipino il Breve ottenne solo nel 751 il titolo di re, che il papa rafforzò nel 754 legittimandolo sacralmente per mezzo di una (seconda) unzione. L'alleanza con il papato ebbe come conseguenza le due spedizioni in Italia di Pipino (754 e 756) e infine la conquista del regno longobardo (773-774) da parte di Carlomagno. Dato che i passi alpini acquisirono di nuovo una maggiore importanza, Carlomagno integrò più saldamente nel regno franco la Rezia curiense. L'incoronazione imperiale a Roma (25.12.800) pose Carlomagno, in veste di imperatore dell'Occidente, sullo stesso piano dell'imperatore romano d'Oriente che risiedeva a Bisanzio. Furono testimonianze del suo accresciuto dominio la costruzione del palazzo di Aquisgrana, l'istituzione di un'amministrazione imperiale, la trasformazione della corte nel centro intellettuale dell'Impero (il cosiddetto rinascimento carolingio) e la riforma della Chiesa, che peraltro giunse al culmine solo con Ludovico il Pio (814-840), l'unico erede al trono di Carlomagno. Il progetto di spartizione dell'Impero (806), che garantiva un collegamento attraverso le Alpi a ciascuno dei tre figli di Carlomagno, ha probabilmente favorito l'introduzione del sistema comitale nella Rezia curiense.

La rinuncia al consueto ordine di successione, che garantiva l'unità dell'Impero, e il progetto di creare per Carlo il Calvo, figlio di Ludovico il Pio e della guelfa Giuditta, un regno comprendente i ducati alsaziano, alemanno e retico (829), portarono alla rivolta dei figli maggiori contro il padre nell'833. Dopo la morte di Ludovico il Pio (840) si giunse infine al trattato di Verdun (843) e alla spartizione dell'Impero in una parte occidentale per Carlo il Calvo (morte 877), in una orientale per Ludovico il Germanico (morte 876) e in una centrale per Lotario I (morte 855), che si estendeva dal mare del Nord all'Italia meridionale comprendendo i passi alpini occidentali e la Lombardia. Dato che i territori a est dell'Aar (Alemannia e Rezia curiense) appartenevano al regno franco orientale, Ludovico il Germanico si prodigò di più per quell'area fino ad allora controversa, privilegiando in particolare San Gallo, che divenne un avamposto del potere regio.

Dopo la morte di Lotario II (869), il trattato di Meersen dell'870 assegnò al regno orientale anche Basilea, parte del Giura e l'intera Romandia, ma il ducatus Ultraiuranus si mantenne autonomo sotto il bosonide Hucbert e, dopo la battaglia di Orbe (864), sotto il guelfo Corrado. Carlo III il Grosso, che era sostenuto soprattutto nella regione del lago Bodanico e aveva stretti rapporti con Costanza, San Gallo e Zurigo, riuscì di nuovo a unificare sotto il suo dominio l'Impero dei Franchi ma fu deposto nel novembre dell'887, poichè non fu in grado di difenderlo dalle incursioni dei Normanni. Nello stesso anno Arnolfo di Carinzia fu nominato dai grandi elettori re dei Franchi orientali; Oddone di Parigi occupò nell'888 il trono dei Franchi occidentali, il guelfo Rodolfo I divenne re nell'alta Borgogna, Berengario del Friuli re in Italia, mentre nella bassa Borgogna il conte Bosone di Vienne regnava già dall'879. Questi nuovi regni erano fondati sui regna o ducati carolingi come quello Ultraiuranus, nucleo del potere rodolfingio in Burgundia. Nel regnum di Alemannia, che di fatto riprendeva i confini del regno di Carlo il Calvo dell'829, Burcardo II (degli Hunfridinger) si affermò come duca di Svevia nel 917, dopo la morte dell'ultimo sovrano carolingio del regno dei Franchi orientali Ludovico il Fanciullo (911).

2 - Chiesa e cultura

Nei territori periferici dell'Impero romano le incursioni e colonizzazioni dei Franchi e degli Alemanni provocarono un regresso del cristianesimo, un'interruzione della continuità vescovile o un trasferimento di alcune sedi episcopali come avvenne per esempio da Aventicum (Avenches) verso Losanna e da Octodurum (Martigny) verso Sion. Nelle città fortificate delle regioni confinarie (come Arbon, Costanza, Bregenz, Zurigo) rimanevano nuclei di pop. romana e cristiana. Nel nucleo franco della Gallia, dopo il battesimo di Clodoveo si verificò un graduale allineamento religioso alla pop. galloromana; la Chiesa gallica ancora interamente di matrice tardoantica fu integrata nel regno merovingio. La sovrapposizione fra ordinamento politico e religioso si manifestò nella fondazione della diocesi di Costanza (verso il 600), risultante dal trasferimento della sede vescovile di Vindonissa (Windisch) in quella località, dove all'inizio del VII sec. si parlava ancora la lingua romanza e che costituiva il nucleo del ducato di Alemannia. La dotazione di beni regi e la delimitazione dei confini a sud dell'alto Reno e del lago Bodanico risalgono probabilmente al regno di Dagoberto I (623/629-638/639). Nello stesso periodo i vescovi di Coira allentarono i legami con la sede metropolitana di Milano, partecipando al Concilio regio di Parigi nel 614 e aderendo in seguito alla fratellanza di preghiera di Attigny (762), ma solo dopo il trattato di Verdun (843) Coira fu assegnata alla provincia ecclesiastica di Magonza.

All'inizio del VII sec. impulsi monastici franco-irlandesi raggiunsero anche l'odierno territorio sviz. L'attività di Colombano, fondatore del convento modello di Luxeuil (nei Vosgi), produsse pochi risultati immediati a Bregenz, ma dalla cella del suo accompagnatore Gallo prese origine l'abbazia di San Gallo, fondata da Otmar nel 719. Più sensibile fu l'influsso di Luxeuil sui conventi di Moutier-Grandval, Saint-Ursanne, Vermes e Basilea, dove attorno al 615 era vescovo un monaco di Luxeuil, o sulle iniziative del duca franco Chramnelenus di Besançon, che presso Orbe fondò il convento femminile di Baulmes e verso il 610 restaurò l'abbazia di Romainmôtier, distrutta in precedenza. Si possono annoverare in un contesto già franco-carolingio il convento fondato da Firmino a Reichenau e in origine anche quelli di Pfäfers, Disentis e Müstair, come pure la fondazione dell'abbazia di San Gallo, dove l'ingerenza dei rappresentanti franchi in Alemannia, Ruthard e Warin, portò nel 759 alla deposizione e alla morte dell'abate Otmar. Allo stesso modo, verso la metà del IX sec. le nuove fondazioni conventuali di Lucerna, Zurigo e Rheinau servirono per consolidare il potere di Ludovico il Germanico. Chiese e monasteri erano mediatori della cultura imperiale franca: lo stile architettonico e decorativo delle abbazie di San Gallo, Reichenau e Müstair testimonia la riforma culturale carolingia; i documenti scritti attestano a San Gallo una fioritura eccezionale della cultura monastica in epoca carolingia, così come ne sono espressione lo scambio, l'acquisizione e l'elaborazione di testi patristici e classici.

3 - Economia e società

Nel solco delle tradizioni tardoromane della cultura dei foederati, nel regno franco merovingio si sviluppò la cultura delle tombe a schiera, riconoscibile per le sepolture orientate verso est, gli accessori dei costumi e il corredo funerario. Costumi femminili e armi del corredo maschile presentano specificità a seconda del periodo e della regione. Nella prima fase le caratteristiche del corredo consentono di individuare la pop. romana rispetto a quella germ., ma rendono ardua una distinzione tra Franchi e Alemanni. Le necropoli della regione di Basilea permettono comunque di riconoscere con una certa sicurezza insediamenti romani fortificati e di distinguere necropoli romane, alemanne e franche. La diversa dotazione delle tombe riflette la struttura sociale delle rispettive comunità.

Gruppi di tombe particolarmente sfarzose costituiscono nel corso del VII sec. chiare testimonianze archeologiche della nobiltà merovingia; in epoca carolingia si impose un'aristocrazia imperiale con possedimenti in tutto il regno. Appartenevano a questa élite i duchi "alemanni", "burgundi" o "retici" del VI sec., come pure i magnati del regno franco che al pari di Ruthard, Warin o Chancor provenivano dal centro geografico carolingio (tra Mosa, Mosella e Reno) e diedero vita a una sorta di "invasione nobiliare franca", dopo la soppressione del ducato alemanno. Questi e i loro discendenti come i Guelfi, gli Hunfrid e le fam. nobili riconducibili al casato ducale alemanno (Alaholfinger e Udalrichinger) da un lato consolidarono l'Impero carolingio con i loro rapporti di parentela, ma d'altro canto favorirono la sua dissoluzione a causa del loro progressivo radicamento regionale.

L'integrazione delle regioni alpine nel regno dei Franchi ebbe molteplici conseguenze economiche: le regioni sviz. caratterizzate dall'influenza di Burgundi e Alemanni furono comprese nel sistema monetario merovingio e carolingio; merci di produzione franca come ceramiche, vetri, armi e monili furono importati nei territori alpini. Il sistema di gestione delle signorie fondiarie, soprattutto nei possedimenti convenutali e regi, si diffuse grazie ai forti impulsi dell'amministrazione imperiale. La politica franca dei rapporti con l'Italia intensificò il commercio sui passi alpini.

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– M. Beck «Die Schweiz im politischen Kräftespiel des merowingischen, karolingischen und ottonischen Reiches», in ZGO, 89, 1937, 249-300
– H. Keller, «Spätantike und Frühmittelalter im Gebiet zwischen Genfer See und Hochrhein», in Frühmittelalterliche Studien, 7, 1973, 1-26
– H. Keller, «Fränkische Herrschaft und alemannisches Herzogtum im 6. und 7. Jahrhundert», in ZGO, 124, 1976, 1-30
– M. Martin, Das fränkische Gräberfeld von Basel-Bernerring, 1976
– H.-U. Geiger, «Die merowingischen Münzen in der Schweiz», in Schweizerische numismatische Rundschau, 58, 1979, 83-178
– G. Schneider-Schnekenburger, Churrätien im Frühmittelalter, 1980
– L. Pauli, Die Alpen in Frühzeit und Mittelalter, 19812
– K. Schmid, «Königtum, Adel und Klöster am Bodensee bis zur Zeit der Städte», in Der Bodensee, a cura di H. Maurer, 1982, 531-576
– M. Borgolte, Geschichte der Grafschaften Alemanniens in fränkischer Zeit, 1984
– M. Borgolte, Die Grafen Alemanniens in merowingischer und karolingischer Zeit, 1986
– K. Schmid «Von Hunfrid zu Burkard», in Geschichte und Kultur Churrätiens, a cura di U. Brunold, L. Deplazes, 1986, 181-209
– H. Beumann, W. Schröder (a cura di) Die transalpinen Verbindungen der Bayern, Alemannen und Franken bis zum 10. Jahrhundert, 1987
LexMA, 4, 689-728
– J. Jarnut, «Alemannien zur Zeit der Doppelherrschaft der Hausmeier Karlmann und Pippin», in Beiträge zur Geschichte des Regnum Francorum, a cura di R. Schieffer, 1990, 57-66
– O. P. Clavadetscher Rätien im Mittelalter, 1994
– AA. VV., Die Schweiz zwischen Antike und Mittelalter, 1996
– R. Kaiser Churrätien im frühen Mittelalter, 1998 (ed. rivista e ampliata 20082)
– R. Marti Zwischen Römerzeit und Mittelalter, 2000
– G. Hilty, Gallus und die Sprachgeschichte der Nordostschweiz, 2001
– R. Schneider, Das Frankenreich, 20014
– R. Kaiser «Autonomie, Integration, bilateraler Vertrag - Rätien und das Frankenreich im frühen Mittelalter», in Francia, 29, 2002, 1-28
Handbuch der deutschen Geschichte, 1, 2004; 2, 2005
– R. Kaiser, Die Burgunder, 2004
– R. Kaiser Das römische Erbe und das Merowingerreich, 20043 (ed. rivista e ampliata)
– R. Schieffer Die Karolinger, 20064 (ed. rivista e ampliata)
– M. Becher Merowinger und Karolinger, 2009

Autrice/Autore: Reinhold Kaiser / vfe