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Neolitico

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I termini Neolitico e Paleolitico furono introdotti nel 1865 dall'archeologo britannico John Lubbock. Con Neolitico si designa l'epoca più recente dell'età della Pietra, in cui sono accertati per la prima volta la Campicoltura e, più tardi, anche l'Allevamento, ma ancora non compaiono leghe metalliche di rame e stagno, che caratterizzano per contro la successiva età del Bronzo. Datato diversamente a seconda dell'area geografica, sul territorio dell'attuale Svizzera tale periodo va dal 6500 al 2200 a.C. ca.; l'Archeologia sviz. include quindi nel Neolitico anche la cosiddetta età del Rame, che si situa tra il Neolitico e l'età del Bronzo.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

1 - Storia della ricerca

In Svizzera gli studi sul Neolitico sono strettamente legati a quelli sui Palafitticoli poiché i Villaggi lacustri presentavano condizioni particolarmente adatte alla conservazione di siti e reperti neolitici. Nel 1857, poco dopo la formulazione della teoria delle palafitte, gli scavi condotti nei pressi del Moossee permisero a Frédéric-Louis Troyon di riconoscere, quale primo al mondo, che già nell'età della Pietra si praticavano la campicoltura e l'allevamento. Stabilì quindi i criteri che per ca. un centinaio di anni avrebbero definito il Neolitico: campicoltura, allevamento, asce litiche (per l'edilizia abitativa) e Ceramica. Solo gli scavi compiuti nel 1952-56 a Gerico dall'archeologa britannica Kathleen Mary Kenyon consentirono di accertare l'esistenza di un Neolitico preceramico, in due diverse fasi: la prima con campicoltura, la seconda caratterizzata da campicoltura e allevamento.

La suddivisione cronologica del Neolitico avanzò molto lentamente. Jakob Heierli nel 1901 distingueva per esempio soltanto tre fasi, di cui le prime due oggi vanno invertite sul piano temporale. L'articolazione cronologica e regionale, su cui si fonda in parte ancora la ricerca attuale, fu poi elaborata da Paul Vouga (1929) ed Emil Vogt (dal 1934). L'odierna cronologia relativa si basa soprattutto sugli esiti stratigrafici degli scavi compiuti a Delley-Portalban (1962-79), Twann (1974-76) e Zurigo-Kleiner Hafner (1981-84) nonché sull'impiego della dendrocronologia. Ancora a metà degli anni 1990-2000 in Svizzera si indagava esclusivamente il Neolitico ceramico: solo l'analisi dei pollini ha infatti potuto comprovare l'esistenza di una fase precedente, contraddistinta dalla campicoltura ma senza allevamento e ceramica. Nella terminologia tradizionale questa fase iniziale rientra nel tardo Mesolitico, ma qui sarà considerata come Neolitico preceramico. In mancanza di prove, l'esistenza di una fase preceramica più recente, con campicoltura e allevamento, antecedente il Neolitico ceramico, può solo essere ipotizzata.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

2 - Stato delle fonti, cronologia e suddivisione regionale

La distribuzione dei siti e dei reperti neolitici è estremamente disomogenea. Grazie all'esistenza dei villaggi delle zone umide (lacustri o paludose), nell'Altopiano sviz. il periodo tra il 4300 e il 2400 a.C. è molto ben documentato, malgrado numerose interruzioni di durata più o meno lunga. Per questo lasso di tempo l'Altopiano è una delle regioni più ricche di reperti a livello europeo; grazie alla buona conservazione del legname, accanto a datazioni con il metodo del radiocarbonio (C-14) sono disponibili in gran parte anche dati elaborati per via dendrocronologica. Per i periodi anteriori o posteriori, in cui esistevano abitati su terreno umido, la situazione delle fonti è pessima. Spec. per la fase tra il 6500 e il 4300 a.C. vi sono scarsissime tracce, in genere classificabili solo grazie al confronto con materiale estero. La situazione risulta leggermente migliore per il periodo 2400-2200 a.C., i cui reperti ebbero maggiori probabilità di conservazione.

Nella lunga storia degli studi sul Neolitico, tra i ricercatori si è diffusa l'abitudine di attribuire ai gruppi culturali dei nomi ispirati alle particolarità stilistiche dei reperti ceramici (per esempio la cultura della Ceramica a cordicella) o ai siti archeologici in cui un certo stile ceramico è stato riscontrato (per esempio cultura di Cortaillod). Benché piuttosto arbitrarie e contraddittorie, queste denominazioni ormai entrate nell'uso corrente verranno in gran parte utilizzate anche qui di seguito. Una terminologia sistematica dei gruppi culturali del Neolitico sviz. finora non si è affermata.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

3 - Neolitico preceramico (6500-5400 a.C.)

Il Neolitico preceramico (o tardo Mesolitico) è caratterizzato dall'avvento delle prime forme di Cerealicoltura, accertabile solo con le analisi dei pollini. Sul piano archeologico vanno inoltre aggiunti i reperti tardomesolitici; per questo periodo gli insediamenti ricchi di tracce non sono particolarmente numerosi. I reperti più significativi, provenienti dall'accampamento Schötz 7 del Wauwilermoos, consistono in selci di forma trapezoidale e arpioni in palco cervino. Attualmente non si delinea una ripartizione regionale. I nuovi scavi di Arconciel-La Souche hanno portato alla luce un sigillo o timbro in terracotta databile a poco prima del 6000 a.C., che dimostra l'esistenza di contatti con i Balcani. L'esistenza di reperti anteriori alla comparsa della cerealicoltura e con caratteri archeologici distintivi del tardo Mesolitico è da supporre, ma resta per ora indimostrabile.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

4 - Neolitico ceramico antico (5400-4300 a.C.)

Grazie al confronto con l'estero, dove per questa fase le condizioni di conservazione erano molto più favorevoli, i pochi frammenti ceramici rinvenuti sul territorio dell'attuale Svizzera si inseriscono abbastanza bene nei fenomeni culturali accertati nel resto dell'Europa. Emergono nette differenze culturali tra la Svizzera meridionale, orientata alla pianura padana, la Svizzera occidentale, influenzata dalla Francia, e quella orientale, rivolta all'Europa centrale. Meno chiara risulta ancora per il momento la situazione del Vallese, dove peraltro - come sempre nelle fasi successive del Neolitico - si individuano già influssi meridionali e occidentali. Se finora nella Svizzera centrale sono state rinvenute solo selci, che quindi non consentono di delineare un quadro più preciso, di recente nei Grigioni (a Zizers) è stato scoperto un abitato che a elementi dell'Europa centro-occidentale (di tipo Hinkelstein) ne unisce altri del Neolitico inferiore padano-alpino. Le schegge ceramiche del tipo La Hoguette provenienti da Liestal e i reperti della cultura della Ceramica decorata a nastro di Bottmingen, di poco posteriori, permettono di stabilire un legame della Svizzera settentrionale dapprima con le culturali occidentali e poi con quelle dell'Europa centrale.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

5 - Neolitico ceramico medio (4300-2400 a.C.)

Per questa fase, molto ricca di reperti, si possono distinguere varie regioni culturali. Nell'Altopiano, la zona occidentale con la successione continua dal Cortaillod antico a quello tardivo presenta un evidente legame con la Francia orientale e meridionale; nella Svizzera centrale emerge la cultura di Egolzwil, caratterizzata da una forte autonomia, seguita dalla cultura di Cortaillod della Svizzera centrale, meno autonoma e orientata piuttosto verso ovest. Nella Svizzera orientale, contraddistinta dalla progressione continua dalla tarda cultura di Rössen all'ultima fase della cultura di Pfyn, si osserva invece un'evoluzione di matrice centroeuropea. A ovest i confini seguono approssimativamente l'odierna frontiera linguistica e a est la linea che dalla Limmat conduce al lago di Zurigo. Sviluppi culturali diversi da quelli dell'Altopiano si ebbero nelle regioni ticinesi (il cui orientamento verso la pianura padana appare evidente fino alla cultura di Lagozza), vallesane e grigionesi. Il Vallese, benché aperto in termini geografici e culturali soprattutto alla Svizzera occidentale e in rapporti con la pianura padana, presenta una propria autonomia con le sue ceramiche ornate da scanalature. Data l'esiguità dei reperti, il contesto grigionese in una prima fase risulta di difficile interpretazione; dalla comparsa dei primi vasi interi conservati (Tamins, poco prima del 3000 a.C.), la cultura locale si rivela però autonoma rispetto alla Svizzera orientale e lascia trasparire rapporti con il Ticino. Nel periodo 3800-3500 a.C. nella Svizzera centrale si rafforzò l'influsso dell'Altopiano orientale. Dopo il 3500 a.C. anche nella Svizzera occidentale si manifestò, con i vasi ceramici a fondo piatto della cultura di Port-Conty e dell'Horgen occidentale (cultura di Horgen), l'influenza centroeuropea; la Svizzera centrale durante la fase di Horgen - che ha lasciato poche tracce in quell'area - probabilmente si orientava già interamente verso est. Nella successiva cultura di Lüscherz la Svizzera occidentale fu di nuovo inserita pienamente nel contesto culturale occidentale risp. sudoccidentale.

In generale fra il 4300 e il 2800/2700 a.C. nell'odierno territorio sviz. si riscontra un'involuzione dell'attività ceramica, con materiali più grezzi e un impoverimento formale dei reperti (semplici pentole di coccio). Questo fenomeno fu arrestato grazie a una nuova spinta culturale proveniente dall'Europa centrale. Con la cultura della ceramica a cordicella giunsero nell'Altopiano forme nuove, che costituirono le basi per l'evoluzione formale successiva anche durante l'età del Bronzo. Nella Svizzera orientale e centrale il cambiamento fu repentino e completo per quanto concerne le ceramiche, ma non per le asce in pietra o le loro impugnature in legno e corno di cervo; non si è quindi verificata una frattura culturale totale da mettere in relazione con un rimescolamento demografico. Poiché le ceramiche nuove - in parte decorate - forniscono indicazioni molto migliori per procedere a una valutazione delle culture, nella Svizzera occidentale il cosiddetto Auvernier cordé (cultura di Auvernier) consente di differenziare molto più accuratamente l'influsso occidentale da quello orientale. In quest'area nacque una cultura mista, dove peraltro gli elementi autoctoni della cultura di Lüscherz sono ben distinguibili da quella della ceramica a cordicella di origine estranea. Talvolta i tratti distintivi delle due culture si riscontrano combinati su uno stesso vaso. Va però evidenziato che le cordicelle ornamentali mostrano una diversa torcitura: a S nell'Europa centrale e nella Svizzera orientale o centrale, prevalentemente a Z nella Svizzera occidentale. In quest'ultima area la diffusione della cultura della ceramica a cordicella fu accompagnata dall'impugnatura a gomito per le asce litiche, caratteristica dell'Europa centrale. Anche le numerose asce perforate testimoniano una nuova e intensa presenza di influssi centroeuropei; potrebbe senz'altro esservi un nesso tra la formazione della cultura mista dell'Auvernier cordé e l'immigrazione di pop. straniere. Peculiare è la situazione della Svizzera settentrionale e della fascia mediana del Giura, dove sono noti numerosi siti quasi privi di frammenti di ceramica, ma ricchi di cosiddette punte di Dickenbännli (attrezzi in selce usati per perforare) databili, grazie al confronto con reperti della Svizzera orientale, dal 4500 ca. al IV millennio a.C. Sul piano culturale la regione era orientata all'Europa centrale.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

6 - Neolitico ceramico tardo (2400-2200 a.C.) e passaggio all'età del Bronzo

Per il Neolitico finale disponiamo nuovamente di reperti di scarsa qualità e mancano quasi totalmente gli oggetti in legno. Poiché le datazioni con il metodo del radiocarbonio sono molto più imprecise di quelle per via dendrocronologica, l'interpretazione di questa fase risulta difficile. Il periodo 2400-2200 a.C. è caratterizzato dalla cultura del Bicchiere campaniforme, di cui si sono trovate tracce - fatta eccezione per i Grigioni - in tutta la Svizzera (di recente anche in Ticino). Sommando le datazioni assolute, in Svizzera a tale cultura va attribuita una fase distinta fra la cultura della ceramica a cordicella e il Bronzo antico. L'analisi stratigrafica del sito di Wädenswil-Vorder Au attesta che in Svizzera i primi vasi campaniformi comparvero intorno al 2425 a.C.; sono quindi da collocare ancora nella tarda cultura della ceramica a cordicella, la quale confluì in seguito nella cultura del bicchiere campaniforme. Questa evoluzione risulta evidente spec. dal complesso di reperti più ampio, ad Alle, che ha permesso di indagare anche le olle in ceramica grezza, che, come i vasi campaniformi, si riallacciano alla tradizione della cultura della ceramica a cordicella. L'unificazione culturale di tutte le regioni sviz. (tranne i Grigioni) potrebbe essere correlata a un processo di celtizzazione. La presenza di Celti in queste zone ha però potuto essere accertata solo grazie a iscrizioni risalenti alla tarda età del Ferro e alla tradizione scritta di epoca romana. A partire dalla cultura del bicchiere campaniforme i diversi substrati culturali hanno sempre prodotto degli effetti, lasciando tracce più o meno percettibili nelle varie fasi preistoriche. La transizione dalla cultura del bicchiere campaniforme al Bronzo antico fu progressiva sul piano culturale, anche se manca la continuità dei reperti conservati.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

7 - Economia, tecnica e scambi

La produzione di alimenti, rimasta fino a oggi il fondamento della nostra società, risale al Neolitico. Il passaggio da un'economia nomade basata sulla caccia e sulla raccolta alla produzione di alimenti avvenne dapprima nel Vicino Oriente, da dove le conoscenze acquisite si diffusero in Europa e sul territorio dell'attuale Svizzera. Se un tempo si riteneva che i tre principali elementi del Neolitico (campicoltura, allevamento, ceramica) fossero giunti simultaneamente nell'Europa centrale, oggi è invece comprovato che la campicoltura precedette l'allevamento e la ceramica. Si presume che sementi e capi di bestiame venissero importati, poiché le piante coltivate (cereali, lino, piselli, lenticchie) e alcune delle specie animali addomesticate (Ovini, Capra) erano autoctone dell'Europa centrale. Anche se le condizioni di vita mutarono profondamente, probabilmente gli uomini dell'epoca avvertirono appena la conversione dal sistema della caccia e raccolta alla campicoltura e all'allevamento in ragione della grande lentezza di questo processo evolutivo. Come dimostrano le analisi polliniche e le ricerche compiute sui macroresti botanici, le coltivazioni vennero intensificate solo in modo molto graduale. Stando alle fonti archeologiche, durante il periodo del Neolitico preceramico non vi fu un cambiamento dei modi di vita poiché non sono attestate case. Fu solo dalla prima fase ceramica che l'ascia litica e le abitazioni fecero parte del corredo culturale abituale, documentando così una certa stanzialità. Dal 3500 a.C. ca. si può supporre l'esistenza di campi coltivati di maggiore estensione, con un breve periodo di maggese, che offrivano possibilità di pascolo per il bestiame. I primi Animali domestici sono accertati per il Neolitico ceramico; data la scarsa qualità dei reperti dell'epoca, non è possibile provare una loro eventuale presenza già alla fine della fase preceramica. Anche gli animali da traino, il giogo e l'Aratro, indici di un'intensificazione dell'Agricoltura, risalgono ca. al 3500 a.C. In precedenza la campicoltura e l'allevamento non rivestivano ancora un ruolo centrale, come dimostra la reazione degli ab. dell'Altopiano alla crisi climatica del 3700-3600 a.C., durante la quale la caccia fu intensificata. Meno evidente è l'aumento dell'attività di raccolta. All'epoca le risorse alimentari dell'ambiente naturale erano quindi lungi dall'essere esaurite. Solo dal Neolitico ceramico è documentato il mulino a mano, con grossa lastra d'appoggio e piccolo elemento mobile rotante. Poiché in Svizzera non sono noti mortai, per il Neolitico preceramico resta incerta la lavorazione dei cereali.

Tra la Svizzera occidentale e orientale esistevano differenze regionali nella scelta delle specie cerealicole coltivate e nella composizione del bestiame. Queste differenze tuttavia non possono essere indagate in maniera dettagliata sulla scorta del materiale osseo o dei resti botanici, come avviene invece per la ceramica, che si prestava alle forme e decorazioni più svariate. Nella Svizzera occidentale e in Vallese in generale si allevavano più pecore e capre che nella Svizzera orientale e nei Grigioni, mentre nelle regioni orientali si coltivava più farro che in quelle occidentali. Tra le innovazioni che comparvero dal 3200 a.C. figurano, accanto ad aratri e gioghi, anche i primi carri. Il principale reperto è costituito da un asse e tre ruote rinvenuti a Zurigo-Pressehaus, risalenti alla cultura della ceramica a cordicella. Pur non trovandosi più tutti uniti, erano probabilmente i resti di un unico carro a quattro ruote. Laghi e fiumi costituivano importanti idrovie percorribili con le piroghe, attestate in Svizzera dal V millennio a.C. (Männedorf, Hauterive-Champréveyres). L'impiego dei carri rese invece necessario l'allargamento e il miglioramento dei sentieri. Primi esempi di queste opere sono alcune vie d'accesso a fondo consolidato presso abitati rivieraschi; la più antica finora scoperta è quella di Marin-Les Piécettes (3500-3400 a.C.).

I primi progressi tecnici vennero compiuti dall'inizio del Neolitico ceramico con le asce in pietra, realizzate, data la rarità di grossi noduli di selce su suolo sviz., soprattutto in serpentinite. Costituirono un'eccezione le asce in afanite, materiale giunto attraverso scambi dai Vosgi nel periodo 4000-3600 a.C. L'ascia permise la costruzione di abitazioni, che spec. durante la fase della cultura della ceramica decorata a nastro prima del 5000 a.C. raggiunsero dimensioni notevoli, come attestano le cosiddette case lunghe, documentate nel cant. Sciaffusa. Tra la Svizzera occidentale, centrale e orientale le tecniche di realizzazione dell'ascia litica presentano delle differenze nella maniera di fissare la lama al manico in legno, tramite un elemento in palco cervino. L'impugnatura a gomito, presente in un primo tempo solo nella regione orientale, durante la cultura della ceramica a cordicella si diffuse anche nella Svizzera occidentale e in seguito divenne caratteristica per l'intera età del Bronzo. Il fusto con punta ad ala, forma tipica della Svizzera occidentale, predominò anche in quella centrale. Le impugnature in corno di cervo, sempre più frequenti nella Svizzera occidentale dal 3800 a.C., non riuscirono ad affermarsi nella Svizzera centrale e orientale prima del 3000 a.C.

Dal 3800/3700 a.C. all'ascia litica si affiancò presumibilmente - almeno nella Svizzera centrale e orientale - l'ascia in rame. Facilmente riutilizzabile, l'importanza di questo metallo è difficile da valutare con precisione; è comunque indubbio che durante il Neolitico non sostituì attrezzi realizzati in pietra o in osso. Nella Svizzera centrale e orientale il rame ebbe certamente molta più rilevanza che in quella occidentale, come attestano il maggior numero di reperti e i crogioli di fusione delle culture di Pfyn e di Horgen, assenti invece nelle regioni occidentali. Il rame proveniva in prevalenza da oriente; solo dal 3000 a.C. ebbe inizio la sua estrazione anche nella Francia meridionale, con conseguente aumento dei reperti metallici anche nella Svizzera occidentale (lame d'ascia e di pugnale, perle). Sulla base di recentissime scoperte nelle Alpi austriache, l'estrazione del rame in epoca neolitica è verosimile, ma non ancora attestata, pure per i Grigioni. In Svizzera altri metalli erano rari. Solo per la fase finale del Neolitico (2400-2200 a.C.) sono stati rinvenuti un orecchino in argento (a Sion) e un bicchiere campaniforme in oro (a Eschenz); probabilmente questi metalli preziosi vennero importati. Importante materia prima fu il sale, la cui presenza non è però dimostrabile; le fonti saline più vicine già sfruttate nel Neolitico si trovavano nel Giura franc.

Durante il Neolitico preceramico fu sviluppata la punta di freccia, che nella sua forma simmetrica predominò nel Neolitico ceramico sul territorio dell'attuale Svizzera, dove non fu per contro diffusa quella a taglio obliquo. Salvo poche eccezioni le punte venivano realizzate in selce, la cui estrazione fu di notevole importanza economica nel Giura, dove sono attestate anche delle cave (per esempio a Löwenburg). A giudicare dalla rarità dei noduli di selce negli abitati rivieraschi, vennero soprattutto scambiati lame e attrezzi finiti. Data la qualità non molto buona della selce sviz., il materiale veniva importato da località distanti anche 400 km (Francia, Italia, Germania): colpiscono in particolar modo i pugnali in selce provenienti dalla zona del lago di Garda (ca. 3400 a.C.) e da Grand-Pressigny, presso Tours (ca. 2800/2600 a.C.). Per gli attrezzi si utilizzava ancora il legno (usato anche per fabbricare recipienti), il palco cervino e l'osso. Altri materiali avevano una funzione ornamentale, come per esempio le conchiglie e i gusci di chiocciola del Mediterraneo, probabilmente acquisiti, come la selce o il rame, attraverso una lunga serie di scambi.

Intrecci e tessuti sono attestati in gran numero per il Neolitico ceramico medio. I reperti sono sempre di origine vegetale (rafia di quercia o di tiglio, lino) poiché negli insediamenti in zone umide la lana non si è conservata. Dal 3400 a.C. si può tuttavia assumere una maggiore importanza della lana ovina quale materia prima per i tessili. Forse anche nel Neolitico preceramico furono realizzati tessuti (ritrovamento di un seme di lino risalente al VII millennio a.C.) e magari la rafia di quercia o di tiglio venne intrecciata ancora prima. Gli stessi reperti tessili rinvenuti negli insediamenti su terre umide, ma anche i fusaioli e i contrappesi da telaio documentano la lavorazione di fibre e la produzione di tessuti. In Svizzera i contrappesi conici, massicci e adatti alla lavorazione del lino, sono accertati dal 4000 a.C. ca., mentre quelli tondi, più leggeri e idonei per la lana, compaiono attorno al 3400 a.C. Ritrovati sporadicamente dal 4000 a.C., i fusaioli diventano più frequenti solo dal 3400 a.C. (sito di Arbon-Bleiche 3); venivano usati in parte per la lavorazione della lana.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

8 - Edilizia abitativa e villaggi

Finora del periodo anteriore al 5000 a.C. sono note case allungate in quattro navate a Gächlingen, risalenti alla cultura della ceramica decorata a nastro, e una casa a due navate a Bellinzona, del Neolitico inferiore; le rispettive planimetrie sono riconoscibili dalle alterazioni di colore lasciate nel terreno dai pali e dai loro alloggiamenti (fori, fossette). Solo il legno conservatosi nei villaggi lacustri fornisce indicazioni più precise sull'edilizia abitativa. Si tratta, con poche eccezioni, di case con pali ancorati nel terreno, a due navate. A est di Zurigo sono attestati pavimenti con assi e tronchi coperti di argilla, mentre a ovest (fino al Wauwilermoos) la struttura in legno è nuda e l'argilla compare solo come sostrato del focolare. Ancora più a ovest non si sono mai rinvenuti pavimenti di assi e tronchi ma solo lenti d'argilla sotto i focolari. Sul territorio dell'attuale Svizzera al più tardi dal 4300 a.C. le case formavano file compatte; nella Svizzera centrale sono comprovati diversi villaggi a schiera unica, proporzionalmente più piccoli di quelli disposti su più file. L'estensione degli abitati variava tra 1000 e 5000 m². Le abitazioni più piccole occupavano una superficie massima di 100 m²; ogni villaggio era quindi composto da 10 a 50 case. Calcolando una media di 5 componenti per nucleo fam. si ottiene una pop. di 50-250 ab. per villaggio. Dalla Svizzera occidentale fino a quella orientale spesso sono documentate anche recinzioni che circondavano l'intero villaggio.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

9 - Sepolture e religione

Rispetto a periodi più recenti, il Neolitico presenta un numero più esiguo di tombe e corredi funerari meno spettacolari. Sono frequenti solo le tombe a cista del V e IV millennio a.C. in Svizzera occidentale, nel Vallese e nella Svizzera centrale. I defunti venivano sepolti in posizione rannicchiata. Nel Vallese intorno al 4500 a.C. le tombe contenevano una sola, più tardi anche più persone. Nella regione del lago di Ginevra una cista poteva comprendere fino a 7 corpi, a Lenzburg perfino 17. Nel III millennio a.C. comparvero dolmen di ca. 2 x 3 m, in cui venivano sepolti oltre 23 (Aesch) o ca. una novantina di defunti (Sion-Petit Chasseur 3). Nella Svizzera orientale, dove le sepolture accertate sono pochissime, mancano del tutto quelle collettive. Nel cant. Sciaffusa sono state rinvenute tombe della prima metà del IV millennio a.C., in cui i morti erano sepolti in posizione allungata sul dorso. Le ciste di Opfikon e Rapperswil (SG) datano del 3000-2500 a.C.; anche in questi casi i defunti erano supini. Da questa forma di sepoltura, forse tipica della Svizzera orientale nell'epoca precedente la cultura della ceramica a cordicella, si discostano solo le due ciste di Erlenbach (IV millennio a.C.), con probabile posizione rannicchiata. Con la cultura della ceramica a cordicella compaiono a Schöfflisdorf e a Sarmenstorf tombe a incinerazione sotto tumuli; un'eccezione è costituita dalla sepoltura collettiva di Spreitenbach, che con i suoi 12 defunti rannicchiati si riallaccia alla tradizione della Svizzera occidentale. Risalgono alla cultura del bicchiere campaniforme le tombe ad Allschwil e Riehen, dove i defunti erano sepolti singolarmente e in posizione rannicchiata, e quelle a Sion-Petit Chasseur.

Oltre che dai reperti tombali, si ricavano indicazioni sulle concezioni religiose anche da menhir singoli, stele e gruppi di menhir, la cui diffusione è però limitata alla Svizzera occidentale. Risalenti al IV e III millennio a.C., per numerosi menhir si possono desumere, in base alla forma o alle decorazioni, raffigurazioni umane. Fra le incisioni rupestri emergono quelle di Saint-Léonard, tutte probabilmente del Neolitico; spiccano in particolare rappresentazioni di adoranti. Sono presumibilmente espressione di idee religiose anche i vasi in ceramica ornati di seni femminili della cultura di Cortaillod e le mammelle femminili che compaiono negli ornamenti delle pareti delle abitazioni di Thayngen-Weier (cultura di Pfyn). Sono per contro molto rare le testimonianze di veri e propri atti religiosi come la pratica del sacrificio. A Twann lo scheletro quasi intero di una scrofa sotto un focolare (XXXI sec. a.C) sembra indicare un rito immolatorio connesso con la costruzione della casa. È pure possibile che asce in pietra e perforate scoperte in fiumi come la Limmat siano state gettate nelle acque quali sacrifici in onore di divinità.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

10 - Società

Per un arco temporale così ampio come quello del Neolitico, esteso su oltre quattro millenni, si deve supporre un'evoluzione a livello delle strutture sociali. I primi gruppi umani che intorno al 6500 a.C. coltivavano cereali sul territorio dell'attuale Svizzera vivevano probabilmente ancora in piena tradizione mesolitica, praticando la caccia e la raccolta; per loro si può quindi ipotizzare, tutt'al più, una struttura paritaria con una guida molto debole affidata a un maschio alfa. Stando ad analogie etnologiche, si possono immaginare piccoli gruppi territoriali di ca. 50-100 unità. Sarebbe importante conoscere il numero massimo di persone che, nell'Altopiano allora ricoperto di foreste, potevano vivere di raccolta e di caccia perché costituirebbe un punto di partenza per valutare lo sviluppo demografico successivo; stime in questo senso finora non sono però mai state compiute. L'Altopiano comprende una superficie di ca. 10'000 km²; assumendo per il 6500 a.C. una densità abitativa di ca. 5000 unità (0,5 ab./km²), la regione sarebbe stata abitata da ca. 50-100 gruppi. Da una società di rango si sviluppò molto lentamente una società stratificata, dato che la campicoltura e l'allevamento consentirono l'accumulo di scorte e patrimoni. Questa tendenza fu certamente rinforzata dall'avvento del rame attorno al 4000 a.C., anche se la ripartizione dei crogioli nel sito di Zurigo-Mozartstrasse (cultura di Pfyn, XXXVII sec. a.C.) appare piuttosto uniforme; il nuovo metallo era quindi con ogni probabilità accessibile a cerchie abbastanza ampie della pop. Due reperti del XLIII sec. a.C. forniscono indizi sulla volontà di maschi alfa di affermarsi quali capi con competenze più istituzionalizzate. La cista più grande della necropoli di Lenzburg era l'unica con fondo a lastre, conteneva i resti di un solo individuo maschile, che era il più prestante anche dal profilo fisico, ed era provvista del corredo funerario più ricco. L'ascia perforata di Cham-Eslen, inoltre, con il suo manico più lungo della media, avvolto da scorza di betulla decorata, va ritenuta un segno di rango sociale più elevato.

Dalle tombe si ricavano poche informazioni sulla struttura sociale: poiché nella maggioranza dei casi si ignora per quanto tempo fosse utilizzata una necropoli, è difficile stimare quante persone di una certa comunità fossero sepolte in tombe documentate archeologicamente. È tuttavia interessante notare che per il periodo dal 4500 al 3500 a.C. le tombe conosciute per ogni anno sono due volte più numerose rispetto a quelle risalenti al 3000-2200 a.C. Se inoltre si ipotizza una crescita demografica graduale nel corso del Neolitico, resa effettivamente possibile dalla produzione di alimenti, appare chiaro che già alla fine del Neolitico le tombe erano destinate solo a una piccola parte (altolocata) della pop., così come sarebbe poi avvenuto nelle epoche successive del Bronzo e del Ferro sul territorio dell'attuale Svizzera. La tomba collettiva - per lo più in ciste litiche o in dolmen - costituisce un fenomeno particolare, riscontrabile nella Svizzera occidentale, in quella centrale fino alla Limmat (Spreitenbach) e in quella settentrionale fino alla linea longitudinale di Basilea (Laufen, Aesch). Alcune analogie fanno supporre che simili tombe fossero utilizzate da gruppi fam.

Nei villaggi della cultura della ceramica decorata a nastro, come nel cant. Sciaffusa, erano consuete le case allungate disposte in ordine relativamente sparso. Lo stesso genere di insediamento è ipotizzabile per l'abitato coevo del Castel Grande di Bellinzona. Se per quella tipologia insediativa è difficile accertare una corrispondente struttura sociale, deve comunque essere stata diversa da quella del Neolitico ceramico medio (dal 4300 a.C.), caratterizzato da piccole case addossate l'una all'altra. Benché tali abitazioni - tutte di dimensioni analoghe - non attestino una stratificazione della società, la disposizione pianificata degli insediamenti è però indice di qualche tipo di gerarchia. Grazie a indagini dendrocronologiche, dal 3600 a.C. si conoscono diversi villaggi che si svilupparono gradualmente da un nucleo iniziale di uno o alcuni pochi edifici; questi insediamenti vennero probabilmente fondati da ab. di un villaggio vicino. Sulla base degli insediamenti già attestati, sul lago di Bienne fra il 3800 e il 2400 a.C. si può ipotizzare l'esistenza di ca. nove territori di villaggio che controllavano ca. 2-3 km di riva. È degno di nota che durante il XXVIII sec. a.C. sul lago di Bienne (come sul lago di Neuchâtel) sono attestati per via dendrocronologica contemporaneamente più villaggi su uno stesso territorio antropizzato; ciò da un lato confermerebbe la presunta crescita demografica e dall'altro sarebbe indice di una maggiore complessità della struttura sociale. Partendo dai dati sui nove territori sul lago di Bienne, si potrebbe anche stimare l'estensione di un singolo territorio e dedurne dati indicativi per l'intera pop. dell'Altopiano. Supponendo una dimensione media di 50 km², si otterrebbe per l'Altopiano un totale di 200 territori, ossia - con una media di 100 persone per territorio - già una pop. complessiva di ca. 20'000 ab.: un dato che appare plausibile per il IV e il III millennio a.C.

Partendo dall'idea di un'evoluzione delle comunità territoriali di cacciatori-raccoglitori in comunità territoriali di villaggio, che alla fine del Neolitico (III millennio a.C.) avevano ormai assunto una struttura più complessa, va tenuto presente che, oltre alle comunità di villaggio, esistevano organismi più ampi, come comunità linguistiche o unite da legami matrimoniali; tali sovrastrutture potrebbero corrispondere agli stili ceramici regionali (culture archeologiche). Per il momento sembra che gli stili definibili nell'Altopiano superino numericamente quelli ottenuti con la tripartizione semplificata in Svizzera occidentale, centrale e orientale: per ognuna delle tre regioni geografiche occorre distinguere almeno due culture regionali diverse. Il verificabile rafforzamento dell'influsso culturale centroeuropeo dal 3800 a.C. ca., quando la zona dei laghi di Zurigo e di Zugo entrò nella sfera d'influenza dell'Europa centrale, fino alla cultura mista dell'Auvernier cordé nella regione dei tre laghi ai piedi del Giura (ca. 2700-2500 a.C.), o l'estensione quasi capillare della cultura del bicchiere campaniforme all'intera Svizzera, fatta eccezione per i Grigioni (dal 2400 a.C.), sono fenomeni sicuramente accompagnati da mutamenti sociali, che peraltro non si possono ricostruire più in dettaglio nelle loro singole manifestazioni.

Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe

Riferimenti bibliografici

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SPM, 2
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Autrice/Autore: Werner E. Stöckli / vfe