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Paleolitico

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Il termine Paleolitico, introdotto nel 1865 dal naturalista britannico John Lubbock, designa il lunghissimo periodo preistorico anteriore all'epoca dei primi pastori e agricoltori. In origine la distinzione tra l'età della Pietra più antica (Paleolitico), cioè quella della pietra tagliata, e una più recente (Neolitico), cioè quella della pietra levigata, si basava sulla tecnologia degli utensili. Oggi però gli studiosi definiscono questi due grandi periodi soprattutto in base a due modi di vita diversi: mentre l'uomo paleolitico era un predatore nomade che sopravviveva grazie alla Caccia, alla Pesca o all'Economia di raccolta, quello neolitico, in genere stanziale, era più rivolto all'agricoltura e all'allevamento. Fra questi due grandi periodi dell'età della Pietra si situa la fase intermedia del Mesolitico.

In Europa, dove l'uomo compare più tardi che in Africa o nel Vicino Oriente, l'intero Paleolitico si colloca nell'era geologica più recente della storia terrestre, il Quaternario, caratterizzato da una grande instabilità climatica. Il Pleistocene, epoca più antica del Quaternario corrispondente al Paleolitico, vide infatti alternarsi oltre una ventina di fasi glaciali e interglaciali principali, che provocarono lo sviluppo ciclico di immensi ghiacciai continentali (Glaciazioni). Nelle regioni montagnose, e segnatamente nell'attuale territorio sviz., questi fenomeni climatici periodici determinarono un'alternanza di sedimentazioni ed erosioni causando la scomparsa di quasi tutte le vestigia paleolitiche più antiche. Più che altrove, in Svizzera la preistoria è stata influenzata dalle oscillazioni del Clima.

Autrice/Autore: Jean-Marie Le Tensorer / vfe

1 - Cronologia generale

Il Paleolitico della Svizzera e delle regioni limitrofe si può suddividere in quattro fasi principali: arcaica, antica o inferiore, media e superiore. Il Paleolitico arcaico iniziò con l'arrivo dei primi gruppi antropici nei bacini del Reno e del Rodano verosimilmente oltre un milione e mezzo di anni fa. Le culture si caratterizzano per schegge litiche con ritocchi grossolani o ciottoli tagliati su una o due facce; spesso designata con il termine anglosassone di Pebble Culture, questa cultura sul piano geologico corrisponde al Pleistocene antico e termina convenzionalmente con un forte cambiamento paleomagnetico avvenuto durante il Quaternario (ca. 780'000 a.C.). I resti umani più antichi scoperti in Europa risalgono alla fine di questa fase e per ora sono attestati solo in Italia e in Spagna; si tratta di una forma arcaica di homo erectus di tipo europeo, definito con il nome generico di homo antecessor.

Nel Paleolitico inferiore (ca. 800'000-300'000 a.C.) ai manufatti litici arcaici si affiancarono i primi bifacciali dell'Acheuleano; in questa fase, che sul piano geologico corrisponde al Pleistocene medio, si svilupparono i primi preneandertaliani, raggruppati sotto la denominazione generica di uomo di Mauer o homo heidelbergensis.

Il Paleolitico medio (ca. 300'000-35'000 a.C.) coincide con l'introduzione di una nuova tecnologia di taglio della pietra, detta metodo Levallois. Questa tecnica permetteva di preparare la forma delle schegge, in modo che senza ulteriori lavorazioni o con minimi ritocchi si potevano produrre più rapidamente attrezzi di peso minore. Questo lungo periodo è suddiviso in Paleolitico medio antico (preneandertaliani) e Paleolitico medio recente (neandertaliani classici), iniziato con il penultimo grande periodo interglaciale ca. 130'000 anni fa; solo il secondo sottoperiodo, comprendente un insieme di culture dette genericamente Musteriano, è ben attestato nell'odierno territorio sviz.

Il Paleolitico superiore (ca. 35'000-12'000 a.C.) - l'epoca dell'uomo moderno (homo sapiens sapiens), rappresentato in Europa dal tipo di Cro-Magnon - finisce con l'ultima era glaciale. Per la predominanza della caccia alla renna, questo periodo è spesso indicato come età della Renna; l'ultima fase del Paleolitico superiore, dopo la scomparsa di questo animale fra il 12'500 e il 12'000 a.C., è considerata separatamente e viene denominata Epipaleolitico o Paleolitico finale. A causa dei fenomeni erosivi legati all'ultima grande avanzata glaciale, la cui fase più intensa si situa dal 22'000 al 18'000 a.C., sul territorio sviz. le tracce delle culture della prima parte del Paleolitico superiore sono state cancellate. Il Maddaleniano (18'000-12'000 a.C.), ultima cultura paleolitica dei cacciatori di renne, è dunque l'unico gruppo culturale del Paleolitico superiore ben documentato in Svizzera. A sud delle Alpi il Maddaleniano è sconosciuto e sostituito dalle culture epigravettiane. Nel complesso il Paleolitico superiore è caratterizzato - oltre che da attrezzi litici molto diversificati, alleggeriti dall'impiego sistematico di lame come supporto - dallo sviluppo degli attrezzi in osso, avorio o palco di cervidi, dalla comparsa dell'arte e dall'uso sistematico di ornamenti.

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2 - Paleolitico inferiore

2.1 - Culture arcaiche senza bifacciali

Benché oggi le tracce delle culture più antiche siano scomparse, vari indizi fanno supporre una presenza dell'uomo sul territorio dell'attuale Svizzera già prima del 500'000 a.C. Le prime tracce umane ben datate nelle regioni confinanti si situano in Francia (corridoio Saona-Rodano, Alvernia, Provenza) e in Italia (pianura padana); i siti più antichi, per lo più stazioni a cielo aperto in prossimità di un punto d'acqua, risalgono a oltre un milione di anni fa. A nord della pianura alsaziana, ad Achenheim (presso Strasburgo), sono stati rinvenuti ciottoli tagliati che in base alle osservazioni geologiche sono databili a più di 500'000 anni fa. Nel Sundgau alsaziano alcuni reperti isolati attestano il passaggio dell'uomo ai piedi del Giura in tempi remotissimi. Numerosi ciottoli tagliati sono stati trovati anche nella Svizzera nordoccidentale e nella regione di Burgdorf, ma la loro datazione resta incerta.

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2.2 - Culture con bifacciali: l'Acheuleano

In Svizzera l'Acheuleano è presente solo con pochi reperti tipici, dovuti a scoperte fortuite che non hanno comportato scavi di controllo. Il bifacciale di Pratteln, rinvenuto nel 1974 sul versante sud della valle del Reno, è particolarmente spesso e morfologicamente paragonabile ai bifacciali dell'Acheuleano antico franc.; in base alla posizione stratigrafica e alla morfologia, gli si attribuisce un'età presunta di almeno 400'000 anni. Il bifacciale di Schlieren, scoperto nel 1954, non diede origine a ulteriori scavi. Si tratta di un grande esemplare a punta stretta, con bordi concavi e base incompiuta; il suo stato di conservazione lascia supporre che non sia stato spostato, o solo di poco, e che il luogo della scoperta corrisponda a un sito acheuleano.

Nel corso del Paleolitico inferiore l'homo antecessor e i suoi discendenti preneandertaliani subirono una lenta evoluzione. Abili cacciatori, capaci di abbattere animali di grande taglia, vivevano in piccoli gruppi e si stabilivano sia a cielo aperto - in luoghi dalla posizione dominante con una buona vista d'insieme - sia al riparo in ingressi di caverne più o meno profonde, vicino a punti d'acqua. La scoperta dell'uso del fuoco (verso il 400'000 a.C.) costituì una tappa essenziale. Da allora si osserva un'organizzazione dello spazio; oltre ad abitazioni rudimentali comprendenti un focolare, compaiono zone adibite a officine di taglio e si nota una separazione netta fra ambiente interno e ambiente esterno. I cacciatori nomadi trascorrevano poco tempo in simili siti, ciò che spiega la scarsa quantità di reperti ritrovati.

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3 - Paleolitico medio

3.1 - Epoca dell'uomo di Neandertal (130'000-35'000 a.C.)

In Svizzera il Paleolitico medio corrisponde al primo periodo ben attestato di occupazione preistorica generalizzata di tutto il territorio, ma il passaggio dal Paleolitico inferiore a quello medio è poco noto. Potrebbero appartenere a questa fase alcune stazioni a cielo aperto di difficile datazione nel Fricktal (Möhlin, Zeiningen, Magden), con bifacciali isolati del tipo di La Micoque. I siti del Paleolitico medio recente sono caratterizzati dall'impiego quasi esclusivo di schegge litiche a supporto degli utensili; in genere tutti questi manufatti vengono raggruppati sotto la denominazione di Musteriano, complesso di facies culturali solitamente definite in base alle tecniche di scheggiatura e alle proporzioni fra i gruppi di attrezzi. Solo dall'80'000 a.C. ca. i siti diventano relativamente numerosi in territorio franc. (bassa valle del Rodano). L'estensione massima dei gruppi musteriani precede di poco la loro estinzione (50'000-35'000 a.C.) e la maggioranza dei siti sviz. rientra senz'altro in questo periodo finale; qualche stazione a cielo aperto difficilmente databile, tuttavia, presenta caratteri tipologici che richiamano gruppi del Rodano franc. più antichi.

I giacimenti musteriani si suddividono in tre gruppi principali: le stazioni all'aperto del nord ovest, grotte e ripari abitati del Giura e i siti in quota delle regioni alpine. Le prime, rare e circoscritte all'arco giurassiano, nella regione basilese si situano sugli orli di terrazze del Reno e della Birsa, ad altitudini tra 300 e 350 m. Erano luoghi di sosta dove i cacciatori si fermavano brevemente lungo le rive dei fiumi, in particolare agli sbocchi di valli laterali. Nella zona della Löwenburg affioramenti calcarei fornivano selce di ottima qualità, da cui si potevano ricavare armi per la caccia e attrezzi per trinciare le prede. Fu in prossimità di tali giacimenti che gli uomini del Musteriano istallavano delle stazioni. Il vasto complesso di accampamenti a cielo aperto aveva probabilmente diverse funzioni poiché i giacimenti occupano un sito particolare a una quota di 570 m, su uno sperone che domina la valle della Lucelle e forma un piccolo pianoro ben soleggiato in leggero declivio verso sud. Si può supporre che questi luoghi fossero occupati già durevolmente - almeno nella bella stagione - a causa delle condizioni topografiche favorevoli e della presenza di materia prima (selce) e di acqua e selvaggina. Nella regione di Porrentruy una situazione analoga si ritrova nei siti di Alle-Noir Bois e Pré Monsieur, dove i gruppi del Musteriano potevano accamparsi in una posizione leggermente sopraelevata rispetto al corso d'acqua (470 m) e approvvigionarsi di materia prima.

I siti nelle grotte o sotto roccia sono ubicati ad altezze medie comprese fra i 350 e i 700 m, salvo alcune grotte d'altura come quella di Les Plaints (com. Couvet). Meno numerose che nella Franca Contea, dove si trova la stazione di riferimento del Musteriano giurassiano (Baume de Gigny), si concentrano nella regione della Birsa e, più a meridione, sui contrafforti che dominano la regione a sud di Neuchâtel. Qui si trova la grotta di Cotencher che, a oltre un secolo dalla scoperta, rimane il sito principale del Musteriano sviz.; la sua ricca fauna comprende animali diversissimi che oggi non potrebbero coesistere in alcun habitat naturale noto. Ciò farebbe supporre una grande varietà di paesaggi, un mosaico di ecosistemi piuttosto differenziati dove ai margini della steppa gelata potevano estendersi zone boschive di rifugio. Contrariamente alle stazioni a cielo aperto, quelle in grotta presentano spesso diversi periodi di occupazione. Le tracce lasciate dagli uomini del Musteriano non sono in genere molto numerose, ma testimoniano attività diversificate.

Autrice/Autore: Jean-Marie Le Tensorer / vfe

3.2 - La questione del Musteriano alpino

Poiché fino agli inizi del XX sec. era opinione comune che le Alpi fossero state colonizzate molto tardivamente, nel 1904 destò notevole interesse la scoperta da parte di Emil Bächler di un giacimento paleolitico in quota, nel massiccio del Säntis. Gli scavi nelle grotte del Wildkirchli e poi del Drachenloch spinsero Bächler a formulare una teoria su cacciatori d'orso paleolitici che avrebbero praticato un culto della caccia e del sacrificio; oggi simili ipotesi sono state per lo più abbandonate. Si sa che quelle grotte in quota servivano anzitutto da rifugio al grande orso delle caverne (ursus spelaeus). Lungo il perimetro dell'arco alpino parecchie grotte, poste a quote diverse comprese tra 600 e 2000 m, furono occupate dall'uomo nel Paleolitico medio. Si possono distinguere quattro gruppi di siti: la regione del Säntis (Wildkirchli, 1477 m; Wildenmannlisloch, 1628 m; Drachenloch, 2445 m), l'Oberland bernese (Schnurenloch, 1230 m; Chilchlihöhle, 1810 m; Ranggiloch, 1845 m), l'Alta Savoia e la regione di Onnion (diverse grotte a quote di ca. 1200 m) e la regione tra il lago d'Orta e quello di Como (Monfenera, 670 m; Buco del Piombo, 695 m).

A simili altitudini l'intensa azione del gelo negli strati sedimentari ha fatto sì che oggi i manufatti appaiano del tutto deformati da pressioni naturali; questa morfologia particolare dovuta ad agenti naturali, che conferisce a ogni reperto un aspetto identico, ha indotto molti studiosi a ipotizzare una cultura specifica delle regioni alpine, denominata Paleolitico alpino o Musteriano alpino. Tutte le stazioni alpine hanno in comune la povertà degli attrezzi. In genere si utilizzavano rocce dure di origine locale; nel Wildkirchli, ad esempio, le schegge tagliate provengono da quarziti di qualità piuttosto buona. Tra i pezzi riconoscibili figurano schegge Levallois, raschiatoi, strumenti con tacche e dentellati. Si tratta senz'altro di un Musteriano, ma il materiale rimasto è troppo scarso per consentire di definirne il gruppo.

In Svizzera i resti neandertaliani, benché limitati, permettono conclusioni interessanti. Un'area così piccola fu abitata da almeno due tipi di uomo di Neandertal, verosimilmente succedutisi l'uno all'altro: il primo, di tipo mediterraneo, risale al 40'000 ca. a.C. (Cotencher), il secondo, del genere classico molto più robusto, al 30'000 ca. (Saint-Brais). Ormai prossimi all'estinzione definitiva, questi neandertaliani costituivano forse una pop. residuale su territori che i Cro-Magnon, latori di culture nuove del Paleolitico superiore, ancora non avevano scoperto o ritenuto necessario sfruttare. È infatti indubbio che gli ultimi uomini di Neandertal furono contemporanei dei primi uomini moderni; i loro rapporti reciproci restano uno dei grandi quesiti della preistoria europea.

Autrice/Autore: Jean-Marie Le Tensorer / vfe

4 - Paleolitico superiore: il Maddaleniano

Nelle regioni vicine alla Svizzera, in Francia e nella Germania meridionale, l'inizio del Paleolitico superiore si colloca intorno al 35'000 a.C. Tranne il Castelperroniano, limitato alla Francia, che sembra essere l'ultima cultura dell'uomo di Neandertal, tutte le culture successive sono tipiche dell'uomo di Cro-Magnon (homo sapiens sapiens). In Svizzera il Paleolitico superiore si riduce al solo Maddaleniano (18'000-12'000 a.C.). A nord, tuttavia, la valle del Reno doveva costituire all'inizio del Paleolitico superiore una zona di passaggio privilegiata fra l'Europa centrale danubiana e l'Europa atlantica. L'Aurignaziano e il Gravettiano, d'altronde, sono ben attestati in prossimità delle frontiere a nord di Sciaffusa, nel Giura svevo.

La maggioranza dei siti del Maddaleniano sviz. si trovano sull'arco giurassiano, tra Ginevra e Sciaffusa. Alcuni, in qualche caso importantissimi come Moosseedorf-Moosbühl, indicano una penetrazione nell'Altopiano, altri raggiungono le Prealpi fino a quote vicine ai 1000 m. Le terre rese disponibili dal ritiro dei ghiacciai vennero colonizzate a partire dalle regioni più miti, dove gli uomini si erano già rifugiati in periodi precedenti. Nel complesso la migrazione giunse da ovest, ossia dalle stazioni maddaleniane della Francia orientale. A causa degli sbarramenti creati dal gigantesco ghiacciaio del Rodano nel bacino lemanico, i primi gruppi maddaleniani iniziarono la conquista dei nuovi spazi dalla Svizzera nordoccidentale, libera dal ghiaccio; proseguendo poi lungo il Reno raggiunsero il lago di Costanza e lungo i bordi del Giura la regione di Neuchâtel.

4.1 - Dryas I antico (18'000-14'000 a.C.)

Lo studio della genesi e delle successive fluttuazioni dei grandi laghi attuali mostra che lo scioglimento dei ghiacciai era già iniziato 18'000 anni fa. L'occupazione maddaleniana è attestata dapprima nella valle della Birsa, in località Kastelhöhe (com. Himmelried); nello strato mediano del giacimento, risalente a ca. 18'000 anni fa, sono emersi reperti del Maddaleniano antico, tra cui numerosi utensili ancora realizzati con schegge litiche. La fine di questo periodo corrisponde al Maddaleniano medio delle punte triangolari e delle bacchette a sezione semicircolare non decorate, che potrebbe essere rappresentato nel sito di Birseck-Ermitage (com. Arlesheim). La fauna prettamente glaciale di questo strato indica un paesaggio di tipo steppico.

Autrice/Autore: Jean-Marie Le Tensorer / vfe

4.2 - Fine del Dryas I (Pre-Bölling, 14'000-13'000 a.C.)

In questo periodo avvenne la prima grande fase del popolamento maddaleniano sul territorio sviz. A partire dai siti di Sciaffusa e della valle della Birsa i giacimenti si moltiplicano e diversificano. L'uomo occupò vallate più piccole e cominciò a insediarsi in luoghi situati fin verso i 500 m di quota. La caccia era variata; i siti indicano segni di specializzazione nella piccola selvaggina (pernice bianca, lepre artica, volpe polare), nelle specie di montagna (stambecco) o nei grandi animali da branco (renne, cavalli). Questa prima tappa di colonizzazione è certamente legata al miglioramento climatico del Bölling, ma la cosiddetta fauna "fredda" non era ancora scomparsa. Le culture di questo periodo corrispondono al Maddaleniano superiore classico. La celebre grotta del Kesslerloch presenta una stratigrafia complessa, che abbraccia l'intero Maddaleniano superiore. Le numerose punte corte di lancia a bisellatura lunga richiamano ancora il Maddaleniano III franc., mentre gli arpioni a una sola fila di uncini creano un legame con il Maddaleniano V. La fauna corrispondente, che comprende il mammut, il rinoceronte lanoso e il bue muschiato, scomparve dal territorio sviz. prima dell'oscillazione del Bölling verso il 13'000 a.C.

Nella seconda parte di questo periodo i gruppi del Maddaleniano superiore si diffusero rapidamente (dal 13'500 a.C.). I manufatti si caratterizzano per un'abbondanza di lamelle a dorso. Gli utensili litici presentano molte analogie con gli attrezzi del Kesslerloch, ma quelli ossei sono molto più poveri. Denise Leesch suddivide il Maddaleniano superiore in due gruppi: il primo, di cui i siti di Hauterive-Champréveyres e Neuchâtel-Monruz costituiscono la massima espressione, comprende oltre il 50% di lamelle a dorso semplice, mentre il secondo, rappresentato tipicamente dalla stazione a cielo aperto di Moosseedorf-Moosbühl, presenta un numero particolarmente elevato di lamelle a dorso troncate, rettangoli e punteruoli.

Autrice/Autore: Jean-Marie Le Tensorer / vfe

4.3 - Bölling e Alleröd (13'000-12'000 a.C.)

La fase successiva di miglioramento delle condizioni climatiche determinò un importante cambiamento nella vegetazione; la steppa si trasformò in un paesaggio con arbusti dalla forma d'albero. L'interstadio del Bölling è marcato da uno sviluppo rapido del ginepro e delle betulle arboree. L'espansione antropica proseguì, segnatamente in quota. Iniziò la colonizzazione dell'Altopiano e l'uomo di insediò fra le Alpi e il Giura nella regione bernese. Le pop. del Maddaleniano provenienti dalla Savoia penetrarono nell'area ginevrina e raggiunsero l'estremità del lago di Ginevra. In questo periodo i gruppi del Maddaleniano superiore classico esistevano ancora, ma comparvero anche gruppi nuovi, i cui complessi di reperti litici sono caratterizzati da punte a dorso angolato e da punte a cran dell'Amburghiano. Le stazioni di Winznau nella regione di Olten, della Kohlerhöhle (com. Brislach) e della Brügglihöhle (com. Nenzlingen) nella valle della Birsa sono espressioni tipiche di questo Maddaleniano finale. La fauna di questi siti è di tipo glaciale steppico (resti di renne, cavalli e lepri artiche), a cui si aggiungono alcuni animali del bosco.

Verso il 12'500 a.C. il pino silvestre, prima piuttosto raro, si diffuse rapidamente, segnando l'inizio dell'Alleröd. Scomparve la renna, mentre divennero più frequenti le specie animali tipiche dei boschi (cervo, capriolo, cinghiale). Questo periodo appare soprattutto come una fase di espansione delle foreste, durante la quale altri gruppi di cacciatori, meno numerosi dei maddaleniani, occuparono i bordi del Giura; si trattava di Aziliani o di culture affini.

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5 - L'arte del Paleolitico superiore

Le espressioni artistiche figurative od ornamentali testimoniano l'evoluzione del pensiero simbolico degli uomini preistorici. L'arte del Maddaleniano superiore si limita agli oggetti mobili; in Svizzera, nonostante attive ricerche speleologiche, non sono mai state segnalate pitture o incisioni rupestri. Finora, considerando anche le vicine stazioni estere di Petersfels (Baden-Württemberg) e Veyrier (Alta Savoia), oggetti d'arte che vadano oltre il semplice ornamento abituale o gli utensili di uso corrente con poche decorazioni sono emersi solo in otto siti maddaleniani, di cui soltanto due - le grotte del Kesslerloch e di Freudenthal (com. Sciaffusa - appartengono con certezza alla fase più antica del Maddaleniano superiore; le altre si collocano nel Maddaleniano superiore medio o finale.

Nel giacimento classico del Kesslerloch sono stati rinvenuti una quarantina di oggetti di arte minuta con decorazioni notevoli, a cui si aggiungono numerose ossa con tracce non figurative. La grande maggioranza delle raffigurazioni si trova su oggetti utilitari (nove propulsori, sette bacchette, quattro bastoni forati). Gli altri reperti comprendono frammenti incisi di corna di renna o di ossa, sculture allungate a forma di fuso, due piastrine di lignite incise e una scultura enigmatica in giaietto (forse un insetto). Accanto alla testa di bue muschiato (senz'altro parte di un propulsore), il pezzo più noto del Kesslerloch è il bastone forato con la raffigurazione di una renna, descritto da Konrad Merk nel 1874.

Le principali opere d'arte risalenti al Maddaleniano superiore provengono dai due siti vicini al confine sviz. di Petersfels e Schweizersbild; le altre sono state rinvenute nella Rislisberghöhle (com. Oensingen), a Neuchâtel-Monruz e Veyrier. L'arte del Maddaleniano finale si distingue da quella della fase precedente per una più marcata stilizzazione delle rappresentazioni. Compaiono più frequentemente diversi soggetti su un unico supporto, a volte anche sovrapposti, ad esempio i tre cavalli e i cinque cervidi incisi su una piastrina calcarea ritrovata a Schweizersbild. Sul territorio sviz. l'arte del Maddaleniano superiore recente è però caratterizzata soprattutto dalle figure femminili in giaietto del tipo di Petersfels-Monruz. Ridotte a una schematizzazione estrema, molto spesso queste piccole statuette sono perforate nel punto in cui dovrebbe trovarsi la testa, mai raffigurata; è probabile che avessero un grande significato simbolico. Le figure femminili del Maddaleniano superiore - si tratti di pitture parietali, di incisioni su pietre, su piastrine o su altri tipi di oggetti trasportabili, di statuette o di ciondoli - formano un insieme molto omogeneo dalla Francia meridionale fino all'Elba. Queste analogie, riconducibili a una simbolizzazione particolare dell'immagine femminile e a uno stile di rappresentazione codificato, sottolineano l'unità spirituale del mondo maddaleniano.

Autrice/Autore: Jean-Marie Le Tensorer / vfe

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– G. Bosinski, Die Kunst der Eiszeit in Deutschland und in der Schweiz, 1982
– H. Müller-Beck, G. Albrecht (a cura di), Die Anfänge der Kunst vor 30'000 Jahren, cat. mostra Tubinga, 1987
SPM, 1
– C. A. Burga, R. Perret, Vegetation und Klima der Schweiz seit dem jüngeren Eiszeitalter, 1998
– J.-M. Le Tensorer, Le Paléolithique en Suisse, 1998
– AA. VV., Paysage calcaire de l'arc jurassien, 1998
– AA. VV., Témoins d'implantations magdaléniennes et aziliennes sur la rive nord du lac de Neuchâtel, 2004

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