• Fonti: H. Ritzmann-Blickenstorfer (a cura di),  <I>Historische Statistik der Schweiz</I> , 1996, 186; Ufficio federale di statistica  © 2004 DSS e Marc Siegenthaler, Berna.

Matrimonio

Istituzione universale e plurimillenaria, il matrimonio (inteso come unione legittima fra due persone) è un fatto eminentemente sociale. In questa sede viene affrontata spec. la sua evoluzione giur. e sociale, mentre gli aspetti demografici e rituali sono trattati risp. nelle voci Nuzialità e Nozze.

1 - La legislazione prima della Riforma

Nell'Occidente medievale le regole del Diritto matrimoniale attingevano a diverse fonti, ecclesiastiche e secolari. Sotto l'Impero e nell'alto ME i Romani e i Germani conoscevano due tipi di unione: i primi distinguevano fra le "giuste nozze" (che avevano valore legale) e il Concubinato, i secondi fra la Muntehe o Kaufehe (matrimonio per acquisto, in cui la potestà sulla futura sposa veniva acquistata dal futuro sposo) e la Friedelehe (matrimonio per amore, tuttavia legittimo). Confrontata alle esigenze del potere signorile, dei sistemi parentali e di clan fam., la Chiesa impiegò diversi sec. per imporre, nel X/XI sec., un solo tipo di unione legittima, dichiarata indissolubile e considerata un sacramento, di cui controllò le condizioni e le conseguenze civili. Nel contempo obbligò i preti a osservare il Celibato. Ai suoi occhi il mutuo consenso liberamente scambiato (matrimonio consensuale) univa irrevocabilmente la coppia, anche quando non venivano rispettate delle formalità pubbliche o vi era infrazione delle regole secolari, spec. quelle relative al matrimonio dei servi (Maritaggio) o quelle che richiedevano, in alcune regioni sviz., il consenso dei genitori o persino della fam. Nel XIV e soprattutto nel XV sec. l'autorità esclusiva della Chiesa fu limitata da alcune legislazioni civili, in particolare quelle delle città, i cui tribunali giudicavano i contenziosi relativi agli effetti del matrimonio, al consenso dei genitori e alle sanzioni in materia di Adulterio e di seduzione (rapporto sessuale con una ragazza consenziente, ma che non veniva sposata).

Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp

2 - L'evoluzione dal XVI al XX secolo

L'evoluzione del matrimonio in Svizzera dopo la fine del ME è caratterizzata da tre momenti salienti: la Riforma nel XVI sec., l'introduzione dell'obbligo del matrimonio civile nel 1874 e la disaffezione nei confronti di tale istituzione dagli anni 1960-70.

Il primo momento di transizione, legato alla Riforma, generò una doppia spaccatura, in primo luogo secondo l'appartenenza confessionale, e in secondo luogo rispetto alla dottrina prot. di riferimento (calvinista o zwingliana), con l'adozione di norme che portarono a una cantonalizzazione e persino a una comunalizzazione dei regolamenti matrimoniali. Nelle regioni prot. il processo di secolarizzazione delle norme matrimoniali conobbe un'accelerazione. Da un cant. all'altro esso rifletteva delle preoccupazioni sociali, talvolta diametralmente opposte, che rispecchiavano l'influenza delle usanze popolari. Ciò si riscontrava in particolare nell'ambito della libertà del matrimonio, del ruolo del Fidanzamento, del diritto di sposarsi (la maggiore età matrimoniale era stabilita a 16 anni a Glarona fra il XVII sec. e l'inizio del XIX, a 22 anni a Neuchâtel nel 1748 e a 25 anni a Ginevra dal 1713) e del consenso dei genitori. Fino all'introduzione della legislazione fed. del 1874 i cant. prot. - ma anche, dove esisteva una forte autonomia, i com. - legiferarono liberamente, dando origine a comportamenti spesso molto diversi anche in località vicine. Il matrimonio non fu più considerato un sacramento, il Divorzio divenne possibile e i pastori poterono sposarsi. Nelle regioni catt. le decisioni del Concilio di Trento (1563) costituirono una svolta, ma la loro attuazione fu lenta e si concluse solo nel XVII sec. I canoni ribadirono in particolare il carattere sacramentale del matrimonio, il divieto per i preti di sposarsi e la superiorità della verginità e del celibato. Su pressione delle autorità laiche, il Concilio impose il matrimonio solenne o pubblico, da celebrarsi obbligatoriamente alla presenza del curato. Nonostante fosse più debole rispetto alle regioni prot., l'intervento del potere secolare era percettibile anche in quelle catt. Se nel Vallese il matrimonio rimase appannaggio della sola legislazione canonica fino al 1874, a Lucerna e a San Gallo, ad esempio, il cant. e i com. imposero dal XVIII sec. la loro visione sulle condizioni economiche necessarie per il matrimonio e l'età minima obbligatoria dei nubendi.

La seconda cesura fu determinata dalla legislazione fed. sul matrimonio del 1874, che, nonostante la forte opposizione della Chiesa catt., sancì l'obbligo generalizzato del matrimonio civile, unificò le relative norme legali in tutto il Paese e abolì la maggior parte degli Impedimenti matrimoniali. Gli effetti di questa modifica sull'incremento della nuzialità nei cant. che ostacolavano il matrimonio di alcuni loro cittadini sono evidenti. Nel cant. Lucerna, ad esempio, il 338 o/oo delle persone di età superiore ai 15 anni erano sposate nel 1870, mentre erano il 421o/oo nel 1880; in quello di Zugo erano risp. il 387o/oo e il 443o/oo. Dal 1874 il matrimonio religioso divenne un semplice complemento a quello civile, benché fosse quasi generalizzato, dato che poche coppie rinunciavano alla benedizione nuziale.

Dalla fine degli anni 1960-70 la terza cesura si manifestò nella minore importanza attribuita al matrimonio quale presupposto della vita in comune. La convivenza senza matrimonio si diffuse ampiamente. Nel 1995 interessava il 12% degli uomini e delle donne di età compresa fra i 20 e i 49 anni, mentre il 60% era sposato. La percentuale era più alta fra le giovani generazioni (ca. il 20% delle persone con meno di 30 anni, solo il 5% degli individui di età compresa fra i 40 e i 49 anni). Convivere senza sposarsi è quindi divenuta una pratica abituale e non suscita più scandalo. Nella maggior parte dei casi ciò precede tuttavia il matrimonio, che viene contratto con l'arrivo di un bambino. D'altra parte, l'aumento dei divorzi (ca. la metà dei matrimoni all'inizio del XXI sec.) riflette anche una certa "crisi" del matrimonio.

Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp

3 - Il mercato matrimoniale fra libertà e restrizioni

Affrontare la questione della scelta del coniuge induce a interrogarsi sui meccanismi demografici, istituzionali ed economici che regolano il mercato matrimoniale. Anche in questo campo la Svizzera si è dimostrata un Paese dai forti contrasti.

Due variabili demografiche hanno generato degli squilibri che si sono ripercossi sul mercato matrimoniale: la Mortalità, che fino all'inizio del XIX sec. colpiva in modo ineguale i due sessi e le diverse classi di età, e le migrazioni (Emigrazione), che in Svizzera hanno sempre condizionato, in modo diverso a seconda del sesso, le possibilità di sposarsi o risposarsi, provocando fenomeni di involontario celibato.

Fino alla creazione dello Stato fed. nel 1848 e, in seguito, all'abrogazione dei Codici civili cant. nel 1912, le costrizioni istituzionali ebbero un innegabile influsso sul funzionamento del mercato matrimoniale. Numerosi erano i cant. prot., per lo più della Svizzera ted. (tra cui Argovia, Berna e Zurigo), che, come altre regioni dell'Europa centrale, praticarono dal XVII al XIX sec. una politica dissuasiva nei confronti di determinate categorie sociali. Questa politica di proibizione del matrimonio, che raggiunse il suo apice alla metà del XIX sec., colpiva soprattutto le persone considerate a rischio di finire a carico dell'assistenza pubblica. Certi cant. fissavano una soglia patrimoniale per autorizzare il matrimonio e avocavano a sé il diritto di veto per i beneficiari della carità pubblica, i falliti e le persone con una cattiva reputazione. Inoltre, il matrimonio del cittadino di un com. con una donna proveniente da fuori veniva tollerato soltanto se la futura sposa disponeva di mezzi giudicati sufficienti. Alcuni cant. catt. (Svizzera centrale, Soletta) praticavano una politica di proibizione del matrimonio, che ad esempio a Lucerna toccava all'inizio degli anni 1850-60 almeno il 12% delle persone che desideravano sposarsi.

Sul fronte opposto, alcuni Concistori, come quelli di Glarona, Appenzello Esterno e in minor misura di Neuchâtel, mettevano in atto una politica dell'obbligo al matrimonio, detta del matrimonio forzato, che le autorità giustificavano con il timore del disordine e della moltiplicazione di figli illegittimi e con la preoccupazione di assicurare al nascituro la presenza di un clan fam. in grado di accudirlo. Attuata spec. quando la donna era incinta, questa costrizione era giustificata con l'argomento che la coabitazione carnale anteriore al concepimento del bambino provava a sufficienza l'intenzione matrimoniale delle parti, anche in mancanza dello scambio formale di una promessa di matrimonio.

Queste due politiche contraddittorie incisero sui tassi di nuzialità, di celibato, dei Concepimenti prematrimoniali e di Illegittimità, che variavano molto da una regione all'altra. Così, nel decennio 1851-60 il cant. Glarona, che praticava la politica del matrimonio forzato, contava l'1,8% di figli illegittimi, mentre quello di Lucerna, con una politica di proibizione, ne contava il 12,4%. Soltanto nel 1874 il matrimonio poté essere liberato da una parte delle enormi costrizioni che lo riguardavano.

Fino al 1848 la frammentazione del mercato matrimoniale dipese, oltre che dalla confessione religiosa, dalle limitazioni legate alla cittadinanza (Diritto di cittadinanza), più precisamente dall'appartenenza a un patriziato (Comune patriziale). In tutti i cant. sviz., nonostante l'importanza dei movimenti migratori, prevalse fino alla metà del XIX sec. una spiccata reticenza al matrimonio con un forestiero, ovvero con una persona originaria di un altro cant. ma anche di un altro com. Esisteva inoltre una forte propensione all'endogamia a livello parrocchiale: in tre parrocchie glaronesi, ad esempio, questa caratteristica riguardava quasi i due terzi dei matrimoni all'inizio del XVIII sec., e poco meno dei tre quarti a cavallo fra il XVIII e il XIX sec. Sposando un forestiero, la donna diveniva straniera nel proprio com. di origine, e spesso, dal XVII alla metà del XIX sec., era costretta ad abbandonarlo senza indugio. Con questa prassi si voleva prevenire un sovraccarico "pregiudizievole e dannoso" per le fam. patrizie. Ancora nella prima metà del XIX sec. capitava spesso che le autorità com. non autorizzassero il rientro di un loro cittadino sposato con una forestiera se non era in grado di provare il possesso di mezzi adeguati. Per quanto riguarda la confessione, fu necessario l'intervento del Tribunale fed., dopo l'adozione della Costituzione fed. del 1848, per abolire le sanzioni inflitte ai Matrimoni misti, quali la perdita della cittadinanza e la messa al bando: una procedura frequente nei cant. monoconfessionali, prot. e catt. fino all'inizio del XIX sec., che colpiva tutte le categorie sociali. Nel 1819 solo 16 cant. ratificarono il concordato che aboliva l'espulsione in caso di cambiamento di religione, mentre una parte dei cant. catt. rimase refrattaria a tale nuova regolamentazione.

Queste restrizioni si sommavano ai comportamenti omogamici tradizionali e tuttora esistenti; anche se il matrimonio per amore si è imposto su quello combinato, ci si sposa prevalentemente all'interno del proprio ambiente socio-professionale e della propria cerchia di relazioni. L'endogamia provocava un alto tasso di consanguineità. A Uri, fra il XVII e il XIX sec., dal 36,7 al 43,3% dei matrimoni era soggetto a una dispensa vescovile a causa della consanguineità. A Bagnes, nella prima metà del XIX sec., quasi un matrimonio su cinque avveniva fra consanguinei.

Dopo il 1874 i matrimoni intercant. e binazionali aumentarono rapidamente e crebbero pure i matrimoni misti. Nel 1886-90 su 100 matrimoni contratti da cittadini sviz. 25 avvennero con persone di altri cant. e cinque con persone straniere. Negli anni 1910-13 su 100 matrimoni conclusi in Svizzera 75 erano fra cittadini sviz., 14 includevano un cittadino straniero e 11 erano fra due cittadini stranieri. Nel 2006, queste proporzioni corrispondevano risp. al 50%, al 38% e al 12%.

Ogni mercato matrimoniale è pure condizionato da un insieme di restrizioni legate alle strategie fam. messe in pratica dall'autorità parentale. Gli ordinamenti matrimoniali e i codici civili cant. che richiedevano il consenso dei genitori o della fam. hanno dunque influenzato il funzionamento del mercato matrimoniale e il tasso di nuzialità. Le legislazioni e le procedure cant. dal XVI sec. fino alla seconda metà del XIX sec. mostrano una grande diversità in questo ambito. In alcune regioni la legge sanciva la totale autonomia dei giovani nella scelta del coniuge e prevedeva sanzioni per genitori e intermediari che esercitassero pressione su di loro (Glarona dal XVI sec.). All'estremo opposto, l'approvazione dei genitori e persino della Famiglia era necessaria in altre regioni. In caso di inosservanza subentrava la privazione dei beni nuziali (laddove prevaleva l'usanza di dotare i figli) oppure la diseredazione totale o parziale nei cant. e nelle regioni in cui vigeva la libertà testamentaria (Basilea, Emmental, Friburgo, Ticino, Sciaffusa, Vallese). Fino alla seconda metà del XIX sec. alcuni Codici civili giunsero a permettere ai padri di fam. di influenzare il comportamento matrimoniale di figlie e vedove tramite disposizioni testamentarie (Ticino). Nell'intento di preservare l'unità dell'azienda fam. si cercava di spingere queste ultime a rimanere nubili o a non rimaritarsi. Se rinunciavano al matrimonio veniva loro assegnato, oltre alla quota legittima, un diritto di usufrutto sulla quota disponibile. Quando le aziende agricole venivano trasmesse interamente a un unico erede, il diritto del primogenito e dell'ultimogenito incideva pure sulle possibilità matrimoniali dei figli esclusi dalla successione (Diritto successorio).

L'influenza dei fattori economici sul mercato matrimoniale si manifestava in particolare nelle differenze di comportamento fra il mondo rurale tradizionale e le regioni protoindustriali. Nelle regioni dove l'attività era poco diversificata, ad esempio in Ticino o in Vallese, le probabilità di sposarsi e di accasarsi dipendevano dal rango sociale alla nascita, mentre le alternative erano l'emigrazione o la rinuncia definitiva al matrimonio. Per quanto concerne la protoindustrializzazione, Rudolf Braun ha evidenziato per primo i cambiamenti che essa ha provocato nelle campagne sviz. e il suo impatto sul comportamento matrimoniale: individualizzazione del matrimonio, unioni più frequenti e più precoci grazie all'aumento del reddito e, di conseguenza, forte crescita demografica delle regioni protoindustriali della Svizzera dall'ultimo terzo del XVII sec.

Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp

4 - L'età matrimoniale

L'età al primo matrimonio variava sensibilmente a dipendenza di molteplici fattori: l'attività economica, l'area culturale e confessionale, il contesto cittadino o rurale e l'origine degli sposi (fino al XIX sec., gli immigrati si sposavano più tardi degli autoctoni). È importante sottolineare la doppia funzione del matrimonio come regolatore demografico, sia tramite la variazione della nuzialità sia in ragione dell'età alla quale viene contratto. Nel XVI e XVII sec., periodo in cui crebbe la pressione demografica sulle risorse, si affermò in tutta l'Europa occidentale una tendenza a sposarsi tardi e un'estesa propensione al celibato. Il generale innalzamento dell'età matrimoniale nel XVII sec. sembra essere legato alla minore mortalità, dovuta alla progressiva scomparsa delle grandi epidemie. L'aumento della pop. a ogni generazione rese allora necessaria una regolazione della Fecondità tramite il matrimonio. Nelle regioni di montagna non industrializzate, nelle campagne tradizionalmente dedite all'agricoltura e nelle città, il matrimonio venne progressivamente differito e nel XVII sec. fu contratto a un'età media superiore ai 28 anni per le donne e ai 31 anni per gli uomini. D'altra parte, nelle regioni protoindustriali, l'età al primo matrimonio era di ca. 25-26 anni per le donne e 27-28 anni per gli uomini. Nel XIX sec. il lavoro in fabbrica contribuì ad abbassare ulteriormente questa soglia: 22-23 anni per le donne e 24-25 anni per gli uomini. A questi fattori economici si sommavano quelli sociali e culturali, come la tendenza a posticipare le nozze diffusa in alcune élite cittadine e rurali desiderose di evitare la dispersione dei loro beni, oppure il matrimonio precoce in Ticino, riflesso di una cultura meridionale. In epoca contemporanea l'età media delle donne al primo matrimonio è in continuo aumento: da 24,2 anni nel 1970 è salita a 28,1 anni nel 2002. Ciò si spiega in buona parte con la convivenza prima del matrimonio. Va pure rilevato che con l'industrializzazione la differenza di età fra gli sposi si è ridotta rispetto alle soc. rurali. In generale tale differenza rimaneva tuttavia esigua e pochi erano gli uomini maturi che sposavano delle giovani. Del resto, tali unioni erano malviste dalla società e le nozze subivano allora, come nel caso dei vedovi e delle vedove (Vedovanza), il rituale canzonatorio dello Charivari.

Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp

5 - Le seconde nozze

Il secondo matrimonio ebbe un significato diverso a seconda dell'epoca. In condizioni di forte mortalità degli adulti con conseguente riduzione della durata dei matrimoni (15 anni ca. alla fine del XVII sec. e all'inizio del XVIII contro i 24 anni ca. in tutta la Svizzera negli anni 1876-90), il tasso delle seconde nozze fu elevato fino al XIX sec. Le possibilità di risposarsi offerte dal mercato matrimoniale erano tuttavia ineguali per vedovi e vedove. Penalizzate dal carico fam., queste ultime incontravano più difficoltà a contrarre una nuova unione. Nella Ginevra del XVII sec. si risposava il 41% dei vedovi ma soltanto il 18% delle vedove, con proporzioni analoghe a quelle riscontrate nelle campagne svittesi (risp. il 38% e il 17%) nel periodo 1660-1779. Per arginare la fretta inopportuna di alcuni soggetti in stato vedovile, la legislazione imponeva un termine di attesa. Espressione della pietà verso i defunti, esso mirava anche a evitare la perturbatio sanguinis, cioè il dubbio riguardo alla Paternità di un figlio postumo. Fino al XIX sec. per le vedove il termine fissato prima di potersi risposare variava dai tre ai nove mesi.

Nella seconda metà del XX sec. la durata media dei matrimoni è diminuita (anche se le nozze d'oro non costituiscono più un'eccezione) a seguito dell'incremento dei divorzi. Fra il 1967 e il 1983 la durata media di un'unione al momento del divorzio era di 11 anni. L'aumento del tasso di divorzi ha modificato la tipologia delle seconde nozze: nel 2006 l'1,1% delle persone che si sposavano erano vedove e il 21,8% divorziate.

Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp

6 - La celebrazione in chiesa, i luoghi e i tempi del matrimonio

Il Concilio di Trento impose l'obbligo della benedizione nuziale pubblica, celebrata in chiesa, perché il matrimonio potesse essere considerato valido; si voleva con ciò lottare contro la proliferazione delle unioni clandestine, invise alle fam., e combattere la bigamia. Tale necessità era sentita anche nelle regioni prot. di dottrina calvinista, a Ginevra in particolare, mentre fu accolta più lentamente nelle regioni di osservanza zwingliana e luterana. L'annuncio del matrimonio in chiesa (ripetuto di regola tre volte) e più tardi la sua affissione pubblica (abolita nel 2000) serviva allo stesso scopo. Nel corso del XVIII sec., per evitare matrimoni contrari alle normative cant. il luogo del matrimonio fu stabilito dalle relative legislazioni matrimoniali.

Fonti: H. Ritzmann-Blickenstorfer (a cura di),  <I>Historische Statistik der Schweiz</I> , 1996, 186; Ufficio federale di statistica  © 2004 DSS e Marc Siegenthaler, Berna.<BR/>
Matrimoni per mese in Svizzera dal 1870 al 2000

Il momento scelto per celebrare le nozze (stagione e giorno della settimana) è mutato nel corso dei sec. La data era stabilita in base alle attività economiche e per lungo tempo i matrimoni furono rarissimi durante la bella stagione, quella più impegnativa per i lavori agricoli. Questa tendenza si è invertita solo nel XX sec. Anche i fattori culturali ebbero un'influenza importante; i periodi proibiti dalla Chiesa catt. (Quaresima, Avvento) venivano osservati, in forma attenuata, anche dai prot. A seconda delle credenze popolari si preferivano o rifiutavano determinati mesi (come maggio ad esempio); certi giorni della settimana erano ritenuti propizi in alcune regioni del Paese e nefasti in altre. La predilezione per il sabato risale al XX sec. ma, con l'introduzione della settimana corta, è il giorno riservato generalmente alla cerimonia religiosa.

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7 - Gli effetti del matrimonio

La dote, la Morgengabe e il dotario erano tre istituzioni strettamente legate al matrimonio, applicate in modo diverso nei vari cant. In tutte le regioni romande il regime dotale fu in vigore già nel ME e rimase pratica corrente durante l'ancien régime. Anche in Ticino esisteva l'obbligo della dote, che era invece proibita in alcune regioni della Svizzera ted. La dote, portata per lo più dalla donna, forniva i beni necessari al fabbisogno dell'economia domestica. Menz. nel contratto matrimoniale (abbastanza diffuso prima dell'introduzione del Codice civile fed. nel 1912), questo contributo proveniva dai risparmi fatti dalla sposa oppure era fornito da terzi, generalmente dal padre. La legislazione tesa a proteggere la dote venne elaborata solo tardivamente, di solito nel XIX sec. L'istituzione della Morgengabe, ossia il "dono del mattino" fatto dal marito alla consorte il giorno dopo le nozze, ebbe origine dal diritto germanico. Presente nella maggior parte dei cant. della Svizzera ted., compare anche in alcuni contratti di matrimonio vodesi, influenzati dal diritto bernese. Il dotario era un vitalizio a favore del sopravvissuto, generalmente la vedova, stipulato per lo più nel contratto di matrimonio. In alcune regioni esso veniva accordato se il matrimonio era durato almeno un anno o se la coppia aveva un discendente. Il corredo infine, preparato in origine dalle ragazze, in seguito acquistato nei negozi specializzati, scomparve quasi completamente dopo gli anni 1970-80.

Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp

8 - La fine del matrimonio?

La rapida trasformazione dell'istituto matrimoniale iniziata negli anni 1960-70 ha rimesso in discussione un modello che risale al 1874 e per certi aspetti persino alla Riforma. All'inizio del XXI sec., sebbene il matrimonio non costituisca più la sola forma di convivenza ammessa dalla società, esso rimane tuttavia un perno fondamentale della vita fam. Anzi, il diritto al matrimonio è rivendicato da coloro cui è negato. Gli omosessuali, nonostante le loro richieste, devono accontentarsi dell'unione domestica registrata, introdotta nel 2001 dal cant. Ginevra e nel 2004 a livello fed. Il celibato dei preti catt.-romani, infine, viene contestato da una parte del clero e dei fedeli.

Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp

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Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp