• <b>Natalità</b><br>Fonte: Ufficio federale di statistica / Osservatorio demografico europeo  © 2009 DSS e Marc Siegenthaler, Berna.

Natalità

La natalità è un indicatore demografico (Demografia), che sul piano statistico consiste nel numero di nati vivi ogni 1000 ab. (tasso di natalità), e che risulta strettamente legato al tasso di Fecondità. La differenza tra il tasso lordo di natalità e di Mortalità di una pop. è pari al suo tasso di crescita naturale.

1 - Diminuzione della natalità

Anche se le Statistica annuali relative al movimento naturale della pop. (registrazione delle nascite e dei decessi) vengono compilate solo dal 1867, stime basate su dati parziali permettono di conoscerne l'andamento fino all'inizio del XIX sec. Per quanto riguarda i sec. precedenti, si suppone che nel XVIII sec. il tasso di natalità si assestasse attorno al 35-40‰; verosimilmente non raggiunse mai il 50‰, livello toccato da alcuni Paesi dell'Africa subsahariana all'inizio del XXI sec. Tra il 1800 e il 1860 oscillò tra il 36,9‰ (1809-16) e il 26,7‰ (1853-55), mentre dal 1860 al 1880 si situò al 30‰ ca. Dal 1900 si assistette a una sua forte diminuzione (la prima guerra mondiale e l'influenza spagnola provocarono un calo dal 24 al 19‰), fino ad arrivare al 15‰ nel 1940. Con la seconda guerra mondiale (dal 15 al 20‰) e il "baby boom" dal 1954 al 1964 (dal 17 al 19,5‰) ci fu una ripresa della natalità, seguita poi da una nuova diminuzione (9,8‰ nel 2006). L'indicatore congiunturale di fecondità, che attesta il numero medio di figli per ogni donna, è passato a sua volta da 2,4 nel 1950 a 1,4 nel 2006.

Il tasso lordo di crescita naturale, attestatosi tra il 7 e il 10‰ fino al 1914, negli anni 1930-40 scese a più riprese al di sotto del 5‰. Dal 1967 si verificò poi un nuovo rapido calo (1,7‰ nel 2006).

Nel contesto intern., la Svizzera attorno al 1875 risultava il quinto Paese europeo con la natalità più bassa dopo Francia, Grecia, Irlanda e Svezia, mentre negli anni 1930-40 si situava al sesto posto. Ciò fu dovuto all'alto numero di donne nubili (20% delle generazioni dal 1860 al 1869) e all'elevata età media al matrimonio (26,4 anni), tipici dei Paesi di emigrazione (Nuzialità).

<b>Natalità</b><br>Fonte: Ufficio federale di statistica / Osservatorio demografico europeo  © 2009 DSS e Marc Siegenthaler, Berna.<BR/><BR/>
Movimento naturale della popolazione dal 1861 al 2007

Autrice/Autore: Alfred Perrenoud / mku

2 - Divergenze confessionali

Negli anni 1870-80, il tasso di fecondità legittima (numero di figli legittimi nati vivi per 1000 donne coniugate di età compresa tra 15 e 49 anni) variava tra il 162‰ di Ginevra e il 300‰ dei cant. della Svizzera centrale e di Friburgo; mezzo sec. più tardi le differenze risultavano ancora più ampie (68‰ a Ginevra, 250‰ a Friburgo, 240‰ nella Svizzera centrale). Nel 1981 l'indicatore congiunturale di fecondità era pari a 1,1 a Basilea Città e a 1,2 a Ginevra, ma risultava superiore alla soglia di rinnovamento della pop. (2,1 figli per donna) nei cant. della Svizzera centrale e orientale (2,2 a Obvaldo, 2,5 ad Appenzello Interno). Nel 1996 la forbice tra valori minimi e massimi si era fortemente ridotta; il Ticino (1,3) e Appenzello Interno (meno di 2) rappresentavano gli estremi.

La diminuzione delle nascite venne attenuata dal crescente peso dei catt., che passarono dal 40,6% della pop. nel 1850 al 46,3% nel 1990, a cui corrispose nel medesimo periodo una diminuzione dei rif. (dal 59,3% al 40,0%). Tra il 1971 e il 1996, il tasso di crescita naturale fu negativo nei cant. rif. (-1,7‰) e positivo (4,1‰) in quelli catt., a fronte di saldi migratori pari risp. a 5,9‰ e 1,7‰. Ciò rispecchiava differenze sul piano dei comportamenti e nella struttura demografica della pop., con i catt. mediamente più giovani e con un numero di figli maggiore. La fecondità legittima nei cant. a preponderanza catt. (più dell'85% di catt.) è risultata sempre superiore a quella nei cant. a maggioranza rif. (più del 68% di rif.); i cant. confessionalmente misti (con l'eccezione di Ginevra) si collocano su valori intermedi. Ridotto fino al 1890, il divario si ampliò con il declino dei livelli di fecondità delle donne più giovani nei cant. rif., raggiungendo l'apice negli anni 1920-30 (223‰ per i catt., 131‰ per i rif.). Nel corso degli anni 1980-90 si assistette a un'uniformazione dei comportamenti; dal 1987 il tasso di fecondità delle due confessioni risulta pressoché identico.

Tali fattori culturali potevano anche combinarsi con variabili geografiche: a causa di una struttura sociale meno favorevole (età media al matrimonio più elevata, alto numero di donne nubili), nelle aree urbane (a eccezione delle città industriali in forte crescita) il tasso di natalità infatti è sempre risultato inferiore rispetto alle regioni rurali.

Autrice/Autore: Alfred Perrenoud / mku

3 - La natalità nella popolazione straniera

Nei decenni precedenti la prima guerra mondiale, l'evoluzione della natalità fu influenzata dall'aumento dei figli di genitori stranieri, che dal 1886 al 1913 passarono dall'8,5% al 17,5% del totale. Nel corso del trentennio seguente, caratterizzato da importanti sconvolgimenti politici ed economici, il peso della pop. estera diminuì, per poi crescere nuovamente durante il periodo di alta congiuntura seguito alla seconda guerra mondiale. All'inizio degli anni 1960-70, le nascite straniere avevano superato i livelli degli anni precedenti al 1914, raggiungendo il 31,4% del totale nel 1974. Dopo una nuova diminuzione nel decennio successivo (15,6% nel 1984), si verificò un'ulteriore inversione di tendenza; da allora la quota dei figli di genitori stranieri risulta in aumento.

Il tasso lordo di crescita naturale della pop. estera, pari a ca. il 2‰ fino al 1914, fu costantemente negativo (prevalenza dei decessi sulle nascite) tra il 1935 e il 1951. Nel 1968 superò per la prima volta l'equivalente tasso riferito ai cittadini sviz.; da allora risulta maggiore a quest'ultimo. Per gli Svizzeri dal 1998 i decessi prevalgono sulle nascite.

La crescente importanza relativa dei bambini di nazionalità straniera non è dovuta solamente all'incremento della pop. estera (20,3% nel 2002), ma anche alla proporzione maggiore di donne straniere in età di procreazione (nel 2002 il 49% di loro era compreso nella fascia di età tra 20 e 44 anni, contro il 33% delle Svizzere), alla loro minore età alla prima nascita (29 anni, contro 31 anni per le Svizzere) e al loro tasso di fecondità più elevato (1,9 bambini per donna, contro 1,2 per le Svizzere).

Nel periodo in cui la crescita naturale della pop. straniera risultò nulla o negativa, la fecondità legittima delle donne estere fu notevolmente inferiore a quella delle Svizzere (91 risp. 161 nascite per 1000 donne di età compresa tra 15 e 49 anni nel 1920, 81 risp. 127 nel 1930, 84 risp. 120 nel 1950). Nel 1960 il rapporto risultava ormai invertito, con 150 bambini per le straniere contro i 118 per le Svizzere.

Dopo il 1964 la diminuzione della fecondità riguardò entrambi i gruppi, con un calo però più marcato per le straniere (da 2,9 figli nel 1971 a 1,5 nel 1985) che per le Svizzere (da 1,8 nel 1971 a 1,4 nel 1976). Dal 1990 la fecondità delle straniere è cresciuta nuovamente fino a 2,1 figli per donna (probabilmente a causa dell'arrivo di nuovi gruppi di immigrati), mentre quella delle donne sviz. è ulteriormente diminuita, arrivando a 1,2 bambini nel 2001.

Il calo della nascite dopo il 1900 fu all'origine di politiche nataliste (Politica demografica). Anche i bassi tassi attuali costituiscono oggetto di dibattito e vengono cit. come argomento a favore di una Politica della famiglia più incisiva, e in particolare a sostegno dell'aumento degli Assegni familiari, degli asili nido e dei Doposcuola e di una fiscalità più favorevole per le giovani coppie con figli.

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
HistStat
– AA. VV., Deux siècles d'histoire démographique suisse, 1998

Autrice/Autore: Alfred Perrenoud / mku