Lavoro stagionale

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Il concetto di lavoro stagionale indica le attività svolte prevalentemente in determinati periodi dell'anno. Anche se riguarda in particolare l'Agricoltura, il fenomeno riveste importanza anche nell'ambito artigianale, nell'Edilizia e, dal XIX-XX sec., nel settore turistico (Turismo). Spesso il lavoro stagionale è legato a migrazioni temporanee sia all'interno del territorio nazionale (Migrazioni interne), sia attraverso le frontiere (Emigrazione, Immigrazione).

L'economia agricola è sempre stata legata ai cicli naturali, e quindi sottoposta a notevoli fluttuazioni del volume di Lavoro, dovute al carattere stagionale di determinate produzioni (Lavoro agricolo). Spec. nelle fasi cruciali (raccolto, trebbiatura, vendemmia, ecc.), anche i bambini erano chiamati a collaborare; dove attività agricole e lavoro salariato coesistavano, nel XIX e XX sec. anche i parenti occupati nell'industria o nel turismo prestavano la loro opera, ad esempio nella raccolta del fieno e dei cereali. Le variazioni stagionali spesso si riflettevano anche nel folclore, come testimoniano ad esempio i costumi tipici indossati nel mese di maggio, ma anche nelle grandi feste religiose primaverili, come l'Ascensione e le rogazioni. Anche nella vasta iconografia legata ai cicli annuali, la rappresentazione dei vari mesi dell'anno era spesso abbinata a particolari attività stagionali (Tradizioni).

Le aziende agricole più grandi spesso impiegavano forza lavoro salariata nei momenti in cui il bisogno di manodopera risultava particolarmente elevato. Tale circostanza aveva ripercussioni sul piano sociale, dato che nelle zone cerealicole dell'Altopiano, ma anche nelle aree agropastorali del Ticino e del Vallese, esisteva un nutrito gruppo di piccoli e piccolissimi proprietari, che producevano troppo poco per il sostentamento delle rispettive fam. e che riuscivano a sopravvivere grazie al lavoro salariato nelle aziende di maggiori dimensioni e ad altre attività integrative, spesso di carattere stagionale (Tauner, Giornalieri).

Soprattutto nelle valli alpine, i cicli stagionali comportavano spesso spostamenti all'interno di un'area più o meno vasta in concomitanza con la transumanza del bestiame. In questi casi, mentre durante l'inverno le fam. risiedevano nei villaggi, in estate gli uomini vivevano sui maggenghi o sugli alpeggi. Dal XVI al XIX sec. inoltre lavoratori agricoli provenienti dalle aree periferiche della Svizzera ted. si trasferivano verso le pianure della valle del Reno e della Germania meridionale. All'inizio del XIX sec., la manodopera agricola argoviese, turgoviese e sangallese trovava lavoro nel cant. Zurigo; nei cant. vicini alla frontiera venivano spesso ingaggiati mietitori provenienti dalle aree ted. limitrofe. Molto richiesto era pure il lavoro stagionale di boscaioli dal Tirolo e dal Vorarlberg, che fino all'inizio del XIX sec. erano presenti un po' in tutta la Svizzera settentrionale, fino al Giura. In genere questo tipo di migrazioni interessava le zone di piccola proprietà con un'agricoltura tendenzialmente estensiva, mentre le zone di destinazione erano piuttosto regioni cerealicole e viticole.

Anche zone prealpine e alpine dove la piccola proprietà risultava prevalente impiegavano manodopera forestiera in determinati periodi dell'anno. Nel Ticino, nel XIX e XX sec. lavoratori provenienti dal Bergamasco o dalla Valtellina erano sovente impiegati come falciatori o boscaioli; le aree che si affacciavano sul lago di Ginevra accoglievano invece tradizionalmente forza lavoro stagionale proveniente dalla vicina Savoia, come ad esempio le effeuilleuses impiegate nelle vigne.

Un caso particolare era costituito dalla cosiddetta Schwabengängerei, un fenomeno che riguardò in particolare i bambini grigionesi: ogni anno gruppi di giovani di entrambi i sessi, per lo più tra i 10 e i 14 anni, si recavano nella Germania meridionale sotto la guida di un adulto per passarvi una stagione, lavorando presso i contadini locali in cambio di vitto e alloggio e di una modesta remunerazione. All'inizio del XIX sec. il centro di tale emigrazione erano le zone catt. della valle del Reno anteriore, ma verso la metà del sec. la Schwabengängerei si era estesa anche ad altre regioni; il fenomeno scomparì poi solo all'inizio del XX sec. (Lavoro infantile). Anche il Ticino conosceva simili emigrazioni infantili; nel XIX sec. si trattava soprattutto di bambini che andavano a lavorare presso gli spazzacamini delle città lombarde e piemontesi.

Le fluttuazioni stagionali del lavoro agricolo dal XV sec. favorirono inoltre lo sviluppo di attività accessorie come l'industria tessile a domicilio (Lavoro a domicilio), che rappresentavano importanti fonti di reddito nei periodi più freddi dell'anno. Durante l'inverno ad esempio in alcune zone del Vallese - come l'Entremont - veniva praticata la lavorazione della lana, mentre in altre regioni, tra cui la valle Onsernone, dal XVII al XIX sec. fu l'intreccio della paglia a integrare i redditi agricoli (Industria della paglia). Nella misura in cui la manodopera a domicilio divenne maggiormente dipendente dal mercato, il carattere stagionale di tali attività andò tuttavia attenuandosi.

Il lavoro stagionale non riguardava dunque solo il settore primario: la Svizzera it. si caratterizzò ad esempio per attività stagionali altamente specializzate nel campo artigianale, commerciale e nell'edilizia. Già nel XIV sec., erano numerosi i lavoratori più o meno specializzati, soprattutto sottocenerini, attivi nei cantieri delle grandi città it.; architetti, stuccatori e pittori furono attivi nelle principali piazze europee (Maestranze artistiche), spingendosi fino in Polonia e in Russia. Tra i molti altri mestieri dell'emigrazione, facchini della valle di Blenio, del Locarnese e della Leventina erano presenti dal XV sec. a Milano, a Genova e nel granducato di Toscana; fumisti e spazzacamini della valle Verzasca, delle Centovalli e della valle Onsernone furono attivi, oltre che in Italia, anche in Francia, Belgio, Olanda, nell'Impero austro-ungarico e in Polonia. Nelle aree di emigrazione si sviluppò così una struttura economica particolare, fondata da un lato sul lavoro nei campi delle donne e dall'altro sui redditi monetari garantiti dall'emigrazione stagionale maschile. Gli spostamenti non avvenivano nel medesimo periodo dell'anno per tutti i mestieri: in genere i lavoratori edili emigravano nella stagione estiva, mentre la manodopera proveniente dalle regioni alpine espatriava durante l'inverno.

Lo sviluppo dell'edilizia e del turismo sviz. dagli anni 1870-80 diede origine a una forte immigrazione su base stagionale, spec. dall'Italia settentrionale, che si ridimensionò però fortemente durante la prima guerra mondiale e il periodo interbellico. Nel 1931, la legge fed. sulla dimora e il domicilio degli stranieri istituì ufficialmente lo statuto dello Stagionale, che permetteva alla manodopera estera, in genere di sesso maschile, di risiedere in Svizzera per un massimo di nove mesi all'anno, senza poter portare con sé i familiari.

Il boom economico nel secondo dopoguerra attrasse nuovamente un gran numero di lavoratori stagionali stranieri, fino agli anni 1970-80 prevalentemente it., attivi soprattutto nel settore edilizio, ma anche nell'industria alberghiera e nell'agricoltura. Dal 1963, quando la Conf. adottò misure per limitare l'afflusso di manodopera estera, essi diminuirono sia in termini assoluti, sia in rapporto al totale dei lavoratori stranieri in Svizzera. Gli accordi bilaterali sottoscritti tra la Svizzera e l'Unione europea nel 2002 hanno infine portato all'abolizione dello statuto di stagionale.


Bibliografia
– R. Weiss, Volkskunde der Schweiz, 1946 (19843)
– H. Brugger, Die schweizerische Landwirtschaft in der ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts, 1956
– H. Brugger Die schweizerische Landwirtschaft 1850 bis 1914, 1978
– AA. VV., Col bastone e la bisaccia per le strade d'Europa, 1991
– U. Brunold (a cura di) La migrazione artigianale nelle Alpi, 1994
– L. Seglias Die Schwabengänger aus Graubünden, 2004 (20072)

Autrice/Autore: Sandro Guzzi-Heeb