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Paludi

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Le paludi, caratterizzate da comunità vegetali specifiche cresciute su uno strato di torba, costituiscono zone umide permanenti, come i boschi di palude, gli acquitrini, i cariceti e le piccole acque di ogni sorta con o senza fondo di torba. Si formarono dopo l'ultima Glaciazione (ca. 10'000 anni fa) e più tardi negli avvallamenti in cui l'abbondanza di acqua e le condizioni climatiche (temperatura media inferiore a 10°C) erano favorevoli alla crescita di determinate piante. Le paludi basse di grande estensione (paludi di terramento, torbiere basse, prati fluitanti, cariceti) si svilupparono per esempio nel Seeland bernese, nel Rheintal sangallese e in numerose valli fluviali e pianure della Svizzera. Mentre le torbiere basse traggono la loro umidità e le sostanze nutritive principalmente dalla falda freatica, le torbiere alte (brughiere di erica o torbiere di sfagno), cresciute oltre il livello della falda freatica, vengono approvvigionate solo dall'acqua piovana. In Svizzera entrambi i tipi si trovano soprattutto a nord delle Alpi fra il lago di Ginevra e il Säntis e nel Giura. Per numerosi animali (Fauna) e piante (Flora) protette (come il giaggiolo, la drosera, i pennacchi) le paludi costituiscono il principale spazio vitale (protezione della Natura).

Dopo l'ultima glaciazione le paludi coprirono ca. da un quarto fino a un terzo della superficie della Svizzera attuale. Attorno al 1800 rappresentavano ancora il 6%. Nel ME e nell'epoca moderna lo sfruttamento agricolo estensivo contribuì a conservare e persino a creare le torbiere basse; dal XVIII sec. tuttavia il prosciugamento di terreni, l'estrazione della torba (Torbiere), le misure atte a migliorare la qualità del suolo e la conversione in terreni utilizzabili per l'agricoltura e la selvicoltura determinarono la loro parziale scomparsa. Nel XIX e XX sec. le divisioni dei beni comuni, le Migliorie fondiarie, le bonifiche, i prosciugamenti su ampia scala, la Correzione dei corsi d'acqua (pianura della Linth, Reno alpino, Rodano, Broye, piana dell'Orbe, acque del Giura, Emme, Reuss, Ticino) e la costruzione di dighe, agglomerati e strade ridussero considerevolmente le aree paludose dell'Altopiano elvetico. La loro presenza è ancora riscontrabile in vari toponimi (Moos, Ried in ted.; Mosses, Mouilles, Sagne in franc.).

Numerose tracce antropiche risalenti fino al Paleolitico si conservarono grazie alle condizioni favorevoli offerte dai terreni paludosi umidi. Tra i ritrovamenti noti rientrano i resti umani (corpi interi e non, conservati in assenza di ossigeno e sotto l'effetto di acidi) e le offerte sacrificali e votive dell'età del Bronzo e del Ferro. I reperti ritrovati a Weier presso Thayngen e nel Wauwilermoos nell'Egolzwil lucernese provengono da insediamenti neolitici.

Nel ME e in epoca moderna le paludi facevano solitamente parte dei Beni comuni; servivano come pascolo per il bestiame grosso e minuto e fornivano dello strame. Sulle superfici non utilizzate crescevano cespugli e alberi. L'uso delle paludi era regolamentato dalle comunità di villaggio; spec. dal XVIII sec., tuttavia, le autorità cittadine (Basilea, Berna, Zurigo), ispirate dalle idee della riforma agraria, emanando mandati intervennero in misura sempre maggiore sui regolamenti com., che riguardavano, oltre ai boschi e ai pascoli, anche i cariceti e le paludi (Diritti d'uso). Per ovviare alla penuria di legname, le paludi vennero sfruttate per l'estrazione della torba e di conseguenza in parte distrutte. Dall'inizio del XVIII sec. i com., in particolare quelli zurighesi, iniziarono a prosciugare le torbiere alte e a estrarre la torba, impiegata sotto forma di mattonelle in sostituzione della legna da ardere. Nello stesso tempo il passaggio alla stabulazione permanente aumentò il fabbisogno di fieno e di strame, determinando un accresciuto sfruttamento delle paludi per l'ottenimento di questi materiali.

Nel cant. Berna dopo il 1850 si formarono dei cosiddetti consorzi di bonifica, autorizzati a prosciugare paludi e acquitrini. Fra il 1885 e il 1940 in tutta la Svizzera furono liberati dall'acqua ca. 80'000 ettari di terreno paludoso per mezzo del drenaggio con tubi di argilla e altre tecniche. A questi si aggiunsero ulteriori 80'000 ettari bonificati durante la seconda guerra mondiale nell'ambito del piano Wahlen. Le aree non drenate continuarono a essere utilizzate come prati da strame. Spesso proprietà dei com., fino al secondo dopoguerra le paludi venivano in parte affittate a privati per la produzione di strame e l'estrazione di torba. Dal 1950 l'importanza di questo tipo di sfruttamento diminuì e il prosciugamento delle paludi cessò quasi completamente. Nel corso del XIX sec. e della prima metà del XX sec. l'estensione delle torbiere basse e alte si ridusse del 90% ca., costituendo all'inizio del XIX sec. solo lo 0,5% della superficie complessiva del territorio sviz..

La rapida scomparsa delle zone umide in tutto il Paese dall'inizio del XX sec. preoccupò anche la commissione sviz. per la protezione della natura, che rivolse l'attenzione ai monumenti naturali minacciati. Piu tardi anche l'Heimatschutz si interessò alla questione. L'1.7.1966 fu emanata una legge fed. sulla protezione della natura e del paesaggio. Quando negli anni 1980-90 il Dip. militare fed. progettò la costruzione di una piazza d'armi nella torbiera alta di Rothenthurm, la proposta incontrò una forte opposizione. Fu lanciata un'iniziativa costituzionale, la cosiddetta iniziativa di Rothenthurm, che chiedeva la protezione totale di tutte le paludi e i paesaggi palustri di importanza nazionale. L'iniziativa fu accolta da popolo e cant. nel dicembre del 1987.

Facendo riferimento alla legge fed. sulla protezione della natura e del paesaggio del 1966 e all'articolo costituzionale del 1987 sulla protezione rigorosa delle paludi, la Conf., con il sostegno della Lega per la protezione della natura (dal 1997 Pro Natura), fece inventariare i diversi tipi di palude ed elaborare un'ordinanza sulle torbiere alte. Entro il 1991 fu realizzato un inventario fed. delle torbiere alte. Per incarico dell'ufficio fed. dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio, nel 1994 seguirono ulteriori inventari delle torbiere alte e basse e nel 1996 l'inventario fed. delle zone palustri, che comprende 89 siti (scelti fra un totale di 329) che rappresentano il 2,2% della superficie nazionale, ovvero 92'600 ettari (in 19 cant.). Le zone palustri selezionate sono caratterizzate in primo luogo da paludi, ma includono anche altri biotopi ed elementi naturali e non come ruscelli, siepi, prati secchi e stagni. Nel 2007 l'inventario delle paludi elencava 1163 torbiere basse degne di protezione, con una superficie totale di ca. 20'000 ettari, e 549 torbiere alte, per una superficie totale di ca. 1500 ettari, pari a ca. lo 0,04% della superficie totale del territorio nazionale.

L'applicazione della protezione delle paludi è di competenza dei cant., tenuti a proteggere e curare le zone classificate come degne di protezione. Ciononostante l'esistenza di numerose paludi rimane minacciata a causa dell'immissione eccessiva di sostanze nutritive, della frammentazione, dell'insediamento di cespugli e del rimboschimento. Gli ambienti attivi nella protezione della natura evidenziano l'importanza culturale delle paludi, un ecotipo ormai raro, tramite offerte formative e didattiche. A Les Ponts-de-Martel, un antico sito di estrazione industriale della torba nella più estesa torbiera alta della Svizzera, sono per esempio stati allestiti due percorsi didattici (1998, 2000). Analoghi sentieri si trovano attorno all'Etang de la Gruère (com. Saignelégier), nel paesaggio palustre dell'Entlebuch, riserva biosferica dell'UNESCO, o nella zona golenale del piano di Magadino.


Bibliografia
Encycl.VD, 1, 41-59
– C. A. Vaucher, Les marais, 1976
– U. Hintermann, Inventario delle zone palustri di particolare bellezza e d'importanza nazionale, 1992
– M. Irniger, «Wald und Waldnutzung im Umbruch des 18. Jahrhunderts», in Geographica Helvetica, 48, 1993, 67-71
– A. Grünig (a cura di), Mires and Man, 1994
– AA. VV., «Geschichte der landwirtschaftlichen Moornutzung im süddeutschen Alpenvorland», in Natur und Landschaft, 74, 1999, 91-98
– AA. VV., «Zum Schutz der Moorlandschaft Schwägalp unter besonderer Betrachtung des Teils im Kanton A.Rh.», in Rivista forestale svizzera, 152, 2001, 314-319
Torbiere e paludi e la loro protezione in Svizzera, 2002
– «Biodiversität in Feuchtegebieten», in Hotspot, 15, 2007, 3-26
Schwyzer Moore im Wandel, 2007

Autrice/Autore: Walter Thut / cbo