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Frontalieri

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Il termine frontaliere, che designa quel lavoratore Pendolare che quotidianamente attraversa una Frontiera tra Stati per recarsi dal proprio domicilio al posto di lavoro, è un termine più recente del fenomeno cui si riferisce, che esiste invece da tempo; esso divenne davvero di uso comune dopo che la polizia degli stranieri varò norme specifiche per la categoria, quando cioè, a partire dagli anni 1950-60, il flusso dei frontalieri si fece massiccio (Migrazioni). Per frontalieri oggi la Svizzera intende soprattutto i lavoratori stranieri residenti all'estero nella fascia di confine; sono però in aumento anche i cittadini sviz. che, spesso per motivi economici (come i prezzi dei terreni), trasferiscono la loro residenza oltre frontiera. Prima del 1914, quando all'estero vennero create filiali di ditte sviz., si ebbe invece un importante movimento pendolare in direzione opposta, in cui lavoratori specializzati abitavano nella fascia di confine sviz. e lavoravano nel vicino Paese estero.

Anche in un contesto di ridotto traffico transfrontaliero si registrano sempre movimenti di pendolari in entrambe le direzioni. Specifiche condizioni economiche hanno portato al costituirsi di quattro regioni a forte densità di frontalierato: Ticino, zona di Basilea, zona di Ginevra e fascia del lago di Costanza, tra Sciaffusa e il Rheintal. I 18 cant. sviz. di confine (nell'ottica del frontalierato sono compresi in questa categoria anche i due Appenzello e Berna) hanno il vantaggio di poter reclutare lavoratori in deroga alle restrizioni in vigore per la manodopera straniera; tale privilegio - così lo giustifica il legislatore - è inteso a compensare gli svantaggi economici dovuti alla posizione periferica e alla concorrenza del Paese vicino, più conveniente in termini di prezzi (con il connesso fenomeno del "turismo degli acquisti"). Salvo che nel Ticino, in linea di massima i frontalieri non vengono assunti a salari più bassi; esiste un diritto legale a retribuzioni e condizioni di lavoro conformi a quelle in vigore nell'ambito locale, nelle professioni e nei rami specifici. In particolare in occasione del primo rilascio di un permesso per frontalieri viene appurato se non possa essere reperito sul mercato sviz. del lavoro un lavoratore dall'analogo profilo.

Le attuali norme sui frontalieri si fondano da un lato su ordinanze aggiornate ogni anno, volte a limitare il numero degli stranieri (in base alla legge fed. del 1931 concernente la dimora e il domicilio degli stranieri), dall'altro su quattro diversi accordi bilaterali con gli Stati confinanti. La zona di frontiera è stabilita in modo diverso a seconda dello Stato. Quella con la Germania è profonda 60 km, quella con l'Italia 20 e quella con la Francia 10 (perché 20 km è considerata la distanza massima percorribile da un lavoratore in bicicletta); di fatto la delimitazione delle fasce, mai sottoposta a revisione, da tempo non viene rispettata.

Per l'assenza di controlli al confine, prima del 1914 non è praticamente possibile dare consistenza statistica al frontalierato; anche con le statistiche introdotte più tardi dai cant. il fenomeno restò difficilmente quantificabile proprio perché oltrepassava i confini cant., spec. nella Svizzera nordoccidentale e orientale. Inoltre, le cifre sono sottoposte a forti oscillazioni, dato che i frontalieri (salvo che nella regione basilese) in genere servono ai datori di lavoro come massa di manovra e "ammortizzatori congiunturali". In totale, in Svizzera ca. la metà dei frontalieri proviene dalla Francia, un quarto dall'Italia, il restante quarto da Germania e Austria; soprattutto nel segmento franc., tuttavia, si tratta di lavoratori non in possesso della nazionalità franc. Nel 1971 i frontalieri erano 86'000, nel 1978 (dopo il crollo del 1974) ca. 84'000, nel 1985 ca. 109'000, nel 1990 e nel 1991 ca. 180'000 (massimo storico), nel 1995 ca. 152'000 e nel 2001 168'000, di cui ca. 32'700 nel Ticino, ca. 48'900 nella regione di Basilea, ca. 32'500 nel cant. Ginevra, 11'500 nel Vaud e 7200 nel cant. San Gallo. Il totale equivale pur sempre a un quinto appena dei lavoratori stranieri presenti nel Paese (921'559 nel 2001). Nel Ticino il periodo 1955-74 ha visto un aumento da 7000 a 32'000 frontalieri, saliti poi a 40'700 nel 1990 ma scesi a 28'600 nel 1997. Solo confronti puntuali con dati precedenti mostrano l'enorme crescita del flusso di frontalieri: a Basilea prima del 1914 il fenomeno interessava complessivamente ca. 2000 persone, nel 1931 2027 frontalieri provenienti dal Baden e 1082 provenienti dall'Alsazia. La ripartizione fra i sessi varia di molto a seconda dell'epoca e della regione; nelle statistiche basilesi, tuttavia, le donne risultano in forte maggioranza solo negli anni 1945-50, mentre in altri periodi la loro percentuale è chiaramente inferiore a quella maschile.

Il reclutamento di frontalieri permetteva alle aziende di aggirare le limitazioni previste per la manodopera straniera. L'Azione nazionale cercò di introdurre restrizioni anche in questo campo promuovendo un'iniziativa per la limitazione delle immigrazioni, sconfitta però in votazione popolare nel 1988. In alcune ditte i frontalieri costituiscono oltre la metà del personale. Per alcune ditte della Svizzera ted., specie per quelle dai comparti poveri di infrastrutture come il tessile, la disponibilità di frontalieri fu decisiva per il trasferimento dell'attività nel Ticino. Temi dibattuti come problematici nel contesto del frontalierato sono soprattutto il dumping salariale, la sicurezza del posto di lavoro, la libera circolazione in ambito professionale, l'imposizione alla fonte, la differenza di potere d'acquisto e le assicurazioni sociali; oggetto di giudizi positivi, invece, sono la collaborazione transfrontaliera e l'identità non monolitica dei frontalieri.


Bibliografia
– C. Ricq, Les travailleurs frontaliers en Europe, 1981
Grenzgänger in der Nordwestschweiz, 1987
– U. Bloch, «Grenzgänger aus Südbaden in Basel-Stadt in den ersten Jahren nach dem Zweiten Weltkrieg», in BZGA, 95, 1995, 207-235

Autrice/Autore: Georg Kreis / vfe