• <b>Gioventù</b><br><I>Le età della vita</I>. Parte sinistra di un dittico realizzato verso il 1600; olio su legno (Hôtel de Ville, Yverdon-les-Bains; fotografia Musée historique de Lausanne).
  • <b>Gioventù</b><br>Manifestazione di giovani svoltasi nel marzo del 1985 a Berna per protestare contro la demolizione di abitazioni nel quartiere di Mattenhof (Biblioteca nazionale svizzera).

Gioventù

Per gioventù si intende la fase della vita in cui non si è più bambini, ma non si hanno ancora acquisiti diritti, doveri, ruoli e condizione da adulti. A seconda della definizione, comprende diverse età, di solito gli anni fra i 14 e i 24. Dalla fine del XVIII sec., nelle soc. rurali solo dal XIX sec., l'inizio delle relazioni sessuali, il raggiungimento dell'indipendenza professionale e materiale e il distacco dalla fam. di origine costituiscono i principali processi evolutivi tra l'Infanzia e l'età adulta.

1 - Età della vita ed esperienza generazionale

La gioventù si colloca tra due fenomeni fondamentali: da un lato il percorso individuale attraverso età diverse (Ciclo di vita), dall'altro i mutamenti collettivi del gruppo di coetanei nel tempo. Individui cresciuti insieme (gruppi campione) sono influenzati in maniera omogenea da eventi sociali e formano così una generazione. Mentre già nell'antichità esistette una suddivisione delle età della vita, solo nel XX sec., a seguito delle rapide trasformazioni della società, il concetto di generazione divenne una categoria molto usata per descrivere la gioventù. Ne sono testimonianza neologismi quali "generazione scettica", "generazione disinvolta", "beat generation", "no-future generation" ecc.

2 - Costituzione storica della gioventù come fase della vita

Nel basso ME il concetto di iuvenes indicava per lo più giovani cavalieri nobili. Costoro erano considerati guerrieri completi diversamente dal puer e dall'adolescens, cioè giovani, non più bambini, che non avevano ancora concluso la formazione cavalleresca. Gli iuvenes ricevevano la vestizione durante una cerimonia solenne (conferimento delle armi, in seguito accollata), non avevano ancora figli o almeno non erano sposati e, a differenza del bambino o del nobile a tutti gli effetti, non sottostavano a vincoli. Georges Duby definisce la gioventù (iuventus) come fase della vita tra la vestizione e la paternità.

La società premoderna non conosceva riti di iniziazione importanti (Riti di passaggio), che segnassero il passaggio dall'infanzia alla gioventù. La maturità sessuale, la maggiore età giur., la maturità politica e quella religiosa non coincidevano né cronologicamente né sul piano concettuale. A seconda dell'appartenenza regionale e di ceto, i confini tra infanzia ed età adulta variavano considerevolmente. Elementi generali determinanti per definire la gioventù erano unicamente la condizione di non coniugati e la dipendenza dal capofam. Il passaggio all'età adulta non avveniva all'improvviso, ma a piccoli passi. Il principale spazio vitale in cui si muovevano i giovani restava la Famiglia; una vita al di fuori della casa paterna o padronale era inimmaginabile. Poiché i più prestavano servizio come servi o lavoravano come garzoni, una condizione legata a frequenti cambiamenti del posto di lavoro, l'essere giovani coincideva con una grande mobilità. Congreghe giovanili e Confraternite costituivano forme di aggregazione di giovani uomini che, tranne sporadici casi di ribellione, servivano alla riproduzione dell'ordine costituito. Poco si sa del mondo delle giovani donne, diversamente strutturato. La durata della gioventù dipendeva in maniera determinante dal "matrimonio tardivo". La maggioranza degli uomini si sposava soltanto a 27 o 28 anni, quando era possibile acquisire una fattoria o un'azienda; le donne, di solito, due o tre anni prima. Con il matrimonio, tanto l'uomo quanto la donna entravano definitivamente nell'età adulta, diventando membri "a pieno titolo" di una società.

<b>Gioventù</b><br><I>Le età della vita</I>. Parte sinistra di un dittico realizzato verso il 1600; olio su legno (Hôtel de Ville, Yverdon-les-Bains; fotografia Musée historique de Lausanne).<BR/>
Le età della vita. Parte sinistra di un dittico realizzato verso il 1600; olio su legno (Hôtel de Ville, Yverdon-les-Bains; fotografia Musée historique de Lausanne).
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In una società sempre più complessa e in rapida trasformazione, si rese sempre più necessaria una regolamentazione del processo di crescita, che comportò lo sviluppo di modelli specifici per ceto e per genere. Sin dal XIX sec. il sistema educativo rivestì un'importanza fondamentale nell'organizzazione e nella definizione del passaggio dal bambino all'adulto. Il primo concetto di gioventù fu quello del "giovane promettente", nato alla fine del XVIII sec. all'interno della borghesia colta, sullo sfondo dell'ottimismo culturale illuminista. Per gioventù si intendevano allora gli adolescenti, che grazie all'educazione sviluppavano personalità autonome. L'industrializzazione rafforzò la necessità di proteggere i giovani dalle pretese del mondo adulto (Lavoro infantile). Con la tutela legale della gioventù nacquero sistemi di promozione (cultura), ma anche di limitazione, che definivano singoli aspetti dell'infanzia e della gioventù come degni di particolare protezione. In seguito all'allontanamento della gioventù dal processo lavorativo, alla generalizzazione di una sorta di "pubertà culturale" dovuta al prolungamento del periodo formativo e all'aumento del Tempo libero, dalla seconda metà del XIX sec. nacquero nuove forme di aggregazione, dapprima come Organizzazioni giovanili (prima Unione cristiana dei giovani nel 1825, prima organizzazione nazionale nel 1864) e, dopo il 1945, anche sotto forma di animazione socioculturale in ambito giovanile. Il riconoscimento alla gioventù di un diritto speciale, come rivendicato nella dichiarazione del Movimento giovanile ted. (1913) sull'Hohen Meissner, nella seconda metà del XX sec. portò inoltre a un sempre più forte consolidamento della cultura giovanile (Movimenti giovanili).

3 - Gioventù e istruzione

Il periodo di istruzione obbligatoria in Svizzera fu gradatamente esteso a nove anni (Scuola). A partire dagli anni 1870-80 si affermò la Formazione professionale. Con l'accresciuta diffusione della formazione dagli anni 1950-60, la percentuale di maturità conseguite crebbe notevolmente e oggi si aggira intorno al 20% di una classe (Maturità, Scuole superiori). All'inizio del XXI sec., ca. il 95% dei giovani frequenta la scuola secondaria, l'80% ca. la porta a termine e una percentuale sempre più elevata conclude una formazione a livello superiore. La scolarizzazione della gioventù può pertanto considerarsi praticamente compiuta. La crescente diffusione dell'istruzione ha contribuito in modo determinante al consolidamento e al prolungamento della fase giovanile, ma ne ha per converso determinato la dipendenza economica.

La liberazione dall'obbligo di contribuire alla sussistenza della fam. d'origine e la scolarizzazione sono state attuate in modo diverso a seconda delle condizioni sociali e del sesso: i nuovi spazi interessarono in un primo tempo soprattutto uomini (Ruoli sessuali) ed esponenti della borghesia colta. Questa "liberazione" della gioventù ebbe però come conseguenza che gruppi di interesse sociali, oltre a diverse istituzioni, in particolare la scuola e le nascenti org. per la protezione dei minori, di assistenza e di animazione giovanili, cercarono di controllare questi spazi attraverso misure di disciplinamento sociale (Amiche della giovane, Movimento per la moralità, ass. giovanili). A colmare il vuoto fra la scuola dell'obbligo e l'esercito si inserì, alla fine del XIX sec., la scuola di perfezionamento, antenata della scuola professionale, volta a offrire a tutti i giovani di sesso maschile una formazione successiva a quella obbligatoria e a prepararli agli esami pedagogici della scuola reclute.

4 - I momenti di svolta della fase giovanile

A partire dalla Costituzione dell'Elvetica, la maturità politica si raggiungeva all'età di 20 anni, anche se singoli cant. avevano fissato limiti più bassi (16 o persino 14 anni). Soltanto grazie all'estensione dei diritti di partecipazione giovanile in ambito politico e sociale dopo il 1968, nel 1991 si arrivò al diritto di voto e di elezione a 18 anni a livello fed. (ancora respinto nel 1979) e nel 1996 all'equiparazione della maggiore età e della capacità di matrimonio (art. 14 CC). Oltre alle disposizioni sull'età di voto, di elezione e sulla maggiore età, e a misure riguardanti la scuola primaria e più tardi quella di perfezionamento, anche le norme sull'età minima nelle leggi cant. sulle fabbriche (legge fed. sulle fabbriche 1877) costituirono una svolta. L'unificazione del diritto in ambito civile (1911) e penale (1942) codificò ulteriormente la fase giovanile, per esempio attraverso l'introduzione di diversi livelli della maggiore età penale (dopo il compimento del settimo, quindicesimo, diciottesimo e venticinquesimo anno di età). Sullo sfondo di una tendenza riformatrice di stampo pedagogico, fu istituita in entrambi i Codici un'ampia protezione dei minori, oltre all'amministrazione della giustizia minorile e all'applicazione dei provvedimenti improntate a principi pedagogici. In questo modo, sul piano giur. l'età giovanile venne chiaramente distinta dall'infanzia e dall'età adulta.

Il diritto sviz. conosce ulteriori cesure: i quattordicenni possono svolgere lavori estivi, i sedicenni inserirsi nel mondo del lavoro, frequentare sale da gioco, consumare bevande alcoliche (tranne superalcolici) in locali pubblici e decidere della propria appartenenza religiosa. A 14 anni i giovani hanno il diritto di guidare il ciclomotore e a 18 l'automobile, passi importanti verso l'età adulta all'interno di una società basata sul movimento.

Tutti questi punti di svolta, che definiscono la condizione giovanile, sono soggetti ai mutamenti storici. La gioventù non è una costante antropologica, come è stato a lungo sostenuto spec. dalla psicologia. Per secoli l'inizio del rapporto di servitù ha per esempio rappresentato una tappa fondamentale nel processo di crescita. Durante l'industrializzazione la Comunità domestica si disgregò come unità di produzione e di riproduzione, e all'inizio del XX sec. scomparve la servitù intesa come avvio dell'attività lavorativa al di fuori della fam. d'origine. In seguito alle trasformazioni economiche, divenne consuetudine fra i giovani esercitare un'attività professionale fuori casa pur restando nella fam. d'origine, mentre la scuola, la scelta professionale e la formazione influenzavano sempre più il periodo della gioventù. L'inizio dell'attività lavorativa e la creazione di un'economia domestica autonoma hanno assunto una grande importanza come tappe dell'indipendenza economica nel cammino verso l'età adulta.

La fase giovanile è quindi caratterizzata da diversi momenti di cesura che si susseguono e si intersecano. Oltre a quelli già citati, rivestivano importanza, per una parte dei giovani maschi, i Cadetti o le esercitazioni militari, e per le donne il matrimonio e i suoi preparativi. Oggi numerosi piccoli passaggi segnano l'entrata dei giovani nel mondo adulto: la scelta della professione, le prime esperienze sessuali, le prime vacanze da soli, la prima automobile, la conclusione della formazione professionale o degli studi univ., la creazione di una propria economia domestica, il matrimonio, la nascita del primo figlio (Famiglia) ecc. In particolare va sottolineato il mutato comportamento sessuale (Sessualità) a partire dagli anni 1960-70, poiché in epoche precedenti i contatti sessuali erano ritenuti prerogativa degli adulti e delle coppie sposate.

5 - Cultura giovanile e protesta giovanile

Considerata in passato una fase della vita da superare, nella società dei consumi la gioventù si trasformò in un bene desiderabile. A livello demografico, la percentuale di giovani nella pop. totale diminuì a causa della progressiva crescita della speranza di vita e del calo delle nascite. Bene sempre più esiguo, la gioventù finì con il diventare oggetto per le proiezioni degli adulti. La giovinezza fu elevata a ideale: sul piano esteriore (moda), culturale (globalizzazione e commercializzazione della cultura giovanile), medico (chirurgia estetica) e biologico (ricerca dei geni responsabili dell'invecchiamento).

Mentre i mass media del dopoguerra fecero in modo che stili e subcultura giovanili (musica, abbigliamento, attività del tempo libero, aspetto esteriore ecc.) si succedessero come fenomeni più o meno passeggeri, nell'ultimo quarto del XX sec. gli ambienti culturali giovanili si moltiplicarono. Contemporaneamente, i mass media e la mobilità fecero perdere alla cultura giovanile il suo vecchio carattere regionale; essa acquisì importanza come modello alternativo alla tradizionale cultura borghese, ma al contempo conobbe una sempre maggiore commercializzazione. Da quando i giovani dispongono di proprie risorse finanziarie, pur restando economicamente dipendenti, sono sfruttati come fattore economico e di consumo.

<b>Gioventù</b><br>Manifestazione di giovani svoltasi nel marzo del 1985 a Berna per protestare contro la demolizione di abitazioni nel quartiere di Mattenhof (Biblioteca nazionale svizzera).<BR/>
Manifestazione di giovani svoltasi nel marzo del 1985 a Berna per protestare contro la demolizione di abitazioni nel quartiere di Mattenhof (Biblioteca nazionale svizzera).
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Nel complesso, nell'ultimo terzo del XX sec. l'età giovanile appare più individualizzata e meno istituzionalizzata, e manifesta una tendenza verso l'aggregazione informale. Dopo una fase di uniformità volta a eliminare le differenze di sesso, di provenienza regionale e di ceto, si registrano segnali evidenti in direzione di nuove disparità all'interno del mondo giovanile.

L'aspetto della protesta è da sempre parte integrante della cultura giovanile. In un primo momento la protesta giovanile fu tesa soprattutto a ottenere i diritti sociali prima del previsto. Solo dopo l'Illuminismo comparvero i primi circ. culturali giovanili che perseguirono obiettivi di emancipazione. Di solito, nel XVIII e XIX sec. i giovani ribelli appartenevano all'élite maschile della società. Nonostante un maggiore consenso, anche i movimenti giovanili del XX sec. (per esempio il Wandervogel, la Gioventù socialista, i teddy boys, i movimenti del 1968 e del 1980) rimasero un fenomeno minoritario.

6 - Gioventù come oggetto di ricerca

Con l'affermarsi delle moderne scienze sociali, spec. della pedagogia, della psicologia e della sociologia, dalla fine del XIX sec. la gioventù suscitò sempre più l'interesse scientifico; se ne occuparono anche la medicina, la psichiatria, il diritto, l'etnologia e l'antropologia. La gioventù fu oggetto di nuova attenzione come categoria storica a partire dagli anni 1960-70, nell'ambito della storia sociale e di lavori sulla storia dell'infanzia e della fam. In precedenza, l'indagine storica della gioventù era stata guidata più da interessi personali (Wilhelm Wackernagel, Alice Denzler, Hans Métraux o Albert Lutz) e affrontata nell'ottica della ricerca su usi e costumi.

La tradizionale interpretazione scientifica della gioventù era fondata su premesse biologiche: dall'Illuminismo alla prima metà del XX sec. fu considerata un processo di maturazione biologico, accompagnato da un'evoluzione psicologica. Questi concetti biologici e psicologici cedettero il passo a un'interpretazione della gioventù come fase di transizione influenzata da fattori sociali. Si prestò maggiore attenzione anche ad aspetti sociologici, culturali, giur. ed economici. Alla luce delle trasformazioni storiche dell'età giovanile e delle sue diverse manifestazioni sul piano del ceto, della cultura e del genere, la ricerca più recente ha preso le distanze da un'idea statica di gioventù. Il superamento dell'interesse unilaterale per gli Studenti, i giovani di sesso maschile e la gioventù borghese ha aperto l'orizzonte a una visione più dinamica del tema.

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– W. Wackernagel, Die Lebensalter, 1862
– A. Denzler, Jugendfürsorge in der alten Eidgenossenschaft, 1925
– K. Mannheim, «Das Problem der Generationen», in Kölner Vierteljahreshefte für Soziologie, 1928, 157-185, 309-330
– E. Vischer, Jugend und Alter in der Geschichte, 1938
– H. Métraux, Schweizer Jugendleben in 5 Jahrhunderten, 1942
– A. Lutz, Jünglings- und Gesellenverbände im alten Zürich und im alten Winterthur, 1957
– H. H. Muchow, Jugend und Zeitgeist, 1962
– W. Hornstein, Vom "jungen Herrn" zum "hoffnungsvollen Jüngling", 1965
– AA. VV. Jeunesse et société, 1971
– G. Busino «Jeunesse et société en Suisse ou la condition des jeunes dans les sociétés industrielles avancées», in Cahiers Vilfredo Pareto, 11, 1973, 211-222
– J. Traber La jeunesse fribourgeoise, 1974
– J. R. Gillis, I giovani e la storia, 1981 (inglese 1974)
– L. Roth, Die Erfindung des Jugendlichen, 1983
Schock und Schöpfung, 1986
– J. Zinnecker, Jugendkultur 1940-1985, 1987
– H.- H. Krüger (a cura di), Handbuch der Jugendforschung, 1988
– H. Fend, Sozialgeschichte des Aufwachsens, 1988
– W. Jaide, Generationen eines Jahrhunderts, 1988
– J.-C. von Bühler, Die gesellschaftliche Konstruktion des Jugendalters, 1990
– P. Dudek, Jugend als Objekt der Wissenschaften, 1990
– R. van Dülmen, Kultur und Alltag in der Frühen Neuzeit, 1, 1990, 121-132
– M. Mitterauer, I giovani in Europa dal Medioevo a oggi, 1991 (ted. 1986)
La jeunesse et ses mouvements, 1992
– G. Levi et al. (a cura di), Storia dei giovani, 2 voll., 1994
A walk on the wild side, cat. mostra Lenzburg, 1997

Autrice/Autore: Lucien Criblez / did