• <b>Ginevra (cantone)</b><br>Carta oro-idrografica con le principali località  © 2017 DSS e cartografia Kohli, Berna.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Partenza delle truppe zurighesi inviate nel 1586 per la difesa di Ginevra; disegno a penna acquerellato incollato in uno dei 24 volumi manoscritti della cronaca del canonico  Johann Jakob Wick (Zentralbibliothek Zürich, Handschriftenabteilung, Wickiana, Ms. F 34, fol. 239r). In seguito al trattato di alleanza perpetua concluso nel 1584 con i cantoni riformati di Berna e Zurigo, truppe zurighesi raggiunsero Ginevra per rompere il blocco imposto dal duca di Savoia.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Raffigurazione dell'Escalade (1602); disegno a penna acquerellato realizzato da un artista sconosciuto (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv). Si tratta di un acquerello del XVII secolo ispirato all'incisione <I>Delineatio Genevae</I> (1603), realizzata da Michel Bénard e pubblicata poco dopo l'evento. L'immagine ha il pregio di mostrare chiaramente le tre fasi dell'operazione: la scalata della muraglia della Corraterie da parte dei Savoiardi, il contrattacco dei Ginevrini e la fuga dei Savoiardi che si lanciarono dai baluardi.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Fonti: indicazioni di Liliane Mottu-Weber e Marc Neuenschwander; A. Tronchin (e J.-A. Gautier), "L'état du gouvernement présent de la République de Genève (1721)", in <I>Mémoires et documents publiés par la Société d'histoire et d'archéologie de Genève</I>, 25, 1901, 201-234 (pubblicato a cura e con un'introduzione di E. Favre); G. Favet, <I>Les syndics de Genève au XVIII<SUP>e</SUP> siècle</I>, 1998, 7-62  © 2005 DSS e Marc Siegenthaler, Berna A Ginevra solo i <I>citoyens</I> e i <I>bourgeois</I> disponevano dei pieni diritti politici. All'inizio del XVIII sec. costituivano poco più di un quarto della popolazione maschile, verso la fine del sec. meno di un quinto. <I>Citoyens</I> e <I>bourgeois</I> formavano insieme il Consiglio generale, che prima del 1790 non aveva mai contato più di 2000 persone, dal quale venivano nominati per cooptazione i membri del Consiglio dei Duecento (il numero massimo dei Consiglieri fu portato nel 1738 da 225 a 250). I <I>bourgeois</I> facevano parte raramente del Gran Consiglio e solo in casi eccezionali entravano nel Consiglio dei Sessanta. Soltanto i <I>citoyens</I> potevano rivestire le cariche pubbliche più importanti. La conduzione dello Stato era riservata al Piccolo Consiglio, di cui facevano parte anche il luogotenente di giustizia e i cancellieri, ed aveva alla testa i <I>syndics</I>, eletti per un anno. Nominati a vita, i membri del Piccolo Consiglio assumevano funzioni amministrative, legislative e giudiziarie.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Veduta su Ginevra e le sue campagne da Beau-Séjour alla fine del XVIII secolo; acquerello realizzato da  Christian Gottlieb Geissler (Bibliothèque de Genève, Archives A. & G. Zimmermann). La tenuta di Beau-Séjour, sopra Plainpalais, venne costruita attorno al 1780 per la famiglia Pictet. In primo piano viene raffigurata la buona società, dedita al gioco e al passeggio. Campi di grano (dove lavorano i contadini) e vigne occupano gli spazi attorno alla città. All'orizzonte è possibile distinguere la catena del Giura. Sul margine sinistro il pittore mostra la camera oscura utilizzata per realizzare la sua veduta panoramica.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Ricostruzione di una casa borghese del XVIII secolo; olio su tela realizzato nel 1879 da  Christophe François von Ziegler;  fotografia di Maurice Aeschimann (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. HM 0026). Il pittore rappresenta la sezione di una casa, ricostruendo l'atmosfera di un laboratorio ginevrino di orologeria verso il 1780. Posto accanto al soggiorno, l'atelier costituisce una parte dell'edificio (loggia) che si affaccia direttamente sulla strada.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>La place Saint-Gervais e la rue de Coutance, sulla riva destra del Rodano; acquerello di  Christian Gottlieb Geissler,   realizzato alla fine del XVIII secolo  (Bibliothèque de Genève, Archives A. & G. Zimmermann). Sulla piazza, mercanti provenienti dalla campagna vendono legname, mentre i lavoratori a giornata sono in cerca di impiego. Lungo la strada si allineano le facciate con gli avantetti sostenuti da pilastri di legno, che rendevano possibile l'attività al coperto per piccole botteghe e negozi. Jean-Jacques Rousseau trascorse i primi anni di vita alla rue de Coutance.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Giovanni Calvino mentre tiene una lezione all'Auditorio. Disegno a penna realizzato da  Jacques Bourgoin,  1560 ca. (Bibliothèque de Genève; fotografia François Martin). Originario di Nevers, Jacques Bourgoin seguiva i corsi dell'Accademia di Ginevra. Questo suo schizzo figura, insieme ad altri, alla fine del <I>Compendium Roberti Gaguini super francorum gestis</I>, un'opera pubblicata a Parigi nel 1511 che utilizzava per i suoi studi e su cui occasionalmente immortalava i suoi maestri.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>In questo dipinto, l'artista  Jean Huber  raffigura se stesso mentre esegue un ritratto di Voltaire; pastello realizzato attorno al 1773 (Musée historique de Lausanne). Il pittore ginevrino Jean Huber veniva soprannominato "Huber-Voltaire", avendo realizzato numerosi ritratti (dipinti, incisioni e sagome) del suo celebre vicino. Voltaire arrivò a Ginevra nel 1754, all'età di 60 anni. Visse per 20 anni nella campagna ginevrina, prima nella villa Les Délices e nella fortezza di Tournay, e più tardi a Ferney, nel Pays de Gex. Fu sulle sponde del Lemano che scrisse e fece pubblicare i suoi romanzi e i suoi innumerevoli pamphlet. Intellettuali di tutta Europa vennero a Ginevra per incontrarlo.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br><I>Le Café du Théâtre</I>; disegno a penna acquerellato realizzato nel 1798 da  Wolfgang-Adam Töpffer;  fotografia di Yves Siza (Cabinet d'arts graphiques des Musées d'art et d'histoire Genève, no inv. 1922-0003). Caricatura dell'artista sul disordine che regnava tra i rivoluzionari ginevrini. I club e i caffè della città erano i luoghi principali dove si radunavano i Ginevrini che simpatizzavano per la Rivoluzione francese. Durante i sei anni del regime rivoluzionario (1792-1798), i membri del Grand Club si riunivano nel foyer del teatro.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Modello per la <I>Repubblica di Ginevra</I>; olio su pannello di  Jean-Pierre Saint-Ours (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. 1985-0240). Realizzata su commissione ufficiale del governo ginevrino nel 1794, questa figura allegorica riprende i simboli della Repubblica francese, adottati dalla Convenzione nel 1792. L'enorme versione definitiva (3,85 x 1,51 m), installata nel coro della cattedrale di S. Pietro, nel 1798 sarà allontantata in seguito all'occupazione del territorio da parte della Francia.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Fonti: indicazioni di Liliane Mottu-Weber; H. Ammann, K. Schib (a cura di),  <I>Atlante storico della Svizzera,</I> 1958 <SUP>2</SUP> , 67;  <I>Encyclopédie de Genève,</I> 2, 1983, 84  © 2005 DSS e cartografia Kohli, Berna.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Le truppe governative ripiegano su place Bel-Air il 7.10.1846; litografia anonima (Bibliothèque de Genève). Gli insorti del quartiere operaio di Saint-Gervais respinsero le truppe ufficiali e obbligarono il Consiglio di Stato a dare le dimissioni, permettendo così l'accesso al potere di James Fazy e dei radicali.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>L'arrivo degli Svizzeri al Port Noir il 1.6.1814; incisione acquerellata di  Jean DuBois (Bibliothèque de Genève). Dopo aver ottenuto dalla Dieta federale l'impegno formale ad accogliere Ginevra come cantone della Confederazione, i delegati ginevrini invitarono i cantoni svizzeri ad occupare la città in attesa di una decisione delle potenze europee. Le truppe di Soletta e di Friburgo furono impiegate per compiere questa missione e sbarcarono al porto di Cologny il 1.6.1814.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Rifugiati riuniti per l'appello al campo di Varembé nel settembre del 1942. Fotografia di  Willy Roetheli (Ringier Bildarchiv, RBA1-1-75) © Staatsarchiv Aargau / Ringier Bildarchiv. Situato a Le Petit-Saconnex, lo stadio di Varembé dall'agosto del 1942 venne utilizzato come campo di accoglienza temporaneo per i rifugiati ebrei che fuggivano dai rastrellamenti nelle zone occupate. Nel settembre del 1943 vi trovarono ospitalità i soldati italiani in fuga dalle autorità tedesche dopo la firma dell'armistizio da parte dell'Italia, mentre in seguito accolse nuovamente rifugiati civili fino al termine della guerra.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>La centrale idroelettrica di Chèvres (comune Vernier) attorno al 1910 (Bibliothèque de Genève). Per far fronte alla crescente domanda di elettricità dell'industria ginevrina, nel 1893 venne decisa la costruzione di una centrale fluviale sul Rodano al posto del vecchio mulino di Vernier. Cinque gruppi di alternatori, forniti dall'impresa zurighese Escher, Wyss & Cie, vennero installati nell'officina adiacente allo sbarramento. La centrale fu inaugurata dall'ingegnere Théodore Turrettini nel 1896, tre giorni prima dell'apertura dell'Esposizione nazionale da lui presieduta. Prima grande centrale fluviale d'Europa, essa fu smantellata nel 1943 e sostituita dal più potente impianto di Verbois.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Manifesto per le automobili Stella, realizzato nel 1908 dal grafico  Edouard Elzingre (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste). La Compagnie de l'Industrie Electrique et Mécanique, in seguito divenuta Sécheron, cominciò a fabbricare automobili nel 1906 e produsse la Stella fino al 1913.
  • <b>Ginevra (cantone)</b><br>Fonti: Ufficio federale di statistica; Statistique Genève  © 2017 DSS e Marc Siegenthaler, Berna Nel giugno 2002, con l'entrata in vigore degli accordi bilaterali I conclusi con l'Unione europea, i permessi di lavoro per frontalieri sono concessi in generale per cinque anni, e non più solo per uno o due. Dato che la fine di un rapporto di lavoro non sempre viene segnalata alle autorità, il numero dei permessi validi accordati non corrisponde al numero di frontalieri effettivamente attivi sul territorio. Nel 2004 l'ufficio federale di statistica segnalava una differenza di ca. il 10%.

Ginevra (cantone)

Cant. della Conf. dal 1815; franc. Genève, ted. Genf, rom. Genevra. Il suo nome ufficiale è Repubblica e Cantone di Ginevra; dal 1534 al 1798 si chiamò Signoria e Repubblica di Ginevra. La lingua ufficiale è il franc.; il capoluogo è Ginevra.

Il territorio dell'attuale cant. (45 com. nel 2005) comprende una parte dell'antico principato vescovile di Ginevra (la città e i suoi dintorni, le castellanie o mandements di Jussy e Peney), i possedimenti del priorato di S. Vittore e del capitolo cattedrale e, dal 1815 e 1816, i Communes réunies, ceduti dalla Francia e dal regno di Sardegna al nuovo cant. Dal 1798 al 1813 G. fece parte del Dip. franc. del Lemano.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Carta oro-idrografica con le principali località  © 2017 DSS e cartografia Kohli, Berna.<BR/>
Carta oro-idrografica con le principali località

Il cant. di G. è situato all'estremità sud occidentale del Lemano in un avvallamento attraversato dal Rodano e dall'Arve. Il bacino ginevrino è delimitato a nord dal Giura, a est dal lago e dalle Voirons, a sud dal massiccio del Salève e a ovest dal Mont Vuache e dalla chiusa valliva di Fort-l'Ecluse; i confini cant. non seguono tuttavia questa frontiera "naturale" e sono essenzialmente di natura politica. Cant. di frontiera, G. ha 103 km di confine in comune con la Francia (Dip. Ain e Alta Savoia), mentre quello con la Svizzera (cant. Vaud) misura solo 4,5 km. Con un'estensione pari incirca a soli 282 km², la superficie del cant. coincide di fatto con l'agglomerato urbano ginevrino.

Superficie (1992)282,2 km² 
Foresta/Superficie boscata38,8 km²13,8%
Superficie agricola utile117,2 km²41,5%
Superficie con insediamenti85,3 km²30,2%
Superficie improduttiva40,9 km²14,5%

Struttura demografica ed economica
Anno 18501880a1900195019702000
Abitanti 64 14699 712132 609202 918331 599413 673
Percentuale rispetto alla popolazione totale svizzera2,7%3,5%4,0%4,3%5,3%5,7%
Lingua       
francese  86 414109 741157 372216 775313 485
tedesco  11 50013 34327 57536 22616 259
italiano  2 1997 34510 75936 27415 191
romancio  5089218304229
altre  1 4322 0916 99442 02068 509
Religione, confessione       
protestanti 34 21248 35962 400102 625125 76972 138
cattolicib 29 76451 55767 16285 856177 067163 197
cattolico-cristiani    1 298876610
altri 1701 6793 04713 13927 887177 728
di cui della comunità ebraica 1706621 1192 8974 3214 356
di cui delle comunità islamiche     1 43617 762
di cui senza confessionec     11 37093 634
Nazionalità       
svizzeri 49 00463 68879 965167 726219 780256 179
stranieri 15 14236 02452 64435 192111 819157 494
Anno  19051939196519952001
Occupati nel cantonesettore primario 8 9017 4772 9363 157d2 968d
 settore secondario 26 44432 42459 30541 01039 261
 settore terziario 22 31430 20383 088181 503196 763
Anno  19651975198519952001
Percentuale rispetto al reddito nazionale svizzero 6,4%6,7%7,4%6,3%6,2%

a Abitanti e nazionalità: popolazione residente; lingua e religione: popolazione "presente".

b Compresi i cattolico-cristiani nel 1880 e nel 1900; dal 1950 cattolico-romani.

c Non appartenenti ad alcuna confessione o altra comunità religiosa.

d Censimenti delle aziende agricole 1996 e 2000.

Fonti:Censimenti federali; HistStat; UST

Autrice/Autore: Martine Piguet / cor

1 - Dalla Preistoria all'alto Medioevo

1.1 - Preistoria

Analogamente al resto del territorio sviz., anche la Preistoria del cant. G. è stata ampiamente influenzata dall'azione dei ghiacciai, che hanno impedito qualsiasi insediamento umano durante la maggior parte del Paleolitico superiore e in generale hanno cancellato le tracce di insediamenti più antichi. Le prime testimonianze che attestano la presenza di cacciatori nella regione sono le stazioni magdaleniane di Veyrier, scoperte nel 1833 e situate in territorio oggi franc. (Etrembières). Questi siti occupano un vasto promontorio, allo stato attuale in gran parte distrutto dallo sfruttamento delle cave poste ai piedi del massiccio del Salève. Si tratta di un'area in cui sono disseminati numerosi blocchi rocciosi provocati dallo smottamento delle falesie e che offrirono riparo ai primi accampamenti di cacciatori di renne, installatisi nella zona attorno al 13'000 a.C. Il gruppo di Veyrier, del tardo Magdaleniano, è celebre per le sue punte di zagaglia in corno di renna, le raffigurazioni di animali e gli utensili litici.

Per i millenni successivi non vi sono ritrovamenti archeologici nel cant. Solo con la colonizzazione di Saint-Gervais (com. G.), attorno al 4000 a.C., compaiono le prime tracce archeologiche che attestano la presenza di una comunità di agricoltori e allevatori, in probabile relazione con i loro vicini a sud, nella valle del Rodano.

Dall'inizio del quarto millennio, i numerosi insediamenti lacustri conservati permettono di avere una visione chiara del popolamento della regione rivierasca, mentre a tutt'oggi non ha potuto essere studiata alcuna testimonianza di abitato o di sepoltura sulla terraferma. A Corsier, villaggio attribuito al Neolitico medio, l'analisi scientifica ha messo in rilievo uno strato archeologico ben conservato e databile, grazie alla dendrocrinologia, al 3856 a.C. L'analisi delle vestigia ha permesso di ricostruire il quadro di una pop. di agricoltori che coltivavano il grano, l'orzo e il miglio, praticavano l'allevamento di bovini, suini, montoni e capre, la caccia, la pesca e l'economia di raccolta. La civiltà cui fanno riferimento gli oggetti rinvenuti nel sito è molto vicina al Cortaillod classico.

Il Neolitico recente è di più difficile individuazione, dato che questo periodo è attestato soprattutto da ritrovamenti di materiale litico lavorato nella silice o in ofioliti. Numerose stazioni lacustri hanno fornito questo tipo di utensili; tra di esse, la stazione di Anières, in cui è stata rinvenuta una serie di pali datati del terzo millennio a.C. All'epoca, gli influssi culturali provenivano probabilmente dal Giura franc., dalla val d'Isère o dalla parte inferiore della valle del Rodano.

Il Bronzo antico è attestato da ritrovamenti effettuati in diversi siti la cui datazione non ha ancora potuto essere precisata, a differenza dell'ultima fase di occupazione delle rive lacustri, attribuibile al Bronzo finale. Quest'ultima tappa rappresenta il momento di massima estensione del tipo insediativo lacustre; la maggior parte dei siti di precedente datazione furono nuovamente occupati proprio durante questo periodo, che si estende dall'XI al IX sec. a.C. La densità del popolamento di allora è messa in evidenza dall'abbondanza del materiale archeologico venuto alla luce nel XIX sec. e attualmente conservato nelle collezioni dei musei. Il ritrovamento in località Parc de La Grange (com. G.) di un edificio della medesima epoca, costruito sulla terraferma e situato nei pressi dell'antica riva, ricorda l'esistenza di siti su terraferma complementari alle stazioni litorali. Queste ultime furono abbandonate definitivamente nel IX sec.; la datazione più tarda viene dal sito di Collonge-Bellerive, dove i pali utilizzati per le costruzioni provenivano da alberi abbattuti nell'880 a.C.

Le vestigia protostoriche al di fuori della città attuale (dove si trovava l'oppidum di Genua) sono molto rare. Solo la scoperta di un campo trincerato associato a un tumulo, datato all'800-600 a.C., suggerisce l'esistenza di un rifugio localizzabile nel bosco di Versoix. La scoperta al centro del villaggio di Vandœuvres di un focolare risalente al periodo tra il 550 e il 400 a.C. è un'ulteriore testimonianza di un insediamento umano. Vanno infine menz. alcuni oggetti provenienti dalle sepolture di La Tène antica e media rinvenuti a Corsier, Meyrin o Chêne-Bourg; si tratta di materiali che appartengono alla civiltà dei Celti da cui derivarono le pop. degli Elvezi e degli Allobrogi che abitavano il territorio ginevrino quando questo venne integrato nell'Impero romano.

Autrice/Autore: Jean Terrier / cor

1.2 - Epoca galloromana

Nel 122-121 a.C. la riva sinistra del Rodano venne unita alla provincia romana della Gallia transalpina, che sotto Augusto prese il nome di Gallia Narbonensis. Da allora il Rodano segnò il confine tra le tribù degli Allobrogi, caduti sotto la dominazione romana, e il territorio degli Elvezi, che si estendeva a nord dell'arco lemanico. La collina su cui sorge oggi la cattedrale di S. Pietro reca le prime tracce di presenza umana e corrisponde all'antico oppidum di Genua.

È difficile valutare la densità di insediamento nel territorio della campagna ginevrina a quest'epoca; tuttavia, essa sembra essere stata assai elevata se si guarda al materiale ceramico risalente al periodo finale dell'epoca di La Tène e rinvenuto in numerosi siti distribuiti su entrambe le rive del Rodano. In alcuni casi, solo alcuni frammenti di recipienti rivelano una presenza umana; a Vandœuvres, Meinier o al Parc de La Grange un elevato numero di strutture cave - fossati, buchi di pali, canali - testimonia invece la volontà di strutturare lo spazio, poi occupato da costruzioni in legno e terra. Le tombe risalenti a questo periodo sono rare e non è stata portata alla luce nessuna necropoli.

Nel 58 a.C. Cesare e le sue legioni arrivarono a Ginevra per demolire il ponte sul Rodano e fortificare la riva sinistra del fiume. Nel corso delle indagini effettuate in anni recenti non sono emerse tracce che facciano riferimento a questo apparato difensivo lungo il fiume; nessuna informazione complementare sull'episodio è giunta dagli strati archeologici studiati nel centro storico. G. era all'epoca un vicus che continuava a fare parte, sul piano amministrativo, della provincia della Gallia transalpina e che dipendeva, dal 31 a.C., dalla colonia di Vienne (Colonia Iulia Vienna). La riva destra era invece ormai sottoposta all'autorità della nuova colonia di Nyon, la Colonia Iulia Equestris, fondata da Cesare o da uno dei suoi luogotenenti tra il 46 e il 44 a.C.

A partire dal regno di Tiberio (14-37 d.C.) la presenza romana è riconoscibile nell'architettura degli edifici sia della città sia della campagna. La città antica era a quell'epoca attorniata da grandi proprietà terriere; le villae, ad esempio al Parc de La Grange o a Vandœuvres, erano edificate in muratura secondo programmi costruttivi derivanti direttamente dalla tradizione mediterranea. Queste costruzioni erano distribuite lungo le strade che partivano dal centro cittadino e si dirigevano verso Nyon, Thonon, Annecy, Vienne o Lione, per cit. solo le arterie principali. La densità particolarmente elevata degli insediamenti rurali nella regione ginevrina si spiega con la forza di attrazione esercitata dal suo agglomerato, che beneficiava di una posizione privilegiata essendo situato su un asse commerciale che univa il nord dell'Europa al Mediterraneo. Un acquedotto (un suo troncone è stato rinvenuto sul territorio del com. di Thônex) forniva l'acqua alla città.

I primi due sec. dell'era cristiana furono un periodo di relativa stabilità, caratterizzato dalla manutenzione regolare delle costruzioni realizzate in precedenza. Il terzo sec., contraddistinto da gravi disordini politici e sociali e dai danni derivanti dalle incursioni degli Alemanni nell'Altopiano sviz., si concluse nonostante ciò con un periodo favorevole allo sviluppo della regione. Il vicus fu infatti elevato al rango di città (civitas Genavensium) probabilmente nell'ultimo terzo del III sec., ottenendo di conseguenza uno statuto privilegiato nella riorganizzazione dell'Impero secondo l'impronta riformatrice di Diocleziano (tetrarchia). Nei sec. successivi diversi grandi possedimenti terrieri (ad esempio le villae di Parc de La Grange e di Vandœuvres) furono toccati da cambiamenti più importanti. Si realizzarono inoltre nuovi insediamenti a maggiore distanza dalla città, come a Satigny, dove venne creata una villa tardoantica, e a Sézegnin, dove venne avviata una struttura agricola su un terreno fino ad allora incolto, ciò che attesta lo sfruttamento di nuovi territori avvenuto nel corso del IV sec.

Dalla fine del IV sec. il cristianesimo segnò in modo incisivo la città. G. fu elevata al rango di città episcopale (Cristianizzazione): una promozione che sottolineò ancora una volta la posizione privilegiata della città sullo scacchiere politico. Secondo alcuni autori, la città fu così posta alla testa di una vasta diocesi che inglobava non solo l'antica colonia di Nyon, ma anche quella degli Elvezi. Questa circoscrizione amministrativa potrebbe corrispondere alla Sapaudia, in cui nel 443 si stabilirono i Burgundi.

Autrice/Autore: Jean Terrier / cor

1.3 - Alto Medioevo

Nel 443 G. divenne la prima capitale del regno dei Burgundi. Questo prestigioso statuto produsse certamente nelle istituzioni locali importanti cambiamenti che comportarono, tra l'altro, la realizzazione di un imponente programma architettonico al centro della città episcopale. Per quanto riguarda invece l'evoluzione della pop., lo scavo delle necropoli coeve non ha messo in evidenza alcun apporto significativo di nuove pop. per questo periodo: di fatto, solo alcuni teschi deformati intenzionalmente potrebbero essere attribuiti a usanze legate all'arrivo dei Burgundi.

Nelle campagne, le strutture create durante l'alto Impero mostrano tracce di occupazione contemporanea; le costruzioni tradizionali, su pali in legno, sostituirono progressivamente l'architettura in muratura nell'abitato rurale. Le vestigia lasciate da questo tipo di costruzione sono particolarmente fragili e molto difficili da portare alla luce; i pochi ritrovamenti effettuati in questo specifico campo hanno perciò permesso una visione solo parziale della realtà. La situazione è diversa per le chiese rurali distribuite sul territorio cant., molte delle quali sono state studiate. Tra l'importante serie di edifici religiosi oggetto di scavi (ad esempio Commugny e Satigny), solo nel caso di Vandœuvres e di Saint-Julien-en-Genevois (com. alla frontiera con l'Alta Savoia) si è in presenza di una fase così antica per cui un primo santuario cristiano è attestato già dal V sec.

A partire dal 534 e fino alla fine del IX sec. G. fu posta sotto la dominazione dei Franchi, dapprima con la dinastia dei Merovingi, poi con quella dei Carolingi. I documenti scritti e che riguardano la storia locale sono rarissimi per quest'epoca, conosciuta soprattutto grazie all'archeologia. Come era avvenuto in precedenza con l'insediamento dei Burgundi, anche la conquista da parte dei Franchi non fu all'origine di un ingresso massiccio di nuove pop. sul territorio ginevrino; pochi oggetti appartenenti a questa cultura sono stati ritrovati nelle tombe dell'epoca e unicamente la tradizione di seppellire i morti in tombe a lastre di molassa potrebbe essere ricondotta a un'innovazione dei Franchi. Lo studio dell'evoluzione del cimitero di Sézegnin, nella campagna ginevrina, ha mostrato come la pop. sia rimasta stabile in ogni caso fino all'VIII sec.

A partire dal VI sec. la cristianizzazione dello spazio rurale si rafforzò attraverso la fondazione di nuove chiese funerarie. Benché sia prematuro fare riferimento a un tessuto parrocchiale per un periodo così remoto, non si può misconoscere la presenza di numerosi luoghi di culto che rivelano la volontà delle comunità di riunirsi in centri religiosi intimamente legati alle pratiche funerarie cristiane. Occorrerà tuttavia attendere la seconda ondata di costruzione di chiese, a partire dal IX-X sec., per vedere realizzata in forma praticamente definitiva la rete parrocchiale medievale che diede la sua impronta al paesaggio rurale. Le necropoli isolate nelle campagne vennero abbandonate a vantaggio dei cimiteri raccolti attorno alle chiese, che divennero il centro dei villaggi. Gli abitati isolati posti lungo gli assi di comunicazione diedero invece origine alle numerose frazioni caratteristiche della campagna ginevrina.

Nell'888 G. fu integrata nel secondo regno di Borgogna, dopo lo smembramento dell'Impero costituito da Carlomagno ca. un sec. prima. L'ultimo re di Borgogna morì nel 1032 e lasciò i suoi possedimenti a Corrado II, imperatore del Sacro Romano Impero. Da allora G. dipese dalla nuova potenza. Dato che il sovrano imperiale era distante, furono di fatto i signori locali che si contesero il potere reale: il vescovo sulla città e alcuni signori laici sulla campagna. Dall'XI sec. la fam. dei conti di Ginevra ebbe un ruolo di primo piano in questa lotta per il potere durante la quale vennero costruiti i primi siti fortificati medievali nella forma di colline artificiali di terra riportata (motte) poste in località strategiche.

Autrice/Autore: Jean Terrier / cor

2 - La storia politica dal Medioevo alla fine del XVIII secolo

2.1 - Le signorie medievali

Da quando si hanno a disposizione fonti scritte, vale a dire dall'XI sec., è possibile rilevare come i villaggi della regione ginevrina siano appartenuti a diversi signori, i più importanti dei quali furono i conti di G., i signori del Pays de Gex, i de Faucigny, i conti di Maurienne-Savoia, il vescovo di G., il capitolo di S. Pietro e alcuni monasteri, in particolare il priorato cluniacense di San Vittore.

2.1.1 - Le castellanie o mandements

Oltre che della città e dei suoi sobborghi, dal XII sec. il vescovo fu signore anche delle terre presto denominate castellanie (mandements). Due di esse, quelle di Peney e di Jussy, sono situate nell'attuale cant. di G., la terza, quella di Thiez (o territorio di Sallaz, a est di Annemasse) si trova invece nell'odierno Dip. franc. dell'Alta Savoia. Diversi di questi beni erano appartenuti in precedenza a vari conventi (S. Giovanni, priorato di Satigny, abbazia di Nantua) e in origine furono amministrati da visdomini. Il vescovo Aymon de Grandson (1215-60) riorganizzò la mensa vescovile e fece costruire le fortezze di Thiez, Peney e Jussy, affidandole a castellani incaricati sia della loro difesa sia dell'amministrazione della castellania.

Autrice/Autore: La redazione / cor

2.1.2 - I beni di S. Vittore e del capitolo

Grazie a consistenti donazioni dei re di Borgogna, di alcuni vescovi e di alcuni signori laici, in particolare dei conti di G., S. Vittore fu uno dei più ricchi signori del bacino ginevrino. Tra il 1260 e il 1304 i conti riconobbero al priorato tutti i diritti signorili (a eccezione dell'alta giustizia) su 20 villaggi situati tra il Mont-de-Sion, l'Arve, il Rodano e il massiccio del Salève. Il priorato deteneva inoltre i diritti di patronato su 35 chiese parrocchiali della diocesi di G. Il capitolo cattedrale era anch'esso un importante signore feudale: nel 1295, il conte di G. gli riconobbe la signoria su 24 villaggi nello Chablais, nel Genevois e nel Pays de Gex, sempre eccettuata l'alta giustizia. Il capitolo aveva inoltre il diritto di patronato su 34 parrocchiali e il diritto di percepire benefici da una cinquantina di parrocchie. Nel corso del XV sec. il duca di Savoia, subentrato ai conti di G., ridimensionò progressivamente i diritti delle due istituzioni, levando loro alcune entrate e attribuendosi il diritto di grazia e di alta giustizia.

Autrice/Autore: La redazione / cor

2.1.3 - Lo statuto degli abitanti della campagna

Gli ab. della campagna, soggetti al vescovo, al capitolo o al priorato di S. Vittore, non beneficiavano dei diritti accordati agli ab. della città con la carta di franchigia del 1387. I regolamenti di polizia promulgati nel 1469 dal vescovo Gianluigi di Savoia per gli ab. dei mandements non possono infatti essere definiti come carte di franchigia; le loro istituzioni comunitarie erano ridotte ad alcune ass. di parrocchie. I territori soggetti a S. Vittore seguivano gli usi giur. (coutume) della contea di G. Tuttavia, dalla metà del XIV sec. in alcuni villaggi del priorato vi furono comunità di ab. che si definivano soprattutto per le corvée da prestare in comune nei poderi signorili, in cambio di un bosco o un terreno da pascolo o da ghiandatico. Le condizioni dei contadini sono descritte nei registri feudali o negli inventari di beni: alcuni erano servi della gleba (hommes-liges) e tenuti al pagamento di un censo; altri erano liberi e pure tenuti al medesimo pagamento; altri ancora erano liberi senza vincoli censuari. Nei territori soggetti al vescovo, i doveri militari degli uni e degli altri erano descritti nei dettagli: nel mandement di Peney, ad esempio, ogni fuoco doveva fornire un uomo, chiamato client e munito del suo equipaggiamento militare, a semplice richiesta del castellano; a sue spese doveva poi fornire soldati per la milizia all'interno della castellania, mentre quella che operava all'esterno era a carico del vescovo. Gli ab. dei villaggi dovevano assicurare la protezione della fortezza e del borgo; a Jussy solo gli ab. che erano sottoposti al pagamento della taglia erano tenuti a partecipare ai lavori di fortificazione, in particolare erigendo palizzate davanti ai fossati.

Nei villaggi che dipendevano dal capitolo o da S. Vittore, i diritti di giustizia erano divisi tra il signore ecclesiastico e il conte di G.: mentre il primo aveva il diritto di pronunciare il giudizio e di condannare a morte o alla mutilazione, era il secondo, cioè un principe laico, che per ragioni canoniche doveva dare esecuzione alle condanne. Ciò gli conferiva di fatto un diritto di grazia, che si trasformò poi in diritto di giudicare in appello. Questa situazione si mantenne inalterata anche dopo la Riforma e la secolarizzazione dei beni di queste signorie a vantaggio della città di G., che però non ebbe, su questi territori rimasti molto frammentati, che i diritti di bassa giustizia, mentre quelli di alta giustizia e di giudizio in appello furono appannaggio della città di Berna e poi (dopo il 1564/67) del duca di Savoia.

Anche la situazione militare di questi villaggi fu all'origine di contestazioni. Nel 1295 e 1336, ad esempio, due trattati tra il conte di G. e il capitolo precisarono il concetto di "difesa comune della patria". Nonostante l'alta e la bassa giustizia su questi villaggi appartenessero al capitolo, il conte aveva il diritto di arruolare truppe all'interno della contea per difendere le sue fortezze se i villaggi erano assediati da un signore; nei villaggi del priorato di S. Vittore, invece, secondo un accordo del 1302 tra il priore e il conte, solo il primo aveva diritto di arruolare soldati a cavallo per difendere i propri possedimenti.

Autrice/Autore: La redazione / cor

2.1.4 - La fine del regime vescovile

Dopo il trattato di comborghesia con Berna e Friburgo (1526), che emancipò i Ginevrini dal vescovo, ma soprattutto dopo la cosiddetta guerra del cucchiaio (1530, confraternita del Cucchiaio) e la liberazione (gennaio-febbraio 1536) della città assediata dai partigiani del vescovo e dei duchi di Savoia grazie all'intervento delle truppe bernesi, i villaggi nei dintorni di G. passarono nelle mani della città. La Repubblica (o Signoria) di G. succedette al vescovo Pierre de La Baume, che abbandonò la città ancora prima dell'adozione della Riforma da parte del Consiglio. La Signoria creò delle castellanie negli antichi mandements vescovili, ad esempio a Gaillard, fino ad allora proprietà del duca di Savoia, e nei villaggi che dipendevano da S. Vittore e dal capitolo, imponendovi la Riforma e scontrandosi per questa ragione con una forte opposizione politica e religiosa di Berna, che si era annessa una parte dei possedimenti di Carlo III di Savoia.

Autrice/Autore: La redazione / cor

2.2 - La Repubblica (1536-1798)

2.2.1 - La contesa del territorio (1536-1603)

Nella primavera del 1536, il territorio che forma l'attuale cant. di G. era dunque diviso tra la Signoria di G. e Berna, che aveva conquistato il Pays de Gex e una piccola parte del Genevois e che cercava senza successo di ottenere il riconoscimento della sua sovranità sulla città. G. dovette comunque cedere a Berna il mandement di Gaillard e la signoria di Bellerive, sottoscrivendo il 7.8.1536 un trattato detto perpetuo e rinnovando la comborghesia del 1526. Le relazioni tra G. e Berna rimasero tese, dal momento che le due città si contendevano i diritti di giurisdizione sulle terre del priorato di S. Vittore e del capitolo di S. Pietro. Un primo trattato, concluso nel 1539 e fortemente sfavorevole a G., portò a una grave crisi interna (Articulans). La questione fu regolata nel 1544 con il recesso di Basilea, che confermò a G. i diritti d'uso e quelli di bassa giustizia sui territori in questione. Nel 1538 Berna cedette a G. Le Petit-Saconnex e alcune altre terre che permisero di estendere la periferia della città sulla riva destra del lago e verso Cologny e Chêne. Questa periferia e il sobborgo di Saint-Gervais, il solo a non essere raso al suolo nel 1530 per ragioni di sicurezza, costituiscono la zona detta dei beni liberi (les Franchises). Nel 1539 G. dovette rinunciare al mandement di Thiez a favore della Francia, che a sua volta lo restituì ai Nemours, ramo cadetto dei Savoia. Il territorio della Signoria si compose da allora e fino ai trattati del 1749 e del 1754 della città, delle Franchises, dei mandements e dei diritti di giurisdizione sui territori di S. Vittore e del capitolo.

Attaccato contemporaneamente da Berna e dalla Francia, il duca Carlo III di Savoia aveva perso nel 1536 la quasi totalità dei suoi Stati. Fu solo nel 1559, con il trattato di Cateau-Cambrésis, che suo figlio Emanuele Filiberto ottenne la restituzione di parte dei suoi possedimenti. Con il trattato di Losanna (1564) Berna restituì il Pays de Gex e i villaggi del Genevois, operazione portata a termine nel 1567. La Signoria si trovò nuovamente accerchiata dalla casa Savoia, ma Emanuele Filiberto si concentrò sulla modernizzazione dei suoi Stati e rinunciò ad attaccare G. Nel 1570 gli scambi economici tra G. e il territori del duca furono facilitati dalla firma di un accordo, il cosiddetto modus vivendi, e nel 1579 Berna ottenne dal re di Francia Enrico III e da Soletta un trattato di protezione che garantiva la sicurezza di G. Fallirono invece diversi tentativi ginevrini di entrare a far parte della Conf. come cant.: da un lato Berna rivendicò a lungo di essere la sola protettrice dell'alleato; dall'altro i cant. catt. vi si opposero con fermezza dopo la loro alleanza con il duca di Savoia e con la Spagna.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Partenza delle truppe zurighesi inviate nel 1586 per la difesa di Ginevra; disegno a penna acquerellato incollato in uno dei 24 volumi manoscritti della cronaca del canonico  Johann Jakob Wick (Zentralbibliothek Zürich, Handschriftenabteilung, Wickiana, Ms. F 34, fol. 239r).<BR/>In seguito al trattato di alleanza perpetua concluso nel 1584 con i cantoni riformati di Berna e Zurigo, truppe zurighesi raggiunsero Ginevra per rompere il blocco imposto dal duca di Savoia.<BR/>
Partenza delle truppe zurighesi inviate nel 1586 per la difesa di Ginevra; disegno a penna acquerellato incollato in uno dei 24 volumi manoscritti della cronaca del canonico Johann Jakob Wick (Zentralbibliothek Zürich, Handschriftenabteilung, Wickiana, Ms. F 34, fol. 239r).
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L'ingresso sulla scena di Carlo Emanuele, nel 1580, segnò la fine della tregua. Il nuovo duca era infatti intenzionato a riconquistare G., per ragioni sia politiche sia religiose. Un tentativo di assedio, fallito nel 1582, fece guadagnare a G., nel 1584, un nuovo alleato, Zurigo; la comborghesia con Berna si estese di fatto a un'alleanza a tre. Carlo Emanuele decise allora di ricorrere al blocco. Minacciata nella sua sopravvivenza, la Signoria si decise per la guerra dopo avere ottenuto l'appoggio di Berna, preoccupata dalla congiura d'Isbrand Daux, e quello della Francia. Dopo qualche iniziale successo nell'aprile del 1589 della coalizione bernese-ginevrina, il duca riportò la situazione a suo vantaggio nel corso dell'autunno, ma venne poi richiamato su altri fronti (guerre della Lega in Francia). Presto appoggiata dalla Francia, G. si impegnò in una serie di scaramucce (ad esempio la conquista del forte di Versoix nel 1590) fino alla firma di una tregua nel 1593. La guerra franco-savoiarda, che si iscriveva nel conflitto che opponeva la Francia alla Spagna, si concluse nel 1601 con il trattato di Lione. G. non riuscì a ottenere il Pays de Gex, che aveva occupato e amministrato in nome del re di Francia dal 1590 al 1601, per l'opposizione del re di Spagna e del papa, i quali non volevano che un territorio da ricondurre nei loro disegni al cattolicesimo rimanesse nelle mani di un "nido di eresia". Solo i villaggi di Aire-la-Ville, Chancy e Avully ottennero nel 1604 lo statuto di terre del priorato di S. Vittore (con sovranità limitata di G.).

Nel dicembre del 1602 Carlo Emanuele, che non aveva rinunciato ai suoi piani, lanciò a sorpresa un attacco contro la città, l'Escalade. La sconfitta del duca fu completa e, nella primavera del 1603, i Ginevrini ripresero le ostilità. Per scongiurare la minaccia di una nuova guerra su scala europea, il papa fece pressioni su Carlo Emanuele. I negoziati sfociarono nel luglio del 1603 nel trattato di Saint-Julien (pace di Saint-Julien), che riconosceva implicitamente l'indipendenza e la sovranità di G. e richiamava in vigore il modus vivendi del 1570.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Raffigurazione dell'Escalade (1602); disegno a penna acquerellato realizzato da un artista sconosciuto (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv).<BR/>Si tratta di un acquerello del XVII secolo ispirato all'incisione <I>Delineatio Genevae</I> (1603), realizzata da Michel Bénard e pubblicata poco dopo l'evento. L'immagine ha il pregio di mostrare chiaramente le tre fasi dell'operazione: la scalata della muraglia della Corraterie da parte dei Savoiardi, il contrattacco dei Ginevrini e la fuga dei Savoiardi che si lanciarono dai baluardi.<BR/>
Raffigurazione dell'Escalade (1602); disegno a penna acquerellato realizzato da un artista sconosciuto (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv).
(...)

Malgrado questi accordi, non furono eliminati né l'intrico di diritti feudali e fiscali né la dispersione dei possedimenti ginevrini, vere e proprie enclave in territori savoiardi e franc. e di conseguenza esposte al rischio di vedersi tagliato il legame con la città, dalla quale erano dipendenti sia dal profilo economico sia da quello giur. Nel XVIII sec. alcuni scambi di territori e di giurisdizioni con la Francia e con il regno di Sardegna, che era succeduto al ducato di Savoia, migliorarono in parte la situazione nel mandement di Peney (trattato di Parigi, 15.8.1749), in quello di Jussy e in una parte della Champagne (trattato di Torino, 30.5.1754). Fu tuttavia soltanto dopo il periodo franc. (1798-1814) che G. riuscì ad acquisire, al termine di lunghe trattative svoltesi nel quadro del congresso di Vienna tra le potenze alleate e la Francia, una continuità territoriale con la Conf. sviz. e un territorio unitario, dai confini chiaramente delimitati e sul quale poteva esercitare una piena sovranità.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

2.2.2 - Istituzioni politiche e amministrative

Con l'adozione della Riforma nel 1536, G. compì una rivoluzione religiosa ma anche politica, dal momento che ciò significò l'emancipazione dal potere spirituale e temporale del vescovo e la trasformazione in una repubblica riformata indipendente e sovrana. Analogamente alle altre leggi che la ressero durante tutto l'ancien régime, anche le ordinanze sugli uffici e gli ufficiali (detti anche editti politici, 1543; sottoposte a revisione nel 1568) confermarono le istituzioni politiche che già esistevano (Consiglio generale, syndics, Consiglio dei Sessanta - in precedenza Consiglio dei Cinquanta -, Piccolo Consiglio e Consiglio dei Duecento), stabilendo le attribuzioni dei magistrati e le modalità della loro elezione; esse furono però profondamente segnate anche dalle idee di Calvino.

Limitando subito i poteri del Consiglio generale a vantaggio dei due Consigli ristretti (Piccolo Consiglio e Consiglio dei Duecento), gli editti del 1543 favorirono le tendenze oligarchiche di queste istituzioni, il cui rafforzamento proseguì senza interruzioni durante tutto l'ancien régime: di fatto, se è vero che era il Consiglio generale a eleggere i quattro syndics, il pres. della Corte di giustizia (o luogotenente di giustizia) e i suoi assessori (o uditori) e il procuratore generale, e a pronunciarsi in ultima istanza su ogni nuova legge o decisione importante, ciò avveniva sempre su proposta del Piccolo Consiglio e del Consiglio dei Duecento. Inoltre, dopo il 1570 lo stesso Consiglio generale fu esautorato da ogni competenza in materia di aumento o di creazione di imposta come misura d'urgenza in una situazione di crisi.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Fonti: indicazioni di Liliane Mottu-Weber e Marc Neuenschwander; A. Tronchin (e J.-A. Gautier), "L'état du gouvernement présent de la République de Genève (1721)", in <I>Mémoires et documents publiés par la Société d'histoire et d'archéologie de Genève</I>, 25, 1901, 201-234 (pubblicato a cura e con un'introduzione di E. Favre); G. Favet, <I>Les syndics de Genève au XVIII<SUP>e</SUP> siècle</I>, 1998, 7-62  © 2005 DSS e Marc Siegenthaler, Berna<BR/>A Ginevra solo i <I>citoyens</I> e i <I>bourgeois</I> disponevano dei pieni diritti politici. All'inizio del XVIII sec. costituivano poco più di un quarto della popolazione maschile, verso la fine del sec. meno di un quinto.<BR/><I>Citoyens</I> e <I>bourgeois</I> formavano insieme il Consiglio generale, che prima del 1790 non aveva mai contato più di 2000 persone, dal quale venivano nominati per cooptazione i membri del Consiglio dei Duecento (il numero massimo dei Consiglieri fu portato nel 1738 da 225 a 250). I <I>bourgeois</I> facevano parte raramente del Gran Consiglio e solo in casi eccezionali entravano nel Consiglio dei Sessanta. Soltanto i <I>citoyens</I> potevano rivestire le cariche pubbliche più importanti. La conduzione dello Stato era riservata al Piccolo Consiglio, di cui facevano parte anche il luogotenente di giustizia e i cancellieri, ed aveva alla testa i <I>syndics</I>, eletti per un anno. Nominati a vita, i membri del Piccolo Consiglio assumevano funzioni amministrative, legislative e giudiziarie.<BR/>
Il sistema politico di Ginevra durante l'ancien régime

In materia di giustizia, le Corti locali, le castellanie, furono progressivamente sempre meno autonome rispetto al Piccolo Consiglio, che emetteva le sentenze in caso di crimini gravi. Dalla metà del XVI sec. gli ab. delle campagne furono emarginati da queste Corti a vantaggio degli ab. della città. Solo poche signorie vassalle della Repubblica durarono fino alla Rivoluzione: si trattò dei feudi di Châteauvieux e Confignon, di Crest a Jussy (fino al 1770), di Château des Bois (o terra dei Turettini) a Satigny e di Bessinge.

Dopo un XVII sec. caratterizzato da un clima politico relativamente calmo, il sec. successivo conobbe invece diversi contrasti politici (Rivoluzioni ginevrine), che provocarono l'intervento di mediazione delle potenze legate a G. da trattati di comborghesia e alleate (Berna, Zurigo, Francia, Piemonte-Sardegna) e si conclusero con la condanna o l'esilio di numerosi oppositori al governo conservatore. Dall'affare Pierre Fatio (1707), ai disordini del 1734-38 e all'affare Rousseau e al suo seguito (1762-70), fino alla rivoluzione mancata del 1782, la "borghesia" - risp. i Représentants nella seconda parte del sec. - impiegò le sue energie per ottenere una riforma del sistema di elezione (voto segreto, limitazione dei membri di una medesima fam. nei Consigli), per ristabilire le prerogative del Consiglio generale e per combattere l'inamovibilità dei Consiglieri. Nonostante il parziale raggiungimento degli obiettivi, l'editto di pacificazione del 21.11.1782, imposto con le armi e attraverso la mediazione della monarchia franc. e dei governi patrizi di Berna e Zurigo, abolì la maggior parte delle conquiste in materia di competenze del Consiglio generale e di possibilità di rinnovo dei Consigli ristretti e delle magistrature.

Famiglie di syndics ginevrini del XVIII secolo
FamigliaNumero di syndics nel XVIII sec.Accesso alla cittadinanzaPrima presenza nel Gran ConsiglioPrima presenza nel Piccolo ConsiglioPrimo accesso alla carica di syndic
Pictet6147415591575XVI sec.
Rilliet61484prima della Riforma1590XVII sec.
Lullin5XIV sec.prima della Riformaprima della Riformaprima della Riforma
Du Pan41488prima della Riforma1541XVI sec.
Trembley4155515611631XVII sec.
De Grenus4162016321655XVII sec.
Fatio4164716581705XVIII sec.
De Chapeaurouge31468prima della Riformaprima della Riformaprima della Riforma
Gallatin31510prima della Riforma1562XVII sec.
Le Fort3156516031642XVII sec.
Turrettini3162716281696XVIII sec.
Lect21473prima della Riformaprima della RiformaXVI sec.
Naville2150617091773XVIII sec.
Favre21508prima della Riformaprima della RiformaXVI sec.
Rigot2150915441551XVI sec.
Mestrezat2152415701590XVII sec.
Sarasin2155515621603XVII sec.
Sales2158116581734XVIII sec.
Buisson2160916241656XVII sec.
Sartoris2161016881704XVIII sec.
Bonet2161716181721XVIII sec.
Calandrini2163416351728XVIII sec.
Bonnet2164516651705XVIII sec.

Fonti:G. Favet, Les syndics de Genève au XVIIIe siècle, 1998, 66 sg.

Nello stesso XVIII sec. fu evidente come il Consiglio generale non rappresentasse più realmente la pop. ginevrina. Le persecuzioni religiose del XVI (guerre di religione) e XVII sec. (revoca dell'editto di Nantes) avevano infatti avuto come conseguenza lo stabilirsi in città di numerosi rifugiati franc. e it. (Rifugiati per fede), che con il passare del tempo non riuscirono più a ottenere la cittadinanza e furono costretti a mantenere lo statuto di semplici domiciliati o Habitants; con i loro successori, i Natifs, finirono per costituire la maggior parte della pop. Al pari dei Représentants ispirati da Jean-Jacques Rousseau, che lottarono per il riconoscimento dei diritti inerenti al loro statuto di cittadini, anche i natifs diedero presto voce alle loro rivendicazioni. Essi cercarono dapprima di partecipare ai benefici derivanti dai privilegi economici riservati alla cittadinanza e poi, con il sostegno di Voltaire, contestarono la fondatezza delle discriminazioni politiche e sociali di cui erano vittime. Gli editti del 1770 e del 1782 provvidero in effetti all'attenuazione di queste ultime e consentirono addirittura qualche progresso in materia di giustizia penale e di diritto feudale, ma significarono nello stesso tempo un inasprimento della politica dei Négatifs, partigiani dello status quo (bando dei natifs e dei Représentants, soppressione dei circoli, limitazione della libertà di stampa, ampliamento della guarnigione militare).

Il duro inverno del 1788-89 e le sommosse provocate da un enorme aumento del prezzo del pane fecero temere al governo l'insorgere di disordini ancora più gravi: l'editto del 10.2.1789 autorizzò il rientro degli esiliati del 1782 e annullò diverse misure impopolari adottate nello stesso anno. La riconciliazione ebbe tuttavia breve durata. Su pressione di nuove rivendicazioni dei natifs, ai quali si erano aggiunti gli ab. dei territori soggetti delle campagne, il governo avviò un vasto ma inutile tentativo di riforma delle istituzioni e delle leggi (editto e codice Du Roveray, 1791). Incoraggiati dalla Francia rivoluzionaria - le cui truppe avevano conquistato la Savoia, divenuta un Dip. franc. nel settembre del 1792 -, gli oppositori al governo aristocratico riuscirono a unirsi e a prendere possesso della città nel dicembre del 1792. Un primo decreto che stabiliva l'uguaglianza tra citoyens, bourgeois, natifs, habitants e ab. dei territori soggetti mise fine all'ancien régime; il 28.12.1792 fu proclamato il decadimento del Piccolo Consiglio e la creazione di due Comitati provvisori incaricati di sostituirlo (Egaliseurs). I moderati furono presto sopraffatti da alcuni club rivoluzionari, i cui membri più estremisti imposero la violenza e alcune misure radicali, in particolare l'obbligo al giuramento civico nel 1793, i due tribunali rivoluzionari nell'estate del 1794 per giudicare i "nemici del popolo", e più tardi l'imposta patrimoniale straordinaria che colpì duramente gli aristocratici. Nel frattempo, la Costituzione del 5.2.1794 aveva introdotto per la prima volta la separazione dei poteri, la sovranità popolare e la democrazia diretta. Il 15.4.1798 G. venne però occupata dalle truppe franc. e costretta a chiedere l'annessione alla Francia.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

3 - Economia, società e cultura fino al XVIII secolo

3.1 - Economia

3.1.1 - Agricoltura

L'agricoltura ginevrina durante l'ancien régime può essere descritta come un sistema di piccole e medie proprietà che praticavano lo sfruttamento diretto e la diversificazione delle colture. Campi seminati a grano, pascoli per il bestiame e vigneti si dividevano la maggior parte dei terreni disponibili; nelle aree a ridosso della città prevalevano invece frutteti e orti, i cui prodotti erano destinati all'approvvigionamento dei mercati di G. Nel XVIII sec. i proprietari adattarono la produzione all'evoluzione dei prezzi e ridussero di conseguenza le superfici destinate alla viticoltura, aumentando nel contempo quelle seminate a grano e per l'allevamento, più redditizie. Nonostante ciò e in ragione delle dimensioni ridotte del suo territorio, G. non riuscì mai a ricavare dalla produzione agricola delle sue campagne quantitativi sufficienti a coprire i bisogni della sua pop. e dovette importare cereali; in genere ciò avveniva dalle regioni vicine della Savoia e della Francia, ma a volte anche da più lontano. Dal 1628 l'importazione di cereali fu affidata alla Camera del grano. Se si eccettuano la canapa e la lana prodotte (e tessute) dai contadini per il proprio fabbisogno, alcuni gelsi piantati sporadicamente per l'allevamento di bachi da seta e l'ottenimento di scorze destinate ai conciatori, G. non sviluppò alcuna coltura industriale che potesse servire alle sue attività manifatturiere (lino, guaranza, robbia).

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Veduta su Ginevra e le sue campagne da Beau-Séjour alla fine del XVIII secolo; acquerello realizzato da  Christian Gottlieb Geissler (Bibliothèque de Genève, Archives A. & G. Zimmermann).<BR/>La tenuta di Beau-Séjour, sopra Plainpalais, venne costruita attorno al 1780 per la famiglia Pictet. In primo piano viene raffigurata la buona società, dedita al gioco e al passeggio. Campi di grano (dove lavorano i contadini) e vigne occupano gli spazi attorno alla città. All'orizzonte è possibile distinguere la catena del Giura. Sul margine sinistro il pittore mostra la camera oscura utilizzata per realizzare la sua veduta panoramica.<BR/>
Veduta su Ginevra e le sue campagne da Beau-Séjour alla fine del XVIII secolo; acquerello realizzato da Christian Gottlieb Geissler (Bibliothèque de Genève, Archives A. & G. Zimmermann).
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Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

3.1.2 - Commercio e artigianato

Città sede di Fiere e piazza finanziaria durante il ME, G. si dedicò soprattutto al commercio; la sua produzione artigianale, di dimensioni modeste, fu destinata in primo luogo al mercato locale e regionale. L'arrivo dei rifugiati per fede dopo il 1550 mutò radicalmente il ventaglio delle sue attività manifatturiere: mentre i mestieri legati alla lavorazione del cuoio, del metallo, del legno e all'edilizia mantennero una relativa importanza, in particolare grazie all'aumento della pop., quelli legati al commercio locale e regionale furono soppiantati dalle attività legate alla lavorazione dei tessili (filati, tessuti e nastri di seta, stoffe in lana), alla stampa e alla realizzazione di gioielli e orologi, destinati all'esportazione. La nuova classe di mercanti-fabbricanti diversificava spesso la propria attività tra il commercio e la produzione di libri, drappi in lana e seterie. Coinvolti in lunghi processi di fabbricazione, basati sul Verlagssystem, cui assicuravano i finanziamenti necessari, questi imprenditori davano lavoro di volta in volta ai diversi artigiani specializzati, fino al 1798 organizzati in ass. (o confraternite) di mestiere.

Nel corso del XVII e XVIII sec., il settore tessile conobbe importanti cambiamenti. La lavorazione della seta si concentrò nella fabbricazione di fili, galloni e ricami d'oro (Trafilatura del metallo) e nella lavorazione a maglia meccanica delle calze, mentre gli artigiani del settore delle drapperie si specializzarono nella rifinitura delle stoffe di importazione, effettuandone la tintura e la cimatura (o l'arricciatura). Alla fine dell'ancien régime, la lavorazione delle Indiane, stampate manualmente tra il 1690 e il 1830 in numerose fabbriche situate alla periferia della città, costituiva, insieme alla Fabrique, che comprendeva ormai l'Orologeria, l'Oreficeria, la Gioielleria e numerose altre attività che vi erano collegate, il settore più dinamico dell'economia ginevrina. Grazie al loro apporto di competenze tecniche, di capitali e di una consistente manodopera (in particolare femminile e infantile), i rifugiati ebbero un ruolo di primo piano nello sviluppo di questi settori di attività, anche se i cittadini locali si riservarono a lungo alcuni mestieri e professioni prestigiosi e se le ass. di mestiere non sempre seppero adattarsi alle innovazioni proposte.

Le conoscenze delle reti degli scambi e delle banche intern. da parte dei mercanti franc. e it. permisero ai Ginevrini di conquistare una posizione invidiabile nel grande commercio (d'impresa) e nell'"internazionale ugonotta". Grazie agli investimenti in Francia, in Inghilterra e in Olanda e al finanziamento di soc. marittime o a larga diffusione (per esempio nel commercio di indiane e del cotone), essi riuscirono a costituire importanti fortune. Per alcuni di loro, tuttavia, le speculazioni finanziarie si conclusero con clamorose bancarotte, soprattutto quando si lanciarono nella sottoscrizione massiccia di titoli di prestito di Stati esteri (rendite vitalizie, lotterie, tontines, cioè forme di risparmio e credito rotativo su base mutualistica, billets solidaires, cioè una sorta di assegno di solidarietà), trascinando con sé una parte della pop. professionalmente attiva della città. Dalla fine degli anni 1780-90, il protezionismo europeo, i disordini e le guerre rivoluzionarie, il crollo degli assegnati (cioè dei titoli emessi dal governo rivoluzionario franc.), il prezzo troppo elevato delle materie prime e delle derrate alimentari si affiancarono all'implosione di tutto il sistema vitalizio, alla chiusura dei mercati esteri e ai fallimenti a catena nel far cadere il mondo dei banchieri, dei commercianti e degli artigiani ginevrini in una crisi dalla quale emersero soltanto diversi decenni più tardi.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Ricostruzione di una casa borghese del XVIII secolo; olio su tela realizzato nel 1879 da  Christophe François von Ziegler;  fotografia di Maurice Aeschimann (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. HM 0026).<BR/>Il pittore rappresenta la sezione di una casa, ricostruendo l'atmosfera di un laboratorio ginevrino di orologeria verso il 1780. Posto accanto al soggiorno, l'atelier costituisce una parte dell'edificio (loggia) che si affaccia direttamente sulla strada.<BR/>
Ricostruzione di una casa borghese del XVIII secolo; olio su tela realizzato nel 1879 da Christophe François von Ziegler; fotografia di Maurice Aeschimann (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. HM 0026).
(...)

I drammatici rischi congiunturali propri di questa epoca non possono tuttavia nascondere le componenti strutturali della fragilità che caratterizzò la brillante economia ginevrina del XVIII sec. Essa dipendeva innanzitutto da una manodopera quasi esclusivamente cittadina, dunque costosa, per quanto i salari fossero vistosamente stagnanti nel XVIII sec.; allo stesso modo, era fortemente legata a mercati lontani - e dunque a politiche doganali straniere - per le materie prime e per lo smercio della sua produzione. Inoltre, i suoi metalli preziosi e i suoi capitali furono progressivamente trasferiti all'estero, attratti da giochi speculativi. Infine, per influsso delle locali ass. di mestiere, ebbe la tendenza a privilegiare le innovazioni volte a uno sviluppo qualitativo dei prodotti e del profitto dei fabbricanti piuttosto che a un'accresciuta produttività. I prodotti finirono con l'essere in generale troppo costosi e di conseguenza invendibili o esposti alla concorrenza estera.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

3.2 - Popolazione e insediamento

I dati relativi alla pop. dell'attuale cant. G. sono conosciuti solo a partire dal XV sec.; i rilevamenti effettuati in occasione delle visite pastorali della diocesi di G. per i periodi precedenti sono infatti andati perduti. Il mandement di Jussy contava 60 fuochi nel 1412-13, 64 nel 1481-82 e 60 nel 1516-18; quello di Peney, per i medesimi anni, risp. 74, 61 e 68 fuochi (Satigny non compreso), Céligny 18, 11 e 14. Nel 1516-18 (le visite precedenti offrono dati troppo lacunosi per essere utilizzati), nei territori che formarono in seguito i Communes réunies le parrocchie che facevano parte del Pays de Gex contavano in totale 166 fuochi, quelle che facevano parte della Savoia 585. La pop. della campagna ginevrina agli inizi del XVI sec. può pertanto essere stimata attorno ai 1000 fuochi o poco più, corrispondenti a ca. 4000-5000 ab.

Per la città di G., le stime parlano di 4000 ab. nel 1300, 2000 nel 1359, 4000 nel 1407 e 9400 nel 1464, con un'espansione ampiamente determinata dallo sviluppo economico. Le misure adottate dal re di Francia nel 1462 a danno delle fiere ginevrine contribuirono a porre fine a questa crescita. Fino all'arrivo dei rifugiati franc. e it. (ca. 1550), quando G. raggiunse i ca. 13'100 ab., la città si trovò pertanto in una situazione difficile. Grazie alle nuove reti di produzione attivate da questi esiliati, la seconda metà del XVI sec. fu in un primo momento caratterizzata da un vistoso aumento degli ab. (ca. 17'300 nel 1580), subito seguito da una nuova flessione (14'400 ab. nel 1590) determinata da epidemie di peste, carestie e conflitti militari di portata locale e intern. Dopo un periodo particolarmente favorevole a cavallo del sec., il XVII sec. fu segnato, a partire dalla peste del 1615-16, da una netta diminuzione della pop. di G., che si trovò ad avere attorno al 1650 praticamente lo stesso numero di ab. che aveva prima dell'arrivo dei rifugiati nel XVI sec. (ca. 12'700 ab.). Traendo beneficio dalla ripresa dell'economia e dall'arrivo di numerosi rifugiati ugonotti della seconda ondata migratoria prima e dopo la revoca dell'editto di Nantes (17'500 ab. nel 1700), la città conobbe poi una progressiva crescita demografica fino alla vigilia della rivoluzione del 1792 (27'400 ab. nel 1790). I periodi rivoluzionario e poi dell'occupazione franc., caratterizzati da una recessione economica determinata dai conflitti e dai rivolgimenti politici intern., furono contraddistinti da un'ulteriore diminuzione del volume della pop. (24'500 ab. nel 1800), poi da una sua stagnazione, prima che prendesse il via la spettacolare crescita demografica del XIX sec.

Dopo la distruzione, poco prima della Riforma e per ragioni di sicurezza, dei sobborghi, e durante praticamente tutto l'ancien régime, la maggior parte della pop. ginevrina risiedette all'interno delle fortificazioni. L'insediamento dei rifugiati nel XVI e nel XVII sec. avvenne dunque in condizioni difficili; diverse costruzioni dovettero essere elevate in altezza per accogliere i nuovi ab. e gli spazi non edificati, ancora coltivati o utilizzati per la pastura del bestiame minuto vennero sacrificati alla costruzione di nuovi immobili e di edifici destinati ad attività manifatturiere (officine artigiane, mulini, superfici per l'asciugatura dei tessuti). Sotto la pressione demografica, dalla fine del XVII sec. e in parallelo al mantenimento o addirittura potenziamento del sistema delle fortificazioni (1717-27), i sobborghi cominciarono di nuovo lentamente a svilupparsi a Plainpalais, Les Eaux-Vives, Le Pâquis, e poi in direzione di Châtelaine e di Le Petit-Saconnex.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>La place Saint-Gervais e la rue de Coutance, sulla riva destra del Rodano; acquerello di  Christian Gottlieb Geissler,   realizzato alla fine del XVIII secolo  (Bibliothèque de Genève, Archives A. & G. Zimmermann).<BR/>Sulla piazza, mercanti provenienti dalla campagna vendono legname, mentre i lavoratori a giornata sono in cerca di impiego. Lungo la strada si allineano le facciate con gli avantetti sostenuti da pilastri di legno, che rendevano possibile l'attività al coperto per piccole botteghe e negozi. Jean-Jacques Rousseau trascorse i primi anni di vita alla rue de Coutance.<BR/>
La place Saint-Gervais e la rue de Coutance, sulla riva destra del Rodano; acquerello di Christian Gottlieb Geissler, realizzato alla fine del XVIII secolo (Bibliothèque de Genève, Archives A. & G. Zimmermann).
(...)

Si sa che nel XVIII sec. la campagna (mandements) era densamente popolata di contadini e di artigiani (tra cui un buon numero di fabbricanti di orologi), con ca. 100 ab. per km². I cittadini proprietari dei terreni, spesso appassionati di agronomia, vi soggiornavano per determinati periodi al fine di assicurare la corretta gestione delle coltivazioni e la sorveglianza sui raccolti. Distribuita in alcuni villaggi e frazioni della Signoria, la pop. rurale è tuttavia poco conosciuta prima della fine dell'ancien régime; nel 1797-98 corrispondeva a 4432 persone (400 in meno di quella che abitava la zona detta dei beni liberi, o Franchises).

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

3.3 - Società

Nella misura in cui poterono facilmente ottenere la cittadinanza, entrare a far parte del Consiglio generale e addirittura dei Consigli ristretti, i rifugiati del XVI sec. riuscirono a integrarsi nella soc. ginevrina e a esercitarvi numerose funzioni. Nel XVII sec., la situazione degli ugonotti in fuga dalla Francia dopo la revoca dell'editto di Nantes era molto diversa. Il prezzo da pagare per acquisire la cittadinanza era divenuto sempre più proibitivo e tale conquista non garantiva più l'immediato accesso a tutte le cariche cittadine; lo statuto degli habitants era infine notevolmente peggiorato. L'equilibrio tra le diverse categorie sociali si modificò dunque notevolmente tra questo periodo e il sec. successivo: accanto al gruppo ormai molto chiuso dei citoyens e dei bourgeois, che godevano di tutti i diritti politici e di privilegi economici, si svilupparono le due classi, presto assai numerose, degli habitants - stranieri cui era concesso di risiedere e lavorare in città - e dei loro figli e discendenti nati a G., i natifs. Formate soprattutto da artigiani dei mestieri legati all'orologeria e che operavano nelle basse professioni, ma anche da intellettuali impegnati, pastori e maestri dei mestieri legati alla Fabrique, queste due ultime categorie furono particolarmente intraprendenti e dinamiche, se si considera anche che né gli uni né gli altri godevano di alcun diritto politico e che le loro attività economiche erano gravate da numerosi impedimenti e tasse legati alla loro condizione di non cittadini. Generalmente meno ricchi e meno istruiti di bourgeois e di citoyens, solo eccezionalmente habitants e natifs ebbero accesso alle funzioni, agli onori, alle professioni e ai mestieri prestigiosi e remunerativi. Dopo i disordini del 1782, lo statuto di habitant venne accordato molto raramente dal governo conservatore, allarmato dall'accresciuta forza di questi esclusi dal potere. Fu allora che comparve la categoria dei Domiciliés: rigorosamente sorvegliati dalla Camera degli stranieri, in genere celibi e "utili" alla manifattura locale, essi beneficiavano di un permesso di soggiorno temporaneo, rinnovabile ma non trasmissibile ai discendenti.

Gli ab. delle campagne, soggetti alla Signoria, erano anch'essi privi dei diritti politici. Alcuni di loro riuscirono ad acquisire una certa autonomia aderendo alle comunità di villaggio (molte delle quali risalivano al ME) poste sotto la giurisdizione e la sorveglianza dei castellani, ufficiali di giustizia eletti dal Consiglio dei Duecento. Il procuratore, che era posto alla guida di questi com., esercitava però unicamente funzioni amministrative. A confronto con i semplici habitants, gli ab. di queste comunità di villaggio godevano di una posizione di privilegio; tuttavia, nel XVIII sec. la tutela esercitata dalla città divenne molto pesante. Guidati dall'avvocato Jacques de Grenus, dal 1790 anche gli ab. dei territori soggetti rivendicarono l'uguaglianza politica.

Spesso sollecitati a vendere in città il prodotto del loro lavoro, i contadini che vivevano nelle enclavi territoriali ginevrine erano penalizzati dal dover attraversare un territorio non ginevrino, franc. o savoiardo. Essi dovevano procurarsi le autorizzazioni di transito e dei certificati che attestassero l'origine delle derrate trasportate; erano inoltre esposti ad aggressioni e a confische. Lo smercio del vino di loro produzione era severamente regolamentato ed era loro vietato il commercio del sale.

La rivoluzione del dicembre 1792 proclamò l'uguaglianza politica e civile di tutte le categorie della pop., uguaglianza poi confermata dalla Costituzione del 5.2.1794 (Egaliseurs). Da allora in città come in campagna non vi furono che "cittadini" (concetto che nell'accezione dell'epoca non comprendeva i non prot. e le donne) e stranieri, questi ultimi sottoposti a una politica di accoglienza molto restrittiva.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

3.4 - La religione

3.4.1 - La vita religiosa nel Medioevo

La città di G. era sede vescovile, contava diverse parrocchie e comprendeva numerosi conventi; la campagna era invece meno riccamente dotata (priorato benedettino di Satigny, abbazia cistercense femminile a Bellerive). I cluniacensi e in particolare il priorato di S. Vittore contribuirono a rafforzare e a strutturare la chiesa e la vita parrocchiale nelle campagne. Tra il 1093 e il 1099, il vescovo Guy de Faucigny confermò all'abbazia di Cluny la proprietà di una serie di chiese parrocchiali filiali di S. Vittore; alcune divennero priorati, come Draillant, Bonneguête e Vaulx (tutte nell'attuale Dip. Alta Savoia). Nel bacino ginevrino, campagne e vallate alpine furono caratterizzate nel XII sec. da una forte espansione del monachesimo: certosini, cistercensi e canonici di S. Agostino vi trovarono l'ambiente adatto alla loro vocazione contemplativa, anche se nessuno dei loro conventi si trovava nel territorio del futuro cant. G.

Autrice/Autore: La redazione / cor

3.4.2 - La Riforma

Le prime tracce delle nuove idee comparvero a G. nel 1521, all'interno del gruppo costituitosi attorno al medico Heinrich Cornelius, detto Agrippa von Nettesheim, lettore di Erasmo e di Jacques Lefèvre d'Etaples. Commercianti ted. diffusero la dottrina luterana, che venne adottata da alcuni loro omologhi ginevrini a partire dal 1525. Nel 1532, Guillaume Farel, protetto da Berna, tenne per la prima volta le sue prediche a G.; nonostante un avvio difficile, si creò in città una prima comunità evangelica. La prima celebrazione pubblica del culto rif. si tenne nel 1533; dal 1534 i rif. passarono all'offensiva (risse con i catt., spoliazione di chiese e conventi). Una grande parte della pop. aderì da allora alla Riforma. Il vuoto venutosi a creare con la sospensione della messa, decisa nell'agosto del 1535 dal Consiglio dei Duecento, e la partenza del vescovo Pierre de La Baume (già nell'agosto 1533), poi di numerosi preti, canonici e monaci, permise ai riformatori, tra cui Farel e Antoine Froment, di predicare ormai liberamente la nuova fede. Gli ab. di G., riuniti nel Consiglio generale, affermarono solennemente il 21.5.1536 la loro volontà di vivere secondo la legge evangelica e la "parola di Dio"; lo fecero forti anche del sostegno militare di Berna, che aveva appena conquistato il Paese di Vaud, il Pays de Gex e lo Chablais.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Giovanni Calvino mentre tiene una lezione all'Auditorio. Disegno a penna realizzato da  Jacques Bourgoin,  1560 ca. (Bibliothèque de Genève; fotografia François Martin).<BR/>Originario di Nevers, Jacques Bourgoin seguiva i corsi dell'Accademia di Ginevra. Questo suo schizzo figura, insieme ad altri, alla fine del <I>Compendium Roberti Gaguini super francorum gestis</I>, un'opera pubblicata a Parigi nel 1511 che utilizzava per i suoi studi e su cui occasionalmente immortalava i suoi maestri.<BR/><BR/>
Giovanni Calvino mentre tiene una lezione all'Auditorio. Disegno a penna realizzato da Jacques Bourgoin, 1560 ca. (Bibliothèque de Genève; fotografia François Martin).
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Qualche mese più tardi, Giovanni Calvino, di passaggio a G., vi venne trattenuto da Farel; il suo definitivo trasferimento a G. risale però solo al 1541, anno in cui redasse le Ordinanze ecclesiastiche, che a loro volta traevano ispirazione dalle Istituzioni della religione cristiana, pubblicate nel 1536. Adottate dal Consiglio generale il 20.11.1541, le ordinanze organizzarono la vita della Chiesa istituendo un ministero articolato in quattro uffici, destinati ai pastori, ai dottori, agli anziani e ai diaconi. La Compagnie des pasteurs riuniva l'insieme dei pastori della città e della campagna e trattava questioni di dottrina e relative alle relazioni con le autorità civili e le Chiese estere. I dottori erano incaricati della formazione al ministero e alle funzioni civili; il Collège e l'Acc. vennero creati nel 1559 in questa funzione, mentre scuole di base dispensavano ai ragazzi (soprattutto ai maschi) i primi insegnamenti. Creata nel 1736, la Soc. dei catecumeni permise di raggiungere un tasso di alfabetizzazione particolarmente elevato nei diversi strati della pop. Gli anziani formavano il Concistoro, composto da pastori e da laici, incaricato di sorvegliare il comportamento dei fedeli e di stabilire le ammende dovute in caso di indisciplina. Questa sorta di tribunale dei costumi e di tribunale matrimoniale poteva tuttavia pronunciare unicamente pene di natura ecclesiastica, quali la sospensione dalla partecipazione alla Cena; nei casi in cui era prevista una sanzione penale, il colpevole era deferito al Piccolo Consiglio. I compiti dei diaconi (gestione delle elemosine e cura degli ammalati) corrispondevano a quelli degli amministratori dell'ospedale generale, fmaondato nel novembre del 1535 attraverso l'accorpamento di tutti gli antichi ospedali medievali.

Calvino e i riformatori resero presto G. il centro del protestantesimo; da qui l'appellativo di "Roma prot." associato dal XVI sec. alla città.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

3.4.3 - Chiesa e società

Si è rimproverato a Calvino di avere attribuito un potere eccessivo alla Chiesa e ai pastori; occorre tuttavia rilevare come questi ultimi non facessero parte dei Consigli. Accorto giureconsulto, Calvino voleva mantenere un equilibrio tra autorità ecclesiastica e potere politico. Per questa ragione i preavvisi e le sanzioni del Concistoro erano certo importanti, ma era al Piccolo Consiglio che competeva la sentenza definitiva, sia che si trattasse di questioni giudiziarie sia che si trattasse invece di questioni matrimoniali. Se, quando ancora erano vivi Calvino e il suo successore, Teodoro di Beza, i delegati della Compagnie des pasteurs poterono influenzare in alcuni casi, attraverso le loro rimostranze al Consiglio, la politica del governo, questo tipo di intervento ebbe sempre meno peso nei sec. successivi. Nel corso del XVIII sec., i membri del Consiglio tendevano addirittura a prendere decisioni di ordine ecclesiastico o matrimoniale senza consultare il Concistoro; la sua autorità venne sempre più contestata, sia dai conservatori sia dai seguaci di Voltaire e di Rousseau, tanto che dopo la rivoluzione del 1792 il nuovo regime gli tolse una parte delle competenze.

Le leggi suntuarie (1558), che miravano a limitare il consumo senza pregiudicare le gerarchie sociali, pur non essendo una creazione originale del Calvinismo ebbero un ruolo importante nel controllo del "lusso" da parte del Concistoro e poi della Camera della Riforma, laica, creata nel 1646. Le leggi suntuarie regolamentavano in maniera puntuale e minuziosa il modo di vestirsi, l'uso di gioielli, il lutto, i banchetti per le nozze e per il battesimo, ma anche il mobilio e gli oggetti decorativi di valore. Riconfermate fino alla fine dell'ancien régime, esse furono curiosamente difese sia dall'aristocrazia al potere sia dai fautori di una soc. maggiormente egualitaria.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

3.5 - La cultura

Dotata di un'Acc. che nel XVI sec. accoglieva studenti provenienti da tutta Europa, G. si fece conoscere dapprima grazie ai suoi teologi e filosofi (Jean-Alphonse Turrettini, Jean-Robert Chouet), poi, nel XVIII sec., grazie ai suoi teorici del diritto (Jean-Jacques Burlamaqui) e uomini di scienza, tra cui figuravano personaggi come Jean-Louis Calandrini, Gabriel Cramer, Horace Bénédict de Saussure e Charles Bonnet.

Su un piano culturale più generale, i diversi organismi di controllo sui costumi, i consumi e la vita quotidiana non favorirono lo sviluppo delle diverse forme di espressione artistica. Fu essenzialmente come artigiani, incisori, miniaturisti o pittori su smalto che i Ginevrini esercitarono il loro talento artistico nei campi dell'orologeria, oreficeria e gioielleria. Solo alla fine dell'ancien régime, in un clima più favorevole all'espressione pittorica, diversi artisti del luogo, in genere formati all'estero e sostenuti da mecenati locali appassionati d'arte, poterono acquisire una certa notorietà; si trattò, tra gli altri, di Jean-Etienne Liotard, Jean-Pierre Saint-Ours, Marc-Théodore Bourrit, Pierre-Louis De la Rive, Wolfgang-Adam Töpffer, Firmin Massot e Jacques-Laurent Agasse.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>In questo dipinto, l'artista  Jean Huber  raffigura se stesso mentre esegue un ritratto di Voltaire; pastello realizzato attorno al 1773 (Musée historique de Lausanne).<BR/>Il pittore ginevrino Jean Huber veniva soprannominato "Huber-Voltaire", avendo realizzato numerosi ritratti (dipinti, incisioni e sagome) del suo celebre vicino. Voltaire arrivò a Ginevra nel 1754, all'età di 60 anni. Visse per 20 anni nella campagna ginevrina, prima nella villa Les Délices e nella fortezza di Tournay, e più tardi a Ferney, nel Pays de Gex. Fu sulle sponde del Lemano che scrisse e fece pubblicare i suoi romanzi e i suoi innumerevoli pamphlet. Intellettuali di tutta Europa vennero a Ginevra per incontrarlo.<BR/>
In questo dipinto, l'artista Jean Huber raffigura se stesso mentre esegue un ritratto di Voltaire; pastello realizzato attorno al 1773 (Musée historique de Lausanne).
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Anche per quanto riguarda gli spettacoli la Riforma segnò una rottura radicale con le forme di divertimento praticate dalla pop. nel ME; nel XVI sec. il teatro si limitò a temi religiosi e politici, mettendo in scena personaggi biblici o allegorici, soprattutto immaginari, in occasione della conclusione di trattati di comborghesia. Fu soltanto nella seconda metà del XVIII sec., all'epoca delle pièce scritte da Voltaire e rappresentate nella cerchia dei suoi ammiratori e nel solco del dibattito attorno al teatro che oppose gli enciclopedisti e Rousseau, che i Ginevrini poterono assistere a vere rappresentazioni teatrali. Tuttavia, il Théâtre de Neuve, costruito dopo la mancata rivoluzione del 1782 per intrattenere le truppe forestiere e sostituire i circoli ormai proibiti, finì con l'essere più uno strumento utile a mantenere tranquilla una pop. ritenuta troppo irrequieta che un mezzo per familiarizzarla con la cultura e le lettere. Con ciò, divenne di fatto proprio quel teatro criticato da Rousseau, che gli avrebbe preferito feste civili che non distraessero il popolo dal suo dovere ma che lo rafforzassero nelle proprie convinzioni.

<b>Ginevra (cantone)</b><br><I>Le Café du Théâtre</I>; disegno a penna acquerellato realizzato nel 1798 da  Wolfgang-Adam Töpffer;  fotografia di Yves Siza (Cabinet d'arts graphiques des Musées d'art et d'histoire Genève, no inv. 1922-0003).<BR/>Caricatura dell'artista sul disordine che regnava tra i rivoluzionari ginevrini. I club e i caffè della città erano i luoghi principali dove si radunavano i Ginevrini che simpatizzavano per la Rivoluzione francese. Durante i sei anni del regime rivoluzionario (1792-1798), i membri del Grand Club si riunivano nel foyer del teatro.<BR/>
Le Café du Théâtre; disegno a penna acquerellato realizzato nel 1798 da Wolfgang-Adam Töpffer; fotografia di Yves Siza (Cabinet d'arts graphiques des Musées d'art et d'histoire Genève, no inv. 1922-0003).
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Sullo sfondo di questi avvenimenti, la Stampa tipografica ginevrina, già rinomata alla fine del XV sec. e resa più dinamica dopo la Riforma dall'arrivo di librai rifugiati franc. e it., ebbe un ruolo di primissimo piano nella diffusione, spesso clandestina, delle idee riformatrici. Molto presto essa diversificò la sua produzione pubblicando edizioni di testi classici greci e lat. e di testi di storia, geografia, medicina e diritto. Per tenere testa alla concorrenza di Lione, le case ginevrine affiancarono all'attività di editori quella di distributori di opere straniere destinate ai principali mercati dell'Europa occidentale. Dopo il fecondo periodo della pubblicazione dell'Encyclopédie, dei giornali olandesi e delle opere di Montesquieu, Rousseau, Voltaire e dell'abate Raynal, l'editoria ginevrina cedette il posto, attorno al 1780, alla vendita libraria. Le poche tipografie ancora attive si concentrarono da allora nella pubblicazione di testi scolastici e di periodici, di cui il più celebre fu, alla fine del sec., la Bibliothèque britannique, ma riuscirono a ricavare qualche beneficio anche dalla intensa attività di stampa di opuscoli che accompagnò i disordini politici della fine dell'ancien régime e il confronto di idee che oppose Représentants e natifs al governo conservatore.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

3.6 - I territori savoiardi e francesi, futuri Communes réunies

3.6.1 - Da un sovrano all'altro

I territori perduti dal duca di Savoia nel 1536 furono soggetti a Berna fino alla loro restituzione nel 1567. Un balivo bernese, in carica per sei anni, risiedeva nel castello di Gex, nella commenda di Compesières per il baliaggio di Ternier e a Gaillard. In genere Berna rispettò gli antichi diritti e fece riferimento alle cosiddette communages (comunità degli ab.). Dopo il 1567, la giustizia dipese in numerosi villaggi dai signori locali; i ricorsi in appello erano trattati a Chambéry, dal Senato di Savoia. Nel 1760 un editto istituì in tutte le parrocchie un Consiglio della comunità, con alla testa un syndic. L'autonomia com. era maggiore in questi villaggi, soggetti al re di Sardegna e uniti allo Chablais o al Genevois, che nei com. rurali soggetti alla Signoria. Alla fine del XVIII sec. la monarchia sabauda creò la nuova città di Carouge, che nelle sue intenzioni doveva fare concorrenza a G.

Il Pays de Gex, divenuto franc. nel 1601, fu da questa data baliaggio della Borgogna, a sua volta Pays d'états. Assemblee pubbliche del baliaggio conferirono ai rappresentanti delle comunità rurali alcuni diritti, in particolare quello di votare le retribuzioni dei magistrati e dei funzionari.

I sette com. del Pays de Gex che divennero ginevrini nel 1815 contavano 357 fuochi nel 1550, di cui 68 nella piccola città di Versoix, cioè ca. 1500 ab.; quando furono uniti alla Svizzera, gli ab. salirono a 3350. I com. savoiardi ceduti dal regno di Piemonte-Sardegna contavano nel 1816 12'700 ab.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

3.6.2 - Il ritorno al cattolicesimo

Nel 1536 G. e Berna introdussero la Riforma nei territori conquistati, entrambe secondo la propria concezione del ruolo della Chiesa e della liturgia. La Chiesa bernese era organizzata in classi; nella regione di G. vi erano la classe di G., quella di Gex (13 parrocchie, tra cui Le Grand-Saconnex e Versoix) e quella di Ternier. I parrocchiani erano sottoposti al controllo di un Concistoro locale, a sua volta subordinato al Concistoro supremo di Berna. Dopo il 1544 G. recuperò 14 parrocchie degli ex territori del priorato di S. Vittore e del capitolo.

Con il trattato di Losanna del 1564, Berna ottenne dal duca di Savoia la tolleranza del culto rif. nei territori restituiti. Carlo Emanuele limitò nel 1589 i luoghi di culto, mantenendone uno a Ternier e due a Gex. La pace di Vervins (1598) significò per il duca la restituzione incondizionata dei baliaggi. Il ritorno al cattolicesimo, avviato negli anni 1590-1600 dal futuro santo Francesco di Sales, si sviluppò nello Chablais grazie ai missionari cappuccini. Nel Pays de Gex, G. riorganizzò, attraverso la Compagnie des pasteurs, le parrocchie rif. nel 1590. L'editto di Nantes (1598) fu applicato a questo baliaggio dal 1601; i prot. dovettero da allora convivere con i catt. e restituire loro chiese, cimiteri, case parrocchiali e introiti. Essi rimasero tuttavia maggioritari fino al 1662, quando Luigi XIV proibì il culto rif. e fece demolire o chiudere i loro edifici religiosi, a eccezione di quelli di Sergy e di Ferney. Il processo di reintroduzione del cattolicesimo si concluse nel 1685 con la revoca dell'editto di Nantes; i prot. si convertirono o dovettero emigrare.

Da ultimo, la Signoria dovette accondiscendere, volente o nolente, al fatto che il Residente di Francia, la cui sede era permanente dal 1679, celebrasse la messa nella sua residenza ginevrina.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

4 - La vita politica a Ginevra nel XIX e XX secolo

4.1 - Il periodo francese (1798-1814)

4.1.1 - Storia costituzionale e politica

Temuta e osteggiata dalla maggioranza, salutata invece con favore da alcuni sostenitori dell'unione con la Grande Nazione nella cerchia del residente di Francia Félix Desportes, l'annessione franc. divenne effettiva con il trattato di unione del 26.4.1798. Essa fu preceduta da una lunga serie di incidenti diplomatici e di misure vessatorie alle frontiere, dall'isolamento progressivo della città all'interno di un territorio via via conquistato dal Direttorio e dall'occupazione militare della città. Nell'agosto del 1798, G. divenne (lo resterà per 15 anni) capoluogo del Dip. del Lemano; incorporata alle strutture politiche della Francia, ne condivise da allora gli sviluppi, in particolare nel 1799, al momento del passaggio dal Direttorio al Consolato - con Bonaparte come Primo Console -, e nel 1804, con la proclamazione dell'Impero.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Modello per la <I>Repubblica di Ginevra</I>; olio su pannello di  Jean-Pierre Saint-Ours (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. 1985-0240).<BR/>Realizzata su commissione ufficiale del governo ginevrino nel 1794, questa figura allegorica riprende i simboli della Repubblica francese, adottati dalla Convenzione nel 1792. L'enorme versione definitiva (3,85 x 1,51 m), installata nel coro della cattedrale di S. Pietro, nel 1798 sarà allontantata in seguito all'occupazione del territorio da parte della Francia.<BR/>
Modello per la Repubblica di Ginevra; olio su pannello di Jean-Pierre Saint-Ours (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. 1985-0240).
(...)

Per alcuni aspetti il trattato di unione era parzialmente favorevole ai Ginevrini. Grazie alla Soc. economica e alla Soc. di mutuo soccorso, essi mantennero la sorveglianza sulle proprietà del com., vale a dire su un certo numero di beni immobiliari e di istituzioni, tra cui la Chiesa e i suoi templi, il Collège e l'Acc., la Camera del grano, la Cassa di sconto, di risparmio e di deposito e l'ospedale generale. Essi furono inoltre esentati dal dover prestare alloggio ai soldati presso i privati cittadini e dalla coscrizione per la guerra in corso, ciò che spostò all'indomani della pace di Amiens del 1802 la prima chiamata di coscritti ginevrini. La città dovette tuttavia cedere alla Francia i suoi arsenali, l'artiglieria, le munizioni e soprattutto le fortificazioni, dichiarati "beni nazionali". Infine, la "riunione" alla Repubblica franc. rese i Ginevrini cittadini della Francia.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

4.1.2 - L'amministrazione

Oltre all'ex territorio ginevrino, il Dip. del Lemano comprendeva il Pays de Gex, le cime del Giura fino alla valle della Valserine, le regioni dello Chablais, del Faucigny e del nord del Genevois, ed era diviso in tre distr. (successivamente circoscrizioni o arrondissements), quello di G. (con dieci cant.) e quelli di Thonon e di Bonneville (quattro e nove cant.). La città e il suo territorio costituivano un solo cant.; considerata alla stregua di un com., per 15 anni ebbe una sua propria amministrazione. Capoluogo, più tardi prefettura del Dip. e quindi residenza del prefetto e sede dei suoi uffici, G. era dotata di un tribunale civile e criminale, di un tribunale di commercio, di una zecca e di un ufficio del bollo e registro. Il tribunale d'appello in materia civile e commerciale si trovava a Lione. Dopo l'annessione G. venne retta dapprima dalle leggi rivoluzionarie franc., poi, come il resto dell'Impero, fu sottoposta al Codice civile franc. (l804), al Codice di commercio (dal 1808) e al Codice penale del 1810 (dal 1811), il che determinò alcune modifiche nella sua organizzazione giudiziaria.

Fino all'insediamento (1800) del primo prefetto, Ange Marie d'Eymar, il potere era concentrato nelle mani dell'amminstrazione centrale del Dip. del Lemano, all'interno della quale i Ginevrini erano scarsamente rappresentati. La legge del 17.2.1800 modificò le istituzioni dipartimentali, che da allora poggiarono su tre organi: il prefetto, nominato dal primo Console e poi dall'imperatore, il Consiglio generale e il Consiglio di prefettura. L'amministrazione dipartimentale era strutturata nelle quattro sezioni delle finanze, dell'esercito, della statistica, dell'educazione e lavori pubblici, impegnate in permanenza nella redazione di un'enorme massa di rapporti e statistiche su richiesta dei ministeri parigini; per questo motivo era poco amata e ritenuta farraginosa e inefficace. I tre prefetti che si susseguirono in questo periodo - Eymar (1800-02), Claude Ignace Brugière de Barante (1803-10) e Guillaume Antoine Benoît Capelle (1810-13) - seppero in alcune occasioni difendere il particolarismo dei Ginevrini, senza tuttavia riuscire a fare dimenticare loro la perdita della sovranità.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

4.2 - Il XIX secolo

4.2.1 - I primi anni del nuovo cantone (1814-1846)

Malgrado sia stata celebrata, in occasione del suo centenario (1914), come un evento dalla necessità ineluttabile, l'incorporazione dell'antica città vescovile nella Conf. deriva in realtà da un intreccio complesso di volontà in alcuni casi discordi. L'impulso decisivo fu determinato dalle grandi potenze che, dopo aver sconfitto Napoleone, si riunirono a Parigi e a Vienna per ridisegnare la carta dell'Europa. Per impedire che la Francia ampliasse nuovamente i suoi confini e si servisse della strada del Sempione per ritentare la conquista dell'Italia, era assolutamente necessario rafforzare la Svizzera e integrarvi la piccola cittadella di Ginevra. Questo progetto non ebbe da subito il sostegno delle due istanze che erano in lotta per il potere. La prima, cioè la commissione centrale del Lemano, costituita dal generale austriaco Ferdinand von Bubna, che aveva occupato la città nel dicembre del 1813 dopo la partenza delle truppe imperiali, propendeva per un'unione alla Francia. La seconda, cioè un governo provvisorio autoproclamato, guidato dai conservatori Ami Lullin e Joseph Des Arts, sperava in un ritorno all'indipendenza. Per allontanare i loro avversari e conservare quella che ritenevano fosse l'identità della città, questi ultimi finirono per adottare la soluzione elvetica auspicata dalle monarchie coalizzate.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Fonti: indicazioni di Liliane Mottu-Weber; H. Ammann, K. Schib (a cura di),  <I>Atlante storico della Svizzera,</I> 1958 <SUP>2</SUP> , 67;  <I>Encyclopédie de Genève,</I> 2, 1983, 84  © 2005 DSS e cartografia Kohli, Berna.<BR/>
Sviluppo territoriale di Ginevra

Per trasformare la Repubblica in cant., fu necessario liberarla dalla stretta territoriale in cui era chiusa e collegarla alla Conf., con la quale fino ad allora non aveva mai condiviso alcuna frontiera comune. Nel 1815 la seconda pace di Parigi attribuì a G. Versoix, Collex-Bossy, Pregny, Vernier, Meyrin e Le Grand-Saconnex, tolti alla Francia; nel 1816, con il trattato di Torino, G. ottenne la città di Carouge e una quarantina di frazioni o piccoli borghi, che fiancheggiavano la riva del lago appartenente alla Sardegna. Con l'aggiunta di questi Communes réunies, il nuovo cant. accrebbe la sua pop. di ca. 16'000 ab., per la maggior parte catt. e residenti nelle campagne. Il nuovo territorio era sprovvisto di un entroterra e non era difendibile; per questa ragione venne cinto da una zona doganale franca e la Savoia del nord inglobata nella neutralità elvetica (Zone franche). Questa soluzione zoppicante fu il risultato di difficili negoziati diplomatici e di un compromesso interno. Il singolare tracciato delle frontiere corrispondeva all'accrescimento territoriale minimo richiesto da alcuni influenti ultraprot., che temevano un'invasione dei catt. Il loro atteggiamento è rivelatore dell'ambiguità alla base dell'integrazione di G. al Corpo elvetico: per mantenere le proprie specificità, la città doveva essere sviz., ma per divenire sviz., doveva rinunciare al suo esclusivismo rif. e dunque cambiare. Tale contraddizione caratterizzò tutto il periodo della Restaurazione.

La prima cura conf. del governo provvisorio, che nel frattempo era divenuto legittimo con il sostegno di una petizione firmata da 6000 persone, fu quella di redigere una Costituzione che potesse incontrare il favore della Dieta fed. e permettesse di evitare i disordini che avevano accompagnato il XVIII sec. Per ottenere l'approvazione della Dieta, la Costituzione ginevrina modellò le istituzioni del nuovo cant. su quelle già esistenti negli altri: un Consiglio di Stato rappresentò l'esecutivo, a sua volta incluso nel legislativo assicurato da un esteso Consiglio rappresentativo. L'allineamento al sistema sviz. giustificò però anche alcune misure che si pensava favorissero il mantenimento dell'ordine, come la soppressione del Consiglio generale. Con ciò i Ginevrini, ormai tutti cittadini, ebbero quale unico diritto politico quello di eleggere alcuni dei loro rappresentanti. Anche questa facoltà venne tuttavia limitata da tre meccanismi fino ad allora estranei alla vita politica cittadina: l'introduzione a più livelli del voto per sorteggio, quella del voto censitario e la creazione di una cerchia ancora più ristretta all'interno del gruppo di coloro che godevano del diritto di elezione (un Corps rétenteur, formato da ca. 170 tra pastori, giudici ecc., che designava 300 elettori su 600 presentati), voluta per controbilanciare gli effetti indesiderabili derivanti dall'opzione censitaria.

Quando la Costituzione ginevrina venne votata, praticamente all'unanimità, nell'agosto del 1814, il censo era fissato al valore proibitivo di 69,7 fiorini (20 lire sviz). Ma già dal 1819 esso scese a 25 fiorini, divenuti 15 nel 1832 e 7 nel 1835, prima di essere soppresso nel 1842. Tale importante ampliamento della base elettorale indica gli sforzi di democratizzazione messi in atto, volenti o nolenti, durante la Restaurazione, e legati all'influenza e all'intelligenza di una frangia di tendenza liberale, attiva all'interno del legislativo. Volgendo a proprio vantaggio l'immobilismo intrinseco del consesso parlamentare, uomini dotati di talento come Etienne Dumont, Pierre-François Bellot e Pellegrino Rossi riuscirono ad acquisire rapidamente un forte ascendente e a contrastare i primi Consiglieri di Stato reazionari del XIX sec. Questi ultimi si ritirarono dalle responsabilità di governo attorno al 1825 e vennero sostituiti da uomini molto più giovani, come il syndic Jean-Jacques Rigaud, favorevoli ai mentori del Consiglio rappresentativo e iniziatori di una politica detta di progresso graduale. Dapprima timide, le riforme si affermarono più velocemente durante la prima metà degli anni 1830-40, conducendo a una modernizzazione dell'amministrazione, del culto, dell'istruzione pubblica e della giustizia.

Lo slancio innovatore non derivava unicamente da una logica generazionale o da profonde convinzioni liberali, ma era pure il frutto dell'idea che la classe dirigente aveva del ruolo rivestito dal proprio cant. nel contesto nazionale. Il cant. più giovane della Svizzera doveva mostrarsi degno della sua appartenenza elvetica ed essere un esempio del progresso. Fino al 1830, questo compito non si rivelò particolarmente complesso, dal momento che G., che aveva mantenuto una parte delle leggi che risalivano al periodo franc., aveva una legislazione meno conservatrice degli altri cant.; la sua Costituzione, ad esempio, era la sola che garantiva la libertà di stampa. Dopo la Rigenerazione divenne invece difficile rivendicare la medesima eccellenza. Fu in questo contesto che si inserì la vasta ondata di riforme promossa da Jean-Jacques Rigaud, stimolata dalla preoccupazione di venir meno alla reputazione politica della città, e presentata come il modello perfetto di un'evoluzione senza rivoluzione. In un sec. ancora traumatizzato dai ricordi del 1789, l'orgoglio delle autorità ginevrine era comprensibile; fu però di breve durata.

L'uscita di scena dei grandi pensatori liberali e l'inserimento massiccio di esponenti conservatori nei più importanti centri nodali governativi pose presto un freno a questo sforzo di rinnovamento e, in parallelo, risvegliò il malcontento di una fazione dalle simpatie radicali che aveva sempre maggiori difficoltà a esprimere le proprie opinioni. All'inizio degli anni 1840-50, queste forze si organizzarono nell' Association du Trois Mars, che decise di sbloccare la situazione sanzionando il ritardo istituzionale della Repubblica e la sua incapacità a farsi esempio per gli altri cant. del processo di democratizzazione, e invitando infine la pop. a prendere le armi per difendere questo programma. I Ginevrini, convinti della loro missione di forza propulsiva progressista all'interno della Svizzera, accolsero l'appello alla sollevazione; il 22.11.1841 scoppiò la rivoluzione, che fu comunque piuttosto pacifica, dal momento che non si registrarono episodi di violenza veri e propri. Il suo risultato fu ambivalente. De iure, essa diede piena soddisfazione alle pretese dei radicali e dei loro simpatizzanti, stimolando in particolare l'introduzione del suffragio universale (maschile). De facto, essa originò un ampio riflesso di cattiva coscienza. Numerosi leader si spostarono decisamente a destra, mentre i cittadini utilizzarono i loro nuovi diritti per eleggere esponenti conservatori che si adoperarono per la neutralizzazione degli effetti del sollevamento. Chiamato a esprimersi sugli avvenimenti politico-religiosi che alla metà degli anni 1840-50 facevano vacillare la Conf., il governo, timoroso, prese posizione contro le spedizioni dei Corpi franchi e non riuscì a risolversi a condannare la formazione del Sonderbund. All'inizio dell'ottobre 1846, il leader radicale James Fazy, riprendendo un'argomentazione già sperimentata cinque anni prima, invitò la folla a impadronirsi del potere affinché il cant. potesse opporsi al Sonderbund e recuperare la propria funzione di cant. esemplare sul piano politico. Il 7.10.1846, la defezione dei catt., la diserzione della milizia e la tenacia dei combattenti, spesso immigrati provenienti dagli altri cant., fecero definitivamente cadere il regime della Restaurazione.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Le truppe governative ripiegano su place Bel-Air il 7.10.1846; litografia anonima (Bibliothèque de Genève).<BR/>Gli insorti del quartiere operaio di Saint-Gervais respinsero le truppe ufficiali e obbligarono il Consiglio di Stato a dare le dimissioni, permettendo così l'accesso al potere di James Fazy e dei radicali.<BR/>
Le truppe governative ripiegano su place Bel-Air il 7.10.1846; litografia anonima (Bibliothèque de Genève).
(...)

Autrice/Autore: Irène Herrmann / cor

4.2.2 - Il regime radicale (1847-1914)

Come aveva promesso, James Fazy sostenne lo scioglimento del Sonderbund e si dedicò all'elaborazione di una nuova Costituzione. Accettata il 24.5.1847, la nuova carta doveva assicurare una certa continuità al dominio radicale, favorendo (direttamente o indirettamente) coloro che avevano sostenuto la rivoluzione. Fu reintrodotto il Consiglio generale, almeno nel nome se non nella forma, concesso il diritto di voto agli Svizzeri di altri cant., spesso più politicizzati dei Ginevrini, ratificata la libertà religiosa, abolendo in tal modo gli ultimi privilegi di cui poteva ancora beneficiare il culto rif., e sciolta la Soc. economica, istituzione che aveva incarnato e perpetuato la differenza tra "vecchi" e "nuovi" Ginevrini. In questo slancio democratico, Fazy stabilì l'elezione popolare del Consiglio di Stato ogni due anni. Quest'ultima misura determinò all'incirca mezzo sec. di intensa attività politica, ricco di inventiva ma anche di instabilità: la frequenza degli scrutini fu all'origine di numerosi cambiamenti nella compagine governativa arrivando a permettere, nel 1853, ad alcuni radicali scontenti di esautorare temporaneamente lo stesso Fazy a vantaggio di un governo cosiddetto riparatore.

Ai dissidenti radicali si aggiunsero presto altri insoddisfatti - reazionari, moderati o catt. - che si unirono e rafforzarono reciprocamente nel partito indipendente. Tra il 1865 e il 1870, l'animatore di questa formazione, l'ex rivoluzionario Filippo Camperio, dominò il Consiglio di Stato, dove tentò di condurre una politica mediana, conservatrice ma non passatista. La sua posizione finì però per scontentare sia la destra sia la sinistra. Sotto la guida di Antoine Carteret, i radicali riconquistarono il potere nel 1870 e avviarono il lungo periodo del Kulturkampf. Paradossalmente, questo vasto movimento contro le posizioni ultramontane può essere letto come il risultato di una interpretazione impropria dei principi del 1846: il dominio assoluto dello Stato su ogni struttura potenzialmente in grado di sfuggire al suo controllo e l'esaltazione dell'identità ginevrina. In meno di dieci anni, questa eccessiva "lotta per la civilizzazione" modificò il paesaggio politico cant. L'antico patriziato cittadino si alleò con i catt. e con la campagna in un partito democratico che sfidava i radicali e che, proclamandosi difensore dei diritti individuali, spingeva verso la trasformazione del sistema rappresentativo in democrazia semidiretta.

In ogni caso, l'instabilità derivata dalla Costituzione del 1846 ebbe come riflesso la moltiplicazione dei collegi elettorali, l'introduzione del referendum facoltativo (1879) e dell'iniziativa in materia legislativa (1891), l'elezione popolare dei Consiglieri agli Stati e infine la grande novità della rappresentanza proporzionale (1892). Quest'ultima rese possibile la comparsa sullo scacchiere politico di altre forze, quali il partito indipendente (catt.; uno dei progenitori del partito democratico cristiano), ancora poco influente, e il partito operaio socialista, divenuto importante dopo che un congresso dell'Ass. intern. dei lavoratori si era tenuto a G. nel 1866. Fu proprio perché seppero opportunamente integrare i socialisti nel loro programma e allearsi con i loro candidati che i radicali sembrarono prevalere sui loro rivali democratici nel gioco delle alternanze di governo che segnarono il passaggio di sec. I vantaggi di questa democratizzazione non furono esclusivamente teorici e ideologici, ma anche di natura pratica. La pacificazione degli animi venne favorita da una maggiore facilità nell'espressione delle minoranze e da una sdrammatizzazione dell'esercizio del voto. Fino ad allora, il voto esclusivamente maggioritario di un elettorato riunito in un Consiglio generale aveva favorito le violenze; disordini sanguinosi, che avevano provocato morti e feriti e giustificato l'intervento fed. erano per esempio scoppiati il 22.8.1864.

Il giorno stesso di questo parapiglia, nell'ambito di una conferenza diplomatica in cui la Svizzera era rappresentata da Gustave Moynier, Guillaume-Henri Dufour e Samuel Lehmann, fu firmata la convenzione di G. (Croce Rossa). Questo documento, che diede vita al futuro CICR, segnò l'inizio del ruolo intern. della città. Ispirata dallo spirito di rinascita rif. cui diede nuovo vigore il movimento del Risveglio e influenzata da una tradizione di accoglienza di cui tutti i partiti si dichiaravano eredi, l'importanza mondiale della Repubblica non si affermò unicamente nell'ambito della liberalità: dagli anni 1860-70 essa assunse anzi connotati politici. La città divenne da un lato il luogo nel quale si regolavano dei conflitti - nel 1867 ospitò il congresso intern. per la pace; nel 1871-72, il tribunale arbitrale che pronunciò l'arbitrato dell' Alabama -; dall'altro, l'irraggiamento sovranazionale di G. fu presto visto come l'apporto principale dell'ultimo cant. sviz. alla sua nuova patria elvetica: un modo, in un certo senso, per continuare a sentirsi indipendenti senza però risentirne gli inconvenienti.

Autrice/Autore: Irène Herrmann / cor

4.2.3 - Ginevra e la Confederazione

L'entrata di G. nella Conf. sviz., votata il 12.9.1814 dai deputati elvetici riuniti a Zurigo, implicava il contributo di G. all'impegno militare attraverso la fornitura di denaro e di uomini, e la collaborazione alla politica comune. Fino al 1848 G. inviò alla Dieta fed. una trentina di delegati, tra cui alcune figure di grande spessore; Pellegrino Rossi, ad esempio, fu incaricato di preparare una nuova Costituzione fed. Nel 1832 il suo progetto venne respinto dalle deputazioni più conservatrici, ma alcune delle innovazioni istituzionali da lui proposte (ad esempio il Consiglio fed.) non furono dimenticate. Nello stesso periodo Jean-Jacques Rigaud si occupò della pacificazione di Svitto e di Basilea; nel 1838, con il sostegno del suo omologo vodese Charles Monnard, esortò la Svizzera a resistere all'ultimatum della Francia che esigeva l'espulsione dell'intraprendente futuro imperatore Napoleone III, rifugiato in Turgovia, sua patria d'adozione.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>L'arrivo degli Svizzeri al Port Noir il 1.6.1814; incisione acquerellata di  Jean DuBois (Bibliothèque de Genève).<BR/>Dopo aver ottenuto dalla Dieta federale l'impegno formale ad accogliere Ginevra come cantone della Confederazione, i delegati ginevrini invitarono i cantoni svizzeri ad occupare la città in attesa di una decisione delle potenze europee. Le truppe di Soletta e di Friburgo furono impiegate per compiere questa missione e sbarcarono al porto di Cologny il 1.6.1814.<BR/>
L'arrivo degli Svizzeri al Port Noir il 1.6.1814; incisione acquerellata di Jean DuBois (Bibliothèque de Genève).
(...)

Dopo la rivoluzione del 1846, i deputati radicali di G. alla Dieta votarono per lo scioglimento del Sonderbund, contribuendo in tal modo alla risoluzione della crisi attraverso un conflitto rapido e sostanzialmente incruento, condotto dal loro compatriota Guillaume-Henri Dufour. La guerra civile fu una premessa necessaria alla creazione dello Stato fed. contemporaneo, al quale James Fazy affermò di aver suggerito l'idea del bicameralismo. Questa dichiarazione è indice del coinvolgimento di G. nella politica sviz., cui presero parte diversi uomini di Stato ginevrini. I radicali Jean-Jacques Challet-Venel (1864-72) e in seguito Adrien Lachenal (1893-99) furono eletti Consiglieri fed.; il secondo fu pres. della Conf. nel 1896. Questa entusiastica compartecipazione provocò tuttavia anche alcune frizioni, che derivavano da una diversa concezione del radicalismo: già negli anni 1850-60 il governo ginevrino si distinse nel rifiuto di espellere alcuni rifugiati politici che Berna si era impegnata a reimpatriare nei rispettivi Paesi di origine.

Nel 1860, quando il Consiglio fed. si mostrò titubante nella difesa della neutralità della Savoia del nord dalle mire di Napoleone III, alcuni attivisti ginevrini organizzarono una spedizione di conquista (affare della Savoia). Il loro tentativo, fallito, irritò le autorità fed. e finì con il gettare discredito sull'opzione sviz.: i Savoiardi votarono in massa per l'unione alla Francia. Nel 1872, Challet-Venel si oppose al progetto di nuova Costituzione fed. preparato dai suoi colleghi radicali e volto a centralizzare l'apparato statale. La sua presa di posizione gli costò la rielezione in Consiglio fed.; ma se l'affronto riguardava un Ginevrino, il clima di sfiducia che esso rendeva palese era comune all'insieme della Svizzera francofona, di cui G. adottò da allora gli accessi di irritazione. Alla vigilia della prima guerra mondiale e seguendo l'esempio degli altri cant. romandi, G. manifestò il suo dissenso in occasione della revisione della convenzione del Gottardo (1909). Nonostante questa concordanza di voci, il malcontento ginevrino aveva ragioni specifiche: convinto di avere reso decisivi servizi alla Conf., il cant. più giovane si riteneva ricompensato in misura insufficiente e tendeva pertanto all'indignazione o al ripiegamento su se stesso.

Autrice/Autore: Irène Herrmann / cor

4.2.4 - Il sistema politico

Il sistema politico ginevrino, strutturato secondo le differenti Costituzioni della Repubblica e via via adattato al sistema elvetico, non perse del tutto le tracce di una sua storia specifica: l'impronta di un passato lontano spiega ad esempio l'assimilazione iniziale, dal 1814 al 1842, della città al cant. Quest'ultimo era retto da un Consiglio di Stato con 28 membri, nominati a vita e presenti in tutte le commissioni che detenevano il controllo sull'insieme degli affari pubblici. All'inizio degli anni 1830-40, una serie di riforme abolì l'inamovibilità, ma non intervenne nelle loro prerogative legislative e mantenne dunque inalterata la loro presenza tra i 250 deputati del Consiglio rappresentativo. Nonostante il margine di autonomia che gli assicurava il regolamento elaborato da Etienne Dumont sulla base del modello parlamentare inglese, il Consiglio rappresentativo si sentì pertanto sempre più imbrigliato e dal 1841 tentò la strada dell'emancipazione attraverso due diverse prospettive. Da un lato, la rivoluzione del 22.11.1841 diede il via a una democratizzazione istituzionale che condusse nel 1847 all'introduzione di norme amministrative ancora attuali: nel 1842 venne abbozzata la separazione dei poteri che venne attuata appunto cinque anni più tardi, quando si provvide pure a diminuire gli effettivi del governo. Tra il 1842 e il 1847 il Consiglio rappresentativo, ribattezzato Gran Consiglio, passò a 170 e poi a 100 membri, mentre nello stesso lasso di tempo il numero dei Consiglieri di Stato scese a sette. Dall'altro lato, la rivoluzione del 1841 permise la creazione di un'amministrazione municipale della città di G. designata attraverso il voto. Questa soluzione fu resa possibile dalla storia recente di G. Sotto la dominazione franc., l'agglomerato di G. era stato dotato di un municipio, sul modello dei com. vicini, che a differenza del capoluogo mantennero questa conquista anche durante la Restaurazione. Ogni com. aveva dunque la sua mairie, assistita da alcuni aggiunti nominati dal Consiglio di Stato. La legge del 17.1.1834 istituì l'elezione dei consigli municipali, che canalizzarono o trasferirono sulle istanze cant. le manifestazioni di una vita locale piena di rivalità. Nei Communes réunies, queste tensioni si conclusero con una ridefinizione dei confini com., fissati spesso arbitrariamente durante la Restaurazione. Nel corso del XIX sec. furono dunque divisi una decina di com. (ad esempio Compesières nel 1851), malgrado una loro indubbia somiglianza nelle condizioni di esistenza.

Autrice/Autore: Irène Herrmann / cor

4.3 - La storia di Ginevra nel XX secolo

4.3.1 - Prima e dopo la prima guerra mondiale

Il primo decennio del XX sec. fu caratterizzato da una congiuntura particolarmente favorevole e dallo sviluppo economico, ma anche da una crescita del movimento operaio. Il governo radicale, più o meno sostenuto dai socialisti, era contestato dai conservatori e, in misura minore, dai sindacalisti rivoluzionari. A G. vi era una forte componente straniera della pop., costituita da lavoratori provenienti dalle regioni di frontiera e da un buon numero di immigrati politici, che era poco coinvolta nelle questioni interne al cant. ma che nonostante ciò esercitava una certa influenza.

Quando scoppiò la prima guerra mondiale, G. aveva appena terminato le celebrazioni per il primo centenario del suo ingresso nella Conf. Appena avviate le ostilità, a G. e nel resto della Svizzera franc. si diffuse un sentimento francofilo, che trovò particolare espressione nella stampa. Alcuni intellettuali legati alla Nuova soc. elvetica espressero a questo proposito i loro timori rispetto all'unità della Conf., timori che nemmeno l'elezione in Consiglio fed., nel 1917, del ginevrino Gustave Ador (in sostituzione di Arthur Hoffmann) riuscì a placare.

Il periodo bellico fu segnato da difficoltà economiche, determinate dalla partenza di numerosi lavoratori stranieri e dalla chiusura dei mercati esteri. Una parte delle industrie ginevrine, in particolare nei settori dei macchinari e della chimica, riuscì malgrado ciò a sopravvivere, e in alcuni casi addirittura ad arricchirsi, convertendosi alla produzione di munizioni. Sul fronte operaio, invece, all'abbassamento dei salari reali si accompagnò il razionamento, tanto che dovette essere attivata una commissione, peraltro di scarsa efficacia, per assicurare l'approvvigionamento della pop. L'epidemia di influenza che colpì G. nell'estate e poi ancora nell'ottobre-novembre 1918 non fece che peggiorare la situazione (più di 1100 morti nel cant.). Nel 1918, la partecipazione di diverse migliaia di lavoratori ginevrini allo sciopero generale fu quasi una sorpresa. La guerra aveva infatti diviso la sinistra socialista: Jean Sigg, Consigliere nazionale, francofilo e sostenitore del principio della difesa nazionale, era stato escluso dal partito nel 1917. Tuttavia, l'aumento del costo della vita, gli effetti di una lunga situazione di guerra, mal gestiti dai poteri pubblici, e le speranze suscitate dagli avvenimenti di Russia favorirono una relativa mobilitazione sociale: ma, anche se ebbero effettivamente luogo lotte contro il rincaro, gli operai ginevrini non si mobilitarono affatto, poco prima dello sciopero del 1918, per sostenere gli impiegati di banca zurighesi.

Dal canto loro, in occasione dello sciopero generale le forze borghesi attivarono immediatamente un corpo di guardie civiche per constrastare il movimento e affermare la propria determinazione nella lotta contro il bolscevismo. All'indomani dell'armistizio (11.11.1918) e, coincidenza significativa, del trionfo dei conservatori nell'elezione del governo cant., le violenze (tafferugli, arresti o pestaggi di dirigenti operai) furono contenute e di breve durata, ma come nel resto della Svizzera rimasero a lungo impresse nella memoria. Guidato da una nuova generazione di militanti, si era formato un movimento operaio radicalizzato; lo sciopero finì tuttavia con il produrre soprattutto un solido soprassalto conservatore nella società ginevrina.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

4.3.2 - Tra le due guerre

Dopo la guerra, G. rafforzò la sua immagine quale luogo di arbitrato divenendo nel 1920 sede della Società delle Nazioni. La presenza sul territorio ginevrino di org. intern. rimase tuttavia limitata e anche coloro che sottolineano l'"esprit de Genève" ammettono che questa apertura sul mondo non esclude l'esistenza di un certo atteggiamento di chiusura che si oppone all'integrazione di questa presenza cosmopolita.

Tutti gli stranieri che durante la guerra erano rientrati nei loro Paesi non ritornarono più a G. Essi furono ampiamente sostituiti da un forte flusso di Conf., tra cui un numero consistente di operai che potevano esercitare il diritto di voto. Dopo una breve crisi economica e finanziaria, gli anni 1920-30 furono caratterizzati da una relativa crescita. In questo contesto, i socialisti ebbero due rappresentanti in Consiglio di Stato nel 1924, uno nel 1927. Ma questi anni furono segnati soprattutto dall'entrata in scena dell'Unione per la difesa economica (UDE, 1923), decisa reazione delle classi medie e degli ambienti padronali allo statalismo, al socialismo e alla modernità, che in un certo senso costituì un prolungamento del soprassalto conservatore e antibolscevico del 1918.

Il periodo tra le due guerre fu contraddistinto da una polarizzazione molto forte della vita politica. La questione delle zone franche - la Francia decise unilateralmente la soppressione della grande zona franca, originando una lunga battaglia giur. per il ripristino delle piccole zone franche - impedì il naturale inserimento di G. in un'entità economica regionale e mise nuovamente i Ginevrini davanti alla realtà di un territorio ridotto, in contrasto con la loro vocazione intern.

Posto di fronte alla crisi degi anni 1930-40, segnata dall'esplosione della disoccupazione e della miseria, e alla necessità di combattere la politica della riduzione dei salari messa in atto dalle autorità, il movimento operaio radicalizzò la lotta e l'alleanza tra radicali e socialisti andò in pezzi. Il socialismo ginevrino si fece più intransigente, quantomeno nei discorsi, sotto l'influenza del suo tribuno e deputato Léon Nicole. Anche il mondo sindacale era animato da militanti focosi, come Lucien Tronchet, attivo nel settore della costruzione e promotore di un sindacalismo che privilegiava l'azione diretta. Charles Rosselet, pres. dell'Unione sindacale, pur assumendo un'attitudine meno virulenta, condivideva l'idea della necessità di una diversa politica economica di fronte alla crisi. Per parte sua, il sindacalismo di matrice cristiana promuoveva il superamento della lotta di classe e la collaborazione sociale, cioè la realizzazione di un'org. comune agli operai e ai padroni (corporativisimo). Questa visione della questione sociale che voleva negare la lotta di classe era condivisa in parte dagli ambienti di estrema destra, che la reinterpretarono però in una versione più autoritaria.

Nel 1932 l'Unione nazionale, partito filofascista ispirato da Mussolini e animato da Georges Oltramare, fece un'apparizione spettacolare nel paesaggio politico ginevrino ed entrò a far parte del Gran Consiglio, succedendo a un'UDE in pieno declino. Gli aderenti a questo movimento antidemocratico marciavano in parata lungo le strade cittadine, sul modello delle dimostrazioni fasciste; il loro giornale, Le Pilori, era profondamente antisemita e le loro affermazioni di inusitata violenza. La destra tradizionale e gli ambienti padronali non ebbero difficoltà ad adattarvisi, in nome di una lotta comune contro il socialismo e la sua patria, l'Unione Sovietica.

Le forze borghesi, per parte loro, furono coinvolte in scandali bancari, che riguardavano in particolare i denari investiti dalla collettività per il salvataggio della Banca di Ginevra (1931), proprio quando lo Stato versava in condizioni finanziarie disastrose, ma riuscirono a opporsi con successo a un'iniziativa socialista che voleva sottoporre a una maggiore pressione fiscale i contribuenti più facoltosi. Dopo la sparatoria del 9.11.1932, che provocò 13 morti e 65 feriti a seguito dell'intervento dell'esercito contro una manifestazione antifascista (sparatoria di Ginevra), nel 1933 venne eletto un governo a maggioranza socialista (senza un'analoga maggioranza in Gran Consiglio). Privato dei mezzi finanziari, l'esecutivo dovette concludere l'esperienza di governo nel 1936; il ricordo di questo tormentato periodo rimase però vivo per lungo tempo.

Dal 1936, l'Entente nationale (costituita da radicali e democratici, cioè i futuri liberali, e cristiano sociali, cioè i futuri cristiano-democratici) esercitò solidamente il potere. Il tentativo di introdurre una legge che imponesse a padronato e salariati di fare riferimento a contratti collettivi obbligatori fu invalidato dalla sinistra in nome della libertà di commercio. L'Entente fece inoltre rapidamente proibire il partito comunista, i cui membri confluirono nel partito socialista. Quest'ultimo, dopo la firma dell'accordo sulla pace del lavoro nel settore della metallurgia nel luglio del 1937, e la conseguente ratifica sul piano cant. nel 1938, non riuscì tuttavia a proporsi come alternativa credibile. I partigiani di Léon Nicole furono addirittura espulsi dal partito socialista sviz. nel 1939 per non avere condannato il patto Hitler-Stalin. Essi diedero vita alla Federazione socialista, cui aderì la maggior parte dei loro elettori, che fu colpita dalle medesime misure di interdizione subite dal partito comunista. Alla fine della guerra i suoi membri ricomparvero sulla scena politica nel partito del lavoro.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

4.3.3 - Durante e dopo la seconda guerra mondiale

L'Unione nazionale ebbe legami con i partiti dell'alleanza borghese dell'Entente e fu addirittura sul punto di fondersi con i liberali nel nome di una comune avversione per il bolscevismo. Nel 1942, quando l'Unione non era più presente nel parlamento cant., la vita politica ginevrina fu caratterizzata da un progresso rapido ma effimero dell'Anello degli Indipendenti: segno del fallimento dei partiti borghesi tradizionali nel convincere e riunire tutto il loro elettorato potenziale. Lo spirito dominante dell'epoca si indirizzava comunque anche a G., come nel resto della Svizzera e nella prospettiva della difesa nazionale spirituale, verso l'unità del Paese, la concordia politica, i sentimenti patriottici e la morale cristiana: cioè nella direzione di un ripiegamento verso quel ridotto alpino che doveva simboleggiare una volontà collettiva di resistenza ma che comportava pure una dimensione autoritaria.

Il conflitto e la vicinanza delle truppe dell'Asse favorirono un clima di grande prudenza nel cant. René Payot e molti altri sostennero in un primo momento l'idea di un rinnovamento nazionale ispirato dal regime di Vichy, ma poi si volsero verso un sostegno alla Resistenza e agli Alleati. G. era una zona di frontiera di importanza capitale per tutti coloro che cercavano rifugio in Svizzera. Nella regione vennero organizzati passaggi clandestini di rifugiati, anche in relazione con la Resistenza; le autorità locali e alcuni funzionari si distinsero tuttavia per il loro atteggiamento intransigente e respinsero gli ebrei in fuga (il loro numero rimane incerto). Dato che questi ultimi correvano il forte rischio di cadere in mano dei Tedeschi, il Consiglio di Stato di G. ha espresso nel 2000 il suo rincrescimento per quanto avvenuto.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Rifugiati riuniti per l'appello al campo di Varembé nel settembre del 1942. Fotografia di  Willy Roetheli (Ringier Bildarchiv, RBA1-1-75) © Staatsarchiv Aargau / Ringier Bildarchiv.<BR/>Situato a Le Petit-Saconnex, lo stadio di Varembé dall'agosto del 1942 venne utilizzato come campo di accoglienza temporaneo per i rifugiati ebrei che fuggivano dai rastrellamenti nelle zone occupate. Nel settembre del 1943 vi trovarono ospitalità i soldati italiani in fuga dalle autorità tedesche dopo la firma dell'armistizio da parte dell'Italia, mentre in seguito accolse nuovamente rifugiati civili fino al termine della guerra.<BR/>
Rifugiati riuniti per l'appello al campo di Varembé nel settembre del 1942. Fotografia di Willy Roetheli (Ringier Bildarchiv, RBA1-1-75) © Staatsarchiv Aargau / Ringier Bildarchiv.
(...)

La capitolazione ted. venne salutata a G. con manifestazioni di giubilo. Appena terminata la guerra, la ripresa economica fu molto rapida. Si verificarono nuove mobilitazioni operaie, ad esempio uno sciopero nell'edilizia per ottenere il pagamento dei giorni festivi: tutti volevano partecipare ai progressi sociali che si delineavano all'orizzonte. Sul piano politico, il partito del lavoro divenne la prima forza nel parlamento cant., con 36 deputati. Gli strati più popolari non avevano evidentemente apprezzato l'interdizione del movimento comunista e della Federazione socialista, e la larga partecipazione del popolo sovietico alla liberazione dell'Europa diede al partito un indubbio prestigio che fece dimenticare il patto Hitler-Stalin del 1939. Il partito socialista, ricomposto per volontà di coloro che non avevano voluto seguire Léon Nicole, ottenne solo nove seggi alla fine della guerra e dovette attendere il 1961 per avere un numero di deputati maggiore di quello del partito del lavoro. Malgrado una fase di crisi negli anni 1950-60, con la partenza di Nicole, e un certo declino negli anni 1980-90, quest'ultimo ebbe invece uno spazio duraturo nel paesaggio politico ginevrino del XX sec.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

4.3.4 - Gli anni della prosperità (1945-1975)

Dopo il 1945 i partiti borghesi disposero di un'ampia e durevole maggioranza, sia in Gran Consiglio che in Consiglio di Stato, anche se uno e poi due socialisti fecero regolarmente parte del governo. Malgrado non fosse designata come sede centrale dell'ONU, G. ne accolse la sede europea, vedendo in tal modo svilupparsi sul suo territorio un importante numero di org. intern. La congiuntura favorevole e le trasformazioni che ne derivarono modificarono i termini del dibattito politico anche all'interno delle formazioni borghesi: era infatti necessario gestire la prosperità economica provvedendo all'organizzazione delle infrastrutture destinate all'accoglienza di nuove attività industriali o di servizi.

Gli anni 1950-70 furono teatro di un vasto rilancio economico, che portò a un nuovo afflusso di immigrati e a una parziale apertura sociale. La crescita demografica provocò profondi mutamenti nel tessuto urbano e nel territorio cant., che conobbero un importante sviluppo edilizio e la realizzazione di città-satellite come Meyrin, Onex e Le Lignon (com. Vernier). Zone industriali si svilupparono in diverse aree della periferia ginevrina: dapprima a La Praille e Les Acacias (entrambi com. G.), poi a Meyrin, Satigny, Vernier e Plan-les-Ouates. Alcuni politici dello schieramento borghese si distinsero per uno spirito innovatore in diversi ambiti, ad esempio nel settore degli alloggi a pigione moderata, dove occorreva rispondere ai nuovi bisogni dell'economia e della società e dare risposta alle richieste di una classe media in piena espansione.

Nel 1961, un anno dopo che le donne ebbero ottenuto, a conclusione di una lunga lotta, il diritto di voto sul piano cant., le elezioni videro una forte retrocessione dei radicali. Ma G. conobbe un vero e proprio terremoto politico solo nel 1965, con l'ingresso in Gran Consiglio dei Vigilance, un movimento di estrema destra, xenofobo e tradizionalista, che ottenne ancora nove seggi nel 1989, ma che scomparve nel 1993. Durante il maggio 1968 e nel periodo successivo si manifestarono tra i giovani forme politiche alternative, in particolare in ambito culturale e associativo, e nuovi temi quali il femminismo, l'antimilitarismo e l'ecologia. A sinistra del partito del lavoro furono attivi diversi piccoli gruppi politici. Si trattò di un'evoluzione che si mosse in parallelo alla liberalizzazione dei costumi e alla modernizzazione delle idee. Nonostante ciò, i rapporti di forza tra i principali gruppi politici ginevrini rappresentati al parlamento cant. non subirono cambiamenti di rilievo fino alla comparsa del partito ecologista nel 1985 (otto deputati su 100). Dopo l'introduzione del voto alle donne sul piano fed. (1971), G. elesse la prima donna al Consiglio agli Stati (Lise Girardin).

Alcune elezioni all'Assemblea federale, dal 1919 al 2015
 19191939195919671971197919831991199519992003200720112015
Consiglio degli Stati
PRD11111 11111   
PL11111111      
PS     1  111111
Verdi           111
Consiglio nazionale
PRD33322221221123
PPD11112112121111
PL211222332222  
PS21122323423333
PdL / Alleanza di sinistra 222321121    
solidaritéS / Alleanza di sinistra         11   
PEG / Verdi      11 11221
Vigilance     11       
UDC          2222
MCG            11
Altri   1a          
Totale8881011111111111111111111

a Anello degli Indipendenti.

Fonti:HistStat; UST

Composizione del Consiglio di Stato, dal 1981 al 2013 (alcuni anni)
 198119851989199319972001200520092013
PRD21122 112
PPD122212112
PL22231212 
PS222 22211
Verdi    11221
MCG        1
Totale777777777

Fonti:UST

Alcune elezioni del Gran Consiglio, dal 1919 al 2013
 1919192419331939195419651977198519932001200520092013
PRD22231934322217151512121124
PPDa12101314171715131412121111
PLb321414171615201927232320 
PS2729457122024181519171515
PdLc / Alleanza di sinistra   2816161682113  1
PEGd / Verdi       8811161710
UDE 24           
Unione nazionale  9          
Vigilance     10819     
UDC         1011911
MCG          91720
Altri7e   7f       8
Totale100100100100100100100100100100100100100

a 1892-1926: Partito indipendente; 1926-71: Partito indipendente cristiano sociale.

b 1873-1957: Partito democratico.

c 1939-45: Federazione socialista.

d Partito ecologista ginevrino.

e Giovani radicali.

f Partito progressista.

Fonti:HistStat; UST; Cancelleria di Stato di Ginevra

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

4.3.5 - La prosperità rimessa in questione (1975-inizio del XXI secolo)

Mentre la generazione del dopoguerra costruì senza riserve, confidando nella prospettiva di un cant. di 800'000 ab., quella degli ultimi decenni del sec. ha dovuto e deve forzatamente rivedere questo entusiasmo e ripensare gli equilibri della società. G. è riuscita a limitare gli effetti della crisi economica degli anni 1970-80, ma le conseguenze della recessione degli inizi dell'ultimo decennio del sec. si sono rivelate molto più gravi che nel resto del Paese. Un tasso di disoccupazione molto superiore alla media sviz. (4,7% nel 1992, 7,6% nel 1994, 5,1% nel 1999, 7,3% nel 2004) e una seria crisi finanziaria dello Stato hanno condotto a una nuova polarizzazione della vita politica. Nel 1993 i partiti dello schieramento borghese riuscirono a conquistare, per la prima volta nel dopoguerra, la totalità dei seggi in Consiglio di Stato. L'esperienza fu tuttavia fallimentare e portò, quattro anni più tardi, all'elezione di un governo che contava due soli esponenti dell'area borghese (tra cui la liberale Martine Brunschwig Graf, prima donna Consigliere di Stato), mentre la sinistra e i Verdi ottennero tra il 1997 e il 2001 per la prima volta una breve ed effimera maggioranza in Gran Consiglio (51 deputati su 100). Affermatasi come una forte componente della sinistra ginevrina con l'entrata dei Verdi nell'esecutivo (1997), l'Alleanza di sinistra - unione tra il partito del lavoro, del movimento solidaritéS e degli indipendenti - ha perso tuttavia i suoi seggi in Gran Consiglio nel 2005. Il cant. costituisce un'unica circoscrizione elettorale; il sistema proporzionale contempla un quorum del 7%.

Le forze borghesi hanno unito le proprie posizioni sotto la leadership del partito liberale. La vita politica ginevrina è caratterizzata anche da una pressione costante dei gruppi di estrema destra, a volte sostenuti dagli ambienti economici, che si battono per una riduzione della pressione fiscale e un ridimensionamento del ruolo dello Stato. Fino ad allora non presente a G., dato il suo carattere agrario tradizionale, l'Unione democratica di centro ha ottenuto dieci seggi al Gran Consiglio nelle elezioni del 2001. Nel campo della destra populista si situa anche il Mouvement citoyens genevois, fondato nel 2005, che nel 2013 è divenuto la seconda forza politica nel Gran Consiglio ed è riuscito a conquistare un seggio nel governo cant. La deputazione ginevrina al Consiglio nazionale (otto deputati) contava nel 1919 due socialisti, nel 2003 tre socialisti, due liberali, due UDC (una novità), un radicale, un democratico cristiano, un verde e un rappresentante dell'Alleanza di sinistra. Dopo un lungo periodo senza rappresentanti in Consiglio fed., due ginevrine, Ruth Dreifuss (1993-2001, pres. nel 1999) e Micheline Calmy-Rey (2002-11, pres. nel 2011), sono state elette nel governo nazionale.

La vita politica ginevrina dell'inizio del XXI sec. è chiaramente percorsa da un certo disincanto; essa ha tuttavia dato vita a nuovi interrogativi sulle relazioni tra G. e la Conf. e sull'inserimento del cant. in uno spazio regionale. La votazione del novembre 1989 sull'abolizione dell'esercito (il cant. si è espresso per il sì a stretta maggioranza), che ha dato nuova espressione ad alcune reticenze nei confronti di questa istituzione, non ha trovato in seguito conferma. Il voto nettamente favorevole, nel dicembre 1992, allo Spazio economico europeo (78% di sì), in controtendenza con il risultato negativo sul piano nazionale (49% di sì), è stato indubbiamente più significativo: in questa circostanza si è di fatto riproposto il dualismo, tipicamente ginevrino, tra una volontà di apertura sul mondo e la realtà di un inserimento in uno spazio nazionale chiuso su se stesso. Questa dicotomia si è però attenuata nel marzo del 2001, quando il 58% della pop. ginevrina ha respinto un'iniziativa che chiedeva l'ingresso della Svizzera nell'Unione europea.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

4.3.6 - Amministrazione e finanze pubbliche

Dal 1925, lo Stato di G. e la sua amministrazione sono organizzati in otto Dip. (finanze, istruzione pubblica, giustizia e polizia, opere pubbliche, interno, economia, opere sociali e sanità, militare), che hanno in parte mutato denominazione e ripartizione dei compiti nel corso degli anni: così, ad esempio, il Dip. delle finanze è posto alla guida dell'ufficio del personale dello Stato, creato nel 1935.

Se confrontato agli altri cant., G. ha da sempre una spesa pubblica elevata, dato che i suoi bisogni di agglomerato decentrato e cosmopolita sono particolarmente importanti e che ciò corrisponde alle aspettative della pop. L'amministrazione di questa città-cant. è relativamente centralizzata; i distr. (riva destra, riva sinistra e città di G.) sono stati soppressi nel 1920. Le spese dello Stato per il personale sono fortemente cresciute dalla fine degli anni 1950-60, soprattutto nei settori della sanità e dell'educazione.

La questione dello statuto e della retribuzione dei funzionari è regolarmente al centro del dibattito politico ginevrino assieme a quella della fiscalità, cui è strettamente legata. Tra le due guerre, le crisi finanziarie hanno determinato in due occasioni una riduzione dei salari dei funzionari. Nell'ultimo quarto del XX sec. si sono avuti numerosi scioperi nel settore pubblico, per il miglioramento delle condizioni di lavoro e il mantenimento della qualità dei servizi offerti alla pop., che hanno dato il via a un ampio dibattito sul ruolo dello Stato e la sua immagine. Il forte aumento del deficit di budget e del debito pubblico durante la crisi dei primi anni 1990-2000 ha pure suscitato vivaci discussioni ed è sfociato in una riduzione del carico fiscale per rilanciare l'economia, secondo quanto postulato da un'iniziativa promossa dai liberali e accolta in votazione popolare nel 1999. Gli anni successivi hanno visto una nuova crescita del deficit e una conseguente ripresa della polemica attorno a questi temi.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

5 - Economia, società e cultura nel XIX e XX secolo

5.1 - Il regime francese (1798-1814)

5.1.1 - Popolazione e insediamento

Con la sua integrazione nel Dip. del Lemano, la città di G. si trovò per la prima volta ad avere un vasto retroterra, senza separazioni determinate dalle frontiere. Il territorio dell'agglomerato ginevrino rappresentava meno del 2% della superficie del Dip. e, con i suoi 24'000-25'000 ab., inglobava poco più di un decimo della sua pop. complessiva. Questa nuova situazione favorì la diffusione delle idee degli agronomi locali e i loro esperimenti in ambito agricolo e di acclimatazione dei montoni merinos, ma fu di troppo breve durata per permettere lo stabilirsi di solide relazioni tra i Ginevrini e gli ab., catt. e in prevalenza rurali, del restante territorio del Dip.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

5.1.2 - Economia

Come era avvenuto nei due decenni precedenti, l'economia ginevrina durante il regime franc. fu fortemente disturbata dalle misure adottate dal Direttorio, e poi da Napoleone, per limitare l'importazione di materie prime e ostacolare le sue esportazioni. Volti a danneggiare l'Inghilterra, a favorire le manifatture franc. e a operare un prelievo fiscale sugli scambi, diritti di importazione e divieti si curarono poco delle clausole del trattato di unione del 1798 che assicuravano ai Ginevrini l'esenzione dalle tasse e la libera circolazione dei loro prodotti in Francia. Si trattava infatti, per quest'ultima, di togliere a G. i vantaggi che le derivavano dal commercio di commissione e di deposito: G. continuò dunque di fatto a essere percepita come concorrente delle città franc.

Il periodo fu pure caratterizzato da una polarizzazione delle attività nell'orologeria e nella gioielleria (Fabrique) e nella lavorazione del cotone (tele bianche e indiane). Malgrado numerose invenzioni spettacolari nel settore orologiero, che trovarono una eco nella Soc. delle arti e nelle esposizioni di Parigi, e lo sviluppo di alcuni dinamici atelier di gioielleria e di abbozzi, la Fabrique fu penalizzata dalle cattive condizioni del mercato. La sua produzione aveva infatti costi elevati: nonostante fosse ormai affrancata dal sistema corporativo che in precedenza le aveva proibito di fare lavorare nelle campagne, essa rimase circoscritta ai piccoli laboratori cittadini, dai mezzi limitati, senza potere ricavare particolare vantaggio dall'eliminazione di quelle frontiere che fino ad allora l'avevano isolata dai centri di produzione degli abbozzi (valle dell'Arve, Pays de Gex). Solo l'industria del cotone poté trarre beneficio dall'allargamento dello spazio economico ginevrino; uniti in grandi soc. intern. in accomandita, gli imprenditori del settore fecero capo in alcuni casi alla manodopera rurale, facilmente sfruttabile, dell'antica Savoia e ai fabbricati confiscati agli ordini religiosi dalla Rivoluzione franc. Le guerre napoleoniche, il blocco continentale e il prezzo elevato delle materie prime fecero sì che il bilancio del periodo fosse in definitiva piuttosto negativo, segnato com'era dal ristagno che colpì tutti i settori di attività, la disoccupazione e la miseria di una parte importante della pop.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

5.1.3 - Società

I diversi gruppi sociali che costituivano la soc. ginevrina agli inizi del XIX sec. vissero l'esperienza dell'annessione in modo molto diverso gli uni dagli altri. Una minoranza di benestanti poté conservare il proprio stile di vita mondano e trarre vantaggi dal nuovo regime; la maggioranza della pop. dovette invece subire insieme la crisi economica, la pressione fiscale e la chiamata alle armi, cui si poteva sottrarre unicamente pagando un sostituto. Se è vero che l'aperta opposizione rimase un fenomeno eccezionale, l'obbligo di indossare la coccarda tricolore, la soppressione dei blasoni e di alcune usanze locali, il moltiplicarsi delle parate militari e delle cerimonie che glorificavano la Repubblica franc. e l'Impero, l'onnipresenza di un'amministrazione straniera pervasiva e le mire del potere imperiale sui loro beni furono altrettanti motivi per i Ginevrini di esprimere il loro rancore nel segreto dei saloni e dei circoli.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

5.1.4 - Chiesa e cultura

Durante il Consolato (1799-1804) G. perse ufficialmente la propria unità religiosa. Dopo aver mantenuto una posizione di basso profilo durante gli anni del Direttorio, la Chiesa ritrovò il suo ruolo tradizionale grazie alla legge relativa all'organizzazione del culto del 1802, promulgata da Bonaparte contemporaneamente al Concordato che ristabiliva la fede catt. in Francia. I catt. ebbero dunque il diritto di tornare a praticare la loro religione, sotto la guida del parroco Jean-François Vuarin. La diocesi di G.-Annecy venne soppressa nel 1801 e nello stesso anno fu creata quella di Chambéry e G. Gli ebrei, banditi dalla città dal 1490, ricevettero a loro volta una regolamentazione del culto nel 1806 e nel 1808. All'estero G. era conosciuta per i suoi eruditi (Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi), gli artisti (Jean-Pierre Saint-Ours), la Soc. delle arti e gli articoli scientifici della Bibliothèque britannique. Napoleone riservò alla città un trattamento di favore in occasione della creazione dell'Univ. imperiale, permettendo a G. di conservare un'Acc. indipendente e dotata di diverse facoltà e di due scuole preparatorie (diritto e medicina).

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / cor

5.2 - Il XIX secolo (1814-1914)

5.2.1 - Popolazione

Dopo un consistente regresso durante l'occupazione franc., la pop. del cant. conobbe nel XIX sec. un inedito sviluppo. Tra il 1814 e il 1914 passò da 31'000 a 172'000 ab., di cui tre quarti residenti in città (154'906 ab., di cui 115'243 nella città di G., nel 1910). Questa crescita si articolò in ondate successive, legate alla congiuntura politica ed economica. Il primo balzo si ebbe all'indomani dei trattati del 1815 e del 1816 e si dovette essenzialmente ai Communes réunies, che apportarono alla Repubblica ca. 16'000 ab. L'incorporazione alla Svizzera determinò un nuovo e costante afflusso di Conf., attratti dalle possibilità di lavoro che la principale città del Paese sembrava offrire; durante la Restaurazione le sue dimensioni triplicarono e attorno al 1846 si contarono ca. 10'000 Svizzeri insediati in città: si trattava dei due terzi dell'immigrazione complessiva verso G., composta essenzialmente, eccettuati i Conf., da Francesi e Sardi.

Dopo la rivoluzione radicale del 1846 aumentò il flusso degli arrivi. Il regime favorì l'insediamento dei rifugiati in fuga dalle repressioni del 1848. Ridotto nel numero, questo particolare gruppo esercitò una forte influenza: fu infatti grazie al carisma di alcuni dei suoi membri e all'accortezza del governo, che seppe fare tesoro delle loro competenze, che G. confermò la sua nomea di città di accoglienza. Si tratta di un'immagine di fatto non impropria, dal momento che tra il 1850 (15'142 stranieri su 64'146 ab. nel 1850, pari al 23,6%) e il 1914 (62'611 su 154'906 ab. nel 1910, pari al 40,4%) la percentuale di stranieri è cresciuta di molto, fino ad arrivare a rappresentare il 42% della pop. cant. alla vigilia della prima guerra mondiale. Questi cambiamenti demografici furono resi possibili unicamente dalle profonde trasformazioni urbanistiche che accompagnarono l'apertura verso l'esterno della città, fino ad allora chiusa nelle sue fortificazioni. La distruzione di queste ultime cambiò il volto della città, che perse il suo aspetto di cittadella medievale e si trasformò in città contemporanea, aperta all'espansione grazie all'arrivo della ferrovia, alla costruzione di un'amplissima rete tramviaria (126 km nel 1894) e a uno sviluppo economico adeguato.

Sviluppo demografico dal 1836 al 2000
AnnoAbitantiPercentuale di stranieriPercentuale di protestantiPercentuale di cattoliciPercentuale di francofoniPercentuale di germanofoniPercentuale di persone di età superiore ai 59 anniPeriodoCrescita complessivaaSaldo naturale relativoaSaldo migratorioa
183658 666      1836-18506,5‰0,3‰6,2‰
185064 14623,6%53,3%46,4%   1850-186023,6‰-1,5‰25,1‰
186082 87634,6%48,3%50,8%  7,5%1860-18706,9‰-1,7‰8,6‰
187088 791b35,0%46,8%51,3%  8,3%1870-18808,6‰0,7‰7,9‰
188099 712b36,1%47,6%50,7%85,1%11,3%8,4%1880-18887,1‰-0,2‰7,3‰
1888105 50937,8%48,3%49,6%84,5%11,7%9,1%1888-190019,2‰0,9‰18,3‰
1900132 60939,7%47,1%50,6%82,7%10,1%9,8%1900-191015,7‰1,1‰14,6‰
1910154 90640,4%45,5%49,6%78,0%11,0%9,1%1910-19209,9‰-2,0‰11,9‰
1920171 00030,2%49,7%44,1%78,0%12,1%10,1%1920-19300,2‰-2,3‰2,5‰
1930171 36623,9%51,9%38,9%76,9%14,1%12,3%1930-19411,8‰-3,2‰5,0‰
1941174 85515,6%54,6%40,5%80,6%13,6%16,1%1941-195016,7‰0,2‰16,5‰
1950202 91817,3%50,6%42,3%77,6%13,6%17,1%1950-196024,8‰1,1‰23,7‰
1960259 23423,7%45,7%47,8%70,0%13,3%17,1%1960-197024,9‰5,8‰19,1‰
1970331 59933,7%38,1%53,4%65,4%10,9%16,7%1970-19805,1‰2,7‰2,4‰
1980349 04032,3%30,6%51,1%64,7%9,5%17,4%1980-19908,3‰2,5‰5,8‰
1990379 19036,6%22,6%47,8%70,4%5,5%18,3%1990-20007,9‰3,5‰4,4‰
2000413 67338,1%17,4%39,4%75,8%3,9%20,1%    

a Tasso medio di incremento annuo.

b Popolazione "presente".

Fonti:Censimenti federali; HistStat; UST

Autrice/Autore: Irène Herrmann / cor

5.2.2 - Economia

Alla fine dell'epoca napoleonica, G. uscì dal periodo di ristagno economico e riguadagnò un tale grado di benessere che si è giunti a definire gli anni precedenti la rivoluzione del 1841 i "27 anni di felicità". Questa valutazione positiva corrisponde probabilmente a un effettivo innalzamento del livello di vita, in massima parte dovuto al rinnovato vigore della Fabrique; nello stesso tempo, tuttavia, sottace sia l'ultima crisi di sussistenza ginevrina che, tra il 1816 e il 1817, condusse alla miseria una parte della pop. e costrinse le autorità a cercare il grano fino in Russia, sia la sorte dei grandi laboratori per la lavorazione delle indiane, che tra il 1825 e il 1835 sparirono. Infine, non considera il regresso del settore edilizio e di alcuni settori dell'artigianato agli inizi degli anni 1830-40. Un decennio dopo, la stessa orologeria visse due momenti di crisi: il primo attorno al 1840, il secondo nel periodo 1846-49, quando la recessione colpì l'insieme del cant. James Fazy rispose al problema facendo lavorare le vittime della depressione economica nella demolizione delle fortificazioni, divenuta un vero e proprio cantiere pubblico. Egli cercò inoltre di trarre vantaggo dall'apertura dell'agglomerato verso l'esterno per tentare di recuperare il ritardo di G. nella costruzione di linee ferroviarie. Nel 1858 G. venne collegata a Lione e a Yverdon. La linea G.-Annemasse fu inaugurata nel 1888, ma nonostante ciò G. fallì nel disegno di un'integrazione armonica alle grandi reti ferroviarie europee (fallimento del progetto del passo di La Faucille). Fazy promosse infine la creazione di banche di credito.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>La centrale idroelettrica di Chèvres (comune Vernier) attorno al 1910 (Bibliothèque de Genève).<BR/>Per far fronte alla crescente domanda di elettricità dell'industria ginevrina, nel 1893 venne decisa la costruzione di una centrale fluviale sul Rodano al posto del vecchio mulino di Vernier. Cinque gruppi di alternatori, forniti dall'impresa zurighese Escher, Wyss & Cie, vennero installati nell'officina adiacente allo sbarramento. La centrale fu inaugurata dall'ingegnere Théodore Turrettini nel 1896, tre giorni prima dell'apertura dell'Esposizione nazionale da lui presieduta. Prima grande centrale fluviale d'Europa, essa fu smantellata nel 1943 e sostituita dal più potente impianto di Verbois.<BR/>
La centrale idroelettrica di Chèvres (comune Vernier) attorno al 1910 (Bibliothèque de Genève).
(...)

Inserite nel quadro di un miglioramento generale della congiuntura, queste misure permisero una ripresa dell'economia locale. Per una ventina d'anni, il cant. godette di una prosperità che si manifestò attraverso la vivacità della Fabrique e una formidabile inventiva industriale, che fu nuovamente fiorente solo al volgere del XX sec., e dopo essere stata segnata dalla grande depressione degli anni 1870-80. Per il settore orologiero, questo rallentamento congiunturale fu aggravato dalla convergenza con problemi di natura strutturale. Centrato sulla qualità, il settore ebbe grandi difficoltà a battersi sul terreno quantitativo e, di fronte alla concorrenza americana, non poté che lentamente avviarsi verso il declino. Lavorazione delle indiane e Fabrique furono sostituite da nuove attività. Durante la Restaurazione si ebbe una fioritura del turismo; nella seconda metà del sec., invece, si assistette sia a un progresso del settore bancario sia all'apertura di un elevato numero di fabbriche che, nei settori dei macchinari e degli strumenti di precisione, seppero trarre beneficio dell'ingegnosità di inventori come Théodore Turrettini o Auguste De la Rive (Société genevoise d'instruments de physique nel 1862; dal 1879 Ateliers de Sécheron). Alla vigilia della prima guerra mondiale comparvero ulteriori industrie che testimoniavano gli sviluppi della chimica (profumi, coloranti, aromi sintetici; Firmenich, Givaudan). Tuttavia, malgrado questo dinamismo, il settore secondario esercitò un'attrazione sempre minore sui Ginevrini: nel 1910 ca. il 50% della pop. attiva nel cant. lavorava in effetti nel terziario, a danno dell'agricoltura, riproponendo una transazione tra settori lavorativi tipica delle grandi città.

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Manifesto per le automobili Stella, realizzato nel 1908 dal grafico  Edouard Elzingre (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).<BR/>La Compagnie de l'Industrie Electrique et Mécanique, in seguito divenuta Sécheron, cominciò a fabbricare automobili nel 1906 e produsse la Stella fino al 1913.<BR/>
Manifesto per le automobili Stella, realizzato nel 1908 dal grafico Edouard Elzingre (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).
(...)

Distribuzione dell'impiegoa
AnnoSettore primarioSettore secondarioSettore terziariobTotale
18603 8789,1%20 61348,1%18 35242,8%42 843
1870c8 41122,0%17 45745,7%12 34432,3%38 212
1880c7 92717,3%22 81949,7%15 20533,1%45 951
18887 31214,0%20 75339,8%24 06346,2%52 128
19007 1989,9%33 02545,3%32 60844,8%72 831
19106 2307,6%35 91043,7%39 94448,7%82 084
19206 0146,3%42 33544,3%47 21749,4%95 566
19305 4445,8%39 30142,1%48 50452,0%93 249
19415 6616,2%38 02941,8%47 39752,0%91 087
19504 5884,4%43 51841,5%56 65654,1%104 762
19603 9662,9%56 71041,4%76 31455,7%136 990
19702 7071,6%54 69432,2%112 57766,2%169 978
19802 3981,4%40 93923,3%132 15975,3%175 496
19901 7340,9%32 56116,5%162 74282,6%197 037
2000d2 2181,1%22 29710,8%182 01388,1%206 528

a Fino al 1960 senza le persone occupate a tempo parziale.

b Il dato (che comprende le persone "senza indicazione") risulta dalla deduzione delle persone attive nei settori primario e secondario dal totale complessivo.

c Popolazione "presente".

d I dati del censimento federale del 2000 sono paragonabili solo in parte a quelli precedenti, visto l'alto numero di "senza indicazione" (40'917).

Fonti:Censimenti federali; HistStat

Autrice/Autore: Irène Herrmann / cor

5.2.3 - Società

L'evoluzione tutto sommato tradizionale della società ginevrina non deve far dimenticare che vi furono anche processi meno prevedibili. Agli inizi del XIX sec., l'aggregazione dei Communes réunies modificò e rese piu complesso il volto già variegato della città. Schematizzando di molto la situazione, è possibile dire che la pop. ginevrina si articolava in numerose categorie che a loro volta si dividevano il territorio cant. Ai vertici della piramide sociale si trovavano i notabili, distribuiti nelle ampie strade che contornavano la cattedrale o affiancavano le rive del Rodano. Discendenti dalle fam. aristocratiche o eredi ben imparentati di imprenditori arricchiti dall'epopea napoleonica, dominarono tutti gli ingranaggi dello Stato fino agli anni 1840-50. Essi non ebbero praticamente contatti con i loro concittadini, se si eccettuano i contadini che lavoravano le proprietà delle loro residenze estive di campagna o i negozianti e rappresentanti delle professioni liberali che incrociavano al Consiglio rappresentativo e poi al Gran Consiglio, dove questi ultimi furono rappresentati in numero sempre maggiore.

Questa classe medio-alta, che abitava la città bassa, prese il potere nel 1846 e lo conservò fino agli inizi del XX sec. Due dei suoi leader, James Fazy e Louis Rilliet-de Constant, erano aristocratici, ma il suo elettorato era costituito soprattutto dai lavoratori della Fabrique, in genere residenti nel quartiere di Saint-Gervais. Sull'altra riva, una pop. eterogenea, fatta di piccoli artigiani, stranieri e prostitute, si distribuiva sulle colline; la medesima composizione sociale caratterizzava i sobborghi. Ancora più distanti dall'agglomerato urbano vivevano i contadini, relativamente benestanti e prot. negli ex mandements, in maggioranza poveri e catt. nei Communes réunies.

Nonostante le differenze sociali, confessionali e storiche, l'insieme della società denotava una certa coesione. Qualunque fosse la loro origine, i Ginevrini ebbero infatti quale tratto comune la forte consapevolezza della loro dignità di uomini. Agli inizi della Restaurazione, questa fierezza, ancora libera da connotazioni politiche, diede origine a disordini limitati e di scarso rilievo; abilmente strumentalizzata dai radicali, essa fu invece all'origine delle rivoluzioni del 1841 e del 1846. Alimentata dalle idee di Fournier di provenienza franc., dagli ideali della socialdemocrazia ted. e rafforzata dal flusso di operai attratti dall'apertura della città, si tradusse in un'attitudine favorevole alla contestazione sociale. In questo contesto particolarmente ricettivo verso le idee nuove e verso la giovanissima Ass. intern. dei lavoratori (fondata nel 1864), nel 1868 scoppiò uno sciopero generale dell'edilizia, presto seguito da molti altri. Questa combattività ebbe la sua massima espressione nel 1902, quando per la prima volta in Svizzera fu l'intero cant. ad astenersi dal lavoro. In linea di principio, il governo cercò di percorrere la strada della conciliazione, privilegiando il negoziato e sollecitando le alleanze elettorali; ciò permise a Fritz Thiébaud di divenire nel 1897 il primo Consigliere di Stato socialista di tutta la Svizzera. Le autorità provvidero inoltre ad adattare le leggi, istituendo dal 1882 dei tribunali di probiviri e conferendo forza di legge, come nel resto d'Europa, ai contratti collettivi. Il cant. manifestò dunque una vistosa precocità sia nelle rivendicazioni sia nelle misure sociali in risposta alle prime, a loro volta correlate a un appprezzabile livello dell'istruzione e a molteplici tensioni confessionali.

Autrice/Autore: Irène Herrmann / cor

5.2.4 - Scuola e vita religiosa

Il XIX segnò l'avvio della lenta disgregazione della matrice confessionale, culturale e identitaria di G., vale a dire del protestantesimo. Confermati in una posizione di privilegio dalla Costituzione del 1814, attorno al 1835 i pastori perdettero una parte delle loro prerogative scolastiche e si videro le loro competenze circoscritte ai soli ambiti della teol. e della pastorale. Nel 1847 la loro nomina venne attribuita ai parrocchiani, cui competeva pure l'elezione del concistoro incaricato dell'amministrazione degli affari ecclesiastici. Una delle ragioni di questa perdita di influenza del clero prot. va individuata nell'affermazione del Risveglio, movimento rif. dissidente nato agli inizi del XIX sec. All'indomani della Restaurazione, questo movimento imbevuto dello spirito del Romanticismo e promotore di una concezione meno razionalistica e più interiorizzata della fede fece proseliti nelle classi popolari, prima di conquistare anche numerosi notabili. La perdita di unità dottrinale spiega l'inadeguatezza delle autorità prot. nel fronteggiare efficacemente una "minaccia" più grave, quella del cattolicesimo.

Il ritorno del cattolicesimo, reintrodotto a G. durante il regime napoleonico, venne confermato de iure dall'entrata della Repubblica nella Conf. e de facto dalla conseguente aggregazione dei Communes réunies. Nelle cerchie governative esso suscitò un enorme timore, che si manifestò nella crescita territoriale minima del cant., nell'integrazione nel 1819 delle parrocchie di nuova acquisizione in una diocesi sviz., quella di Losanna (divenuta nel 1821 diocesi di G. e Losanna), e nell'elaborazione di disposizioni legislative che cercavano di ridurre i diritti politici dei catt. o di favorire i matrimoni misti. Questa preoccupazione fu ulteriormente accresciuta dalla personalità del parroco della città di G., Jean-François Vuarin, fiero oppositore del governo. Negli anni 1840-50, prima la morte di Vuarin (1843) poi gli sforzi messi in atto dall'agnostico James Fazy per conquistarsi l'elettorato catt. contribuirono a pacificare il clima religioso; nel 1847 venne accordata l'uguaglianza nei diritti alle due confessioni. Gli ebrei poterono celebrare dal 1843 un "culto privato", fondare una comunità isr. dal 1852 e aprire una sinagoga dal 1859.

Il conflitto religioso riprese vigore quando i prot. si trovarono ad essere in minoranza (40'069 prot., 42'099 catt. nel 1860) e quando giunse a G. un altro parroco dalla personalità eccezionale, Gaspard Mermillod (1864). Animato dalla volontà di ripristinare l'antica diocesi di G., egli contribuì allo scoppio del Kulturkampf nel cant. Dopo il 1870 i radicali, guidati da Antoine Carteret, elaborarono un insieme di leggi che miravano a sostituire la Chiesa catt. romana con un culto posto sotto la tutela dello Stato e crearono nel 1873 la Chiesa catt. nazionale (Chiesa cattolico-cristiana). Queste misure comportarono sul piano nazionale l'esilio di Mermillod e la rottura delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede, su quello locale la durissima resistenza dei catt. fedeli a Roma, che riuscirono a ridimensionarne la portata e a ottenere, nel 1907, la separazione tra Stato e Chiesa: a prova che la lotta che percorse il XIX sec. ginevrino fu una contrapposizione tra religione e laicismo più che fra catt. e prot. Ne è dimostrazione anche lo sviluppo del sistema educativo. Capace di ottenere risultati positivi, dal momento che riuscì a sradicare l'analfabetismo in città e a ridurlo notevolmente nei Communes réunies, la scuola ebbe la tendenza a statalizzarsi e a "laicizzarsi" dagli anni 1830-40. L'insegnamento superiore ebbe un'evoluzione analoga, traendo beneficio dalle capacità di Augustin-Pyramus de Candolle, Auguste De la Rive e Antoine-Elisée Cherbuliez. La rivoluzione radicale accelerò questa neutralizzazione confessionale e fu significativamente nel 1872, in pieno Kulturkampf, che l'insegnamento primario divenne obbligatorio (dai 6 ai 13 anni) e che l'Acc. venne trasformata in Univ. (Università di Ginevra), con l'aggiunta di una facoltà di medicina a quelle di teol., diritto, scienze e lettere.

La scuola non si limitò a mettere in luce la laicizzazione della società, ne favorì anche la "nazionalizzazione". Liberato dall'influenza dei pastori, l'insegnamento diffuse un numero sempre maggiore di conoscenze sulla Conf. L'"elvetizzazione" passò anche attraverso l'arte: la Svizzera alpestre ed eroica divenne un tema privilegiato della pittura (Jean-Léonard Lugardon, Alexandre Calame e François Diday). Il patriottismo conf. era pure presente nelle numerose ass. che si moltiplicarono lungo tutto il sec. e si manifestò nell'esposizione nazionale del 1896, che riprodusse un mosaico di stili architettonici regionali elvetici in un impressionante "villaggio sviz." (Esposizioni nazionali). Ma questo sentimento fu particolarmente vivo nelle feste, come quella che celebrò l'arrivo dei contingenti solettesi e friburghesi al Port Noir nel giugno del 1814, o, più ancora, quella legata al centenario di questo episodio che, alla vigilia della prima guerra mondiale, commemorò l'entrata di G. nella Conf.: un episodio dunque ormai iscritto in un passato assimilato, o comunque descritto come tale.

Autrice/Autore: Irène Herrmann / cor

5.3 - Il XX secolo

5.3.1 - Popolazione e insediamento

La pop. residente del cant. è cresciuta senza interruzioni, passando dai 132'609 ab. nel 1900 ai 202'918 nel 1950 e superando la boa dei 400'000 nel 1996 (413'673 ab. nel 2000). Prima dello scoppio del primo conflitto mondiale G. aveva già una percentuale di stranieri equivalente (ca. 40%) a quella della fine del XX sec. Prima del 1914 la pop. ginevrina comprendeva grosso modo un terzo di Ginevrini, un terzo di Svizzeri e un terzo abbondante di stranieri, provenienti in genere dalle regioni più vicine (Chablais, Piemonte ecc.). Il periodo tra le due guerre fu caratterizzato in particolare da un afflusso di Conf., mentre gli stranieri erano due volte meno numerosi che in precedenza (la percentuale più bassa fu raggiunta durante la guerra: 27'272 stranieri su 174'855 ab. nel 1941, pari al 15,5%).

Dopo la seconda guerra mondiale, la prosperità economica determinò l'arrivo di numerosi lavoratori immigrati, provenienti via via da Italia, Spagna, Portogallo e Iugoslavia. Lo sviluppo della G. intern. indusse molta gente a trasferirsi nel cant.: fino a oltre 20'000 persone nell'ultimo quarto del sec., se si considerano tutte le categorie (diplomatici e loro personale di servizio, impiegati delle org. intern. e delle multinazionali). Dopo gli anni 1950-60 è stato accolto un certo numero di rifugiati; alcuni di loro si sono stabiliti durevolmente nel cant. Negli anni 1980-2000 G. ha pure accolto richiedenti l'asilo, in fuga dalla guerra o dalla miseria dei loro Paesi d'origine; in base alla legislazione fed. pochi di loro hanno ottenuto di potere rimanere, anche se bene integrati. G. accoglie infine un certo numero di clandestini che, per definizione, non vengono rilevati dalle statistiche.

Questi movimenti migratori hanno progressivamente concorso a formare una pop. ginevrina che si presenta ormai come un "mosaico" multiculturale, che dà una forte impronta alla vita culturale e arricchisce considerevolmente il tessuto sociale della città e dei com. limitrofi. Su un fronte meno positivo va registrata una tensione ricorrente nel mercato dell'alloggio, vista la configurazione del territorio e la resistenza di determinati ambienti all'addensamento abitativo.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

5.3.2 - Economia

G. si presenta innanzitutto come una città-cant., ma non si possono dimenticare le sue campagne e l'agricoltura. La campagna ginevrina si è specializzata nella coltivazione del grano, la viticoltura e l'orticoltura. L'importanza del settore agricolo nell'economia ginevrina è in continuo e costante regresso; attualmente è irrisoria, essendo ulteriormente calata rispetto al 10% ca. degli inizi del XX sec.

Se cent'anni fa si situava al di sopra della media sviz., il cant. G. occupa oggi l'ultimo posto quanto alla percentuale di attivi occupati nel settore secondario, ed è il solo ad avere una quota inferiore al 20%. Questa situazione postindustriale, dove ciò che resta del tessuto produttivo si concentra nell'industria dei macchinari (Charmilles Technologies), nell'industria orologiera (Patek Philippe) e nella chimica, deriva indubbiamente dagli effetti della recente recessione, ma ricorda pure come a G. il settore terziario costituisca dal XVIII sec. la parte principale delle attività economiche. Accanto ai servizi pubblici e agli organismi intern., il commercio, le banche, tra cui numerosi ist. privati (Darier, Hentsch, Lombard, Lullin, Odier, Pictet), le compagnie di assicurazione e immobiliari sono state il motore di questo sviluppo, particolarmente accentuato negli ultimi decenni del XX sec. L'insieme delle attività economiche ha poi portato l'economia ginevrina ad avvalersi di un elevato numero di lavoratori frontalieri residenti nelle regioni franc. limitrofe (essi erano 27'500 nel 1999, oltre 43'000 alla fine del 2004, dopo l'entrata in vigore dell'accordo sulla libera circolazione delle persone approvato nel quadro degli Accordi bilaterali I tra Conf. e Comunità europea). Nel 2002, il reddito pro capite per ab. era di 52'074 frs. (la media sviz. era di 48'604 frs.).

<b>Ginevra (cantone)</b><br>Fonti: Ufficio federale di statistica; Statistique Genève  © 2017 DSS e Marc Siegenthaler, Berna<BR/>Nel giugno 2002, con l'entrata in vigore degli accordi bilaterali I conclusi con l'Unione europea, i permessi di lavoro per frontalieri sono concessi in generale per cinque anni, e non più solo per uno o due. Dato che la fine di un rapporto di lavoro non sempre viene segnalata alle autorità, il numero dei permessi validi accordati non corrisponde al numero di frontalieri effettivamente attivi sul territorio. Nel 2004 l'ufficio federale di statistica segnalava una differenza di ca. il 10%.<BR/>
Frontalieri stranieri nel canton Ginevra dal 1978 al 2016

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

5.3.3 - Trasporti

Nel 1920 venne costruito a Cointrin un aereoporto, divenuto in seguito intercontinentale, che ebbe un ruolo essenziale per lo sviluppo della G. intern. La stazione ferroviaria per le merci di La Praille (com. Carouge) e il suo raccordo con la stazione di Cornavin furono realizzati durante la seconda guerra mondiale, in parallelo allo sviluppo delle prime aree industriali. La tratta Cornavin-Cointrin fu portata a termine nel 1987. La questione del raccordo con la rete ferroviaria regionale della Savoia è ancora oggi irrisolta, dato che non esiste un collegamento ferroviario tra La Praille e la stazione di Les Eaux-Vives; negli anni 1990-2000 si sono contrapposti i sostenitori della ferrovia (Cornavin-Eaux-Vives-Annemasse, CEVA) e i fautori di una metropolitana leggera, che non hanno visto accolte le loro richieste.

Il primo tronco della rete autostradale venne realizzato nel 1964 con il collegamento tra G. e Losanna, in occasione dell'esposizione nazionale che si tenne in quella località. Nel 1965, con l'inaugurazione del tunnel stradale del Monte Bianco, completato nel 1976 dalla cosiddetta Austostrada Bianca, si conseguì quanto non era stato possibile realizzare sul piano ferroviario: una trasversale transalpina che passasse per G. Negli anni 1980-90 la realizzazione di una tangenziale autostradale nella periferia ginevrina permise di collegare diversi segmenti autostradali europei e nel contempo di alleggerire la pressione del traffico sul centro cittadino. Un progetto di attraversamento della rada, mediante un ponte o un tunnel, venne respinto dal popolo nel 1996, mettendo con ciò fine a una lunga serie di votazioni popolari sistematicamente favorevoli all'automobile. L'elezione nel 1997 di un rappresentante degli ecologisti al Consiglio di Stato (Robert Cramer) e le pressioni esercitate dall'Alternativa di sinistra (PS, Verdi, Alleanza di sinistra) segnarono un cambiamento nella politica dei traffici a favore dei trasporti pubblici.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

5.3.4 - Istruzione e formazione

Nella prima metà del XX sec. la scolarità obbligatoria venne prolungata, e portata dapprima da sei a 14 anni (1911), poi a 15 nel 1933. A partire dal 1927 (progetto del socialista André Oltramare) furono però soprattutto la questione della scuola secondaria e le modalità della selezione scolastica a occupare il centro dell'attenzione. Occorreva allora risolvere il problema della simultaneità dell'ultimo anno della scuola elementare, gratuita, e il primo anno della scuola secondaria, a pagamento, costituendo classi comuni di orientamento. L'idea, riproposta all'ordine del giorno subito dopo la guerra, trovò una sua applicazione nel 1962 (quando responsabile del settore era il socialista André Chavanne) attraverso l'istituzione di un ciclo di orientamento della durata di tre anni (allievi dai 12 ai 15 anni, distribuiti in sezioni). Il progetto del 1927 voleva offrire a tutti gli allievi meritevoli la possibilità di appartenere a una ristretta élite; la realizzazione del 1962 rispose ai bisogni dello sviluppo economico ampliando questa stessa élite e il suo bacino sociale di reclutamento.

Dagli anni 1960-70, la democratizzazione degli studi e il loro incoraggiamento attraverso l'attribuzione di sussidi automatici per i più sfavoriti resero possibile un notevole sviluppo della scolarizzazione e della formazione, aprendola alle ragazze e raggiungendo di fatto un prolungamento quasi generale del tempo destinato alla formazione; la gerarchia sociale non venne tuttavia praticamente modificata. Dopo la scuola obbligatoria (16 anni), la formazione poteva proseguire al liceo (il collège, l'equivalente del gymnase di diversi cant.), presso scuole che rilasciavano un diploma finale o ancora presso le scuole professionali; questo sistema tripartito portò alla creazione di nuove strutture quali le scuole di cultura generale. Nel 1990 il diritto all'educazione venne infine completato dal principio dell'ammissione di tutti i bambini alla scuola pubblica indipendentemente dallo statuto legale dei genitori, anche se clandestini.

Da decenni il tasso di maturità liceale (37,6% di una classe di età nel 1998, cioè più del doppio della media nazionale) e l'accesso all'Univ. sono più elevati a G. che nel resto della Svizzera. Gli scopi generali dell'insegnamento ginevrino, definiti nel 1940 in prospettiva normativa e patriottica, furono ridefiniti nel 1977 secondo uno spirito civico e cooperativo, nella prospettiva di una correzione dell'ineguaglianza nelle opportunità di riuscita scolastica. Nel XX sec. furono create due nuove facoltà: nel 1915 quella di scienze economiche e sociali, nel 1975 quella di psicologia e di scienze dell'educazione; nel 1912 era già sorto, per iniziativa di Edouard Claparède, l'Istituto Jean-Jacques Rousseau. Nel 1927 venne creato l'Ist. univ. di alti studi intern. Nella seconda metà del sec. gli studenti sono aumentati in misura considerevole, fino a superare le 10'000 unità; ciò ha posto problemi di gestione e di finanziamento. L'ultimo decennio del XX sec. è stato segnato da una riduzione delle risorse finanziarie disponibili e da una prospettiva di ristrutturazione del settore che prevede una più stretta associazione dei poli univ. di G. e Losanna.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

5.3.5 - Sanità e politica sociale

Ultimo a essere creato, nel 1925, il Dip. della sanità si riferisce a un settore, quello sociosanitario, che ha conosciuto un imponente sviluppo nella seconda metà del sec. Parallelamente al progressivo ampliamento dell'ospedale cant., sono state create nuove strutture univ. negli ambiti della psichiatria (clinica di Bel-Air nel 1900, policlinico di psichiatria nel 1929, centro psicosociale nel 1961, istituzioni univ. di psichiatria nel 1982) e della geriatria (tra gli altri, ospedale geriatrico nel 1972, centro di cure continue nel 1979).

Le elevate spese sostenute da G. per il settore sanitario dipendono, oltre che dal carattere univ. delle sue istituzioni, dalla relativa ricchezza del cant. e dalla natura dei bisogni della sua pop. (concentrazione urbana, invecchiamento generale, disturbi nella salute derivanti dall'immigrazione ecc.). Il tasso dei suicidi a G., per esempio, è sempre stato tra i più alti della Svizzera, malgrado una tendenza alla diminuzione sul lungo periodo. In altri termini, se le spese cant. in materia sociosanitaria sono legate a un'offerta di prestazioni di molto superiore alla media nazionale, è anche vero che le stesse corrispondono ampiamente a una reale domanda di prestazioni.

Alla fine del XX sec. l'esigenza di una gestione più efficace delle uscite ha restituito importanza alla prevenzione o alle cure a domicilio. Alcuni progetti di privatizzazione o di collaborazione intercant. (Ruso) sono stati invece respinti in votazione popolare perché vi si vedeva il rischio di una riduzione dell'accesso alle cure.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

5.3.6 - Società e cultura

Il periodo tra le due guerre fu segnato da una forte presenza operaia e da ampie tensioni. Gli anni 1950-60 videro lo sviluppo delle attività legate al tempo libero e la comparsa in gran numero delle automobili. Dopo il maggio del 1968, in parallelo allo sviluppo delle istituzioni culturali ufficiali, e in opposizione alla cultura dominante e all'urbanizzazione massiccia legata allo sviluppo economico, hanno fatto la loro comparsa forme di vita alternative (movimenti giovanili, occupazione di immobili, difesa delle caratteristiche popolari del centro cittadino, centro culturale autogestito in una vecchia fabbrica per la lavorazione dell'oro). La dimensione multiculturale di G. si è imposta anche attraverso la rete delle ass. e le feste popolari; le forme di sociabilità tradizionali, ad esempio nel quadro delle celebrazioni dell'Escalade, non sono tuttavia scomparse.

Agli inizi del XX sec., G. disponeva di numerosi quotidiani d'opinione; i due più popolari erano La Suisse e la Tribune de Genève. A sinistra, Le Peuple de Genève fu sostituito negli anni 1920-30 da Le Travail, proibito durante la seconda guerra mondiale. Il partito del lavoro diede vita anche alla Voix ouvrière, che dovette però divenire settimanale nel 1980 (VO Réalités, poi Gauchebdo). La Suisse scomparve nel 1994, il Journal de Genève nel 1998; quest'ultimo si era in precedenza fuso con la Gazette de Lausanne, ed era poi stato assorbito, con Le Nouveau Quotidien, da Le Temps, nuovo quotidiano pubblicato a G. dal gruppo editoriale Edipresse.

La soppressione del sostegno pubblico al culto e la laicizzazione della società ginevrina non vennero poste in questione; G., che accoglie il Consiglio ecumenico delle Chiese, resta caratterizzato dalla varietà religiosa della sua pop. I catt. romani, maggioranza dal 1860 al 1910, minoranza nel periodo tra le due guerre e fino agli anni 1950-60, sono nuovamente più numerosi dei prot. Nel 2000 il 22,6% dei Ginevrini si è dichiarato senza confessione.

La società ginevrina è contraddistinta dalla compresenza di una cultura borghese dominante, di un tessuto associativo variegato e di una scena alternativa; la sua dimensione multiculturale ripropone le sue esitazioni tra l'aprirsi al mondo e il ripiegamento sullo spazio nazionale.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / cor

Riferimenti bibliografici

Archivi
– AEG, BPUG
Fonti
Bibliothèque britannique, 1796-1815
FDS GE, 4 voll., 1927-1935
– J.-C. L. Simonde de Sismondi Statistique du Département du Léman, a cura di H. O. Pappe, 1971
– R. M. Kingdon (a cura di), Registres du Consistoire de Genève au temps de Calvin, 1996-
Registres du Conseil de Genève à l'époque de Calvin, 2 voll., 2004
Bibliografia
– Storiografia
– Se si eccettua il Fasciculus temporis, scarna cronaca redatta nel XIV sec. probabilmente presso il priorato di S. Vittore, la storiografia ginevrina si è orientata dalla fine del XV sec., con Jean Bagnyon (Traité des pouvoirs des seigneurs et des libertés de leurs sujets, 1487), alla difesa delle libertà cittadine dalle pretese dei duchi di Savoia. Questa tensione polemica e giur. si è mantenuta inalterata fino al trattato di Torino del 1754 nei lavori dei cronachisti o storici ufficiali, ad esempio di François Bonivard, già priore di S. Vittore, che si assunse il compito (con l'esitante approvazione del Consiglio) di scrivere delle Chroniques de Genève (dal 1542, in due versioni); o di Michel Roset, uno dei tenori della politica ginevrina del XVI sec. e grande incensatore della Riforma di Calvino nelle sue Chroniques de Genève, presentate al Consiglio nel 1562. La polemica riprese dopo l'Escalade del 1602, quando un pamphlet di Claude-Louis de Buttet, Le Cavalier de Savoie, difese la causa dell'appartenenza di G. alla Savoia; al testo fece seguito una risposta documentata di Jacques Lect e Jean Sarasin, Le Citadin de Genève ou Response au Cavalier de Savoie (1606) e la replica del Le fléau de l'aristocratie genevoise. Nel XVII sec. una Histoire de Genève del medico di Lione Jacob Spon fu pubblicata in quella città nel 1680; molto favorevole alla causa ginevrina, irritò il duca di Savoia e inquietò le autorità ginevrine, che tuttavia la rieditarono nel 1730 corredata di note esplicative e di "prove" per evitare che altri autori facessero discorsi inopportuni. Nel 1713 il professor Jean-Antoine Gautier presentò al Consiglio la sua Histoire de Genève in 11 volumi: destinata ai soli governanti (la storia non era all'epoca un bene comune), venne chiusa negli archivi e pubblicata solo nel 1896-1911. La polemica riprese nel XVIII sec., questa volta tra i sostenitori di forme diverse di governo: Jean-Pierre Bérenger, natif, pubblicò nel 1772 e nel 1773 una Histoire de Genève depuis son origine jusqu'à nos jours in cui veniva esaltata la democrazia; l'opera fu distrutta e data alle fiamme. Jean Picot vi rispose nel 1811 con una Histoire de Genève depuis les temps anciens jusqu'à nos jours.
– L'analisi scientifica dei documenti d'archivio, avviata da Jean-Antoine Gautier, si sviluppò dal XIX sec. con l'apertura degli archivi, i lavori dei Galiffe, di Edouard Mallet e della sua cerchia, la fondazione della Soc. di storia e di archeologia di G. nel 1838, all'epoca politicamente conservatrice, e quella dell'Ist. nazionale ginevrino, di ispirazione radicale, nel 1853. In parallelo studiosi quali Jean-Daniel Blavignac, Louis Blondel e Charles Bonnet si interessarono all'archeologia e svilupparono nuovi metodi di ricerca. La scuola di storia economica, stimolata dalla creazione di una cattedra nel 1902 e l'apertura della facoltà di scienze economiche e sociali (SES) nel 1914-15, ebbe personalità quali Frédéric Borel (Les foires de Genève au quinzième siècle, 1892) e Antony Babel e i suoi successori (Histoire économique de Genève, 1963), in particolare Anne-Marie Piuz e Jean-François Bergier. Nella seconda metà del XX sec. sono state pubblicate cinque storie di G., tra cui i volumi dell'Encyclopédie de Genève, in collane sia sviz. sia estere.
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    – B. Roth-Lochner et al. (a cura di), Des Archives à la mémoire, 1995
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    – B. Privati, La nécropole de Sézegnin (IVe-VIIIe siècle), 1983
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    – W. Drack, R. Fellmann, La Suisse gallo-romaine, 1992 (ted. 1988)
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    – J. Favrod, Histoire politique du royaume burgonde: (443-534), 1997
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