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Vallese

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Contea vescovile dal 999, Paese alleato della Conf. dal 1403/16, Repubblica delle sette decanie (1613-1798), cant. della Repubblica elvetica (1798-1802), Repubblica indipendente (1802-10), Dip. del Sempione nell'Impero franc. (1810-13), dal 1815 Repubblica e Cant. della Conf. Denominato ufficialmente Stato del V.; ted. Wallis; franc. Valais; rom. Vallais. Le lingue ufficiali sono il franc. e il ted.; capoluogo del cant. è Sion.

Il V. comprende il territorio dalla sorgente del Rodano fino allo sbocco del fiume nel lago di Ginevra ed è delimitato dalle Alpi bernesi a nord e dalle Alpi vallesane a sud. Il bosco di Finges, che si estende dal Rodano alle pendici settentrionali delle Alpi vallesane tra Sierre e Leuk, costituiva all'inizio del XXI sec. la frontiera linguistica tra l'alto V. a est, germanofono, e il medio e basso V. a ovest, francofono.

Il cant. V. si sviluppò come entità statale dal principato vescovile di Sion. Con il trattato di Thonon (1569), la Morge di Saint-Gingolph divenne la frontiera tra il principato vescovile e il ducato di Savoia. Da allora i confini politici del V. sono rimasti immutati, a parte alcune piccole modifiche.

Superficie (2006)5 224,5 km² 
Foresta / Superficie boscata1 188,7 km²22,8%
Superficie agricola utile1 060,3 km²20,3%
Superficie con insediamenti162,6 km²3,1%
Superficie improduttiva2 812,9 km²53,8%

Struttura demografica ed economica
Anni 18501880a1900195019702000
Abitanti 81 559100 190114 438159 178206 563272 399
Percentuale rispetto alla popolazione totale svizzera3,4%3,5%3,5%3,4%3,3%3,7%
Lingua       
francese  67 21474 562103 457122 536171 129
tedesco  31 96234 33952 83366 92977 255
italiano  1 0185 4692 58312 7925 987
romancio  3135887114
altre  19552474 21917 914
Religione, confessione       
cattolicib 81 09699 316112 584152 682196 082221 146
protestanti 4638661 6105 9609 09217 186
cattolico-cristiani    1327131
altri  342445231 36233 936
di cui della comunità ebraica 253178145
di cui delle comunità islamiche     1687 394
di cui senza appartenenzac     41610 750
Nazionalità       
svizzeri 79 87197 134106 220154 179185 309225 356
stranieri 1 6883 0568 2184 99921 25447 043
Anno  19051939196519952005
Occupati nel cantonesettore primario 57 43363 84411 66815 754d12 752
 settore secondario 9 19612 39135 32636 74634 533
 settore terziario 9 95112 30832 28980 21186 032
Anno  19651975198519952005
Percentuale rispetto al reddito nazionale svizzero 2,5%2,7%2,7%2,8%2,7%

a Abitanti e nazionalità: popolazione residente; lingua e religione: popolazione "presente".

b Compresi i cattolico-cristiani nel 1880 e nel 1900; dal 1950 cattolico-romani.

c Non appartenenti ad alcuna confessione o altra comunità religiosa.

d Censimento delle aziende agricole del 1996

Fonti:HistStat; censimenti federali; UST

Autrice/Autore: Bernard Truffer / mku

1 - Dalle origini all'alto Medioevo

1.1 - Preistoria e Protostoria

Durante la Preistoria il V., punto di intersezione di diverse influenze (valle del Rodano, corridoio Saona-Rodano, pianura padana), sviluppò una propria cultura alpina. Dalla loro sedentarizzazione, le pop., insediatesi dapprima in pianura, occuparono progressivamente anche la fascia montana: in modo sporadico nel Neolitico, più sistematicamente nell'età del Bronzo e in maniera permanente nell'età del Ferro.

1.1.1 - Paleolitico e Mesolitico

L'ultima grande glaciazione (115'000-15'000 a.C.) fu intervallata da periodi temperati durante i quali l'uomo preistorico rioccupò i massicci alpini. Le testimonianze più antiche del Paleolitico in V. risalgono a ca. 35'000 anni fa e provengono dalla regione di Tanay (com. Vouvry), a 1800 m di altitudine. Alla fine dell'ultima glaciazione, la valle del Rodano si liberò rapidamente dai ghiacci, e dal 9000 a.C. il territorio fu ricolonizzato da cacciatori-raccoglitori del Mesolitico, le cui tracce sono visibili in pianura, a Vionnaz, e nel riparo sotto roccia di Mörderstein nel bosco di Finges (com. Salgesch). I gruppi umani si spingevano fino ad alta quota dove allestivano degli accampamenti stagionali (valle di Bagnes, regione di Zermatt, del Sempione o dell'Arbola).

Autrice/Autore: Philippe Curdy / gbp

1.1.2 - Neolitico

Dalla fine del VI millennio a.C., grazie anche alla presenza di comunità neolitiche immigrate dal sud delle Alpi, il V. divenne una terra di pastori e agricoltori. Le testimonianze più antiche si trovano nel V. centrale: sul cono di deiezione della Sionne e sulla collina di Tourbillon, entrambi nella città di Sion. Le ceramiche presentano caratteristiche simili a quelle rinvenute nell'Italia settentrionale, a dimostrazione che i passi alpini vallesani ebbero un ruolo chiave nel processo di transizione al Neolitico del V.

Fra il 5500 e il 2200 a.C., gli insediamenti erano situati a bassa quota: nella zona di Sion e nelle colline circostanti, nella regione di Saint-Léonard, sulla collina dello Heidnischbiel (com. Raron) e nelle vicinanze di Briga (Naters, Bitsch). I pascoli situati sopra il limite superiore della foresta venivano sfruttati per l'estivazione delle greggi di capre e pecore e, in misura minore, dei bovini. Le testimonianze di questa pratica, attestata per esempio nel riparo di Alp Hermetje (com. di Zermatt), a 2600 m di altitudine, sono tuttavia molto scarse. A quell'epoca, il V. era sottoposto alle influenze culturali del sud delle Alpi, dell'Altopiano e della valle del Rodano franc. Nel IV millennio a.C., il dinamismo della regione trova riscontro nella presenza di ceramica ornata in maniera originale, caratteristica della cultura di Saint-Léonard. Le tombe erano raggruppate in necropoli più o meno importanti, situate in pianura (Sion, Saint-Léonard, Glis ecc.) e presso lo sbocco di valli laterali, come a Sembrancher o Villette (com. Bagnes). L'inumazione individuale in una fossa rivestita di lastre di pietra (tombe a cista del tipo Chamblandes) attesta una vicinanza culturale fra il V. e il bacino lemanico, le Alpi franc. e l'Italia settentrionale. Dall'inizio del III millennio a.C. fecero la loro comparsa delle sepolture collettive erette fuori terra, i dolmen. La necropoli di Le Petit-Chasseur a Sion, con i suoi 13 monumenti funerari, è uno dei siti più importanti della Preistoria europea; la storia movimentata del sito e la presenza di steli funerarie antropomorfe frantumate testimoniano un tipo di società abbastanza instabile, controllata da fam. raggruppate attorno a un antenato comune (società di lignaggio).

Autrice/Autore: Philippe Curdy / gbp

1.1.3 - Età del Bronzo

All'inizio dell'età del Bronzo (ca. 2200-1500 a.C.) è accertata una cultura preistorica specifica, la cultura del Rodano, che va messa in relazione con il probabile sfruttamento dei vicini giacimenti di rame presenti nelle valli di Turtmann, Hérens e Anniviers. Nella fase finale del Bronzo, meno nota, il sud delle Alpi sembra aver influenzato maggiormente l'alto V. rispetto alla bassa valle del Rodano. Gli insediamenti di pianura mantennero la stessa ubicazione (Sion, Raron, Collombey-Muraz ecc.). Sopra i 1000 m di altitudine apparvero degli insediamenti fortificati, in zone in precedenza quasi deserte (colline dello Schlosshubel a Grengiols, di Kasteltschuggen a Zeneggen e dello Scex Rouge a Fully). Probabilmente venne proseguita la pratica dell'estivazione delle greggi in altura. Per quanto concerne i riti funerari la sepoltura individuale in tombe a fossa era la norma; il corredo composto da gioielli e armi in bronzo testimonia l'appartenenza del defunto a un rango sociale elevato. Verso la fine dell'età del Bronzo la pratica dell'incinerazione è attestata solo sporadicamente. Come in altre regioni alpine, depositi di oggetti di prestigio, isolati o raggruppati (spille, pugnali, lame d'ascia ecc.), sono presenti fino ad alta quota, per esempio sul passo di Torrent (com. Evolène) a 2710 m; si tratta forse di espressioni di un culto di divinità locali.

Autrice/Autore: Philippe Curdy / gbp

1.1.4 - Età del Ferro

Durante l'età del Ferro (800-15 a.C.) necropoli vennero erette anche nella fascia di media montagna, in relazione probabilmente con i primi abitati permanenti a questa altitudine, come Leukerbad, Oberstalden (com. Visperterminen) e Bluche (com. Randogne). Alcune valli come il Lötschental o la valle di Leuk, quasi deserte nelle epoche precedenti, vennero occupate in modo durevole. Questi fenomeni sono da collegare con l'accelerazione degli scambi transalpini attraverso i passi. Sul piano culturale, le comunità del V. intrattenevano relazioni sia con il nord sia con il sud delle Alpi. Si sono riscontrati alcuni particolarismi microregionali nel modo di vestire, ad esempio nei peculiari ornamenti anulari (bracciali e anelli da caviglia), noti nelle prime pubblicazioni scientifiche con la denominazione di "bracciali vallesani". Se la pratica dell'incinerazione è attestata con una discreta diffusione alla fine dell'età del Bronzo e all'inizio dell'età del Ferro, l'inumazione ridivenne rapidamente la norma: il defunto veniva steso in una fossa ricoperta talvolta da un tumulo (necropoli di Don Bosco, com. Sion). Come nell'età del Bronzo, siti fortificati di superficie ridotta vennero allestiti sui rilievi; nel I sec. a.C. alcuni di essi corrispondono forse ai presidi militari (castella) la cui esistenza è attestata in V. da Caio Giulio Cesare. Quest'ultimo cita inoltre tre dei quattro popoli celtici che occupavano il V.: i Nantuati (nello Chablais), i Veragri (nella regione di Martigny) e i Seduni (nel V. centrale). Essi sono menz. assieme agli Uberi, il quarto popolo (alto V.), nel Tropaeum Alpium di La Turbie.

Autrice/Autore: Philippe Curdy / gbp

1.2 - Epoca romana

Dopo il fallito tentativo di Cesare di impadronirsi dello sbocco settentrionale del passo del Gran San Bernardo (battaglia di Octodurus, alla fine del 57 a.C.), i quattro popoli del V. rimasero indipendenti, ma dovettero tenere in considerazione la vicinanza di Roma, in particolare dopo la conquista romana della valle d'Aosta nel 25 a.C. (Salassi).

1.2.1 - La conquista

L'alta valle del Rodano venne integrata nell'Impero romano probabilmente a seguito della campagna condotta da Druso e Tiberio nel 16/15 a.C., che estese i confini imperiali fino al Reno e al Danubio. I quattro popoli del V. vennero allora incorporati nella provincia Raetia et Vindelicia, la cui capitale si trovava in Baviera. Sotto l'imperatore Claudio (41-54 d.C.), essi furono distaccati per formare una provincia alpestre, che rimase per lo più (o sempre) aggregata alle Alpi Graie (la Tarantasia, sul versante occidentale del passo del Piccolo San Bernardo) sotto l'autorità di un prefetto residente alternativamente a Forum Claudii Vallensium (Martigny), città fondata a quell'epoca accanto al borgo celtico di Octodurus, e a Forum Claudii Ceutronum (Aime-en-Tarentaise). Questa organizzazione territoriale rivela l'importanza che i Romani attribuivano al controllo e alla manutenzione delle vie che collegavano l'Italia con le province galliche e germ., in particolare quella che passava dal Gran San Bernardo, il collegamento più diretto fra l'Italia e la Gran Bretagna. Il nome dato a questa provincia, Vallis Poenina, è significativo: deriva dal nome del passo e del dio indigeno che vi veniva venerato, Poeninus.

Autrice/Autore: François Wiblé / gbp

1.2.2 - La romanizzazione

Da quel momento i quattro popoli celtici formarono una sola entità politica (Civitas), la civitas Vallensium. Questa era amministrata dal capoluogo Martigny attraverso due duoviri, assistiti da due aediles, e da un senato locale formato da decurioni (non vi è tuttavia alcuna attestazione formale di questo ordine). Il diritto lat. in vigore nella città consentiva ai membri dell'élite locale di accedere alla cittadinanza romana, con tutti i vantaggi che ne derivavano, tramite l'esercizio di una magistratura. La conseguente spinta all'emulazione accelerò il processo di romanizzazione sia a Martigny sia nelle regioni di provenienza (Saint-Maurice-Massongex, Sion e Sierre), che alcuni lasciavano solo per svolgere una funzione nel capoluogo. Questo processo di acculturazione è riscontrabile principalmente nel basso V., lungo la via del Gran San Bernardo, e nel V. centrale fino al bosco di Finges, che ha da sempre segnato un confine. Più a monte, nel territorio degli Uberi, che non era attraversato da alcuna importante via commerciale, gli ab., pur procurandosi alcuni beni di importazione romani, continuarono a vivere durante tutto il periodo romano secondo le loro antiche usanze e ad abitare come i loro antenati in rudimentali capanne, come attestano gli scavi effettuati negli insediamenti indigeni di Gamsen (com. Briga-Glis) e Oberstalden.

La conquista non sembra aver provocato nessuna rottura: gli agglomerati di Tarnaiae (Massongex), Martigny (malgrado non si conosca ancora l'ubicazione del borgo gallico di Octodurus), Sion e Gamsen continuarono ad essere abitati dalla stessa pop. Anche le necropoli di Fully, Riddes e Schmidigenhäusern (com. Binn) rivelano una continuità insediativa. La Vallis Poenina comprendeva tutto l'attuale cant. V. - ad eccezione forse della regione di Gondo (il confine correva probabilmente lungo le creste delle Alpi) - e verosimilmente anche lo Chablais vodese, se si considera che Villeneuve ne costituiva il porto naturale sul lago di Ginevra. Nessun altro indizio permette di situare il confine fra gli Elvezi e i Nantuati in direzione di Lousonna (Losanna).

Lontano dai conflitti che opponevano regolarmente i Romani ai loro vicini, il V. conobbe per più di tre sec. un periodo di prosperità in un quadro di stabilità politica e sociale. La libertà di circolazione e la sicurezza delle vie di comunicazione favorirono i contatti e gli scambi con tutte le regioni dell'Impero. La strada del passo del Gran San Bernardo, praticabile tutto l'anno, beneficiava di una regolare manutenzione ed era dotata di rifugi (Plan de Barasson), stazioni di cambio e di sosta (Martigny, probabilmente Massongex). Vennero allestiti, per esempio ad Acaunum (Saint-Maurice), dei posti di dogana per la riscossione della quadragesima Galliarum (tassa del 2,5% riscossa sulle merci in transito attraverso le Alpi). Soldati distaccati dalle legioni accampate sul Reno assicuravano il controllo delle strade o facevano parte dello Stato maggiore del governatore nel capoluogo della provincia. I Romani però non stazionarono truppe in V. e non vi fortificarono alcun insediamento. Lungo la strada del Gran San Bernardo, la pop. locale era in stretto contatto con i viaggiatori, i mercanti e i militari. Guide, somieri, locandieri, mercanti, artigiani, cantonieri, costruttori, contadini, tutti ne traevano sostanziosi guadagni. Anche lo sfruttamento delle risorse naturali (prodotti agricoli e allevamento, legname, minerali, materiali da costruzione) offriva una fonte di reddito alla pop., composta, come lo attesta l'onomastica, essenzialmente da indigeni; gli allogeni invece (Romani, Italici ecc.) costituivano un'esigua minoranza dei residenti.

Negli agglomerati vennero eretti monumenti pubblici prestigiosi, spec. a Martigny (foro, anfiteatro, terme, templi, fontana), ma anche a Massongex e Sion (terme), alcuni dei quali furono offerti o restaurati da governatori della provincia. Nella misura in cui la pop. locale partecipava ai culti ufficiali dell'Impero, i Romani erano tolleranti nei confronti delle divinità locali e non cercavano di imporre i propri dei. A Martigny il vecchio tempio gallico, inserito nel temenos (recinto sacro) legato alla stazione di cambio, venne così frequentato fino alla fine del IV sec. d.C. Le antiche divinità indigene assumevano talvolta un'apparenza più classica ed erano spesso conosciute soltanto con il nome della divinità romana alla quale erano state assimilate (secondo il fenomeno dell'interpretatio romana), senza corrispondervi appieno, come è il caso del Mercurio onorato in quel tempio.

Autrice/Autore: François Wiblé / gbp

1.2.3 - Il basso Impero

Il passaggio della gola di Saint-Maurice, che poteva essere bloccato da pochi uomini, ricoprì un ruolo di rilievo spec. durante il periodo di insicurezza che caratterizzò la seconda metà del III sec. d.C. Un'iscrizione risalente al periodo tra il 270 e il 326 d.C., all'epoca del martirio della Legione tebana, riporta che Junius Marinus, un ex alto ufficiale della guardia imperiale, morì in una battaglia che lo oppose a nemici "regolari", che furono probabilmente respinti, visto che a monte della gola di Saint-Maurice non si riscontra nessun segno di interruzione della continuità insediativa di Martigny. Il V. rimase un'oasi di pace dove vivevano fam. appartenenti all'ordine senatoriale (Saint-Maurice, Sion, Sierre). Fin verso il 350 d.C., la pax romana assicurò agli ab. del V. un quadro politico, sociale ed economico strutturato e stabile. Dalla metà del III sec., si percepisce un rallentamento dei lavori di costruzione pubblici e soprattutto di quelli privati. Un sec. più tardi, il declino risulta evidente. Le cause furono probabilmente molteplici; tra queste la crisi economica, la diminuzione degli scambi commerciali, le strade mal tenute e poco sicure e l'indebolimento del potere imperiale e locale dovuto alle migrazioni barbariche. Come altre località, Forum Claudii Vallensium, la cui prosperità era strettamente legata al volume del traffico che affluiva dal passo del Gran San Bernardo, sprovvista di difese, decadde.

L'abbandono parziale delle località avvenne apparentemente a beneficio degli insediamenti sparsi; le villae, residenze di agiati proprietari terrieri, costruite spesso già durante l'alto Impero, continuarono a essere occupate, spec. a Marendeux (com. Monthey), Plan-Conthey (com. Conthey), Ardon e Saillon. Nella maggior parte di queste tenute rurali o nelle loro immediate vicinanze si allestirono nell'alto ME primi luoghi di culto cristiano o edicole funerarie, che furono all'origine delle chiese o cappelle odierne.

Autrice/Autore: François Wiblé / gbp

1.3 - Alto Medioevo

Alla fine dell'epoca romana si delinearono nuove realtà religiose e politiche che caratterizzarono tutto l'alto ME e modificarono l'importanza delle tre località fino ad allora dominanti: Octodurus/Martigny, Acaunum/Saint-Maurice e Sion. Gli altri centri ebbero invece un'influenza soltanto locale.

1.3.1 - Cristianizzazione, diocesi e parrocchie

La presenza cristiana è attestata da un'iscrizione del 377 rinvenuta a Sion. Verso il 380 Teodoro (S. Teodulo), primo vescovo del V., introdusse ad Acaunum il culto di Maurizio e dei suoi compagni della legione tebana, massacrati un sec. prima a causa della loro fede. La fondazione dell'abbazia di Saint-Maurice nel 515 ad opera del re burgundo Sigismondo diede ulteriore lustro a questo culto, consolidandolo nel tempo.

Il territorio originale della diocesi di Sion, che aveva sede inizialmente a Octodurus (Martigny), si estendeva in direzione di Losanna, a est della linea Losanna-Estavayer-le-Lac. Con la creazione successiva della diocesi di Losanna (VI sec.), esso si ridusse notevolmente, senza tuttavia privare né l'abbazia di Saint-Maurice né il vescovo dei loro possedimenti nell'attuale cant. Vaud. All'inizio del X sec. il confine tra le due diocesi era costituito dal fiume Eau-Froide, a Villeneuve (VD). Dal V sec., la diocesi dipese dall'arcidiocesi di Vienne, poi, alla fine dell'VIII sec., fu annessa a quella di Tarantasia, appena costituita. A causa di conflitti con i monaci di Saint-Maurice e per proteggersi dagli eserciti nemici, tra cui quello dei Longobardi (573/574), fra il 565 e il 585 la sede vescovile venne trasferita a Sion.

A metà del V sec. il vescovo di Lione constatò con stupore la persistenza di pagani in V. Mentre una cattedrale è attestata a Martigny dallo stesso sec., la prima chiesa funeraria di Sion, quella di Sous-le-Scex, risale alla fine del IV o all'inizio del V sec. Un edificio cristiano, a vocazione più locale, risalirebbe già al terzo quarto del IV sec., ma potrebbe anche essere più antico. La prima rete di chiese parrocchiali risale alla fine del VI sec. (Glis, Géronde/Sierre, Bramois, Sion, Ardon, Saillon, Martigny, Saint-Maurice, Muraz). Nuove parrocchie sorsero nell'VIII-IX sec. (Villa/Sierre, Nax), altre nel IX-X sec. (Nendaz, Leuk e Bourg-Saint-Pierre, dove un monastero-ospizio è attestato prima dell'812/820).

Autrice/Autore: Gilbert Coutaz / gbp

1.3.2 - Nuovi signori

Circoscrizione amministrativa dell'Impero romano ancora verso il 400, il V., che assieme ad altre città vicine si rifiutava di pagare i tributi all'imperatore Maggioriano, nel 457 entrò volontariamente nell'orbita dei re burgundi. Dopo la loro sconfitta ad opera dei Franchi nel 534, il V. fu annesso al regno franco. Due vescovi di Sion, Leudemundus nel 613 e Amato (673/691) tentarono di favorire il ritorno al potere dei re burgundi.

Il V. faceva parte del pagus Ultrajoranus (futuro ducatus Ultraiuranus), quando questo venne istituito nel 561 in occasione di una spartizione tra i figli di Clotario I. Al più tardi nell'839 acquisì una sua individualità quale comitatus Vallissorum (comitatus Valensis nel 985). Dal 930 i documenti designavano con l'espressione Caput lacense (da cui la denominazione di Chablais) le terre dipendenti esclusivamente dall'abbazia di Saint-Maurice, che si estendevano dal lago di Ginevra alla regione del Trient. I confini della contea del V. vennero così spostati a sud di Martigny.

L'importanza religiosa, politica e strategica del V. venne confermata a più riprese durante l'alto ME. Da santo di importanza locale, S. Maurizio divenne successivamente santo dei Carolingi, dei re burgundi e degli Ottoni. Malgrado periodi di ristagno, la strada del Mont-Joux (Gran San Bernardo) rimase l'accesso privilegiato per recarsi dal nord al sud dell'Europa, dalla Francia all'Italia; entrò nelle mire dei sovrani, in particolare di Carlomagno e di Ludovico il Pio, che si assicurarono il controllo dell'abbazia di Saint-Maurice e della diocesi di Sion. Nell'839 a Worms il V. venne incorporato nella parte dell'Impero attribuita a Lotario I, un provvedimento confermato dal trattato di Verdun nell'843, per evitare che tutti i passi finissero nelle mani dello stesso sovrano. È a Saint-Maurice che Rodolfo I nell'888 si fece incoronare re di Borgogna; lui e i suoi successori trattarono l'abbazia come una commenda, come già avevano fatto gli imperatori Lotario I (795-855) e Lotario II (ca. 834-869). La dotarono di numerosi possedimenti lungo l'asse stradale nord-sud e ne fecero il loro centro amministrativo. Fra l'888 e il 1032 le diocesi di Sion e Losanna costituirono il nucleo del loro regno.

Attorno all'anno Mille, il V. conobbe un periodo di sviluppo. Una nuova cattedrale dedicata a Maria (Nostra Signora di Sion o del Glarier) venne eretta a Sion, mentre l'abbazia di Saint-Maurice fu interamente ricostruita. Dopo la sua annessione al Sacro Romano Impero (effettiva nel 1034), il V. dovette soccombere al potere delle signorie locali e perse la sua unità politica dalla metà dell'XI sec.

I rapporti, spesso conflittuali, fra l'abbazia e il vescovo erano caratterizzati dal costante desiderio di indipendenza manifestato dalla prima, che beneficiava di un privilegio immunitario concessole da papa Eugenio I (654-657). Anche se nel 999 il vescovo ottenne da re Rodolfo III i diritti comitali sul V., nel 1018 il re restituì all'abbazia l'insieme dei suoi beni vallesani e impedì al vescovo di esercitare un'autorità superiore alla sua.

Autrice/Autore: Gilbert Coutaz / gbp

1.3.3 - Economia e società

I centri abitati d'epoca romana furono parzialmente abbandonati a favore di un insediamento più sparso. Prima dell'XI sec. il trasferimento della sede vescovile a Sion non stimolò la crescita della città. Gli ab. vivevano non solo nelle regioni pianeggianti (Gamsen/Waldmatte, Susten, Turtmann, Leuk, Salgesch, Bramois) e di media montagna (Oberstalden), ma anche nelle zone montane (Vollèges) fino in fondo alle alte valli di Goms, Binn e Zermatt. Il franamento parziale di una parte di montagna, probabilmente il Grammont, travolse nel 563 il borgo di Tauredunum e provocò una grande ondata che si estese a tutto il lago di Ginevra. La maggior parte delle risorse proveniva dall'agricoltura e dall'allevamento, mentre le foreste e le paludi di pianura fornivano diversi importanti prodotti. Gli scambi economici avvenivano attraverso i passi alpini.

La pop. parlava per lo più una lingua romanza. Fu solo con l'arrivo, fra l'VIII e il IX sec., di gruppi germanofoni nell'alto V., dove l'insediamento era meno denso e la cristianizzazione fu più tardiva, che si delineò un primo confine linguistico fra pop. romanze e germ., all'altezza di Gampel e Steg.

Sotto l'influsso cristiano (burgundo e franco), furono introdotti nuovi riti funerari come l'inumazione individuale e l'orientamento ovest-est delle sepolture. I cimiteri attorno alle chiese sostituirono le necropoli di campagna (fine del VII-inizio VIII sec.).

Autrice/Autore: Gilbert Coutaz / gbp

2 - Dal Medioevo fino alla fine dell'ancien régime

Le fonti forniscono indicazioni solo sommarie sulle strutture signorili nel comitatus Vallensis per il periodo precedente all'XI sec. Con la donazione della contea del V., nel 999 re Rodolfo III cercò di legare più strettamente a sé il vescovo di Sion e di consolidare il proprio regno. Fondò così il principato vescovile di Sion, che ottenne l'immediatezza imperiale nel 1032.

2.1 - Strutture signorili nei secoli centrali del Medioevo

Il principe vescovo di Sion controllava il territorio da Martigny fino al passo della Furka, mentre i conti di Savoia, avogadri dell'abbazia di Saint-Maurice, affermatisi nello Chablais, dal XII sec. imposero il loro dominio sull'area tra il gomito del Rodano a Martigny e il lago di Ginevra. Nel XIII sec. i conti di Savoia penetrarono nel medio V.: conquistarono e acquisirono signorie ed eressero imponenti fortezze alle porte della sede vescovile di Sion (ad esempio Montorge), cercando senza successo di imporre la propria supremazia sul passo del Sempione. Nel XIV sec., nel quadro della loro politica espansionista, nel 1352 e nel 1384 avanzarono fino a Sion per ristabilire il dominio sul seggio episcopale ottenuto nel corso del medesimo sec. Il fallito tentativo dei conti di Savoia di sottomettere l'intero V. portò alla divisione tra il V. savoiardo e quello vescovile: con il trattato di pace del 1392, la Morge di Conthey divenne la linea di confine e furono eliminate le rispettive enclavi.

Data la presenza di questi due blocchi di potere, consolidatisi e compenetratisi già nel XII sec., la nobiltà locale ebbe poche possibilità di creare signorie feudali autonome. A metà del XII sec. vennero costruite numerose fortezze, ma la maggior parte di queste strutture non assunse la funzione di centri signorili, a differenza di quanto avvenne dal XIII sec. con le cittadine fortificate savoiarde di Saillon, Saxon e Conthey o con le sedi amministrative episcopali di Sion, Leuk, Raron e Naters. Le signorie, perlopiù di piccole dimensioni e spesso di origine allodiale, sopravvissero solo se in rapporto di dipendenza feudale con la casa comitale dei Savoia o con il vescovo di Sion o se in possesso di un convento (ad esempio l'abbazia di Saint-Maurice). Nei territori sotto dominio savoiardo, a metà del XIII sec. il conte Pietro II di Savoia sostituì il regime feudale con un sistema amministrativo caratterizzato da funzionari efficienti e castellanie organizzate in maniera rigorosa. All'apice di questa tendenza, alla fine del XIV sec. le castellanie di Monthey e Saint-Maurice nello Chablais vallesano, servite da appannaggio nel XIII sec., e, più a monte, quelle di Martigny, Entremont, Saxon, Saillon e Conthey rappresentarono la parte maggioritaria del baliaggio dello Chablais, amministrato dal castellano di Chillon.

Il V. vescovile mantenne invece una forte impronta feudale, senza strutture territorialmente omogenee e un assetto amministrativo stabile. Il vescovo, principale signore fondiario, si serviva di funzionari: i visdomini esercitavano l'alta e la bassa giustizia, i maiores e i castellani gestivano i beni episcopali con l'ausilio di aiutanti, i ministeriali (métrals). Per tali cariche, il vescovo ricorreva a fam. nobiliari, in parte immigrate, in primo luogo i conti de Granges e i baroni de la Tour e von Raron, che nell'XI-XIII sec. avevano creato proprie signorie. In qualità di vescovi e signori territoriali, alcuni esponenti di queste fam. riuscirono a tutelare i loro interessi dinastici in parte fino al tardo ME. Nella seconda metà del XIII sec. la fam. signorile d'Ornavasso si trasferì in V., seguendo così l'esempio di altri nobili lombardi e piemontesi emigrati a causa della crescente pressione del movimento com. I vescovi di Sion reclutarono i loro funzionari da questi casati, mettendo però in pericolo la propria supremazia tramite la concessione in via ereditaria di feudi e cariche. Per cercare di ristabilire il loro predominio sulla nobiltà, rafforzarono i legami con i com. vallesani in via di affermazione.

Autrice/Autore: Gregor Zenhäusern / mku

2.2 - Movimento comunale e formazione territoriale nel tardo Medioevo

2.2.1 - Formazione e rafforzamento delle decanie

Accanto ai com. urbani (Saint-Maurice, Martigny, Sion, Sierre, Leuk, Raron, Visp, Naters-Briga) dal XIII sec. in tutta la diocesi sono attestati anche com. rurali (communitates). La suddivisione del V. in piccole unità geografiche favorì la nascita di comunità viciniali e corporative nel quadro della signoria fondiaria. Nella parte savoiarda, le strutture centralistiche e la signoria territoriale arginarono maggiormente il movimento com., malgrado l'autonomia amministrativa garantita dalle cosiddette franchigie (ad esempio Sembrancher, 1239). Nelle regioni sotto controllo vescovile, dove nel XII sec. sono attestate singole proprietà allodiali contadine, la scarsa penetrazione signorile favorì invece lo sviluppo di comunità autonome. Le communitates terre Vallesii, menz. la prima volta nel 1286, alla fine del XIII sec. ebbero un ruolo politico attivo accanto alla nobiltà e al clero. Sorte dalla cittadinanza della città vescovile di Sion e nei centri delle signorie fondiarie e giurisdizionali vescovili, formarono entità politiche sovraregionali che nel XIV sec. si trasformarono nelle Decanie (lat. decima; desenus); in origine dieci, dal XV sec. si ridussero a sette: Martigny e Ardon-Chamoson (dal 1384 sotto dominio savoiardo), Sion, Sierre, Leuk, Raron e Mörel (dal XV sec. Raron-Mörel), Visp, Naters-Briga ed Ernen-Goms. Queste comunità consolidarono la propria posizione combattendo, perlopiù a fianco del vescovo di Sion, sia all'esterno contro i conti di Savoia, sia all'interno contro nobili rivoltosi (sollevamento guidato da Pierre IV de la Tour, 1294-99). Singoli vescovi come Philippe de Chambarlhac confermarono le consuetudini dei com. e concessero nuove franchigie (1338 e 1339 Martigny e Sion, 1338 Leuk), che contemplavano il diritto di assemblea e di emanare propri statuti sotto la direzione di amministratori (sindici) autonomi dai visdomini vescovili. L'emancipazione dei com. comportò la loro partecipazione al governo all'interno della Dieta.

Sotto Guichard Tavel, vescovo di Sion dal 1342 al 1375, che parteggiando per la Savoia entrò in conflitto con il clero, la nobiltà e le decanie, l'affermazione del regime democratico fondato sulle decanie rallentò. Per ragioni di politica territoriale, Tavel negò al barone Pierre V de la Tour la carica di maior vescovile di Leuk. La faida che ne seguì (1349), che contrappose coalizioni mutevoli, sfociò in una guerra tra il vescovo e le decanie, che nel 1352 portò all'occupazione del V. da parte del conte Amedeo VI di Savoia, corso in aiuto del vescovo. Di fronte al dominio straniero imposto dal vescovo e durato fino al 1361, le decanie si divisero: sotto la guida di Leuk, le decanie inferiori (francofone) nel 1354 si appellarono all'immediatezza imperiale e cercarono di ottenere l'intervento di re Carlo IV; quelle superiori (germanofone) optarono invece, all'interno dell'effimero Rektorat Wallis oberhalb Visp capitanato dal Landamano di Uri Johannes von Attinghausen, per un avvicinamento ai Paesi forestali, nell'ambito del patto di Zurigo del 1351 tra Zurigo, Lucerna, Svitto e Untervaldo.

Benché le decanie si fossero riconciliate nella pace territoriale del 1355, solo la pace di Evian del 1361 strappata alla Savoia conferì al movimento democratico il necessario peso politico per riuscire a concludere un'alleanza tra i lantlüte gemeinlich ze Wallis o patriote terre Vallesii e il vescovo, coalizzati in una nuova faida con il barone Antoine de la Tour (1364-70). Dopo aver ucciso il vescovo Tavel, de la Tour fu cacciato dalla pop. locale e cedette la castellania di Niedergesteln-Lötschen, occupata dalle decanie superiori, al conte Amedeo VI di Savoia. Quando il conte rivendette la castellania al vescovo Edoardo di Savoia (1375-86), successore di Tavel, le decanie si opposero. Dopo la cacciata di quest'ultimo esponente di casa Savoia dalla cattedra episcopale e la spedizione punitiva di Amedeo VII di Savoia del 1384, le decanie superiori nel 1388 impedirono con successo la conquista savoiarda dell'alto V. Nell'area di influenza delle decanie, la nobiltà filosavoiarda fu così eliminata.

Autrice/Autore: Gregor Zenhäusern / mku

2.2.2 - Politica di alleanze ed espansione

La divisione del V. nel 1392 determinò il riorientamento della politica estera delle sette decanie verso i cant. conf. limitrofi. Nel 1403 il vescovo e le decanie conclusero un patto di comborghesia perpetua con Lucerna, Uri e Untervaldo, che favorì le mire espansionistiche conf. verso la Leventina e la val d'Ossola. Al più tardi con il rinnovo del patto nel 1416 e nel 1417, il V. fu considerato un Paese alleato della Conf. L'alleanza del vescovo Wilhelm II von Raron con Amedeo VIII di Savoia, stipulata nel 1410 a fini dinastici, influì però negativamente sui rapporti con i Conf. Fu spec. la concessione della sovranità ereditaria sul V. al gran balivo Witschard von Raron da parte di re Sigismondo (1414) a causare la faida tra i von Raron e le decanie, nota come affare di Raron (1415-20). L'intervento militare di Berna a fianco dei von Raron rischiò di creare una spaccatura tra i cant. conf. La pace conclusa nel 1420 a Evian grazie alla mediazione dei Savoia sancì il tracollo del casato nobiliare dei von Raron, uscito sconfitto. Dopo il fallimento dell'espansione conf. verso sud (battaglia di Arbedo), il V. stipulò anche con Milano accordi in materia di trasporti e sicurezza (1422 e 1454).

Il patto di amicizia siglato nel 1446 con Berna e la Savoia venne violato con l'affare Asperlin (1460-82) e diversi incidenti di frontiera, ulteriormente attizzati dall'embargo economico imposto dalla duchessa Iolanda di Savoia nel 1473. L'accordo decadde quando Berna - coinvolta nelle guerre di Borgogna e isolata dalla Lega di Moncalieri (Borgogna, Savoia, Milano) - invase il Paese di Vaud nel 1475 e si alleò con il vescovo e le decanie contro la Savoia. Su sollecitazione bernese, il vescovo Walter Supersaxo nel novembre del 1475 assaltò Conthey e, con l'aiuto di contingenti conf., sconfisse l'esercito savoiardo nella battaglia di La Planta a Sion. In una rapida spedizione di conquista si impadronì del basso V. savoiardo fino a Saint-Maurice (demolizione di 17 fortezze), dichiarandolo territorio soggetto alla fine del 1477. Solo nel 1528 la Savoia riconobbe tale annessione, che Supersaxo aveva legittimato con la leggendaria Carolina, la presunta donazione di Carlomagno al vescovo Teodulo.

Il vescovo Jost von Silenen (1482-96), sostenitore della Francia, rivolse in seguito le sue mire territoriali verso sud. Successivamente al rinnovo dell'alleanza con Lucerna, Uri e Untervaldo, nel 1484 promosse la sua prima spedizione nella val d'Ossola, posta sotto il dominio milanese. La campagna fallì e sfociò, a causa del rifiuto dei Vallesani di abbandonare l'alta val d'Ossola, nel cosiddetto affare del V., in cui i cant. conf. assunsero il ruolo di mediatori e che si concluse con la seconda spedizione del 1487 e con la sconfitta di von Silenen contro le truppe milanesi a Crevola. Dopo ulteriori scontri nel 1493-94, il conflitto si risolse con la pace con Milano del 1495, che fissò il confine nei pressi di Gondo, da allora immutato. A causa della sua fallimentare politica espansionistica verso sud, von Silenen venne destituito dal papa nel 1497.

Autrice/Autore: Gregor Zenhäusern / mku

2.3 - Formazione dello Stato dal XVI secolo fino al 1798

2.3.1 - Lo sviluppo della Repubblica delle decanie

In epoca moderna il V. costituì un'entità politica autonoma, in cui coesistevano la signoria territoriale del principe vescovo di Sion e le decanie, collettività rafforzatesi politicamente dal tardo ME. Nel conflitto tra il vescovo Matthäus Schiner (1499-1522), che perseguì una politica di alleanze antifranc. al servizio di Milano, dell'imperatore e del papa, da una parte, e Georg Supersaxo, sostenitore della Francia dall'altra, acuitosi dopo l'insuccesso di Schiner a Marignano (1515), le decanie acquisirono ulteriori competenze politiche. Dopo aver limitato il potere temporale del vescovo tramite la cosiddetta pace territoriale degli ab. del 1517, la Dieta circoscrisse ulteriormente le sue prerogative politiche, amministrative e giudiziarie ancorando la supremazia delle decanie nel diritto territoriale del 1571. La Riforma accelerò la trasformazione del principato vescovile, diviso sul piano politico e confessionale dopo l'episcopato di Schiner, in una repubblica, poiché difendendo la nuova fede le élite cittadine nel XVI e all'inizio del XVII sec. contestarono anche l'autorità secolare del principe vescovo. Anche i Paesi soggetti e la politica di alleanze diedero ripetutamente adito a conflitti tra il vescovo e le decanie.

All'inizio del XVII sec. lo scontro tra il potere vescovile e quello com. si risolse a favore delle decanie. I cosiddetti patrioti, membri delle più influenti fam. vallesane, riuscirono a ottenere la rinuncia, dapprima temporanea (1613) e poi definitiva (1634), alla Carolina e quindi alla sovranità territoriale da parte del vescovo e del capitolo di Sion. La limitazione del ruolo politico del principe vescovo a funzioni onorifiche (ad esempio la presidenza della Dieta) e l'esclusione del capitolo cattedrale dalla Dieta segnarono la fine del potere temporale del clero. Anche se il vescovo fino al 1798 mantenne il titolo di principe dell'Impero (comes et praefectus), i com. e le decanie imposero strutture democratiche. Quali federazioni di comunità indipendenti, le sette decanie di Briga, Goms, Leuk, Raron, Sierre, Sion e Visp formavano la libera Repubblica democratica del V., menz. la prima volta come tale nel 1619. Nel XVII e XVIII sec. si ebbero tendenze centralizzatrici sul piano politico e atti costituzionali e legislativi per la monopolizzazione degli introiti e delle cariche, che portarono al controllo della vita politica da parte del patriziato. Per questo motivo episodici si verificarono disordini. Nel 1732 ad esempio una Landsgemeinde svoltasi a Visp si oppose invano ai privilegi di Sion e dei patrioti al potere.

Autrice/Autore: Marie-Claude Schöpfer Pfaffen / mku

2.3.2 - La Riforma

Fortemente influenzata dal contesto politico e sostenuta soprattutto dall'élite, dagli anni 1520-30 la Riforma portò alla nascita di influenti cerchie rif., senza però arrivare a una rottura con la Chiesa catt. Nella seconda metà del XVI sec., la debolezza dei vescovi in carica, problemi interni alla Chiesa e l'oscillante politica di alleanze delle decanie favorirono la diffusione della Riforma. La Dieta cercò di ostacolare tale evoluzione, ad esempio vietando nel 1591 le pratiche religiose rif., ma le decanie restarono divise sulla questione confessionale. Mentre soprattutto la decania di Goms (Gomesia catholica), avversa alle tendenze centralizzatrici e strettamente legata alla Svizzera centrale catt., e quella di Briga, che rivaleggiava sul piano economico con il basso V., si opposero alla nuova dottrina, entro l'inizio del XVII sec. spec. a Sion e Leuk influenti fam. aderirono alla Riforma. Nel 1604 il vescovo, il capitolo cattedrale e le quattro decanie superiori imposero con una risoluzione della Dieta l'interdizione del culto rif., la minaccia di espulsione per coloro che non si attenevano a tale divieto e l'esclusione dalle cariche pubbliche per i rif. A seguito di un compromesso (1606) e della ripetuta proroga delle espulsioni fino al 1660, i rif. furono però di fatto tollerati. Sotto l'influsso della Riforma catt., il loro numero si ridusse comunque nuovamente.

Il trionfo del cattolicesimo nel XVII sec. è riconducibile soprattutto all'attività missionaria di cappuccini e gesuiti. Mentre i cappuccini dal 1597 si dedicarono alla ricattolicizzazione del V. tramite la predicazione e la fondazione di conventi (Saint-Maurice, 1611; Sion, 1631; Briga, 1659), i gesuiti si concentrarono principalmente sulla creazione di scuole catt. Prima della loro cacciata gestivano scuole a Ernen (1607-15), Sierre (1608-09), Venthône (1609-27), Sion (1625-27) e Briga (1625-27) e, dopo il loro richiamo, a Sierre (1651-60), Leuk (1660-62), Briga (1662-1774) e Sion (1734-74). La Controriforma e la Riforma catt. nella seconda metà del XVII e nel XVIII sec. culminarono in un fulgido rinnovamento della vita religiosa catt., nell'istituzione di nuove parrocchie e nella fioritura dell'architettura sacra.

Autrice/Autore: Marie-Claude Schöpfer Pfaffen / mku

2.3.3 - Politica delle alleanze

La politica di alleanze espansionista del vescovo Schiner, rivolta contro la Francia e la Savoia, creò stretti legami con la Conf., in particolare con Berna (alleanza del 1500), Uri, Svitto e Untervaldo. In seguito all'adesione delle decanie alla Pace perpetua conclusa dalla Conf. con la Francia nel 1516, sotto Georg Supersaxo venne stipulata un'alleanza con i cant. conf. (senza Zurigo), che favorì il reclutamento di mercenari a favore della Francia. Il patto di comborghesia con i cant. catt. del 1416, esteso nel 1529, fino al 1780 fu regolarmente rinnovato e comportava vincoli anche in materia confessionale; contemporaneamente la politica di conquista rivolta contro la Savoia creò legami pure con la Berna rif. Incuranti dell'accordo con la Savoia del 1528, in seguito all'invasione bernese del Paese di Vaud e dello Chablais le decanie nel 1536 occuparono Monthey ed Evian. Nel 1589 il V. concluse nuovamente un'alleanza con Berna, rinnovata nel 1602, 1618 e 1643. Dopo il peggioramento dei rapporti con Berna a causa di conflitti giurisdizionali e sui confini, spec. lungo i passi della Gemmi e del Sanetsch e presso il ponte di Saint-Maurice, dal 1689 il V. partecipò talvolta alle riunioni della Lega d'Oro e, dal 1697, agli incontri segreti delle tre città catt. Friburgo, Lucerna e Soletta in funzione antibernese.

I rapporti con le potenze europee furono influenzati dal servizio mercenario, economicamente rilevante, prestato soprattutto in favore della Francia. Dopo l'adesione alla Pace perpetua del 1516, le decanie si unirono alle alleanze dei 13 cant. conf. con la Francia (1521, 1549, 1564, 1582, 1602, 1663 e 1777) che fruttavano pensioni annuali e forniture di sale, e all'alleanza separata dei cant. catt. con la Francia (Trücklibund, 1715). Alla fine del XVI e nel XVII sec. il V. divenne teatro della rivalità tra la Francia e la Milano spagnola. I tentativi del re spagnolo di concludere un accordo, promossi dalla seconda metà del XVI sec., furono dapprima contrastati soprattutto dalle decanie inferiori e dalla Francia. Dopo la conquista della Franca Contea da parte di Luigi XIV (1674), il V. perse di colpo la sua importanza strategica, e l'interesse spagnolo per un'intesa svanì. In seguito si intensificarono le relazioni diplomatiche con la Francia, che dispose di agenti e, dal 1744, di residenti stabili in V.

Autrice/Autore: Marie-Claude Schöpfer Pfaffen / mku

2.3.4 - Il periodo prerivoluzionario

Nel XVIII sec., nei baliaggi del basso V. di Monthey e Saint-Maurice, amministrati dalle sette decanie come territori soggetti, si moltiplicarono le lamentele sui tributi arbitrari e i dazi. Nel 1790 l'insofferenza per il governo dispotico di Hildebrand Schiner, balivo (gouverneur) di Monthey, culminò in un'insurrezione, rapidamente sedata in seguito alla mobilitazione di truppe da parte della Dieta. Nel 1791 le decanie repressero la congiura dei Crochets, giustiziarono i capi a Sion e occuparono il territorio tra Martigny e Le Bouveret. Successivamente al riconoscimento della Repubblica franc. da parte del V. (1796), Michel-Ange-Bernard de Mangourit, residente franc. a Saint-Maurice, dal 1797 promosse la rivoluzione nel basso V. Quando il Vaud proclamò la sua indipendenza il 24.1.1798, a Saint-Maurice il 28 gennaio fu eretto il primo albero della libertà. Dopo l'adesione di Monthey e di altri com. al movimento, il 22 febbraio la Dieta concesse al basso V. la libertà e l'indipendenza. Una nuova Costituzione diede vita all'effimera Repubblica delle dieci decanie (in cui erano state inglobate anche le decanie di Entremont, Monthey e Saint-Maurice), che nell'aprile del 1798 su pressione franc. venne integrata nella Repubblica elvetica.

Autrice/Autore: Marie-Claude Schöpfer Pfaffen / mku

2.4 - Governo e amministrazione dal 1613 fino alla fine dell'ancien régime

2.4.1 - Struttura e organizzazione statale

Con la fine della società per ceti nel 1613 si sviluppò la libera Repubblica delle sette decanie, unione tra federazioni com. Nelle singole decanie la sovranità spettava ai com., anche se i Consigli decaniali ne erosero vieppiù i diritti. La struttura e l'amministrazione dei com. si basavano sul diritto consuetudinario e sugli statuti com. Alla testa di ogni com. vi era un castellano, eletto il giorno di S. Martino, dotato di competenze giudiziarie e amministrative. Questioni particolari erano in linea di principio affidate a procuratori nominati ad hoc. Ogni com. era rappresentato nel Consiglio decaniale da uno a tre inviati, che dovevano attenersi alle istruzioni ricevute. I com. che volevano sostenere posizioni difformi da quelle della decania di appartenenza anche all'interno della Dieta vallesana, potevano farlo servendosi di procuratori, il cui mandato era limitato all'incarico specifico.

Tutte le decanie erano organizzate in maniera analoga. Erano suddivise in unità amministrative più piccole - terzieri, quartieri, o, a Briga, circoscrizioni (Gumper) -, che a turno ricoprivano le cariche decaniali. Il loro più alto magistrato era il gran castellano, talvolta denominato anche maior, che convocava e presiedeva il Consiglio e l'assemblea decaniali. Egli era responsabile dell'attuazione delle decisioni del Consiglio decaniale, amministrava la corrispondenza ufficiale, suggellava accordi, distribuiva le pensioni e agiva da giudice della decania. Eletto per uno o due anni, poteva essere designato nuovamente dopo un periodo di pausa ed era coadiuvato da un vice gran castellano (spesso suo predecessore o successore), un cancelliere (curiale) e un usciere. Per preparare il Consiglio decaniale, il gran castellano poteva convocare il Piccolo Consiglio (denominato anche Consiglio segreto), composto da esponenti di un terziere o di un quartiere. L'ambito militare spettava all'alfiere, responsabile dei vessilli e dei registri degli arruolati, e al capitano della decania, comandante del contingente. Queste due ambite cariche onorifiche erano conferite a vita; il gran castellano, l'alfiere e il capitano della decania erano indennizzati con i proventi delle pensioni.

Il V. comprendeva le sette decanie e i loro territori soggetti comuni, il più antico dei quali, acquisito dalle cinque decanie superiori dopo la cacciata dei baroni de la Tour, era la castellania di Niedergesteln-Lötschen (1376-1790). Nel 1475 si aggiunse il baliaggio (gouvernement) di Saint-Maurice (detto fino al 1536 baliaggio nid der Mors), e nel 1536, con la conquista dello Chablais, i baliaggi (gouvernements) di Monthey ed Evian. Da quest'ultimo nel 1538 venne separato il territorio dell'abbazia di Nostra Signora d'Aulps a Saint-Jean d'Aulps, elevato a baliaggio (gouvernement) autonomo. I baliaggi (gouvernements) erano retti da balivi, eletti per un mandato di due anni a turno dalle sette decanie, che ogni anno dovevano rendere conto del loro operato davanti alla Dieta. Con il trattato di Thonon (1569) tra la Savoia e il V., Evian e la valle di Aulps tornarono alla Savoia; la Morge di Saint-Gingolph divenne la frontiera occidentale. Monthey e Saint-Maurice rimasero baliaggi (gouvernements) vallesani fino al 1798.

Autrice/Autore: Bernard Truffer / mku

2.4.2 - La Dieta vallesana e il gran balivo

Il ruolo della Dieta (lat. consilium generale) nell'amministrazione del territorio è attestato dal XIV sec. Presieduta dal vescovo, signore del V., o, più raramente, dal suo luogotenente, in origine riuniva rappresentanti dei diversi ceti; verso la fine del XIV sec. questi ultimi furono sostituiti da esponenti delle decanie, i cosiddetti inviati. Al luogotenente vescovile subentrò il Gran balivo (menz. la prima volta nel 1275) che dal 1420 venne eletto annualmente dalla Dieta, con la partecipazione del principe vescovo e del capitolo cattedrale. Di regola veniva confermato per un ulteriore anno; dall'inizio del XVIII sec. fu rieleggibile un numero illimitato di volte. Con la rinuncia forzata del vescovo al potere temporale, crebbe l'importanza del gran balivo, che assurse a massima autorità secolare della Repubblica. A differenza di altre cariche (come il balivo), quella di gran balivo non era attribuita a rotazione tra le decanie: tra il 1420 e il 1798, Briga contò 19 gran balivi, il Goms 17, Sion e Visp entrambe 14, Leuk e Raron entrambe nove, Sierre cinque. Se il gran balivo proveniva da Sion o Sierre, le decanie superiori nominavano il vicebalivo e viceversa. Assistito da alcuni famigli, il suo collaboratore più stretto era il segr. della Dieta, nel XVII-XVIII sec. spesso eletto come suo successore.

Dal 1613 la Dieta assunse un peso sempre maggiore. Il vescovo mantenne la presidenza, ma questo ruolo onorifico era privo di poteri reali. Oltre al gran balivo, da allora vero e proprio capo di Stato, la Dieta comprendeva 30-34 inviati delle decanie. Ogni anno si tenevano due sedute ordinarie (maggio o giugno e dicembre), che duravano più giorni, e, in caso di necessità, anche sedute straordinarie. Dal 1613 l'assemblea non fu più convocata dal vescovo ma dal gran balivo, che ne dirigeva anche i lavori. Le sessioni si svolgevano perlopiù nel castello vescovile della Majorie a Sion. Alle sedute ordinarie partecipavano normalmente quattro inviati di ogni decania: il gran castellano, l'alfiere, il capitano della decania e il rappresentante di una giurisdizione indipendente (Freigericht) o un ex magistrato. Raron e Mörel, le due parti geograficamente distinte della decania di Raron, delegavano ognuna il proprio maior ed ex maior. Sion era l'unica decania a designare sei o più inviati. Alle sedute straordinarie presenziavano da uno a tre inviati per decania. Questi ultimi deliberavano in base alle istruzioni dei loro com. risp. decanie. Se la Dieta non riusciva ad accordarsi, gli inviati sottoponevano nuovamente le questioni controverse alle loro decanie (ad referendum) e ricevevano nuove istruzioni per la seduta successiva. La convocazione per le sessioni includeva un elenco sommario delle trattande, in modo da permettere alle decanie di fornire direttive ai loro inviati. Quando veniva affrontato un punto non previsto all'ordine del giorno, gli inviati prendevano una decisione provvisoria, che era poi sottoposta alla ratifica dalle rispettive decanie. Nel XVIII sec. si affermò il principio di maggioranza. Al termine delle sedute, il segr. della Dieta redigeva un recesso, consegnato a tutte le delegazioni in partenza (da cui il termine ted. Landratsabschied; Abschied significa commiato). Si trattava di una sintesi dei dibattiti e delle delibere, che gli inviati dovevano sottoporre per approvazione ai loro com. Le questioni non controverse e le decisioni prese all'unanimità spesso non vi figuravano più.

La Dieta prendeva le decisioni politiche in tutti gli ambiti riguardanti la Repubblica delle sette decanie, la sua organizzazione interna e le relazioni con l'estero. Eleggeva il vescovo, il gran balivo e i balivi, nominava ufficiali e comandanti delle truppe nonché i propri delegati, rinnovava le alleanze con i sette cant. catt. e Berna, concludeva accordi con la Francia (sale, soldo), la Savoia (soldo) e Milano (commercio), emanava decreti, acquistava armamenti e nominava commissari, addetti tra l'altro alla costruzione stradale e al settore minerario. Inoltre avallava il pagamento dei debiti e la ripartizione degli introiti derivanti dai Paesi soggetti e dalle pensioni pubbliche.

Autrice/Autore: Bernard Truffer / mku

2.4.3 - Cancelleria e notariato

La cancelleria e il notariato facevano parte dei diritti di sovranità (regalie) detenute dal 999 dall'autorità signorile. Il vescovo concesse la cancelleria in feudo al cancelliere e successivamente al capitolo cattedrale. Il più antico documento della cancelleria di Sion risale al 1005. I documenti stilati dai giurati della cancelleria erano catalogati in registri in pergamena e più tardi in carta. Già a metà del XIII sec. la cancelleria subì la concorrenza dei notai pubblici, nominati dall'imperatore, dal papa o dall'autorità signorile. Essi scalzarono gli scrivani del capitolo cattedrale, che comunque fino alla fine del XVII sec. archiviò le minute dei notai deceduti, provenienti soprattutto da Sion e dintorni. Fino alla fine dell'ancien régime, gli atti notarili erano in lat. La maggior parte dei notai disponeva di una buona formazione, e spesso tale attività costituiva un trampolino di lancio per l'ascesa politica e l'accesso alle cariche pubbliche a livello decaniale e vallesano.

Nell'archivio del capitolo cattedrale di Sion si trovano 84 registri di cancelleria tra i più antichi della Svizzera, risalenti agli anni tra il 1255 e il 1379, e le minute di 226 notai. Fondi di minute posteriori sono conservati negli archivi delle decanie e delle parrocchie più grandi.

Autrice/Autore: Bernard Truffer / mku

3 - Popolazione, economia e società fino al 1798

3.1 - Popolazione e insediamento

Non esistono dati sulla pop. del V. prima del censimento della Repubblica elvetica. Conformemente alla tendenza in atto a livello europeo, per il periodo dall'XI al XIII sec. si suppone una lenta ma costante crescita demografica. Indizi in tal senso sono l'ampliamento della città di Sion e, tra il 950 e il 1200, la forte espansione della rete di parrocchie anche nelle valli laterali e nelle aree montane con la conseguente costruzione e ristrutturazione di numerose chiese. L'abbandono di villaggi attorno al 1300 (Giätrich nel Lötschental) e le contemporanee migrazioni suggeriscono la saturazione demografica di un territorio dal XII sec. interessato in misura diversa dai dissodamenti. Fonti amministrative savoiarde consentono stime abbastanza precise sull'evoluzione demografica e attestano un'ultima fase di crescita tra il 1270 e il 1330. Attorno al 1313, il numero di fuochi tra il lago di Ginevra e Martigny (compreso l'Entremont) fu più o meno pari a quello del censimento del 1802-03; nel 1323 la città di Sion contava 480 fuochi (ca. 2400 ab.), nel 1802 2247 ab.

Nel V. come in tutta Europa, dal 1330 fino alla metà del XV sec. si registrò un calo demografico, soprattutto a causa dell'epidemia di peste del 1349, che colpì maggiormente il fondovalle rispetto alle aree montane. Il morbo ridusse la pop. di Saint-Maurice e Sion del 40%, quella della castellania di Entremont del 33% e giunse fino nel Goms. Ulteriori ondate influenzarono l'evoluzione demografica nel XIV sec. (12 annate di peste dopo il 1349). Nelle 22 annate di peste del XV sec. e nelle 44 del XVI sec., il flagello fu più localmente circoscritto e fece meno vittime. Non è accertato se la volontà di colmare le perdite dovute alla peste, accanto alla situazione climatica favorevole (arretramento dei ghiacciai) e a motivazioni economiche, abbia favorito le migrazioni interne da Zermatt verso il V. centrale e Sion attraverso il Col d'Hérens. Immigrati da altre regioni dell'alto V. rafforzarono la presenza germanofona nel basso V. già molto prima della sua conquista da parte delle sette decanie nel 1475. La frontiera linguistica si spostò verso ovest e si stabilizzò sopra di Sierre nel XVI sec. Ciò pose fine alla germanizzazione progressiva della pop. romanza avviata con la penetrazione alemanna nel IX sec.

A un periodo di ripresa demografica (1450-1550) seguirono le epidemie di peste del 1565-66 nel Goms, del 1582-84 a Sion, Sierre, Briga, Naters e Visp e quelle del 1628-29 e 1638-39 nelle decanie di Briga e Goms, che falcidiarono intere località. In seguito si registrò una debole crescita. Per il 1650-1850, i registri di 23 parrocchie dell'alto V. indicano un saldo positivo della pop. Nella città di Sion, il numero di ab. nel 1670 e 1798 fu pressoché identico; nella decania di Leuk rimase costante durante il XVIII sec. Nemmeno le crisi di mortalità non limitate a singole parrocchie, verificatesi nel 1693, 1718, 1730, 1742, 1749 e 1768 a causa di epidemie, crisi di sussistenza o "crisi larvate" (tassi di nuzialità e natalità calanti), e i morti di guerra del 1798 interruppero l'evoluzione demografica positiva.

Autrice/Autore: Gregor Zenhäusern / mku

3.2 - L'economia dal Medioevo al XVIII secolo

Come durante l'antichità, la pop. vallesana viveva essenzialmente di agricoltura e allevamento, del trasporto di merci attraverso i passi alpini e di una modesta attività artigianale. Non vi furono "rivoluzioni agricole" né durante il ME (l'aratro semplice rimase in uso fino al XIX sec., la rotazione triennale fu introdotta tardivamente), né nel XVIII sec. (la patata era ancora poco diffusa). Le parcelle erano piccole e non accorpate, verosimilmente per tenere conto dei diversi microclimi.

3.2.1 - Risorse

Oltre al sostentamento della pop. locale, la produzione agricola garantiva anche delle eccedenze. La cerealicoltura veniva praticata ai margini del fondovalle tra Martigny e Leuk. La segale assumeva un ruolo predominante in tutto il V., spec. nell'Entremont e nell'alto V.; l'orzo veniva coltivato a valle di Saint-Maurice, soprattutto a Monthey. I principali mercati cerealicoli del V. si tenevano a Sion, Martigny e Sierre. I vigneti, la cui produzione era esclusivamente destinata al consumo locale, occupavano i pendii della riva destra del Rodano, da Saint-Maurice a Leuk, o addirittura fino a Mörel; i vitigni bianchi erano più diffusi di quelli rossi. Nel XVI sec. le descrizioni del V. sottolineavano la presenza, in particolare nel basso V., di un gran numero di alberi da frutta, mandorli e fichi compresi.

Dalla fine del XIV sec. il paesaggio agrario mutò. La successione di epidemie di peste e il conseguente calo demografico favorirono lo sviluppo dell'allevamento. Terre fino ad allora riservate alla cerealicoltura furono trasformate in prati da sfalcio. La rete di canali di irrigazione (bisses) si sviluppò massicciamente nella prima metà del XV sec., favorendo così la crescita quantitativa e qualitativa dei pascoli destinati allo svernamento delle mandrie di bovini, divenute più numerose. Le decanie di Briga e Goms e il terziere di Mörel praticavano l'allevamento di bestiame grosso, le valli di Entremont, di Bagnes e di Saas, il Mattertal e i due terzieri occidentali della decania di Raron quello di ovini. Grazie all'abbondanza di greggi, il V. fu un importante produttore di latticini (principalmente burro e formaggio).

Dal ME diverse miniere vennero sfruttate a Mörel, nel Lötschental, a Ganter e Binn, ma solo quelle di oro a Gondo e di piombo argentifero a Bruson (valle di Bagnes) si rivelarono temporaneamente redditizie. Visti gli ingenti investimenti necessari, i promotori furono Vallesani influenti e facoltosi come Matthäus Schiner e Kaspar Stockalper oppure Conf., Tedeschi e Italiani.

In ogni villaggio vi erano artigiani che soddisfacevano i bisogni della comunità. Nelle città e nei borghi, la manodopera qualificata era generalmente costituita da forestieri. A Sion, la lavorazione del legno e del cuoio (concerie) rappresentavano i settori principali dopo quello alimentare.

Autrice/Autore: Louiselle Gally-de Riedmatten / mku

3.2.2 - Commercio

Tra il XII e il XIV sec., i conti di Savoia e i vescovi di Sion, considerati gli intensi traffici sui passi alpini (spec. il Gran San Bernardo e il Sempione) da cui traevano profitto, sistemarono la strada della valle del Rodano per facilitare la circolazione delle merci. Prodotti di lusso quali armi, stoffe e spezie transitavano dal V. in più tappe. Gli itinerari erano intervallati dalle cosiddette soste, dotate di un magazzino e di strutture d'alloggio, dove venivano riscossi i pedaggi. I trasporti erano effettuati da corporazioni locali, che reclutavano somieri e carrettieri tra la pop. rurale. Nel XVII sec. ricchi imprenditori acquisirono il monopolio su questo traffico di transito e Stockalper riuscì a sviluppare notevolmente i flussi di merci attraverso il Sempione.

Il V. esportava di norma le sue eccedenze cerealicole verso l'Oberland bernese, Uri e la valle d'Aosta. In seguito si aggiunse la vendita di bestiame e prodotti lattieri in Lombardia (dalla fine del XIV sec.) e di legname per le costruzioni navali franc. (dal XVII sec.). Altre merci avevano un'importanza minore (castagne, lumache, esche per l'accensione di fuochi, trementina e cristalli di rocca).

Poiché la produzione locale era insufficiente, il V. acquistava ferro dalla Franca Contea e dalla Carinzia. Il principale bene importato era però il sale (500-700 t all'anno), indispensabile per la pop., per il bestiame, per la conservazione della carne e per la produzione di formaggio. L'alto V. si riforniva di salgemma di Hall (Tirolo). Nelle altre decanie prevaleva il sale marino proveniente dalla costa mediterranea franc. (Peccais), acquistato in grande quantità e a prezzi molto vantaggiosi grazie ai privilegi economici accordati dai re di Francia. A causa del suo rincaro, alla fine del XVI sec. il V. si approvvigionò in Italia (saline di Barletta in Puglia e di Trapani in Sicilia), ciò che provocò forti tensioni politiche. Per favorire l'acquisto di sale it., le decanie dell'alto V. (Briga, Goms, terziere di Mörel) nel 1615 conclusero un'alleanza separata con il ducato di Milano sotto dominio spagnolo, poi revocata nel 1616 su pressione delle decanie di Sion, Sierre, Leuk e della Francia. Il commercio di sale fu inizialmente libero; lo Stato si limitava a stabilire il prezzo di vendita al consumatore. Verso il 1560, la Dieta vallesana affidò l'approvvigionamento di sale a mercanti ginevrini, conf. e it. Fu solo nel XVII sec. che uomini d'affari vallesani si unirono in un consorzio e ottennero il monopolio di questo commercio; Michel Mageran e poi Stockalper costruirono così la loro ricchezza. Nel XVIII sec. l'approvvigionamento di sale fu nuovamente affidato a stranieri; la Dieta si limitò a designare dei commissari del sale, incaricati di gestirne la distribuzione nelle decanie.

Dal XVI sec. in V. era diffuso il servizio mercenario, spec. a favore della Francia e della Savoia. In cambio il V. riceveva sale e pensioni. Le pensioni franc. comprendevano una pensione di Stato dell'ammontare di 3000 franchi e donazioni private destinate ai patrioti. Le somme vennero versate più o meno regolarmente durante tutto l'ancien régime. Le pensioni savoiarde, di un terzo inferiori a quelle franc., permisero di riscattare i tributi feudali che gravavano sui territori del basso V.; la loro erogazione cessò a metà del XVII sec. In un'area in cui circolava poco denaro, le pensioni costituivano un apporto significativo. Tuttavia, al contrario del sale, il V. non ne dipendeva. Gli interessi economici non bastano quindi da soli a giustificare la partecipazione al servizio mercenario.

A causa della mancanza di metallo, il V. conobbe una carenza quasi cronica di monete. Dal XV sec. i vescovi coniarono pezzi destinati alle transazioni correnti (biglioni, Kreuzer, talleri, testoni). Le monete d'oro e d'argento straniere (corone, fiorini renani), provenienti dal commercio e dal mercenariato, erano utilizzate per i pagamenti più importanti. Nel 1627 la Dieta si arrogò la facoltà di battere moneta a nome della Repubblica, riservando al vescovo un diritto onorifico in quest'ambito.

Benché autosufficiente sul piano alimentare, il V. non visse in una situazione di totale autarchia. Il fabbisogno spec. di sale e metalli e il commercio (esportazioni e transito) favorirono il coinvolgimento della regione nell'economia di mercato.

Autrice/Autore: Louiselle Gally-de Riedmatten / mku

3.3 - Società

Nei sec. centrali del ME, la debole penetrazione signorile e i cambiamenti economici e demografici portarono alla fondazione di comunità rurali e urbane viciniali e corporative, che da un lato comprendevano soprattutto nobili e cittadini, e dall'altro contadini. Nel contesto di questa evoluzione e con l'aumento del traffico di transito dal XII sec., nelle città si affermarono categorie professionali attive nei settori dell'artigianato, del commercio e dei trasporti. Contemporaneamente la dissoluzione delle strutture feudali portò alla costituzione di una nobiltà dotata di feudi ereditari. Nei conflitti con le dinastie nobiliari locali e allogene, dal XIII sec. i principi vescovi cercarono l'appoggio dei com., che in seguito si riscattarono dai diritti signorili, acquisirono libertà politiche e dal 1339 furono rappresentati nella Dieta. Dal XIV sec. il calo demografico ridusse gli introiti signorili e favorì, sul piano costituzionale e politico, l'ulteriore ascesa delle comunità locali, che scalzarono il principe vescovo entro il XVII sec. Ciononostante, in numerose località i tributi e le corvée di origine feudale sussistettero fino al periodo rivoluzionario attorno al 1800, come ad esempio nella valle d'Anniviers dove furono riscattati tra il 1792 e il 1804.

Dopo l'uscita dai giochi delle grandi fam. nobiliari (de la Tour nel 1375, von Raron nel 1420), ai vertici dei com. si affermò un nuova élite, quella dei cosiddetti patrioti, che gradualmente fece valere il suo peso economico e politico anche a livello delle decanie e dell'intero V. L'assorbimento della nobiltà attraverso alleanze matrimoniali, l'esercizio del notariato e l'acquisizione di beni fondiari rappresentarono importanti tappe nell'ascesa dei patrioti. Monopolizzando gli introiti e le cariche pubbliche, soprattutto nel XVII e XVIII sec., si assicurarono il controllo sulla vita politica. Le conseguenti tendenze centralistiche e oligarchiche provocarono ripetuti disordini. Si formò ad esempio un'opposizione contro le pensioni segrete (Trinkelstierkrieg, 1550), contro la Riforma e i privilegi politici dei patrioti e della città di Sion (disordini del 1702, che sfociarono nella "seduta straordinaria dei cavalli" o Rossratstag, e del 1732). I territori amministrati come Paesi soggetti dalle decanie erano privi di diritti politici ed esclusi dalle più alte cariche e dai processi decisionali.

Fino alla fine dell'ancien régime, in V. i com. patriziali costituirono il fondamento dell'ordinamento sociale e politico. Lo status di cittadino, trasmesso per via ereditaria, era il presupposto per la partecipazione attiva e passiva alla politica a livello com., decaniale e del Paese. Non da ultimo a causa della posizione restrittiva delle comunità verso l'ammissione di nuovi membri, accanto ai cittadini dotati di pieni diritti, si distinguevano gli ab. menz. nel XV sec. come habitans, commorans, habitator o incola, in larga misura esclusi dai diritti politici e di sfruttamento. A Sion dal primo quarto del XVI sec. è attestata la categoria degli "ab. perpetui", che dopo il pagamento di una somma per il diritto di domicilio e a certe condizioni ottenevano alcuni diritti d'uso sui beni comuni. Si trattava soprattutto di manodopera forestiera, artigiani e commercianti. Nel XVIII sec. venne inoltre introdotta la categoria dei cosiddetti tollerati, dotati di minori diritti, che per l'autorizzazione di dimora dovevano pagare un tributo annuo.

Autrice/Autore: Marie-Claude Schöpfer Pfaffen / mku

3.4 - Vita ecclesiastica e religiosa

3.4.1 - Le parrocchie e la loro organizzazione

La rete delle parrocchie conobbe il suo maggiore ampliamento tra il X e il XII sec.; attorno al 1200 si era praticamente consolidata con 56 chiese. I confini delle comunità di villaggio perlopiù non coincidevano con quelli delle parrocchie, che comprendevano diversi villaggi e spesso intere comunità di valle. Sul territorio di una parrocchia solo il sacerdote poteva occuparsi della cura delle anime e somministrare i sacramenti (eucaristia, battesimo, matrimonio, estrema unzione); per riceverli i fedeli dovevano rivolgersi a lui. Dovevano frequentare le messe domenicali e dei giorni festivi e versare offerte, decime e censi alla chiesa matrice o a quella parrocchiale per garantire un sostentamento economico al parroco. Attraverso i diritti di patronato e di collazione, oltre al vescovo e al capitolo cattedrale di Sion erano coinvolti nella cura delle anime anche i canonici regolari di Saint-Maurice, del Gran San Bernardo e di Abondance, le abbazie benedettine di S. Michele della Chiusa, Savigny-en-Lyonnais e Saint-Martin d'Ainay nonché i certosini (più tardi carmelitani).

Quale ordinarius loci, il vescovo di Sion controllava e dirigeva l'assistenza spirituale nelle parrocchie tramite i tribunali sinodali presieduti dai decani, le visite pastorali periodiche, gli statuti sinodali e, in un secondo momento, anche le lettere pastorali. Nei villaggi privi di chiesa parrocchiale, le parrocchie spesso furono istituite solo nel tardo ME e in epoca moderna, dopo una fase preliminare (creazione di filiali e rettorati). I lunghi processi di separazione comportarono sovente forti resistenze da parte delle parrocchie matrici e grossi sacrifici (ad esempio Unterbäch-Bürchen, fondata come filiale di Raron dal papa nel 1554, divenne parrocchiale solo nel 1859). Oltre alla volontà di autonomia dei com., ebbe un importante ruolo l'aspirazione a una cura delle anime regolamentata e controllata, come attestano i capitolati d'oneri degli ecclesiastici. La Riforma, che in V. non rappresentò un movimento vero e proprio, stimolò sicuramente l'istruzione religiosa, ma fu soprattutto la Riforma catt., promossa dalla diocesi, dall'abbazia di Saint-Maurice e dalle missioni dei cappuccini (1645, 1649-51) e dei gesuiti (1607-27, 1651-62), che entro il 1798 fece aumentare il numero delle parrocchie a 97. Il fervore architettonico barocco che ne scaturì mutò il paesaggio sacro e fu finalizzato sia all'edificazione religiosa sia all'autorappresentazione delle autorità e delle élite nei villaggi, ciò che il vescovo e la Dieta cercarono di combattere a più riprese dal 1695 (divieto di pie fondazioni a causa del pericolo di impoverimento dei com.).

Autrice/Autore: Gregor Zenhäusern / mku

3.4.2 - Devozione popolare e pellegrinaggi

Il calendario liturgico ritmava la vita delle parrocchie dei com. Accanto alle domeniche si contavano ca. 50 giorni festivi, ridotti a 20 nel 1798. Le pratiche sacramentali individuali spesso però si limitavano alla confessione e alla comunione pasquale. Anche le singole giornate erano cadenzate dalla liturgia, scandita dal suono delle campane (ore canoniche, angelus). Grazie alla presenza del capitolo cattedrale, soprattutto la città diocesana di Sion si caratterizzò per una intensa vita religiosa. Nel XIV sec. ca. 50 preti traevano il loro sostentamento da prebende d'altare, cappellaniche e clericali e officiavano le funzioni religiose nella cattedrale e numerose messe private (forma di devozione individuale favorita dalla possibilità di far celebrare una messa con un'intenzione particolare, per persone viventi o defunte). Funerali e anniversari di morte erano l'occasione per l'istituzione di pie fondazioni, registrate dal XII sec. nei necrologi (cattedrale di Sion, chiesa di Granges). Se la salvezza dell'anima tramite donazioni e testamenti inizialmente fu riservata ai ricchi, l'obituario della parrocchia di Ernen attesta una popolarizzazione di queste pratiche dal tardo ME. Nelle chiese matrici e filiali rurali, nel XV sec. le fondazioni vissero un periodo di fioritura, ciò che dimostra come il fervore religioso nella campagne non fosse inferiore a quello in città. Spesso simili opere furono favorite in maniera mirata tramite indulgenze, anche collettive (ad esempio per la cappella di S. Nicolao a Ulrichen nel 1334 e per le chiese di Naters e Glis nel 1338).

Una sessantina di confraternite, strettamente legate alle pratiche funerarie, sono attestate nel XIV sec. nella diocesi di Sion. Sotto l'invocazione di un santo, di un simbolo (sacramento dell'altare, Rosario) e spec. del S. Spirito, erano dedite a opere di pietà e di carità (assistenza ai poveri e ai malati). Partecipavano direttamente o indirettamente alla distribuzione delle offerte private o pubbliche ai bisognosi, elargite sotto forma di beni in natura, cibo e vestiario in determinati periodi o festività dell'anno liturgico (Pasqua, Pentecoste, commemorazione dei defunti) al di fuori della sepoltura e delle funzioni celebrate durante l'anniversario di morte. La dottrina del purgatorio e la virtù attribuita alla povertà (pauper Christi) erano alla base di queste offerte. Erano inoltre molto diffuse offerte ed elemosine in onore di S. Teodulo, patrono del V., e di altri santi. Sono attestate inoltre offerte di prodotti alpestri (Alpspenden), come la distribuzione pasquale (Osterspende) di Ferden, inizialmente riservate ai poveri, ma che all'inizio del XXI sec. andavano a beneficio di tutti gli ab. della valle. La legge sulla mendicità del 1827 stabilì che le offerte in natura dovessero essere convertite in contributi in denaro per la cassa dei poveri.

La devozione individuale trovava le sue espressioni più manifeste nel culto dei santi e nei pellegrinaggi. Assumeva un ruolo di primo piano la venerazione di Maria, patrona della diocesi e di numerose chiese e altari. Oltre a Giovanni Evangelista, Pietro, Nicolao e Caterina, i fedeli invocavano i santi della regione: Maurizio, Teodulo e Bernardo d'Aosta. A questi ultimi due, a S. Antonio Eremita e ai Quattordici Santi Ausiliatori i Vallesani chiedevano protezione per la casa, i campi e le stalle. Le crociate e i pellegrinaggi diffusero risp. il culto della Santa Croce e quello di S. Giacomo, le epidemie di peste il culto di S. Sebastiano. I pellegrinaggi alla tomba di S. Maurizio e dei suoi compagni furono anteriori a quelli lontani a Gerusalemme, Roma e Santiago di Compostella, spesso compiuti, nel tardo ME, per procura sulla base di disposizioni testamentarie. Già nel ME le chiese di Sion, l'ospizio del Gran San Bernardo e la chiesa di Glis furono popolari mete di pellegrinaggio, visitate individualmente o nel corso di processioni collettive. Venivano compiuti anche pellegrinaggi individuali nella vicina Italia settentrionale (Baceno, valle Antigorio) o, dal XV-XVI sec., nella Svizzera centrale (Einsiedeln). Più tardi gli ab. del Goms organizzarono processioni straordinarie sul passo del San Gottardo per scongiurare il rischio di guerre, epidemie o catastrofi naturali. L'affermazione delle pratiche votive nel XVII-XVIII sec. fu strettamente correlata alla diffusione dei pellegrinaggi, come attestano ad esempio numerose offerte e immagini votive nel Goms.

Un clero spesso scarsamente istruito, che si accontentava di conoscenze minime (Credo, Ave, Padre Nostro), diffondeva il messaggio cristiano tra il popolo. Domenicani e francescani di Losanna e Domodossola furono attivi nella diocesi quali predicatori, nella raccolta di elemosine ma anche come inquisitori. Il loro ideale di povertà influenzò beghine e reclusi, attestati in gran numero nel XIV sec. Raffigurazioni della danza macabra (Leuk) e del Giudizio universale (Raron) riflettono le idee dell'inferno incombente e della promessa del paradiso. La devozione popolare presentava tratti contraddittori, con tendenze alla magia e alla superstizione. All'inizio del XV sec. ciò formò un terreno fertile per la caccia alle streghe (ordinanza del 1428), che coinvolse tutti gli strati sociali e dal XVI fino a XVIII sec. inoltrato sfociò in sporadiche ondate persecutorie; gli ultimi processi per stregoneria si tennero a Leuk (1678) e Bagnes (1730). I drammi pasquali nell'ambito della liturgia medievale, più tardi il teatro gesuita a Briga e le sacre rappresentazioni (XVII-XVIII sec.) approfondirono la conoscenza della fede tra la pop; il clero venne formato fino al 1748 al di fuori del territorio vallesano, poi nei seminari di Géronde e Sion. L'Illuminismo influì sulla percezione della religione al massimo all'interno dell'élite, spesso per ragioni politiche e di interesse (lotta contro i privilegi del clero).

Autrice/Autore: Gregor Zenhäusern / mku

3.5 - Cultura e formazione

Dal ME alla fine dell'ancien régime la vita culturale vallesana subì influssi da nord (Germania meridionale, Svizzera ted.), da ovest (Savoia, Francia) e, in misura importante, pure da sud (Lombardia, Piemonte). Anche la divisione linguistica tra ted. e franc. e l'evoluzione politica incisero sugli orientamenti culturali del V.

3.5.1 - Arte e architettura

Nel XIII sec. l'architettura militare rifletteva la sovranità divisa tra il vescovo di Sion e casa Savoia. Nel basso V. prevalevano castelli e fortificazioni di tipo anglo-savoiardo, mentre le fortezze e le torri fortificate della parte centrale e alta del V. presentavano una tipologia romanica con alcune specificità proprie all'arco alpino. Rimangono ancora tracce della muraglia di Gamsen (Landmauer), eretta nel XIV sec. per impedire l'invasione della parte orientale dell'alto V. Nessuna fondazione di città nuove ebbe veramente successo e solo i centri urbani di origine monastica o religiosa si svilupparono, in parte all'interno di una cinta muraria.

Durante il ME Saint-Maurice e Sion furono i poli dell'attività culturale e dell'insegnamento. L'archivio e il tesoro costituiscono la principale testimonianza dell'attrazione e del raggio di influenza dell'abbazia, importante meta di pellegrinaggio dal XV sec. alla fine del ME. Nel XII sec. un'oreficeria locale realizzò alcuni pezzi di pregevole fattura. Sede episcopale al più tardi dal 585, Sion si affermò come principale città del V. Il castello di Valère con la sua chiesa fortificata, residenza del capitolo cattedrale dall'XI sec., presenta arredi interni di straordinario valore (cassoni romanici del XIII sec., organo gotico del 1435). Oltre a una biblioteca con manoscritti medievali miniati, lo stesso capitolo vanta anche un ricco archivio con un prezioso fondo di minute del XIV-XV sec., che attestano la vitalità del notariato e l'importanza della scrittura nel V. medievale. L'ospizio del Mont-Joux (poi prepositura del Gran San Bernardo) non ha conservato tracce altrettanto numerose della sua importanza nel ME, ma il suo tesoro e il suo archivio non vanno comunque sottovalutati. Nel campo delle arti visive, la produzione locale fu praticamente inesistente durante il ME, per cui si faceva ricorso ad artisti e artigiani di città e regioni relativamente vicine. Si sono conservate numerose statue, nonché pale d'altare tardogotiche che fondono pittura e scultura e il soffitto della casa Supersaxo a Sion, un capolavoro nel suo genere (1505).

Nella parte superiore dell'alto V. e a medie altitudini nel resto del territorio cant., le abitazioni e gli edifici utilitari in legno su un basamento di muratura, costruite a plinti sovrapposti (Blockbau), si perpetuarono dal ME al XIX sec. con poche variazioni tipologiche, ma con notevoli sviluppi per quanto riguarda la grandezza delle finestre e il numero di piani. Comparso alla fine del XV sec., il riscaldamento con stufe in pietra ollare si impose progressivamente in tutto il territorio vallesano fino all'inizio del XX sec.

Per quasi un sec. (1550-1630), i conflitti confessionali frenarono l'espressione dell'arte sacra. In seguito, con l'affermazione della Riforma catt., la costruzione di chiese e cappelle (risp. 26 e 200 tra il 1600 e il 1800), dotate di ricchi arredi barocchi (dinastia Ritz), conobbe però una grande fioritura. Negli ultimi due terzi del XVII sec., sotto l'impulso di Kaspar Stockalper, Briga si affermò quale centro economico, religioso e culturale. Nell'alto V. l'attività artistica e artigianale regionale iniziò ad assumere una certa importanza dal XVII sec. (scultura, pittura, seguite dalla produzione di organi e campane e, poco dopo, anche dall'architettura). Il servizio mercenario dalla metà del XVII sec. esercitò un'influenza notevole sulla cultura delle élite, come dimostrano in particolare le decorazioni, l'arredo e i dipinti delle abitazioni urbane borghesi e patrizie. La ricostruzione delle città colpite da incendi (Saint-Maurice, 1693; Sion, 1788) fornì l'occasione per alcuni rari interventi di tipo urbanistico.

Autrice/Autore: Gaëtan Cassina / mku

3.5.2 - Scuole

Le due scuole più antiche erano quelle del capitolo cattedrale di Sion e dell'abbazia di Saint-Maurice. La reputazione di quest'ultima fu tale che nel XIV sec. i conti di Savoia le affidarono la responsabilità dell'insegnamento nell'area tra il Gran San Bernardo e il lago di Ginevra. Dalla metà del XV sec. crebbe notevolmente il numero di Vallesani nelle Univ. a nord delle Alpi. Diversi di loro si distinsero, spesso lontano dai propri luoghi di origine, come Thomas Platter (1499-1582) a Basilea, circondato da allievi conterranei che fecero poi ritorno in V. La stampa si diffuse tardivamente (Sion, 1644), la letteratura si limitò ai generi del resoconto di viaggio e della biografia e il teatro rimase strettamente legato alla religione e all'insegnamento (teatro gesuita di Briga).

In seguito a una decisione della Dieta (1528), fu fondata la scuola del V. a Sion, che molto presto subì la concorrenza di vari ist. locali. Dopo vari tentativi falliti nel V. centrale, i gesuiti furono chiamati a Briga nel 1662; una residenza gesuita a Sion seguì nel 1734. A Briga le orsoline si occuparono dell'educazione delle ragazze già dal 1661. Tra il XVI e il XVIII sec. a Saint-Maurice furono poste le basi del futuro collegio; Bagnes dal 1766 ospitò la Grande Ecole. Scuole lat. sorsero a Martigny, Sembrancher e Orsières sotto l'egida dei canonici del Gran San Bernardo e, nell'alto V., a Briga ed Ernen.

Autrice/Autore: Gaëtan Cassina / mku

4 - Il cantone dal XIX all'inizio del XXI secolo

4.1 - Storia costituzionale e politica dal 1798 al XXI secolo

La volontà del basso V. di emanciparsi dalle sette decanie sovrane segnò la storia politica vallesana della fine del XVIII e della prima metà del XIX sec. Essa si diffuse parallelamente all'introduzione della democrazia rappresentativa e dell'uguaglianza dei diritti politici e venne avversata dalle oligarchie dominanti, rimaste fedeli a una visione teocratica del potere e all'ordinamento dell'ancien régime, fondato sul federalismo delle decanie e sull'autonomia delle comunità locali. La soc. vallesana oscillò fino al XX sec. fra due visioni del mondo: una paladina di Dio e della patria, l'altra della democrazia e del progresso.

4.1.1 - Il Vallese dal 1798 al 1815

Fra il 1798 e il 1815 il destino del V. fu condizionato dall'ingerenza delle potenze straniere. Sotto la pressione della Francia, esso aderì alla Repubblica elvetica (4.4.1798-novembre 1801) poco dopo la proclamazione di indipendenza del basso V. Eretto a Repubblica indipendente (30.8.1802-10) e annesso in seguito all'Impero franc. con il nome di Dip. del Sempione (12.11.1810-dicembre 1813), dopo la disfatta franc. venne occupato dall'Austria e dotato di un governo provvisorio (dicembre 1813-15).

Sotto l'Elvetica venne istituita per la prima volta una democrazia rappresentativa. Le decanie e i com. persero le loro prerogative e ai cittadini vennero concessi alcuni diritti e libertà. Le rivolte contro il nuovo regime nell'alto V. (maggio 1798 e maggio 1799) e l'occupazione franc. dal novembre del 1801 all'agosto del 1802 accelerarono la marginalizzazione di un V. caratterizzato dalla disorganizzazione e dal dissesto economico.

In apparenza la Repubblica indipendente rappresentò un compromesso fra la tradizione e le conquiste della Rivoluzione. La sovranità del popolo era garantita, ma il sistema elettorale rafforzava il carattere antidemocratico del regime. La separazione dei poteri era resa meno incisiva dal cumulo di mandati. Il Paese era governato da una Dieta eletta dalle decanie con il sistema proporzionale e da un Consiglio di Stato permanente. Il monopolio politico dei com. patriziali venne ristabilito e il riferimento ai principi di libertà e uguaglianza scomparve. Malgrado il ritorno della pace, il governo funzionava male. Dopo il periodo franc., il vescovo e le sette decanie dell'alto V., con il sostegno di quelle di Sion e Sierre, avevano quale unica aspirazione la riconquista dei loro antichi privilegi e il ripristino del preesistente federalismo. In un clima di anarchia, aggravato dalle difficoltà economiche e sociali, le potenze alleate spinsero il V. nel maggio del 1814 a chiedere la sua annessione alla Conf. Con l'atto di aggregazione del 4.8.1815 ne divenne il ventesimo cant. Per mantenere un equilibrio interno, gli alleati imposero inoltre una divisione territoriale in 13 decanie uguali.

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / gbp

4.1.2 - Una difficile integrazione nazionale

La Costituzione del 12.5.1815 restaurò uno Stato fortemente federativo, dotato di un governo democratico eletto tramite suffragio indiretto, la cui sovranità spettava ai com. e alle decanie. Il vescovo e ogni decania inviavano quattro deputati alla Dieta cant.; un sistema che penalizzava le sei decanie del basso V., le più popolose. La separazione limitata dei poteri rimaneva teorica. Fra il 1830 e il 1847, le tensioni interne assunsero carattere politico con l'emergere del movimento liberale e, in seguito, con l'affermazione di un'ala radicale unita alla reazione catt. conservatrice. Il regime liberale instaurato dalle Costituzioni del 30.1.1839 e del 3.8.1839 consacrò la democrazia rappresentativa e l'elezione proporzionale alla pop. delle decanie, ma comportò una scissione: la Dieta fed. dovette intervenire nel 1840 per ristabilire l'unità tra l'alto V. (governo dissidente di Sierre) e il basso V. (governo legale di Sion). Le libertà individuali di domicilio, di proprietà e di petizione erano garantite. Le leggi venivano sottoposte a referendum obbligatorio (le astensioni erano contate come voti favorevoli, una legge poteva essere rifiutata solo dalla maggioranza dei cittadini).

Il crollo del governo liberale, incapace di concretizzare le riforme, permise ai conservatori di riprendere il potere dopo la disfatta della Giovane Svizzera nella battaglia di Trient nel maggio del 1844. La loro Costituzione del 14.9.1844 manteneva un regime democratico, ma reazionario e clericale. Dopo la sconfitta del Sonderbund, a cui il V. aveva aderito nel 1845, e l'occupazione del V. da parte delle truppe fed., l'ascesa al potere dei radicali nel dicembre del 1847 consacrò definitivamente la vittoria della democrazia rappresentativa di stampo liberale in V. La Costituzione del 10.1.1848 rafforzò lo Stato centrale e instaurò un potere esecutivo forte. Le libertà individuali e l'istruzione dovevano contribuire al bene comune. D'altra parte, i radicali abolirono il referendum obbligatorio e privarono gli ecclesiastici dei loro diritti politici (poi ripristinati in occasione della revisione costituzionale del 23.12.1852). Paralizzato dalla resistenza dei com. e dalla corruzione (brogli elettorali, clientelismo), il regime radicale venne rovesciato nelle elezioni del 1857. I conservatori consolidarono le istituzioni, ma definirono il loro programma in opposizione alle idee radicali e agli orientamenti fed.

Mentre la Costituzione del 26.11.1875 fu un semplice adattamento alle prescrizioni fed., importanti modifiche vennero introdotte da quella dell'8.3.1907 che segnò il passaggio a una democrazia semidiretta e proporzionale, con l'introduzione del referendum legislativo obbligatorio e delle iniziative legislative e costituzionali. Disposizioni relative alla protezione della classe operaia e alle sovvenzioni economiche posero le basi per un intervento dello Stato in questi settori sensibili. Nel 1920, il V. divenne una democrazia governante (e non più governata, secondo la terminologia adottata dal politologo Georges Burdeau) con l'ancoraggio nella Costituzione del sistema proporzionale per l'elezione dei deputati al Gran Consiglio e dell'elezione diretta con il sistema maggioritario dei Consiglieri di Stato. L'integrazione nazionale del V. e la sua modernizzazione avvennero di pari passo con l'estensione delle competenze fed., dapprima, fra le due guerre, soprattutto sul piano sociale, poi, dopo la seconda guerra mondiale, in numerosi settori che sempre più inquadravano i cittadini e l'azione dei cant. Nell'ambito delle votazioni fed. (496 oggetti tra il 1910 e il marzo 2012), il voto dei Vallesani si scostò da quello della maggioranza dei cittadini sviz. nel 21,2% dei casi. Accolsero il 14,2% dei testi respinti a livello nazionale mentre respinsero il 26,7% di quelli accettati. Così nel 2012, il V. bocciò l'iniziativa popolare "Basta con la costruzione sfrenata di abitazioni secondarie!" con la più forte percentuale di voti negativi (il 73,8% contro una media nazionale del 49,4%) e nel 2013, come unico cant., la revisione della legge sulla pianificazione del territorio con l'80,4% di voti contrari (37,1% a livello sviz.). Nel giugno del 1985, invece, aveva accolto l'iniziativa popolare "Diritto alla vita" con la più larga maggioranza (il 70,1% a fronte di una media nazionale del 31%). All'inizio del XXI sec. la Costituzione del 1907, ancora in vigore, era stata sottoposta a 24 revisioni.

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / gbp

4.1.3 - I partiti

L'esperienza rivoluzionaria aveva fatto emergere nuove concezioni della vita politica: democrazia rappresentativa e proporzionale, estensione dei diritti democratici, interesse generale, progresso e sviluppo di una coscienza nazionale. Negli anni 1830-40, in particolare grazie al progetto di revisione del Patto fed. che alimentò le speranze di una rigenerazione politica, le diverse tendenze politiche si affermarono e posero le basi dei loro programmi. I liberali miravano allo sviluppo delle libertà individuali, spec. della libertà di commercio e di industria al servizio del bene comune. Più a sinistra, l'ala radicale, che pur condividendo le nozioni di progresso sociale ed economico, rivendicava una democrazia più diretta. In un primo tempo le oligarchie conservatrici contestarono questi orientamenti; in seguito svilupparono con pragmatismo una nuova visione che integrava i concetti di democrazia rappresentativa e referendaria. I conservatori-clericali invece si univano per lottare contro la minaccia anticlericale e le nuove idee. Dal 1893, un accomodamento permise ai radicali di ottenere un seggio in Consiglio di Stato e un accordo venne concluso nel basso V. per le elezioni in Consiglio nazionale. In questo contesto di opposizione fra conservatori catt. e progressisti, i primi rappresentanti dei lavoratori provenivano dalla Soc. del Grütli, di tendenza riformista e nazionalista e vicina al radicalismo (la prima sezione venne fondata a Sion nel 1859).

Dal 1907 l'istituzionalizzazione della democrazia governante andò di pari passo con una diversificazione delle tendenze politiche in seno alle formazioni stesse, fra cui continuava a dominare il partito conservatore. L'apertura di quest'ultimo al mondo operaio prese avvio nel 1927, tramite il ravvicinamento al movimento cristiano-sociale in crescita e alla creazione del partito cristiano-sociale alto vallesano (CSPO) nel 1949 e del Movimento sociale indipendente nel Vallese centrale. Diventato il Partito popolare democratico (PPD) nel 1970, registrò un'erosione a beneficio delle minoranze radicali e socialiste che tra il 1985 e il 1997 guadagnarono dei seggi. Seconda formazione in Gran Consiglio, l'opposizione radicale, che aveva la sua base elettorale nei distr. francofoni, alla fine degli anni 1970-80 progredì leggermente nell'alto V., ma il numero dei suoi deputati rimase immutato. I suoi eletti riuscirono comunque a favorire un rinnovamento del personale amministrativo cant. Il partito socialista, costituitosi partito cant. nel dicembre del 1919, e presente in Gran Consiglio dal 1921, dalla fine degli anni 1980 registrò una forte progressione; passò da nove a 21 deputati fra il 1953 e il 1997. Nel 1997 ottenne il primo seggio in Consiglio di Stato. La società politica vallesana si diversificò con la fondazione del partito ecologista nel 1987, del partito liberale nel 1988, del partito cristiano-sociale (PCS) nel V. romando nel 1997 e dell'Unione democratica di centro (UDC) nel 1999. Nel 2008 ebbe luogo la fusione fra il partito liberale e il partito radicale.

L'evoluzione verso il pluralismo trova riscontro nella rappresentanza in Gran Consiglio. Nel 1921, i conservatori occupavano il 66,9% dei seggi, i radicali il 27,5% mentre i socialisti avevano un solo deputato. Nelle elezioni del 2013, i conservatori (PDCVr-CVPO-CSPO) hanno perso la maggioranza assoluta detenuta dal 1857, ottenendo il 46,9% dei deputati; il gruppo liberale-radicale ha raggiunto il 21,5%, l'alleanza di sinistra (PSVR-SPO-PCS-Verdi) il 14,6% e l'UDC il 16,2%. Contemporaneamente l'UDC è entrata in Consiglio di Stato, estromettendo dal governo i liberali-radicali. All'inizio del XXI sec. la quota femminile era ancora modesta. Le donne hanno registrato un progresso in Gran Consiglio (il 16% nel 1997, il 24% nel 2009) e nel 2009 sono entrate in Consiglio di Stato con la socialista Esther Waeber-Kalbermatten. Nel 1971, Gabrielle Nanchen (socialista) fu una delle prime dieci donne sviz. elette in Consiglio nazionale. Il V. ha avuto tre Consiglieri fed.: Josef Escher (catt. conservatore, 1950-54), Roger Bonvin (conservatore cristiano-sociale, 1962-73) e Pascal Couchepin (radicale, 1998-2009). Nel Consiglio degli Stati, il PPD mantiene il suo predominio. In Consiglio nazionale, ha invece perso peso in seguito all'introduzione del suffragio proporzionale (1919); nel 2011 contava solo tre deputati su sette.

Alcune elezioni all'Assemblea federale, dal 1919 al 2011
 19191939195919671971197919831987199119951999200320072011
Consiglio degli Stati
PPD22222222222222
Consiglio nazionale
PPD54555444444343
PRD11111222221111
PS 1111111112212
UDC           111
Totale66777777777777

Fonti:HistStat; UST

Composizione del Consiglio di Stato, dal 1921 al 2013 (alcuni anni)
 19211925193319371953196519771989199319972001200520092013
PPD44544444433333
PRD11 1111111111 
PS         11111
UDC             1
Totale55555555555555

Alcune elezioni del Gran Consiglio, dal 1921 al 2013
 19211925193319371953196519771989199319972001200520092013
PPD7361767381858479757175736861
PRD3029283126252532343432272828
PS11359131414162118181714
UDC          261221
Verdi           222
Altri518121014775543434
Totale109109119119130130130130130130130130130130

Fonti:HistStat; UST; Cancelleria di Stato

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / gbp

4.2 - Gestione dello Stato e amministrazione dal 1798 al XXI secolo

Dotate di scarse capacità finanziarie, le istituzioni statali si svilupparo lentamente. Sulla base della struttura federalista ereditata dall'ancien régime i distr. e i com. mantennero le loro competenze politiche, amministrative e finanziarie. Dal 1815, un Consiglio di Stato di cinque membri, assistito dal segr. di Stato, dirigeva un'amministrazione la cui crescita era legata ai nuovi compiti imposti dalla legislazione fed. e cant. e all'evoluzione della situazione economica.

4.2.1 - I dipartimenti

L'amministrazione cant. si strutturò progressivamente e fra il 1892 e il 1977 subì poche modifiche. Il Consiglio di Stato, assistito dal cancelliere, dirigeva sei dip., diventati dieci nel 1977, poi ridotti a cinque nel 1985 a seguito delle misure di risparmio. Dal 1985, denominazione, composizione e competenze dei dip. cambiano ad ogni legislatura.

Il Dip. delle finanze (1802) faticava a reperire le risorse necessarie al funzionamento dello Stato (imposte indirette, pedaggi, patenti, tasse, proventi della vendita del sale e di altri beni). Nel 1848, il V. perse i diritti doganali e dovette far fronte al debito della guerra del Sonderbund (ca. un milione di frs.). Siccome i com. si opponevano all'introduzione di un'imposta cant., lo Stato tassava l'industria e il commercio. Nel 1870, riscosse 338'277 frs. di introiti fiscali, mentre lo stesso anno il fallimento della Banca cant., che costrinse l'esecutivo alle dimissioni, procurò allo Stato un debito di 5 milioni. Le entrate cant. migliorarono solo dal 1945.

Considerati la superficie, la topografia e l'insediamento sparso del V., il Dip. dei ponti e delle strade (Lavori pubblici, 1892; Trasporti, infrastruttura e ambiente, 1997) fu sempre quello a disporre di maggiori mezzi finanziari e di più personale. Dal 1860 al 1909, destinò oltre un quarto della spesa pubblica ai cantieri indispensabili allo sviluppo delle attività commerciali, turistiche, militari e agricole (strade, linee ferroviarie di pianura e corsi d'acqua tra cui il Rodano). L'importanza del Dip. crebbe dal 1950 con lo sviluppo del traffico automobilistico, le infrastrutture legate ai passi alpini turistici, le strade cant. (ca. 2000 km), l'autostrada (dal 1981), gli importanti lavori per la protezione contro i rischi naturali e la terza correzione del Rodano (dal 2000).

Il Dip. degli interni (1802) si occupava di tutto quanto non era di competenza delle altre divisioni. Dal 1904 svolse un ruolo di rilievo grazie ai progetti di miglioria fondiaria che trasformarono le strutture dell'economia rurale. Nel 1977 disponeva di un solo servizio; venne soppresso nel 1997.

Il Dip. militare sovrintendeva le milizie cant. e gli arsenali dal 1839. L'equipaggiamento del contingente vallesano dell'esercito fed. gravava sulle finanze cant.: con un importo di quattro volte superiore a quello dell'educazione, rappresentava il 27% delle uscite nel 1850. Le due guerre mondiali rafforzarono il ruolo della Conf. e, dal 1986, gli affari militari passarono sotto il Dip. di giustizia e polizia. Creato nel 1841, quest'ultimo esercitava fra l'altro la vigilanza su avvocati e notai e si occupava della gendarmeria, dei tribunali e delle prigioni. Elaborò il Codice civile cant. (1856) e quello penale (1858).

Il Dip. di giustizia e polizia nel 2013 è stato unito con quello dell'istruzione per formare il Dip. della formazione e della sicurezza. Il secondo risaliva alla legge scolastica del 1849. Siccome le scuole elementari dipendevano dai com., le sue competenze e il suo organico rimanevano ridotti. Nel 1962, l'onere per le infrastrutture e il personale dell'insegnamento obbligatorio venne trasferito allo Stato e il budget corrispondente a questa voce, la più importante del cant., passò da sei milioni nel 1950 a 560 milioni nel 2000.

Negli ambiti in cui il cant. è intervenuto solo tardivamente sono stati creati nuovi Dip.: i Dip. della salute pubblica, dell'ambiente, degli affari sociali e dell'economia pubblica (1977) e il Dip. dell'energia (1985). Nel 2013 questi settori sottostavano al Dip. dell'economia, dell'energia e del territorio e al Dip. della salute, degli affari sociali e della cultura. Il campo della salute pubblica è esemplare per l'ampliamento delle competenze cant. Nel XX sec., le spese ospedaliere erano a carico delle ass. dei com. e dei distr. che avevano fatto costruire gli ospedali. La creazione del Dip. avvenne in parallelo alla crescita degli investimenti da parte dello Stato, unitamente alla volontà di pianificare e gestire in modo centralizzato gli stabilimenti ospedalieri, che determinò nel 2002 la creazione della rete sanitaria Réseau Santé VS.

Autrice/Autore: Myriam Evéquoz-Dayen / gbp

4.2.2 - Estensione e limiti del ruolo dello Stato

Nel XIX sec., lo Stato non possedeva le risorse per finanziare lo sviluppo economico del cant. Al contrario, il prelievo fiscale gravava sulle attività artigianali, industriali e commerciali. All'inizio del XX sec., malgrado i buoni risultati conseguiti dall'industria metallurgica e chimica, il Consiglio di Stato, sotto l'impulso di Maurice Troillet, favorì una modernizzazione dell'agricoltura. Dal 1950, il miglioramento della situazione economica e l'aumento degli introiti fiscali e dei canoni per i diritti d'acqua permisero al cant. di attuare una politica di sviluppo (nuovi insediamenti industriali, scuole professionali, democratizzazione degli studi e creazione di alte scuole specializzate, finanziamento degli ospedali e della protezione sociale). Evitare di accollare al cant. i compiti che potevano essere svolti da altre istituzioni, in particolare tutti quelli che avrebbero potuto portare allo Stato sociale, rimase una costante della politica condotta dalle autorità vallesane.

Nel XIX sec. il V. vigilava per contenere l'ingerenza della Conf. che si faceva tra l'altro sentire negli ambiti del diritto civile e penale, delle dogane, dell'organizzazione militare, dello stato civile, dell'educazione, delle concessioni ferroviarie e delle forze idriche. Dopo il 1945, la legislazione fed. assunse un carattere costrittivo per gli esecutivi cant. e com., ad esempio nel settore della depurazione delle acque, della pianificazione del territorio, della vendita di immobili agli stranieri, dell'ambiente.

Il potere del Consiglio di Stato nel XIX sec. era limitato dai distr. (13 dal 1815). Questi ultimi non costituivano solo delle circoscrizioni elettorali, ma erano anche responsabili della ripartizione delle cariche politiche e degli oneri finanziari fra i com. Nel XX sec. facilitarono la collaborazione intercom. tra l'altro nell'ambito delle infrastrutture, degli ospedali, dei cicli di orientamento professionale, degli stabilimenti medico-sociali e degli impianti di depurazione. Dal 1974, la politica regionale della Conf. diede continuità a questi organismi, che formarono fino al 2010 le otto regioni socioeconomiche del V. (tre dal 2011).Questa tendenza federalista limitava lo sviluppo di progetti cant.

Autrice/Autore: Myriam Evéquoz-Dayen / gbp

4.2.3 - L'amministrazione

Dal 1815, il reclutamento di magistrati e di funzionari teneva conto delle regioni linguistiche ancorate nella Costituzione. L'amministrazione vallesana si distinse a lungo a livello sviz. per la scarsa dotazione di personale, anche se l'organico raddoppiò fra il 1965 e il 1985. Esso si stabilizzò nel 1990 e nel 2000 si attestava sui 5600 impieghi (con 8537 collaboratori assorbiva il 39% delle uscite del cant.).

Prima del 1848 lo Stato non aveva una sua sede amministrativa. Al momento della secolarizzazione dei beni ecclesiastici, il convento delle orsoline di Sion venne adibito a palazzo governativo. Anche se disponeva di sedi secondarie nell'alto e nel basso V., l'amministrazione cant. si concentrava a Sion e il suo personale proveniva per lo più dal V. centrale. La Federazione del personale dei servizi pubblici dello Stato del V. venne creata nel 1943; il numero dei suoi membri aumentò dal 1962 con l'affiliazione automatica e il prelievo del contributo sul salario (1475 quote nel 1962, 3000 nel 1973, 8000 ca. nel 2010). Soppresso nel 2011, lo statuto di funzionario è stato sostituito da un contratto di diritto pubblico e l'ass. di categoria ha cambiato il nome in Federazione centrale dei magistrati, degli insegnanti e del personale dello Stato del V.

Autrice/Autore: Myriam Evéquoz-Dayen / gbp

4.2.4 - Le relazioni fra cantoni e comuni

Incaricati dei servizi pubblici, nel XIX sec. i com. si difendevano dagli oneri fiscali e dai progetti di interesse cant. imposti dallo Stato. La prima correzione del Rodano (1863-94) venne portata a compimento grazie all'intervento della Conf., che coordinò i lavori. I com. rivieraschi dovettero assumersi i costi delle arginature. Per far fronte alla spesa (ca. il 60% del costo totale), furono costretti a vendere i loro beni e a indebitarsi pesantemente. Solo nel 1933 i lavori relativi al Rodano divennero di competenza cant.

Nel XX sec. i progetti di migliorie fondiarie cofinanziati dalla Conf. (ca. 60%) obbligarono il cant. e i com. a collaborare strettamente alla loro realizzazione. Lo sfruttamento delle risorse idroelettriche oppose a lungo gli interessi dei com., proprietari dei diritti d'acqua, a quelli del cant. con i suoi progetti di sviluppo globale del V. Dal 1990 il diritto di reversione, caratteristico della legislazione vallesana, costituì una sfida per la ripartizione delle risorse e per l'avvenire del cant. Questo diritto prevede che alla scadenza della concessione le strutture idrauliche di una centrale idroelettrica tornino gratuitamente alla collettività proprietaria dei diritti d'acqua (spesso i com.), mentre le componenti elettriche possono essere rilevate a un prezzo vantaggioso.

Mentre nel XIX sec. la creazione di nuovi com. era legata a dissapori politici (143 com. nel 1816, 171 nel 1912), le fusioni del XX e del XXI sec. furono dettate da necessità organizzative e finanziarie. Nel 2011, il V. contava 141 com. La recente diminuzione del loro numero, spec. nell'alto V., è legata al sostegno finanziario che il cant. ha attribuito alle aggregazioni fra il 2000 e il 2011. Dal 1997 l'Ass. dei com. vallesani ne difende gli interessi e l'autonomia.

Autrice/Autore: Myriam Evéquoz-Dayen / gbp

5 - Società, economia e cultura dal XIX al XXI secolo

Malgrado gli importanti cambiamenti registrati nell'ambito politico, amministrativo, economico, sociale e culturale, in V. i particolarismi locali e il federalismo contribuirono alla diversità delle strutture cant.

5.1 - Popolazione e insediamento

5.1.1 - Indicatori demografici

La pop. residente in V. nel 1798 è stimata a 60'344 persone, divenute poi 81'559 nel 1850 in occasione del primo censimento fed. e 312'684 nel 2010. La pop. raddoppiò una prima volta fra il 1850 e il 1950, poi una seconda fra il 1950 e il 2010. Le zone rurali non turistiche conobbero una stagnazione o uno spopolamento, mentre dagli anni 1970-80 altri com. beneficiarono della veloce espansione delle città verso gli spazi rurali. Nel 2010, il 56,8% della pop. viveva in città, a fronte di una media sviz. del 73,7%. La densità della pop. è cresciuta ma rimane bassa: dai 15,6 ab. per km2 nel 1850, è passata a 59,8 ab. nel 2010, collocandosi al ventitreesimo posto a livello nazionale (media sviz. 196,8).

Fino agli anni 1960-70, soprattutto dopo la prima guerra mondiale, il V. registrava un tasso di fecondità legittima molto superiore alla media sviz.; in seguito lo scarto cominciò a diminuire per poi allinearsi, dal 1985, ai valori nazionali. Nel 1945 la discendenza legittima era di 3,2 bambini per donna, nel 2010 di 1,74. La mortalità, la cui media annuale era del 21,2% negli anni 1870-80, si ridusse al 7,8% nel 1990-2000. La speranza di vita cominciò ad allungarsi dopo la prima guerra mondiale: nel 1920 il 42,4% della pop. aveva meno di 20 anni, il 6,3% più di 65 anni; nel 2010 questi tassi erano risp. del 21,1% e del 17,1%. Il saldo naturale veniva però eroso da un importante deficit migratorio, la cui media decennale si situò al -2,4o/oo tra il 1900 e il 1980. In seguito la tendenza si invertì in maniera duratura e fra il 1980 e il 2010 il tasso netto decennale di migrazione si attestò in media sull'8,3o/oo.

Sviluppo demografico dal 1850 al 2000
AnniAbitantiPercentuale di stranieriPercentuale di cattoliciPercentuale di protestantiPercentuale di persone di età superiore ai 59 anniPeriodoCrescita complessivaaSaldo naturale relativoaSaldo migratorioa
185081 5592,1%99,4%0,6% 1850-186010,1o/oo-0,6o/oo10,7 o/oo
186090 7923,2%99,2%0,8%7,2%1860-18706,4o/oo17,0o/oo-10,6o/oo
187096 7223,6%99,2%0,9%7,8%1870-18803,4o/oo8,9o/oo-5,5o/oo
1880100 1903,1%99,1%0,9%9,5%1880-18882,2o/oo9,2o/oo-7,0o/oo
1888101 9852,9%99,1%0,8%9,7%1888-19009,6o/oo9,0o/oo0,6o/oo
1900114 4387,2%98,4%1,4%9,8%1900-191011,6o/oo10,9o/oo0,7o/oo
1910128 38111,2%97,0%2,3%9,5%1910-1920-0,1o/oo9,2o/oo-9,3o/oo
1920128 2465,7%95,9%3,3%9,9%1920-19306,2o/oo11,4o/oo-5,2o/oo
1930136 3944,8%95,7%3,4%10,8%1930-19417,6o/oo9,1o/oo-1,5o/oo
1941148 3192,8%96,0%3,6%11,2%1941-19507,9o/oo13,3o/oo-5,4o/oo
1950159 1783,1%95,9%3,7%11,6%1950-196011,1o/oo11,7o/oo-0,6o/oo
1960177 7835,7%95,8%3,9%12,1%1960-197015,1o/oo12,2o/oo2,9o/oo
1970206 56310,3%94,9%4,4%13,0%1970-19805,7o/oo7,2o/oo-1,5o/oo
1980218 7079,1%92,8%5,0%15,2%1980-199013,3o/oo5,8o/oo7,5o/oo
1990249 81715,2%88,5%5,9%17,2%1990-20008,9o/oo4,7o/oo4,2o/oo
2000272 39917,3%81,2%6,3%19,8%    

a Tasso medio di incremento annuo

Fonti:HistStat; Censimenti federali; UST

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / gbp

5.1.2 - Flussi migratori

In V., come nel resto della Svizzera, l'emigrazione fu una delle manifestazioni più vistose e durature dello squilibrio tra pop. e trasformazioni del sistema socioeconomico. Nella prima metà del XIX sec., quando il servizio mercenario, sebbene fosse ancora praticato spec. per la Sardegna e lo Stato pontificio, veniva sempre più denigrato, i Vallesani, spinti dalla precarietà, cominciarono a cercare nuovi sbocchi oltremare. Nel 1819 160 di loro parteciparono alla fondazione di Nova Friburgo in Brasile. In seguito il fenomeno si amplificò: fra il 1850 e il 1914 ca. 14'000 Vallesani (in media 215 persone all'anno) emigrarono nel continente americano. Gli Stati Uniti furono la principale destinazione, seguiti a distanza dall'Argentina e dal Brasile. Proporzionalmente alla pop. totale, fra il 1850 e il 1880 la media annua vallesana delle partenze fu superiore a quella nazionale poi, fra il 1880 e il 1919, si avvicinò alla media annuale sviz. (stimata all'1,65o/oo della pop.). A questo flusso si aggiunse l'emigrazione, spesso temporanea, verso Paesi europei, come quella praticata dagli stagionali vallesani in Francia (a Parigi o sulla Costa Azzurra). L'emigrazione oltremare si esaurì nel XX sec. Dopo la prima guerra mondiale, i Vallesani si orientarono verso i nuovi poli di crescita, spec. Ginevra e Losanna. I Vallesani domiciliati in altri cant. passarono da appena l'1% nel 1860 al 9,7% nel 1920, al 18,1% nel 1950 e al 28% nel 1970. Questa quota diminuì per la prima volta con il censimento del 1980, attestandosi al 22,6%, ovvero 51'411 persone.

All'emigrazione si affiancò una forte immigrazione di stranieri. L'endemico deficit del bilancio migratorio fu particolarmente marcato negli anni di crisi fra il 1880 e il 1888, nel periodo di transizione e di stagnazione industriale dal 1914 al 1941, nonché durante la recessione degli anni 1970-80. D'altro canto in alcuni periodi il bilancio si equilibrò e risultò eccedentario: fra il 1888 e il 1914, epoca del primo grande decollo economico e di rivoluzione industriale, fra il 1950 e il 1970, seconda fase di recupero economico, e infine fra il 1980 e il 1990, periodo di effervescenza e preludio di una grave crisi. Gli stranieri risposero in modo massiccio ai bisogni del mercato del lavoro vallesano. Nel censimento del 1910 essi rappresentavano l'11,2% della pop., il tasso più elevato mai registrato, superato nuovamente solo dal 1990. Occorre inoltre menz. il considerevole apporto dei lavoratori stagionali, che diedero un notevole contributo all'economia vallesana spec. nell'edilizia e nel settore alberghiero. Fino agli anni 1960-70 gli Italiani rappresentavano l'85,4% degli stranieri; in seguito le nazionalità si diversificarono. Nel 2000, gli stranieri provenivano per il 31,1% dai Paesi circostanti, per il 58,2% da altri Stati europei e per il 10,7% da Stati extraeuropei. Fra gli stranieri attivi si contavano il 28,9% di Portoghesi, il 20% di Italiani, il 19,9% di cittadini dell'ex Iugoslavia, il 19,9% di Tedeschi, il 5,2% di Spagnoli e il 6,1% con varie origini. Il V. attirò anche un numero crescente, ma modesto, di Conf.: 7590 nel 1920 e 22'065 nel 1980. La proporzione elevata di stranieri si spiega in parte con una restrittiva politica di integrazione, più aperta però nelle città e nei com. francofoni della pianura. Fra il 1945 e il 1990, 3595 stranieri e Conf. acquisirono la cittadinanza tramite la naturalizzazione ordinaria, ma è soltanto a partire dal 1974 che la media annua superò il centinaio di persone. Si tratta di uno dei tassi più bassi della Svizzera, dovuto in particolare al fatto che fino al 2007 non era il com. politico che concedeva il diritto di cittadinanza, ma quello patriziale.

I flussi migratori, così come la mobilità professionale, hanno modificato il tessuto sociale. Il V. non è più la società omogenea del 1839, quando quasi l'83% di cittadini risiedevano nel loro com. d'origine, tasso che si situava ancora al 64,9% nel 1930. Il panorama religioso si è leggermente modificato. Cristiana al 99,4% nel 1970, nel 2000 l'81,2% della pop. era catt., il 6,3% rif., il 2,7% mus., mentre gli appartenenti a un'altra confessione erano il 10,4%.

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / gbp

5.2 - Economia

Nel XIX sec. la pop. svolgeva contemporaneamente varie attività nell'agricoltura, nell'allevamento, nel commercio, nell'artigianato rurale e nella produzione manifatturiera (tessuti, carta, vetro). Il controllo sulle attività economiche esercitato dai com. ostacolò il mercato, restrinse la libertà di commercio e di industria e frenò la circolazione delle merci. Lo sviluppo avvenne in maniera puntuale, sia nel turismo sia nell'industria. Fino al 1950 il primario assunse un peso preponderante, mentre in seguito si registrò un passaggio al secondario e poi al terziario. Nel 2000 la ripartizione settoriale (primario 4%, secondario 22%, terziario 74%) si avvicinava alla media nazionale, mentre il reddito pro capite era tra i più bassi in Svizzera, e il tasso di disoccupazione tra i più alti.

5.2.1 - Risorse

L'acqua costituisce un fattore di crescita essenziale per il V., il cui sviluppo fu strettamente legato all'energia idroelettrica. In una prima fase, attorno al 1900, grandi industrie si insediarono in prossimità dei corsi d'acqua e costruirono delle centrali, dato che la corrente non poteva essere trasportata. La seconda fase, iniziata attorno al 1950, fu legata ai bacini di accumulazione alpini costruiti per compensare le magre invernali (Grande Dixence). Gli investimenti raggiunsero i 5 miliardi di frs. e trasformarono in maniera duratura l'economia vallesana. Le stazioni sciistiche e gli impianti di risalita meccanici beneficiarono di questa energia e delle strade costruite nelle valli laterali dalle aziende idroelettriche. Nel 2010 il V. era il cant. con il maggior numero di centrali in Svizzera (101); la loro produzione ammontava a oltre un terzo di quella nazionale.

L'ubicazione lungo l'asse Milano-Lione/Parigi conferì un'importanza strategica (1805, strada militare del Sempione) e commerciale al V., rendendo necessari investimenti continui nelle vie di comunicazione. Gli scambi si intensificarono con l'allacciamento di Sion (1860) e Briga (1878) alla rete ferroviaria. Le gallerie ferroviarie del Sempione (1906), del Lötschberg (1913; inaugurazione del tunnel di base nel 2007) e della Furka (1982) permisero di raccordare il V. agli itinerari nazionali e intern. durante tutto l'arco dell'anno. Il cant. dispone anche di importanti collegamenti stradali, tra cui il Gran San Bernardo (sempre transitabile dall'apertura della galleria nel 1964) e il Sempione.

Autrice/Autore: Myriam Evéquoz-Dayen / mku

5.2.2 - Settore primario

La superficie agricola utile ridotta (20,3%, contro una media nazionale del 36,9%), la morfologia accidentata, le servitù collettive e il frazionamento della proprietà fondiaria limitarono la meccanizzazione dell'agricoltura e forme di sfruttamento intensive. Tra il 1900 e il 1945 lo Stato promosse lo sviluppo agricolo, una politica che durante la seconda guerra mondiale fu ulteriormente incentivata dal piano Wahlen; entro il 1946 il V. incrementò la sua superficie agricola di oltre 10'000 ettari, registrando il maggiore aumento di tutti i cant. in termini relativi.

Le migliorie fondiarie, e in particolare le ricomposizioni parcellari, si susseguirono dal 1950 al 2004, con investimenti superiori al miliardo di frs. Il settore primario subì una profonda trasformazione strutturale; le aziende fam. dedite all'allevamento (razza d'Hérens) e l'agricoltura di sussistenza lasciarono il posto a imprese professionali meccanizzate e alla produzione per il mercato (viticoltura, arboricoltura). La dimensione delle aziende era comunque inferiore rispetto al resto della Svizzera: nel 2008 il 74% aveva una superficie inferiore a 10 ettari, contro una media nazionale del 34%.

Dal 1860 la concorrenza dei cereali importati accelerò la trasformazione dei campi coltivati in prati o vigneti. Aziende specializzate e cantine apportarono miglioramenti alla viticoltura, i cui prodotti ottennero riconoscimenti dal 1856. Tra il 1880 e il 1980, le superfici viticole passarono dal 4% al 40% del totale nazionale. Dal 1920, a seguito della fillossera, nella ricostituzione dei vigneti vennero privilegiati i vitigni chasselas (fendant), johannisberg, pinot nero e gamay a scapito delle varietà tradizionali. Raccolti troppo abbondanti resero periodicamente necessari adeguamenti a livello di produzione e commercializzazione. Nel 1957 il V. divenne il primo cant. viticolo della Svizzera. Dal 1990 la qualità dei suoi vini (spec. petite arvine, humagne rouge e cornalin) è certificata dal marchio di denominazione di origine controllata (AOC), che dal 2000 tutela anche l'acquavite di pere Williams e quella di albicocche, lo zafferano di Mund, il pane di segale e il formaggio da raclette. L'allevamento della razza d'Hérens riprese importanza (40% dei bovini vallesani nel 2005) grazie alla sua capacità di adattamento all'ambiente alpino e al suo valore identitario (combattimenti di mucche).

Autrice/Autore: Myriam Evéquoz-Dayen / mku

5.2.3 - Settore secondario

Con il 13% della forza lavoro attiva nel secondario, nel 1860 il V. era il cant. sviz. meno industrializzato. Nel XX sec. l'insediamento di grandi aziende chimiche quali la Lonza (1897, a Gampel e poi a Visp) e la Ciba (1904, a Monthey) e di imprese metallurgiche come la AIAG (1905, a Chippis; Alusuisse) creò impieghi e stimolò tutto il secondario (genio civile, costruzioni metalliche, officine meccaniche ecc.). Nel 1910 l'industria superava il 50% del valore delle esportazioni vallesane. Da allora la presenza di queste grandi fabbriche caratterizza la struttura del settore. Malgrado la diversificazione industriale promossa dallo Stato dal 1950, il numero delle piccole aziende supera quello delle ditte di medie dimensioni, fatta eccezione per il settore della costruzione. Nel 2000 il V. costituiva il secondo polo chimico industriale della Svizzera e le grandi soc. conservavano un ruolo cruciale. Nel 2008 queste ultime garantivano il 79% delle esportazioni totali; la quota delle industrie chimiche ammontava al 47%.

Durante le due guerre mondiali, le grandi fabbriche vallesane figurarono tra le principali industrie sviz. d'esportazione (prodotti strategici, esplosivi). Dal 1945 la loro posizione fu resa più fragile dalla concorrenza intern. La chimica riuscì a resistere grazie all'innovazione tecnica, alla diversificazione (prodotti farmaceutici, biotecnologie) e alla persistenza della domanda sviz., mentre la crisi degli anni 1990-2000 segnò la fine della fusione di alluminio grezzo in V.

Il settore secondario raggiunse l'apice nel 1970, occupando il 42% della pop. attiva. Anche l'edilizia (alloggi, infrastrutture turistiche nelle stazioni invernali, residenze secondarie) contribuì a questo sviluppo. Le limitazioni poste alle vendite agli stranieri e la recessione del 1975 rappresentarono duri colpi per il settore delle costruzioni; la soppressione di impieghi riguardò per l'80% lavoratori stranieri. La ripresa fu garantita dalle infrastrutture pubbliche (formazione, sanità) e dalla domanda privata (ville monofam.). A dipendenza della congiuntura, nel corso del XX sec. l'edilizia occupò tra il 23 e il 37% degli attivi nel secondario.

Distribuzione dell'impiegoa
AnnoSettore primarioSettore secondarioSettore terziariobTotale
186025 12670,3%4 64013,0%5 96016,7%35 726
1870c35 34883,6%4 22410,0%2 6946,4%42 266
1880c36 86179,7%5 88012,7%3 5057,6%46 246
188833 40476,4%5 39012,3%4 95311,3%43 747
190034 51466,0%10 45320,0%7 29814,0%52 265
191034 51958,0%14 38424,1%10 63517,9%59 538
192034 04959,4%12 06221,0%11 20919,6%57 320
193029 44351,7%14 12124,8%13 37623,5%56 940
194129 14747,9%17 42028,6%14 29323,5%60 860
195026 40841,4%19 68130,8%17 75827,8%63 847
196018 19025,0%31 18342,8%23 46832,2%72 841
197013 67515,3%37 52842,1%37 98742,6%89 190
19809 93610,3%35 49436,8%51 08552,9%96 515
19904 0113,4%37 12131,2%77 95165,4%119 083
2000d5 1113,9%29 79222,5%97 43673,6%132 339

a Fino al 1860 senza le persone occupate a tempo parziale.

b Il dato (che comprende le persone "senza indicazione") risulta dalla deduzione delle persone attive nei settori primario e secondario dal totale complessivo.

c Popolazione "presente".

d I dati del Censimento federale del 2000 sono paragonabili solo in parte a quelli precedenti, visto l'alto numero di "senza indicazione" (20'105).

Fonti:Censimenti federali; HistStat

Autrice/Autore: Myriam Evéquoz-Dayen / mku

5.2.4 - Settore terziario

Nel XIX sec. negozianti e albergatori erano attivi nei capoluoghi distr. e lungo gli assi viari. Dal 1890 il turismo di montagna e l'alpinismo favorirono l'affermazione del settore alberghiero nelle stazioni raggiunte dalla ferrovia (Zermatt, Champéry, Leukerbad, Crans-Montana). Il settore conobbe un importante mutamento strutturale dopo il 1945 con lo sviluppo degli sport invernali, del ramo paralberghiero (vendita o affitto di chalet e appartamenti; 10 milioni di pernottamenti nel 1980, pari al 70% del totale) e la creazione di stazioni al di fuori degli agglomerati (ad esempio Verbier). Il turismo motorizzato rese possibile l'accesso a un grande numero di località sciistiche; nel 1980 il V. contava il 25% degli impianti di risalita meccanici della Svizzera. Gli impieghi stagionali furono in prevalenza occupati da stranieri.

Lo Stato sostenne la creazione di una prima banca cant. nel 1856. Eccessivamente esposta a causa dei prestiti concessi al cant. (ferrovie) e ai com. (lavori di arginamento del Rodano), fallì nel 1870 durante la crisi europea. La Cassa ipotecaria e di risparmio, con garanzia dello Stato, venne fondata nel 1895 (poi trasformata in Banca cant. del V. nel 1917). Nel XX sec. la struttura bancaria cant. fu caratterizzata dalla decentralizzazione del credito nei com. (filiali della Banca cant., casse Raiffeisen), ciò che per certi versi ricorda i prestiti accordati in passato sul piano locale dalle parrocchie, dalle confraternite e dai notabili. Attorno al 1950 il settore visse un profondo mutamento strutturale: a seguito di un processo di concentrazione scomparvero le banche private locali, assorbite dalle grandi banche sviz. che parteciparono agli investimenti idroelettrici.

Dopo la recessione del 1975, il settore terziario superò il secondario; nel 1980 occupava il 53% della pop. attiva, nel 2000 il 74%. Il settore turistico cant., all'inizio del XXI sec. il terzo in Svizzera in termini di pernottamenti alberghieri, contribuì a questo sviluppo. Con un maggior numero di dipendenti rispetto all'industria alberghiera e alla ristorazione, la sanità divenne il secondo ramo del terziario in ordine di importanza dopo il commercio al dettaglio, che proseguì la sua crescita iniziata negli anni 1960-70.

Autrice/Autore: Myriam Evéquoz-Dayen / mku

5.2.5 - Crescita e problemi ambientali

Nel XX sec. lo sviluppo economico ebbe un forte impatto sul V. Spec. dal 1945, le infrastrutture idroelettriche e turistiche, la moltiplicazione delle vie di comunicazione, la crescita esponenziale delle residenze principali e secondarie, l'ampliamento degli stabili artigianali e commerciali, lo sfruttamento agricolo intensivo della piana del Rodano e la monocoltura viticola sui pendii comportarono una maggiore e più intensa occupazione del territorio e quindi una trasformazione del paesaggio.

Le ripercussioni ambientali dell'industrializzazione furono importanti. L'industria chimica causò l'inquinamento delle discariche, degli stagni e dei corsi d'acqua, la produzione di alluminio riversò tonnellate di fluoro nell'atmosfera. Le numerose azioni legali intentate dal 1914 contro le fabbriche di alluminio negli anni 1980-90 portarono all'installazione di sistemi di captazione e depurazione delle emissioni che migliorarono la situazione.

Autrice/Autore: Myriam Evéquoz-Dayen / mku

5.3 - Società

La progressiva emergenza di un'economia di mercato, unitamente all'affermazione di nuovi ceti sociali, fece da preludio al duraturo processo di trasformazione delle strutture politiche e socio-economiche avviatosi nel corso della seconda metà del XIX sec. L'irruzione della modernità confrontò bruscamente il V. con nuove sfide, cogliendolo impreparato sia sul piano ideologico, sia su quello istituzionale; tra queste le principali furono il pauperismo, l'emigrazione, l'immigrazione e la formazione di una classe operaia. A dispetto delle resistenze, la messa in opera di una politica economica e sociale sul piano cant. e nazionale divenne ineluttabile. Spec. nel periodo fra le due guerre, il V. non poté più procrastinare una progressiva apertura verso lo Stato sociale, fenomeno che si amplificò poi nella seconda metà del sec. Contemporaneamente gli operai e le donne acquisirono una crescente visibilità e la loro integrazione nella soc. richiese un adattamento delle strutture politiche e sociali che sconvolse i radicati valori conservatori.

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / gbp

5.3.1 - L'importanza politica e sociale dell'emigrazione

Nel XIX sec. il V., essenzialmente a carattere rurale, aveva una scarsa capacità produttiva. Il pauperismo affliggeva ampi strati della pop., e questa situazione era aggravata dalle cattive condizioni sanitarie. Con l'avvento dello Stato fed. la qualità di vita non migliorò. I contadini vennero penalizzati dall'apertura dei mercati e dall'indebitamento. Nel 1870, il fallimento della Banca cant. fu un disastro; provocò un aumento delle imposte e il debito pubblico paralizzò la vita economica e le attività dello Stato.

All'inizio del XX sec., l'industrializzazione favorì la creazione di posti di lavoro ma comportò un aumento dei salariati senza terra, dallo statuto precario ed esposti alla minaccia della disoccupazione. Spinti dalla necessità o perché aspiravano all'emancipazione sociale, piuttosto che cercare lavoro nei cantieri o nelle fabbriche, i Vallesani preferivano emigrare. Fino alla Costituzione fed. del 1874, la gestione dell'emigrazione era di competenza dei cant. Il V. adottò delle rigide misure di polizia che miravano a controllare le agenzie di emigrazione e a inasprire le condizioni per il rilascio delle autorizzazioni di partenza. Per le autorità e per una maggioranza della classe dirigente vallesana, l'emigrazione non era una necessità strutturale, bensì un fatto sociale che aveva come conseguenza una perdita di manodopera e denaro. I partiti avevano pareri discordanti sulle cause delle partenze (frazionamento dei terreni, diritto successorio, imposte, indebitamento, alcolismo, ricerca del lusso) e sui possibili rimedi. Concordavano invece nel sottolineare il carattere nocivo dell'emigrazione per la società e per i coloni, spesso vittime della speculazione. Ma se nei discorsi e nelle strategie dei politici e dell'opinione pubblica l'emigrazione era largamente osteggiata, questa continuò ad essere gestita secondo i criteri dell'economia liberale, sia in V. sia a livello nazionale.

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / gbp

5.3.2 - Gli stranieri e la questione operaia

Dalla fine del XIX sec. i grandi cantieri ferroviari e in seguito l'industrializzazione provocarono un autentico sconvolgimento. Il cant. divenne un vasto mercato del lavoro a cui l'offerta indigena non era pronta a rispondere. L'afflusso di stranieri indusse il V. a confrontarsi con il mondo del lavoro e fece della questione operaia un tema di costante attualità. Il cant. non aveva né l'esperienza né i mezzi per affrontare le nuove sfide legate allo sviluppo economico. Le tensioni fra stranieri e pop. locale si inasprirono. Gli scioperi (presso la Ciba nel 1907, alla vetreria di Monthey nel 1907 e 1910) e le rivendicazioni salariali rendevano difficile la vita agli imprenditori e alle autorità. Per la classe politica, il progresso minacciava i valori profondi della soc. e spec. l'autorità. Sebbene il potere conservatore fosse restio all'intervenzionismo sociale, la necessità di provvedere a un miglioramento delle condizioni di vita della pop. apparve inevitabile. Con la revisione della Costituzione del 1907 vennero così introdotte delle disposizioni in materia di protezione della classe operaia e di libertà di lavoro.

La lotta operaia si organizzò e assunse carattere istituzionale. Nel 1919 venne fondata l'Unione operaia vallesana, poi trasformata nel 1927 nel Cartello sindacale vallesano, incaricato di organizzare i lavoratori e di vigilare sull'applicazione delle leggi di protezione operaia. Nel 1929 nacque la Federazione vallesana delle corporazioni e dei sindacati cristiani e nel 1959 venne creata la Federazione operaia e contadina del V. La loro azione era imperniata su due tematiche fondamentali, la protezione sociale e la difesa del lavoro indigeno, in particolare contro l'assunzione massiccia di stagionali. Nel periodo interbellico, mentre la disoccupazione imperversava e le autorità vallesane si disinteressavano del controllo degli stranieri, si diffuse un clima di xenofobia. I sindacati e i socialisti lottavano per un miglioramento degli stipendi e delle condizioni di lavoro e contro la concorrenza straniera. La loro azione fu particolarmente aspra nei cantieri di Barberine (com. Finhaut) e della Dixence. Nel 1928, per far fronte alla crisi e per conformarsi alla legislazione fed., il V. adottò una legge sul sovvenzionamento cant. delle casse di assicurazione contro la disoccupazione. Lo Stato concedeva alle casse pubbliche e paritetiche il 30% delle indennità versate, il 10% alle casse sindacali. Dopo numerose resistenze, la prima legge sulla protezione operaia venne approvata nel gennaio del 1933, ma escludeva gli operai agricoli e limitava le disposizioni relative al settore alberghiero. Fu sostituita nel 1966 dalla legge cant. sul lavoro che raggruppava diversi provvedimenti adottati fra il 1921 e il 1949. L'assicurazione sulla disoccupazione venne resa obbligatoria dalla legge fed. del 1984.

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / gbp

5.3.3 - La creazione di uno spazio sociale cantonale

Con la Costituzione fed. del 1874, lo Stato iniziò cautamente a sviluppare un programma sociale, ad esempio con l'inserimento nella Costituzione delle assicurazioni malattia (1890), vecchiaia e contro l'invalidità (1925). L'assistenza pubblica rimase invece di competenza di com. e cant. Dopo la prima guerra mondiale, il V. non poté più rimandare una riforma del suo sistema assistenziale. La creazione di uno spazio sociale cant. si scontrava però non solo con le istituzioni tradizionali, ma anche con delle mentalità refrattarie all'idea di previdenza e solidarietà, fortemente preoccupate da un aumento delle imposte.

Come nell'ancien régime, il dovere di assistenza spettava in primo luogo alla fam. e al com., poi agli ist. religiosi e privati. La legge del 1898 si basava ancora sul principio di assistenza da parte del com. di origine. Non riconosceva alcun diritto all'assistenza e ne escludeva le persone abili al lavoro. L'indigenza, che secondo l'opinione pubblica derivava dall'indebolimento delle strutture fam. e dall'immoralità, era considerata un pericolo sociale e l'assistenza un incoraggiamento al vizio. I poveri venivano fra l'altro privati dei diritti civici e non potevano sposarsi. Il primo provvedimento delle autorità nell'ambito della sicurezza fu la lotta contro l'accattonaggio. Si dovette attendere la legge sull'assistenza pubblica del 1926 (revisione nel 1955) per vedere istituzionalizzato il principio di una ripartizione degli oneri fra il com. di domicilio e quello di origine, con il sostegno finanziario dello Stato. Durante il periodo fra le due guerre si svilupparono altre forme di aiuto alle fam., che nel 1949 confluirono nella prima legge vallesana sugli assegni fam. Nel 1996, la legge sull'integrazione e l'aiuto sociale segnò una tappa fondamentale per il rafforzamento della coesione sociale.

Dopo la seconda guerra mondiale si affermò il principio della previdenza. Nel campo della salute, il V. respinse la legge fed. sull'assicurazione malattia introdotta nel 1911. L'obbligo di assicurarsi, su cui potevano pronunciarsi i cant., fu dibattuto dal 1923, ma venne accettato solo nel 1995. Nel 1949, il 99,2% dei Vallesani respinse la legge federale per la lotta contro la tubercolosi che completava quella del 1928, malgrado la malattia fosse pericolosa. Per quanto riguarda l'assicurazione vecchiaia e superstiti, dapprima respinta nel 1931 dall'81,2% dei Vallesani (a fronte di una media nazionale del 60,3%), venne poi accettata nel 1947. In generale, gli obblighi derivanti dall'evoluzione della legislazione fed. portarono il V. a sviluppare una politica di integrazione sociale, spec. tramite un trasferimento di oneri e competenze dai com. al cant.

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / gbp

5.3.4 - L'emancipazione femminile

In una soc. patriarcale, catt. e conservatrice, l'emancipazione politica delle donne e la loro integrazione nel mercato del lavoro rappresentava una sfida complessa, di cui alcuni aspetti erano peraltro presenti anche in altri cant. (disparità sul piano civile, lavori mal retribuiti, assenza di diritti politici). Un primo passo intrapreso a favore dell'uguaglianza politica nel 1924 si concretizzò nel 1945 con una mozione in Gran Consiglio. L'Ass. vallesana per il suffragio femminile, creata nel 1946, ottenne l'appoggio di papa Pio XII, ma il clero, spec. nell'alto V., vi si oppose comunque. Nel 1959 il decreto fed. concernente l'istituzione del diritto elettorale e di voto della donna in materia fed. venne respinto dal 69,1% dei votanti vallesani. Il processo divenne però ineluttabile e i partiti, affiancati anche dal vescovo, si pronunciarono a favore delle donne. Nel 1970 il diritto di voto venne riconosciuto alle Vallesane a livello cant. Nel 1971 il V. accettò di estenderlo a livello fed.; con il 79,3% dei voti a favore (media nazionale: 65,7%), si trovò in testa ai cant. catt. Nel 1981, invece, fu l'unico cant. romando a rifiutare l'iniziativa fed. per l'uguaglianza dei diritti tra uomo e donna, disposizione accettata a livello fed. Nel 1983, il Consiglio di Stato istituì una commissione di studio sulla condizione femminile e aprì nel 1993 un ufficio per le pari opportunità. Quest'ultimo divenne permanente in virtù della legge d'applicazione del principio dell'uguaglianza fra uomini e donne (1996).

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / gbp

5.4 - Vita ecclesiastica e religiosa, cultura e istruzione

5.4.1 - Confessioni e religione

Nel 1859, con la revoca dei decreti di secolarizzazione dei beni ecclesiastici del 1848, le relazioni fra la Chiesa catt. e lo Stato sembrarono appianarsi. Persistettero tuttavia alcune frizioni, in particolare riguardo alle modalità di elezione del vescovo, spec. in riferimento a un ruolo che il Gran Consiglio si era attribuito in occasione di una successione nel 1918. La definizione dello statuto di religione di Stato subì pure delle modifiche nel corso delle successive revisioni della Costituzione cant. L'industrializzazione a cavallo del 1900 attirò una pop. rif. che organizzò una propria vita comunitaria, non priva di tensioni. Nella Costituzione del 1907 il cattolicesimo mantenne comunque il suo statuto di religione di Stato, ma furono introdotti dei capoversi specifici riguardanti la libertà di coscienza e di credo, nonché il libero esercizio dei culti. Questa situazione perdurò fino al 1974, in occasione della modifica dell'art. 2, che conferì da quel momento alle Chiese catt. e rif. lo statuto di persone giur. di diritto pubblico.

Fino agli anni 1970-80 la Chiesa, il suo clero diocesano e le sue numerose congregazioni rivestirono una grande importanza nella società vallesana, strutturando gli eventi maggiori della vita sociale. Accanto alla sua funzione caritativa, la Chiesa era attiva anche nel settore dell'istruzione. Il ruolo ricoperto dagli ecclesiastici nel corpo insegnante ha fortemente marcato gli spiriti. Solo con i rivolgimenti sociali degli anni 1960-70 vi fu un avanzamento della laicizzazione nei settori dell'insegnamento e della salute.

Fra le conseguenze del Concilio Vaticano II si annovera anche la comparsa dei catt. tradizionalisti vallesani, attratti dalla figura di monsignor Marcel Lefebvre. Il prelato franc. si batteva apertamente contro gli "errori liberali" e le riforme del Concilio, specialmente quelle concernenti la liturgia. Con l'appoggio di personalità vallesane, egli istituì a Ecône un pre-seminario, poi un seminario vero e proprio. Dagli anni 1970-80, il rifiuto del nuovo rito liturgico da parte di Lefebvre provocò tensioni con le diocesi sviz., poi con Roma. L'ordinazione arbitraria di quattro vescovi nel 1988 portò allo scisma.

Autrice/Autore: Simon Roth / gbp

5.4.2 - La formazione

All'inizio del XX sec. la situazione della scuola vallesana rimaneva mediocre; i risultati molto deludenti delle reclute vallesane agli esami fed. durante decenni indussero le autorità ad agire. L'approvazione popolare di diverse leggi (1907, 1946 e 1962) unitamente all'aiuto della Conf. consentirono di migliorare lentamente la situazione del corpo insegnante e degli allievi. La durata della scolarità obbligatoria e dell'anno scolastico crebbero gradualmente (sei mesi nel 1946; 42 settimane nel 1962). Anche la formazione magistrale (Sion, Briga) venne prolungata; questa visse la sua fase migliore fra il 1947 e il 1964. Seguì un periodo di turbolenze, in cui si alternarono penuria e sovrabbondanza di insegnanti. Nel 2000 le scuole magistrali vennero sostituite da una formazione di livello terziario.

Lo sviluppo delle scuole secondarie, molto rare in V., fu da sempre un tema ricorrente. Negli anni 1940-50 alcune soc. di Vallesani emigrati in altre parti della Svizzera reclamarono l'istituzione di scuole migliori di questo tipo. Sorte un po' ovunque in seguito alla legge del 1962, furono presto integrate nei cicli di orientamento creati nel 1974. La democratizzazione degli studi portò a un aumento del numero di studenti iscritti alle Univ. sviz. La riforma del livello secondario inferiore ebbe anche conseguenze sull'organizzazione dei licei di Briga, Sion e Saint-Maurice. Dal canto suo la formazione professionale proseguì il proprio sviluppo, in particolare con la pianificazione e la realizzazione dei grandi centri formativi all'inizio degli anni 1960-70. La formazione scientifica, impartita nelle scuole di livello terziario e tardivamente entrata in concorrenza con la formazione classica offerta dai licei, prese saldamente piede dagli anni 1980-90. Queste scuole integrarono l'organigramma delle scuole univ. vallesane nel 2000 e quello delle alte scuole; assieme ad altri percorsi formativi, entrarono poi a far parte della scuola univ. professionale della Svizzera occidentale (HES-SO), istituita nel 1997. All'inizio del XXI sec. il V. ospitava altre formazioni e ist. di livello univ., come il Centro univ. a distanza di Briga (dal 1992) oppure l'ist. univ. Kurt Bösch a Bramois (oggi com. Sion) dal 1999.

Autrice/Autore: Simon Roth / gbp

5.4.3 - I media

L'avvento graduale della democrazia governata favorì la diffusione della stampa, divenuta nel contempo oggetto e protagonista dei conflitti politici. La lotta per il potere passò attraverso la conquista dell'opinione pubblica. Tra il 1839 e il 1848 furono pubblicate dieci effimere testate (di cui otto del basso V.). I primi due giornali di opinione comparvero nel maggio del 1839: il conservatore Défenseur de la Religion et du Peuple (fino al 1840), seguito dall'Echo des Alpes (fino al 1844), organo del governo liberale e poi di orientamento radicale. Nel 1921, delle 40 testate create dal 1839 ne esistevano ancora 13, di cui nove nel V. francofono. L'organo radicale Le Confédéré, fondato nel 1861, fu il primo giornale del basso V. Le circostanze favorirono l'avvento di una nuova stampa, spesso legata a una certa tendenza politica senza tuttavia costituire in senso stretto l'organo di un partito. Il panorama giornalistico si diversificò anche grazie a pubblicazioni longeve a carattere regionale. La concorrenza raggiunse l'apice nel 1930 con 17 testate; in seguito si registrò un processo di concentrazione. Nel 1929 Le Nouvelliste (1903, Nouvelliste et Feuille d'Avis du Valais) divenne il primo quotidiano vallesano (fino agli anni 1950-60 anche l'unico). Questo giornale rafforzò ulteriormente la sua influenza con l'acquisizione, nel 1960, del Rhône (fondato nel 1929) e, nel 1968, della Feuille d'Avis du Valais. Nell'alto V., il Walliser Bote, fondato nel 1840, acquisì un'importanza simile: nel 1961 assorbì il Walliser Nachrichten-Briger-Anzeiger (1933) e dal 1969 esce come quotidiano. Il suo successo è dovuto alla lunga tradizione e alla scomparsa del Walliser Volksfreund (1920-89), organo dei cristiano-sociali dell'alto V.

Dagli anni 1960-70 e spec. dagli anni 1980-90, i periodici registrarono un forte declino. Soprattutto sotto l'effetto della concorrenza della radio e della televisione, la stampa dovette ristrutturarsi e diverse testate scomparvero a beneficio di due soli quotidiani, Le Nouvelliste e il Walliser Bote, che all'inizio del XXI sec. rappresentavano assieme il 95% della tiratura locale. Di fronte a questo predominio, la questione della pluralità dell'informazione rimane aperta, malgrado il Walliser Bote, organo catt. conservatore, dal 1982 si sia proclamato "quotidiano indipendente dell'alto V." e il Nouvelliste, quotidiano conservatore e popolare, dal 1997 abbia adottato un orientamento più pluralista. Nel 2011, il panorama della stampa vallesana comprendeva, accanto ai due quotidiani cit. sopra, il Confédéré, il Journal de Sierre (1931), lo Chablais-Magazine (2001), la Gazette de Martigny (1968), il Peuple valaisan (1953, dal 2013 Le Peuple.VS), la Rote Anneliese (1973, "voce critica dell'alto Vallese"), la Regionalzeitung Aletsch-Goms (1995) e la Rhonezeitung (1998). Esistono poi tre emittenti radiofoniche: Radio Martigny (dal 1984) diventata più tardi Radio Rhône e poi Rhône FM, con sede a Sion; Radio Chablais (dal 1984) a Monthey; Radio Rottu Oberwallis (dal 1990) a Visp. La televisione regionale Canal 9, creata a Sierre nel 1983, si sviluppò con successo e nel 2008 ottenne una concessione cant. per la diffusione nelle due lingue da parte dell'ufficio fed. delle comunicazioni.

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz, Simon Roth / gbp

5.4.4 - Arte e letteratura

Meta di numerosi scrittori dall'epoca romantica, il V. continuò ad accoglierli nel XX sec. (Rainer Maria Rilke, Carl Zuckmayer e Charles Ferdinand Ramuz). Gli scrittori attivi nel XX sec. e legati al V. - come Marguerite Burnat-Provins o Louis Courthion - proposero una visione del cant. condizionata dal loro percorso individuale. Privo di un'intensa vita intellettuale, fu solo dagli anni 1940-50 che si diffuse una produzione ispirata ai suoi luoghi e creata da personalità locali, spec. attraverso le opere di Maurice Zermatten e dei coniugi Maurice Chappaz e S. Corinna Bille. Negli anni 1960-70 emerse una nuova generazione di scrittori che dipinse una società del dopoguerra scombussolata dalla modernità o che cercò, come Georges Borgeaud, di estendere il proprio orizzonte ad altre città e regioni oltrepassando la ristretta cerchia delle montagne. La "letteratura dei maestri di scuola", che dominava ancora la scena fino agli anni 1970-80, cedette il posto a una produzione più ricca e libera sia nel genere che nello stile. In ambito germanofono, Adolf Fux e Hannes Taugwalder hanno evocato l'alto V., Pierre Imhasly il Rodano.

Raphael Ritz fu il primo pittore vallesano indipendente. Il V., posto a margine delle numerose istituzioni culturali sorte nel XIX sec. e sprovvisto degli elementi costitutivi di una scena artistica, all'inizio del XX sec. attirò comunque numerosi pittori romandi. Ernest Biéler fondò l'Ecole de Savièse, divenuta una vera e propria colonia di artisti, di cui fece parte anche Raphy Dallèves. Quest'ultimo legò al cant. le sue opere che costituirono il nucleo della collezione del Museo di belle arti. Durante tutto il XX sec. generazioni diverse di artisti si trasferirono in V., da Edmond Bille ed Edouard Vallet ad Albert Chavaz, Gérard de Palézieux e Angel Duarte. La creazione di un Museo cant. di belle arti (1947) e di una scuola cant. di belle arti (1949) favorirono la nascita di nuovi talenti, attesi dopo la scomparsa di Ludwig Werlen e di Dallèves. In questo contesto artistico più stimolante, numerosi giovani pittori dell'alto e del basso V. cercarono di affermarsi. Si costituirono ass. artistiche, più o meno durature. Si fece strada una nuova politica espositiva, allo stesso tempo più prestigiosa e più popolare, come quella della fondazione Pierre Gianadda a Martigny (dal 1979), o quella orientata più specificamente sulla creazione contemporanea nelle principali città.

Nel campo dell'architettura Joseph de Kalbermatten e Joseph Dufour progettarono numerose chiese in stile neomedievale mentre il Groupe de Saint-Luc et Saint-Maurice, fondato nel 1919, realizzò quella di Finhaut. Dopo la prima guerra mondiale, Markus Burgener costruì a Crans-Montana degli alberghi in stile moderno.

I compositori Charles Haenni e Jean Daetwyler animarono la vita musicale vallesana. Pierre Mariétan si distinse nella musica contemporanea. A Valère (com. Sion) si trova il più vecchio organo del mondo ancora utilizzato. Il V. è conosciuto a livello intern. per i festival di musica di Verbier, Sion ed Ernen.

Autrice/Autore: Simon Roth / gbp

Riferimenti bibliografici

Archivi
– ACap Sion
– AEV
– APatr Sion
Fonti
Recueil des lois, décrets et arrêtés du Canton du Valais, 1847-
– J. Gremaud, Documents relatifs à l'histoire du Vallais [sic], 8 t., 1875-1898
– A. Heusler, Rechtsquellen des Cantons Wallis, 1890
Die Walliser Landrats-Abschiede seit dem Jahre 1500, 1916- (9 voll. pubblicati, fino al 1613)
– A. Donnet, «Documents pour servir à l'histoire de la révolution valaisanne de 1798», in Vallesia, 19, 1964, 1-18; 31, 1976, 1-186; 32, 1977, 1-246; 34, 1979, 1-102; 35, 1980, 1-120
– K. J. von Stockalper, Handels- und Rechnungsbücher, a cura di G. Imboden, G. Zenhäusern, 10 voll., 1987-1997
Bibliografia

Autrice/Autore: Bernard Truffer / mku