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Grigioni

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Il Libero Stato delle Tre Leghe, formato da Lega Caddea, Lega Grigia e Lega delle Dieci Giurisdizioni, fu un Paese alleato della Conf. (1524-1803), fece parte della Repubblica elvetica come cant. Rezia (1799-1803) e costituisce un cant. della Conf. dal 1803; (nome ufficiale: it. Cantone dei Grigioni; ted. Kanton Graubünden; rom. Chantun Grischun; franc. Grisons). La Valtellina, Chiavenna e Bormio appartennero alle Tre Leghe come Paesi soggetti dal 1512 al 1797. Le lingue ufficiali sono il ted. e l'it., dal 1996 anche il rom. (Rumantsch Grischun); il capoluogo è Coira.

Situato nella parte sudorientale della Svizzera, il territorio cant. dei G. comprende ca. 150 vallate. Le due valli principali, la Surselva e l'Engadina, si estendono parallelamente alla cresta delle Alpi. Nel Reno confluiscono le acque di buona parte del cant., caratterizzato da grandi differenze d'altitudine. Sul Piz Lunghin, uno degli spartiacque d'Europa situato sopra il Maloja, nascono l'Inn, che scorre a est verso il Danubio, la Julia, che scende a nord e si immette nel Reno, e la Maira, che sfocia nel Po.

Superficie (1995/97)7105,2 km² 
Foresta/Superficie boscata1 897,1 km²26,7%
Superficie agricola utile2 117,3 km²29,8%
Superficie con insediamenti127,9 km²1,8%
Superficie improduttiva2 962,9km²41,7%

Struttura demografica ed economica
Anno 18501880a1900195019702000
Abitanti 89 89593 864104 520137 100162 086187 058
Percentuale rispetto alla popolazione totale svizzera3,8%3,3%3,2%2,9%2,6%2,6%
Lingua       
tedesco  43 66448 76277 09693 359127 755
romancio  37 79436 47240 10937 87827 038
italiano  12 97617 53918 07925 57519 106
francese  115479893819961
altre  4421 2689234 45512 198
Religione, confessione       
protestanti 51 85553 16855 15569 52474 39176 252
cattolicib 38 03941 71149 14266 41985 80387 245
cattolico-cristiani    12282111
altri 11122231 0351 81023 450
di cui della comunità ebraica 1381143609885
di cui delle comunità islamiche     1613 913
di cui senza confessionec     6109 448
Nazionalità       
svizzeri 87 70788 71089 583125 964137 995158 886
stranieri 2 1886 28114 93711 13624 09128 172
Anno  19051939196519952001
Occupati nel cantonesettore primario 42 30442 5779 88011 417d9 936d
 settore secondario 15 48114 43933 18627 47324 041
 settore terziario 17 69719 53634 54968 44667 609
Anno  19651975198519952001
Percentuale rispetto al reddito nazionale svizzero  2,4%2,4%2,4%2,4%

a Abitanti: popolazione residente; lingua, religione e nazionalità: popolazione "presente".

b Compresi i cattolico-cristiani nel 1880 e nel 1900; dal 1950 cattolico-romani.

c Non appartenenti ad alcuna confessione o altra comunità religiosa.

d Censimenti delle aziende agricole 1996 e 2000.

Fonti:HistStat; Censimenti federali; UST

1 - Dalla Preistoria all'epoca romana

1.1 - Preistoria e Protostoria

1.1.1 - Paleolitico e Neolitico

A tutt'oggi non si segnalano nel cant. G. reperti risalenti al Paleolitico (ca. 500'000-8000 a.C.), visto che le valli alpine erano in quel periodo quasi completamente ricoperte dai ghiacciai. Unica eccezione, a Coira-Marsöl, un bivacco di cacciatori dotati di utensili di selce e radiolarite (ca. 11'000-9000 a.C.), che risale alle ultime fasi del Paleolitico. Un luogo di soggiorno e centro di attività manifatturiera frequentato a più riprese e risalente al Mesolitico (ca. 8000-5000 a.C.) è attestato a Mesocco-Tec Nev (oggetti di selce e cristallo di rocca). L'esistenza di abitati e bivacchi riconducibili a quell'epoca è però probabile anche nel resto dei G., come lasciano supporre le stazioni mesolitiche del Pian dei Cavalli, presso il passo dello Spluga, e in Valchiavenna (entrambe in Italia).

I numerosi insediamenti con attività manifatturiera del Neolitico (ca. 5500-2200 a.C.) si concentrano soprattutto nelle valli più basse e lungo gli assi di transito: Mesocco-Tec Nev, Coira (zone Zindel e Ackermann), Zizers-Friedau, Untervaz-Haselboden, Tamins-Crestis, Cazis-collina di S. Pietro e Castaneda-Pian del Remit. A Coira nella zona Ackermann oltre a strutture insediative con capanne di legno sono state rinvenute anche tracce di solchi d'aratura. I reperti di Coira sono riconducibili alle culture neolitiche di Lutzengüetle e di Pfyn, poste più a nord. Il ritrovamento a Cazis-collina di S. Pietro di numerose seghe di arenaria e di utensili di palco di cervo suggerisce la presenza di attività manifatturiere. Anche i reperti di Cazis indicano un orientamento verso il Reno alpino e la Svizzera orientale (collegamenti con la cultura di Horgen). A Tamins-Crestis sono stati portati alla luce i resti di un insediamento riconducibile al periodo della cultura di Horgen (attorno al 3000 a.C.). La stazione di Mesocco-Tec Nev, utilizzata attorno o dopo il 5000 a.C., è da collegare probabilmente a gruppi del Neolitico antico stanziati nell'Italia settentrionale. Il sito archeologico di Castaneda, che presenta tracce di edifici e di solchi di aratro, risale invece verosimilmente alla fase finale del Neolitico. Il rifugio ai piedi della parete rocciosa di Zernez-Ova Spin e diversi ritrovamenti di selce e asce di pietra in Engadina e nella valle di Avers, dimostrano che durante il Neolitico furono frequentate da cacciatori anche le valli più discoste.

Autrice/Autore: Jürg Rageth / cne

1.1.2 - Età del Bronzo e del Ferro

Durante l'età del Bronzo (ca. 2200-800 a.C.) si assistette a un forte aumento del numero di insediamenti, legato probabilmente alla ricerca di giacimenti di rame. L'uomo dell'età del Bronzo colonizzò non solo le valli di transito grigionesi più basse, ma anche quelle in alta quota come l'Engadina, l'Oberhalbstein e la Lumnezia. Gli insediamenti si situavano di preferenza sulla cima di colline o su pianori sopraelevati, ma anche su terrazzi in pendio (abitati d'altura). Solo a partire dal Bronzo finale sorsero abitati anche nel fondovalle. Nei G. e nelle regioni circostanti (valle del Reno sangallese, principato del Liechtenstein e regioni dell'Alto Adige) la civiltà alpina del Bronzo si distingue con reperti archeologici caratteristici. Gli insediamenti più importanti di questa cultura sono Lumbrein/Surin-Crestaulta, Falera-Muota, Maladers-Tummihügel, Cazis-Cresta, Savognin-Padnal, Salouf-Motta Vallac, Scuol-Munt Baselgia e Ramosch-Mottata. Per quanto riguarda la struttura dei villaggi, rivestono particolare interesse gli elementi costruttivi rilevati a Savognin-Padnal e Cazis-Cresta, dove sono state scoperte case a schiera allineate su una o a volte anche più file. I ritrovamenti di carattere sepolcrale sono scarsi, contrariamente al numero dei resti di insediamenti. A Donath-Surses sono state rinvenute sepolture isolate del Bronzo antico (tra cui anche un'inumazione bisoma), a Lumbrein/Surin-Cresta Petschna una necropoli risalente alla media età del Bronzo con tombe a incinerazione e corredo sepolcrale. Del Bronzo finale sono attestati i ritrovamenti di inumazioni singole e di una tomba a urna.

Grande importanza riveste la cisterna di captazione in legno di larice a Sankt Moritz-Bad (Bronzo medio e finale), in cui erano deposti con cura, quasi certamente come offerte votive, diversi oggetti di bronzo tra i quali alcune spade e un pugnale. Anche le incisioni rupestri di Sils im Domleschg-Carschenna e di Tinizong-Senslas, come pure i numerosi massi cuppellari e incisi, si possono attribuire all'ambito delle attività religiose e di culto.

Anche se gli ab. dell'area alpina durante l'età del Bronzo traevano sostentamento soprattutto dall'agricoltura e dall'allevamento, sono attestati anche l'estrazione di minerale di rame (Oberhalbstein, Alta Engadina, Lumnezia, ecc.) e gli scambi commerciali attraverso i passi alpini. La caccia aveva invece perso molta della sua importanza.

Durante il Bronzo finale avvenne un mutamento culturale nell'area delle Alpi retiche. La cultura dei campi di urne raggiunse il centro dei G. a partire da nord; quella di Luco-Meluno si diffuse nella Bassa Engadina a partire dal Trentino e dall'Alto Adige (in seguito raggiunse anche i G. centrali e settentrionali). La parte sudoccidentale (Mesolcina) si orientò invece verso il Ticino e la Lombardia. Questa suddivisione culturale dell'area alpina grigionese era destinata a persistere anche nel corso dell'età del Ferro (ca. 800-15 a.C.).

Dalla prima età del Ferro al nord e al centro dei G. si delineò una cultura di tipo hallstattiano attestata dalla ciotola dipinta di Felsberg, dalla ceramica delle urne della necropoli di Tamins e altri reperti. Nel corso della prima età del Ferro, nei G. settentrionali e in parte centrali cominciò a svilupparsi una cultura locale con ceramica di Tamins e più tardi del tipo Schneller (i cosiddetti gruppi dell'età del Ferro della valle alpina del Reno). A questo gruppo regionale appartengono tra gli altri gli insediamenti di Coira-Welschdörfli, Coira-Sennhof/Karlihof, Fläsch-Luzisteig, Lantsch/Lenz-Bot da Loz, Cazis-Niederrealta, Suraua-Surcasti e Trun-Grepault. Abbastanza ben documentate sono le strutture insediative e le fondamenta di case a Coira (zona Ackermann e Markthallenplatz) e in parte anche l'insediamento fortificato di Lantsch/Lenz-Bot da Loz.

Nella necropoli di Tamins sono state riportate alla luce 64 tombe ad urna, in cui erano poste le ceneri provenienti dai roghi di cremazione dei morti. Il sito di Trun-Darvella comprende diverse inumazioni in fossa risalenti al periodo di La Tène, i cui corredi funerari denotano in parte uno spiccato carattere celtico, congiunto però talvolta a un chiaro influsso da sud, di carattere leponzio. In generale durante il medio e tardo periodo di La Tène l'influsso celtico si rafforzò nella parte settentrionale dei G. (recipienti di ceramica decorati a graffito, fibule, ecc.), indizio probabilmente dei commerci a lunga distanza nel Reno alpino. A Cunter-Burvagn già nel 1786 fu rinvenuto un deposito occultato risalente al tardo periodo di La Tène, con numerose monete d'oro e d'argento e con dracme d'argento di Massilia (oggi Marsiglia), ma anche monili in oro e argento. Il ritrovamento, ancora parzialmente conservato, è una testimonianza del commercio praticato sull'asse alpino nord-sud.

I G. sudorientali (Bassa Engadina e val Monastero) sono caratterizzati da una chiara persistenza della cultura del Bronzo finale di Luco-Meluno fin nell'età del Ferro, come dimostrano i ritrovamenti delle tipiche brocche ansate. Con il passaggio dalla prima alla seconda età del Ferro (VI-V sec. a.C.) fu soppiantata dalla cultura di Fritzens-Sanzeno, la cui gamma di forme è dominata dalle tazze decorate dei due tipi di Fritzens e Sanzeno. Insediamenti importanti della cultura di Luco-Meluno e di quella di Fritzens-Sanzeno sono Scuol-Munt Baselgia, Ramosch-Mottata e Ardez-Suotchastè, dove si sono in parte potute osservare interessanti strutture costruttive.

In seguito si sviluppò nei dintorni di Zernez un'altra area culturale regionale, che presenta tratti comuni con la cultura di Fritzens-Sanzeno, ma anche caratteri peculiari dei complessi archeologici della val Camonica e della Valtellina. A quest'area appartiene il sito fortificato di Zernez-Muota da Clüs. Un altro gruppo regionale, appartenente alla cultura di Golasecca lombardo-ticinese, si manifesta nei G. sudoccidentali (valli Mesolcina e Calanca). Oltre a singoli complessi abitati, i rinvenimenti di ambito golasecchiano nei G. sono soprattutto di carattere funerario e provenienti talvolta da necropoli di notevoli dimensioni. A Mesocco-Coop sono state portate alla luce 16 tombe della prima età del Ferro con sepolture sia a inumazione sia a incinerazione, dotate in parte di ricchi corredi funerari composti da situle, ciste di bronzo a cordoni, placche di cintura e fibule. A Castaneda si è oggi a conoscenza, accanto a modesti resti di edifici, di più di 90 tombe della prima e della seconda età del Ferro, con ricchi corredi costituiti da vasellame e gioielli (fibule, orecchini, ambra, ecc.). Altre necropoli dell'età del Ferro sono state scoperte a Cama, Santa Maria in Calanca e Mesocco. I ricchi corredi che contraddistinguono questo gruppo regionale denotano una certa agiatezza della pop., da ricondurre molto probabilmente al ruolo di collegamento della regione nel commercio attraverso i valichi alpini. A Mesocco si sono rinvenuti frammenti di una stele funeraria in pietra con iscrizioni che ricordano, nella scrittura e nella lingua, le stele funerarie leponzie del Ticino meridionale.

Un tema dibattuto da decenni da storici, archeologi e linguisti è quello dei Reti. Se tutti oggi sono concordi nel considerare il Trentino, l'Alto Adige, la Bassa Engadina e il Tirolo come il centro dell'area retica (culture di Fritzens-Sanzeno e di Luco-Meluno), le opinioni divergono per quanto riguarda la parte settentrionale e centrale dei G., inclusa da alcuni ricercatori nell'area retica, da altri nell'area celtica o celto-retica. La zona sudoccidentale del cant. è attribuita all'area leponzia (Leponti). La sottomissione dei popoli alpini da parte dei Romani nel 15 a.C. sancì la fine delle culture dell'età del Ferro nei G.

Autrice/Autore: Jürg Rageth / cne

1.2 - La Rezia in epoca romana

1.2.1 - Caratteristiche generali

Le fonti scritte offrono scarse informazioni e riflettono solo il punto di vista dei Romani. La distribuzione geografica dei numerosi reperti archeologici dipende in parte dalla posizione degli attuali insediamenti e quindi dall'intensità delle attività di scavo. Tracce di insediamenti sono state rinvenute in un quarto dei ca. 230 siti archeologici romani nell'attuale cant. G., tombe nel 6% dei casi e reperti isolati (spec. monete) nei rimanenti.

L'ambiente naturale molto variato dei G. ha dato luogo da sempre a una suddivisione delle zone abitate in vallate, dove convivevano tradizioni regionali e influenze esterne. Nei 500 anni di dominio romano nella regione si sviluppò una cultura romana locale, i cui differenti substrati sono ancora poco studiati. Le valli rivolte nella direzione da est a ovest erano aperte all'influsso proveniente dalle Alpi orientali. All'inizio dell'epoca imperiale, ma soprattutto nella tarda antichità, ci furono strette relazioni con l'Italia settentrionale, anche se, come attesta il vasellame importato (terra sigillata), dalla fine del I al III sec. le valli nordalpine come pure il resto della Rezia occidentale si orientarono prevalentemente verso le province dell'Impero nordoccidentale. Le basi di sostentamento erano sempre garantite da risorse minerarie (in epoca romana soprattutto ferro, ma anche cristalli di rocca e pietra ollare), traffico commerciale, allevamento, agricoltura e sfruttamento dei boschi. Importanti collegamenti viari da sud verso nord attraversavano il passo del San Bernardino, il passo del Settimo o ilpasso dello Julier e conducevano nella valle del Reno, verso il lago di Costanza e al Danubio; i passi retici non raggiunsero tuttavia l'importanza del Brennero o del Gran San Bernardo. Reperti romani sono stati trovati anche lungo il passo del Lucomagno, la Greina, il passo dello Spluga e il passo del Bernina. L'Itinerarium Antonini, un repertorio stradale romano, e la Tavola peutingeriana, una copia medievale di una carta romana, riportano le strade del Settimo o dello Julier e dello Spluga, probabilmente percorribili con carri.

Autrice/Autore: Stefanie Martin-Kilcher / cne

1.2.2 - Dai primi contatti con Roma alla conquista delle Alpi (15 a.C.)

Secondo le fonti archeologiche, la maggior parte delle valli alpine grigionesi era già abitata nel I sec. a.C., prima della conquista. Benché rari, contatti con l'Italia sono documentati anche a nord delle Alpi, come testimoniano le monete padane ritrovate nel tesoro di Cunter e la ceramica fine importata scoperta a Coira. Le prime fonti scritte descrivono gli ab. delle vallate alpine come orde di selvaggi dediti alla rapina.

Nonostante il trionfo ex Raetis, vale a dire sui Reti sconfitti, celebrato da Lucio Munanzio Planco nel 44 a.C. (in Gallia?), la regione alpina e quindi le vie di comunicazione stradali tra l'Italia e il corso superiore del Danubio furono conquistate dai Romani con Druso e Tiberio solo durante la campagna del 15 a.C. La spedizione militare sulle Alpi e la presenza romana negli anni successivi sono attestate da ritrovamenti archeologici soprattutto a Bondo, lungo la strada del Settimo o dello Julier, sul passo del Settimo, a Savognin (Padnal) e presso Tiefencastel. Le vie d'accesso verso nord portavano lungo il lago di Walenstadt o di Costanza. La pop. locale di quest'epoca è difficilmente definibile, non solo per i problemi di datazione dei reperti archeologici, ma anche in seguito a una cesura demografica risalente al I sec. a.C. e accentuata dalla conquista romana, tra l'altro con i reclutamenti forzati nelle cohortes Raetorum et Vindelicorum.

Autrice/Autore: Stefanie Martin-Kilcher / cne

1.2.3 - Alto e medio Impero

Fra le pop. assoggettate menz. sul Tropaeum Alpium figurano diverse tribù che abitavano nella regione degli attuali G. Fino al 20-40 d.C. il Vallese e i G. formavano, con le Prealpi bavaresi, un'unità amministrativa sottoposta a un praefectus Raetis Vindolicis Vallis Poeninae et levis armaturae. Le valli meridionali furono invece assegnate alle Regio X e XI dell'Italia. La provincia Raetia et Vindelicia, il cui nome fu abbreviato in Raetia, si separò probabilmente già all'epoca di Tiberio (14-37), al più tardi però sotto l'imperatore Claudio (41-54). La ricerca storica non ha ancora potuto affermare con certezza se Augusta (Augusta Vindelicum), elevata al rango di municipium nel II sec., sia stata la prima capitale oppure se succedette a Kempten (Cambodunum) dopo alcune generazioni. Le località principali della parte occidentale della provincia, che aveva una superficie di ca. 80'000 km2, erano Kempten, Bregenz (Brigantium) e Coira (Curia). Già all'inizio del I sec. queste tre città resero omaggio quasi contemporaneamente ai principi imperiali (ciò che sottolinea l'importanza di Coira), testimoniando la propria lealtà. I resti della città romana a Kempten e Bregenz sono stati studiati in modo più approfondito di quelli di Coira, dove gli scavi hanno portato alla luce edifici sia pubblici sia privati nel Welschdörfli, sulla riva sinistra della Plessur. Come a Bregenz, le costruzioni sono disposte lungo la strada principale di transito. L'ubicazione di Coira è tipica di una città romana: la città è situata dove si diramavano le strade che portavano ai passi retici e dove probabilmente cominciava la navigazione sul Reno verso nord. Le terme, il mercato, i negozi, gli alberghi e i tipici edifici allungati, che ospitavano le abitazioni, le officine e le merci importate, documentano l'importanza della città quale centro regionale. È attestata anche la presenza di una postazione militare per il controllo delle vie di transito. Finora non sono note fonti scritte che descrivano lo status giur. di Coira; si suppone che fosse un vicus. Dal 10-30 ca. d.C. si assistette a uno sviluppo degli insediamenti nelle principali vallate retiche. Le case, costruite fino ad allora anche a Coira in maniera tradizionale (completamente in legno o su un basamento in muri a secco), dalla metà del I sec. lasciarono il posto a edifici con muri legati a malta e con tetti di tegole o di lastre di pietra. Nelle valli gli abitati si svilupparono lungo le strade, dai 300 m (Roveredo) o 515 m di quota (Maienfeld) fin verso i 1500 m (Zernez). Si privilegiavano terrazzi esposti a sud o sud est, spesso in posizione elevata rispetto al fiume. L'insediamento di Riom, sorto sopra quello precedente dell'età del Ferro e abitato senza interruzioni fin dagli inizi del I sec., è quello studiato più accuratamente. La masseria era costituita da almeno due confortevoli edifici in muratura, che servivano anche da ospizio per i viaggiatori. Altri edifici simili sembrano avere avuto funzioni specifiche legate al traffico di transito quali stazioni di sosta. Non è ancora stata studiata l'economia alpestre dell'epoca romana, ma fu senz'altro praticata.

Autrice/Autore: Stefanie Martin-Kilcher / cne

1.2.4 - Tarda antichità

I tesori di monete nella valle del Reno alpino e a Coira e resti di incendi permettono di ipotizzare che anche i G. abbiano attraversato tempi difficili alla fine del III sec. Dopo la riforma dell'Impero di Diocleziano, la Rezia fu integrata nella prefettura Italia e suddivisa, probabilmente all'epoca di Costantino, nelle province Raetia Prima (dapprima la capitale fu Bregenz, nel V sec. Coira?) e Raetia Secunda (capitale Augusta). Ogni provincia era amministrata da un governatore (praeses), mentre il comando militare era affidato a un dux, che risiedeva probabilmente ad Augusta. L'appartenenza alla prefettura Italia e quindi l'orientamento verso sud si riflettono nell'importazione di stoviglie dell'Africa settentrionale e vasellame invetriato di color verde proveniente dall'Italia settentrionale; si trovano però anche merci provenienti da nord ovest, come il vasellame di terra sigillata dalle Argonne.

Secondo la leggenda, S. Lucio avrebbe predicato il cristianesimo in Rezia nella seconda metà del II sec. d.C. Il passaggio dall'antico culto alla religione cristiana è documentato archeologicamente solo in epoca tardoromana, con il ritrovamento a Coira, Bonaduz e Schiers di edifici sacri paleocristiani, cappelle funerarie (memoriae) e cimiteri. Dal IV sec. sia a Coira sia nelle valli aumentò la dimensione delle comunità cristiane locali. La città divenne sede vescovile nella seconda metà del sec., mentre dal 451 sono attestati per iscritto i vescovi di Coira. La cristianizzazione non significò la scomparsa di tutti i luoghi di culto precedenti, come attesta una grotta vicino a Zillis utilizzata sicuramente nel IV sec., ma probabilmente ancora nel V e VI sec., per onorare una divinità non nota.

Anche se insediamenti aperti continuarono a esistere, come a Coira-Welschdörfli, Riom o Schiers, dalla seconda metà del III sec. si costruirono insediamenti e fortificazioni sulla sommità di colline difficilmente accessibili, spesso negli stessi luoghi di ritrovamenti dell'età del Ferro. L'insediamento fortificato di Castiel-Carschlingg è quello più studiato, mentre ancora poco noto è il castrum di Coira-Hof. Torri di guardia (burgi) e fortificazioni proteggevano i punti strategici, come a Salouf (Motta Vallac) o Sagogn-Schiedberg. Le fonti archeologiche testimoniano la decadenza delle tipologie costruttive romane a partire dal V sec.: semplici edifici in legno sostituirono a poco a poco le costruzioni in muratura legata a malta, eccetto le chiese e certi edifici profani di prestigio (come Castiel e Riom). Molte località continuarono tuttavia a essere abitate da una pop. romana.

Autrice/Autore: Stefanie Martin-Kilcher / cne

2 - I Grigioni nel Medioevo

2.1 - Autorità, politica e istituzioni

2.1.1 - Alto Medioevo (dal VI alla metà del X secolo)

Passata sotto il dominio degli Ostrogoti, la provincia tardoromana Raetia Prima faceva parte della cintura alpina a confine con l'Italia. Quando gli Ostrogoti cedettero ai Franchi la Provenza e l'Alemannia gotica (536/537), anche la Rezia fu probabilmente integrata nel regno merovingio. Nel VI sec. alcune spedizioni dei Franchi in Italia attraversarono quasi certamente i passi retici. L'espansione dei Franchi (VI sec.) e il processo di colonizzazione alemanna (VI-VII sec.) modificarono le frontiere dell'antica provincia, che fu strettamente legata al regno dei Franchi all'inizio del VII sec. Anche il primo alto dignitario del periodo merovingio, Zaccone, capostipite dei cosiddetti Zacconi/Vittoridi (Vittoridi), fu probabilmente insediato dai Merovingi come comandante militare. Dopo avere unificato le cariche di praeses e dux, i suoi discendenti assunsero anche la dignità vescovile costituendo un dominio di fam. sulla Rezia curiense. Al più tardi con Tellone (ca. 765), vescovo e praeses, l'unione dei poteri si trasformò in una classica signoria episcopale regionale, come ne esistevano in Gallia. La Rezia rientrò negli interessi dei Franchi nell'VIII sec., come dimostra il diploma di protezione concesso da Carlomagno (ca. 773). La signoria episcopale fu sciolta, separando i beni legati alla carica di conte da quelli ecclesiastici e introducendo il sistema comitale, probabilmente attorno all'806/807: il margravio dell'Istria Hunfrid fu il primo conte. Con il trattato di Verdun (843), la Rezia fu attribuita definitivamente al regno dei Franchi orientali. I contatti con la Svevia (detta anche Alemannia) si intensificarono sotto Carlo il Grosso (865/876-887), che probabilmente esercitava direttamente il dominio sulla Rezia. Solo dopo la sua morte è attestato Rodolfo, probabilmente un guelfo, come dux Raetianorum (890), e infine Burcardo I, come marchio Curiensis (903). Il margravio Burcardo fu il capostipite dei duchi di Svevia; suo figlio Burcardo II ottenne il titolo di duca nel 917, sulla base dei suoi diritti comitali in Rezia. I suoi successori mantennero i legami con la Svevia, anche se invece di un'unica contea ora se ne contavano tre: la Rezia superiore, che nell'XI sec. passò dagli Udalriche ai conti von Buchhorn; la val Venosta, che divenne un possesso ereditario dei conti del Tirolo nel 1141 (per il periodo precedente sono noti solo due conti del X e XI sec.); la Rezia inferiore che, in mano ai duchi di Svevia fino al 982, passò nell'XI sec. ai conti di Bregenz.

La sede vescovile di Coira dipendeva dalla diocesi metropolitana di Milano. Dalla fine del VI sec. si moltiplicarono però i segnali di un avvicinamento al regno dei Franchi sia sul piano ecclesiastico sia su quello politico. Il vescovo di Coira Victor partecipò al Concilio regio di Parigi (614), mentre nel 762 il vescovo Tellone e Adalbert, abate di Pfäfers, aderirono al patto di preghiera di Attigny. Anche a livello ecclesiastico il trattato di Verdun rappresentò una cesura; da quel momento la diocesi di Coira fu infatti sottoposta all'arcidiocesi di Magonza (fino al 1803/18). Dopo che la separazione amministrativa e la secolarizzazione dei beni dell'806/807 avevano sancito la fine dell'antica unità della diocesi, nel corso del IX sec. solo un numero ridotto di proprietà fu restituito al vescovo. La diocesi di Coira si risollevò sotto il vescovo Hartpert (951-probabilmente 971), divenendo un pilastro della politica it. e imperiale degli Ottoni nella parte sudoccidentale dell'Impero. Hartpert ottenne le entrate fiscali della contea di Coira (951), i diritti doganali di Coira (952), la curtis regia di Zizers (955), il diritto di battere moneta, i diritti doganali e la metà della civitas, cioè dell' Hof Chur, la curtis regia di Coira con i relativi diritti fiscali e le entrate doganali, nonché gli introiti daziari e i diritti comitali nella val Bregaglia (960). Ciò non significò tuttavia un ripristino dell'estesa signoria vescovile merovingia, poiché da tempo la Rezia era divisa in numerosi aggregati signorili.

I due conventi femminili di Cazis (fondati nel VII-VIII sec.) e quello di Mistail, fondato nella seconda metà dell'VIII sec., erano sottoposti al vescovo; Schänis, il terzo convento femminile fondato tra l'814 e l'823 dal conte Hunfrid, rimase invece un convento privato (Eigenkloster) degli Hunfridinger fino al 1045. I due conventi maschili di Disentis e Pfäfers, fondati quasi sicuramente nell'VIII sec. dagli Zacconi (Vittoridi), nel caso di Pfäfers probabilmente con l'apporto del convento di Reichenau, furono dotati di vasti territori. Disentis ebbe beni nella valle del Reno anteriore (testamento di Tellone del 765), Pfäfers nella valle del Reno sotto Domat/Ems, nella valle del Reno posteriore (Splügen), in val Venosta, nella valle dell'Adige e sulla strada lungo il lago di Walenstadt fino al lago di Zurigo (urbario dell'842/843). I conventi di Disentis e Pfäfers furono sottoposti direttamente all'Impero (806/807), come pure il convento di Müstair in val Venosta, alla cui fondazione, dopo la conquista del regno longobardo, contribuirono sia i vescovi di Coira sia i re franchi. Nell'881 Müstair divenne un convento privato vescovile, mentre gli altri due mantennero lo statuto di abbazia imperiale.

Autrice/Autore: Reinhold Kaiser / cne

2.1.2 - Il basso Medioevo (dalla metà del X al XIII secolo)

L'interesse per la Rezia curiense si fondava sull'importanza dei suoi passi alpini per la politica it. degli imperatori. Ciò spiega il sostegno dato ai vescovi di Coira da Ottone I e II, che utilizzarono i passi retici più spesso dei loro successori. Attorno al 1020 Enrico II, che nel 1004 era transitato dal San Bernardino, pose l'abbazia di Disentis sotto il dominio del vescovo di Bressanone, la cui sfera di potere comprendeva la zona del passo del Brennero. Durante la lotta delle investiture a Coira furono eletti due vescovi: le abbazie di Pfäfers e Disentis furono sottoposte a vescovi filoimperiali risp. filopapali. Le due abbazie ritrovarono solo nel XII sec. la propria autonomia. Duchi di Svevia dal 1079, gli Hohenstaufen attribuirono alla Rezia curiense un ruolo politico di primaria importanza. Verso il 1150 già Corrado III aveva conferito ai von Lenzburg i diritti comitali in val di Blenio, sul versante meridionale del passo del Lucomagno; dopo la loro estinzione (1173) i signori de Torre (val di Blenio) diventarono rappresentanti dell'autorità imperiale. Federico I incoraggiò l'abbazia di Disentis a rendere più sicura la strada del Lucomagno, che l'imperatore percorse per recarsi a Ulm; qui dovette appianare la faida di Tubinga (1164), che sfociò nella perdita della dignità comitale della Rezia da parte del conte palatino Ugo di Tubinga (1166). Il conte Rudolf von Pfullendorf, avogadro della diocesi di Coira e fedele seguace degli Hohenstaufen, dopo la morte del suo erede (1167) cedette l'avogadria a Federico di Svevia, figlio del Barbarossa (1170). Gli Hohenstaufen, duchi di Svevia, alla fine del XII sec. reintrodussero pertanto una specie di amministrazione ducale sulla Rezia curiense. All'epoca di Enrico VI alcuni nobili della Rezia sono annoverati alla corte dell'imperatore (1192 e 1194), ciò che attesta il compimento di un'evoluzione istituzionale cominciata nell'XI sec.: i potentati locali presero il posto dei conti della Rezia superiore e inferiore, ormai estinti, e dei signori stranieri provenienti dalla Svevia meridionale. Un segno evidente di questo mutamento fu la costruzione di fortezze, fenomeno già diffuso nell'XI sec., ma che raggiunse il culmine tra la metà del XII e l'inizio del XIV sec. Tali roccaforti costituivano il centro di territori signorili relativamente ridotti. La più ampia signoria ecclesiastica era quella del vescovo di Coira, comprendente fin dall'epoca ottoniana, oltre alla città e ai dintorni, la valle Bregaglia e verosimilmente una gran parte dell'Alta Engadina, dove il vescovo aveva acquistato ampi possedimenti dai conti von Gamertingen (1137/39). Nella Bassa Engadina, attraverso donazioni i vescovi riuscirono a impadronirsi dei diritti signorili dei von Tarasp e divennero proprietari del convento vescovile di Müstair con i relativi possedimenti nella val Monastero e nella val Venosta. Nella valle del Reno anteriore, Disentis istituì una signoria territoriale, detta Cadi o Casa Dei, nucleo della futura Lega Grigia o Lega superiore. Nella Rezia i maggiori concorrenti dei vescovi furono i von Vaz, che dopo aver rilevato possedimenti e feudi imperiali a Vaz/Obervaz, costituirono una signoria nei pressi dell'abbazia privata di Churwalden, di Lenzerheide e di Alvaschein. Quando nel XIV sec. i von Vaz si estinsero, i loro diritti signorili passarono ai conti von Werdenberg-Sargans. Nella valle del Reno anteriore i concorrenti dell'abbazia di Disentis furono tra gli altri i signori von Rhäzüns (Jörgenberg), i de Sacco-Mesocco (Gruob, Lugnez), i von Sagogn-Wildenstein-Greifenstein e i cosiddetti Liberi di Laax. Questi ultimi formavano in origine un'unione comprendente uomini liberi di tutta la Rezia superiore tra Landquart e la cresta delle Alpi, poi raggruppata dagli Asburgo nella "contea di Laax" (1283), cui appartennero ancora fino al XVI sec. anche persone libere che abitavano altrove, specialmente nei dintorni di Ilanz.

Autrice/Autore: Reinhold Kaiser / cne

2.2 - Società, economia e cultura

2.2.1 - Popolazione e lingue

Secondo una stima molto approssimativa, tra il VI e il XIV sec. la pop. della Rezia aumentò da 30'000 a 60'000 ab. La densità della pop. differiva notevolmente tra le fertili vallate principali, dove si svilupparono sedi di mercato (Fürstenau) e alcune città (Maienfeld, Ilanz), e le valli laterali, isolate e povere di risorse. L'eccedenza delle nascite e l'immigrazione furono alla base della crescita demografica medievale. Alla fine dell'epoca romana i movimenti migratori, provenienti dalle Prealpi settentrionali, portarono alla completa romanizzazione della regione (Romancio). A partire dal basso ME si stabilirono a Coira anche artigiani originari dell'area tra il lago di Walenstadt e il lago di Costanza. In val Poschiavo e in Mesolcina si affermò l'idioma lombardo. Provenienti da ovest e da sud, i Walser occuparono tra il XII e il XIV sec. le alte valli scarsamente popolate dei G. centrale e settentrionale. Questi flussi migratori comportarono l'evoluzione delle frontiere linguistiche: nella regione di Coira come pure nelle vallate walser, dove ancora attorno al Mille si parlava solo rom., apparvero le prime aree germanofone isolate. Dal 1200 ca. il ted. fu impiegato dai ceti dirigenti come lingua della nobiltà. Nel ME la Rezia non costituiva un territorio etnicamente omogeneo.

Autrice/Autore: Werner Meyer / cne

2.2.2 - Chiesa e cultura

Oltre al territorio dell'odierno cant. G. (eccetto Poschiavo, che faceva capo a Como), la diocesi di Coira comprendeva la valle d'Orsera, la regione di Sargans, il Vorarlberg meridionale e la val Venosta. La diocesi era suddivisa in decanati, che corrispondevano grosso modo alle grandi vallate e si fondavano probabilmente sulle antiche pievi. Il processo di filiazione delle parrocchie cominciò già prima dell'anno Mille: è però incerto il numero di chiese esistenti nella Rezia durante il basso ME. Nel periodo dei grandi dissodamenti i premonstratensi fondarono altri conventi (S. Lucio a Coira, Churwalden). Gli ordini mendicanti furono rappresentati nella Rezia solo dai domenicani di Coira. Al di fuori delle comunità conventuali, la vita religiosa è attestata soprattutto nei pellegrinaggi dedicati ai santi locali (Lucio, Florino, Gaudenzio e Placido) e dalle fonti archeologiche legate al culto dei defunti.

Nei G. non fu presente un centro di vita e cultura curtense-cavalleresca, neppure presso la corte vescovile di Coira. Tuttavia le fonti attestano che i nobili retici, sotto l'influsso della corte degli Staufer, non rimasero del tutto estranei alla cultura cavalleresca: dal 1200 furono adottati i principi dell'araldica, come dimostrano i sigilli, il cofanetto stemmato di Scheid, le pitture murali sacre e profane e i graffiti di Fracstein. I temi dell'epica cortese-cavalleresca erano noti, come attestano i soggetti tratti dalla leggenda di Tristano negli affreschi di Rhäzüns. I Minnesänger retici Heinrich von Frauenberg, Enrico de Sacco e il monaco domenicano Eberardo de Sacco furono attivi nell'ambiente cortese-cavalleresco dell'area bodanica, che unitamente a Zurigo influenzò fortemente la cultura dell'élite nobiliare retica dell'epoca.

Nella Rezia la muratura con malta era utilizzata dall'alto ME negli edifici sacri e con funzioni di rappresentanza. Per tutto il ME il legno e la muratura a secco furono però predominanti per le costruzioni più semplici. Secondo le testimonianze archeologiche, le chiese altomedievali erano di dimensioni modeste (Schiers, Trun/Grepault). Forme costruttive più monumentali si svilupparono nel periodo carolingio, come pure alcune forme tipiche della regione (abside con chiusura rettangolare, chiese ad aula unica con più absidi). Le prime torri campanarie sono documentate nell'XI o XII sec., quando le chiese ad abside unica semicircolare sostituirono le forme precedenti; molto più rare erano quelle a più navate, come la cattedrale di Coira. La transizione dallo stile romanico a quello gotico avvenne solo a partire dal 1300 ca. Romanico e gotico rappresentano concetti stilistici che si lasciano individuare solo a tratti nelle costruzioni civili medievali, spec. nelle numerose fortezze che, oltre alla funzione difensiva, testimoniavano e rappresentavano il rango del proprietario. Fondata su tradizioni protostoriche, a partire dall'XI e XII sec. la costruzione di fortezze nei G. seguì la tendenza alla monumentalità diffusa in Europa. La cinta muraria, un corpo principale a torre e un muro frontale costituivano gli elementi principali. Varianti regionali si svilupparono come adeguamento alla topografia locale, ma sono attestati anche influssi esterni (Marschlins, Santa Maria in Calanca). Tranne poche eccezioni (castello di Mesocco), la costruzione di fortezze cessò nel XIV sec.

Fino al 1300 le testimonianze dell'attività artistica nei G. sono limitate all'ambito ecclesiastico-religioso, anche se sono state rinvenute tracce di pitture murali risalenti all'800 ca. (Schiedberg). Per il periodo tra il VI e l'VIII sec. sono conservati frammenti di ornamenti nelle chiese (pitture murali, pavimenti a mosaico, stucchi, sculture). Il più antico ciclo completo di affreschi conservato è quello di Müstair (ca. 800). Le opere del basso ME sono più numerose e variate, influenzate dall'arte lombarda (secondo ciclo di affreschi di Müstair, soffitto dipinto di Zillis, cosiddetta statua di Carlomagno a Müstair, decorazioni scolpite nella cattedrale di Coira, pittura su vetro di Pleif) e dell'area del lago di Costanza (Reichenau). Sono stati tramandati singoli oggetti di culto di grande interesse artistico, mentre ci sono solo poche tracce dell'arte funeraria del basso ME.

Autrice/Autore: Werner Meyer / cne

2.2.3 - Economia e vita quotidiana

L'economia dei G. durante il ME comprendeva quattro settori principali: l'agricoltura, l'estrazione di materie prime, l'artigianato e il traffico di transito. Nell'ambito agricolo, che si era adattato alle condizioni climatiche e topografiche delle regioni di montagna, le innovazioni furono promosse soprattutto dai monasteri. La coltivazione del grano, della vite e della frutta era limitata alle zone con il clima più favorevole, mentre l'allevamento, grazie a cui venivano prodotti latte, formaggio, carne e pelli, era praticato sugli alpeggi fino a un'altitudine di ca. 2500 m secondo il principio della transumanza. L'orticoltura e l'economia di raccolta (comprese la caccia e la pesca) integravano la produzione agricola, che tuttavia già nel basso ME non era sufficiente per soddisfare i bisogni del Paese. Il grano, il vino e il sale erano le derrate che dovevano essere importate, mentre si esportavano i prodotti dell'allevamento. Per quanto riguarda le materie prime, oltre al minerale di ferro (miniere sul Bernina, nel Rheinwald, nell'Oberhalbstein) veniva estratto anche l'argento (Engadina). Altrettanto importanti erano l'industria del legname (fluitazione verso l'Altopiano) nonché l'estrazione e la lavorazione della Pietra ollare. Le attività artigianali erano praticate soprattutto nelle città (Coira) e lungo le vie di transito. Lo smercio dei beni avveniva in parte durante i mercati che si tenevano nelle diverse vallate nei giorni di festa. Nel ME il traffico di transito passava per diversi assi, tra cui si distingueva la strada del Settimo, controllata dai vescovi di Coira a partire dal X sec. L'organizzazione (dazio e pedaggio) competeva ai ministeriali vescovili e alle cooperative di somieri. La Rezia fece parte di un'area commerciale sovraregionale, come dimostrano i ritrovamenti di monete, coniate soprattutto in Lombardia e nella Germania meridionale, nonostante il vescovo di Coira esercitasse il diritto di battere moneta.

Per la maggior parte della pop. retica, la vita quotidiana era dominata dalle attività artigianali e agricole per soddisfare i bisogni primari e veniva scandita dai rituali religiosi. Come nelle altre regioni dell'arco alpino, la lotta contro le avversità naturali costituiva la principale preoccupazione. Dato che mancava un forte potere signorile o comunitario, capace di imporre la propria autorità su territori di ampie dimensioni, i G. rimasero una terra irrequieta fondata sui valori di una soc. guerriera e la quotidianità era dominata dall'uso indiscriminato della violenza, motivata dalla brama di onore, gloria, vendetta o bottino. Nelle faide, che erano in realtà spesso piccoli conflitti bellici a scopo di rapina, un ruolo di primo piano era assunto dai signori fondiari. L'istruzione superiore non era considerata importante. La maggior parte della pop. viveva con un arredamento minimo in alloggi molto semplici; anche nelle città uno stile abitativo più raffinato si diffuse solo lentamente. Una peculiarità regionale fu l'uso della pietra ollare (laveggi) al posto dell'usuale vasellame in ceramica.

Autrice/Autore: Werner Meyer / cne

2.3 - Colonizzazione e dissodamenti

La Rezia curiense, che aveva saputo mantenere un'ampia indipendenza, visse forse già durante la tarda antichità (V e VI sec.) una fase di dissodamento di terre. Un'ipotesi plausibile è che i coloni romani si fossero ritirati verso sud, nelle montagne retiche, dopo che l'Impero aveva abbandonato il limes romano sul Danubio e le terre prealpine situate a meridione di esso. Questi coloni si sarebbero insediati nelle vallate principali e avrebbero incentivato l'agricoltura, diffondendovi la campicoltura e la coltivazione di verdura, frutta e della vite. La testimonianza del dissodamento delle foreste si è conservata soprattutto in toponimi come Runc o Ronc e nei nuovi poderi agricoli.

Un'altra fase di espansione ebbe inizio nel IX sec., quando Carlomagno integrò più strettamente la Rezia curiense nel sistema statale ed economico carolingio. Furono ricavate superfici agricole anche ai margini delle vallate principali, dove sorsero soprattutto fattorie isolate (mansi) o piccoli insediamenti (accolae o aclae). L'allevamento (spec. pecore) acquisì una certa importanza rispetto alla campicoltura, che manteneva tuttavia la propria posizione preponderante. Il processo è particolarmente evidente nei documenti ottoniani del X sec., dove per la prima volta in quasi tutti gli antichi villaggi si ritrova l'istituzione delle quadrae; si trattava di vasti campi di grano situati sui terreni migliori a ridosso degli insediamenti, e il loro raccolto costituiva probabilmente il censo che gli uomini liberi pagavano al re o al balivo imperiale (il vescovo). Per il resto nell'area alpina retica si assistette nel X e XI sec. a un'interruzione dei processi di dissodamento; ad ogni modo le fonti non ne parlano.

Nel XII e XIII sec. il grande processo di colonizzazione medievale portò al dissodamento di vaste superfici boschive nelle valli laterali e ad altitudini più elevate. L'attività di disboscamento dei contadini liberi fu resa possibile dalle condizioni climatiche favorevoli (il cosiddetto optimum climatico medievale), dagli impulsi provenienti dai monasteri appena fondati, dalla costruzione in zone discoste di torri e castelli con gli annessi edifici agricoli, dalla creazione di nuove curtes e da incentivi mirati da parte dei signori fondiari. La prima ondata di colonizzazione fu avviata tra il 1160 e il 1220 nei dintorni di Coira, Churwalden e Klosters da monaci premonstratensi provenienti dalla Germania meridionale; frati laici e conversi si occuparono concretamente dei lavori. I premonstratensi istituirono corti (Meierhöfe) amministrate centralmente e incentivarono soprattutto l'allevamento di bestiame grosso con il sostegno della nobiltà che risiedeva nei castelli. La nobiltà (signori von Tarasp, von Matsch, von Vaz, von Belmont, von Rhäzüns, von Sagogn-Wildenberg, ecc.) riconobbe il valore economico dei nuovi insediamenti e concesse ai coloni condizioni favorevoli, come la libera scelta delle modalità di coltivazione, affitti moderati e terre attribuite come feudi ereditari. Alla colonizzazione di nuove aree insediative ed economiche parteciparono sia i contadini liberi romani e i coloni delle valli meridionali, che spesso superarono verso nord la cresta delle Alpi, sia i Walser delle valli più alte sottoposti a un rapporto di vassallaggio. Ancora nel XIII sec. si colonizzarono nuove aree nel grande bosco di Flims, val Tavetsch, val Medel, Vals, Safien, Rheinwald, Avers, Klosters e Davos, nell'Alta e nella Bassa Engadina.

Autrice/Autore: Martin Bundi / cne

3 - Il Libero Stato delle Tre Leghe (XIV-XVIII secolo)

3.1 - Sviluppo territoriale e movimento comunale nel tardo Medioevo

La storia politica del tardo ME grigionese fu inizialmente caratterizzata soprattutto dalla presenza dell'alta nobiltà, cui si sostituirono però rapidamente nuove élite sociali e politiche. Tale evoluzione proseguì con la crescente autonomia dei com. e la loro aggregazione in forme protostatali.

3.1.1 - La signoria del vescovo di Coira

La signoria vescovile di Coira, che ebbe una parte rilevante nel processo di territorializzazione dell'alto ME, si estendeva su una dozzina di vallate, amministrate di solito da funzionari che risiedevano presso una fortezza (Ammänner risp. podestà, castellani, visdomini e maior). Anche i com. di valle e la città di Coira partecipavano all'amministrazione del territorio, presentandosi di fronte al vescovo come assemblee di ceti (Stati, ass. di persone, corporazioni). Nel 1367 queste entità si unirono nella Casa di Dio, detta anche dalla fine del XV sec. Lega Caddea, per permettere a capitolo cattedrale, ministeriali, città di Coira e com. di partecipare al dominio vescovile.

Nei G. meridionali la posizione del vescovo fu a volte minacciata, come avvene a Poschiavo in seguito alla concorrenza di Milano. Solo nel 1408 il com. di valle si sottomise definitivamente alla signoria del vescovo di Coira. Nella Bassa Engadina e nella val Venosta, ambedue dipendenti dal conte del Tirolo, il vescovo rivendicava l'alta giurisdizione su quelle persone residenti in proprietà della Chiesa che godevano di immunità, che erano sottratte alla giurisdizione comitale e poste nell'ambito di una signoria bannale ceduta in feudo ai signori von Matsch. Nel 1421 i von Matsch persero questi diritti bannali, così come quelli simili che detenevano sul convento di Müstair, dopo una lunga faida con il vescovo. I duchi d'Austria (dal 1363 conti del Tirolo) vi intravvidero un'opportunità per la loro politica territoriale: entrarono subito in possesso dell'avogadria sul convento di Müstair e acquistarono dai von Matsch la signoria di Tarasp nel 1464. Quando però tentarono di integrare la Bassa Engadina e la val Monastero nel baliaggio di Nauders, si scontrarono con gli ab. della Caddea di Coira nella Bassa Engadina, a loro volta sostenuti da quelli dell'Alta Engadina. Nonostante i tentativi di mediazione del vescovo, non fu possibile evitare il conflitto, che nel 1499 diede origine alla guerra di Svevia. Scontri ebbero luogo anche tra Sankt Luzisteig e Feldkirch, in Engadina e nella val Monastero. All'entrata della valle le truppe grigionesi e conf. conquistarono uno sbarramento fortificato, sconfiggendo un esercito tirolese nella battaglia della Calven il 22.5.1499.

Autrice/Autore: Florian Hitz / cne

3.1.2 - Politica territoriale a ovest

Oltre a quella del vescovo, l'abbazia di Disentis poté formare un'altra signoria ecclesiastica. Nel tardo ME il suo territorio al di là del passo dell'Oberalp si ridusse, mentre si estese nella Surselva: pertanto se la valle d'Orsera poté ottenere in un primo tempo l'immediatezza imperiale, per poi sottoscrivere nel 1410 un patto di comborghesia con Uri, l'abbazia poté acquisire nel 1472 la signoria di Jörgenberg.

Anche i signori von Rhäzüns perseguirono una politica territoriale espansionistica. Nella piccola signoria di cui erano originari, comprendente i villaggi di Rhäzüns e Bonaduz, avevano integrato già nell'alto ME Obersaxen, probabilmente come feudo vescovile. Agli inizi del XIV sec. sottrassero ai signori von Vaz e ai loro eredi la signoria di Jörgenberg, mentre nel 1383 acquisirono dai conti von Werdenberg-Sargans i diritti signorili sull'Heinzenberg, a Safien e Vals. Da qui estesero il loro interesse ai diritti vescovili sull'Heinzenberg e in Domigliasca, aspirando in particolare ad ottenere l'avogadria sul convento di Cazis. Ne risultò un'aspra faida col vescovo, che bloccò l'espansione dei von Rhäzüns. Questa e altre faide contribuirono alla fondazione della Lega Grigia (1395), un'alleanza per il mantenimento della pace voluta dalla nobiltà della Surselva e dall'abbazia di Disentis, che inizialmente fu denominata Lega superiore. Nel 1406 la Lega superiore, in seguito alla faida dei von Rhäzüns, si alleò alla Lega Caddea. Nel 1424 la Lega Grigia rinnovò il patto del 1395.

Dopo l'estinzione dei von Rhäzüns (1458), i diritti acquisiti dai von Sargans ritornarono a quel casato, ad eccezione di Vals, passata ai de Sacco. Gli altri possedimenti passarono ai conti von Zollern, che nel 1472 vendettero la signoria di Jörgenberg all'abbazia di Disentis e il resto l'anno seguente ai signori von Marmels, pur mantenendo il diritto di riacquisto. Nel 1497 cedettero la signoria al re Massimiliano d'Austria. In seguito la signoria di Rhäzüns fu tenuta dai von Marmels come pegno austriaco.

I signori von Belmont, con i loro beni nelle regioni di Flims, della Foppa (Gruob) e della Lumnezia, avevano ricevuto in feudo dal vescovo la fortezza di Ems e forse anche altri possedimenti. Ad ogni modo, dopo l'estinzione della fam. (1371) il vescovo rivendicò la sovranità feudale su tutti i loro beni. Nel 1390 si giunse a un accordo con gli eredi, i signori de Sacco, che ottennero il possesso del baliaggio della Lumnezia e la signoria di Castrisch, ceduta come feudo vescovile. I de Sacco trovarono un accordo anche con i signori von Rhäzüns, che pure rivendicavano una parte dell'eredità dei von Belmont: i von Rhäzüns ottennero Ems, mentre ai de Sacco furono ceduti i diritti nella Foppa e in seguito anche Vals. Più tardi i de Sacco ebbero tuttavia conflitti con i sudditi della Foppa e con la Lega Grigia e furono costretti a concludere un trattato di comborghesia con Disentis (1458). La signoria effettiva sulla Lumnezia era nelle mani dei balivi della valle, esponenti dei von Lumbrein e dei de Mont. I de Sacco finirono per vendere tutti i loro possedimenti nella Surselva al vescovo e alla Caddea di Coira (1483). Il vescovo divenne così il terzo capo della Lega Grigia, accanto all'abate di Disentis e ai von Rhäzüns. I de Sacco mantennero solo la Mesolcina, la signoria di cui erano originari, per la quale dal 1413 poterono fregiarsi del titolo di conti. Qui si scontrarono nella seconda metà del XV sec. gli interessi dei G. e di Milano. Il vicariato superiore (Mesocco-Soazza) entrò nel 1480 nella Lega Grigia. Nello stesso anno i de Sacco vendettero tutta la contea al condottiero milanese Gian Giacomo Trivulzio, che aderì alla Lega con tutti i Mesolcinesi nel 1496.

Autrice/Autore: Florian Hitz / cne

3.1.3 - Faide e integrazione nelle valli del Reno

Avogadri dell'abbazia di Disentis dal tardo XIII sec., i conti von Werdenberg-Heiligenberg ebbero sempre un rapporto difficile con l'abbazia. L'abate e il com. riscattarono l'avogadria conventuale nel 1401. I conti, succeduti all'inizio del XIV sec. ai signori von Wildenberg e Frauenberg, cedettero poco dopo al vescovo come pegno la signoria di Greifenstein (Bergün), rafforzando però nel contempo la propria posizione nella signoria di Hohentrins. All'eredità erano collegati diritti nella Foppa, dove però i von Heiligenberg si scontrarono con i signori von Belmont. Il conflitto degenerò nel 1352, ma la sconfitta militare nella bassa Lumnezia bloccò le ambizioni dei conti. Oltre ai valligiani, a fianco dei von Belmont si schierarono anche i signori von Rhäzüns. A costoro i von Heiligenberg dovettero cedere il villaggio di Felsberg, ma riuscirono a salvare la signoria di Hohentrins, con cui nel 1399 aderirono alla Lega Grigia. Dopo l'estinzione dei conti la signoria passò intorno alla metà del XV sec. ai signori von Hewen.

I conti von Werdenberg-Sargans ereditarono dai signori von Vaz feudi vescovili quali la contea di Schams, compreso il Rheinwald e i diritti di giurisdizione su Safien (1338). Ottennero sotto forma di allodio le signorie di Obervaz e Heinzenberg, e quale pegno austriaco la signoria giurisdizionale sui Liberi di Laax. Nella Surselva acquisirono dai signori de Montalt anche la signoria di Löwenberg (Schluein) e Vals. Con Löwenberg e con i Liberi di Laax aderirono nel 1395 alla Lega Grigia. I Liberi si riscattarono dalla signoria dei von Sargans (1428), per poi sottomettersi sei anni dopo al vescovo di Coira. La signoria di Löwenberg era nel frattempo pervenuta a due casati della piccola nobiltà (i von Lumbrein e più tardi i de Mont).

I tentativi dei von Werdenberg-Sargans di formare una signoria territoriale ebbero poco successo anche nelle altre vallate. Nel 1360 le comunità di Rheinwald, Safien e i Liberi sullo Schamserberg si erano ribellati contro il potere dei von Sargans, anche grazie al sostegno dei signori von Rhäzüns, von Belmont, de Montalt e de Sacco. Con la pace del 1362 i von Werdenberg-Sargans furono costretti a riconoscere questa alleanza. Nel 1424 il com. di valle di Schams aderì alla Lega Grigia senza il consenso dei conti von Werdenberg-Sargans. Tre anni dopo lo Schams e Obervaz, alleati con le genti della Caddea, si ribellarono ai loro signori; gli ab. dello Schams rifiutarono il giuramento di fedeltà (1431 e 1450). Nella seconda occasione i conti si decisero a restaurare il proprio potere con la forza, sostenuti dal vescovo e dai signori von Rhäzüns. Allo Schams giunsero aiuti dalla Lega Grigia e dalla Caddea. Le fortezze dei conti nello Schams e in Domigliasca furono distrutte e i signori dovettero cedere. In seguito i von Werdenberg-Sargans vendettero le loro signorie lungo il Reno posteriore: lo Schams (senza il Rheinwald) e Obervaz nel 1456, Heinzenberg nel 1475 (al vescovo e alla Caddea), Rheinwald e Safien nel 1493 (al condottiero Gian Giacomo Trivulzio). Solo in Domigliasca, dove possedevano sia beni allodiali sia feudi vescovili, poterono mantenere in qualche modo la propria signoria territoriale. Nel 1472 la valle fu divisa in due giurisdizioni: Ortenstein rimase ai von Sargans, mentre Fürstenau divenne proprietà del vescovo.

Autrice/Autore: Florian Hitz / cne

3.1.4 - Signorie e resistenze a nord

Nel 1338 la maggior parte dei possedimenti allodiali dei signori von Vaz fu ereditata dai conti von Toggenburg e non dai von Werdenberg-Sargans. Divennero pertanto proprietari della valle della Landwasser, della media valle dell'Albula, della Prettigovia interna e di Churwalden. Nella Prettigovia media e anteriore i diritti signorili erano detenuti all'inizio del XIV sec. dai signori von Aspermont, che li cedettero in seguito ai conti von Toggenburg e ai balivi von Matsch. Le due fam. divisero nel 1344 i possedimenti acquistati in comune: il com. giurisdizionale di Castels passò ai von Matsch, quello di Schiers ai von Toggenburg. Quando le due fam. si imparentarono (1391), i von Toggenburg ebbero anche Castels.

Dall'eredità dei von Aspermont proveniva anche la signoria di Maienfeld, acquistata dai von Toggenburg (1355-59). La signoria non comprendeva i diritti di bassa giurisdizione su Jenins e Malans, detenuti da fam. della piccola nobiltà. Nel 1363 i von Toggenburg acquistarono infine la signoria bannale dello Schanfigg, feudo vescovile assegnato ai conti von Werdenberg-Sargans in seguito alla spartizione dei beni dei von Vaz.

Dopo l'estinzione dei von Toggenburg (1436), per compensare l'assenza di protezione data dal signore territoriale, dieci com. giurisdizionali nella parte retica dei possedimenti della fam. si unirono in una lega. La Lega delle Dieci Giurisdizioni si prefiggeva di mantenere la propria organizzazione giur. anche in caso di cambio di signoria. Le giurisdizioni, otto delle quali già nel 1437 si erano alleate con la Lega Caddea, passarono in seguito a diversi signori: Maienfeld e Malans-Jenins ai signori von Brandis, Castels e più tardi anche Schiers ai balivi von Matsch e le sei rimanenti (Davos, Klosters, Belfort, Churwalden, Sankt Peter e Langwies) ai conti von Montfort. Al momento dell'assunzione del potere i von Montfort e i von Brandis concessero alle giurisdizioni carte di franchigia, che confermavano la Lega del 1436 e assicuravano i privilegi rispettivi dei com. giurisdizionali.

Anche in occasione di successivi cambiamenti di signoria, i com. giurarono fedeltà solo con la garanzia del riconoscimento dei propri diritti. Infatti le sei giurisdizioni si rifiutarono di prestare il giuramento di fedeltà ai duchi d'Austria, che avevano acquistato la signoria da parte dei von Matsch. Tale avvenimento portò l'anno successivo a un'alleanza tra la Lega delle Dieci Giurisdizioni e la Lega Grigia, un passo decisivo nel processo di integrazione che avrebbe portato alla nascita dello Stato delle Tre Leghe. Al duca d'Austria sembrò allora opportuno cedere le sei giurisdizioni ai von Matsch, riservandosi però il diritto di riacquisto. I von Matsch ottennero il giuramento di fedeltà dei com., in cambio della concessione di maggiori privilegi. I duchi d'Austria riacquistarono le giurisdizioni nel 1477 e ne ottennero il giuramento di fedeltà, dopo aver confermato loro le libertà. Nel 1496 re Massimiliano acquistò dai von Matsch anche Castels e Schiers.

Autrice/Autore: Florian Hitz / cne

3.2 - Nascita dello Stato, governo e amministrazione

3.2.1 - Rafforzamento del sistema di alleanze

Nella seconda metà del XV sec. il sistema retico delle alleanze cominciò a consolidarsi, anche se ogni Lega conservava le proprie tradizioni. I primi accenni della formazione di uno Stato si scorgono nella definizione di obblighi di reciproca assistenza, nella nascita di tribunali arbitrali e nell'elaborazione di prescrizioni valide in caso di guerra. Dopo il 1450 numerosi trattati di alleanza promossero progressivamente l'integrazione di Lega Grigia, Lega Caddea e Lega delle Dieci Giurisdizioni in un nuovo organismo denominato Tre Leghe. Le Diete comuni dei Grigioni erano formate da delegati dei Comuni giurisdizionali che si riunivano a scadenze irregolari. Si affermò in seguito un nuovo ceto dirigente, legittimato dall'accresciuta forza politica dei com. Accennata a partire dal 1460, la politica estera comune delle Tre Leghe si manifestò in modo evidente per la prima volta durante le spedizioni in Valtellina del 1486-87.

Autrice/Autore: Martin Bundi / cne

3.2.2 - La politica estera delle Tre Leghe verso il 1500

Gli anni attorno al 1500 furono per le Tre Leghe un periodo di sviluppo e di grandi cambiamenti. La vittoria nella battaglia della Calven (1499) conferì alle nuove generazioni una maggiore autostima. Lo spirito di libertà e indipendenza rafforzò l'attenzione verso lo Stato, che si manifestava in azioni comuni di politica estera e in una mirata politica delle alleanze. Spec. i patti di alleanza con la Conf., stipulati dalla Lega Grigia (dal 1497) e dalla Lega Caddea (dal 1498), furono ben presto interpretati come patto di amicizia fra tutte e tre le Leghe e i Conf. Le parti si sarebbero prestate reciproco aiuto in caso di bisogno, ma senza obblighi (non era prevista la possibilità di richieste formali vincolanti). Anche se le Tre Leghe sul piano formale erano considerate un Paese alleato, di fatto godevano degli stessi diritti dei Paesi membri della Conf.

Le Tre Leghe perseguirono in generale una politica delle alleanze equilibrata. I primi accordi per l'arruolamento di truppe mercenarie furono stipulati con la Francia (dalla Lega Grigia nel 1496, dalle Tre Leghe nel 1509), che stava rafforzando la propria posizione nel ducato di Milano. Ciò permise di sottoporre al controllo delle autorità la gestione di queste milizie, che prima venivano impiegate in modo disordinato. Le Tre Leghe ottennero dalla Francia degli introiti regolari sotto forma di pensioni annuali, nonché il libero accesso ai mercati e il trasporto delle merci sul territorio milanese.

L'equilibrio in politica estera non poteva prescindere da relazioni perlomeno non conflittuali con il Sacro Romano Impero. Nel 1500 la Lega Caddea e la Lega delle Dieci Giurisdizioni, cui si aggiunse nel 1502 anche la Lega Grigia, conclusero con l'imperatore Massimiliano un accordo noto con il nome di Verainung und Verstendnus (unione e intesa), che prevedeva rapporti di buon vicinato, facilitazioni daziarie nella regione del Tirolo e un tribunale arbitrale. Tale trattato fu confermato nel 1518 con il nome di Erbeinung (Pace perpetua). Aggiornato a scadenze regolari, rimase in vigore fino al 1798.

Autrice/Autore: Martin Bundi / cne

3.2.3 - Conquista e amministrazione della Valtellina

La conquista della Valtellina fu la più importante impresa di politica estera delle Tre Leghe all'inizio del XVI sec. Senza tenere conto dei trattati con la Francia, le Leghe aderirono alla coalizione formata dal cardinale Matthäus Schiner, contribuendo a fianco dei Conf. a scacciare i Francesi dalla Lombardia in seguito alla spedizione di Pavia (1512). Durante la campagna i G. occuparono Bormio, la Valtellina, Chiavenna e le Tre Pievi sul lago di Como, amministrandole in seguito come territori soggetti. Per giustificare giuridicamente l'annessione, le Leghe si appellarono alla cosiddetta donazione di Mastino del 1404. Il duca di Milano e più tardi anche la Francia riconobbero la sovranità grigionese su questi territori.

Le Tre Leghe, che non erano preparate a governare le nuove terre soggette, ripresero semplicemente dai Milanesi le strutture amministrative in vigore da sec. Per risolvere i problemi giur. e amministrativi si affidarono all'esperienza e alle conoscenze degli esperti di diritto locali. La pop. valtellinese mantenne la propria autonomia nell'amministrazione locale e regionale, cioè in ambito economico, nei com. e nel Consiglio di valle. Diritti e doveri furono ridefiniti dai rappresentanti della valle negli statuti di Valtellina, stampati nel 1548 e riconosciuti esplicitamente dallo Stato delle Tre Leghe.

La sovranità grigionese era esercitata in primo luogo dal governatore generale della Valtellina, che risiedeva a Sondrio, comandava la milizia e grazie a un piccolo corpo ausiliario di polizia provvedeva a mantenere l'ordine nel Paese. A Sondrio risiedeva anche il vicario, di solito un esperto di diritto, che era responsabile della fase istruttoria nella giurisdizione criminale. Nei distr. amministrativi valtellinesi le Tre Leghe nominavano i podestà, che presiedevano i tribunali civili e penali nonché le amministrazioni locali. Alla fine del loro mandato biennale i magistrati grigionesi erano sottoposti al controllo del sindacato, un organo di sorveglianza composto da nove membri che doveva presentare un rapporto alla Dieta comune dei G. Durante il XVI sec. il sistema amministrativo funzionò abbastanza bene, anche se l'obbligo della rotazione delle cariche tra i com. giurisdizionali non permise sempre di inviare i magistrati più capaci. Dal XVII sec. si affermò la pratica dell'acquisto delle cariche.

Autrice/Autore: Martin Bundi / cne

3.2.4 - Istituzioni e organizzazione politica

Con la Carta della Lega (23.9.1524), le Tre Leghe adottarono una Costituzione comune. L'organizzazione interna, che rimaneva fortemente federalista, permetteva alle Leghe di presentarsi come un organismo unico nelle questioni riguardanti guerra e pace, nella politica estera e nell'amministrazione dei territori soggetti. I com. giurisdizionali costituivano però di fatto piccole repubbliche indipendenti. La massima autorità dello Stato delle Tre Leghe era la Dieta comune dei G., composta di 63 delegati (più tardi 65) in rappresentanza dei 52 com. giurisdizionali. I deputati, che votavano solo su istruzione, dovevano quindi dapprima sottoporre ogni questione a consultazione dei risp. com. giurisdizionali (ad referendum) e poi tornare alla Dieta successiva con le istruzioni di voto ricevute dai com. giurisdizionali (diritto di iniziativa parziale). Mancava un vero potere centrale. I capi delle Tre Leghe, cioè il pres. della Lega Grigia (il cosiddetto Landrichter), il pres. della Lega Caddea (borgomastro di Coira, il Bundspräsident o pres. fed.) e il Landamano della Lega delle Dieci Giurisdizioni (Landamano di Davos, il Bundslandammann o Landamano fed.) formavano una specie di esecutivo (Congresso piccolo o Kleiner Kongress), che si riuniva però solo in caso di bisogno. Se a questi tre si aggiungeva un certo numero di delegati provenienti da ogni Lega, si costituiva invece il Congresso grande (Beitag), che si riuniva per trattare argomenti di maggiore importanza. In generale la mancanza di un vero e proprio erario pubblico, di un piano finanziario e di un esercito difensivo efficiente non favorivano il governo e l'affermazione del Libero Stato delle Tre Leghe. Questa debolezza si evidenziò con chiarezza tra il 1526 e il 1532, con la perdita delle Tre Pievi sul lago di Como in seguito alle guerre di Musso. Dopo la sconfitta militare le Tre Leghe poterono mantenere le conquiste del 1512 solo grazie all'intervento di potenze estere amiche.

Gli articoli di Ilanz (1524 e 1526), considerati come leggi comuni alle Tre Leghe, contribuirono invece al rafforzamento della coesione interna. Tali articoli abrogarono la maggior parte degli oneri feudali, ridussero progressivamente i poteri temporali del vescovo di Coira e garantirono alle parrocchie la libertà di gestire democraticamente i propri affari interni. In questo modo nello Stato delle Tre Leghe fu possibile l'introduzione della Riforma dal basso, a partire dai singoli com. In seguito alla Disputa religiosa di Ilanz (gennaio 1526), la Dieta comune dei G. proclamò il libero esercizio delle confessioni catt. e rif. Spettava ai singoli individui e com. scegliere tra una delle due confessioni.

Autrice/Autore: Martin Bundi / cne

3.2.5 - Il Libero Stato delle Tre Leghe tra le potenze europee

A causa della sua situazione geopolitica, dalla seconda metà del XVI sec. lo Stato delle Tre Leghe fu sempre più coinvolto nella lotta tra gli interessi contrapposti di Francia e Venezia da una parte, Austria e Spagna dall'altra. Gli inviati dei due blocchi si contendevano i contingenti di mercenari, le alleanze e i diritti di passo sui valichi retici. L'animosità dei rispettivi sostenitori nelle Tre Leghe aumentò sempre più e sommandosi spesso ai contrasti confessionali diede origine a fratture. Su pressione di singoli ab. e com., il Libero Stato promulgò numerosi decreti contro gli assembramenti illegali, l'istituzione di Tribunali censori, l'accettazione di doni, le pensioni e la corruzione (trattato sulle Pensioni, Kesselbrief, trattato dei Tre Sigilli); questi provvedimenti non poterono tuttavia bloccare l'afflusso di soldi stranieri. Nel 1603 fallì un vasto progetto di riforma amministrativa del Libero Stato, che intendeva anche migliorare il governo dei Paesi soggetti.

Nello stesso anno Venezia riuscì finalmente a concludere un'alleanza con le Tre Leghe, ciò che turbò per lungo tempo l'equilibrio che fino ad allora aveva caratterizzato la politica estera. Quando le Tre Leghe nel 1604 rifiutarono di stipulare un analogo trattato di alleanza con il ducato di Milano, il governatore spagnolo Pedro Enriquez de Acevedo, conte di Fuentes, proclamò l'embargo commerciale contro i Grigionesi e fece costruire un'imponente fortezza all'ingresso della Valtellina. La pressione spagnola a sud esacerbò i conflitti tra i Grigionesi, soprattutto in Valtellina. Il perenne stato di tensione generò una serie di rivolte popolari, levate di vessilli (Fähnlilupfen) e tribunali censori (1607, 1618, 1619), che ridussero il Paese a una condizione di anarchia e segnarono il primo momento culminante dei cosiddetti Torbidi grigionesi. Dopo il Sacro Macello del 1620, il Libero Stato delle Tre Leghe divenne uno dei teatri bellici di secondo piano nell'ambito della guerra dei Trent'anni, poiché la Valtellina era l'unico corridoio che collegava il Tirolo con il ducato di Milano (cioè i territori controllati dai due rami degli Asburgo) senza passare su territorio veneziano. Le Tre Leghe non solo persero la Valtellina per ca. 20 anni, ma furono in balia delle grandi potenze. Solo la pace conclusa nel 1639 con la Spagna e Milano rese la Valtellina ai G., con la condizione però che dalla valle fossero banditi i prot. (primo Capitolato di Milano). Con la pace di Vestfalia del 1648 lo Stato delle Tre Leghe conseguì la completa indipendenza dall'Impero. Gli altri diritti degli Asburgo furono in parte riscattati nel 1649 e nel 1652.

Il servizio mercenario prosperò nella seconda metà del XVII sec. e l'afflusso di denaro che ne derivò favorì la costruzione di palazzi e case borghesi. Per motivi economici e confessionali, verso il 1700 lo Stato delle Tre Leghe si avvicinò decisamente alle potenze marittime prot., spec. all'Inghilterra e all'Olanda. Questo avvicinamento sfociò nel 1713 in un'alleanza difensiva con l'Olanda. Il Libero Stato concluse inoltre nel 1706 una nuova alleanza con la Repubblica di Venezia.

Autrice/Autore: Martin Bundi / cne

3.3 - La perdita della Valtellina e la scomparsa dello Stato delle Tre Leghe

Dopo il passaggio all'Austria del ducato di Milano (1714), le Tre Leghe cercarono di modificare a loro favore (1726 e 1763) il capitolato di Milano del 1639. Tali revisioni apportarono pochi vantaggi in campo economico e rafforzarono soprattutto la posizione dell'influente fam. von Salis. Il ministro Ulysses von Salis e altri capi del partito aristocratico, che deteneva il potere nello Stato delle Tre Leghe, agivano ormai esclusivamente per conto dell'Austria. Il disappunto di Venezia fu tale, che nel 1764 denunciò l'alleanza del 1706: migliaia di imprenditori grigionesi, privati dei loro privilegi, furono così costretti a emigrare dai territori della Serenissima. I von Salis osteggiarono tutti i tentativi di dare una risposta alle riforme richieste dal popolo valtellinese. I sudditi si videro respingere sia i 15 punti di doglianze del 1786 sia il Progetto finale del 1792, che miravano soltanto a una parziale estensione dell'autonomia locale. L'incapacità delle autorità grigionesi di riformare l'apparato statale e il partito dei von Salis indussero gli ab. della Valtellina a pronunciarsi per l'annessione alla Repubblica Cisalpina (marzo 1797). Napoleone concesse ai Grigionesi ancora due proroghe per trovare un accordo con i Valtellinesi su un piano di parità. I G. lasciarono decorrere i due termini senza arrivare ad alcuna conclusione: persero così definitivamente la Valtellina, una regione con una notevole importanza economica e politica (Confisca).

La paura delle fam. dominanti di perdere il proprio potere condannò al fallimento tutti i tentativi di riforma delle strutture interne del Paese, che tendevano a semplificare l'apparato istituzionale di fatto troppo appesantito da un federalismo estremo. Ostaggio di rigide strutture statali, il cant., privato dei suoi Paesi soggetti, non seppe decidersi tra i principi della Rivoluzione franc. e quelli monarchico-aristocratici dell'Austria. Lacerato dai contrasti interni, fu teatro di operazioni belliche e venne occupato due volte da truppe franc. e austriache (1798-1800). Il trattato del 1799, che prevedeva l'annessione dei G. alla Repubblica elvetica, e la sua progressiva realizzazione a partire dalla metà del 1800, sancirono la fine dello Stato delle Tre Leghe.

Autrice/Autore: Martin Bundi / cne

3.4 - Popolazione e insediamenti

Sull'entità dell'aumento demografico durante il ME nel territorio dell'attuale cant. dei G. sono possibili solo stime puntuali. La pop. aumentò da ca. 75'000 ab. (ca. 1500) fino a un picco massimo di 100'000 ab. (ca. 1600). Contrariamente a quanto accadde nell'Altopiano, la pop. scese poi fino a 71'000 ab. (ca. 1750). In seguito avvenne una crescita continua, anche se modesta: un censimento non ufficiale del 1800 attesta 72'903 ab. Nei G. meridionali il calo della pop. durante il XVII e il XVIII sec. fu ancora più marcato. Ca. 90'000 persone risiedevano probabilmente nei Paesi soggetti di Valtellina, Bormio e Chiavenna alla fine del XVIII sec.

La città di Coira, per cui è attestato attorno al 1350 un calo della pop., riequilibrò il proprio bilancio demografico entro il 1470 grazie all'immigrazione dalle regioni rurali, che diede alla capitale un nuovo profilo sociale. Il riscaldamento del clima tra il 1531 e il 1565 rese possibile uno sfruttamento agricolo più intenso e la coltivazione del grano anche in regioni situate a quote più elevate. Anche le divisioni dei com. parrocchiali (dovute all'aumento della pop.) testimoniano una fase di crescita per questo periodo. L'attività di dissodamento e la colonizzazione delle zone più elevate da parte degli immigrati walser si conclusero alla fine di questa fase calda. Il successivo peggioramento del clima, la guerra dei Trent'anni, le epidemie di peste e le carestie contribuirono allo spopolamento del Paese. La peste, che colpì i G. periodicamente tra il 1349 e il 1635, si manifestò soprattutto nelle località poste lungo gli assi di transito. Ad eccezione dell'epidemia tra il 1628 e il 1635 (Coira), fu possibile tenere sotto controllo la malattia grazie alla configurazione del territorio, ai controlli e alla collaborazione con le città dell'Italia del nord. Altre malattie infettive, come il vaiolo e la tubercolosi, ma anche le carestie (spec. tra il 1771 e il 1773), causavano periodicamente un incremento del tasso di mortalità (spec. infantile). Come attestato per il periodo successivo alla guerra dei Trent'anni, la rapida ripresa fu dovuta invece a un aumento del tasso di natalità. Questi incrementi furono tuttavia limitati nel tempo e non portarono a un aumento duraturo della pop., in quanto la società tradizionale adeguava il bilancio demografico alle proprie possibilità economiche, tramite impedimenti al matrimonio e il ricorso all'emigrazione.

Le valli alpine interne erano tra le regioni di emigrazione più importanti della vecchia Conf. Soprattutto i cattivi raccolti, dovuti spesso a condizioni climatiche sfavorevoli, spingevano le persone a emigrare. Oltre a quella temporanea, si affermò l'emigrazione definitiva, in forme diverse, spec. verso la fine del XVIII sec. L'emigrazione stagionale verso la Germania meridionale di bambini e manodopera adulta impiegata nell'agricoltura (denominata Schwabengängerei) proseguì fino alla prima guerra mondiale (Lavoro stagionale). Dal XVI sec. sono attestati, soprattutto a Venezia, numerosi pasticcieri grigionesi, ma anche negozianti, spazzacamini, muratori, vetrai, architetti, capomastri e altri artigiani. Tra il XV e il XVIII sec. il Veneto e la Lombardia furono le destinazioni privilegiate dell'emigrazione commerciale; dalla fine del XVIII sec. gli emigranti si distribuirono in tutta Europa.

Alla diminuzione della pop., causata da guerre e crisi, fecero seguito nel XVII e XVIII sec. degli spostamenti interni: i Walser abbandonarono gli insediamenti situati nelle zone più discoste, acquistando beni nelle valli più fertili, mentre gli ab. di lingua rom. si trasferirono anche in valli poste più a sud. Ne risultò una piccola ondata migratoria all'interno dei G. Dalla struttura insediativa medievale, formata soprattutto da fattorie isolate e piccoli nuclei, si svilupparono durante l'epoca moderna piccoli centri e villaggi dai confini ben definiti. Gli insediamenti sparsi si mantennero più a lungo nelle aree di recente colonizzazione, come in alcune zone della Bassa Engadina e nelle valli walser più isolate.

La discriminazione tra chi deteneva il diritto di cittadinanza e i dimoranti (Beisassen, Hintersassen) consentì di mantenere un equilibrio tra l'evoluzione della pop. residente nei com. e la produzione agricola. I dimoranti erano sottoposti a limitazioni matrimoniali e costretti all'endogamia, il che assicurava la sopravvivenza delle aziende agricole. La divisione ereditaria dei patrimoni ridusse tuttavia la dimensione delle aziende. Nel XVIII sec. la progressiva rinuncia all'ammissione di nuovi cittadini non permise alla società di sviluppare innovazioni e fu corresponsabile del grande aumento della pop. senza fissa dimora.

Autrice/Autore: Peter Bollier / cne

3.5 - Economia

L'agricoltura fu la principale fonte di sostentamento degli ab. del Libero Stato delle Tre Leghe fino al XIX sec. Un'importante attività accessoria era rappresentata dal trasporto di merci lungo le strade dei passi alpini, che permetteva anche il commercio con l'estero. Erano pure diffuse l'attività mineraria e l'esportazione di legname. L'attività economica si svolgeva prevalentemente al livello dei com., che dal 1526 (secondi articoli di Ilanz) detennero le regalie ed ebbero la competenza di rilasciare prescrizioni e riscuotere tributi. Lo Stato delle Tre Leghe non interveniva molto in ambito economico, pur sforzandosi di ottenere facilitazioni commerciali e di assicurare l'approvvigionamento di base.

3.5.1 - Agricoltura

Con la fine della signoria fondiaria, nel basso ME mutarono le condizioni per la pratica dell'agricoltura. La concessione di terre come feudi ereditari risvegliò l'interesse individuale per un incremento dei raccolti, realizzato migliorando gli aratri, le falci da fieno, le bardature degli animali da tiro e i mulini ad acqua. Favorita anche dalla diminuzione della manodopera in seguito alla peste e alle faide, la contemporanea diffusione dell'allevamento rese necessaria una maggiore disponibilità di superfici per il pascolo e per l'alpeggio. Il rapporto tra bestiame minuto e bestiame grosso (4 a 1 nel 1300), si invertì (1 a 4 nel 1500). Nonostante la suddivisione delle grandi curtes feudali, rimasero notevoli differenze tra grandi e piccoli contadini. La grandezza media di un'azienda superava di poco i cinque ettari; il proprietario di una tale fattoria apparteneva probabilmente al ceto medio della pop.

Nel basso ME, come mostrano i registri fondiari, la produzione agricola era ancora divisa a metà tra campicoltura e allevamento; nel tardo ME diminuì la quota della campicoltura. Nell'epoca moderna tuttavia il rapporto tra i due settori, assai variabile a dipendenza del luogo, rimase sorprendentemente costante. Gli articoli di Ilanz (1524 e 1526) promossero la concessione di feudi ereditari e abolirono determinati oneri feudali, favorendo il riscatto delle decime. La forma di sfruttamento agricolo più diffusa continuò a essere l'azienda mista, che non prevedeva colture a maggese. Nelle regioni settentrionali si praticava l'avvicendamento delle colture tra prati e campi, mentre nelle valli meridionali si prediligeva la campicoltura permanente. Nelle zone a più bassa quota l'agricoltura era più variata: frutticoltura e viticoltura erano diffuse in Domigliasca e nella valle del Reno, selve castanili e vigne nelle valli meridionali. Oltre a orzo e segale venivano coltivati anche legumi e canapa, cui si aggiunse la patata alla fine del XVIII sec.

La diffusa economia alpestre permise lo sfruttamento di ampie superfici altrimenti in gran parte improduttive. L'alpeggio era di solito organizzato su base comunitaria; solo in un quinto ca. dei com. erano presenti alpeggi gestiti da singole fam. e dotati di una piccola casera. Ad eccezione dell'Alta Engadina, dove già nel 1520 si produceva formaggio grasso per l'esportazione, in generale predominava la produzione di formaggio magro e burro.

Autrice/Autore: Max Hilfiker / cne

3.5.2 - Artigianato

L'artigianato rurale era orientato principalmente al mercato locale. In quasi ogni villaggio erano presenti fabbri, mugnai e segantini, mentre muratori, carpentieri, calzolai, calderai, falegnami e sarti erano spesso artigiani itineranti. Pagati con tariffe fisse e spesso in natura, gli artigiani rurali appartenevano agli strati più poveri della pop. Anche in campagna sono tuttavia attestate botteghe di artigianato artistico, che seppero trovare riconoscimenti a livello sovraregionale; tra questi artigiani troviamo falegnami o fabbri, come i Laim ad Alvaneu.

Solo a Coira gli artigiani si organizzarono in corporazioni. In maggioranza immigrati, imposero nel 1465 un regime corporativo, che assicurò loro la partecipazione alla vita politica e privilegi economici. Le cinque corporazioni dei vignaioli, calzolai, sarti, fabbri e panettieri (fornai) comprendevano ca. 30 attività artigianali. Le rigide regolamentazioni corporative impedirono l'insediamento di aziende nuove o più grandi. Nel XVIII sec. alcuni esponenti del ceto aristocratico aprirono manifatture in campagna, soprattutto filature e tessiture per cotone e seta, che vennero in parte gestite (per esempio a Tschappina) con il Verlagssystem. Molte di queste imprese non sopravvissero però a lungo.

Lo sfruttamento dei numerosi giacimenti di minerali di ferro è attestato in tutte le regioni dal 1200 (quando è documentata la prima concessione di una miniera in val Poschiavo) fino al XIX sec. Nei dintorni di Davos, Scuol e nello Schams si estrasse in certi periodi anche l'argento. I maggiori centri di lavorazione di ferro e di altri metalli si trovavano a Filisur e Bellaluna (com. Filisur), più tardi vicino a Sils im Domleschg e nello Schams. Se i concessionari erano gli aristocratici locali, spesso in società con imprenditori di Coira, Zurigo e della Svevia, i minatori e i tecnici provenivano dall'Italia o dall'Austria. Nonostante gli ingenti investimenti richiesti dalla tecnica e l'enorme consumo di legname, il rendimento di tali imprese fu il più delle volte scarso.

Autrice/Autore: Max Hilfiker / cne

3.5.3 - Traffico e commercio

Collegando il nord dell'Europa con l'Italia, i passi retici ebbero una notevole importanza strategica ed economica, pur rimanendo in secondo piano rispetto al Brennero e al San Gottardo. Dopo aver reso carrozzabile il passo del Settimo per alcuni decenni dopo la fine del XIV sec., i com. direttamente interessati aprirono al traffico la Viamala (1473). I com. percorsi dalla cosiddetta "strada inferiore" (Splügen, San Bernardino) si riunirono in sei org. corporative di trasporto, denominate soc. dei Porti (Porten), mentre quelli della "strada superiore" (Julier, Settimo) ne costituirono quattro. Tali soc. detenevano il monopolio dei trasporti ed erano tenute alla manutenzione delle strade nella loro area. Gli spedizionieri inviavano le merci su carri, bestie da soma o slitte, affidandosi di solito alla cosiddetta Roda (Rod), un sistema che regolava il lavoro dei trasportatori membri delle soc. dei Porti. Il trasporto era generalmente lento, perché le merci dovevano essere trasbordate, al limite del territorio di un Porto, sulle bestie da soma della successiva corporazione. Per alcune merci di valore veniva impiegato il cosiddetto trasporto diretto (Strackfuhr): un unico somiere trasportava le merci in ca. tre giorni da Coira a Chiavenna. La quantità delle merci in transito risentiva molto degli avvenimenti politici o economici ed era sottoposta a notevoli variazioni. Il valore massimo fu raggiunto verso il 1600 (14'000 some); i trasporti si ridussero a un decimo durante la guerra dei Trent'anni e superarono di nuovo le 10'000 some solo con la costruzione della strada commerciale alla fine del XVIII sec. Gli introiti dei dazi, i pedaggi, i salari e altri introiti relativi al traffico facevano del transito delle merci la seconda fonte di reddito dell'economia grigionese.

Il commercio si sviluppò parallelamente al traffico di transito. Poiché ogni cittadino delle Leghe godeva della libertà di commercio, i Grigionesi frequentarono già presto soprattutto i mercati meridionali (Lugano, Tirano, val Venosta), per scambiare burro e bestiame giovane con grano, sale o vino. Esistevano inoltre anche commercianti professionisti di sale, vino e riso. Solo con l'epoca moderna Milano si sostituì a Zurigo come principale fornitore di grano. Il riso era soprattutto un prodotto di transito. Le Tre Leghe importavano il proprio fabbisogno di sale da Hall (Tirolo) e da Reichenhall (Baviera), mentre il sale marino veneziano, di minore qualità, era poco apprezzato. Il controllo sul vino valtellinese fu assicurato dalle fam. dirigenti dei Paesi soggetti, detentrici di vaste proprietà fondiarie, e attraverso provvedimenti legislativi e rigidi controlli sui prezzi. Oltre ai mercati settimanali, si tenevano fiere annuali (alla fine del XVIII sec. erano ca. 50), che in autunno permettevano lo smercio del bestiame. Case commerciali sorsero soprattutto nel XVIII sec. lungo le vie di transito (come quella della fam. Rosenroll a Thusis), a Ilanz, Davos e naturalmente a Coira.

Autrice/Autore: Max Hilfiker / cne

3.5.4 - L'emigrazione militare

Il servizio mercenario costituì un'importante fonte d'entrata. Le campagne d'Italia, la guerra dei Trent'anni e le lotte del XVIII sec. per l'equilibrio europeo diedero un'occupazione a migliaia di soldati mercenari (Johannes Andreas von Sprecher stimava che verso il 1750 i soldati grigionesi al servizio delle potenze estere raggiungessero le 10'000 unità). Molti servirono nei reggimenti delle Guardie sviz. a Parigi, a Vienna e in Italia. Per le aristocrazie locali le compagnie al servizio estero furono un affare vantaggioso, anche se soggetto alla speculazione: acquistate, vendute o ereditate, assicuravano ai signori uno stile di vita adeguato alla loro posizione sociale nonché un certo prestigio politico. Per i soldati il servizio mercenario fu invece quasi sempre una dura necessità, che nell'epoca moderna aveva oltretutto perso gran parte dell'attrattiva economica.

Autrice/Autore: Max Hilfiker / cne

3.6 - Evoluzione sociale

Il declino della signoria fondiaria nel tardo ME comportò un mutamento della società. Il passaggio dei poteri decisionali sui beni fondiari dai nobili, proprietari nominali, ai contadini, che li detenevano di fatto, portò a partire dalla fine del XIV sec. a un livellamento fra gli strati sociali della pop. rurale che favorì soprattutto i semiliberi e i servi. La concessione di ampie libertà agli immigrati walser e ad altri gruppi di contadini, come pure il rafforzamento delle competenze dei com., costituiscono altri indicatori dell'evoluzione della struttura sociopolitica. Con l'acquisizione di un ventaglio sempre più ampio di diritti fondiari, i com. segnarono la fine delle signorie feudali. La nobiltà territoriale dovette progressivamente cedere il passo, in un processo che culminò e si concluse con gli articoli di Ilanz del 1526.

La piccola nobiltà, composta soprattutto da ministeriali dei signori territoriali, riuscì solo in parte a mantenere la propria posizione sociale. Un terzo di queste fam. conservò le proprie funzioni dopo il XIV sec., ma solo una su cinque riuscì a compensare la perdita del proprio ruolo nella struttura feudale con cariche nelle istituzioni com. durante l'epoca moderna. Tra le fam. di ministeriali, i von Salis, von Planta, de Mont e von Castelberg furono in grado di rafforzare notevolmente la propria posizione di privilegio anche nel sistema com. Dal XV o XVI sec. il rinnovamento dell'ordinamento statale offrì inoltre molte opportunità di ascesa sociale a nuove fam. di estrazione aristocratico-contadina, come i Beeli, Buol, Capol, Florin, Guler, Jecklin, Schorsch, Sprecher e von Tscharner. Già alla fine del tardo ME non esisteva più all'interno del ceto dirigente una chiara differenziazione tra le fam. di origine ministeriale e quelle provenienti dal ceto aristocratico-contadino.

I funzionari delle Tre Leghe nei Paesi soggetti di Valtellina, Bormio e Chiavenna nel XVII secoloa
FamigliaGovernatori generali della Valtellina a SondrioVicari di SondrioCommissari a ChiavennaPodestà di MorbegnoPodestà di TraonaPodestà di TeglioPodestà di TiranoPodestà di PiuroPodestà di BormioTotale
von Salis56744141 32
von Planta5358512 130
Buol34222312221
Sprecher344311 3120
von Capol21251212117
Schmid von Grüneck 1221 4  10
de Florin2111 21 19
de Mont2 111 21 8
Enderlin von Montzwick11 1 111 6
Pellizari  1 21 116
Rosenroll21111    6
Schmid/Schmied   1 3 116
Schorsch11  21 1 6
Travers222      6
Janett    1 1215
Jenatsch1   2 11 5
Montalta11 1  1  4
von Porta 2    1 14
Scarpatetti    2 2  4
Gaudenz    1 11 3
Gugelberg von Moos11  1    3
Hartmann    1 11 3
Jagmet 111     3
de Latour1   2    3

a Sono prese in considerazione solo le famiglie che inviarono più di due funzionari.

Fonti:S. Färber, Der bündnerische Herrenstand im 17. Jahrhundert, 1983, 134-136

Nonostante la democratizzazione del sistema politico, anche nell'epoca moderna si può parlare di una società strutturata in maniera simile alla società per ceti. Persino i contadini non costituivano un gruppo omogeneo: la distinzione tra contadini ricchi e poveri era netta per quanto riguardava prestigio e tenore di vita. Dal XVII sec. divenne inoltre sempre più rilevante la differenziazione tra chi deteneva il diritto di cittadinanza e i dimoranti. Durante il XVI sec. il ceto dirigente divenne sempre meno disposto ad ammettere nuove fam., che infatti riuscirono ad accedere solo in misura ridotta alle cariche pubbliche importanti (XVII e XVIII sec.). La nuova élite, fortemente oligarchica, si differenziò sempre più dalla "gente comune", evidenziando le differenze di status sociale. Uno stile di vita adeguato al rango presupponeva ampi possedimenti, titoli nobiliari, un tenore di vita aristocratico, importanti cariche militari in eserciti stranieri, una buona istruzione, un'accorta politica matrimoniale nonché un'attività economica e politica di primo piano. Ai vertici della società e della politica grigionese nel XVII e XVIII sec. vi erano i von Salis e i von Planta, attorno ai quali ruotava un gruppo ristretto di una dozzina di fam. influenti. A queste seguiva una cerchia di due altre dozzine di fam., che seppero mantenere una posizione di preminenza solo per una o due generazioni, o che furono rilevanti unicamente sul piano locale. Tutti i clan, i casati e le fam. erano legati a gran parte del resto della pop. secondo un sistema di tipo clientelare che permeava tutti gli ambiti dell'esistenza. Tale sistema ebbe le sue origini principali nella divisione in fazioni contrapposte, causata dagli interessi politici che dal XVI sec. le potenze straniere ebbero nei G.

Autrice/Autore: Silvio Färber / cne

3.7 - Storia religiosa

3.7.1 - Chiese e conventi dal XIV secolo alla Riforma

I conventi ebbero anche nel tardo ME un ruolo importante nella struttura organizzativa della Chiesa retica. L'abbazia di Disentis, che aveva promosso la costruzione di diversi ospizi sul versante settentrionale del Lucomagno, incorporò nel 1491 nove parrocchie nella valle del Reno anteriore. A Disentis era strettamente legata nel XIII e XIV sec. una comunità di beghine e begardi con sede presso la cappella di S. Benedetto (com. Sumvitg). Dopo il declino del convento maschile nel basso ME, a Müstair nella seconda metà del XII sec. venne fondato un monastero di suore benedettine, che nel tardo ME costituì un centro di mistica eucaristica (culto del Preziosissimo Sangue). Le prepositure premonstratensi di S. Lucio a Coira e Churwalden furono promosse ad abbazie verso la metà del XV sec. Ai due monasteri appartenne fino al XIV sec. un convento femminile; a Churwalden apparteneva anche come filiale la prepositura di Sankt Jakob nella Prettigovia interna (com. Klosters). Nel basso ME l'unica abbazia fondata nell'area retica fu quella di S. Nicola a Coira. Il convento domenicano sorse verso il 1277 su iniziativa del vescovo ed ebbe un ruolo importante nell'evoluzione della struttura insediativa della città: i rappresentanti della piccola nobiltà e gli artigiani vi istituirono messe di suffragio e furono costituite confraternite di laici.

La fondazione di nuove chiese fu dapprima soprattutto una prerogativa dei signori feudali, che detenevano di solito anche il diritto di patronato. Al loro posto nel basso ME subentrarono le comunità dei fedeli delle vicinanze, che nel XV sec. fondarono più di cento cappellanie e benefici ecclesiastici. Tali fondazioni portarono alla formazione di nuove parrocchie, su cui le vicinanze rivendicarono dapprima la presenza di un curato residente, in seguito il diritto di patronato. Verso il 1500 più di un quarto dei sacerdoti attivi trovavano sostentamento nelle fondazioni istituite dai com. In più di un quinto dei casi, i fedeli della vicinanza partecipavano all'elezione del parroco o del cappellano, in più di un terzo controllavano l'amministrazione delle prebende. Tra le altre comunità religiose grigionesi è possibile annoverare il capitolo di canoniche agostiniane di Cazis, il capitolo della collegiata di San Vittore in Mesolcina, gli ospizi di Chapella presso S-chanf (fondato dalla parrocchia di Zuoz) e di San Romerio (denominato un tempo S. Remigio) sopra Brusio, gestito dagli agostiniani. I due ospizi decaddero nel XV sec.

Autrice/Autore: Florian Hitz / cne

3.7.2 - Riforma e Controriforma

L'azione promossa dai com. per ridimensionare il potere secolare ed ecclesiastico del vescovo di Coira culminò con i secondi articoli di Ilanz del 1526. Oltre a ridurre i diritti secolari del capitolo cattedrale, tali articoli ricusarono il tribunale vescovile, favorirono gli ab. del luogo escludendo gli stranieri dagli incarichi ecclesiastici e attribuirono ai com. il diritto di scelta del parroco e l'amministrazione dei beni parrocchiali. Gli articoli di Ilanz non avevano un carattere particolarmente dogmatico ma erano piuttosto preconfessionali: come tali erano dunque indirizzati contro la diocesi e puntavano a un'autonomia com. in campo ecclesiastico a cui anche le parrocchie catt. si rifecero fino all'inizio del XVII sec. e che favorì lo sviluppo del movimento rif., rendendone difficile la persecuzione da parte delle autorità vescovili. In occasione dell'elezione del vescovo Lucius Iter (1541) furono imposti i cosiddetti Sei articoli, che esigevano da parte del vescovo il riconoscimento ufficiale degli articoli di Ilanz. Tra il 1520 e il 1560 ca. si ebbero molti casi di rifiuto del pagamento di tributi e di riscatto dei diritti vescovili con esigue somme di denaro. Tra il 1558 e il 1561 e durante l'episcopato di Beatus a Porta, la diocesi fu a più riprese sull'orlo della disgregazione. Nello stesso periodo anche l'amministrazione ecclesiastica decadde decisamente: le tendenze riformiste risalenti alla seconda metà del XV sec. si esaurirono dopo il 1527; il capitolo cattedrale si ritrovò completamente disorganizzato dopo il 1529 e le cariche di vicario generale e di vescovo ausiliario rimasero vacanti dalla fine degli anni 1530-40.

Il centro della Riforma fu Coira, dove la nuova confessione si affermò tra il 1523 e il 1527 sotto la guida del parroco della città Johannes Comander. La mancata condanna di Comander nella Disputa di Ilanz (1526), in cui fu accusato di eresia dal vicario generale davanti alla Dieta comune dei G., permise alla nuova confessione di diffondersi quasi senza ostacoli. Tuttavia, il lasso di tempo che trascorreva tra la prima predica evangelica tenuta da un riformatore itinerante e la decisione formale della comunità parrocchiale, e la nomina di un predicatore e l'eliminazione di paramenti e ornamenti sacri, spesso fonte di conflitti, poteva essere piuttosto lungo (e durare anche decenni). Mentre la maggior parte dei com. della Lega delle Dieci Giurisdizioni e parti della Lega Grigia (Foppa, Thusis, Heinzenberg, Schams, Avers) aderirono alla Riforma già alla fine degli anni 1520-30 e negli anni 1530-40, l'Engadina e le valli limitrofe passarono alla nuova confessione per lo più tra il 1550 e il 1575; alcuni com. della Lega Caddea situati a nord dei passi alpini aderirono alla Riforma solo tra la fine del XVI e l'inizio del XVII sec. Ciò ritardò anche l'istituzione di una Chiesa cant. rif., garante di un'unità di dottrina. In questo contesto fu determinante la disputa ecclesiastica tra i rifugiati per fede it. a Chiavenna (1545-71), divisi tra i difensori dell'ortodossia di Bullinger e i propugnatori delle dottrine anabattiste e antitrinitarie. Gli inizi del sinodo evangelico retico risalgono al 1537, ma solo la Confessio Raetica (1553) contiene un ordinamento sinodale. Un consolidamento istituzionale, che prevedeva la tenuta di verbali, organi adatti a dirigere la Chiesa, la regolamentazione dei rapporti con le autorità laiche e gli inizi di una disciplina ecclesiastica di spirito calvinista, avvenne negli anni 1570-80, parallelamente all'affermazione dell'ortodossia prot., e fu strettamente legata all'operato di Ulrich Campell. Il processo di istituzione di una Chiesa cant. rif. si concluse tuttavia solo con il regolamento sulla moralità emanato dalla Dieta comune nel 1628, vero e proprio ordinamento ecclesiastico, e con gli statuti sinodali del 1645, in vigore fino al 1808 con piccole modifiche. Nei com. i consigli degli anziani imposero la disciplina ecclesiastica; si istituirono inoltre i Colloqui regionali per sorvegliare la dottrina e la condotta dell'ufficio dei pastori.

Gli impulsi decisivi alla Riforma catt. provennero dai nunzi apostolici di Lucerna, che dal 1578 visitarono periodicamente la diocesi e diressero di norma anche l'elezione del vescovo fino agli inizi del XVIII sec. Dal 1580 gli interventi della nunziatura mirarono alla riforma del capitolo cattedrale e del clero di campagna. Nel 1599 fu emanato un decreto che conteneva ordinanze fondamentali per l'amministrazione ecclesiastica e secolare del capitolo cattedrale. Durante i Torbidi grigionesi, sotto la protezione dell'occupante austriaco, nel 1623 il nunzio Alessandro Scappi costrinse le Tre Leghe ad accettare la restituzione dei diritti posseduti dal vescovo prima del 1526 (articoli di Scappi). Anche se la restaurazione dei diritti secolari si rivelò un'impresa quasi impossibile, i tentativi di riforma catt. ebbero l'effetto di ravvivare l'azione ecclesiastica del vescovo, in ambito giur. e pastorale (per l'amministrazione della cresima o l'elezione dei parroci). I nunzi ottennero che i Sei articoli del 1541 fossero abbandonati (a partire dall'elezione vescovile del 1627) e che l'abrogazione dell'indigenato previsto dagli articoli del 1526 fosse abrogato (1661). Dalla fine del XVI sec. la diocesi di Coira ebbe a disposizione religiosi formati nello spirito tridentino. Il vescovo riformatore Johann Flugi emanò disposizioni per il clero diocesano (1605) che adeguavano il diritto ecclesiastico della diocesi ai decreti del Concilio di Trento. Il principale ordine riformatore fu quello dei cappuccini che, sotto la protezione degli occupanti austriaci, tentò di riportare la Prettigovia e la Bassa Engadina alla fede catt. (1621); il tentativo fallì tuttavia in seguito all'occupazione franc. del 1624. L'ordine fu particolarmente importante nella cura delle anime nei territori catt., all'interno dei quali attorno al 1650 garantivano il servizio in un terzo delle parrocchie. Considerata la scarsa consistenza delle prebende dopo il 1526, i frati, mantenuti in primo luogo dall'esterno, garantivano un'assistenza spirituale sufficiente a basso costo. I padri diedero un contributo determinante alla diffusione dello stile barocco nell'architettura, nelle belle arti e nell'arte religiosa.

La confessionalizzazione delle due Chiese tra gli anni 1570-80 e gli anni 1640-50 riguardò nel complesso tutta la pop. e si inserì nei conflitti tra le fazioni grigionesi (Confessionalismo). Negli anni 1610-20, ma spec. tra il 1640 e il 1660 (e a volte anche nel decennio 1740-50), nei com. a confessione mista scoppiarono conflitti per l'utilizzo della chiesa e dei beni parrocchiali. Le tensioni spinsero la Dieta comune a istituire un Corpus catholicum e una Sessione evangelica (Corpus evangelicum), che si riunirono separatamente a partire dai primi anni 1640-50 per discutere di problemi politico-religiosi. Non si giunse tuttavia all'istituzione di meccanismi istituzionali per dirimere i conflitti.

Con l'attenuarsi dei contrasti all'inizio del XVIII sec., le vie delle due comunità confessionali si separarono. Grazie al servizio militare mercenario nei Paesi Bassi e al considerevole numero di studenti a Halle, il pietismo si diffuse tra i rif. a partire dal 1710-20. Daniel Willi fu la figura dominante in questo periodo. Dal 1745 i G. furono ripetutamente visitati da emissari dei Fratelli moravi, che seppero conquistarsi un largo seguito. Fin verso il 1780 le correnti pietiste e i Fratelli moravi furono a tratti dominanti, per essere però poi rapidamente soppiantati dall'Illuminismo, sostenuto soprattutto dai rif.

Autrice/Autore: Ulrich Pfister / cne

3.7.3 - Evoluzione del sistema scolastico

Nell'epoca moderna le Chiese di entrambe le confessioni ambivano alla diffusione della cultura religiosa tra i fedeli (catechesi sistematica) e avevano interesse a formare operatori qualificati: in questo contesto si inserivano le iniziative in ambito scolastico. Nel settore dell'istruzione superiore rimasero infruttuosi i ripetuti tentativi della Dieta comune di istituire una scuola cant. grigionese facendo capo al patrimonio della Chiesa e fallirono anche i due controversi progetti di fondare una scuola analoga a Sondrio (1584 e 1618-19). Il vescovo ebbe poco successo anche nel tentativo di fondare un seminario diocesano, come prescritto dalle risoluzioni del Concilio di Trento. Solo la scuola lat. di Coira, ampliata e divenuta Collegium philosophicum all'inizio del XVIII sec., assunse la funzione di modesta scuola superiore. Grazie alla presenza di questo ist., parte dell'élite intellettuale rif. rinunciò alla diffusa consuetudine di studiare all'estero. Gli ist. laici di Haldenstein, Marschlins, Jenins e Reichenau, fondati e gestiti dai ceti dirigenti dopo la metà del XVIII sec., si ispirarono alla pedagogia illuminista.

L'istituzionalizzazione dell'istruzione di base si compì a partire dal secondo quarto del XVII sec. Dopo l'emanazione dell'ordinamento ecclesiastico del 1628, che imponeva ai com. la gestione di una scuola, nelle regioni rif. si procedette alla raccolta di fondi scolastici e alla regolare assunzione di insegnanti. Nelle aree catt. l'istituzione delle scuole di base ebbe il sostegno delle confraternite di catechismo, fondate nel solco della crescente devozione barocca. Spec. nel XVIII sec. furono create cappellanie il cui beneficiario era espressamente tenuto a insegnare.

Autrice/Autore: Ulrich Pfister / cne

3.8 - Storia culturale

3.8.1 - Cultura scritta e letteratura

Gli scritti in lat. degli umanisti della prima metà del XVI sec., tra cui si distinsero Simon Lemnius e il profugo religioso it. Francesco Negri, erano indirizzati a un pubblico intern. di eruditi. Diversi autori, come Ulrich Campell, Fortunat Sprecher von Bernegg e Fortunat von Juvalta, scrissero cronache in lat. ancora in epoca moderna.

Per la letteratura ted., le prime testimonianze risalgono al basso ME e riguardano frammenti di leggende ed estratti delle poesie di Rodolfo di Ems, del Minnesänger Heinrich von Frauenberg (nel Codice di Manesse) e di Eberardo de Sacco. Durante il XVI e XVII sec. la produzione letteraria non religiosa in lingua ted. si limitava alle cronache (per esempio quelle di Hans Ardüser), ad ampie opere storiche e ad alcune poesie di natura polemica, in parte redatte in dialetto, senza pretese dal punto di vista letterario. La colta aristocratica Hortensia Gugelberg von Moos fu autrice di scritti religiosi e dei Conversations-Gespräche (1696). Nel XVIII sec. Johann Jakob Dusch, discendente di emigranti grigionesi in Bassa Sassonia, e il "figlio adottivo della Rezia" Heinrich Zschokke, sull'esempio di Albrecht von Haller, glorificarono la patria grigionese nell'immagine idealizzata della semplice vita campestre. Nel 1785 uscì un'edizione dei canti grigionesi di Martin von Planta messi in musica dal maestro ed editore Konrad Greuter; nel 1786 fu pubblicato il poema Die Bernina di Johann Baptista von Tscharner.

I testi in rom. ladino del notabile engadinese Johann Travers (dal 1527) rappresentano di fatto l'inizio della cultura scritta rom. (Letteratura romancia). Successivamente, fin verso la metà del XVIII sec., la pubblicazione di testi e delle prime grammatiche rom. avvenne al servizio delle Chiese confessionali: traduzioni della Bibbia per i rif., libri di devozione per i catt., catechismi e libri di canti per ambedue le confessioni rappresentavano le principali letture dei fedeli. Dalla seconda metà del XVII sec. apparvero in lingua rom. anche rappresentazioni sacre della Passione di Cristo e manifestazioni carnevalesche, mentre nel XVIII sec. si aggiunsero poemi politici (Georg Anton Vieli) e opere teatrali (Peter Anton de Latour).

Prima del 1800 le valli italofone non avevano una tradizione letteraria propria (Letteratura italiana), visto che in ambito culturale erano completamente orientate verso l'Italia. Martino Bovollino, di Mesocco, imitò i modelli di Dante e Petrarca nei suoi otto sonetti (1519), come pure Paganino Gaudenzi, di Poschiavo, che visse e fu attivo soprattutto in Italia. Nelle numerose e variate opere di Gaudenzi (trattati storici e filosofici, 700 sonetti pubblicati nel 1648) si avverte anche l'influsso dei contemporanei Giambattista Marino e Galileo Galilei. Nell'Oratione dell'architetto Gabriele de Gabrieli di Roveredo e nei versi di Francesco Rodolfo Mengotti di Poschiavo (morte dopo il 1786) si ritrova l'influenza dell'Acc. romana dell'Arcadia e dell'Illuminismo it.

Autrice/Autore: Adolf Collenberg, Ulrich Pfister / cne

3.8.2 - Architettura, scultura e pittura

I rapporti con i circoli culturali del nord e del sud delle Alpi furono essenziali per le Tre Leghe anche nel campo delle arti figurative e dell'architettura. Gli influssi furono diversi, a dipendenza della provenienza delle innovazioni e della situazione politica ed economica. A causa della posizione periferica lungo le Alpi, i cambiamenti giunsero spesso con ritardo. La topografia dei G. favorì però anche la conservazione di un ricco patrimonio culturale.

Si è conservato un insieme multiforme di pitture murali del XIV sec., tra cui affreschi della scuola di Giotto e 16 opere della bottega del cosiddetto Maestro di Waltensburg relative all'area culturale della Germania meridionale. Nello stesso periodo furono realizzate eleganti statue che attestano la raffinatezza dell'ambiente di corte della regione del lago di Costanza. La creazione di parrocchie, dalla metà del XV sec. fino alla Riforma, diede origine a un'intensa attività di costruzione di chiese, svolta in gran parte sotto la direzione di architetti e capimastri originari dell'area linguistica ted. Parallelamente, nelle botteghe della Germania meridionale furono costruiti su commissione numerosi altari ad ante tardogotici. Il Rinascimento si manifestò nella pittura murale già dalla fine del XV sec. e influenzò durevolmente soprattutto le decorazioni e l'arredamento interno degli edifici profani. Tuttavia fino al XVII sec. inoltrato molti oggetti presentarono elementi stilistici tardogotici. Nei territori rimasti fedeli alla vecchia confessione, la Riforma catt. favorì una nuova ondata di costruzione di chiese, dove si manifestò l'influenza di architetti e stuccatori provenienti da sud. Gli architetti grigionesi, tra cui i magistri moesani, furono determinanti per lo sviluppo del barocco nella Germania meridionale, in Austria e nei territori confinanti. Nel campo delle sculture in legno dominava invece la tradizione alpina, di origine vallesana (scuola di Johann Ritz). Nella pittura continuava invece a essere preponderante l'influenza del meridione, con le opere di maestri lombardi e ticinesi.

A seconda della regione, le case contadine o patrizie grigionesi erano di legno (per esempio la casa walser) o di pietra. Fino al basso ME era privilegiata la separazione delle funzioni, con dormitorio, granaio e casera in edifici separati. In Engadina e nei G. centrali la casa d'abitazione e il fienile con stalla erano posti sotto lo stesso tetto. Dopo il 1500 le tipiche case engadinesi con due portoni e le case delle vallate meridionali furono decorate con graffiti. In Engadina la tecnica del graffito raggiunse il suo apice nella seconda metà del XVII sec.

Autrice/Autore: Marc Antoni Nay / cne

4 - Lo Stato nel XIX e XX secolo

4.1 - Storia politica dal 1797

4.1.1 - Dalla sovranità comunale allo Stato cantonale

Nel 1797 la perdita dei territori it. aveva gettato i G. in una profonda crisi. Sul piano interno si affrontavano due schieramenti: da una parte il campo dei patrioti, sorto nel decennio 1790-1800, per lo più favorevole all'adesione alla Repubblica elvetica, dall'altra il campo dei simpatizzanti dell'Impero, costituito dalla cerchia aristocratica di Ulysses Salis-Marschlins, che propendeva per un avvicinamento all'Austria. Nel luglio del 1798 i com. giurisdizionali rifiutarono a chiara maggioranza di aderire all'Elvetica. Tale decisione rimase comunque lettera morta, poiché poco tempo dopo i G. divennero un campo di battaglia nella guerra tra la Francia e le forze della seconda coalizione, subendo tra la fine del 1798 e il 1800 ben due invasioni da parte delle truppe franc. e altrettante da parte delle truppe austriache. In quel periodo, le vicende politiche erano determinate dagli occupanti, che procedettero alla presa di ostaggi ed insediarono governi provvisori. Durante la prima occupazione franc. fu sottoscritto il patto d'incorporazione dei G. nella Repubblica elvetica, con il nome di cant. Rezia (21.4.1799). L'integrazione avrebbe poi dovuto perfezionarsi progressivamente nel corso della seconda occupazione, che vide pure lo sviluppo di un apparato amministrativo centralizzato sul modello degli altri cant. elvetici. Già dal 1801 un numero crescente di com. rifiutò però l'ordinamento elvetico, ciò che indusse il governo centrale a chiedere una nuova occupazione del cant. Dopo il ritiro delle truppe franc., alla fine dell'estate del 1802, si estese il movimento favorevole a una restaurazione. La stesura di una nuova Costituzione federalista nell'ambito dell'Atto di mediazione riportò la pace nei G., che divennero un nuovo cant. della Conf. (1803). Dopo il fallimento di un tentativo di putsch da parte degli aristocratici e di altre formazioni politiche (gennaio 1814), su pressione degli Alleati i Vecchi repubblicani finirono per accettare la nuova realtà. Nel 1815 il congresso di Vienna confermò infine la perdita della Valtellina.

Fino a metà del XIX sec., nel cant. regnarono pace e stabilità. La Costituzione del 1814/20 aveva in pratica paralizzato le istituzioni dello Stato (governo e legislativo), mentre i Consigli e i com. giurisdizionali avevano ripreso il controllo sulla legislazione. Il popolo curava i propri interessi a livello locale e regionale, ma si occupava poco della politica sul piano cant. e fed. I fautori dello Stato liberale iniziarono a farsi sentire nei primi anni 1830-40, rivendicando maggiore spazio operativo per gli organi cant. e un parziale ridimensionamento dell'autonomia com., il che valse loro l'appellativo di statalisti. La tendenza opposta, quella dei cosiddetti municipalizzatori, preconizzava invece un potere centrale ridotto al minimo con una connotazione in parte confessionale. La polarizzazione non era comunque così marcata da condurre alla formazione di veri e propri partiti: la composizione delle due fazioni mutava a seconda dei temi in discussione. Nelle elezioni in generale ottenevano consensi le personalità moderatamente riformatrici, i futuri artefici della riforma giudiziaria del 1851 e della Costituzione cant. del 1854. Il promovimento delle riforme non era una prerogativa esclusiva dei liberali o dei rif. I G. devono molte conquiste di quei decenni anche allo spirito innovativo degli aristocratici e di religiosi delle due confessioni.

Il progetto di revisione della Costituzione fed. attorno al 1870 sollevò un'ondata di agitazioni e portò alla polarizzazione della pop. tra gli avversari e i partigiani della revisione (denominati "Anti" risp. "Revi"). Il Bündner Tagblatt, foglio moderatamente liberale, sotto Hermann Sprecher e Placidus Plattner, compì una svolta in senso conservatore e federalista, divenendo portavoce degli "Anti". L'altra fazione era sostenuta da Florian Gengel, redattore del Freie Rätier e fondatore, con Anton Versell, dell'Ass. liberale di Coira, e da Carl Hilty dell'Ass. popolare grigionese. Dopo l'approvazione della Costituzione, la marcata linea che separava i due fronti nel 1872 e nel 1874 si affievolì rapidamente. Conservatori e federalisti dominarono a tutti i livelli le elezioni e le votazioni, soprattutto dopo l'ampliamento dei diritti popolari con la revisione della Costituzione cant. del 1880. L'Alleanza sovraconfessionale conservatrice-federalistica, fondata nel 1881 da Hermann Sprecher e Remigius Peterelli sconfisse il liberalismo catt., che con la fam. de Latour di Breil/Brigels per decenni aveva dominato politicamente la Surselva. Il Kulturkampf toccò solo marginalmente i G., poiché l'Alleanza sovraconfessionale gli aveva sottratto il campo d'azione e perché i liberali giudicavano inutile uno scontro tra le confessioni. Negli anni 1870-90 il vecchio ceto dirigente fu in gran parte scalzato dalle élite intellettuali di origine borghese e agraria.

Autrice/Autore: Adolf Collenberg / ato

4.1.2 - La fondazione dei partiti (1890-1919)

Nel gennaio del 1891 la corrente liberale guidata da Felix Calonder fondò il partito liberale (PL), un partito popolare con statuti e un programma cant. (sezione cant. del PRD). In questo contesto l'Ass. radicale-democratica di Coira, fondata poco prima da Friedrich Manatschal, ebbe spesso il ruolo di frazione contestataria rispetto al nuovo partito. Nello stesso anno, anche l'Alleanza sovraconfessionale pose un comitato cant. autonomo alla testa del partito federal-democratico. Il programma del suo leader Caspar Decurtins, che oscillava tra l'ultramontanismo e il sostegno alla politica sociale della sinistra, provocò il progressivo passaggio dell'ala rif. ai liberali e la scissione interna della cerchia di Placidus Plattner e Johann Josef Dedual (il cosiddetto nuovo corso, 1892-98), che promossero tra l'altro una politica di partito e sociale autonoma da parte dei catt. Avviata verso il 1895, la riforma del partito sfociò nella fondazione del partito conservatore democratico (PCD), che comprendeva soprattutto catt., ma anche una piccola e influente ala rif., guidata spec. dai von Sprecher (1903). Questo decennio segnò il passaggio dal dominio delle vecchie clientele al ruolo centrale dei partiti nella competizione elettorale e lo sviluppo di accordi tra liberali e conservatori sulla suddivisione dei seggi (fino al 1919).

Le Soc. del Grütli e le ass. operaie diedero vita nel 1906 al partito socialista (PS), che reclutava i propri membri tra il personale impiegato negli alberghi, i ferrovieri e gli ambienti piccolo borghesi di Coira. Data la debole diffusione dell'industria, nei G. non esisteva un vero e proprio proletariato. Dopo il 1918 il PS fu indebolito da dissidi relativi alla linea politica da seguire. Divergenze programmatiche e conflitti personali colpirono anche il campo liberale. L'ala dei Giovani liberali si staccò e nel dicembre 1919 fondò il partito democratico (PD), orientato decisamente più a sinistra. La Neue Bündner Zeitung si schierò al loro fianco e ne divenne l'organo di stampa.

Fino a questo momento, i partiti disponevano di un'organizzazione piuttosto rudimentale. La sensibilizzazione e mobilitazione politica avveniva per mezzo della stampa, tramite persone di fiducia nei villaggi, nel corso di cerimonie religiose, feste di canto, fiere di bestiame e, da parte dei catt., anche dal pulpito. La Chiesa fino agli anni 1960-70 si impegnò apertamente sul piano politico per promuovere le proprie posizioni ideologiche.

Autrice/Autore: Adolf Collenberg / ato

4.1.3 - Tempo di crisi e di guerra

L'introduzione del sistema proporzionale per le elezioni del Consiglio nazionale (1919) ebbe inizialmente scarse ripercussioni nei G., a parte il seggio conquistato per la prima volta dal PS. Negli anni 1920-30 il PCD riuscì a tenersi stretti i propri elettori osteggiando chiaramente il liberalismo e il centralismo, come pure il socialismo e l'ateismo. I liberali furono autori di dure campagne contro democratici e socialisti, arrivando a coalizzarsi con il PCD per contrastare il PS e la "sinistra borghese e del ceto medio", cioè il PD, che si definiva in tal modo per distinguersi dai liberali, rappresentanti del grande capitale. Nella prima metà degli anni 1920-30, lo scandalo delle centrali elettriche penalizzò severamente il PL, che perse progressivamente una parte della sua base elettorale, confluita nel decennio seguente spec. nel PD di Andreas Gadient, divenuto dopo il 1935 l'erede dei liberali. La forza elettorale del PS non aumentò, nonostante la popolarità del suo principale dirigente, il Consigliere nazionale Gaudenz Canova: il rigoroso antifascismo dei socialisti non dava frutti a livello politico (sei piccoli gruppi fascisti apparvero nei G. prima del 1939 e nella loro base di Davos erano attivi un importante gruppo locale nazionalsocialista e altre org. orientate sulle medesime ideologie), mentre sul piano della politica economica otteneva maggiori consensi il PD. Nei primi anni 1930-40, il PD iniziò a contrastare il movimento frontista e rivendicò una politica congiunturale attiva per combattere la crisi economica, mentre il PL, che si era guadagnato fama di partito del grande capitale, assunse un atteggiamento passivo.

Dopo la bocciatura dell'iniziativa di crisi (2.6.1935), contadini, impiegati e lavoratori di tutti i campi si unirono nel Movimento delle linee direttrici per far fronte all'estremismo di destra e di sinistra. Non è finora stato possibile stabilire con chiarezza la dimensione delle simpatie che parte della borghesia nutriva per l'idea di una nuova Europa corporativistica e autoritaria. Il PCD sopravvisse senza problemi al crollo del PL, che nel 1934 fu ribattezzato partito liberale democratico (PLD). Nelle file conservatrici, l'insoddisfazione della corrente cristiano-sociale di Coira portò alla fondazione di un partito autonomo (partito cristiano sociale, PCS). Lo scoppio della guerra rese ancora più aspra la lotta tra i partiti. Il PD (dal 1935 partito popolare democratico, PPD) aumentò i suoi voti a spese del PLD e del PS. Nel 1942 il PCD si riorganizzò, assumendo la nuova denominazione di partito popolare conservatore (PPC), e si rappacificò con i "cugini" del PCS. Negli ultimi anni del conflitto mondiale, la vita politica dei G. fu dominata da aspre lotte partitiche ed elettorali oltre che da un ritardato Kulturkampf.

Alcune elezioni al Consiglio nazionale, dal 1919 al 2003
 1919193919591967197119791983199119992003
PRD3111111111
PPD2222222111
UDC 322211122
PS1 1  11211
Totale6665555555

Fonti:HistStat; UST

Alcune elezioni del Gran Consiglio, dal 1919 al 2003
 1919193719471953196319711979198719942003
PRD46291429312928302629
PPD31272928303839383840
UDC 334332363842404133
PS167678910713
PCS11168   3 
Senza partito13421 1234
Altri9     1 21
Totale899998103113113120120120120

Fonti:HistStat; UST; cancelleria dello Stato

Il rapido e diffuso processo di modernizzazione, che dopo il 1960 coinvolse tutti i settori dell'economia, generò un'eccezionale prosperità a beneficio di tutta la pop. Il clima di Guerra fredda e l'euforia per il crescente benessere attenuò la lotta tra i partiti borghesi, favorendo un'intesa tra conservatori (dal 1970 partito popolare democratico cristiano), liberali e democratici; questi ultimi si spostarono a destra e nel 1971 confluirono con il partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi (PAB) nell'Unione democratica di centro (UDC). Negli anni 1960-70 si attenuò pure il confronto ideologico, relativizzato da problematiche politiche più concrete e immediate e da opinioni divergenti sulla distribuzione della ricchezza. Parallelamente si spoliticizzarono anche le ass. culturali. L'introduzione del suffragio femminile nel 1972 influì in misura minima sulla forza dei partiti. Il movimento femminista iniziò a proporsi come decisa forza politica e culturale solo dalla fine degli anni 1980-90, con proprie org. politiche e liste elettorali. Nel contempo comparvero sulla scena movimenti ecologisti e giovanili, che contribuirono ad allargare il ventaglio dei partiti; nonostante ciò, nessuna delle nuove formazioni riuscì ad affermarsi al di fuori dell'agglomerato di Coira.

Autrice/Autore: Adolf Collenberg / ato

4.2 - Storia costituzionale

Il Libero Stato delle Tre Leghe, scomparso nel 1798, era caratterizzato da una quasi totale sovranità dei com. giurisdizionali. Gli interventi successivi sul piano costituzionale si proposero di rafforzare le istituzioni cant., di imporre gli ideali dello Stato di diritto e le libertà dei cittadini nonché di favorire il benessere di tutta la pop. Mentre nel XIX sec. furono intrapresi ben quattro tentativi per perfezionare l'assetto statale attraverso revisioni totali della Costituzione cant., il XX sec. non conobbe alcuna iniziativa di questo tipo. L'odierna Costituzione cant. è entrata in vigore nel 2004.

4.2.1 - Dalla Repubblica elvetica allo Stato federale (1798-1848)

La Commissione degli Undici, che nell'agosto del 1801 presentò un progetto di Costituzione per il cant. Rezia, si basò sul modello della Repubblica elvetica: le Leghe e i com. giurisdizionali furono sostituiti da 11 distr., già istituiti in precedenza dal governo provvisorio, sotto la guida di un prefetto. Ogni distr. comprendeva una Camera amministrativa e un tribunale. Le antiche vicinanze, divenute municipalità, nominavano per mezzo di grandi elettori i propri rappresentanti al Gran Consiglio, che a sua volta eleggeva il governo cant. (un organo amministrativo composto da cinque membri attivi a tempo pieno), il tribunale cant. e i delegati alla Dieta fed. Approvata dal Gran Consiglio alla fine di agosto del 1801, la Costituzione non fu però mai applicata nel suo insieme. La caduta della Repubblica elvetica segnò anche la fine del governo prefettizio, creato su pressione della Francia.

La Costituzione del 1803, parte integrante dell'Atto di mediazione napoleonico, si rifaceva alla situazione precedente la Rivoluzione, ripristinando la vecchia suddivisione territoriale in Leghe, Comun grandi e com. giurisdizionali. Furono integrati nel cant. anche le antiche signorie straniere di Haldenstein, Rhäzüns e Tarasp, nonché il quartiere vescovile di Coira (Hof Chur). I com. giurisdizionali riottennero l'antico diritto di approvare ogni atto legislativo per mezzo del referendum. Alcune innovazioni introdotte durante la Repubblica elvetica furono però mantenute nella Costituzione cant., come la libertà di commercio, l'abolizione dei privilegi nobiliari e il tribunale cant. (un tribunale d'appello che giudicava le cause civili a partire da un certo valore). Fu mantenuto anche un governo permanente (il Piccolo Consiglio, composto dai pres. delle Tre Leghe) e poste le basi di un moderno parlamento istituendo un Gran Consiglio di 63 membri. Siccome si riuniva solo una volta all'anno, alcuni anni più tardi si provvide a rafforzare l'autorità cant. introducendo la Commissione di Stato, con il compito di consigliare il governo e di preparare i disegni di legge per il dibattito parlamentare. Piccolo Consiglio e Gran Consiglio potevano ora agire autonomamente, senza doversi attenere alle istruzioni provenienti dai com. giurisdizionali, come avveniva ai tempi del Libero Stato. Per questi motivi, nonostante i pochi poteri concessi al governo, la Costituzione del 1803 è ritenuta dagli storici un momento cruciale nel passaggio dalla Conf. di Stati allo Stato fed., e l'elemento fondamentale del moderno cant. G.

Pressati dagli Alleati, nel 1814 i G. adottarono il Patto fed. della Conf. sviz. La nuova Costituzione cant., che nei suoi tratti fondamentali fu ideata nel 1814, ma entrò formalmente in vigore solo nel 1820, ricalcava in gran parte quella della Mediazione. Non poteva essere modificata senza l'approvazione di due terzi dei com. giurisdizionali, concedeva la libertà di domicilio entro i confini cant. e prescriveva una chiave di ripartizione per tutte le cariche cant.: due terzi ai prot., un terzo ai catt.

Al di fuori del Gran Consiglio, le idee della Rigenerazione non ebbero una vasta risonanza nei G. Non andarono in porto né i tentativi di riforma del Patto fed. del 1815, né i due tentativi (1834 e 1835) di abbassare la soglia di due terzi dei com., richiesta per modificare la Costituzione cant., e realizzare così innovazioni nel campo della giustizia e dell'organizzazione del governo.

Autrice/Autore: Max Hilfiker, Philipp von Cranach / ato

4.2.2 - Dal 1848 a oggi

In seguito all'approvazione della Costituzione fed. del 1848, accettata anche dalla maggioranza dei com. giurisdizionali, la struttura federalista e numerosi regolamenti cant. non erano più conformi al diritto costituzionale fed. Dopo il fallimento di numerosi tentativi di revisione totale e dopo il rifiuto da parte dell'Assemblea fed. di garantire la Costituzione cant. del 1814/20, i G. approvarono, in una votazione organizzata a livello di circ. il 30.11.1853, una nuova Costituzione cant. (in vigore dall'1.2.1854). La nuova legge fondamentale confermava la soppressione dei com. giurisdizionali e delle Leghe, realizzata già nel 1851, e la nuova suddivisione in 14 distr., 39 circ. e 227 com., dotati di un'autonomia amministrativa. Il popolo era ora sovrano, dato che leggi, revisioni costituzionali ecc. dovevano essere sottoposte al voto per mezzo del referendum obbligatorio. I cittadini sviz. residenti avevano il diritto di voto sul piano cant. nel com. di domicilio. Non furono introdotte ulteriori innovazioni: né una chiara delimitazione delle competenze tra cant. e com. né una definizione precisa dei compiti dello Stato. Il governo, che era essenzialmente un organo di sorveglianza e di ricorso, non ne uscì rafforzato. Composto come in precedenza da soli tre membri, era nominato per un solo anno. I 66 membri del Gran Consiglio erano eletti per circ. con il sistema maggioritario. In materia com. avevano diritto di voto solo i cittadini originari del luogo. L'organizzazione della giustizia prevedeva tribunali di circ. competenti soprattutto per le cause penali, tribunali distr. per cause civili e un tribunale cant. quale prima istanza di appello.

Nei decenni seguenti le cerchie liberali si impegnarono per rafforzare le competenze del governo, gli ambienti conservatori-federalistici rivendicarono l'abolizione del cosiddetto "diritto cant. di polizia", risalente al 1814/20 e di competenza del Gran Consiglio, mentre il movimento dei Giovani democratici (sinistra liberale) sostenne l'ampliamento dei diritti popolari. In un primo tempo, tutte queste proposte di riforma fallirono. Solo dopo la revisione della Costituzione fed. (1874) fu varata, nello stesso anno, la legge sul domicilio, che permise finalmente di smussare l'antico conflitto tra cittadini originari del luogo e residenti introducendo il concetto ancora attuale di com. politico. In seguito, la revisione totale della Costituzione cant. del 1880 ampliò il referendum legislativo, introdusse il referendum finanziario e l'iniziativa legislativa (sebbene di difficile esercizio, dato l'elevato numero di 5000 firme) e abolì il diritto cant. di polizia. La Costituzione sancì l'elezione popolare dei Consiglieri agli Stati e dichiarò lingue ufficiali i tre idiomi parlati nel cant. Nel 1892 vi fu una nuova revisione totale della Costituzione cant., che portò a cinque il numero dei membri del Piccolo Consiglio (denominato ufficialmente governo dal 1971), ora nominati tramite voto popolare, prolungò a tre anni il loro mandato e introdusse il sistema dei dip. (rendendo così superflua la Commissione di Stato). Fu inoltre ridotto a 3000 il numero delle firme necessarie per la riuscita di un'iniziativa legislativa.

La Costituzione del 1892, mai oggetto di revisioni totali nel XX sec., fu sottoposta solo a una trentina di revisioni parziali. Un nuovo Codice di procedura civile (1907) semplificò le vie legali; nel 1967 fu introdotta la "giurisdizione amministrativa" (che due anni dopo portò alla creazione di un tribunale amministrativo autonomo), nel 1978 venne approvato il nuovo ordinamento giudiziario e nel 2000 è stata accettata in votazione popolare la nuova organizzazione della giustizia. Da allora i tribunali distr. non si occupano più solo di cause civili, ma pure di procedimenti penali, e il loro numero è stato ridotto da 14 a 11. Il suffragio femminile fu introdotto nel 1972 a livello cant. e di circ. e nel 1983 anche sul piano com. nel 1983. Il tentativo di introdurre il sistema proporzionale per l'elezione del Gran Consiglio è fallito in sette occasioni (1937, 1942, 1949, 1960, 1982, 1996 e 2003); il maggioritario penalizza in particolare il PS, che continua a essere sottorappresentato in parlamento.

A distanza di ben 113 anni dall'ultima revisione totale, nel 2003 la Costituzione cant. è stata di nuovo interamente rimaneggiata. Entrato in vigore nel 2004, il nuovo testo ha però introdotto solo poche novità sostanziali. In particolare permette ai com. di concedere agli stranieri il diritto di voto e eleggibilità a livello com., decreta l'istituzione di una Corte costituzionale cant. e rende facoltativo il referendum legislativo (fino ad allora obbligatorio); inoltre viene riconosciuto esplicitamente il trilinguismo del cant.

Autrice/Autore: Max Hilfiker, Philipp von Cranach / ato

4.3 - Compiti dello Stato e amministrazione cantonale

Nel XIX sec. l'amministrazione cant. si occupava prevalentemente di giustizia, militare, scuola e trasporti, mentre nel XX sec. estese il proprio raggio d'azione (politica economica, Stato sociale, pianificazione del territorio, protezione dell'ambiente). L'aumento dei funzionari pubblici (107 nel 1861, ca. 3000 nel 2004) è indice non solo dell'assunzione di nuovi compiti, ma pure della crescita della forza finanziaria del cant.

4.3.1 - Gli inizi (1800-1848)

Nonostante le ristrettezze finanziarie e l'opposizione dei com. giurisdizionali, dopo il 1803 lo Stato affrontò nuovi compiti, concentrandosi inizialmente sulla scuola, la giustizia, la polizia e l'esercito. Per adempiere queste funzioni furono istituite apposite commissioni che, analogamente al Piccolo Consiglio, erano composte soprattutto da esponenti delle vecchie fam. dirigenti.

Il primo tentativo di riordinare il settore giudiziario (esistevano 100 tribunali civili e 60 tribunali penali con propri statuti e procedure) portò alla creazione di un tribunale d'appello a livello cant. per le cause civili e di un tribunale penale cant. per gli stranieri. L'organizzazione della milizia (i G. fornivano un contingente di 2000-3000 soldati all'esercito fed.) risultò invece nella pratica inattuabile, nonostante il regolamento del 1809 e la Costituzione del 1814/20. Di fatto l'esercito cant. era debolissimo: l'istruzione esisteva solo sulla carta, l'equipaggiamento in dotazione (armi e uniformi fornite dal cant. dal 1827) era insufficiente, e gli uomini tenuti a prestare servizio avevano la possibilità di farsi sostituire da un'altra persona. Nel 1838 la Conf. fu costretta a intervenire, ponendo sotto il suo controllo l'organizzazione militare del cant.

La principale realizzazione del cant. nella prima metà del XIX sec. fu la trasformazione delle vecchie vie di transito in strade carrozzabili. Dopo laboriose trattative con l'Austria e la Sardegna per ottenere aiuti finanziari, furono costruite la "strada inferiore" sui passi del San Bernardino e dello Spluga (1818-23) e la "strada superiore" sui passi del Maloja e dello Julier (1820-40). Il traffico di transito raggiunse il suo massimo volume nel 1856; due terzi delle entrate del cant. erano destinati a coprire i costi per la costruzione e la manutenzione delle strade. La commissione sanitaria varò nel 1808 una legge sui medicinali e promosse la vaccinazione contro il vaiolo e la formazione di levatrici.

Le entrate provenienti dalle dogane, dall'imposta sugli articoli di lusso e dalla regalia del sale permettevano di finanziare tutti questi compiti. Dal 1807 al 1842 il cant. coniò le proprie monete e assunse l'amministrazione delle poste. Il primo ufficio postale cant. fu aperto nel 1813 e quattro anni più tardi fu istituita una commissione cant. per gestire l'intero traffico postale. Sul piano ecclesiastico nel 1803 il Gran Consiglio evangelico prese in mano le redini della Chiesa cant. La Costituzione ecclesiastica del 1807 istituì il Consiglio della Chiesa evangelica cant. Il Corpus catholicum, dal canto suo, finì a più riprese tra due fronti: da un lato le direttive della gerarchia ecclesiastica, dall'altro le pressioni politiche del governo. La creazione della doppia diocesi di Coira-San Gallo (1823) diede origine a un conflitto duraturo, così che l'anno seguente il governo cant., appellandosi agli articoli di Ilanz del 1526, pose la diocesi sotto l'amministrazione del cant.

Autrice/Autore: Max Hilfiker / ato

4.3.2 - I Grigioni nel nuovo Stato federale (1848-1914)

La nascita dello Stato fed. comportò cambiamenti di rilievo. Da un lato i cant. furono privati delle loro fonti di reddito più importanti (dogane e poste), dall'altro furono chiamati ad assumersi nuovi oneri finanziari in ambito militare. La povertà diffusa induceva la pop. ad emigrare (fino a 500 persone all'anno). Verso la metà del XIX sec. la Conf. decise di concedere la cittadinanza a ca. 7000 senza patria, molti dei quali indigenti, ciò che caricò di nuovi oneri finanziari i com., ora tenuti a farsene carico. Viste le condizioni, il governo fu costretto per la prima volta a riscuotere un'imposta cant. diretta. Nel preventivo del 1856, la voce di spesa più importante riguardava la costruzione di strade (40% delle uscite). Entro la fine del XIX sec., grazie all'aiuto della Conf. fu possibile realizzare numerosi collegamenti stradali nelle vallate del cant. Molti villaggi rurali, discosti sia dalle vie di transito sia dai centri turistici, vennero però allacciati alla rete stradale cant. solo nel corso del XX sec. La costruzione delle linee ferroviarie alpine del Brennero (1867), del Moncenisio (1871) e del Gottardo (1882) relegò in secondo piano il traffico sui valichi grigionesi. Somieri e postiglioni persero il lavoro; fabbri, locandieri, sellai e carrai videro diminuire le loro entrate, tanto che alcune regioni (come Schams e Rheinwald), dove i proventi dell'industria del turismo non furono in grado di compensare queste perdite, precipitarono in una crisi economica. Il governo cant. ebbe poco spazio di manovra per ottenere una linea ferroviaria nelle Alpi orientali; il progetto fallì a causa di intrighi politici e di pressioni esercitate dai concorrenti. Ciononostante nel 1897 il cant. rilevò le azioni della linea a scartamento ridotto Landquart-Davos, finanziata da privati e inaugurata nel 1889. Grazie all'aiuto della Conf. fu realizzata in tempi brevi la Ferrovia retica, che prima del 1914 divenne uno dei maggiori datori di lavoro del cant.

Attorno alla metà del sec. si provvide a unificare il diritto, sulla base di quanto previsto dalla Costituzione fed. Tra il 1851 e il 1861 entrarono in vigore un nuovo Codice penale e un nuovo Codice civile con le relative norme procedurali. Per promuovere l'economia, il governo fondò la Banca cant. (1870). Già dal 1845 una commissione forestale curava la gestione sostenibile dei boschi montani. Gli incendi, che devastarono numerosi villaggi nel XIX sec., portarono all'istituzione di un'assicurazione cant. sugli incendi (1907), che dal 1932 coprì anche i danni causati dagli elementi naturali. Dopo la metà del XIX sec. sorsero numerosi ospedali di valle o regionali, finanziati per lo più da mezzi privati (fondazioni, donazioni). Grazie a una donazione, nel 1892 fu possibile aprire a Coira la clinica psichiatrica cant. Waldhaus. Una seconda ondata di fondazioni ospedaliere risale al periodo tra le due guerre.

Autrice/Autore: Max Hilfiker / ato

4.3.3 - Il XX secolo

Durante la prima guerra mondiale, le autorità dovettero far fronte in primo luogo alle situazioni di emergenza, poiché i civili non erano preparati alle conseguenze di un evento bellico. L'assistenza pubblica sostenne le fam. indigenti dei soldati chiamati al fronte; fu necessario prendere misure per assicurare l'approvvigionamento e per lottare contro l'inflazione. Allo sciopero generale del 1918 parteciparono spec. i ferrovieri. A Coira la situazione divenne alquanto tesa, ma l'atteggiamento prudente dei militari permise di evitare scontri, sebbene il governo avesse fatto arrestare Christian Albert Hitz, che era a capo dello sciopero. Nella seconda metà del 1918 il cant. fu inoltre colpito da un'epidemia di influenza, che fece ca. 870 vittime.

Di fronte al crollo del trasporto di merci e di persone durante la guerra, le compagnie ferroviarie furono costrette a ridurre il personale e a richiedere sostegni finanziari. Durante la seconda guerra mondiale, le ferrovie ancora indipendenti si fusero con la Ferrovia retica. Questa aveva iniziato già negli anni 1914-18 a elettrificare la propria rete, sollevando così il problema dello sfruttamento dell'energia idroelettrica. La gestione dilettantesca delle Forze motrici grigioni, fondate da poco, pose il cant. in una situazione finanziaria catastrofica (1923) e portò alla vendita a basso costo a compagnie esterne al cant. delle concessioni per lo sfruttamento delle acque. I G. riuscirono a influenzare la politica di sfruttamento delle acque solo dopo la fine del secondo conflitto mondiale, facendo valere i propri diritti di partecipazione.

Altrettanto difficili furono gli esordi del traffico automobilistico. Dal divieto totale del 1900 al "parziale permesso di circolazione delle automobili" del 1925, il popolo fu chiamato ad esprimersi ben dieci volte. Dal 1957 ogni com. o frazione con almeno 35 ab. (dal 1986 ne bastano 30) può esigere di essere allacciato alla rete stradale. Il programma della Conf. sul transito attraverso le Alpi permise di effettuare i necessari ammodernamenti della rete viaria. Fra le realizzazioni più importanti figurano il traforo del San Bernardino (1967) e il prolungamento della A13.

Coira è sede dell'ospedale cant. e regionale retico, che dal 1941 costituisce un centro ospedaliero che comprende il Kreuzspital (fondato nel 1853) e la clinica per le donne Fontana (fondata nel 1917). Dagli anni 1980-90 l'aumento progressivo dell'offerta nel settore sanitario ha causato problemi finanziari. Cant. dall'orientamento piuttosto conservatore, i G. trascurarono per molto tempo le questioni sociali. Fino al termine del XIX sec., le opere assistenziali si riducevano di fatto alla gestione della cassa dei poveri fondata nel 1849. La prima legge sull'assistenza pubblica fu varata nel 1920 e nello stesso anno fu nominato un responsabile per l'aiuto agli alcolisti. Solo un'ordinanza del Gran Consiglio emanata nel 1943 rese possibile la creazione di un vero e proprio ufficio cant. per l'assistenza e l'istituzione dei relativi uffici distr.; lo Stato sociale si consolidò sul piano istituzionale durante o dopo il boom economico del dopoguerra. Nel corso della seconda metà del XX sec. il cant. assunse la responsabilità di determinate istituzioni nel campo culturale, fra cui lo Stadttheater di Coira, sussidiato dal 1963 (dal 1976 con contributi fissi); lo Stato promuove anche l'attribuzione di premi a titolo di riconoscimento o incentivo alla ricerca. La legge cant. del 1965 sul promovimento della cultura è stata sottoposta a revisione nel 1997.

Autrice/Autore: Max Hilfiker / ato

4.4 - Istituzione e sviluppo del sistema scolastico

Dalla prima metà del XIX sec. lo Stato si occupò dell'organizzazione della scuola primaria, dello sviluppo delle scuole secondarie e della formazione degli insegnanti; tuttavia la diffusione dell'obbligo scolastico, la sorveglianza delle autorità e il finanziamento pubblico furono imposti su tutto il territorio solo nella seconda metà del sec.

Nel corso del XIX sec., il cant. regolamentò la scuola elementare (tipo di scuola, libri di testo nelle tre lingue) e perfezionò la formazione degli insegnanti. Il Consiglio dell'educazione, creato nel 1838, diede i primi frutti concreti con l'ordinamento scolastico del 1846 e la legge sulla scuola del 1853. L'istruzione, che nel XVIII sec. era ancora ampiamente gestita da privati, venne gradualmente assunta dallo Stato. In questo contesto, i com. riuscirono a conservare una posizione di forza. Furono motivi di conflitto la questione linguistica e l'indirizzo confessionale. Un altro aspetto che caratterizzò fino in tempi recenti il sistema scolastico grigionese fu l'alta percentuale di scuole complessive e pluriclassi, dovuta al forte decentramento degli insediamenti. La prima ordinanza cant. concernente la scuola reale (denominata in seguito scuola secondaria) fu emanata nel 1907 e un apposito piano di studi apparve nel 1929, ma nonostante ciò solo dagli anni 1940-50 si affermò un sistema uniforme. Fondata nel 1895 e attiva fino al 2002, la scuola femminile grigionese offriva corsi di lavoro manuale e di economia domestica, ai quali nel 1947 venne aggiunta la formazione delle maestre di scuola materna. Nel 1895 fu aperta la scuola agraria Plantahof a Landquart (oggi centro di formazione e consulenza agraria), mentre nel 1967 sorse la scuola forestale intercant. di Maienfeld (oggi Centro formazione bosco).

Nel 1804 iniziarono la loro attività due scuole cant., una catt. e una rif., che nel 1850 si unirono in un solo ist. sovraconfessionale a Coira. Dal 1820, risp. dal 1832, furono pure adibite alla formazione dei docenti. Ancora nel XIX sec. si definirono i tipi di scuola: liceo, scuola tecnica superiore, scuola di commercio e scuola magistrale cant. Nel corso del XX sec., la scuola cant. vide progressivamente crescere il numero delle ragazze (16,5% di allieve nel 1943, 59% nel 2004).

Una caratteristica del sistema scolastico grigionese è la forte presenza di scuole secondarie superiori private. Fondato nel 1837, l'ist. evangelico di Schiers offriva oltre alla formazione liceale anche quella per insegnanti (fino al 2003). Il liceo dell'abbazia di Disentis fu aperto nel 1880. A Davos (1878-1945 e dal 1946), Zuoz (1904) e Ftan (1913) furono aperte altre scuole superiori frequentate all'inizio per lo più da studenti in internato sviz. o stranieri; tali scuole poterono affermarsi grazie all'avvento delle stazioni climatiche e del turismo. In alcune regioni furono inoltre attivi per periodi più o meno lunghi i cosiddetti proginnasi. Il sussidio cant. accordato dal 1963 agli allievi grigionesi che frequentano i licei privati regionali ha favorito la decentralizzazione delle scuole secondarie. Dagli anni 1980-90 il cant. ha ampliato l'offerta di scuole univ. professionali e di scuole tecniche e professionali (come la scuola superiore di tecnica ed economia e l'Academia Engiadina); parallelamente sono sorti numerosi ist. per la formazione degli adulti. Dal 1974 esiste a Coira un ist. univ. di teol. catt., scaturito dal seminario fondato nel 1807. Dal 2003 la formazione degli insegnanti di scuola materna ed elementare è demandata all'alta scuola pedagogica di Coira.

Autrice/Autore: Georg Jäger / ato

5 - Società, economia e cultura nel XIX e XX secolo

5.1 - Popolazione e insediamenti

5.1.1 - Dalla metà del XIX secolo alla seconda guerra mondiale

Tra il 1850 e il 1888 il numero degli ab. dei G. passò da 89'895 a 94'810, con una crescita annua media dell'1,5o/oo. È probabile che nella prima metà del sec. il tasso di crescita sia stato un poco più alto. Il lento calo del tasso di natalità (dal 30 al 25o/oo) e la minore mortalità rispetto al resto della Svizzera determinarono un elevato saldo naturale. Gli elementi più caratteristici dell'economia rurale, come l'agricoltura di sussistenza, la divisione reale tra gli eredi (spartizione in parti uguali con varianti regionali), il matrimonio tardivo e il prevalere dell'endogamia, influenzarono la struttura demografica del cant. fino a XX sec. inoltrato. L'emigrazione costituiva una valvola di sfogo per l'eccedenza di pop.: il servizio mercenario mantenne la sua importanza fino alle campagne risorgimentali d'Italia (1859); altre forme di migrazione riguardarono gli artigiani e i cosiddetti Schwabengänger (giovani e bambini che in estate si recavano a lavorare nella Germania meridionale: in media 710 ragazzi l'anno tra il 1817 e il 1850). Di solito l'emigrazione era considerata come una soluzione temporanea, ma la Rivoluzione franc. e le carestie degli anni 1816-17 e 1848-50 costrinsero molta gente ad espatriare definitivamente. Dopo il 1850 e spec. negli anni 1880-90, le mete preferite dagli emigranti erano gli Stati Uniti, ma anche la Russia, l'America del sud e l'Australia.

Sviluppo demografico dal 1850 al 2000
AnnoAbitantiPercentuale di stranieriPercentuale di protestantiPercentuale di cattoliciPercentuale di persone di età superiore ai 59 anniPeriodoCrescita complessivaaSaldo naturale relativoaSaldo migratorioa
185089 8952,4%57,7%42,3% 1850-18600,8o/oo-0,1o/oo0,9o/oo
186090 7133,2%57,3%42,7%9,2%1860-18701,4o/oo-0,2o/oo1,6o/oo
187092 103b4,1%56,5%43,4%10,4%1870-18803,4o/oo4,6o/oo-1,2o/oo
188093 864b6,7%56,0%43,9%11,2%1880-18881,3o/oo3,6o/oo-2,3o/oo
188894 8108,0%54,8%45,1%11,8%1888-19008,2o/oo4,3o/oo3,9o/oo
1900104 52014,3%52,8%47,0%11,1%1900-191011,4o/oo7,2o/oo4,2o/oo
1910117 06917,2%51,0%48,6%10,1%1910-19202,4o/oo6,8o/oo-4,4o/oo
1920119 85412,4%51,9%47,4%10,1%1920-19305,3o/oo7,0o/oo-1,7o/oo
1930126 34012,3%51,3%47,8%10,9%1930-19411,4o/oo5,9o/oo-4,5o/oo
1941128 2477,4%51,6%47,8%13,2%1941-19507,4o/oo10,0o/oo-2,6o/oo
1950137 1008,1%50,7%48,4%14,1%1950-19607,3o/oo8,3o/oo-1,0o/oo
1960147 45811,6%48,0%51,2%14,8%1960-19709,5o/oo9,2o/oo0,3o/oo
1970162 08614,9%45,9%52,9%16,1%1970-19801,6o/oo4,6o/oo-3,0o/oo
1980164 64112,1%45,2%51,0%18,2%1980-19905,5o/oo4,1o/oo1,4o/oo
1990173 89013,3%43,9%49,5%19,3%1990-20005,9o/oo3,0o/oo2,9o/oo
2000187 05815,1%40,8%46,6%20,5%    

a Tasso medio di incremento annuo.

b Popolazione "presente".

Fonti:HistStat; Censimenti federali; UST

La lotta contro la povertà e l'integrazione degli ab. senza diritto di cittadinanza (dimoranti, nomadi, vagabondi) costituì il problema principale per le autorità fin dopo il 1850. L'introduzione del diritto di cittadinanza sviz. (1848) e l'obbligo imposto ai com. di naturalizzare stranieri e senza dimora rappresentarono certamente una soluzione uniforme ma ingiusta, poiché in tal modo furono favoriti proprio quei com., spesso i più ricchi, che in precedenza si erano mostrati rigorosamente ostili nei confronti dei meno abbienti. Privati delle loro funzioni economiche in seguito ai cambiamenti strutturali in corso, i senza dimora furono ulteriormente emarginati, gravando finanziariamente sui com. dove erano domiciliati.

Lungo i passi verso l'Italia, fino alla metà del XIX sec. il trasporto delle merci affiancò l'agricoltura quale principale fonte di reddito. La diminuzione del traffico sui passi in seguito all'apertura delle linee ferroviarie attraverso le Alpi, la fine del mercenariato e le modifiche strutturali in campo agricolo innescarono un'ondata di migrazioni che riguardò dapprima il centro del cant., poi anche le regioni più periferiche. La percentuale delle persone attive nel settore primario diminuì dal 69% (1860) al 46% (1910). La tradizionale emigrazione verso l'Europa e oltreoceano perse di attrattiva, mentre acquisì importanza la migrazione verso l'Altopiano sviz.

Tra il 1900 e il 1910 la pop. crebbe mediamente dell'11,4o/oo all'anno, fino a raggiungere i 117'069 ab. Dopo il 1895 i progressi della medicina ridussero il tasso di mortalità, tanto che l'eccedenza delle nascite si fissò attorno al 7,2o/oo annuo (1901-10). Parallelamente aumentò pure l'immigrazione. Coira divenne un centro amministrativo sempre più importante, ma l'industria non riuscì ad affermarsi. La costruzione di infrastrutture per i centri turistici e lo sviluppo della rete viaria e ferroviaria trasformò un cant. tradizionalmente soggetto all'emigrazione in una terra di immigrazione. Flussi migratori verso il cant. o al suo interno in direzione dei luoghi di villeggiatura e dei grandi cantieri edili modificarono temporaneamente la fisionomia di intere regioni. La capitale Coira (6183 ab. nel 1850, 11'532 nel 1900) e centri regionali come Davos (1680 ab. nel 1850, 8089 nel 1900) si svilupparono rapidamente. Fra i residenti aumentò la quota dei nuovi immigrati, sia sviz. sia stranieri: nel 1910 costituivano il 17% del totale a livello cant., ma in certi distr., come Oberlandquart o Maloja, raggiunsero addirittura il 32-35%. Nello stesso anno il 27% della pop. era attiva nel settore terziario (9,5% nel 1860), mentre il 26% lavorava nel secondario. L'immigrazione e il progresso nel campo della salute riguardarono però solo marginalmente le regioni più periferiche.

La prima guerra mondiale diede avvio a una fase di rallentamento della crescita demografica, che si protrasse fino al 1941, salvo una temporanea ripresa negli anni 1920-30. Mentre l'eccedenza delle nascite alimentava la crescita, il saldo migratorio rimase negativo. Le strutture tradizionali si indebolirono anche nelle zone periferiche. L'età al momento del matrimonio si abbassò, in quanto la possibilità di trovare lavoro al di fuori del settore primario rendeva superflua l'attesa di rilevare un'azienda agricola. In questo modo le abitudini matrimoniali (età e procreazione) si uniformarono a quelle nel resto della Svizzera. La crisi economica e l'inizio della seconda guerra mondiale fecero scendere il tasso di nuzialità, che salì però di nuovo tra il 1941 e il 1950. Per quanto riguarda i divorzi, tra il 1870 e il 1950 aumentarono di due volte e mezzo. La prima guerra mondiale e una politica restrittiva in materia di immigrazione portarono alla diminuzione della pop. straniera, composta prevalentemente da lavoratori stagionali, una tendenza che proseguì durante la crisi economica degli anni 1930-40. L'esodo rurale avvenne nel decennio 1920-30, ma rallentò negli anni della crisi economica, quando in alcuni distr. si verificò addirittura un'inversione del fenomeno con un rientro degli emigranti dall'Altopiano.

Autrice/Autore: Peter Bollier / ato

5.1.2 - Evoluzione dopo la seconda guerra mondiale

Dal 1941 al 2000 la pop. grigionese aumentò del 46% per raggiungere le 187'058 unità. In una prima fase (fino al 1970), la pop. aumentò in media del 7,2o/oo l'anno, soprattutto a causa del generale aumento del tasso di natalità e di una lenta diminuzione del tasso di mortalità. La speranza di vita aumentò sia per gli uomini (67,7 anni nel 1959; 76,6 anni nel 1999) sia per le donne (72,6 anni nel 1950; 82,4 nel 1999). Il saldo migratorio continuò a rimanere negativo, ma la percentuale di stranieri aumentò, soprattutto nella prima fase (8,1% nel 1950, 14,9% nel 1970, 15,2% nel 2001). L'afflusso di stranieri era controbilanciato da un'emigrazione ancora maggiore. Come nel XIX sec., numerosi emigranti in pensione rientrarono nei loro villaggi d'origine. In una seconda fase (1970-80) la crescita demografica subì un temporaneo rallentamento. Dalla metà degli anni 1960-70, il cambio di mentalità riguardo a matrimonio, fam. e sessualità (nuove possibilità della contraccezione femminile) e il mutato rapporto tra i sessi fecero diminuire il tasso di natalità. Tale evoluzione non avvenne nello stesso momento, ma riguardò dapprima le città e i villaggi situati lungo le vie di comunicazione; anche i legami confessionali potevano in parte spiegare queste differenze. Per la prima volta dopo il 1910 l'evoluzione demografica ha avuto una nuova accelerazione verso il 1980-2000 (aumento annuo medio del 5,7o/oo) grazie al saldo migratorio positivo. Nonostante dal 1950 l'aumento demografico nei G. si avvicinasse lentamente alla media sviz., le regioni periferiche del cant. subirono in parte un massiccio spopolamento. La percentuale di persone attive nell'agricoltura scese tra il 1941 e il 2000 dal 38,4% al 5,7%. Molte frazioni delle zone di montagna vennero abbandonate: l'espansione delle aree incolte e la concentrazione degli insediamenti nel fondovalle costituiscono una costante della storia demografica dei G. fin dall'inizio dell'età moderna.

Autrice/Autore: Peter Bollier / ato

5.2 - Sviluppo economico

Uno degli aspetti particolari della storia economica contemporanea dei G. fu il passaggio diretto dalla predominanza del settore primario a quella del terziario. Alla fine del XIX sec. il traffico di transito fu soppiantato da quello turistico, che divenne in seguito il motore dell'economia cant. Il settore secondario conobbe uno sviluppo modesto: la percentuale delle persone occupate nell'industria aumentò dal 24% al 38% (1941-60), ma riprese subito a diminuire fino a raggiungere il 27% nel 1990. Dopo il 1960, i G. assunsero una chiara fisionomia di cant. turistico, con la conseguente espansione del terziario, che nel 2000 occupava il 71% della pop. attiva.

Non tutte le regioni del cant. hanno approfittato in uguale misura di questo sviluppo. Il dinamismo delle località turistiche e dei centri che offrono servizi (soprattutto Coira) contrasta con le regioni agricole colpite dall'esodo rurale. Nel secondo dopoguerra grazie al turismo e all'energia idroelettrica la capacità finanziaria dei G. è migliorata fino al livello dei cant. medio-forti.

Distribuzione dell'impiegoa
AnnoSettore primarioSettore secondarioSettore terziariobTotale
186024 69362,2%7 75119,5%7 24118,3%39 685
1870c29 24169,2%8 31319,7%4 72111,1%42 275
1880c28 37263,6%9 73121,8%6 51314,6%44 616
188825 45857,0%8 70019,5%10 48523,5%44 643
190026 17650,6%13 42225,9%12 15023,5%51 748
191027 70644,5%15 80325,4%18 77930,1%62 288
192028 36647,4%13 40322,4%18 12230,2%59 891
193020 99335,4%15 50026,1%22 88638,5%59 379
194121 63838,4%14 38125,5%20 28936,1%56 308
195016 98129,4%17 63130,6%23 05540,0%57 667
196013 08820,2%25 74239,8%25 82740,0%64 657
197010 72814,1%27 97336,7%37 44149,2%76 142
19808 14710,2%24 89931,4%46 35558,4%79 401
19905 2676,0%23 15826,3%59 75667,7%88 181
2000d4 8044,8%19 47019,6%74 96975,6%99 243

a Fino al 1960 senza le persone occupate a tempo parziale.

b Il dato (che comprende le persone "senza indicazione") risulta dalla deduzione delle persone attive nei settori primario e secondario dal totale complessivo.

c Popolazione "presente".

d I dati del censimento federale del 2000 sono paragonabili solo in parte a quelli precedenti, visto l'alto numero di "senza indicazione" (15'082).

Fonti:HistStat; Censimenti federali

5.2.1 - Agricoltura e selvicoltura

Fino al 1920, l'agricoltura e lo sfruttamento delle foreste rappresentarono le più importanti fonti di reddito della pop. grigionese. In seguito, il turismo offrì nuove opportunità lavorative sussidiarie. All'inizio del XX sec. il cavallo sostituì spesso il bue quale animale da lavoro, prima di essere a sua volta soppiantato dal trattore, a seguito dello sviluppo del processo di meccanizzazione dopo la seconda guerra mondiale. L'importazione di cereali a buon mercato aveva ridotto l'importanza della campicoltura (spec. segale e orzo) sin dalla seconda metà del XIX sec., determinando pure la diminuzione delle superfici ad essa adibite. Alcune regioni ripiegarono su altre colture: la vite (valle del Reno presso Coira, Mesolcina e val Poschiavo), la frutticoltura (valle del Reno presso Coira, Domigliasca e Prettigovia anteriore), lo sfruttamento delle selve castanili (Mesolcina, Bregaglia e val Poschiavo). Nel corso del XX sec. la produzione di foraggi si concentrò nelle zone fertili (a bassa altitudine); la riduzione dell'area destinata ai campi permetteva di utilizzare più concime nei prati, rendendo spesso superflua l'irrigazione per ottenere una maggiore produttività dal terreno.

Ad alta quota e a nord delle Alpi dominava da sempre l'allevamento. Dal XIX sec. le migliori condizioni di smercio resero conveniente questo settore anche nel resto del cant., a scapito della campicoltura. Il numero di capre e pecore diminuì a favore dei bovini, che furono maggiormente sfruttati quali animali da allevamento. Nei dintorni di Coira e nelle regioni turistiche, dove maggiore era la richiesta di latte fresco, le mucche erano più diffuse che altrove. Nelle zone al di sopra del limite del bosco continuava lo sfruttamento estensivo degli alpeggi per la produzione lattiera destinata soprattutto alla sussistenza (formaggio magro) e in parte alla vendita (formaggio grasso e burro). I primi caseifici di pianura sorsero verso il 1850. A causa del pericolo della diffusione di epizoozie non fu più concesso alle greggi di pecore provenienti dall'Italia di pascolare nei G. Avviata verso la fine del XIX sec., la modernizzazione dell'economia alpestre favorì la creazione di caseifici consortili, ne razionalizzò la gestione e promosse la costruzione di nuovi stabili e vie di accesso.

Anche se, a causa delle importazioni di cereali, non si poteva parlare di autarchia, verso il 1800 l'economia di sussistenza probabilmente era ancora predominante nel cant. La maggior parte delle entrate derivava dalla vendita di bestiame, spec. nel Ticino e in Italia (prima metà del XIX sec.), in seguito soprattutto nei G. e nella Svizzera orientale. All'inizio del XIX sec. era ancora diffuso il baratto, per esempio di cereali in cambio di frutta. Il crollo dei prezzi nel commercio del bestiame generò vere e proprie crisi agrarie (nella seconda metà del XIX sec. e soprattutto tra le due guerre mondiali), che costrinsero molte aziende a contrarre forti debiti. L'abolizione del vago pascolo non andò in porto a causa dell'opposizione spec. dei proprietari di bestiame minuto. La Costituzione cant. del 1880 postulava espressamente la promozione dell'agricoltura, per esempio tramite migliorie fondiarie e la premiazione dei bovini. Nella seconda metà del XIX sec., accanto alle tradizionali organizzazioni contadine di mutuo soccorso furono istituite cooperative in diversi ambiti (allevamento, produzione, consumo, finanziamento).

Dopo il 1950 il settore agricolo fu di nuovo duramente colpito. Il reddito reale dei contadini di montagna continuò a diminuire, costringendo soprattutto le aziende con meno di dieci ettari di superficie a chiudere. Ciò provocò un nuovo esodo della pop. rurale. Riuscirono a salvarsi solo le aziende più grandi e centralizzate, che potevano sfruttare al meglio i vantaggi della meccanizzazione. Tra il 1939 e il 1990 la superficie media delle aziende passò da 4,76 a 12,08 ettari. Parallelamente alla concentrazione delle aziende, si diffuse anche il fenomeno dell'agricoltura praticata quale attività accessoria. Introdotte negli anni 1920-30, le misure di sostegno della Conf. furono ulteriormente ampliate negli anni 1950-60; molto efficace si rivelò ad esempio la legge fed. sull'aiuto agli investimenti nelle regioni montane (1974). Le sovvenzioni statali e gli interventi di razionalizzazione da parte dei contadini riuscirono a ritardare il declino dell'agricoltura di montagna, ma non a impedirlo. Dagli anni 1990-2000, molti contadini (più del 30% nel 1997) hanno adottato le direttive delle Ass. sviz. delle org. per l'agricoltura biologica. I G. furono tra i primi a promuovere questa tendenza, non da ultimo per il fatto che l'agricoltura di montagna non si prestava alla produzione industrializzata.

Nella prima metà del XIX sec. le foreste grigionesi furono degradate dal disboscamento e dall'eccessiva presenza di greggi e mandrie, ciò che aumentò la frequenza dei disastri naturali. L'ispettorato forestale cant. (istituito con l'ordinanza sulle foreste del 1836) e i forestali circondariali (creati in seguito alla riorganizzazione del 1851) dovevano spesso far fronte alle resistenze dei com. che traevano guadagno dallo sfruttamento del legname. Pochi erano i selvicoltori impiegati a tempo pieno, così che molti contadini lavoravano come boscaioli per conseguire un reddito accessorio. Nel XX sec., nonostante l'aumento del taglio annuale dei boschi pubblici, la superficie boschiva è aumentata grazie allo sfruttamento sostenibile, alla riforestazione, all'assunzione di personale qualificato e forse anche perché verso la fine del XX sec. la redditività del legname è diminuita e il bosco ha perso valore quale fonte di entrate per i com.

Autrice/Autore: Jürg Simonett / ato

5.2.2 - Artigianato e industria

La soppressione delle corporazioni di Coira (1840) non diede alcun impulso all'industrializzazione, limitata dall'assenza di importanti centri di consumo nel cant., dalla posizione discosta di molte località e valli, dalla distanza dai mercati dell'Altopiano, dagli alti costi di trasporto che ne derivavano e dallo scarso interesse politico dimostrato dalle autorità cant., concentrate sul turismo e sullo sviluppo della ferrovia delle Alpi orientali (nel 1858 terminava a Coira la linea regionale, a scartamento normale, delle Ferrovie sviz. unite). Nei G. si insediò così un numero ridotto di imprese di medie e piccole dimensioni (concentrate spec. nella valle del Reno presso Coira e in alcuni altri centri regionali) e, fino al 1936, un'unica grande industria, la fabbrica di cellulosa Ems-Chemie a Domat/Ems. L'artigianato era rivolto soprattutto a soddisfare il fabbisogno locale ed era soggetto alle fluttuazioni nel settore dei servizi, spec. del turismo. Il ramo economico che nella seconda metà del XIX sec. trasse maggiore profitto dallo sviluppo delle infrastrutture turistiche fu quello dell'edilizia, in cui lavoravano molti cittadini it.

Iniziato nel 1878, lo sviluppo delle forze idriche ebbe un primo slancio verso il 1900 e raggiunse la massima espansione dopo la seconda guerra mondiale. La produzione totale di tutte le centrali elettriche del cant. passò da 185 Megawatt (nel 1945) a 2539 Megawatt (nel 1994), facendo dei G. il secondo cant. sviz. più importante per la produzione di energia, dopo il Vallese. Ciò permise al cant. e ai com. di migliorare le proprie finanze e le infrastrutture, nonostante l'esiguità di posti di lavoro offerti da una centrale ultimata. Alla fine del XX sec., i progetti idroelettrici, specie se di grandi dimensioni, videro crescere l'opposizione di matrice ambientalista (Greina, val Madris, Curciusa).

Autrice/Autore: Jürg Simonett / ato

5.2.3 - Turismo

Verso la fine del XVIII sec. il nuovo interesse per il paesaggio alpino portò nei G. i primi viaggiatori. L'inizio effettivo del turismo si situa però dopo il 1850. Furono ampliate le vie di comunicazione e le infrastrutture alberghiere. A livello locale, questo sviluppo fu in gran parte dovuto all'intraprendenza di alcuni pionieri, come Alexander Spengler a Davos (1853) o Johannes Badrutt a Sankt Moritz (1855). Alcune località si specializzarono come luoghi di cura (per esempio i sanatori di Arosa e Davos), altre per la pratica dello sport (come Pontresina per l'alpinismo). I finanziamenti provenivano da capitale locale, ma anche da altri cant. o dall'estero. Furono realizzati nuovi collegamenti stradali - ad esempio tra Landquart e Davos (1842-60) e tra Reichenau e Disentis (1840-58) - e costruiti alberghi adatti a soddisfare le esigenze di una clientela benestante che effettuava soggiorni di lunga durata. In seguito giunsero le linee ferroviarie: a Davos (1889), in Engadina (a Sankt Moritz nel 1904 e a Scuol nel 1913), in Mesolcina (1907), in val Poschiavo (1910), nella Surselva (1912) e ad Arosa (1914).

Dal 1880 lo sviluppo turistico fu l'elemento portante dell'economia grigionese, sebbene non riguardasse tutto il territorio cant. In questa fase di espansione non mutò solo l'aspetto architettonico dei centri di villeggiatura (si pensi ai grandi complessi alberghieri sorti a Flims, Arosa e in Alta Engadina), ma anche il rapporto tra i com., con una netta crescita della forza finanziaria di quelli favoriti dal turismo. Poiché molta manodopera delle regioni agricole, solamente sfiorate dai benefici economici e demografici di questo sviluppo, trovava lavoro nel ramo alberghiero (7999 impieghi nel 1905), al tempo della Belle Epoque si diffuse la convinzione che non esistesse alcuna alternativa economica al turismo. Anche l'agricoltura, il commercio e l'artigianato si orientarono quindi verso questo settore, il cui ruolo guida sembrava incontrastato.

Quanto più il turismo si espandeva, tanto più l'economia dei G. si rendeva dipendente dalla congiuntura europea. Ciò si manifestò allo scoppio della prima guerra mondiale, quando il turismo subì un primo contraccolpo. Nel periodo tra le due guerre, la ripresa del settore fu irrilevante (eccetto un lieve aumento del numero di villeggianti nella seconda metà degli anni 1920-30 e nel decennio 1930-40). Molti alberghi di fam. passarono in mano alle banche. Tra il 1929 e il 1939, il distr. di Maloja perse un quarto degli impieghi, provocando seri problemi anche a tutte le attività regionali indotte dal turismo. L'affluenza di visitatori stranieri calò anche durante il secondo conflitto mondiale, ma venne parzialmente compensata dall'arrivo di turisti sviz. e dall'utilizzo degli alberghi quali centri per internati. Tra le due guerre si ebbero pure alcune innovazioni tecniche: lo sviluppo dei mezzi di trasporto locali aprì il cant. al turismo estivo e in seguito soprattutto a quello invernale, spec. grazie alle sciovie (la prima a Davos nel 1934).

Dopo la seconda guerra mondiale, in molte località grigionesi il turismo si impose quale principale attività economica, da cui dipendevano anche l'agricoltura, il commercio e l'artigianato. Il cosiddetto turismo di massa prese avvio attorno al 1950 e ben presto l'offerta di letti del settore paralberghiero superò quella di alberghi e pensioni. Sorsero nuovi quartieri, soprattutto case secondarie e appartamenti di vacanza, abitati per poche settimane all'anno. Verso il 1960 il turismo invernale divenne più importante di quello estivo. Gran parte degli impieghi, soprattutto quelli stagionali, furono progressivamente occupati da stranieri. In una seconda fase di espansione aumentò il numero degli impianti di risalita (come a Laax o a Savognin). Con l'introduzione della cosiddetta proprietà per piani (1965), furono poste le basi legislative per la costruzione di abitazioni e palazzi con appartamenti in proprietà. Il boom edilizio che ne seguì, caratterizzato da costruzioni sparse sul territorio, fu più tardi in parte attenuato dalla riduzione delle aree edificabili e dalla limitazione della vendita di terreni a stranieri.

Dagli anni 1980-90 il numero dei pernottamenti cominciò ad assestarsi. Negli ultimi decenni, molti com. si sono orientati verso il turismo dolce; il cant. ha iniziato dal canto suo a promuovere soprattutto l'offerta turistica più concorrenziale e le località in grado di competere a livello intern. Se nella prima metà del XX sec. il turismo generava già il 30-40% del reddito cant., nella seconda metà la sua quota ha raggiunto ca. il 50%.

Autrice/Autore: Jürg Simonett / ato

5.3 - Mutamenti sociali

Nel 1870 due terzi della pop. cant. erano occupati nell'agricoltura e nella selvicoltura; nel 2000 una percentuale ancora maggiore dipendeva dal settore terziario. Anche il contesto sociale, dominato fin dopo la metà del XIX sec. da valori e norme del mondo rurale, assunse progressivamente usi e costumi della società dei servizi. I G. ebbero per contro solo rapporti indiretti con la società industriale, in particolare come fornitore di energia elettrica e meta di vacanze. La maggior parte degli influssi esterni che contribuirono alla trasformazione della società grigionese nel XIX e XX sec. derivarono da questo particolare quadro economico.

Il basso grado di industrializzazione del cant. non consentì la nascita di un forte movimento operaio, che raggiunse un certo peso solo a livello locale (Coira, Landquart, Davos), di solito in seno alle relative ass. culturali. Nel periodo precedente la prima guerra mondiale le lotte per ottenere migliori condizioni di lavoro si conclusero spesso con la sconfitta dei sindacati, che reclutavano i propri membri spec. tra i garzoni artigiani ted. e i lavoratori it. attivi nell'edilizia. Fra i lavoratori sviz., erano fortemente organizzati gli impiegati delle FFS e della Ferrovia retica.

Fino al XX sec. inoltrato era molto diffusa l'immagine idealizzata della società grigionese del Pur suveran (di Gion Antoni Huonder), il contadino indipendente, cittadino a pieno titolo e proprietario dei beni e terreni che coltivava. In realtà una società agricola tanto chiusa non è mai esistita, men che meno lungo le vie di transito e nelle regioni con forte presenza di artigiani. I contatti con il mondo esterno erano garantiti dall'emigrazione e dagli scambi commerciali, da cui dipendevano gli allevatori delle aree di montagna. Dopo il 1850 il turismo diede un impulso ancora maggiore alla mobilità sociale e geografica. L'entusiasmo suscitato da un mondo alpino apparentemente ancora intatto attirava un crescente flusso di ricchi turisti dalle regioni industrializzate d'Europa e da oltreoceano, seguiti con il tempo da ospiti del ceto medio. Sul piano locale si formò una realtà sociale instabile, composta da lavoratori fissi e stagionali, albergatori, investitori e ospiti grigionesi, sviz. e stranieri. Villaggi e vallate fino ad allora tipicamente rurali si aprirono agli influssi esterni, favorendo l'aumento della pop., la modifica delle strutture sociali, la diffusione di nuove mentalità e lo sviluppo di nuove abitudini. Tra i due mondi si muoveva una folta schiera di uomini e donne che si occupavano dell'azienda agricola di fam. e durante l'inverno erano impiegati nell'industria alberghiera.

Dopo il 1950 nuovi villaggi furono toccati dal turismo di massa. Aumentò la forza lavoro estera, mentre gli ab. del luogo non attivi nell'agricoltura si rivolsero piuttosto verso i settori dell'edilizia, dell'amministrazione e dei servizi (spec. a Coira). I tradizionali legami culturali, confessionali e linguistici si attenuarono progressivamente. Solo se il nuovo posto di lavoro era raggiungibile in un tempo ragionevole, la gente continuava a risiedere nel com. di origine; nei luoghi più discosti il calo demografico e la perdita di infrastrutture (scuola, negozi, ristoranti, ass.) mise in pericolo la stessa funzionalità dei com. Negli anni 1970-80, spec. nella zona di Coira, si sviluppò la tendenza opposta, favorita dalla crescente motorizzazione, dal miglioramento delle vie di comunicazione e dal peggioramento della qualità di vita nei centri più popolosi. Sotto l'insegna del "lavorare in città, vivere nel verde", anche i G. imboccarono la via del pendolarismo in uscita: nel 1950 solo una persona attiva su 15 lavorava fuori com., mentre nel 1980 un occupato su cinque era pendolare.

Il divario tra le valli a carattere agricolo da una parte e le regioni turistiche e la città di Coira (centro scolastico e amministrativo) dall'altra, aumentò già a partire dal XIX sec. sia dal punto di vista demografico, sia da quello economico e fiscale. Gli impulsi alla modernizzazione giunsero soprattutto dalle regioni turistiche, meglio organizzate e più consapevoli delle proprie potenzialità. Queste ultime affiancarono ad esempio Coira nella campagna per liberalizzare il traffico automobilistico. I contadini che dipendevano dal turismo si trovarono di fronte a una situazione ambigua: mentre i turisti apprezzavano un mondo alpino incontaminato, ma dotato di infrastrutture urbane, i contadini si interessavano in primo luogo alle necessità dell'agricoltura. La maggior parte degli ab. del luogo, anche se in tempi diversi e in modo più o meno convinto, scelse di promuovere innanzitutto il turismo. I rappresentanti degli interessi agricoli e del settore turistico intervennero con successo all'interno dei partiti e delle ass., soprattutto contro i progetti che minacciavano l'integrità del paesaggio, elemento fondamentale sia per gli uni sia per gli altri. All'inizio del XX sec. nacque per esempio un movimento di opposizione contro la deviazione delle acque del lago di Sils per la produzione di energia elettrica, opera che avrebbe distrutto la bellezza del paesaggio lacustre; subito dopo la seconda guerra mondiale fu anche abbandonato il progetto di un bacino artificiale che avrebbe allagato il Rheinwald. Spesso le iniziative per la salvaguardia della cultura e dell'ambiente naturale nascevano sia da una mentalità conservatrice ostile alla modernizzazione sia dalle convinzioni di ab. del luogo colti e urbanizzati. La questione del traffico e dei trasporti rimase un tema costantemente dibattuto nell'opinione pubblica: nel XIX sec. l'abbandono dei progetti ferroviari attraverso le Alpi orientali diede origine a recriminazioni da parte di un cant. che si sentiva l'ultimo della classe; in seguito le discussioni si spostarono sulle modalità con cui garantire un collegamento alle località discoste con la rete stradale e sui problemi ambientali causati dal traffico motorizzato.

Autrice/Autore: Jürg Simonett / ato

5.4 - Chiesa, cultura e lingua

5.4.1 - Le Chiese cantonali e il loro rapporto con lo Stato

Una caratteristica della storia ecclesiastica grigionese risiede nella posizione di rilievo della comunità rif. L'ultima Costituzione della Chiesa cant. evangelico-rif. risale al 1978, mentre l'ultima revisione della Chiesa catt. del cant. G. è del 1993. Nel XIX e XX sec. gli interessi delle due confessioni furono curati dal Gran Consiglio evangelico e dal Corpus catholicum, le istituzioni che nel XIX sec. rappresentavano e sorvegliavano le due Chiese. I due Consigli divennero pertanto anche garanti dell'autonomia ecclesiastica all'interno dello Stato democratico.

Tale evoluzione delle istituzioni fu il risultato di numerosi contrasti tra la Chiesa catt. e lo Stato fin dall'inizio del XIX sec. Nelle Costituzioni del 1814/20 e del 1854 era specificata una clausola sulla parità confessionale, in base alla quale tutte le istituzioni del cant. dovevano essere costituite per un terzo da catt. e per due terzi da rif. Nella nomina dei Consiglieri agli Stati e della commissione per l'educazione vigeva l'obbligo di tenere in considerazione la confessione minoritaria. La revisione della Costituzione fed. del 1874, che introduceva la libertà di culto e imponeva allo Stato una rigorosa neutralità confessionale, non permetteva più la ripartizione delle cariche in base a tali criteri; la clausola della parità fu quindi abolita. A causa di una formulazione poco chiara, per molto tempo le facoltà di sorveglianza dello Stato furono interpretate in maniera divergente, anche per quanto riguarda il diritto di partecipazione alla nomina del vescovo.

Dopo la sconfitta del liberalismo catt. negli anni 1880-90, l'opposizione catt. si rivolse soprattutto contro la politica scolastica del cant. Dall'inizio del XX sec. alla fine degli anni 1940-50 si trascinò un ritardato Kulturkampf sulle questioni delle scuole confessionali e del rapporto tra Chiesa e Stato. Lo scontro avvenne questa volta tra i partiti, spec. tra i catt. conservatori e i democratici. Una certa distensione tra i fronti si fece sentire dopo la seconda guerra mondiale. Dopo il Concilio Vaticano II (1962-65) il maggiore coinvolgimento dei laici e delle donne nelle questioni religiose aprì nuovi dibattiti e mutamenti all'interno della Chiesa, che sfociarono in un aspro conflitto in seno alla diocesi, spec. dopo la nomina di Wolfgang Haas come vescovo di Coira (1990).

Le relazioni tra la Chiesa rif. e lo Stato furono prevalentemente serene. Le discussioni interne ai rif. vertevano inizialmente sulla santificazione della domenica e la liturgia. La base manifestò in modo sempre più marcato la volontà di partecipare attivamente alla conduzione dell'attività della Chiesa. Nei conflitti confessionali degli anni 1930-40 e 1940-50, la Chiesa evangelica partecipò con appelli e prese di posizione. Nello stesso tempo, a partire dal 1927 si sviluppò un dibattito interno sulla concessione alle donne dell'accesso al ministero pastorale; tale diritto fu regolato giuridicamente solo nel 1965. Dagli anni 1970-80, le due Chiese cant. si sono confrontate con la crescita del movimento delle Chiese libere. Dopo il Concilio Vaticano II, questo dibattito ha reso possibile la realizzazione di iniziative ecumeniche, come l'istituzione nel 1974 della commissione per il dialogo interconfessionale.

Autrice/Autore: Georg Jäger / ato

5.4.2 - Cultura

Nel XIX e all'inizio del XX sec., il cant. non aveva una particolare politica di promozione culturale. Molti talenti artistici cercarono fortuna all'estero; fra di loro spiccavano numerosi membri della fam. Giacometti, originaria della val Bregaglia. Con lo sviluppo del turismo, il cant. divenne attrattivo anche per alcuni famosi artisti europei, come Giovanni Segantini o Ernst Ludwig Kirchner, che soggiornarono o si stabilirono definitivamente nei G. Al termine del XIX sec. si affermò la fotografia professionale. Nel 1900 fu fondata la Soc. grigione di belle arti, che allestì regolarmente esposizioni fino al 1919, quando l'attività venne ripresa dal Museo d'arte grigione; il museo iniziò a collezionare sistematicamente opere d'arte grigionesi a partire dal tardo XIX sec., ma possiede pure lavori di artisti grigionesi contemporanei (come Not Vital e Matias Spescha). Il Museo Segantini di Sankt Moritz fu inaugurato nel 1908, mentre il Museo Kirchner di Davos risale al 1982.

Oggi sono considerate opere culturali anche le strade sui passi alpini costruite nella prima metà del XIX sec. e le infrastrutture della Ferrovia retica precedenti la prima guerra mondiale. Personalità come Richard La Nicca contribuirono nel XIX sec. a promuovere l'arte ingegneristica, mentre i primi grandi alberghi della Belle Epoque furono ancora progettati da architetti forestieri. Prima dello scoppio della Grande guerra una variante grigionese dell'Heimatstil fu promossa da architetti quali Nicolaus Hartmann, Gaudenz Issler, Martin Risch e Otto Schäfer. Nelle valli meridionali del cant. fu attivo Giovanni Sottovia, cittadino it., mentre più tardi il bernese Rudolf Gaberel mise in pratica a Davos i concetti del Movimento moderno. Dopo la seconda guerra mondiale, l'architettura grigionese sviluppò un regionalismo moderno, rappresentato tra gli altri da Rudolf Olgiati. Negli anni 1980-90 le costruzioni di Peter Zumthor, caratterizzate da un linguaggio formale semplice e moderno e dall'impiego di materiali locali, acquisirono rinomanza intern.

In ambito teatrale, i primi gruppi itineranti sono documentati a Coira dalla metà del XVIII sec., mentre le prime compagnie teatrali grigionesi furono fondate nel XIX sec. Fino all'inizio degli anni 1950-60 sorsero numerose filodrammatiche locali nelle tre regioni linguistiche; oltre a perseguire scopi ricreativi, alcune furono in grado di coltivare ambizioni artistiche. Negli ultimi decenni del XX sec. il teatro amatoriale grigionese ha raggiunto buoni risultati. Nel 1976 la città di Coira ha concesso le prime sovvenzioni pubbliche per rappresentazioni teatrali professionistiche. Lo Stadttheater, che dal 1959 occupa gli spazi del vecchio arsenale, ospita compagnie esterne; fino al 1992 ha avuto una compagnia stabile, che proponeva spettacoli di sua produzione. I teatri indipendenti e professionali trovano spazio nei teatri cittadini minori. Le stazioni turistiche allestiscono regolarmente recite per arricchire la loro offerta culturale, senza però dare vita a una tradizione teatrale professionistica.

Nel XIX sec. la letteratura rom. e la letteratura it. delle valli meridionali erano fortemente legate a temi locali: il ceto contadino come espressione dell'identità linguistica e culturale dei G., ma anche l'emigrazione e la difficile situazione economica. Il basso grado di industrializzazione impedì la nascita di una letteratura proletaria e di critica sociale. Gian Fontana è considerato il fondatore della narrativa rom. contemporanea, mentre Luisa Famos ha rinnovato la poesia lirica. Per la lingua ted. occorre menz. opere dialettali, spec. del XIX sec., di autori come Johann Benedikt Jörger. Nel XX sec. alcuni scrittori grigionesi si sono fatti un nome anche all'estero (ad esempio Iso Camartin o Leo Tuor).

Gli albori della scena musicale grigionese risalgono ai primi anni del XIX sec., quando sorsero le prime soc. di canto. La corale maschile di Coira organizzò la prima festa fed. di canto nel 1862. Accanto alle corali furono fondate diverse bande musicali, come la fanfara di Coira nel 1879, precorritrice della banda cittadina di Coira. Nel XIX sec. Coira possedeva già un buon numero di orchestre amatoriali; nel 1912 fu fondata la Soc. orchestrale di Coira, mentre nel 1920 fu inaugurata la prima scuola di musica cittadina. Fondato nel 1938 da Lucius Juon, il coro della chiesa di S. Martino diede il via a una tradizione di eccellenti rappresentazioni di musica sacra. Nel dopoguerra, grazie a diverse soc. attive nel ramo e singoli organizzatori, i concerti si diffusero anche nelle altre regioni del cant. Nel 1989 alcuni musicisti professionisti si unirono nell'Orchestra da camera grigionese. Festival e concerti estivi sono ormai una realtà ben radicata nella vita musicale di tutto il cant. Dopo la seconda guerra mondiale, a Coira si esibirono regolarmente musicisti jazz. Dagli anni 1980-90 si tengono numerosi festival regionali o locali a carattere commerciale o a sostegno di culture artistiche alternative.

Autrice/Autore: Georg Jäger / ato

5.4.3 - Lingue e politica linguistica

Il trilinguismo grigionese deriva dalla tipologia degli insediamenti medievali. Fin quasi al 1800, il rom. fu la lingua dominante; nelle vallate meridionali (Mesolcina, Calanca, Bregaglia e Poschiavo) si parlavano dialetti lombardi. I confini linguistici mutarono rapidamente nel XIX sec., in seguito all'evoluzione sociale ed economica. Dopo il 1850 il rom. perse progressivamente terreno; in particolare nella parte centrale del cant. e nelle zone a vocazione turistica si impose sempre più il ted. Questa evoluzione suddivise l'area culturale rom. in due parti: la Surselva da un lato, l'Engadina, la val Monastero e l'Oberhalbstein dall'altro. Dal 1860 ca. la maggior parte della pop. è di lingua ted. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale il panorama linguistico si arricchì ulteriormente: da un lato si diffuse la conoscenza dell'inglese tra la pop., dall'altro la forte presenza di profughi o lavoratori stranieri contribuì a trasformare i G. da cant. trilingue a cant. plurilingue.

Nel Libero Stato delle Tre Leghe non esisteva una regolamentazione in materia, anche se il ted. era considerato di fatto la lingua ufficiale. L'importanza della questione linguistica divenne tema di ampia discussione nel corso del XIX sec.; in quel contesto si impose gradualmente il termine di "rom.", coniato da Placidus Spescha sia per riassumere le diverse varianti di questo idioma neolat. sul piano regionale e confessionale sia per promuovere la tesi della sua autonomia culturale. Ancora nel periodo dell'irredentismo (prima e dopo la prima guerra mondiale), in Italia i linguisti nazionalisti negavano al rom. la qualifica di lingua a pieno titolo. Il suo chiaro riconoscimento arrivò in ambito scolastico, grazie all'avvento delle ass. linguistiche (la Societad Retorumantscha e la Lia Rumantscha, fondata nel 1919 quale org. mantello delle ass. regionali). Nel 1938 il popolo e i cant. sviz. accettarono a grande maggioranza di riconoscere al rom. lo statuto di quarta lingua nazionale, esprimendo la volontà di distanziarsi dal fascismo e dal nazionalsocialismo.

La politica linguistica dei G. si basa in parte sull'intervento diretto del cant. (scuola, amministrazione), ma soprattutto sul principio della sussidiarietà, grazie a org. linguistiche autonome e di antica tradizione sovvenzionate dal cant. (quelle a favore delle minoranze rom. e it. anche dalla Conf.). Fondata nel 1918, l'ass. linguistica e culturale Pro Grigioni it. (con le sezioni regionali di Bregaglia, Mesolcina/Calanca e Poschiavo), dispone come la Lia Rumantscha di un segretariato centrale a Coira. Nel 1960 i Walser grigionesi fondarono una propria org. culturale, di cui oggi fanno parte quasi tutti i com. di origine walser e numerosi membri singoli. Il resto della pop. grigionese di lingua ted. non dispone invece di analoghe org. Nel corso degli ultimi decenni queste tre ass. culturali e linguistiche sono riuscite a definire e a diffondere un'identità etnolinguistica e a promuovere nel contempo il dialogo tra le diverse regioni linguistiche. Nel 1982 è stato introdotto il Rumantsch Grischun, una lingua rom. standardizzata; con la revisione dell'art. costituzionale sulle lingue (1996) è stato ribadito lo statuto di lingua nazionale del rom.

Autrice/Autore: Georg Jäger / ato

Riferimenti bibliografici

Archivi
– ACit Coira
– ASGR
– AVesc Coira
– Archivi regionali (Brusio, Davos, Grüsch, Mesocco, Samedan, Stampa/Coltura, Sankt Moritz)
– Museo retico, Coira
Fonti
– T. Dandolo, Saggio di lettere sulla Svizzera: il Canton dei Grigioni, 1829 (nuova ed. 1997)
– T. von Mohr (a cura di), Codex diplomaticus ad historiam Raeticam, 4 voll., 1848-1863
– H. Ardüser, «Hans Ardüser's rätische Chronik», in Jahresbericht der Naturforschenden Gesellschaft von Graubünden, n.s., 15-20, 1871-1876 (suppl.)
– N. Sererhard, Einfalte Delineation aller Gemeinden gemeiner dreyen Bünden [...], 1871-1872 (nuova ed. a cura di W. Kern, 1944, 19942)
– C. Jecklin, «Urkunden zur Verfassungsgeschichte Graubündens», in JHGG, 12-13, 1882-1883; 15, 1885
– U. Campell, Ulrici Campelli Raetiae alpestris topographica Descriptio, a cura di C. I. Kind, 1884
– C. Jecklin, «Urkunden zur Staatsgeschichte Graubündens», in JHGG, 20, 1890-1891
– U. Campell, Ulrici Campelli Historia Raetica, a cura di P. Plattner, 2 voll., 1887-1890
– R. Wagner, L. R. von Salis (a cura di), Rechtsquellen des Cantons Graubünden, 2 voll., 1887-1892
– H. Wartmann (a cura di), Rätische Urkunden aus dem Centralarchiv des fürstlichen Hauses Thurn und Taxis in Regensburg, 1891
– T. Schiess (a cura di), Heinrich Bullingers Korrespondenz mit den Graubündnern, 3 voll., 1904-1906
– F. Jecklin (a cura di), Materialien zur Standes- und Landesgeschichte Gemeiner III Bünde (Graubünden) 1464-1803, 2 voll., 1907-1909
Rätisches Namenbuch, 3 voll., 1939-1986
UB GR, 1955-
FDS GR
– F. Perret (a cura di), Urkundenbuch der südlichen Teile des Kantons St. Gallen, 1, 1961
– W. Schnyder (a cura di), Handel und Verkehr über die Bündner Pässe im Mittelalter zwischen Deutschland, der Schweiz und Oberitalien, 2 voll., 1973-1975
– R. Jenny (a cura di), Handschriften aus Privatbesitz im Staatsarchiv Graubünden, 1974
– R. Jenny (a cura di), Landesakten der Drei Bünde, 1974
– R. Jenny (a cura di), Urkunden-Sammlung im Staatsarchiv Graubünden, 2 parti, 1975-1977
Quellen und Forschungen zur Bündner Geschichte, 1986-
– E. Rizzi (a cura di), Walser Regestenbuch, 1991
– U. Brunold (a cura di), Jahrzeitbücher, Urbare und Rödel Graubündens, 1999-
Bibliografia

Autrice/Autore: Florian Hitz / ato