19/08/2011 | stampare

Valtellina



La V. costituisce con la Valchiavenna il territorio dell'odierna provincia di Sondrio, la provincia più settentrionale della Lombardia, ed è percorsa dal fiume Adda. Attualmente la V. è divisa amministrativamente in quattro comunità montane, che raggruppano 65 com. È delimitata a nord dalle Alpi Retiche, che la separano dal cant. Grigioni, e a sud dalle prealpi Orobiche. Fu abitata fin dal Neolitico, come testimoniano le incisioni rupestri di Grosio.

1 - Come la V. venne in possesso dei Grigioni

Assoggettata dai Romani nel 16 a.C., la V. a partire dal V sec. fu interessata dalla diffusione del cristianesimo, che portò all'istituzione di una decina di pievi dipendenti dalla diocesi di Como. I Longobardi pare siano giunti in V. non prima del 720. Una cinquantina di anni dopo, Carlomagno affidava la zona al monastero di S. Dionigi presso Parigi; in età feudale il potere sulla V. passò al vescovo di Como. Sulle vie alpine di comunicazione sorsero gli ospizi di S. Perpetua a Tirano e di S. Remigio in val Poschiavo. Quest'ultima valle, come il Bormiese, appartenne nell'XI sec. al vescovo di Coira e fu amministrata dai von Matsch della val Venosta che, nel 1150, furono investiti dal vescovo di Como anche della pieve di Mazzo. Nel XIII sec. Bormio si legò a Como, tornando di nuovo al vescovo di Coira nel sec. successivo.

Tra le fam. feudali forestiere figuravano a Tresivio i signori di Tarasp. Anche in V. si ebbero contrasti tra guelfi e ghibellini, da intendersi come gruppi di fam. della feudalità minore che si contendevano il governo locale, a loro volta alleati con fam. di Como. Tali contrasti portarono a una frammentazione di potere e di proprietà, tra cui i pascoli, a causa dei quali si ebbero varie controversie e razzie di bestiame. Episodi analoghi si verificarono pure ai confini, come tra quelli di Davos e di Livigno e tra Engadinesi e Bormini. Nel 1335 Azzone Visconti, duca di Milano, ottenne la signoria sul territorio della diocesi di Como, quindi anche su V. e Valchiavenna, esclusa Bormio che rimase al vescovo di Coira per altri 15 anni ca. Nel 1406 i Visconti cedevano in feudo a Giovanni Malacrida di Musso la val Poschiavo che, per protesta contro tale decisione, ottenne due anni dopo di entrare nella Lega Caddea. Fu allora che la torre di Piattamala a Campocologno, situata in posizione strategica, divenne un'importante difesa in un luogo di confine.

Nella seconda metà del XV sec. la giovane Repubblica delle Tre Leghe cercò uno sbocco verso sud, profittando di un momento di grande debolezza nella politica di Ludovico il Moro. Due furono le incursioni grigioni: nell'estate del 1486 e agli inizi dell'anno successivo, in cui si combattè la battaglia di Caiolo, presso Sondrio. I Grigioni abbandonarono la valle solo dopo aver ottenuto un'indennità di 14 mila lire e l'esenzione dai dazi. Il duca di Milano reagì facendo predisporre un articolato piano di fortificazione: mura di cinta, oltre che a Chiavenna, anche a Morbegno, Sondrio, Tirano, Bormio; una muraglia di sbarramento a Serravalle all'ingresso nel contado di Bormio; il riattamento del castello di Tresivio e della torre di Piattamala. Delle mura solo quelle di Tirano furono costruite a partire dal 1492, subito dopo quelle di Chiavenna, data l'opposizione per le altre da parte dei com., tenuti a contribuirvi finanziariamente. Allo spirare del sec., Ludovico il Moro veniva sconfitto dai Francesi, che per ca. 12 anni dominarono nella zona. Nel 1512 tornò a Milano Massimiliano Sforza. Ne profittarono i Grigioni per entrare il 24.6.1512 in V. e nei contadi di Chiavenna e Bormio, accolti, se non con entusiasmo, come vorrebbero alcune fonti, certamente senza particolari resistenze.

Per giustificare l'annessione, le Tre Leghe addussero la discussa donazione di Mastino Visconti del 1404. Questi nel 1335 era stato spodestato del ducato milanese, assieme al padre e ai fratelli, dal cugino Gian Galeazzo Visconti; ospitato dal vescovo di Coira Hartmann, conte di Werdenberg, il 29.6.1404 gli fece dono della V. e dei suoi contadi. Il documento lat. parla effettivamente nella prima parte di donazione assoluta, ma subito dopo, fatti salvi - trattandosi di beni feudali - i diritti dell'imperatore, condiziona la donazione al rientro di Mastino nel ducato. Si trattò quindi, secondo alcuni studiosi di area it., di una donazione condizionale, che non ebbe effetto proprio perché non si realizzò la condizione cui era subordinata; di opposto avviso resta invece la maggior parte degli storici grigioni.

Un'altra questione è collegata all'annessione del 1512. I patti di Teglio secondo la maggior parte degli storici valtellinesi sarebbero stati sottoscritti nel giugno del 1512 e confermati dalla Dieta di Ilanz del 13.4.1513; la storiografia grigione li ritiene invece inventati dai Valtellinesi per tentare di giustificare la violenta insurrezione del 1620. In quest'ultimo caso, resterebbe tuttavia difficile spiegare la presenza nei patti di clausole tanto vincolanti per i Valtellinesi, come ubbidire alle Leghe e versare loro 100 renesi ogni anno. Nei patti, inoltre, i Valtellinesi sono chiamati "cari e fedeli conf." e sono ammessi a partecipare alle diete. Nello stesso modo, del resto, i Grigioni chiamarono inizialmente anche quelli della val S. Giacomo, salvo qualche decennio dopo dirli sudditi (Chiavenna). Quanto alla partecipazione alle diete, infine, va rilevata la clausola restrittiva "nel momento in cui sarà necessario" e "quando saranno chiamati alle diete", per cui l'ammissione o meno era in effetti affidata all'arbitrio delle Leghe, che di fatto preferirono non ammettere mai i Valtellinesi alle decisioni. I Grigioni si impegnarono pure al rispetto di privilegi e di consuetudini locali e a liberare gli ab. dal pagamento di taglie all'imperatore e al duca di Milano, il che avvenne.

Autrice/Autore: Guido Scaramellini

2 - L'età grigione

In età grigione fu conservata la suddivisione della V. in tre terzieri: quello inferiore con le squadre di Morbegno e Traona, quello di mezzo con capoluogo Sondrio e quello superiore con centro Tirano, mentre Bormio con il suo contado godette di particolari privilegi. La massima autorità in V. era il governatore, che risiedeva a Sondrio; proveniva a partire dal 1545 dalle Tre Leghe e veniva eletto dalle diete. Pure a Sondrio risiedeva il vicario, giudice criminale senza il cui parere non si potevano emettere sentenze in cause che comportavano pene di sangue. Podestà grigioni avevano sede a Tirano, Teglio, Morbegno, Traona, mentre a Bormio le relative funzioni furono spesso delegate a funzionari locali, essendo scarse le competenze dei primi per i privilegi di cui godeva il contado. I podestà erano aiutati da assessori o delegati e da cancellieri, scelti fra tre persone proposte dalle comunità locali. Le magistrature erano appaltate ogni biennio dai com. delle Leghe ai migliori offerenti: prassi discutibile, ma in passato diffusa in Europa (e pure in V. e contadi durante il precedente dominio ducale milanese). In tal modo, chi aveva ottenuto la carica doveva rifarsi della somma versata per l'appalto nel corso del mandato di giudice e di rappresentante del governo centrale. La V. versava ogni anno per il salario dei magistrati 500 filippi o 1250 fiorini, una cifra modesta rispetto a quanto avevano versato all'atto dell'appalto (dai 4 ai 40 mila scudi), per cui i podestà ricorrevano a ogni mezzo, lecito e illecito, per rifarsi e avanzarne. Il governo grigione rispettò gli statuti vigenti, pur con revisioni fin dal 1531, e accordò piena autonomia agli enti locali, ai consigli di terziere e a quello di valle. Quest'ultimo era composto da cinque rappresentanti, uno ciascuno per i terzieri superiore e di mezzo, per Teglio e per le squadre di Morbegno e Traona.

Nella seconda metà del XVI sec. la riforma prot. attirò in V., come in Valchiavenna, fuorusciti it., che qui potevano predicare senza essere perseguitati, avendo i Grigioni, in maggioranza prot., riconosciuto il principio di tolleranza religiosa. I vescovi di Como non poterono effettuare visite pastorali fino al 1615, a parte tre eccezioni. Nel 1595 a Tirano, dove agli inizi del sec. era stata annunciata l'apparizione della Madonna, si tenne una disputa teol. Un ruolo importante per la diffusione del protestantesimo in V. e in Italia fu svolto dalla tipografia Landolfi di Poschiavo. Nello stesso arco di tempo, cominciarono a delinearsi tensioni sul piano intern. che coinvolsero anche la regione. L'avvicinamento dei Grigioni ai Veneziani allarmò la Spagna, che dominava nel Milanese e che al confine settentrionale dello Stato fece costruire nel 1603 il forte di Fuentes. Tra la pop. avevano suscitato malcontento fin dal 1557 l'editto di Ilanz, che aveva concesso chiese catt. al culto prot., e il tentativo, non riuscito, di istituire a Sondrio un collegio evangelico. Nel 1618 inoltre l'arciprete Nicolò Rusca, catturato per presunta attività antigrigione, morì sotto tortura a Thusis, dove si trovava il tribunale per le cause penali (Strafgericht).

Su pressione spagnola, prese il via una congiura guidata da alcuni nobili. Il 19.7.1620 i congiurati valtellinesi trucidarono 400 prot. in quello che fu chiamato il Sacro Macello. Dopo l'eccidio, i Grigioni tentarono di rientrare in V., ma furono fermati dagli Spagnoli che conquistarono anche la Valchiavenna. Il papa tentò di trovare una soluzione, inviando nel 1623 un presidio di 1500 fanti e 500 cavalieri; intervennero anche i Francesi, per controllare la potenza spagnola. Nel 1639 il capitolato di Milano restituì V. e contadi ai Grigioni, riconoscendo la sola confessione catt. e vietando la residenza stabile dei prot. L'agitato ventennio, costellato da guerre e pestilenze, lasciò la pop. in uno stato di profonda prostrazione; fu, questo, anche il periodo dei processi alle streghe, in cui decine di sventurate furono mandate al rogo.

Il sostentamento della pop. era affidato alle scarse risorse dell'agricoltura: segale, miglio, panìco, doméga (orzo), castagne e vite. Quest'ultima era certamente la voce economica più importante per i Grigioni in V. Sul finire del XVIII sec., su 75'000 ettolitri prodotti ne venivano esportati da 45 a 53'000 nei Grigioni, nel Tirolo e in Germania meridionale. Profittando delle agevolazioni, i Grigioni acquistarono molti vigneti in V. Il grano veniva invece procurato nel Milanese: dei 7300 ettolitri concessi annualmente nel corso del sec., 2300 rimanevano in V. e contadi. Anche parte della materia prima per la lavorazione locale della seta era acquistata nel Milanese; il prodotto lavorato era poi venduto nei Grigioni, in Svizzera e fino in Inghilterra; opifici funzionavano a Morbegno, Delebio e Traona. La tessitura, come attività invernale per gli agricoltori, si sviluppò in val Gerola e a est di Sondrio, dove ancora oggi è attivo l'artigianato dei "pezzotti" (tappeti fatti con scarti di lana e cotone). Una trentina di opifici per la concia delle pelli dava lavoro a 50 operai in nove località diverse: le pelli di bue, capra e capretto giungevano dalla Svizzera, quelle di montone, vitello e mucca erano locali. Viceversa, il ferro estratto dalle montagne valtellinesi fu venduto ai Grigioni per fare cannoni, ma solo fino alla rivolta del 1620, quando non fu più sufficiente. Dai Grigioni, oltre che dalla Svizzera e dal Tirolo, giungeva il bestiame che dal 1514 agli inizi del XIX sec. fu venduto all'importante fiera di Tirano. L'emigrazione si intensificò nel XVII e XVIII sec., soprattutto verso Venezia, grazie ai buoni rapporti delle Leghe con la Serenissima; altri Valtellinesi si stabilirono a Genova e a Roma. Sorsero tra gli emigrati varie soc. o scuole o cassette o confraternite che inviavano arredi sacri di vario genere alle chiese dei paesi di origine, assieme a offerte per i poveri. Furono costruite nuove chiese e conventi; altre furono ristrutturate.

Autrice/Autore: Guido Scaramellini

3 - La V. e la Svizzera (XIX e XX sec.)

Nella seconda metà del XVIII sec. lo strapotere di alcune fam. grigioni, tra cui spec. i Salis, suscitò proteste e la stampa di alcuni libelli; il mancato rispetto del divieto di residenza dei prot. forestieri e il diffondersi degli ideali illuministi tra i nobili fecero sì che nel 1797 i cisalpini napoleonici fossero accolti con grande favore. Il 22.6.1797 furono congedati il governatore grigione e il suo vicario; Bormio fece altrettanto solo più di un mese dopo. Napoleone aveva deciso, nonostante le richieste degli interessati, che la V. dovesse costituirsi in quarta lega, ma furono gli stessi Grigioni ad opporsi, seppure a stretta maggioranza (24 com. contrari, 21 favorevoli, 14 incerti e 4 astenuti). Il 10.10.1797 Napoleone univa V. e contadi alla Repubblica Cisalpina. I vasti beni che i privati grigioni possedevano in V. furono venduti all'asta pubblica con la cosiddetta "Confisca reta", che si volle giustificare come risarcimento delle indebite appropriazioni da parte dei magistrati grigioni, ma che fu in realtà un'operazione indiscriminata a favore di nobili e borghesi, i soli a possedere i liquidi necessari per acquistare quei beni. Contemporaneamente furono distrutti monumenti e stemmi grigioni.

Sconfitto Napoleone a Lipsia, i Grigioni, al comando del commissario Rodolfo Massimiliano Salis-Soglio, tornarono a Chiavenna il 5.5.1814, ma furono costretti a ritirarsi da un intervento austriaco. Al congresso di Vienna una delegazione locale chiese di entrare nel regno Lombardo-Veneto o di diventare un cant. sviz.; venne accolta la prima soluzione. L'Austria iniziò un serio riordino amministrativo e importanti opere pubbliche, tra cui la nuova strada dello Stelvio. Nel 1832 fu sistemata anche la questione della Confisca reta con un indennizzo ai Grigioni di oltre due milioni di lire austriache. All'annuncio dell'insurrezione di Milano del 1848, a Sondrio si costrinsero gli ufficiali austriaci alla resa. Migliaia di volontari furono spediti allo Stelvio e al Tonale. Dopo le sconfitte di Carlo Alberto di Savoia tornarono gli Austriaci; durante la seconda guerra per l'indipendenza it. Garibaldi percorse la valle fino a Bormio, mentre gli Austriaci andavano ritirandosi.

Nel corso del XIX sec. la V. fu colpita da numerosi flagelli: la crittogama dei vigneti, la malattia dei bozzoli, le alluvioni e il colera, con centinaia di morti. Per quanto attiene all'economia, la produzione e il commercio di vino hanno continuato ad avere una grande importanza economica per gli ab. dellaV. e della val Poschiavo; ancora oggi, un centinaio di fam. di Brusio è proprietario di vigneti per complessivi 100 ettari e di frutteti per ca. 60. Quanto al bestiame, nel 1835 ca. 1/6 dei 600 bovini e 1/4 dei 100 cavalli venduti alla fiera di Delebio provenivano dalla Svizzera. Greggi valtellinesi e bergamaschi erano condotti nella stagione estiva sugli alpeggi sviz., ma il progressivo abbandono della zootecnia e dei paesi di montagna nel secondo dopoguerra ha posto fine a tale transumanza. Ancora nel XIX sec. grandi quantità di legname provenivano dalla Conf.; tuttora legname viene esportato in Lombardia e in Piemonte grazie alle agevolazioni per il materiale proveniente dai cant. Ticino e Grigioni. Nella seconda metà del sec. l'emigrazione dalla V. si rivolse oltre oceano, ma con il nuovo sec. molti emigranti trovarono lavoro anche in Svizzera (4350 persone in media all'anno, contro 1393 oltreo ceano nel 1904-08); i lavoratori in Svizzera erano 1812 nel 1921 e 2653 nel 1930-33 (media annuale). Tra il 1950 e il 1953 emigravano in media all'anno nella Conf. 1968 persone, salite a 5254 nel 1961. Nel 1968 il 57% degli occupati di V. e Valchiavenna era assorbito dai Grigioni, soprattutto nei settori edilizio e alberghiero.

La ferrovia Milano-Tirano fu collegata nel 1910 con il cant. Grigioni tramite la linea del Bernina. Nel 1917 iniziò in V. la produzione di energia idroelettrica. Tra la ventina di impianti realizzati, quello di Livigno (1962) è sfruttato da una soc. sviz. Il contrabbando, da tempo più o meno praticato per arrotondare le entrate fam., ha fatto registrare un'impennata nel decennio 1960-70 per l'accresciuta convenienza di importazione illecita dalla Conf. di sigarette, zucchero e caffè. Lo sviluppo industriale della zona, il diffondersi del turismo di massa e l'affermarsi delle stazioni sciistiche, a partire da Bormio, dove nel 1985 si sono svolti i campionati mondiali di sci, contraddistinguono la storia recente della V.

Autrice/Autore: Guido Scaramellini

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– T. Bagiotti, Storia economica della Valtellina e della Valchiavenna, 1958
– E. Besta, Le valli dell'Adda e della Mera nel corso dei secoli. Il dominio grigione, 1964
– E. Mazzali, G. Spini, Storia della Valtellina e della Valchiavenna, 3 voll., 1968-1973
– Guglielmo Scaramellini, La Valtellina fra il XVIII e il XIX sec., 1978
– D. Benetti, M. Guidetti, Storia di Valtellina e Valchiavenna, 1990
– Guido Scaramellini, «La donazione del 1404 e i patti del 1512», in QGI, n. spec., 1991, 24-34

Autrice/Autore: Guido Scaramellini