05/07/2012 | segnalazione | PDF | stampare

Svevia

Nell’edizione a stampa questo articolo è corredato da un infografico. È possibile ordinare il DSS presso il nostro editore.

Di origine carolingia, il ducato di S. (regnum risp. ducatus Sueviae), sorto all'inizio del X sec., costituì fino alla caduta degli Staufer attorno alla metà del XIII sec. una delle più importanti entità politiche del Sacro Romano Impero a nord delle Alpi. Il ducato si estendeva dal Reno superiore e dall'Aar a ovest fino al Lech a est; a nord confinava con la Franconia all'incirca all'altezza di Stoccarda e a sud giungeva fino alle Alpi, comprendendo la Rezia curiense. Temporaneamente anche l'Alsazia vi fu strettamente associata. Zurigo, la fortezza di Hohentwiel, Breisach ed Esslingen servirono da residenze ducali nel X sec., Ulma e Rottweil dall'XI sec. Costanza era la principale sede vescovile, seguita da Augusta, Coira e Strasburgo.

Negli anni 910-920 diversi nobili locali lottarono per il predominio in S. contro re Corrado I. Nel 917 Burcardo II, discendente del casato retico degli Hunfrid, acquisì la dignità ducale. Dopo aver consolidato la sua posizione grazie alla vittoria su Rodolfo II, re dell'alta Borgogna, nei pressi di Winterthur (919), bloccando così l'espansione burgunda verso est, venne riconosciuto come duca - e quindi come dignitario regionale di più alto rango - anche da re Enrico I (920 ca.). Accanto alla fortezza di Hohentwiel, Zurigo divenne in un primo tempo la più importante residenza ducale, in cui i duchi in veste di rappresentanti del re amministravano il loro ducatus e riunivano la loro corte. I duchi disponevano dei beni imperiali (tra cui la residenza palatina sul Lindenhof a Zurigo), delle chiese imperiali (cioè le chiese episcopali e le abbazie imperiali di Zurigo, Zurzach, Reichenau e San Gallo) e dei possedimenti da esse dipendenti, degli introiti derivanti dai dazi, dai mercati e dalla zecca ducale di Zurigo nonché delle contee. Se sotto Burcardo II la Rezia aveva formato una contea legata in una sorta di unione personale all'autorità ducale, sotto il suo successore Ermanno I venne suddivisa in tre contee: Rezia superiore, val Venosta e Rezia inferiore (quest'ultima detenuta fino al 982 dai duchi svevi). Ermanno I fornì un sostegno decisivo a Einsiedeln, suo convento privato (Eigenkloster), a cui nel 947 fece accordare l'immediatezza imperiale da re Ottone I.

Questa concessione testimonia la crescente importanza che ricopriva il ducato per la dinastia degli Ottoni quale via di transito dopo l'unione del regno d'Italia all'Impero dalla metà del X sec. Tra il 973 e il 994 il potere ducale fu ripartito tra Hadwig, vedova di Burcardo III che risiedeva nella fortezza di Hohentwiel e disponeva dei conventi di Reichenau e San Gallo, e i duchi Ottone e Corrado I, insediati dall'imperatore Ottone II. Corrado I e il figlio Ermanno II, suo successore, trasferirono il centro dei loro domini in Alsazia e in particolare a Strasburgo; per questo entrambi sono attestati quali duchi di S. e Alsazia. Attorno all'anno Mille l'imperatore Ottone III riuscì a rafforzare il potere e la presenza dei sovrani in S., una tendenza che proseguì anche nella prima metà dell'XI sec. sotto l'imperatore Enrico II e i primi esponenti della dinastia salica. Dal 1038 al 1045 il ducato fu sottoposto all'amministrazione diretta di re Enrico III; in quel periodo Zurigo, dove il re soggiornò almeno sei volte, divenne capoluogo dell'Impero. In precedenza la S. era stata duramente scossa dalla ribellione del duca Ernesto II contro l'imperatore Corrado II (1025-30).

Se dalla fine del X alla metà dell'XI sec. la carica ducale fu detenuta da nobili forestieri, nel 1057 tornò a un dignitario locale, Rudolf von Rheinfelden, perciò chiamato anche Rodolfo di S. In ragione delle sue origini fam., quest'ultimo amministrò anche il vicino regno di Borgogna, unito all'Impero dal 1033. Durante la lotta delle Investiture anche la S., analogamente ad altri territori dell'Impero, si divise tra i sostenitori della riforma ecclesiastica promossa da papa Gregorio VII e i partigiani dell'imperatore salico Enrico IV. Dal 1079 al 1098 si fronteggiarono due duchi: per il partito imperiale, Federico von Hohenstaufen (Federico I di S., Staufer); per la controparte, dapprima Berchtold von Rheinfelden, figlio di Rodolfo di S. (eletto antiré nel 1077), e dal 1092 Berchtold II von Zähringen. Solo l'accordo raggiunto tra gli Staufer e i von Zähringen nel 1098 portò a un nuovo equilibrio politico nella Germania meridionale e in Svizzera, che perdurò un sec. Il ducato di S. cedette i suoi territori occidentali (Brisgovia, Ortenau e Baar) ai duchi von Zähringen, che acquisirono anche il controllo di Zurigo, tradizionalmente residenza ducale. Nell'area sviz. l'influenza del casato, che nel 1127 aveva tra l'altro ottenuto il rettorato di Borgogna, dal 1130 ca. si estendeva da Zurigo al Paese di Vaud. Il nuovo ducato dei von Zähringen non era legato da alcun vincolo feudale al ducato di S. ed esercitava la sovranità sulla nobiltà locale, nell'area di Zurigo ad esempio sui signori von Regensberg, von Wart, von Rapperswil e von Tegerfelden. A parte una breve parentesi, dal 1098 il ducato di S. rimase invece sotto il dominio degli Staufer. Tra i loro vassalli nell'odierno territorio sviz. figuravano i conti von Kyburg, von Baden, von Lenzburg, d' Asburgo e von Nellenburg.

Nel contempo gli Staufer ampliarono il loro potere in Alsazia e nella vicina Franconia, con cui compensarono la perdita dei territori andati ai von Zähringen. Non abbandonarono però mai del tutto le pretese su questi ultimi, per cui i loro rapporti con i von Zähringen rimasero tesi per tutto il XII sec., ciò che si tradusse in numerosi conflitti e operazioni belliche. Ad esempio nel febbraio del 1120 Konrad von Zähringen attaccò il convento di Allerheiligen e la città di Sciaffusa, ritirandosi poi su pressione di Enrico V e del papa. Dal canto suo Federico I Barbarossa, figlio del duca Federico II di S. ed egli stesso duca dal 1147, nel 1146 conquistò Zurigo e possedimenti dei von Zähringen in Brisgovia, a cui dovette però rinunciare dopo l'intervento del padre e dello zio Corrado III. Divenuto re di Germania nel 1152, il Barbarossa cedette la S. al cugino minorenne Federico IV, figlio di re Corrado III, mantenendone però in un primo momento l'amministrazione. Dopo la morte di Federico IV nel 1167, la S. tornò al Barbarossa e al suo casato e divenne il fulcro dei possedimenti della dinastia degli Staufer; diversi dei suoi figli acquisirono la dignità ducale. Tra questi, Filippo divenne re nel 1198, ma la corona gli fu contesa dall'antiré Ottone IV. Dopo l'assassinio di Filippo nel 1208, quest'ultimo non solo assunse il dominio incontrastato sull'Impero, ma pose anche la S. sotto la sua amministrazione diretta.

Per l'odierno territorio sviz. ebbe importanza soprattutto il fatto che dalla metà del XII sec. i von Kyburg e poi gli Asburgo, vassalli degli Staufer, estesero notevolmente il loro dominio e i loro possedimenti. In seguito all'ascesa degli Staufer, nella seconda metà del XII sec. nella Rezia curiense la politica imperiale di controllo dei passi alpini e gli interessi del ducato svevo tesero a sovrapporsi. Sotto Corrado III, i diritti comitali nella valle di Blenio, allo sbocco meridionale del passo del Lucomagno, furono concessi ai von Lenzburg, a cui dopo la loro estinzione nel 1173 subentrarono i da Torre. Nei primi anni del suo regno, Barbarossa fu confrontato con l'opposizione della nobiltà comitale, che nel 1157, nel quadro del conflitto sull'appartenenza della contea di Chiavenna alla S. o alla diocesi di Como, rivendicò la difesa dell'"onore del ducato". Lo stesso Barbarossa rafforzò il convento di Disentis a protezione della strada del Lucomagno. Il conte Rudolf von Pfullendorf, avogadro del capitolo cattedrale di Coira, fu un fedele sostenitore degli Staufer. Dopo la morte del suo erede, quest'ultimo lasciò l'avogadria al duca Federico V di S., figlio del Barbarossa, da cui in seguito passò ai suoi successori, i duchi Corrado e poi Filippo di S. Tale carica permise agli Staufer di ricostituire un'amministrazione nella Rezia curiense, dove alla fine del XII sec. è attestata la presenza di funzionari ducali (officiales).

Dopo la sua elezione a re di Germania nel 1212, Federico II intervenne negli affari imperiali a nord delle Alpi e insediò quale duca di S. suo figlio Enrico (VII), che conservò tale carica anche dopo l'ascesa al trono ted. e fino alla sua destituzione nel 1235. Amministrato per un breve periodo da ministeriali imperiali, nel 1237 il ducato passò a re Corrado IV. Durante il conflitto tra quest'ultimo ed Enrico Raspe, antiré del partito filopapale, la S. assunse un'importanza determinante. Il pontefice Innocenzo IV promise infatti ai conti Ulrich von Württemberg e Hartmann von Grüningen (cugino di Ulrich) un'ingente somma di denaro e la metà degli introiti del ducato a ciascuno in cambio del loro sostegno a Raspe; la loro diserzione si rivelò in effetti decisiva ai fini della sconfitta di Corrado IV nel 1246. Il dominio sulla S. rimase comunque legato alla corona di Germania, come testimoniarono in seguito i casi di Guglielmo d'Olanda, Alfonso X di Castiglia e Riccardo di Cornovaglia, benché anche Corradino, figlio di Corrado IV, oltre al titolo di re di Gerusalemme portasse pure quello di dux Sueviae, conferitogli da Innocenzo IV nel 1254 (Interregno).

Durante il regno di Federico II nell'odierno territorio sviz. il partito filoimperiale, di cui facevano parte il ramo più antico degli Asburgo, le città di Zurigo, Berna, Sciaffusa e Costanza e il principato abbaziale di San Gallo, mantenne il sopravvento. In un'epoca in cui la corona di Germania e il ducato svevo erano indissolubilmente legati e non era più possibile distinguere tra beni regi, ducali e del casato, la politica federiciana ebbe ripercussioni di lungo termine: diversi feudi tornati all'Impero dopo l'estinzione dei von Zähringen nel 1218 non furono conferiti alla potente fam. dei von Kyburg, ma a lignaggi allora meno influenti (ad esempio il baliaggio imperiale di Uri agli Asburgo) e soprattutto diverse città e comunità di valle rimasero direttamente assoggettate all'Impero. Con questa politica, proseguita con la concessione dell'immediatezza imperiale a Uri (1231, tramite suo figlio Enrico) e Svitto (1240), l'imperatore impedì la formazione di grandi centri di potere nella Svizzera orientale e centrale. Solo la sua morte nel 1250 aprì nuove prospettive alle ambizioni territoriali delle dinastie e delle comunità locali.

La fine del dominio degli Staufer segnò anche la scomparsa del ducato di S. quale entità politica, come testimoniano le affermazioni di re Riccardo di Cornovaglia, che, in occasione della revoca del bando emesso nel 1262 da Corradino contro i cittadini di Zurigo, dichiarò che la S. era già da lungo tempo incorporata all'Impero. Dal regno di Rodolfo I d'Asburgo il ducato fu suddiviso in una serie di baliaggi imperiali; parallelamente le città imperiali esercitarono un ruolo importante. Diversi tentativi di ricostituire il ducato fallirono, non da ultimo a causa dell'influenza crescente dei conti von Württemberg, che nel 1495 ottennero il titolo ducale, ma del Württemberg e non di S. Quale segno della presenza asburgica nell'Austria anteriore, dal 1500 Massimiliano I si fregiò del titolo di principe in S.


Bibliografia
– H. Büttner, Schwaben und Schweiz im frühen und hohen Mittelalter, 1972
– H. Maurer, Der Herzog von Schwaben, 1978
GKZ, 1
LexMA, 7, 1598-1602
– M. Schaab et al. (a cura di), Handbuch der baden-württembergischen Geschichte, vol. 1, parte 1, 2000, 381-619
Grigioni, 1
– T. Zotz, «Friedrich Barbarossa und Herzog Friedrich (IV.) von Schwaben», in Mediaevalia Augiensia, a cura di J. Petersohn, 2001, 285-306
– A. Zettler, Geschichte des Herzogtums Schwaben, 2003
– H. Krieg, «Adel in Schwaben: Die Staufer und die Zähringer», in Grafen, Herzöge, Könige, a cura di H. Seibert et al., 2005, 65-97
– T. Zotz, «Konrad I. und die Genese des Herzogtums Schwaben», in Konrad I. - auf dem Weg zum "Deutschen Reich"?, a cura di H.-W. Goetz, 2006, 185-198
– D. Mertens, «Zur Spätphase des Herzogtums Schwaben», in Adel und Königtum im mittelalterlichen Schwaben, a cura di A. Bihrer et al., 2009, 321-338

Autrice/Autore: Thomas Zotz / mku