23/01/2015 | segnalazione | PDF | stampare

Sacro Romano Impero

Nell’edizione a stampa questo articolo è corredato riccamente da immagini e infografici. È possibile ordinare il DSS presso il nostro editore.

Il Sacro Romano Impero, risalente al X sec. e sciolto dall'imperatore Francesco II nel 1806, è una delle più longeve strutture politico-territoriali nella storia europea. Per oltre mezzo millennio ne ha fatto parte anche il territorio della Svizzera attuale, con gradi di integrazione diversi a seconda delle regioni. La seguente esposizione prende in esame le relazioni tra l'Impero e la Confederazione, oggetto di particolare attenzione da parte della ricerca storica. I Conf. avviarono il processo di emancipazione dall'Impero nel XV sec. e la loro indipendenza venne riconosciuta sul piano intern. nel 1648, ma fu solo con il Recesso della Dieta imperiale del 1803 che cessarono gli ultimi legami reciproci. Alcune regioni della Svizzera attuale - ad esempio la parte settentrionale del principato vescovile di Basilea, il Fricktal e Tarasp - furono territori imperiali fin verso il 1800, mentre alcune istituzioni dell'Impero fecero sentire i loro effetti fino al termine dell'ancien régime, come la Carolina, corpus di norme penali entrato in vigore nel 1532, oppure - ad Appenzello Interno e San Gallo - la carica di Balivo imperiale.

1 - Territorio e istituzioni

Dopo la tripartizione dell'Impero dei Franchi nel IX sec., nel X sec. dalla sua parte orientale ebbe origine il Sacro Romano Impero. Nel 962 Ottone, re di Germania, si fece conferire a Roma la corona imperiale da papa Giovanni XII, rivendicando così - in concorrenza con l'imperatore bizantino, che risiedeva a Costantinopoli (Bisanzio) - il retaggio dell'antico Impero romano (renovatio imperii).

Malgrado la loro pretesa di potere universale, gli imperatori medievali non riuscirono a ripristinare né il potere imperiale della Roma antica (I-III sec.), né l'Impero romano d'Occidente (IV-V sec.) e nemmeno l'Impero carolingio (IX sec.). Il regno franco occidentale, rimasto fuori dall'Impero, diede origine al regno di Francia. Attorno all'anno Mille il Sacro Romano Impero comprendeva sostanzialmente gli odierni territori di Germania, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svizzera, gran parte dell'attuale Francia orientale (Provenza, Savoia, Borgogna, Alsazia, Lorena), Italia settentrionale e centrale, Austria e Repubblica ceca; più tardi vi si aggiunsero zone oggi appartenenti alla Polonia (Slesia, Pomerania). Nei sec. centrali del ME l'Impero era costituito dai regni franco orientale-ted., longobardo-it. e borgognone; nel tardo ME e in epoca moderna subì importanti perdite territoriali quali la Savoia, i Paesi Bassi (1648), la Svizzera (1648) e la Francia orientale (XVII sec.), mentre l'Italia si rese indipendente successivamente pur mantenendo legami teorici di vassallaggio. Con lo scioglimento del 1806 gli ex territori imperiali furono assegnati al neocostituito Impero d'Austria e agli Stati ted. creati o ampliati da Napoleone, che si unirono dapprima nella Confederazione del Reno (Germania meridionale) e poi, nel 1815, formarono con l'Austria la Confederazione germanica, che corrispondeva grossomodo al territorio del Sacro Romano Impero di fine XVIII sec.

La denominazione del Sacro Romano Impero è mutata nel corso dei suoi ca. 850 anni di esistenza. Carlomagno e gli Ottoni designavano il loro impero come Romanorum Imperium, rinviando alla tradizione universalistica della Roma antica. Fu nel 1157, nel corso della lotta delle Investiture, che per la prima volta l'attributo Sacrum venne anteposto al nome Imperium; le espressioni Sacrum Imperium e Imperium Romanorum si fusero nel 1254 in Sacrum Romanorum Imperium. Sotto Carlo IV, imperatore dal 1346 al 1378, comparve in ted. la denominazione "Sacro Romano Impero" (Heiliges Römisches Reich), dal XV sec. completata dall'aggiunta - non ufficiale - "della nazione ted." (deutscher Nation, Nationis Germanicae). Anche in epoca moderna vennero utilizzati spesso termini non ufficiali (Deutsches Reich, Römisch-deutsches Reich, Impero ted., Impero germ., Impero romano di Germania e simili) che rendevano manifesto come l'Impero, dopo la perdita delle sue componenti it. e borgognona, fosse in sostanza costituito dall'ex regno di Germania.

Struttura non compatta e con un debole apparato di potere e amministrativo, il Sacro Romano Impero era una monarchia elettiva, anche se a partire da Rodolfo I, re dal 1273 al 1291, il monarca - re e imperatore - proveniva dal casato argoviese degli Asburgo, dapprima con interruzioni e dal 1438 in via continuativa, tranne negli anni 1742-45. L'elezione del sovrano, di competenza dei principi dell'Impero e dal 1257 dei sette (poi otto e in seguito nove) principi elettori, provocò in alcune circostanze gravi crisi (ad esempio l'Interregno) che portarono di volta in volta al rafforzamento della posizione dei principi rispetto al sovrano. Nel ME l'incoronazione imperiale, compiuta dal papa o da un suo incaricato, in genere seguiva a una certa distanza di tempo quella regale (l'ultima volta con Carlo V); nel XVI-XVIII sec., invece, i due momenti coincisero.

Organismo centrale fu dapprima la "dieta di corte" (Hoftag), poi "del regno" o "dell'Impero" (Reichstag) e da ultimo la Dieta imperiale, che si riuniva periodicamente dalla fine del XV sec. e nel 1663 divenne una conferenza permanente di delegati, con sede a Ratisbona. Composta da tre curie (collegi dei principi elettori, dei principi eccelsiastici e secolari, delle città libere e imperiali), la Dieta aveva soprattutto il compito di autorizzare guerre e imposte e di elaborare il diritto imperiale. Accanto ad essa operavano altre istituzioni centrali, nate perlopiù in parallelo alla riforma dell'Impero negli anni a cavallo fra XV e XVI sec. (spec. alla Dieta di Worms del 1495): la cancelleria imperiale, il Consiglio aulico imperiale (creato nel 1497-98), con sede presso l'imperatore (di solito a Vienna), e la Camera imperiale (istituita nel 1495), con sede a Spira dal 1527 e a Wetzlar dal 1693 (Tribunali imperiali); dal 1500 il compito di rendere esecutive le sentenze di quest'ultima fu assegnato ai Circondari imperiali. Fin dal X sec. l'Impero si appoggiò sulla Chiesa imperiale, i cui massimi dignitari (vescovi, abati) poterono, con il sostegno del monarca, creare Signorie ecclesiastiche e raggiungere come principi dell'Impero posizioni di potere politico; un ulteriore sostegno fu costituito - a sud e a ovest - dai cavalieri dell'Impero, fra cui alcuni casati baronali che provenivano dal territorio sviz. o che vi possedevano beni (ad esempio i von Andlau).

Diversamente da altre monarchie europee come quella franc., il Sacro Romano Impero non conobbe un'evoluzione verso uno Stato centralizzato con monarchia ereditaria, ma mantenne fino alla fine il suo carattere sovranazionale e prenazionale. I principi dell'Impero riuscirono a impedire la formazione di un potere imperiale dominante, tanto che l'imperatore e gli Stati membri dell'Impero rimasero in un rapporto di mutua dipendenza anche dopo che la pace di Vestfalia (1648) ebbe garantito l'estensione dei diritti a questi ultimi. La nascita di entità statali in senso moderno si era già spostata, tuttavia, nei singoli territori della compagine imperiale. Nel XVIII sec. a dominare gli eventi politici fu sempre più una situazione di dualismo: la compresenza di Austria e Prussia, entrambe membri dell'Impero ma al contempo grandi potenze europee.

Autrice/Autore: Marco Jorio / vfe

2 - Medioevo

Nei sec. centrali del ME il territorio della Svizzera attuale si trovava al centro dell'Impero: la fascia a ovest dei fiumi Aar e Reuss era compresa nel secondo regno di Borgogna, quella a est nel ducato di Svevia. Alla morte di re Rodolfo III (1032), la Borgogna fu annessa all'Impero e da allora l'intero territorio della Svizzera posto a nord delle Alpi appartenne al regno di Germania (Regnum teutonicum). Malgrado la sua posizione centrale, la regione ebbe tuttavia un'importanza solo marginale per gli imperatori ted., come attestano ad esempio gli itinerari delle spedizioni della corte. Gli Hohenstaufen si interessarono tutt'al più ai passi alpini elvetici, nel quadro della loro politica di intervento in Italia, dagli inizi del XIII sec. soprattutto al San Gottardo. In seno all'Impero la Svizzera era chiaramente fra i territori meno vicini agli interessi imperiali.

Dal XIII sec. alcune città (Berna e Soletta nel 1218, Zurigo nel 1219), ma anche singole comunità di valle (Uri nel 1231, Svitto nel 1240, Untervaldo nel 1309), riuscirono a ottenere Privilegi imperiali grazie ai quali poterono progressivamente affrancarsi dai loro signori precedenti e assoggettarsi direttamente all'imperatore, disponendo in tal modo dell'aspetto qualificante di quella che in seguito sarebbe stata chiamata Immediatezza imperiale. Anche le abbazie di Disentis, Einsiedeln, Pfäfers, San Gallo, Allerheiligen (Sciaffusa) e - in misura minore - Sankt Johann (valle della Thur) erano sottoposte direttamente all'imperatore. Nel XIII e XIV sec. il concetto di immediatezza imperiale non aveva tuttavia ancora contorni precisi: di fatto esso implicava unicamente un grado di autonomia più o meno ampio, soprattutto nell'ambito centrale della giustizia. Le franchigie e i privilegi imperiali variavano di caso in caso e dipendevano non da ultimo anche dal tipo di diritti che i beneficiari avevano sollecitato all'imperatore; particolarmente estese furono le franchigie che Berna riuscì a ottenere nel tardo ME. Indipendentemente dall'estensione dei loro privilegi, tutte le città, le terre e le abbazie che beneficiavano dell'immediatezza si sforzavano di ottenerne la riconferma a ogni cambiamento di regnante, soprattutto per legittimare il proprio potere, che non poteva essere fatto risalire né alla grazia divina né all'origine dinastica.

La libertà inerente ai privilegi implicava però anche la necessità di assicurarsi da sé la propria protezione, considerata la lontananza fisica del sovrano e le ridottissime probabilità di un suo intervento difensivo. Anche per questo motivo, come in altre parti dell'Impero, in Svizzera si stabilirono alleanze (Pace territoriale), peraltro senza effetti giur. nelle relazioni tra i singoli alleati e l'imperatore.

Ben più importanti erano invece gli effetti delle alleanze sul piano politico. I loro contraenti risultavano più forti verso l'esterno, soprattutto nei confronti degli Asburgo, divenuta nel tardo ME la più potente dinastia della regione e detentrice della corona imperiale in più periodi (dal 1273 al 1291 con Rodolfo I, dal 1298 al 1308 con Alberto I, dal 1438/39 con Alberto II e successori). La prossimità, spesso conflittuale, tra i cant. conf. e gli Asburgo ebbe quindi conseguenze sui rapporti dei Conf. con il monarca e l'Impero. Nel XIV e XV sec. queste relazioni furono distanti quando la corona apparteneva a un Asburgo, ma sempre strette quando passava a uno dei loro nemici o semplicemente a un altro casato. Questo meccanismo divenne particolarmente evidente dopo il 1314, nella lotta per il trono imperiale fra Federico il Bello (Asburgo) e Ludovico il Bavaro (Wittelsbach), quando ogni episodio del conflitto ebbe ripercussioni immediate nell'atteggiamento dei Conf., che quindi distinguevano con cura non solo fra Austria e Impero ma anche fra il re (o l'imperatore) da un lato e l'Impero dall'altro. Anche quando i loro rapporti con il sovrano erano segnati dalla distanza, ad esempio perché i suoi interessi dinastici (asburgici) si scontravano con quelli dei cant., ciò non determinava affatto un distacco dall'Impero ma piuttosto, in genere, un avvicinamento dei Conf. alle forze antiasburgiche presenti in ambito imperiale. I Conf. si sentivano pienamente debitori nei confronti dell'Impero, anche se ciò non impediva loro né di ponderare costi e benefici quando l'imperatore chiedeva un sostegno militare (ad esempio per il viaggio a Roma in occasione della consacrazione imperiale) né di essere poco disponibili al versamento di tributi imperiali.

L'interdipendenza dei rapporti tra i Conf. e l'Impero da un lato e i Conf. e gli Asburgo dall'altro emerse con chiarezza nel 1415, quando re Sigismondo dovette ricorrere all'aiuto dei cant. conf. per attuare il Bando imperiale contro il duca Federico IV d'Austria. In contropartita il re non solo cedette ai Conf. l'Argovia asburgica, ma concesse anche agli otto cant., in una conferma generica di privilegi che non teneva conto dello statuto giur. radicalmente diverso di ogni cant. nei confronti dell'Impero, i principali diritti legati all'immediatezza imperiale, quali l'alta giustizia e la sovranità giurisdizionale. Furono quindi soprattutto i cant. meno autonomi, come Glarona e Zugo, a trarre vantaggi dalla "pioggia di privilegi" (Hans Conrad Peyer) concessa da Sigismondo. Dal 1415 gli otto cant. si possono considerare dotati dell'immediatezza. Anche Sciaffusa approfittò del tracollo asburgico in Argovia divenendo città libera dell'Impero, così come Diessenhofen e Rheinfelden e, nel 1417, anche Winterthur e Rapperswil; diversamente da Sciaffusa, tuttavia, le ultime quattro non riuscirono a conservare tale status e tornarono nuovamente sotto la sovranità austriaca.

Malgrado i cant. avessero ricevuto, assieme, una serie di privilegi che non era mai stata così ampia, essi continuarono a gestire in forma bilaterale i rapporti con l'imperatore e con l'Impero. L'intensità dei contatti all'interno dell'Impero e la partecipazione alla politica imperiale risultavano quindi molto variabili, e dipendevano soprattutto dalle risorse finanziarie e di personale e dalle aspettative politiche di ogni cant.; per questa ragione erano appannaggio solo delle grandi città, cioè soprattutto Zurigo e Berna. Nel XV sec. il loro intervento nelle vicende dell'Impero fu, in linea di principio, del tutto analogo a quello di città imperiali di importanza comparabile: delegati zurighesi e bernesi presero parte tre volte alla Dieta imperiale (Norimberga, 1430; Francoforte, 1442; Ratisbona, 1471), cui Zurigo inviò un suo rappresentante anche nel 1438 (a Norimberga) e nel 1454 (a Ratisbona). Rispetto ad altre città imperiali, nel terzo e quarto decennio del XV sec. Zurigo perseguì una politica imperiale molto attiva; nel 1433, inoltre, non esitò a sostenere spese ingenti per la conferma dei propri privilegi da parte di Sigismondo, subito dopo la sua incoronazione imperiale a Roma. Zurigo e Berna, del resto, non furono colpite dal rifiuto dell'imperatore Federico III di confermare i privilegi dei cant. conf. finché questi non avessero rinunciato ai possedimenti acquisiti in Argovia e Turgovia.

Federico III cercò di utilizzare la sua posizione alla testa dell'Impero per imporre ai cant. le pretese austriache: durante la Vecchia guerra di Zurigo, ad esempio, bollò come antiimperiali le mosse della coalizione conf. contro gli Zurighesi alleati con l'Austria e domandò pertanto anche il sostegno dell'Impero. La sua linea politica, pur restando infruttuosa, scavò un fossato profondo tra i Conf. e l'imperatore, da questi ultimi definito "signore non magnanimo" nel 1481.

Già nel XV sec. la Conf. fu manifestamente considerata in un'ottica imperiale sempre più come un'unità, malgrado le idee sul suo carattere e sulla sua struttura organizzativa fossero verosimilmente piuttosto vaghe. Le matricole imperiali del XV sec. non citano per nome ogni singolo cant. ma, come per altre leghe di città, parlano dei "Conf." (1422, 1431, 1454), poi dei "Conf. di Berna, Lucerna, Zurigo, Soletta, Friburgo e altri loro alleati" (1467, 1471, 1480) e infine soltanto di "città e cant. nella Conf." (1481, 1489); nella prospettiva imperiale, Soletta fu considerato come membro della Conf. molto prima di divenirlo sul piano ufficiale (1481). La Conf., sempre più chiaramente beneficiaria di uno status giur. speciale (tanto da essere collocata, nella matricola imperiale, a fianco della Borgogna e della Boemia), si vide imporre tributi astronomici come altri contribuenti non sicuri.

Autrice/Autore: Bettina Braun / vfe

3 - Dalla riforma dell'Impero alla pace di Vestfalia

Come molti altri Stati dell'Impero - talvolta anche importanti - nel 1495 i cant. conf. non parteciparono all'elaborazione dei decreti di riforma approvati dalla Dieta imperiale di Worms. Solo Berna, Friburgo e Soletta vi inviarono dei delegati, che tuttavia non erano dotati di poteri decisionali sufficienti e dunque ripartirono da Worms già prima dei dibattiti decisivi. Il 22.9.1495, durante una Dieta fed. tenuta a Zurigo, gli inviati dell'imperatore Massimiliano I e degli Stati dell'Impero chiesero ai Conf. di adottare i decreti di Worms concernenti la pace territoriale, il tribunale imperiale e il Denaro comune. I Conf., contrariamente all'opinione diffusa secondo cui avrebbero respinto i decreti di Worms, non deliberarono in materia e assunsero una posizione di attesa. Nel febbraio del 1496, tuttavia, essi rifiutarono espressamente di versare il denaro comune, considerandolo una novità inaudita; d'altronde, tale rifiuto non costituiva una scelta di principio contro l'Impero, poiché restava nell'ambito di quelle che erano contestazioni consuete anche nelle regioni più leali. Né allora né in seguito, i Conf. si espressero sulle altre decisioni prese a Worms, ma la riforma imperiale uscita dalla Dieta di Worms modificò in misura decisiva la loro posizione nell'Impero. Pur continuando a ritenersi membri di quest'ultimo, essi ne riconoscevano soltanto il sistema "aperto" precedente; respingevano invece - soprattutto per gli obblighi connessi - il sistema imperiale "irrigidito", tanto più che nei loro territori ne avevano già realizzate le conquiste (pace territoriale, assetto giurisdizionale).

La pace di Basilea del 1499 che pose fine alla guerra di Svevia non faceva esplicito riferimento al rapporto tra Conf. e Impero; ciò malgrado, la storiografia sviz. tradizionale vedeva in questo trattato il documento cardine nel percorso verso l'indipendenza elvetica. Attualmente si ritiene invece che la pace di Basilea non costituisse un punto di rottura nella questione dell'appartenenza della Conf. all'Impero dal profilo del diritto intern., quanto piuttosto che segnasse la fine di un conflitto regionale fra due schieramenti, da un lato l'imperatore Massimiliano I (in veste di arciduca del Tirolo) e la Lega di Svevia, e dall'altro il vescovo di Coira Heinrich von Hewen, le Tre Leghe e i Conf. In questa prospettiva, è irrilevante il fatto che Massimiliano tentasse di mobilitare l'Impero a proprio favore, facendo propaganda contro la Conf. Solo l'articolo 9 del trattato di pace faceva riferimento a questioni imperiali: Massimiliano si impegnava ad abolire tutte le faide e le cause legali anteriori o contemporanee alla guerra contro i Conf. e i loro Paesi alleati. Si trattava di un implicito rinvio al cosiddetto affare Varnbüler e Schwendiner, nel cui contesto la città di San Gallo e il Paese di Appenzello erano stati colpiti dal bando imperiale. I Conf. approfittarono del momento propizio per risolvere quel contenzioso a loro favore, ma senza cercare di ottenere - come si è invece spesso affermato - una decisione di principio contro la competenza della Camera imperiale nei loro riguardi. Ciò risulta chiaramente non solo dal contenuto testuale, che si riferisce unicamente al passato, ma anche dal fatto che i Conf., nei loro sforzi per far revocare il bando imperiale contro quei Paesi alleati, non avevano mai contestato in linea di principio la competenza della Camera imperiale.

In effetti Massimiliano, a differenza di suo padre, era pronto a sospendere i propri diritti legittimi - sia di sovrano dell'Impero sia di capo del casato asburgico - purché i Conf. gli promettessero la fornitura di truppe mercenarie, anche perché non poteva competere, sul piano finanziario, con le offerte che provenivano dalla Francia. Il conflitto fra i Conf. e gli Asburgo fu in tal modo largamente appianato, anche se certi risentimenti perdurarono ancora a lungo. In ogni caso, i Conf. cessarono di distanziarsi dall'imperatore quando questi era un Asburgo; al contrario, questa costellazione offriva loro addirittura nuove opportunità: divenendo un partner interessante come vivaio di forze mercenarie, essi potevano cercare di ottenere miglioramenti nella loro posizione nell'Impero. Nei negoziati del 1507, Massimiliano si offrì infatti non solo di ricompensarli finanziariamente in cambio della partecipazione al viaggio a Roma per l'incoronazione (sebbene essi fossero tenuti ad accompagnare il re a proprie spese), ma anche di confermare loro tutti i privilegi e di esentarli dalla giurisdizione imperiale. Questo riconoscimento legale dello status giur. speciale della Conf. fallì infine per l'opposizione degli altri Stati dell'Impero, e rimase anche il solo tentativo di fissare per via contrattuale la loro posizione nell'Impero.

Segno visibile della perdurante appartenenza all'Impero furono in particolare le conferme imperiali dei privilegi concessi ai cant. conf. Quasi tutti i cant. si fecero confermare le loro franchigie dall'imperatore Carlo V, perché un'altra fonte di legittimazione del potere era ancora impensabile. Nel 1559 e nel 1566 i cant. conf. ottennero, invece delle consuete singole conferme di privilegi, una conferma collettiva, che si applicava anche alla città di San Gallo. Nel 1597 e nel 1607 la Dieta fed. respinse la proposta di Zurigo di chiedere congiuntamente una conferma dei privilegi; in seguito la questione non venne più discussa. I Paesi alleati che godevano dell'immediatezza imperiale, tuttavia, continuarono a fare rinnovare le loro franchigie: la città di San Gallo fino al 1642, il principe abate di San Gallo - così come i principi abati di Einsiedeln e Pfäfers, due abbazie che godevano dell'immediatezza - addirittura fino allo scioglimento dell'Impero. Il fatto che i Conf. chiedessero conferma dei propri privilegi all'imperatore corrispondeva alla loro visione dell'Impero quale era stato prima della riforma del 1495, cioè un corpo che legittimava i loro poteri. L'unico impegno che tale sistema aveva chiesto ai suoi membri - e che i Conf. riconoscevano in linea di principio - consisteva nell'accompagnare il monarca a Roma; poiché in epoca moderna nessun re fu più incoronato imperatore nella sede pontificia, cadde in disuso proprio tale obbligo e quindi anche il legame con l'Impero che esso esprimeva.

Decisiva per l'epoca moderna non fu più, d'altronde, la semplice appartenenza imperiale ma il coinvolgimento nelle istituzioni sorte dalla riforma dell'Impero. Non più invitati alle Diete imperiali, i cant. conf. non parteciparono più a quel forum centrale delle vicende imperiali, a eccezione di Basilea e Sciaffusa, ammesse fino al 1640 in quanto entrate nella Conf. dopo la definizione della cerchia dei membri da convocare. È vero che singoli cant. (o la Dieta fed.) continuarono a inviare delegati presso il sovrano in occasione delle sedute della Dieta imperiale, ma non si trattava di una partecipazione regolare. La matricola imperiale di riferimento - quella del 1521 - elenca perciò solo le città di Basilea e Sciaffusa, la città e l'abate di San Gallo nonché gli abati dei conventi sviz. immediati. Di fatto si trattava di Stati che non fornivano più prestazioni all'Impero; i tentativi di adeguare la matricola imperiale alla realtà depennando tali Stati ebbero successo, nel caso delle abbazie e città conf., solo nel 1593.

Nel XVI sec., di conseguenza, i versamenti per l'Impero non vennero chiesti alla Conf. o a tutti i suoi membri, ma unicamente a chi era elencato nella matricola imperiale; confrontati a domande di pagamento, gli interessati chiesero consiglio ai Conf. Solo per gradi a entrambe le parti fu chiaro che non era giuridicamente sostenibile pretendere l'esenzione da quei pagamenti, quando, al contempo, si voleva continuare a essere membri dell'Impero. Nel 1544 Carlo V cassò per ragioni politiche tutti i processi avviati contro gli abati e le città che non avevano versato il tributo per la lotta contro i Turchi, ma salvaguardò espressamente la pretesa legittima dell'Impero in tale materia; nel 1547/48 la Dieta imperiale emise un decreto per il mantenimento della Camera imperiale. Anche il testo non accennava a eccezioni per abati e città sviz., da parte imperiale non vennero loro più chiesti versamenti. Diverso era il caso quando l'Impero chiedeva aiuto ai Conf. in quanto protettore della cristianità: nel 1595/96, nel 1664 e nel 1684, per esempio, i Conf. aderirono alle richieste imperiali di sostegno contro i Turchi, dichiarandosi disposti a fornire polvere da sparo.

Nell'ambito della disputa sui tributi all'Impero, il procuratore del fisco imperiale aveva minacciato di portare davanti alla Camera imperiale chi ne rifiutava il pagamento. I Conf. erano convinti, a torto, di essere affrancati dalla giurisdizione di quell'organo perché né gli esoneri regi da giurisdizioni estere, né l'articolo 9 della pace di Basilea contenevano norme in tal senso. La questione, d'altra parte, riguardava da vicino solo le zone periferiche settentrionali della Conf., mentre altrove la giurisdizione imperiale non ebbe più alcuna importanza fin dal XV sec.; de iure, in ogni caso, l'intera Conf. restò soggetta a tale giurisdizione fino alla pace di Vestfalia.

Per molto tempo appartenenza all'Impero e appartenenza alla Conf. non si esclusero a vicenda. Il conflitto si ebbe solo quando entrambi rafforzarono le rispettive strutture statali e imposero ai loro membri obblighi più stretti. Inizialmente, i cant. conf. risolsero la contraddizione ignorando le nuove istituzioni dell'Impero o rifiutando di sottomettervisi.

Autrice/Autore: Bettina Braun / vfe

4 - La Confederazione e l'Impero dal 1648 al 1803

All'inizio del XVII sec. la Conf. non partecipava più alla vita dell'Impero. La politica di neutralità perseguita con successo nella guerra dei Trent'anni e il mancato coinvolgimento del Paese nel conflitto rafforzarono il senso di appartenenza comune, ma la posizione del Corpo elvetico e dei singoli cant. dal profilo del diritto imperiale e del diritto intern. rimaneva confusa. In particolare, le città imperiali di Basilea e Sciaffusa, entrate nella Conf. solo nel 1501, continuavano a ricevere richieste di tributi dalla Camera imperiale, presso cui venivano citati anche diversi loro cittadini (ad esempio nel 1641/42 e nel 1646). Negli anni 1640-50, del resto, furono proprio le due città renane - con il sostegno della Francia, che aveva interesse a una separazione ufficiale tra Svizzera e Impero - a insistere per un chiarimento e a sollecitare l'invio di Johann Rudolf Wettstein, borgomastro basilese, alle trattative di pace di Münster e di Osnabrück.

Nel 1648, con la pace di Vestfalia, venne riconosciuta alla Svizzera l'esenzione dall'Impero. Per quest'ultima, la formula derivante dal diritto imperiale comportava, nei confronti degli altri Stati dell'Impero, una certa imprecisione; l'indipendenza ottenuta contestualmente dai Paesi Bassi era formulata più chiaramente. La Francia la interpretò subito come sovranità statale; a questa interpretazione aderirono anche l'imperatore (1650/51) e più tardi pure la maggior parte degli esperti di diritto intern. e importanti studiosi di diritto imperiale (ad esempio nel 1731 Johann Jakob Moser). Tuttavia, fino all'inizio del XIX sec., altri giuristi imperiali - come Ludwig Friedrich von Jan ancora nel 1801 - videro nella Conf. un membro dell'Impero, ancorché "affrancatissimo" (höchstgefreit). Gli stessi Conf. impiegarono qualche decennio, dopo il 1648, per accettare il concetto moderno di sovranità, a loro estraneo, e considerarsi uno Stato sovrano pienamente separato dall'Impero. È vero che Basilea già nel 1651 rinunciò alla lettura pubblica dei privilegi imperiali durante i giuramenti civici, ma Soletta lo fece solo nel 1681 e Sciaffusa non prima del 1714. Le insegne imperiali - prima del 1648 ancora molto diffuse su monete, vetrate raffiguranti stemmi ed edifici pubblici - scomparvero a poco a poco, ma furono completamente sostituite da simboli locali solo nel XVIII sec.

Dopo il 1648, malgrado l'esenzione, perdurarono numerosi legami con l'Impero (nexus imperii). Diversi territori della Svizzera attuale erano territori imperiali (ad esempio il Fricktal, Tarasp e la parte settentrionale del principato vescovile di Basilea) oppure dipendevano, sebbene si trovassero su territorio sviz., dai principi imperiali (Principati). Vari Stati dell'Impero erano inoltre titolari di numerosi beni e diritti, soprattutto nella Svizzera settentrionale, mentre alcune istituzioni sviz. (soprattutto diocesi e conventi) detenevano signorie e possedimenti su suolo imperiale. I vescovi di Basilea e di Coira, in quanto membri dell'Impero, partecipavano con diritto di voto alla Dieta imperiale e alle attività dei rispettivi Circondari imperiali; fino al termine del XVIII sec. la Svizzera annoverò dieci ecclesiastici recanti il titolo di principi dell'Impero. Fino all'inizio del XIX sec. la Chiesa catt. sviz. fu parte di quella imperiale. Gli ultimi legami di diritto pubblico scomparvero solo nel 1803, quando a Ratisbona il Recesso della Dieta imperiale abolì tutti i diritti signorili ancora detenuti da Stati dell'Impero nell'allora Repubblica elvetica.

Fra il Corpo elvetico e il Sacro Romano Impero e le sue istituzioni si stabilirono, dopo il 1648, rapporti analoghi a quelli esistenti fra due Stati sovrani. L'imperatore e alcuni Stati dell'Impero mantennero in Svizzera proprie rappresentanze diplomatiche temporanee. La Svizzera, che non aveva ancora un apparato diplomatico permanente, inviava a Vienna suoi incaricati d'affari (dal 1750, ad esempio Johann Jakob Müller von Mühlegg e il suo abiatico Ferdinand). Vi erano infine rapporti intensi con i circondari imperiali vicini (spec. quello svevo) e con i territori confinanti soggetti a principi dell'Impero, come Montbéliard, l'Austria anteriore, il margraviato del Baden, il Tirolo e il principato del Liechtenstein.

Autrice/Autore: Marco Jorio / vfe

Riferimenti bibliografici

Bibliografia