24/11/2011 | segnalazione | PDF | stampare | 

Piazza finanziaria

Nell’edizione a stampa questo articolo è corredato da infografici. È possibile ordinare il DSS presso il nostro editore.

Una piazza finanziaria è un luogo in cui si concentrano numerose e importanti operazioni finanziarie e che di conseguenza si caratterizza per una densa rete di Banche, soc. finanziarie (Società di finanziamento), Borse, compagnie di assicurazione (Assicurazioni) e case commerciali intern. (Commercio). Nel corso del XX sec. la Svizzera è divenuta una delle principali piazze finanziarie del mondo, la cui importanza supera di gran lunga il suo peso demografico, industriale o commerciale. Tale posizione di preminenza si basa in parte su una lunga tradizione; Ginevra dal XV sec. assunse un ruolo rilevante quale centro bancario europeo. Nel XVI sec. Basilea fu la prima piazza finanziaria sviz. Dall'inizio del XVIII fino al tardo XIX sec. numerosi banchieri privati sviz. furono protagonisti della finanza intern. Dopo l'Inghilterra, la Svizzera fu anche uno dei primi Paesi interessati dalla rivoluzione industriale, ciò che le permise di detenere, alla vigilia della prima guerra mondiale, il primato mondiale per quanto riguarda gli investimenti esteri pro capite.

Malgrado queste premesse favorevoli, fino alla metà degli anni 1890-1900 non è ancora possibile parlare di una "piazza finanziaria sviz." In effetti, le grandi banche commerciali, nate soprattutto fra il 1850 e il 1875 quali soc. per azioni, ebbero inizialmente uno sviluppo piuttosto lento, dovuto a numerosi ostacoli fra cui un sistema monetario arcaico (Denaro), la forte presenza delle Banche cantonali e l'entità irrilevante del debito pubblico fed. A cavallo del 1900 la situazione mutò in maniera considerevole. La maggior parte delle grandi banche diede vita a una rete di filiali diffusa sul territorio. Esse formarono un influente cartello, che progressivamente si sostituì alla finanza franc. nella collocazione dei grandi prestiti degli enti pubblici sviz. Dal 1907 infine la Banca nazionale svizzera (BNS) prese il posto delle numerose e fragili Banche di emissione attive fino ad allora, ciò che comportò un forte processo di concentrazione che favorì i grandi gruppi bancari. Alla vigilia della prima guerra mondiale, le differenti piazze locali - in primis Zurigo, Basilea e Ginevra - erano dunque sufficientemente strutturate e unite da poter parlare di una piazza finanziaria sviz. Il suo peso rimaneva tuttavia marginale se paragonato a quello di Londra, Parigi o Berlino.

Il primo conflitto mondiale e il lungo periodo di instabilità monetaria e politica che seguì in Europa consentirono alla Svizzera di accedere al rango di piazza finanziaria intern. La crescita fu spettacolare. Nel 1913 i bilanci aggregati delle grandi banche elvetiche rappresentavano il 26% di quelli delle grandi banche franc. e i loro fondi propri equivalevano al 26% di quelli dei loro concorrenti ted.; nel 1929 tali quote erano salite al 73% risp. al 102%. Mentre nel 1913 il 34% del mercato assicurativo sviz. era controllato da soc. estere, nel 1929 la loro parte era crollata al 3%; nello stesso periodo l'ammontare dei premi assicurativi incassati all'estero dalle compagnie elvetiche era triplicato in franchi costanti. Il mancato coinvolgimento militare della Svizzera nella Grande guerra risultò determinante per questa forte espansione. Il Paese uscì infatti dal periodo bellico e dall'immediato dopoguerra con una delle più forti monete al mondo, un basso livello di imposizione fiscale e un sistema politico rinomato per la sua stabilità. Insieme al segreto bancario - ancorato sul piano legale nel 1934 e la cui violazione è perseguita penalmente - tali fattori hanno permesso alla piazza finanziaria sviz. di divenire uno dei rifugi privilegiati dai capitali intern. Nell'ambito della divisione del lavoro fra piazze finanziarie, la Svizzera in seguito si specializzò nel settore altamente redditizio della gestione patrimoniale, assumendo il ruolo di piattaforma per il capitale intern. (una volta giunti nella Conf., i fondi stranieri venivano reinvestiti all'estero sotto veste elvetica).

La crisi economica degli anni 1930-40 creò qualche difficoltà al mondo finanziario elvetico: una delle otto grandi banche dell'epoca fallì, mentre altre cinque si salvarono grazie a una profonda riorganizzazione e, in alcuni casi, a un massiccio intervento statale. Il periodo della seconda guerra mondiale si rivelò per contro complessivamente molto positivo. Alcune piazze concorrenti, in particolare Amsterdam e Bruxelles, uscirono di scena per diversi anni, mentre i vantaggi concorrenziali delle banche svizzere furono rafforzati dalla guerra. Il Franco sviz. fu l'unica valuta intern. a rimanere liberamente convertibile per tutta la durata del conflitto, ciò che permise alla piazza elvetica di compiere operazioni finanziarie molto importanti (spec. acquisti di oro), in particolare per conto della Germania nazista. Il livello dei prelievi fiscali rimase ridotto. Al termine della guerra, gli ambienti finanziari sviz. riuscirono, in seguito all'accordo di Washington del maggio del 1946, a reinserirsi nel nuovo ordine mondiale senza che il segreto bancario venisse seriamente intaccato, ciò che accrebbe ulteriormente la fama della Svizzera quale luogo di rifugio per i patrimoni intern. (movimenti di Capitali).

Date queste premesse favorevoli, nel secondo dopoguerra la piazza finanziaria sviz. conobbe una crescita molto forte, consolidando la propria posizione di primo piano nell'ambito del mercato intern. dei capitali. Tra il 1955 e il 1975 l'afflusso di fondi stranieri in Svizzera assunse proporzioni tali da portare all'adozione di diverse misure volte a rallentarlo. All'inizio degli anni 1980-90 la quota sviz. sull'attività finanziaria intern. totale era pari al 10% ca. (a titolo di paragone, l'incidenza sul commercio mondiale nello stesso periodo si aggirava attorno al 2%). Principali protagonisti e beneficiari di questa espansione furono le grandi banche, il cui apporto al bilancio totale degli ist. finanziari con sede in Svizzera crebbe dal 28% nel 1946 al 51% nel 1985, e le banche straniere, insediatesi nel Paese soprattutto tra il 1960 e il 1980, la cui quota passò dall'1% nel 1946 al 14% nel 1985.

Dall'inizio degli anni 1980-90 fenomeni globali quali la deregolamentazione finanziaria e la privatizzazione (spec. della sicurezza sociale) hanno favorito l'accumulo di gigantesche fortune in seno alle Casse pensioni e ai fondi di investimento, ciò che ha notevolmente favorito le attività di gestione patrimoniale della piazza finanziaria sviz. La carenza di statistiche non permette di fornire cifre precise sull'evoluzione dei fondi amministrati dalle banche sviz. Tuttavia, in base alle stime approssimative a disposizione, non sussistono dubbi sulla grande importanza di questo genere di attività già a partire dalla prima guerra mondiale. Nel 1930 la sostanza amministrata dalla piazza finanziaria elvetica era pari quasi al 300% del prodotto interno lordo. La crisi degli anni 1930-40 e la seconda guerra mondiale portarono a un calo, ma il rapporto non scese mai al di sotto del 100%. Dagli anni 1950-60 la crescita fu assai rapida (130% ca. nel 1955, 260% nel 1970, 500% ca. attorno al 1985, oltre 1000% a metà degli anni 2000-10). All'inizio del XXI sec. ca. un terzo del totale mondiale degli averi privati transnazionali era amministrato da ist. sviz., in particolare dalle grandi banche, da cui il relativo disinteresse di queste ultime per le attività tradizionali (credito commerciale e industriale su scala regionale). Il processo di concentrazione nel settore bancario ha conosciuto una notevole accelerazione: in seguito ad acquisizioni o fusioni, nel 1998 restavano solo due grandi ist. (dei cinque attivi dopo il 1946), l'UBS e il Credit Suisse Group (Credito svizzero), che da soli contribuivano con il 67% all'ammontare totale dei bilanci bancari in Svizzera.

In parallelo, questi due ist. bancari hanno notevolmente rafforzato la loro presenza all'estero, in particolare negli Stati Uniti, attraverso l'acquisto di importanti ist. specializzati nell'ambito dell'investment banking, un settore in rapida espansione ma molto controverso a partire dagli anni 1980-90. I due giganti elvetici non hanno pertanto potuto evitare il loro coinvolgimento nella crisi finanziaria mondiale scoppiata nel 2007, la più virulenta dopo quella degli anni 1930-40. Avendo assunto maggiori rischi rispetto alla consorella e rivale, UBS ne è stata gravemente toccata; nello stesso periodo, inoltre, è stata accusata negli Stati Uniti di assistenza attiva alla frode fiscale messa in atto da suoi facoltosi clienti. UBS deve la sua salvezza al ripetuto intervento delle autorità fed., che hanno accordato all'ist. un massiccio sostegno finanziario e nel contempo gli hanno offerto protezione dai minacciosi passi intrapresi dalla giustizia e dal fisco americani. Ciò malgrado, le pressioni provenienti da Washington, cui si sono aggiunte quelle dell'Unione europea, hanno imposto l'accettazione di una prima e seria breccia nel segreto bancario. I nomi di alcune migliaia di presunti frodatori fiscali americani, clienti di UBS, sono stati trasmessi alle autorità fiscali del loro Paese dall'Autorità fed. di vigilanza sui mercati finanziari (Finma). Inoltre, Berna è stata costretta a rinegoziare numerose convenzioni sulla doppia imposizione accettando d'ora in poi di accordare in linea di principio la propria assistenza alle autorità fiscali estere non solo nei casi di sospetto di frode fiscale (come già avveniva), ma anche nei casi di sospetta sottrazione d'imposta.


Bibliografia
– Y. Cassis, J. Tanner (a cura di), Banken und Kredit in der Schweiz (1850-1930), 1993
– S. Guex, La politique monétaire et financière de la Confédération suisse, 1900-1920, 1993
– H. Pohl (a cura di), Europäische Bankengeschichte, 1993, 279-285, 415-418, 551-560
Pubbl. CIE, 13
– M. Mazbouri, L'émergence de la place financière suisse, 1890-1913, 2003

Autrice/Autore: Sébastien Guex / ddo