30/08/2005 | segnalazione | PDF | stampare

Confederazione germanica

Unione fed. di singoli Stati ted. comprendente 39 membri, fondata al congresso di Vienna nel giugno 1815. La guerra austro-prussiana del 1866 ne decretò lo scioglimento. Accanto ai principi ted. (fra cui quello del Liechtenstein) appartenevano alla Conf. germ. anche i re di Danimarca (per l'Holstein e il Lauenburg), Gran Bretagna (per l'Hannover) e dei Paesi Bassi (per il Lussemburgo e il Limburgo). L'Austria e la Prussia erano aggregate alla Conf. germ. solo con una parte dei loro territori statali. Unico organo conf., la Dieta era un congresso permanente di ambasciatori che si riuniva a Francoforte sotto la presidenza dell'Austria e che per le decisioni importanti veniva allargato ad Assemblea fed. In caso di guerra un esercito fed., formato da contingenti dei singoli Stati, avrebbe dovuto garantire la difesa. Il cancelliere austriaco Metternich determinò in larga misura la politica della Conf. germ.

A partire dal 1815 la restaurazione del sistema monarchico conservatore influì anche sulla Svizzera. Dai decreti di Karlsbad (1819) all'abolizione del secondo conclusum sugli stranieri (1838) buona parte della politica estera della Dieta fed. consistette nel rispondere alle proteste delle grandi potenze, in particolare della Conf. germ., contro i numerosi emigrati presenti in Svizzera. Nel 1822 Metternich ingerì negli affari interni della Conf. per protestare contro l'accoglienza di rifugiati politici. La Dieta fed. reagì promulgando nel luglio del 1823 il Conclusum sulla stampa e sugli stranieri, che limitava la libertà di stampa e la generosa politica d'asilo, e nel 1836 un secondo conclusum sugli stranieri. Gli interventi diplomatici della Conf. germ. furono determinati questa volta dalle Società operaie ted. che operavano come soc. segrete.

Metternich giudicò il comportamento della maggioranza radicale-liberale nella guerra del 1847 contro il Sonderbund catt. conservatore nell'ottica di un conflitto fra tendenze rivoluzionarie e conservatrici. Egli cercò la solidarietà delle potenze europee per ottenere un intervento a favore delle forze conservatrici, ma non riuscì nel suo scopo; la rapida vittoria delle truppe conf. contro il Sonderbund escluse ogni ulteriore ingerenza militare. La tensione nelle relazioni politiche fra la Svizzera e gli Stati ted. aumentò con la rivolta del Baden del 1848-49, alla quale parteciparono anche emigrati ted. di fede repubblicana che in Svizzera avevano da tempo instaurato contatti con i liberali sviz. Inoltre i Corpi franchi che combattevano nella Germania meridionale avevano basi in Svizzera. Si arrivò all'occupazione del confine da parte delle truppe d'intervento prussiane. Parecchie migliaia di soldati dell'esercito regolare del Baden che avevano aderito alla rivoluzione si rifugiarono in Svizzera. L'Austria non era però pronta a formare un'alleanza con la Prussia per richiamare all'ordine la Svizzera. Per evitare il peggio, il Consiglio fed. fece espellere dalla Svizzera i principali responsabili. A causa della politica d'asilo della Conf. lo Zollverein abolì le agevolazioni doganali concesse alla Svizzera negli anni 1830-40.

Durante l'affare di Neuchâtel, la Conf. germ. non volle sostenere militarmente le pretese prussiane, e approvò unicamente la richiesta della Prussia di porre fine alle operazioni contro gli insorti realisti a Neuchâtel, concedendo alle sue truppe il diritto di transito per la Svizzera. Questo comportamento trovava il suo fondamento nella struttura e nella costituzione della Conf. germ., che, con un'unica eccezione, rimase neutrale in tutte le crisi di politica estera e in particolare rifiutò di usare il suo potenziale politico e militare per tutelare gli interessi austriaci e prussiani nelle loro province non appartenenti alla Conf. germ.


Fonti
DDS, 1- 2
Quellen zur Geschichte des Deutschen Bundes, sez. 3, vol. 2, 1998
Bibliografia
– K. Urner, Die Deutschen in der Schweiz, 1976
– T. Schieder, Vom Deutschen Bund zum Deutschen Reich 1815-1871, 1991

Autrice/Autore: Eric Flury-Dasen / sma