Congo (Repubblica democratica)

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Dal 1876 diverse personalità sviz., fra cui Gustave Moynier, sostennero attivamente la politica del re del Belgio nel C. (Belgio). Nel 1889 la Svizzera concluse un trattato di amicizia, di domicilio e di commercio con lo Stato indipendente del C., allora sotto la sovranità personale del re del Belgio. Mentre diversi ufficiali, amministratori e commercianti parteciparono alla colonizzazione belga, alcuni intellettuali, per lo più prot. e romandi, presero le difese degli indigeni e fondarono nel 1908 la Soc. sviz. di soccorso agli schiavi africani, presieduta da René Claparède, che pubblicò numerose prese di posizione critiche nei confronti dei colonizzatori. Durante il primo e il secondo dopoguerra, con lo sviluppo degli scambi economici e finanziari, il C. belga assunse una grande importanza nei rapporti della Svizzera con i Paesi d'oltremare. Fra il 1956 e il 1965 un'agenzia dell'ufficio sviz. per l'espansione commerciale promosse le relazioni con l'Africa australe. Aperto nel 1928, il consolato di Léopoldville (oggi Kinshasa) venne trasformato in consolato generale nel 1958 e in ambasciata nel 1962. Le ditte sviz. fornivano attrezzature, prodotti chimici, tessili e orologi o realizzarono opere di genio civile e lavori di trasformazione. Dal canto loro, gli Svizzeri acquistavano rame importato tramite il Belgio, zinco, alluminio, caffè e legno tropicale. Dopo aver deciso, il 27.5.1960, di riconoscere la Repubblica democratica del C. (la cui dichiarazione di indipendenza, il 30 giugno, fu accompagnata da tumulti), il Consiglio fed. organizzò l'evacuazione di 94 cittadini sviz. e mise a disposizione dell'ONU e di altre org. intern. mezzi finanziari e risorse umane: 78 cittadini sviz. fornirono assistenza tecnica, medica e amministrativa. Un accordo bilaterale del 1980 sancì un indennizzo, seppure molto limitato, per gli Svizzeri danneggiati durante gli anni 1960-70 e 1970-80. Dal 1960, con il concorso delle Chiese prot., la Svizzera fornì un'assistenza tecnica (educazione, salute, borse di studio). Oggetti di negoziato sin dal 1965, due accordi commerciali e di protezione degli investimenti vennero sottoscritti nel 1972; tuttavia, l'evoluzione del Paese, chiamato Zaire dal 1971 al 1997, non permise la realizzazione dei progetti avviati a quell'epoca. Il numero di cittadini sviz. censiti è passato da 19 nel 1902 a 97 nel 1907, 170 nel 1931, 415 nel 1949, 1215 alla fine del 1959, 760 alla fine del 1962, 432 nel 1986, ed è sceso a 160 nel 2000 (comprese le doppie nazionalità). Il numero di Zairesi in Svizzera è salito da 85 nel 1960, 530 nel 1985, 1660 nel 1990 e 2815 nel 2000. La loro integrazione è stata ostacolata dalla politica fed. sull'immigrazione: i richiedenti l'asilo sono stati accolti molto raramente e la loro espulsione ha provocato polemiche, come nel 1985 e nel 1988. I flussi finanziari fra i due Stati sono multilaterali (Club di Parigi, Banca africana di sviluppo) e bilaterali (dal 1980 al 1989 sono stati stipulati quattro accordi di rinegoziazione del debito per complessivi 58 milioni di frs.). Sebbene il suo regime sia stato oggetto di critiche sempre crescenti, il presidente Mobutu ha mantenuto stretti rapporti personali con la Svizzera. Nel 1997, al momento della presa del potere da parte di Laurent-Désiré Kabila, il Consiglio fed. ha decretato a titolo cautelativo il blocco degli averi di Mobutu in Svizzera (beni ancora congelati nel 2006).


Archivi
– Documentazione del DFAE
Bibliografia
– M.-C. Berguer, Les relations entre l'Etat indépendant du Congo et la Suisse (1876-1908), mem. lic. Bruxelles, 1957/1958
– L. Kaufmann, Guillaume Tell au Congo: l'expansion suisse au Congo belge (1930-1960), mem. lic. Losanna, 1991

Autrice/Autore: Marc Perrenoud / gbp