• <b>Iugoslavia</b><br>Fonte: Censimenti federali  © 2017 DSS e Marc Siegenthaler, Berna.

Iugoslavia

Lo Stato iugoslavo nacque nel 1918 dall'unione di diverse nazioni e vari territori che avevano avuto un'evoluzione storica differente. Dalla fine del XVII sec. furono soprattutto la casa d'Asburgo, risp. l'Austria-Ungheria, e l'Impero ottomano a contendersi l'egemonia sulla regione, procedendo anche a spartizioni territoriali. Nel XIX sec. acquisì forza lo iugoslavismo, ossia l'idea di riunire in un unico Stato tutti i popoli slavi del sud. Dopo la prima guerra mondiale fu creato il regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, dominato dalla Serbia, che nel 1929 assunse ufficialmente il nome di I. Nel 1941 il Paese fu conquistato e smembrato dalla Germania. Il fatto di essere riuscita a liberarsi soprattutto grazie alle proprie risorse e all'alleanza di tutte le forze antifasciste di sinistra guidata da Tito (Josip Broz), consentì alla I. di mantenere la propria indipendenza dall'Unione Sovietica: pur essendo uno Stato comunista, decise infatti di non aderire al patto di Varsavia. Il 29.11.1945 fu proclamata la Repubblica popolare fed. di I., formata dalle sei Repubbliche di Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Montenegro. La morte di Tito nel 1980 ha sancito l'inizio del processo di disgregazione nazionale. Slovenia, Croazia e Macedonia hanno dichiarato la propria indipendenza nel 1991, la Bosnia-Erzegovina nel 1992. La Repubblica fed. di I. nata nel 1992 comprendeva dunque solo le Repubbliche di Serbia e Montenegro. Nel 2003 ha assunto la denominazione di Serbia e Montenegro; nel 2006 il Montenegro ha dichiarato la propria indipendenza, per cui i due Stati sono diventati due repubbliche indipendenti. Nel 2008 il Kosovo ha dichiarato la propria indipendenza dalla Serbia.

1 - Rapporti bilaterali

Il Consiglio fed. riconobbe il regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni il 4.3.1919. Dal 1925 la legazione sviz. a Bucarest fu accreditata pure a Belgrado. Dato che un'unica rappresentanza diplomatica nei Balcani era però ritenuta insufficiente, nel 1940 venne aperta una legazione autonoma a Belgrado. Attivo dal 1920, il consolato di Zagabria divenne consolato generale nel 1970. La rappresentanza consolare del regno e delle successive repubbliche iugoslave fu istituita a Basilea nel 1925. Durante la seconda guerra mondiale, le relazioni tra i due Paesi non furono interrotte; ciò nonostante, l'occupazione ted. nel 1941 portò alla chiusura della legazione sviz. a Belgrado e al suo declassamento a consolato generale. In quegli anni la Svizzera difese gli interessi iugoslavi in diversi Stati, tra cui la Germania, la Finlandia e l'Italia. Nel 1945 la Conf. riaprì una propria legazione a Belgrado. L'insediamento del nuovo ministro (4.5.1945) sancì il riconoscimento ufficiale del governo di Tito ancora prima del ritiro dell'Armata Rossa e della proclamazione della Repubblica popolare. L'internamento in Svizzera di partigiani iugoslavi complicò i rapporti fra i due Paesi nel dopoguerra; la situazione si risolse rapidamente con il loro parziale rimpatrio.

Nel 1957 la legazione di Belgrado fu elevata al rango di ambasciata, accreditata dal 1970 anche in Albania. La Conf. ha riconosciuto la Repubblica fed. di I. il 30.9.1996 e ha preso atto ufficialmente della sua nuova denominazione (Serbia e Montenegro) il 4.2.2003.

Autrice/Autore: Therese Steffen Gerber / ato

2 - Movimenti migratori

Tra il 1926 e il 1940 il numero di cittadini sviz. nel regno oscillò tra 350 e 400, per poi scendere a 200 all'inizio della guerra; ridottosi ulteriormente a 140 nel dopoguerra a seguito delle naturalizzazioni, tornò a salire alla fine degli anni 1950-60 (180). Nel 1989 la colonia sviz. comprendeva 340 persone; nel 2004 i due terzi dei 1500 Svizzeri residenti nei Paesi della ex I. avevano la doppia nazionalità.

Nel 1930 vivevano in Svizzera 1081 Iugoslavi; alla fine del conflitto erano 5000, per lo più partigiani internati, di cui 700 - soprattutto cetnici filomonarchici - scelsero di restare in Svizzera. Dagli anni 1960-70 il numero di lavoratori iugoslavi in Svizzera aumentò. Nel 2000 gli Iugoslavi costituirono il primo contingente di stranieri nel Paese (ca. 360'000). Alla fine del 2005 vivevano in Svizzera 343'000 persone provenienti dalla ex I., ossia più del 23% di tutta la pop. straniera, di cui 200'000 provenienti dalla Serbia e dal Montenegro (incluso il Kosovo). Dopo il 1983 è cresciuto pure il numero dei richiedenti l'asilo, dal 1992 spec. Albanesi del Kosovo, vittime in patria della pulizia etnica condotta dal regime di Slobodan Milosevic: 74 nel 1983, 1365 nel 1989, 5291 nel 1993, 30'124 nel 1999, 3838 nel 2000, 1506 nel 2005. Tra il 1992 e la fine del 2009, la Svizzera sottopose al visto obbligatorio i cittadini serbi e montenegrini. Negli anni 1990-2000 e all'inizio del XXI sec., la presenza di persone della ex I. ha fatto sorgere in Svizzera manifestazioni di intolleranza di stampo xenofobo.

Autrice/Autore: Therese Steffen Gerber / ato

3 - Relazioni economiche

Nel 1919 la Svizzera era soprattutto interessata all'esportazione dei propri prodotti industriali e all'importazione di prodotti agricoli. Sebbene il regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni avesse espresso sin dal 1937 il desiderio di concludere un accordo commerciale, esso venne sottoscritto solo dieci anni dopo. Nel 1938 gli scambi tra i due Paesi erano modesti: la Svizzera importava merci per un valore di 11,1 milioni di frs. e ne esportava per 10,9 milioni. La seconda guerra mondiale interruppe i rapporti economici. Nell'aprile del 1945 una missione commerciale iugoslava visitò la Svizzera per acquistare i beni necessari alla ricostruzione; un accordo sugli scambi commerciali e i pagamenti fu concluso solo l'anno seguente. La rottura tra Tito e Stalin (estate 1948) favorì l'apertura della I. all'Occidente, che da allora accordò alla Repubblica importanti aiuti finanziari. Nell'autunno del 1948 la Svizzera e la I. firmarono un trattato di commercio vincolato al risarcimento dei cittadini e delle aziende sviz. che avevano perso i loro beni a seguito delle nazionalizzazioni.

<b>Iugoslavia</b><br>Fonte: Censimenti federali  © 2017 DSS e Marc Siegenthaler, Berna.<BR/><BR/>
Popolazione della ex Iugoslavia residente in Svizzera dal 1930 al 2010

Nel 1948 le importazioni sviz. ammontavano a 33,9 milioni di frs. (spec. tessili e scarpe), le esportazioni a 38 milioni (prodotti chimici, macchine ed elettronica), nel 1953 a 24,8 risp. a 30,6 milioni, nel 1989 a 176,5 risp. 580,6 milioni. L'apice nelle relazioni economiche venne raggiunto alla fine degli anni 1970-80. Dopo il 1992 gli scambi hanno risentito delle sanzioni economiche decretate dall'ONU nei confronti della I., che hanno fatto calare le esportazioni verso il Paese. Alla fine del 1995, la firma degli accordi di Dayton ha portato alla soppressione delle limitazioni (importazioni sviz. per 0,01 milioni di frs., esportazioni per 26 milioni). A seguito della pulizia etnica perpetrata nel Kosovo, nel 1998 sono state introdotte nuove misure di boicottaggio da parte della comunità intern., cancellate con la caduta del regime nel 2000 (importazioni sviz. per 14,9 milioni di frs, esportazioni per 111,7 milioni). Nel 2002 la Svizzera e la Repubblica fed. di I. (poi Serbia e Montenegro) hanno concluso un accordo di commercio e di cooperazione economica. All'inizio del XXI sec. la Svizzera esportava soprattutto prodotti agricoli, farmaceutici e chimici, oltre a macchine e ferramenta.

Autrice/Autore: Therese Steffen Gerber / ato

4 - Rapporti culturali e aiuto umanitario

Verso la fine della prima guerra mondiale, diverse missioni mediche sviz. erano attive sul territorio del futuro regno. Nel dopoguerra si sviluppò una fitta rete di contatti in ambito medico, sotto forma di soggiorni di studio, conferenze e congressi. Allo stesso tempo, il Dono svizzero alle vittime della guerra organizzò numerose azioni in favore della popolazione civile; l'arresto del direttore dell'ente per presunto spionaggio deteriorò temporaneamente le relazioni tra i due Paesi. Espulsa dal Cominform, la I. suscitò le simpatie della pop. e delle autorità sviz. per il suo tentativo di dare vita a una terza via al socialismo e per il suo ruolo nel movimento dei Paesi non allineati. Negli anni 1970-90, nell'ambito del dibattito sui programmi politici, gli ideologi della sinistra sviz., in contatto con personalità iugoslave impegnate nella critica sociale (ad esempio la cerchia della rivista Praxis), hanno dato molta importanza al modello iugoslavo dell'autogestione sociale, che prevedeva fra l'altro la democratizzazione dell'intero apparato economico. Fino al 2010 l'autogestione figurò tra le linee guida del programma del partito socialista sviz.

Nel 1983 la Svizzera ha sovvenzionato con 90 milioni di frs. una missione di assistenza alla I. Durante le guerre che hanno coinvolto la regione, il Corpo sviz. di aiuto in caso di catastrofe ha partecipato alla costruzione di alloggi per profughi e a progetti per il ripristino di strutture sociali in Montenegro. Dal 1995 la Svizzera ha fornito aiuto umanitario alla I., mentre nel 1999 il Consiglio fed. ha deciso di prendere parte alla forza di pace della NATO per il Kosovo (KFOR). Forte di 220 volontari all'inizio del XXI sec. e stanziata nella regione di Prizren, la compagnia di servizio SWISSCOY (Swiss Company) forniva innanzitutto sostegno logistico al corpo austriaco AUCON. L'impiego di militari sviz. armati al di fuori dei confini nazionali - il primo di un certo rilievo dalla fondazione dello Stato fed. - non ha mancato di suscitare forte opposizione da parte della destra conservatrice e dell'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente.

Gli scambi in ambito culturale sono stati promossi dal 1945 da Pro Helvetia. Dagli anni 1960-70 a Zurigo sono stati allacciati contatti con esponenti della pittura naïf in I. In campo sportivo sono nati legami soprattutto nell'ambito dell'alpinismo, tra appassionati sviz. e sloveni. La ripresa delle relazioni culturali nel 1995 dopo gli eventi bellici ha portato all'allestimento di mostre a Belgrado (Le Monde de l'Ex-libris, Félix Vallotton) e all'intensificazione dei rapporti tra il Politecnico fed. di Losanna e l'Univ. di Belgrado. Nel 2001 la Svizzera ha firmato una dichiarazione d'intenti relativa alla collaborazione nella riforma del ministero degli esteri iugoslavo. La collaborazione nel campo delle riforme istituzionali interessa pure la giustizia, la formazione, la salute, i servizi sociali e i media.

Autrice/Autore: Therese Steffen Gerber / ato

Riferimenti bibliografici

Archivi
– Documentazione del DFAE presso AFS
Bibliografia
– M.-C. Ziegler, Les réfugiés yougoslaves, 1964
– Z. Löwenthal, «Beiträge zur Geschichte der schweizerisch-jugoslawischen medizinischen Beziehungen», in Aktuelle Probleme aus der Geschichte der Medizin, 1966, 452-460
– H. Keller, Die politischen, wirtschaftlichen und kulturellen Kontakte zwischen der Schweiz und Jugoslawien, 1981
– H. Klarer, Schweizerische Praxis der völkerrechtlichen Anerkennung, 1981
– C. Graf, P. Maurer, «Die Schweiz und der Kalte Krieg 1945-1950», in SF, 11, 1985, 5-82
– P. Bulliard «Les relations économiques entre la Suisse et l'Europe orientale au sortir de la Deuxième Guerre mondiale», in SF, 21, 1995, 93-144
– T. Lengsfeld, Öffentliche Meinung und Flüchtlinge in der Schweiz, mem. lic. Berna, 1997
– M. Meier Das Engagement der Schweiz in den Konflikten im ehemaligen Jugoslawien, 2005

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