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Ginevra (comune)

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Com. GE, capoluogo del cant. omonimo, situato all'estremità sudoccidentale del lago di Ginevra, lungo le due sponde del Rodano; (51 a.C.: Genua, secondo Cesare; poi, nella Notitia Galliarum, Genava, Civitas Gevanensium). La città vecchia - o città alta - sorge su una collina che già in epoca preistorica costituiva un rifugio naturale in quanto protetta dal lago, dal Rodano, dall'Arve e, a est, da fossati. La città si sviluppò nel XIX sec., dopo la demolizione delle fortificazioni tra il 1850 e il 1880. Istituito a livello amministrativo nel 1842, il com. (o Città) di G. nel 1930 assorbì i com. suburbani di Les Eaux-Vives, Le Petit-Saconnex e Plainpalais. G. fu oppidum allobrogio, vicus e poi civitas romana, capitale dei Burgundi e città franca. Successivamente fu città della contea di G., città episcopale (franchigie nel 1387), sede delle autorità della Signoria e Repubblica di G. (1534-1798), capoluogo e poi prefettura del Dip. del Lemano (1798-1813) e infine sede delle autorità com. e cant. oltre che di numerose org. intern., tra cui la Croce Rossa, la Società delle Nazioni, la sezione europea dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), con gli organismi ad essa affiliati, e il Consiglio ecumenico delle Chiese. G. accoglie numerose istituzioni culturali, pubbliche e private (univ., musei, biblioteche) e costituisce un centro regionale transfrontaliero nel campo della sanità, dell'educazione, della cultura e dei trasporti. La sua attività economica è imperniata sul terziario, fra l'altro sul settore bancario. Luogo di nascita del Calvinismo - da cui la definizione di "Roma prot." - e città dei rifugiati ugonotti nel XVI e XVII sec., dal XIX sec G. è contraddistinta da un carattere cosmopolita.

Popolazione di Ginevraa
AnnoAbitanti
158017 330
165012 250
169016 220
ca. 1710più di 20 000
179824 331
181421 812
183427 177

Anno18501870b18881900191019301950197019902000
Abitanti37 72460 00475 70997 359115 243124 121145 473173 618171 042177 964
Percentuale rispetto alla popolazione cantonale58,8%67,6%71,8%73,4%74,4%72,4%71,7%52,4%45,1%43,0%
Lingua          
francese  61 42977 61186 69793 058111 314111 553112 419128 622
tedesco  10 80611 70314 56618 71720 60319 6579 6107 050
italiano  2 1446 1279 7137 7627 39219 8179 7867 320
altre  1 3301 9184 2674 5846 16422 59139 22734 972
Religione, confessione          
riformata26 44635 06441 60549 87555 47466 01674 83765 39334 49226 020
cattolicac11 12327 09232 16844 95853 24849 53158 55690 55579 57566 491
altre1551 3631 9362 5266 5218 57412 08017 67056 97585 453
di cui della comunità ebraica  6541 0552 1702 2242 6423 1282 4442 601
di cui delle comunità islamiche       9594 7538 698
di cui senza appartenenzad       6 16429 74741 289
Nazionalità          
svizzeri29 20339 01247 48258 37667 43092 693118 863115 10798 81299 935
stranieri8 52124 507 28 22738 98347 81331 42826 61058 51172 23078 029

a Dati 1850-2000: secondo la situazione territoriale del 2000.

b Abitanti: popolazione residente; religione e nazionalità: popolazione "presente".

c Compresi i cattolico-cristiani dal 1888 al 1930; dal 1950 cattolico-romani.

d Non appartenenti né a una confessione né a un gruppo religioso.

Fonti:Autore; censimenti federali

Autrice/Autore: Martine Piguet / gbp

1 - Dalla Preistoria all'alto Medioevo

1.1 - Dal Paleolitico alla cultura di La Tène

Le più antiche testimonianze archeologiche che attestano una presenza umana nel territorio della città sono state scoperte sulla sponda destra dell'attuale agglomerato, sotto la chiesa di S. Gervasio. In un'area ristretta sono stati rinvenuti diversi focolari, fosse e fori per pali appartenenti a un insediamento sorto alla fine del quinto millennio su un terrazzo sovrastante il Rodano. Lo studio delle ceramiche e degli utensili in pietra utilizzati dalla comunità neolitica rivela un influsso della cultura di Chassey, nata a sud della valle del Rodano, più precisamente tra la Provenza e la Liguria, a conferma della grande importanza rivestita dall'asse del Rodano sin dalle epoche più remote nelle comunicazioni e negli scambi fra il bacino mediterraneo e G.

I primi villaggi sulle sponde del lago di G. risalgono all'inizio del quarto millennio. Il territorio attuale della città fu occupato da agricoltori e allevatori che si stabilirono nella rada, all'estremità del lago. Il popolamento di quest'area, oggi sommersa, è correlato alle fluttuazioni del livello del lago, che in certi periodi era inferiore a quello odierno e offriva ampi spazi di terreno libero adatto alla costruzione dei villaggi.

Il materiale archeologico scoperto nel sec. scorso, in parte conservato nelle collezioni dei differenti musei regionali, attesta una presenza umana in ognuna delle grandi fasi culturali delle stazioni lacustri lemaniche. Buona parte delle costruzioni fu però distrutta dall'erosione, dovuta principalmente all'aumento della corrente fluviale provocato sia dalle importanti modifiche apportate alle due sponde nelle località fortemente urbanizzate, sia dalla regolazione del livello del lago, fissata in modo definitivo nel 1891. L'unica fase attualmente ancora rappresentata nei quattro siti repertoriati a monte dei moli di Les Pâquis e Les Eaux-Vives è quella del Bronzo finale. Recenti studi e osservazioni compiute nel XIX sec. sembrano avvalorare l'ipotesi di un'occupazione molto intensa della rada di G. nell'XI e X sec. a.C.

Nel IX sec. a.C. un sensibile innalzamento delle acque provocò l'abbandono dei villaggi lacustri. Le pop. preistoriche lasciarono la rada e si stabilirono probabilmente nelle vicinanze, su terreni più idonei. Le rare testimonianze archeologiche non consentono di delineare in modo preciso il periodo che intercorre fra questo evento e la realizzazione del porto gallico di G. Solo alcuni reperti isolati - oggetti, sepolture, fossati, megaliti in posizione secondaria, vie di comunicazione - testimoniano una presenza umana ai piedi della collina su cui oggi sorge la cattedrale di S. Pietro. Sulla sua sommità, i primi indizi di un insediamento non sono anteriori all'ultimo quarto del II sec. a.C., periodo in cui si moltiplicarono gli oppida in quasi tutte le regioni celtiche. A partire da quell'epoca l'agglomerato di Genua conobbe uno sviluppo legato alla sua posizione fortificata.

Autrice/Autore: Jean Terrier / gbp

1.2 - Epoca galloromana

Dopo la conquista del territorio degli Allobrogi da parte dei Romani nel 121 a.C., G. divenne un avamposto settentrionale della provincia della Gallia transalpina, poi divenuta sotto Augusto, probabilmente nel 27 a.C., Gallia Narbonensis. Un porto perfettamente organizzato fu allestito nel 123-105 a.C., come attesta la datazione dendrocronologica di una grande quantità di pali di quercia. Questi ultimi servivano a consolidare gli argini e sostenevano un pontile d'approdo che si inoltrava nel lago per poi curvarsi secondo la corrente del Rodano. All'epoca la città era costituita da un modesto agglomerato con abitazioni costruite in legno e con un impasto di argilla e paglia.

Lo sviluppo urbano si svolse verosimilmente in modo rapido poiché dopo breve tempo sorsero differenti quartieri, le cui funzioni sono state in parte individuate. Verso il 100 a.C. è accertata la presenza di un ponte sull'Arve e di un rifugio nel luogo dell'odierna Carouge (Quadruvium). La parte alta della collina, sovrastante la rada e il ponte sul Rodano, corrispondeva a un'area cultuale di cui sono venuti alla luce però solo pochi elementi. Nella zona vicina al porto, caratterizzata da un'intensa attività commerciale, sorgevano magazzini e case più semplici. La testa di ponte sulla sponda destra accoglieva uno o più luoghi di culto e un insediamento.

La città conobbe un'ulteriore crescita quando Cesare si stabilì provvisoriamente con le sue truppe vicino all'oppidum di Genua, nel 58 a.C. Si costruirono fossati, terrapieni e fortificazioni avanzate in legno e si trasformarono gli antichi stabilimenti agricoli e residenziali situati attorno al centro urbano, che nel 31 a.C. entrò a far parte della colonia di Vienne. La fondazione della Colonia Iulia Equestris a Nyon consentì a diverse personalità di ricoprire importanti incarichi nella capitale regionale, anche se G. mantenne lo statuto di vicus. I successivi ampliamenti del porto attestano l'espansione del commercio e dell'artigianato. Le banchine protette da scogliere artificiali, dighe e palizzate occupavano ampie superfici, così come i grandi edifici economici e amministrativi necessari alla gestione del traffico delle mercanzie, controllato dalla corporazione dei battellieri del Lemano. L'esistenza di un posto doganale è attestata anche da fonti epigrafiche.

L'architettura in legno e terra dell'epoca augustea è stata oggetto di studi dai quali è emerso che alla metà del I sec. d.C. la collina fu devastata da un catastrofico incendio. In seguito la struttura urbana fu modificata e l'antica rete viaria protostorica venne pressoché abbandonata. Le costruzioni in pietra (importante domus a Saint-Antoine) sostituirono gli edifici realizzati con materiali più leggeri, mentre i fianchi della collina vennero occupati e terrazzati. Nell'ultimo quarto del III sec. le migrazioni alemanniche provocarono la distruzione di gran parte della sostanza edilizia. Il quartiere del porto, e presumibilmente anche quello di Saint-Gervais sulla sponda destra, furono demoliti in modo sistematico; la città alta conservò invece parte dei propri edifici.

Dopo breve tempo, il clima di generale insicurezza portò alla costruzione di una cinta a parziale protezione della città (ma non limitata alla sola collina, come riteneva Louis Blondel), che sotto la tetrarchia (dal 285) costituì un efficace sistema difensivo. Costruite a forma di tenaglia e munite di torri quadrangolari, le mura digradavano fino alla sponda del lago dove palizzate di protezione e muri in pietra completavano l'insieme. Una vasta residenza, allestita nell'angolo nord-est del sistema difensivo, sovrastava il porto e consentiva di sorvegliare il passaggio sul ponte del Rodano. Nello stesso periodo G. venne elevata al rango di civitas.

Autrice/Autore: Charles Bonnet / gbp

1.3 - Basso Impero e cristianizzazione

All'interno della residenza appena cit., che verosimilmente era un praetorium (sede del potere militare o civile), fu allestito il primo santuario cristiano. Con tutta probabilità a partire dal 350 alcuni locali del palazzo furono destinati al nuovo culto. Tra il 376 e il 380 si realizzò un programma architettonico di ampia estensione. Il complesso cattedrale, ultimato alla fine del IV sec., comprendeva una chiesa lunga oltre 30 m, fiancheggiata da un portico dal quale si accedeva al battistero e alla costruzione annessa. Un secondo portico, collocato lungo la facciata occidentale del grande edificio, portava ad alcune celle riscaldate, occupate probabilmente da monaci o chierici che conducevano vita ritirata. È dunque verosimile che il primo vescovo di G., Isaac, menz. nella Passio martyrum Acaunensium, disponesse alla fine del IV sec. di un luogo di culto e di annessi, che in seguito vennero continuamente trasformati e ampliati.

Al palazzo vescovile, situato presso il muro di cinta e dotato di una cappella privata e di una sala di ricevimento riscaldata, si affiancarono ulteriori costruzioni. Per ampliare il complesso edilizio si mutò la collocazione del battistero al fine di sottolineare il centro della composizione architettonica con un edificio di prestigio: a sud si costruì una seconda cattedrale, con un atrium che facilitava gli spostamenti. Tutt'intorno vennero edificate sale di rappresentanza o per le riunioni che sottolineavano l'importanza della figura vescovile. Lungo uno dei lati di un'aula riscaldata venne costruita, sempre nel V sec., una terza chiesa episcopale, forse destinata al culto dei martiri o dei santi. Mentre la cattedrale primitiva era riservata all'eucarestia, è lecito supporre che la chiesa meridionale servisse alla lettura dei testi sacri o alla preparazione al battesimo dei catecumeni.

Nella città alta, un secondo punto focale della prima cristianizzazione era costituito nel V sec. dalla chiesa di S. Germano. Pochi metri a nord del santuario sono state rinvenute le vestigia di una grande dimora, posta lungo l'antica direttrice est-ovest (decumanus), all'epoca ancora utilizzata. Resti di altre case sono stati scoperti su entrambi i lati della via come pure sull'asse nord-sud (cardo), il cui tracciato è ancora visibile nell'attuale mappa catastale.

La topografia cristiana rimarrebbe lacunosa se non si tenessero in considerazione le aree funerarie e gli edifici fuori dalle mura. Le strade che portavano in città erano fiancheggiate da settori destinati a tale scopo, per lo più recintati e comprendenti numerose sepolture. Alcune, tra cui S. Gervasio e La Madeleine, erano arricchite da mausolei. Questi edifici, edificati verosimilmente in memoria dei primi vescovi, divennero in breve tempo luoghi di devozione dove più tardi sarebbero sorte delle chiese.

Autrice/Autore: Charles Bonnet / gbp

1.4 - Alto Medioevo

L'insediamento dei Burgundi nel 443 (Sapaudia) e l'elezione di G. a capitale rafforzarono il ruolo politico della città. Il nuovo corso non ebbe tuttavia un forte impatto sul piano monumentale, poiché a beneficiare dei lavori di abbellimento e di ampliamento fu prevalentemente il complesso episcopale. Un'eccezione è costituita dalla chiesa extra-muros di San Vittore, fondata presumibilmente dalla regina Sedeleuba verso la fine del V sec. Il centro del regno burgundo si spostò verso il 467 a Lione e G. fu coinvolta nelle guerre fratricide fra Godigiselo e Gundobado, che mise a fuoco la città. In seguito quest'ultimo fece probabilmente ricostruire il centro urbano, le chiese e le mura cittadine.

Fino alla fine dell'alto ME la città presenta una continuità nell'insediamento il cui esempio migliore è rappresentato dal complesso vescovile. Nonostante i ripetuti ampliamenti della cattedrale ubicata a nord (allungamento della navata, ingrandimento del coro), passò progressivamente in primo piano la terza chiesa episcopale, che si sviluppò fino a diventare cattedrale unica nell'anno Mille, dopo aver incorporato il battistero e le sale di ricevimento. I limiti della città rimasero entro la cinta del basso Impero, ma i sobborghi situati in prossimità dei grandi cimiteri si svilupparono. A Saint-Gervais, per esempio, in questo periodo si costruirono edifici e fossati. Vicino alla chiesa della Madeleine, il porto continuava a essere frequentato e nel quartiere si continuarono a esercitare le medesime attività. Il franamento del monte Tauredunum nel 563 provocò un'ondata che devastò questa parte dell'agglomerato, distruggendo dei mulini e mietendo numerose vittime.

All'inizio del ME l'assetto urbanistico non mutò in modo significativo, anche se le fam. nobili per contraddistinguere i loro possedimenti costruirono torri, delle quali sono state rinvenute fondamenta in diversi luoghi. Allo sviluppo orizzontale dell'epoca romana e alla successiva limitazione dello spazio urbano imposta dal sistema di fortificazioni in uso, subentrò la tipologia della città medievale costruita in altezza. Questa evoluzione fu particolarmente marcata alla fine del primo millennio. Anche la cattedrale assunse nuove proporzioni e acquisì un carattere monumentale dapprima con una cripta fuordopera, poi con un coro a volta sopraelevato.

Autrice/Autore: Charles Bonnet / gbp

2 - Medioevo e ancien régime

2.1 - Instaurazione e affermazione del potere vescovile

Le strutture del potere nella città di G. fra l'arrivo dei Burgundi nel 443 e il trattato di Seyssel del 1124 sono oggetto di un dibattito ancora aperto. I re burgundi, che fecero di G. una delle loro capitali, erano di fede ariana mentre la pop. locale era catt.; malgrado ciò esercitavano l'autorità legislativa su entrambi i popoli. Infatti Gundobado (morte 516) oltre alla legge borgognona promulgò anche una lex romana Burgundionum. Da parte sua, il vescovo, sostenuto dalle donne della fam. reale burgunda (Clotilde e Sedeleuba), godeva di una forte autorità spirituale attestata dalla presenza di monumenti religiosi catt. Le dispute dinastiche, che provocarono tra l'altro l'incendio della città e della cattedrale attorno al 500, indebolirono la monarchia burgunda, cui nel 534 subentrarono i Franchi. G. diventò il centro di un pagus che dipendeva ora dal re sedente a Orléans, ora dal re di Neustria.

Dall'epoca carolingia la diocesi di G. fu contesa fra i vari sovrani della regione, tra cui il re di Provenza, e l'imperatore, che poco prima dell'882 concesse al popolo e al clero di G. il diritto di eleggere liberamente il vescovo. In un primo tempo, probabilmente, questi non dispose di pieni poteri nella città di G. In effetti, anche se deteneva un certo numero di regalie (come il diritto di coniare moneta, attestato dal 1020-30), il vescovo di G., contrariamente a quelli di Losanna, Sion e Tarantasia, non ricevette mai diritti comitali all'interno della diocesi. Questi diritti venivano esercitati dal conte di G., proprietario di un castello in città, sopra il Bourg-de-Four. Alla morte dell'ultimo re di Borgogna, nel 1032, e dopo la conquista del suo regno a opera dell'imperatore Corrado II nel 1034, il conte di G. era l'avversario più potente del nuovo sovrano nella regione.

Con la riforma gregoriana alla fine dell'XI sec. prese avvio una reazione contro le ingerenze dei signori laici, in particolare dei conti di G., sui beni ecclesiastici. Grazie anche all'appoggio del papa, nel 1124 il vescovo Humbert de Grammont (1120-35) impose al conte Aymon I il trattato di Seyssel, che stabiliva la sovranità episcopale sulla città. Il vescovo, titolare sia delle regalie sia dei diritti signorili, deteneva quindi un potere quasi assoluto. In seguito i conti di G. tentarono invano di riacquisire il dominio sulla città. Con un diploma del 1162, l'imperatore Federico Barbarossa sancì definitivamente l'indipendenza dei vescovi, riconoscendoli come principi immediati dell'Impero.

Il vescovo amministrava la giustizia tramite un tribunale presieduto da un visdomino. La procedura era semplice e le deliberazioni si svolgevano oralmente e in lingua volgare, secondo la consuetudine. Con l'introduzione a nord delle Alpi del diritto romano-canonico comparve un nuovo genere di funzionario, l'officiale, attestato dal 1225. Le sue competenze, circoscritte dapprima alle cause ecclesiastiche e spirituali, si estesero gradualmente anche a quelle civili e laiche, entrando talvolta in competizione con l'autorità del visdomino. Quale vassallo del vescovo, il conte di G. esercitava le mansioni di avogadro e a questo titolo eseguiva le sentenze di pena di morte o di mutilazione.

All'inizio del XIII sec. entrò in scena un terzo potere, quello della casa di Savoia, con Tommaso I e i suoi figli, Pietro II in particolare, la cui politica mirava a indebolire il dominio dei conti di G. Il 13.5.1237 il conte di Savoia riuscì a far condannare il conte di G. a una forte multa, provocando la rovina del casato, e nel 1250 si impossessò del castello di Bourg-de-Four a titolo di cauzione. Alla fine del XIII sec. il conte di Savoia iniziò a minare l'autorità vescovile, appoggiandosi agli ab. di G., cui accordò privilegi che intaccarono il potere del vescovo e favorirono l'autonomia com.

Autrice/Autore: La redazione / gbp

2.2 - Emancipazione dei cittadini

Dalla metà del XIII sec. l'emancipazione dei cittadini venne favorita dalle fiere di G., che oltre a costituire un'opportunità di confronto con l'esempio offerto dai com. liberi d'Italia, erano fonte di una prosperità che consentiva loro di imporre la propria volontà al vescovo, in perenni difficoltà finanziarie. Questo processo si sviluppò in un periodo segnato dai conflitti. Alla morte di Pietro II di Savoia (1268) e di suo fratello Filippo (1285) seguì una serie di guerre che videro opporsi (o allearsi) il vescovo, i conti di Savoia, i conti di G., i de Faucigny, i signori de Gex, il delfino del Viennois e Rodolfo d'Asburgo. In alcuni casi la città fu coinvolta in modo diretto e nell'agosto 1291 la cattedrale venne bombardata con una catapulta dal conte di G. e dal delfino.

Nel 1263, sotto la protezione di Pietro II di Savoia, i cittadini iniziarono a emanciparsi. Nel 1285 nominarono dieci procuratori (syndics) quali propri rappresentanti. Nacque così il primo "Com. di Ginevra". La decisione venne annullata dal vescovo il 29.9.1285, ma il primo ottobre il conte Amedeo V concesse ai cittadini delle lettere patenti per garantire la sicurezza dei mercanti che si recavano alle fiere. Due anni più tardi egli conquistò il castello dell'Ile e nel 1290 ottenne dal vescovo Guillaume de Conflans la concessione in feudo del visdominato. Nel 1291 scoppiò una nuova rivoluzione com. Nel 1306, 24 capifamiglia e alcune altre persone si dichiararono, in cambio di cospicui vantaggi, vassalli ligi ad Amedeo V. Nel 1309, infine, il vescovo Aymon de Quart riconobbe ai cittadini il diritto di scegliere dei syndics o procuratori per amministrare gli affari comuni, a condizione che non interferissero nella giurisdizione episcopale. Quale contropartita il vescovo impose ai Ginevrini la costruzione di un magazzino per il deposito delle mercanzie destinate alle fiere, concedendo loro un terzo degli introiti. Da quel momento i cittadini si riunirono in assemblea all'inizio di ogni anno per eleggere quattro syndics ai quali venivano attribuiti i pieni poteri per agire nell'interesse della comunità. Dal 1364 i syndics esercitarono, in nome del vescovo, la funzione di giudice nelle cause criminali.

Poco dopo il 1309, il magazzino richiesto dal vescovo venne costruito nel quartiere del Molard. La sponda del lago venne parzialmente colmata e portata dalle rues Basses (attualmente rue de la Croix-d'Or e rue de la Confédération) alla rue du Rhône. Sorsero nuovi edifici, separati dalle tre piazze di Longemalle, del Molard e della Fusterie, ciascuna delle quali si apriva su un porto. Alla stessa epoca (1311) risale un progetto, mai realizzato, per un ponte in pietra sul Rodano.

Il dilagare delle guerre feudali e le mire espansionistiche della casa di Savoia, favorite dall'ottenimento nel 1365 del vicariato imperiale sulle diocesi della regione, tra cui quella di G., indussero i Ginevrini a costruire una nuova cinta muraria, resasi necessaria anche per tenere sotto controllo lo sviluppo economico e demografico legato alle fiere. Dopo aver ottenuto la revoca del vicariato imperiale, il vescovo Guillaume de Marcossey nel 1375 fece erigere per mezzo di imposte straordinarie una nuova cinta che comprendeva anche il Bourg-de-Four e che assunse il suo nome.

Nel 1387 il vescovo Adhémar Fabri confermò solennemente le franchigie concesse ai cittadini e ai loro syndics in una carta che risultò determinante per la vita politica ginevrina dei successivi 150 anni. Il documento fissava in 79 articoli le regole di procedura in ambito civile e penale, decretava i provvedimenti per garantire la sicurezza della città, disciplinava i rapporti giur. fra le persone, l'esercizio di certi mestieri e la ripartizione delle competenze fra il vescovo e la comunità.

Nonostante l'esistenza di uno statuto com., i conti di Savoia si attribuirono sempre maggiori fette di potere a danno del vescovo, minacciando di prendere il pieno controllo della città. A quel punto, i cittadini e il vescovo si allearono contro il nemico comune. Ma Amedeo VIII, che aveva acquistato la contea di G. ed era diventato duca di Savoia nel 1416 e papa nel 1440 con il nome di Felice V, ottenne per i principi del suo casato un diritto di presentazione alla diocesi di G. Da quel momento, il seggio episcopale venne occupato dai Savoia o da membri di fam. vassalle. Fino alle guerre di Borgogna, e anche in seguito, G. sembrava destinata a diventare una capitale savoiarda. Almeno in apparenza la comunità degli ab. si rassegnò al protettorato dei Savoia, che le concesse a due riprese un'estensione delle franchigie (nel 1445 in riva all'Arve, nel 1508 a Les Pâquis) e favorì le fiere, utili all'economia del ducato.

Autrice/Autore: La redazione / gbp

2.3 - Comborghesie e ascesa al potere dei cittadini

Le guerre di Borgogna modificarono profondamente l'equilibrio delle forze in campo. Schieratasi con il duca di Borgogna per volontà del suo vescovo, Gianluigi di Savoia, G. venne minacciata dagli Svizzeri dopo la loro vittoria e nel 1475 fu condannata a pagare una forte multa. Il vescovo si rivolse allora ai vincitori e il 14.11.1477 stipulò con le città di Berna e Friburgo un trattato di comborghesia valido fino alla sua morte, avvenuta cinque anni dopo. Nel 1519 la comunità dei cittadini concluse con Friburgo un trattato di comborghesia, ma il duca di Savoia costrinse i Ginevrini a rinunciare a un'alleanza che lo penalizzava.

Il trattato di comborghesia stipulato nel 1526 fra G., Berna e Friburgo segnò la fine del potere vescovile e l'affermazione di una signoria autonoma. Gli Eidguenots, sostenitori dei Conf., fecero ratificare il trattato da un Consiglio "pressoché generale" (il futuro Consiglio dei Duecento), poi, ignorando l'interdizione del vescovo, dal Consiglio generale riunitosi nel chiostro di S. Pietro, che lo approvò con una schiacciante maggioranza il 25.2.1526.

Da quel momento, i poteri vescovili passarono gradualmente ai cittadini, che nel 1527 ottennero la giurisdizione civile e nel 1529 il visdominato, il cui tribunale, soppresso l'anno precedente, fu sostituito da una Corte di giustizia civile e penale composta da un luogotenente e quattro uditori. Il 22.8.1533, il vescovo Pierre de La Baume lasciò G. e trasferì a Gex la corte episcopale; il 10.8.1535, la proibizione della messa provocò la partenza degli ultimi coadiutori del vescovo, le cui funzioni vennero assunte dalla città. Il 26.11.1535, infine, il Consiglio dei Duecento si attribuì il diritto di battere moneta. Tre giorni dopo fondò l'ospedale generale che venne dotato dei beni e proventi delle istituzioni caritative soppresse nell'agosto 1535. Il 21.5.1536 il Consiglio generale introdusse la Riforma, contemporaneamente all'obbligo per tutti i bambini di frequentare la scuola.

Autrice/Autore: La redazione / gbp

2.4 - La città fortificata dell'ancien régime

Durante tutto l'ancien régime continuò a prevalere l'immagine di una G. senza retroterra, rinserrata nei suoi bastioni. Nelle ordinanze sugli uffici e gli ufficiali del 1543, la Repubblica istituita nel 1536 veniva peraltro designata con il termine di "Città" e la lunga serie delle sue norme di polizia, stampate per la prima volta nel 1609 ma risalenti al XV sec., si riferiva quasi esclusivamente a problemi di carattere urbano. Eppure le istituzioni politiche che rivestivano un carattere meramente municipale non erano molte. In effetti, al momento della Riforma G. aveva ereditato le regalie e il potere signorile sugli ab. (tutti soggetti) della maggior parte dei possedimenti rurali del vescovo. Fino al 1798, i magistrati di G. esercitarono quindi le loro funzioni su tutto il territorio, che comprendeva la città, la zona detta dei beni liberi (les Franchises) e le castellanie (mandements); per garantire il controllo sulle regioni di campagna, cui miravano sia i nemici (Savoia) sia gli alleati (Berna), e per ripartire tra città e campagna i compiti giudiziari, venne creata una carica specifica di castellano.

Ad ogni modo, per lo meno sul piano spaziale, alcuni uffici interessavano in maniera più specifica la città, come ad esempio quelli dell'usciere, del carceriere, del capitano di quartiere, del dizenier (con funzioni militari in seno alle circoscrizioni di quartiere) e delle guardie. All'interno di G. i cittadini (sia bourgeois sia citoyens) godevano di privilegi ed esenzioni da certe tasse, ad esempio del diritto di gestire un negozio, di vendere il proprio vino al minuto e di commercializzare la propria verdura sulla piazza del Molard.

Nel 1531 la città rase al suolo i suoi sobborghi, riducendo sensibilmente lo spazio disponibile, e costruì a tappe un sistema di bastioni che integrava Saint-Gervais sulla sponda destra. I Ginevrini erano tenuti a svolgere il servizio di guardia sulle mura oppure dovevano pagare un sostituto; alla fine del XVII sec. questa procedura venne generalizzata e all'obbligo di prestare servizio subentrò una tassa di guardia, che serviva a retribuire una guarnigione di alcune centinaia di soldati e nel XVIII sec. divenne uno strumento del potere aristocratico a scapito delle milizie civiche. Alle tre porte della città (Rive e Neuve sulla sponda sinistra, Cornavin su quella destra), che venivano chiuse ogni sera, uomini, bestie e mercanzie erano sottoposti a un controllo che permetteva di respingere o espellere i mendicanti e le "bocche inutili".

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / gbp

2.5 - Le strutture ecclesiastiche

2.5.1 - Ginevra sede vescovile

Città vescovile, G. ospitò dalla metà del IV sec. una doppia cattedrale, un battistero e un palazzo episcopale. Il vescovo, principe e pastore d'anime, rivestiva nella città un ruolo di primo piano non solo dal profilo spirituale ma anche in ambito temporale. Gli edifici della sua sede furono rinnovati o ricostruiti nel corso di numerosi cantieri (alla fine del IV sec., nella prima metà del V sec., all'inizio del VI sec., a cavallo dell'anno Mille e sotto l'episcopato di Arducius de Faucigny, 1135-85). Le costruzioni, che sottolineavano la potenza economica della Chiesa di G., segnarono fortemente il paesaggio urbano. I vescovi e i canonici del capitolo della cattedrale di S. Pietro appartenevano a fam. nobili della regione, come i de Faucigny, i de Grandson, i conti di G., i Savoia e i loro vassalli. Grazie a una politica nel contempo prudente e aggressiva, il vescovo Aymon de Grandson (1215-60) consolidò la propria potenza militare e temporale al fine di contenere le mire espansionistiche dei conti di G. e della casa di Savoia. A questo scopo fece costruire il castello dell'Ile e acquisì terre e diritti su alcuni villaggi che fece fortificare creando le castellanie (mandements) di Jussy, Peney e Thiez.

Il capitolo, che in origine era il consiglio dei chierici del vescovo, venne istituito nella prima metà dell'XI sec. All'interno della diocesi disponeva anch'esso di competenze temporali e percepiva importanti entrate. I canonici - 20 nel 1099 e 30 dal 1320 - erano sottoposti al preposito. Inizialmente vivevano probabilmente in comunità, ma dall'epoca in cui sono menz. nei documenti abitarono in singole case situate attorno all'attuale cour Saint-Pierre, che formavano il "Grande Chiostro". Il capitolo acquisì una sua indipendenza rispetto al potere episcopale e nel XIII sec. si sottrasse alla giurisdizione del vescovo, con il quale entrò peraltro spesso in conflitto. Continuò tuttavia a eleggere il vescovo fino al 1342 e nei periodi di vacanza assumeva la direzione della diocesi in ambito temporale e spirituale.

Fino alla Riforma G. contava sette parrocchie. All'interno del muro di cinta del XIV sec. se ne trovavano cinque: S. Croce, la parrocchia della cattedrale; S. Gervasio, situata sulla sponda destra del Rodano, cit. nel 926 ma costruita su fondamenta molto più antiche, e la sua filiale di Notre-Dame-du-Pont-du-Rhône; S. Germano, dove sono stati rinvenuti resti merovingi; La Madeleine, citata alla fine dell'XI sec., ma i cui primi edifici risalgono al Basso Impero, e infine Notre-Dame-la-Neuve, fondata verso il 1250. All'esterno della murata, la parrocchia di S. Vittore, costituita probabilmente nell'XI sec. attorno al priorato omonimo, era il centro di un importante sobborgo, mentre quella di Saint-Léger fu probabilmente creata più tardi, lungo la strada che collegava il ponte sull'Arve a G. Alla fine del ME nacquero numerose confraternite (ca. 50 nel 1515).

Fra i monasteri di G., quello benedettino di S. Giovanni fuori le mura, forse cit. nella Vie des pères du Jura, risale al VI sec. Il convento di San Vittore all'inizio del VII sec. ottenne ampi privilegi e alla fine del primo millennio fu sottoposto all'autorità dell'abbazia di Cluny dal vescovo Ugo di G. Il monastero contava una decina di monaci e possedeva beni in abbondanza, in particolare nella Champagne (Chancy, Avully, Cartigny, Troinex, Laconnex, ecc.). Situato in posizione strategica alle porte di G., alla metà del XV sec. il convento passò nelle mani degli abati commendatari provenienti dalle fam. de Grolée e Bonivard (fra cui François, 1514-19). Alla metà del XIII sec., il panorama monastico della città si arricchì ulteriormente con l'arrivo degli ordini mendicanti, che godevano del sostegno dei Savoia e divennero presto popolari. I domenicani o frati predicatori, giunti a G. nel 1263, costruirono un grande convento dotato di due chiostri a Palais, vicino all'attuale rue de la Corraterie. Nel 1266 i francescani o fratelli minori si stabilirono a Rive. Le due comunità reclutavano i loro membri soprattutto fra le fam. cittadine di G., contavano fra 20 e 30 religiosi ciascuna e percorrevano la regione per predicare e praticare la questua. Nel 1476 le clarisse fondarono al Bourg-de-Four un convento, i cui edifici furono trasformati in ospedale generale dopo la Riforma. Gli eremiti di S. Agostino, infine, si stabilirono verso il 1480 a poca distanza dal Pont d'Arve, in un luogo propizio alla questua.

A partire dalla fine del XIV sec. degli ebrei vissero a G. nel ghetto (juiverie) del Grand Mézel. La loro situazione peggiorò gradualmente: nel 1461 il ghetto venne saccheggiato e nel 1490 furono banditi dalla città.

Autrice/Autore: La redazione / gbp

2.5.2 - Ginevra durante la Riforma

La demolizione dei sobborghi comportò anche lo smantellamento di S. Vittore e dei conventi dei domenicani e degli eremiti di S. Agostino; le parrocchie di S. Vittore e Saint-Léger scomparvero. La cattedrale di S. Pietro fu trasformata in chiesa prot. (portico classico del 1752-56), così come le chiese della Madeleine e di S. Gervasio, dove si costruirono delle tribune per accogliere la pop. in aumento. La chiesa di S. Germano ebbe alternativamente la funzione di granaio, arsenale, macelleria e fonderia di cannoni. Notre-Dame-la-Neuve (oggi Auditorio di Calvino) fu destinata al culto dei rif. it., inglesi e scozzesi, e fu utilizzata come aula di teol. (l'Acc. fondata nel 1559 non disponeva di locali propri). Si dovette attendere il XVIII sec. per assistere all'edificazione del Temple Neuf (Temple della Fusterie, inaugurato nel 1715), e all'istituzione di una nuova parrocchia. I rif. non calvinisti ebbero un proprio luogo di culto dal 1766 (chiesa luterana). Le rovine del convento di S. Giovanni furono utilizzate per rinforzare i bastioni e per costruire la forca di Champel, mentre gli edifici del convento dei francescani furono secolarizzati.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / gbp

2.6 - Economia e società

2.6.1 - La popolazione

La pop. di G. nel ME può essere determinata approssimativamente grazie ai prelievi fiscali effettuati periodicamente dal vescovo. Nel 1356-58 si contavano 491 fuochi, ossia 2500 ab. ca. Nel 1464 furono tassati 1232 case e 2445 contribuenti. A queste cifre vanno aggiunte le persone esenti da imposta: i nobili, gli ecclesiastici, i sudditi. La pop. della città nel XIV e nel XV sec. può così essere stimata intorno a oltre 5000 ab.

In mancanza di censimenti anteriori al 1798, anno in cui la città contava 24'331 ab., la pop. dell'epoca moderna è conosciuta solo grazie a qualche sporadico rilevamento o in base alle stime fatte studiando il movimento naturale. Si ritiene che G. avesse 13'150 ab. nel 1550, 17'330 nel 1580, 12'250 nel 1650, 16'220 nel 1690. Durante il XVIII sec., la pop. superò i 20'000 ab. nel primo quarto del sec. e i 25'000 nel decennio 1770-80. Le fluttuazioni del XVI e del XVII sec. furono provocate principalmente dall'arrivo o dalla partenza di rifugiati prot. (negli anni 1550-60 ne giunsero più di 5000). Alla pop. residente entro le mura vanno aggiunti gli ab. dei sobborghi, che alla fine del XVII sec. erano alcune centinaia e alla fine del XVIII sec. quasi 3000. I sobborghi si ripopolarono nella seconda metà del XVII sec., quando la minaccia militare si attenuò.

Autrice/Autore: La redazione / gbp

2.6.2 - Le fiere e l'artigianato

Dal XIII sec. elemento dominante dell'economia ginevrina furono le Fiere, fattore attrattivo per mercanti, banchieri, spedizionieri, artisti e, in un secondo tempo, stampatori, provenienti da tutta Europa, che fecero della città un centro commerciale e culturale di primaria importanza. Allo sviluppo delle fiere di G., iniziato nel 1260, fece riscontro il contemporaneo declino delle fiere della Champagne. Le fiere si tenevano quattro volte l'anno, nei giorni dell'Epifania, della Domenica in albis, di S. Pietro in Vincoli (primo agosto) e di Ognissanti, e duravano da dieci a 15 giorni. Nella prima metà del XV sec. si specializzarono nel commercio del denaro e G. divenne la piazza finanziaria più importante d'Europa. Una dozzina di case commerciali fiorentine, tra cui quella dei Medici, si stabilirono nella città, che però lasciarono negli anni 1460-70, dopo il conferimento da parte di Luigi XI di un privilegio alle fiere di Lione (1462). La presenza di mercanti ted., attivi tra il 1480 e il 1530, rallentò il processo di declino delle fiere di G., che sparirono definitivamente nella seconda metà del XVI sec.

La presenza a G. della sede vescovile, che dal 1309 trasse profitto dalla vicinanza del papa ad Avignone, oltre che di prospere congregazioni religiose e della nobiltà savoiarda, favorì l'insediamento di industrie, commerci di lusso e professioni liberali da cui si attendevano alti profitti. I mestieri che impiegavano il maggior numero di lavoratori erano quelli del ramo tessile, del cuoio e dell'abbigliamento: drappieri, tessitori, tintori, sarti, ricamatori, merciai, cappellai, tappezzieri, pellicciai, calzolai, calzettai, fabbricanti di paramenti liturgici, ecc. Grazie alla loro reputazione, questi artigiani ricevevano commesse dagli alti dignitari della Chiesa e della corte di Savoia. Su un totale di 2101 artigiani registrati nel 1464 nel corso di una riscossione fiscale, 340, ossia il 16%, lavoravano nel settore tessile e del cuoio. Il secondo gruppo in ordine di grandezza era quello dei mestieri legati all'alimentazione, che impiegava complessivamente 89 persone: macellai, scorticatori, mugnai, panettieri, pasticcieri, rosticcieri, cuochi, pescatori.

Alla fine del XV sec., sulla maggior parte dei fiumi vicini a G. sorsero mulini da carta destinati a rifornire la corte vescovile e i conventi della città. La tipografia si diffuse dalla seconda metà del XV sec. e tra il 1478 e il 1500 a G. si stamparono un centinaio di incunaboli. Anche i mestieri della costruzione erano ben rappresentati. Erano inoltre attivi alcuni vasai, fonditori di stagno e orefici. L'inventario delle professioni annoverava infine 17 albergatori, 12 barbieri-chirurghi, un solo banchiere, sette cambiavalute e 64 notai.

Gli ab. delle Franchises, ossia della città e dei sobborghi, diventavano soggetti al vescovo dopo un anno e un giorno di residenza, ma erano uomini liberi i cui diritti erano garantiti. I più ricchi cercavano di acquistare delle tenute in campagna per emulare lo stile di vita dei signori o tentavano di allearsi con nobili savoiardi.

Autrice/Autore: La redazione / gbp

2.6.3 - Le nuove industrie

Un fattore decisivo per l'economia di G. fu la sua collocazione geografica, alla foce del Lemano e lungo i grandi assi commerciali che collegavano il Mediterraneo e l'Italia alla Francia, ai cant. sviz. e all'Europa settentrionale. Determinante fu anche il suo ruolo di città-rifugio per i numerosi prot. perseguitati nel loro Paese. Durante l'ancien régime, nonostante la perdita d'importanza intern. delle fiere di G., il grande commercio mantenne un ruolo di primo piano spec. grazie alle strutture dei magazzini del Molard, dove tutte le mercanzie in transito venivano depositate, registrate e tassate. Per garantire l'approvvigionamento della pop. locale con generi alimentari di prima necessità (grano, vino, carne, latticini, frutta, verdura, olio) si tenevano inoltre diversi mercati nelle piazze e nei porti di Longemalle e della Fusterie, dove gli ufficiali di polizia esercitavano una stretta sorveglianza per impedire le frodi e l'accaparramento di determinati prodotti.

Le attività manifatturiere introdotte a G. nel XVI sec. dai rifugiati (spec. la lavorazione della seta, la trafilatura del metallo e l'orologeria) si svilupparono grazie al sostegno delle autorità cittadine che concessero loro stabili e terreni, prestiti finanziari ed esenzioni fiscali. Nonostante i puntuali aiuti, gli artigiani della lana, della seta, del cuoio e dei metalli, persino i tipografi e gli orologiai, dovettero affrontare parecchie difficoltà. Nell'intento di regolamentare e controllare la formazione degli artigiani, le tecniche utilizzate e il numero di addetti ai diversi mestieri, dai quali i non cittadini erano talvolta esclusi, il governo favorì l'istituzione delle maestranze, che detenevano i monopoli di fabbricazione.

Il governo tuttavia esitò nell'adeguare le tariffe daziarie alle esigenze produttive dei differenti settori, le cui materie prime dovevano essere importate da Paesi lontani, mentre i loro prodotti andavano esportati. Inoltre la posizione della città, circondata da territori stranieri, costringeva i mercanti-fabbricanti a esercitare la loro attività all'interno delle mura. La maggior parte delle maestranze, peraltro, proibiva loro di far capo alla manodopera rurale, meno costosa. All'interno della città la pressione demografica era forte e lo spazio ristretto. Le case, già densamente abitate, si riempivano di filatoi, torchi, mulini per torcere la seta e caldaie per la tintura. I pochi prati disponibili venivano utilizzati per l'asciugatura della stoffa, dei pellami e del cuoio. Vicino all'Ile e lungo le rive e i ponti sul Rodano, i mulini si moltiplicarono (mulini da grano, per la follatura, da carta, macine). Nel XVIII sec. l'aumento del fabbisogno energetico provocò talvolta conflitti tra i fruitori dei mulini, poiché le attività del settore tessile entravano in competizione con quelle dell'orologeria, della gioielleria, della piccola metallurgia e persino dei venditori di tabacco al minuto e dei cioccolatieri.

Dal 1700 le attività bancarie, legate allo sviluppo del commercio intern., ai rifugiati ugonotti e al finanziamento delle guerre condotte sotto Luigi XIV, divennero uno dei perni dell'economia ginevrina. Banchieri come i Thellusson, membri dell'"internazionale ugonotta", con relazioni a Parigi, Lione, Amsterdam e Londra, lavoravano nel campo del credito a lungo termine (rendite) e gettarono le basi delle future banche private di gestione patrimoniale. Alla fine del XVIII sec. le banche ginevrine finanziavano la monarchia franc.; la Rivoluzione franc. determinò la rovina di varie case bancarie di prestigio.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / gbp

2.6.4 - Sviluppo urbanistico

Le autorità cittadine cercarono progressivamente di risolvere i problemi legati alla concentrazione in uno spazio ristretto di una pop. numerosa e cosmopolita. Nel corso del XVIII sec. si affermò una nuova sensibilità urbanistica che si tradusse in una politica volta a rendere la città più bella e più salubre: si costruirono nuovi edifici alla Treille (rue des Granges dal 1719), una chiesa rif. nella piazza della Fusterie, un teatro alla Porte de Neuve, un ospedale al Bourg-de-Four (1707-12, palazzo di giustizia dal 1857). Dopo vari tentativi infruttuosi, la Signoria riuscì a pompare acqua dal Rodano migliorando il suo approvvigionamento idrico, in precedenza vincolato a sorgenti e pozzi spesso privati. Nel 1708 affidò all'ingegnere Joseph Abeille la realizzazione della machine des eaux, un impianto idrico situato alla punta dell'Ile che riforniva d'acqua sei fontane pubbliche, di cui quattro si trovavano nei quartieri più agiati. La Camera per la pulizia (chambre de la netteté), istituita nel 1699, procedette per gradi al risanamento della città e dei suoi fossati creando una rete di canali di scolo coperti, migliorando le latrine pubbliche e organizzando la raccolta dei rifiuti e il loro trasporto fuori città. Sebbene fosse stata spesso richiesta dalla pop., l'illuminazione delle strade fu introdotta soltanto nell'ultimo quarto del XVIII sec., quando il governo promosse l'acquisto e la manutenzione di lanterne pubbliche e private. Alla svolta del XIX sec., malgrado le difficoltà economiche, si continuarono a compiere sforzi in questo senso.

2.6.5 - La pubblica assistenza

La città attirava i poveri. Fondato nel 1535, l'ospedale generale, istituzione laica e centralizzata, aveva il compito di assistere e curare gli ammalati, accogliere gli orfani e ospitare temporaneamente i forestieri di passaggio. Destinata ai cittadini di G., l'istituzione si rivelò inadeguata per accogliere i rifugiati e si dovettero creare speciali casse di carità per venire in aiuto di Francesi, Italiani e "Tedeschi".

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / gbp

3 - XIX e XX secolo

3.1 - Istituzioni e vita politica

3.1.1 - Ginevra municipalità francese (1798-1814)

Dopo la sua annessione alla Francia, avvenuta nel 1798, la città di G. fu considerata per la prima volta un'entità amministrativa distinta dal suo territorio. Nel cant. di G. (inteso come suddivisione dell'arrondissement franc.) un'amministrazione municipale intra muros si occupava degli affari della città, mentre i com. situati fuori dalle fortificazioni erano gestiti da un'amministrazione extra muros. Conformemente alla legge del 17.2.1800 (28 piovoso anno VII), la città, divenuta prefettura, era amministrata da un sindaco, due aggiunti e un consiglio municipale, come gli altri com. franc. di uguale importanza. Durante l'occupazione franc. l'amministrazione municipale, che aveva sede nel vecchio palazzo com., rimase in mano ginevrina. Essa era più vicina alla pop. della prefettura, che si era insediata nell'ex dimora del residente di Francia.

In virtù del suo statuto di com. franc., G. dovette dotarsi di un ufficio assistenziale, cui venivano affidati i poveri che non potevano usufruire dell'aiuto della Soc. di beneficenza, riservata ai cittadini di antica data di Ginevra. Ma in quegli anni di disagio economico, il sindaco dovette appellarsi spesso alle vecchie casse di carità e persino crearne una nuova a favore degli operai forestieri. Diversi uffici com. - finanze, commercio e artigianato, polizia, o le loro sezioni (stranieri, buon costume, sanità, igiene, annona) - assunsero le mansioni già svolte dalle Camere della vecchia Repubblica. Il sindaco rimasto in carica più a lungo, Frédéric-Guillaume Maurice (1801-14), già syndic e membro del Consiglio dei Duecento, ma anche fondatore con i fratelli Pictet della Bibliothèque britannique, era apprezzato tanto dalle autorità franc. quanto dai Ginevrini, di cui cercava di tutelare gli interessi di fronte alle pretese del governo centrale, spec. in ambito fiscale.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / gbp

3.1.2 - Soppressione e ricostituzione del comune

L'ordinamento municipale instaurato nel 1800 venne abolito con la Restaurazione (1814). Di tutti i com. ginevrini, soltanto quello della città di G. fu soppresso. In effetti, l'amministrazione della città venne sottoposta alla supervisione dell'esecutivo cant. attraverso una sua commissione, la Camera dei conti. Composta di quattro membri del Consiglio di Stato e di quattro municipali nominati dallo stesso, l'istituzione aveva quale compito principale l'elaborazione di un preventivo di spesa poi ratificato dal governo. Gli importi concordati, provenienti dalla riscossione dei dazi e di altre tasse, erano destinati alla manutenzione delle infrastrutture stradali, dell'impianto idraulico e al rimborso dei debiti della precedente municipalità.

Durante il decennio 1830-40 la crescente autonomia dei com. rurali e il rallentamento delle attività economiche stimolarono l'azione dei fautori di un consiglio municipale eletto dal popolo. Provenienti dagli ambienti liberali e radicali, essi ritenevano che tale organismo, alla cui direzione ponevano necessariamente dinamici prot., avrebbe rilanciato l'industria ginevrina; tuttavia, si scontrarono con la tenace opposizione della maggioranza conservatrice del parlamento, il Consiglio rappresentativo. Il confronto, alimentato da diverse petizioni, fu all'origine del colpo di mano del 21.11.1841 che portò alla creazione di un'assemblea costituente.

La Costituzione del 1842 restituì alla città di G. la sua autonomia com. Essa prevedeva l'istituzione di un esecutivo (consiglio amministrativo) di 11 membri, nominati da un legislativo (consiglio municipale) di 81 Consiglieri, eletti con suffragio universale. Il medesimo ordinamento venne ripreso nella Costituzione del 1847, che si limitò a ridurre il numero di Consiglieri risp. a cinque e a 41. Nello stesso periodo, l'amministrazione cittadina si sviluppò e nel 1850 annoverava già otto uffici: la commissione per gli orfani, l'ufficio dei lavori pubblici, la biblioteca pubblica, il museo acc., il giardino botanico, le scuole di orologeria, lo stato civile e l'ufficio dei dazi. Si ampliarono così le competenze culturali, sociali ma anche finanziarie della città, il che provocò frequenti conflitti con il cant.

Autrice/Autore: Irène Herrmann / gbp

3.1.3 - Città e cantone: una difficile ripartizione delle competenze

Il com. di G. assunse la forma odierna nel 1930, quando venne portata a compimento la fusione di G. con i com. di Plainpalais, Les Eaux-Vives e Le Petit-Saconnex, oggetto di discussione dal 1924. L'aggregazione si giustificava con la crescente importanza dei compiti assunti dalla città, che oltrepassavano i limiti del suo esiguo territorio spec. in campo culturale, e con la diminuzione della pop. cittadina dovuta al trasferimento di numerosi ab. dei quartieri centrali nei com. suburbani, in pieno sviluppo. Occorreva quindi razionalizzare l'amministrazione com. ed evitare che la città restasse priva dei mezzi necessari al finanziamento delle sue mansioni.

Nel dicembre 1926 un progetto che mirava ad abolire il com. di G. ponendolo sotto la tutela del cant. fu respinto in votazione popolare. Un'altra proposta che definiva meglio le rispettive competenze dello Stato cant. e della città fu accolta nel marzo 1930. Quattro circoscrizioni amministrative che portavano i nomi degli ex com. furono mantenute fino al 1958, quando fu evidente che in seguito allo spopolamento del centro e all'ulteriore aumento demografico delle zone periferiche esse non avevano più motivo di sussistere. In linea di principio, i compiti delle due amministrazioni sembravano chiaramente distinti e definiti. Alla città incombevano la rete stradale, la lotta contro gli incendi, le infrastrutture sportive e i parchi pubblici. Essa gestiva inoltre un importante patrimonio immobiliare e soprattutto manteneva la completa responsabilità sulle principali istituzioni culturali. Il fatto che i servizi industriali siano rimasti di competenza della città fino al 1974 rivela tuttavia l'esistenza di problemi non del tutto risolti.

Per rispondere alle nuove esigenze della società, dal decennio 1960-70 la città, analogamente all'amministrazione cant., estese il suo campo d'intervento, ad esempio creando gradualmente istituzioni per la prima infanzia (asili nido e giardini d'infanzia). In altri settori, in particolare nell'ambito della polizia, i servizi vennero sviluppati parallelamente a quelli cant., dando origine a conflitti di competenza. Alcune controversie in merito alla pianificazione del territorio e alla politica dei trasporti misero nuovamente in evidenza la problematica dell'amministrazione territoriale. Ciò avvenne in particolare nel 1996, quando le autorità cittadine si opposero a un progetto per l'attraversamento della rada, e nel 1999, quando la costruzione di un parcheggio sotto la place Neuve fu respinta in una votazione com. Rimane dunque aperta la questione circa la facoltà degli ab. della città di decidere per tutta la pop. del cant.

Tra il 1931 e il 1995, la città di G. fu amministrata da una maggioranza borghese che si erose gradualmente. Dal 1967 al 1991, con l'elezione di esponenti dell'estrema destra xenofoba (Vigilance), la destra tradizionale perse la maggioranza in seno al legislativo, anche se la sinistra rimase minoritaria. Nel 1970 il partito del lavoro fu rappresentato per la prima volta nel consiglio amministrativo da un suo esponente; i tentativi della destra di impedire l'elezione di un sindaco comunista fallirono. Nel 1991 la sinistra e i Verdi (presenti dal 1987) ottennero 40 seggi nel consiglio municipale, ossia esattamente la metà, e raggiunsero la maggioranza nel consiglio amministrativo. Nel 1995, la sinistra e i Verdi conquistarono la maggioranza nel consiglio municipale (44 seggi) e nel consiglio amministrativo (3 seggi nel 1995, 4 nel 1999 e nel 2003 con l'elezione di un candidato dell'Alleanza di sinistra). Ogni anno viene eletto un nuovo sindaco di G.; nel 1968-69 la carica fu ricoperta per la prima volta da una donna, Lise Girardin.

Attualmente, all'inizio del XXI sec., un'armoniosa suddivisione dei compiti fra città e cant. non è ancora stata raggiunta e la ripartizione delle rispettive responsabilità continua a essere oggetto di dibattito. Nei periodi di crisi economica e finanziaria le razionalizzazioni vengono tuttavia percepite più che altro come puri e semplici tagli. È in questo contesto che il Consiglio di Stato ha lanciato nel 1999 l'idea di una fusione tra città e cant. All'epoca la città era però gestita, contrariamente al governo cant., da una maggioranza di sinistra e la proposta è stata respinta.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / gbp

3.2 - Economia e società

3.2.1 - Un periodo di crisi (1798-1814)

L'annessione di G. al Dip. del Lemano, anziché favorire le relazioni con il suo retroterra e con la Francia, rese più difficoltosi gli scambi commerciali. Alle proibizioni e tasse che colpivano l'importazione e l'esportazione di tele grezze e stampate si sommarono le "barriere" allestite alle porte della città per riscuotere una nuova tassa franc. destinata alla manutenzione delle strade, che si rivelò particolarmente pesante poiché nel corso della loro fabbricazione le indiane dovevano essere trasportate più volte dai sobborghi ad alcuni laboratori del centro cittadino. Gli artigiani della Fabrique, da parte loro, erano sottoposti ai diritti di patente e all'imposta sulle porte e le finestre che gravava in particolare sui loro laboratori. Inoltre non potevano più procurarsi alcune fondamentali componenti in acciaio, ritenute di provenienza inglese e quindi proibite, e dovevano pagare pesanti tributi sui pochi pezzi che riuscivano a importare. La mancanza di carbone determinò a tratti un aggravamento della disoccupazione che colpiva ampie fasce di pop.

La municipalità si trovava stretta tra due fronti: da un lato si ponevano i cittadini, che non erano in grado di pagare le imposte (ed erano restii a svolgere il servizio di guardia), e dall'altro la prefettura, che esigeva il versamento dei contributi diretti particolarmente gravosi ai quali il com. era assoggettato. Anche dopo esser riuscita a introdurre un dazio, dei cui proventi poteva usufruire, la città era cronicamente in difficoltà finanziarie. Non riusciva a sopperire alle spese necessarie per la manutenzione delle strade e dell'impianto idraulico e a volte dovette rinunciare all'illuminazione, confidando per l'accensione dei lampioni nella buona volontà dei privati. Dovette anche mettere a disposizione dei catt. un luogo di culto (chiesa di S. Germano, 1803) e un cimitero (1807), oltre che contribuire allo stipendio del prete.

Autrice/Autore: Liliane Mottu-Weber / gbp

3.2.2 - La demolizione delle fortificazioni

Mentre la rivoluzione del 1841 consentì alla città di affermare la propria autonomia, quella del 1846 portò alla demolizione delle fortificazioni che la circondavano, limitandone la superficie e frenandone la crescita demografica (21'812 ab. nel 1814, 27'177 nel 1834, 29'289 nel 1843, non compresi i com. suburbani). All'inizio del XIX sec. l'utilità e l'efficacia delle mura erano ormai diminuite. Quando G. entrò a far parte della Conf. diverse personalità pretesero l'abbattimento delle fortificazioni, peraltro in cattivo stato. Di parere diverso erano coloro che vedevano nelle mura il baluardo dell'"identità ginevrina". In un primo tempo per agevolare il passaggio attraverso le tre porte del capoluogo si costruirono passerelle sopra le mura. Si decise inoltre di aprire una breccia nella parte meno esposta, quella verso il lago. Durante il decennio 1830-40 le rive del Lemano furono nuovamente sistemate e il vecchio bastione dell'Ile aux Barques fu trasformato in una passeggiata, conformemente a un ambizioso piano di ristrutturazione della rada, attivamente sostenuto dai liberali, che nutrivano più di un interesse nei lavori (Société immobilière des Bergues).

La svolta risolutiva, ossia l'abbattimento dei bastioni, avvenne ad opera dei radicali (dalla fine del 1849). La demolizione determinò un decisivo mutamento dell'assetto urbanistico della città: si costruirono quartieri residenziali (impianto a scacchiera di Les Tranchées), edifici pubblici (Grand Théâtre, 1874-79; Museo d'arte e di storia, 1903-10) e numerosi edifici scolastici in uno stile architettonico considerato tipicamente elvetico. L'Università di Ginevra, subentrata all'Acc., ottenne, a differenza di quest'ultima, un proprio edificio (1868-73). Dopo la scomparsa del muro di cinta si attuarono trasformazioni all'interno del vecchio centro urbano: si aprirono nuove strade e viali (ceinture fazyste), si rimossero diverse vestigia architettoniche quali i dômes (ripari di protezione per le bancarelle) e il granaio di Longemalle, e si crearono alcune gradevoli passeggiate. Sorsero anche diversi edifici religiosi: la chiesa di Nostra Signora, la prima chiesa catt. eretta dopo la Riforma (1852-59), una chiesa inglese (consacrata nel 1853), una sinagoga (1857-58), una chiesa russa (1806) e un tempio massonico (1857-58, diventato chiesa del Sacro Cuore nel 1875). Al vecchio ponte dell'Ile e al nuovo ponte delle Bergues (1832) vennero ad aggiungersi quelli della Coulouvrenière (1857, ricostruito nel 1896 per l'Esposizione nazionale) e del Mont-Blanc (1861-62). Il porto generale o Rada (1858) venne utilizzato per il commercio lacustre fino all'inizio del XX sec.

Oltre a consentire un rinnovamento urbanistico, l'apertura della città creò le condizioni per una decisa modernizzazione economica e sociale. L'immenso cantiere, che dava impiego a molti disoccupati, servì innanzitutto a contenere la forte crisi degli anni 1846-49. A loro volta, l'edificazione e lo sfruttamento dei nuovi terreni favorirono una speculazione immobiliare i cui proventi furono ben presto contesi tra la città e il cant. Nel 1858 si sfruttò lo spazio guadagnato per realizzare un'infrastruttura ferroviaria in grado di collegare la città con la rete franc. e quella sviz. La decisione si rivelò tuttavia intempestiva poiché le grandi linee erano ormai definite e non coinvolgevano direttamente G. Il com. precorse invece i tempi con l'introduzione del tram (trainato da cavalli nel 1862, a vapore nel 1878, elettrico nel 1894). Il getto d'acqua venne inaugurato nel 1891, in occasione dei 600 anni della Conf.

La presenza sempre più massiccia di operai stranieri comportò infine una trasformazione della fisionomia sociale dell'agglomerato urbano. Mentre all'inizio del XIX sec. era ancora possibile distinguere le persone provenienti dalle campagne dai cittadini, in seguito le differenze si attenuarono e la pop. assunse tratti sempre più cosmopoliti, in sintonia con la vocazione intern. che la città si era vista attribuire. La pop. del com. "Città di G." raddoppiò quasi fra il 1843 (29'289 ab.) e il 1910 (58'337 ab.), ma a beneficiare della crescita demografica furono soprattutto i com. suburbani. In effetti, gli ab. di Les Eaux-Vives, Plainpalais e Le Petit-Saconnex, che nel 1843 erano risp. 1761, 3030 e 2612 ab., nel 1910 erano divenuti 17'580, 30'016 e 9310, passando da un numero complessivo di 7403 a 56'906. Dopo la guerra (censimento del 1920), la Città di G. addirittura si spopolò (56'292 ab.) a beneficio dei com. della cintura (70'334 ab.).

Autrice/Autore: Irène Herrmann / gbp

3.2.3 - L'agglomerato di Ginevra

Nel XX sec., l'agglomerato urbano ginevrino si estese decisamente oltre i confini della città. Nel 1941, in effetti, il com. di G. (dopo l'aggregazione del 1931 con i tre com. suburbani) ospitava il 71,2% della pop. cant., ossia 124'431 ab. su 174'855, percentuale scesa al 43% nel 2000, anno in cui G. contava 177'964 ab., di cui oltre il 40% stranieri. G. risulta comunque straordinariamente popoloso rispetto ai com. circostanti: la sua pop. è sei volte superiore a quella di Vernier, secondo com. del cant. per ab. L'agglomerato urbano ha superato i confini del cant., la cui superficie è limitata, estendendosi verso il cant. Vaud e i Dip. dell'Ain e dell'Alta Savoia.

Sul piano economico, anche la città di G. ha conosciuto il fenomeno della deindustrializzazione, accompagnata da una parallela crescita dei servizi, e numerose attività del settore secondario si sono trasferite nelle nuove zone industriali di periferia (per esempio la Charmilles Technologies). In compenso, la presenza di organismi intern. (sede della Società delle Nazioni dal 1920 e della sezione europea dell'ONU dal 1946) ha favorito lo sviluppo del turismo, di offerte per il tempo libero e degli affari (Salone dell'automobile, Palexpo).

La zona intern. fu costruita negli anni 1920-40 sulla sponda destra, dove prima sorgevano grandi tenute di cui si sono conservati i parchi. Città satellite come Le Lignon si trovano sul territorio di altri com. del cant. Durante il XX sec. la città vecchia non subì modifiche di rilievo, se si eccettua la sistemazione della piazza di Cornavin sulla sponda destra negli anni 1934-36. Tra le realizzazioni attuate nel XX sec. vi sono il quartiere residenziale di Champel, la sistemazione della zona industriale della Praille-Acacias (dal 1958) e la costruzione della torre per la Televisione della Svizzera romanda (1972-73). Dopo il maggio 1968 comparvero sulla scena politica ass. per la difesa dei quartieri popolari che riuscirono in parte a impedire alcune pesanti ristrutturazioni, tra cui quella del quartiere di Les Grottes. La problematica della riduzione del traffico automobilistico nel centro città e dello sviluppo dei trasporti pubblici ha suscitato conflitti con le autorità cant., competenti in materia.

Sul piano culturale, infine, la città di G. è riuscita, senza pregiudicare l'attività delle strutture esistenti, a creare nuovi spazi culturali (Maison des arts du Grütli) e diversi musei (Museo di storia delle scienze, 1964; Museo di storia naturale, 1966; Museo dell'orologeria e degli smalti, 1972; Museo di arte moderna e contemporanea, 1994; Museo intern. della Riforma, 2005). Non tutti i progetti, tuttavia, hanno potuto essere realizzati, come ad esempio quello di un museo etnografico, respinto in votazione nel 2002.

Autrice/Autore: Charles Heimberg / gbp

Riferimenti bibliografici

Archivi
– AEG
– ACit Ginevra
Bibliografia