15/07/2010 | segnalazione | PDF | stampare

Aratro

Nell’edizione a stampa questo articolo è corredato da immagini. È possibile ordinare il DSS presso il nostro editore.

L'aratro è l'attrezzo agricolo più importante, ed è usato per rompere e rivoltare la terra. Già nel Neolitico erano noti il semplice aratro in legno e quello a uncino (lat. aratrum), con vomeri in osso o lamelle litiche che rompevano la superficie del terreno ma non rovesciavano le zolle. L'aratro a ruote e a trazione animale (lat. carruca), attestato per la Rezia dal I sec. a.C., mantenne la sua forma originale fino al XIX sec. L'aratro rincalzatore o a ruote del ME e dell'epoca moderna consisteva di un corpo anteriore con ruote e di un corpo principale: sul timone in legno (bure), con dispositivo di fissaggio, erano sistemati il coltro in ferro, un'apposita lama anteposta al vomere, e il vomere mobile (orecchio) per rivoltare. Dato il suo peso, l'aratro veniva trainato da tre-quattro buoi o due Cavalli e richiedeva il servizio di due persone: gli animali dovevano essere guidati con precisione, e per tenere, sollevare e girare l'aratro occorrevano forza e abilità. L'aratura consisteva nello strappare lo strato erboso e nel rovesciare le zolle in profondità; per la prima operazione bastava un aratro leggero. Il rendimento giornaliero era scarso (uno iugero, pari a ca. ⅓ di ettaro). All'aratura seguiva la frantumazione delle zolle con erpice o Zappa (marra); la zappa, usata per giardini, orti e campi di patate, era l'attrezzo agricolo dei piccoli contadini e dei Tauner. In montagna si usavano aratri leggeri a uncino, senza ruote (aratro anteriore e posteriore nei Grigioni), zappe (nell'Oberland bernese e nel Vallese) o vanghe (San Gallo).

Fin dagli anni 1820-30, al "vecchio" aratro pesante (detto anche aratro sviz., alemanno o lucernese) si affiancò qualche aratro leggero (argoviese, olandese, da maggese ecc.). Dal 1880 il rincaro della manodopera agricola accelerò l'impiego di aratri migliori: rivoluzionario fu l'aratro brabantino in ferro, ruotabile sui due lati, che risparmiava un aratore. La motorizzazione ha consentito di ridurre le ore lavorative con l'introduzione dal 1918 di singoli aratri a motore, dal 1950 aratri monovomeri e polivomeri trainati da trattori, oltre ad aratri speciali (a dischi, a calotta sferica, a vite, ecc.; Macchine agricole).


Archivi
– Museo romando delle macchine agricole, Gingins
– Museo sviz. dell'agricoltura e della tecnica agricola, Alberswil
Bibliografia
Idiotikon, 5, 1243-1246; 7, 135-138
Dicziunari Rumantsch Grischun, 1, 1939-1946, 330-349
– H. Brugger, Die schweizerische Landwirtschaft in der 1. Hälfte des 19. Jahrhunderts, 1956
– H. Brugger, Die schweizerische Landwirtschaft 1850 bis 1914, 1978
– H. Moser, Der schweizerische Getreidebau und seine Geräte, 1988
– P. Scheuermeier, Il lavoro dei contadini, 2 voll., 19963 (ted. 1943-1956)
– M. Lachiver, Dictionnaire du monde rural, 1997

Autrice/Autore: Anne-Marie Dubler / vfe