• <b>Disarmo</b><br>"Contro gli affari con la morte. Per il divieto di esportare armi. Sì il 24 settembre"; manifesto in vista della votazione del 24.9.1972 sull'iniziativa popolare per un controllo rinforzato dell'industria d'armamento (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).
  • <b>Disarmo</b><br>"Per un controllo più rigido delle esportazioni di armi, contro l'indebolimento della nostra difesa nazionale"; manifesto contrario all'iniziativa popolare per un controllo rinforzato dell'industria d'armamento, posta in votazione il 24.9.1972 (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).

Disarmo

Il termine disarmo indica in senso stretto la riduzione del potenziale militare (armamenti, truppe, fortificazioni) e, in maniera più generale, le misure di controllo e di limitazione degli Armamenti e il contenimento della produzione e del commercio di Armi.

Nella vecchia Conf. le clausole di disarmo contenute nei trattati di pace servivano principalmente a stabilizzare gli equilibri raggiunti: il trattato di pace di Argovia del 1712, ad esempio, prevedeva lo smantellamento delle Fortificazioni esistenti e il divieto di costruirne delle nuove. Dal XVI sec. la Dieta e poi il Consiglio fed. vietarono l'esportazione e il transito di materiale bellico in occasione di conflitti nelle regioni limitrofe alla Svizzera, misura che tuttavia nel XX sec. non ebbe più successo. La dinamica del disarmo intern. acquistò vigore con le proposte della Francia nel 1863, della Russia nel 1868, della Croce Rossa e, dal 1895, con le rivendicazioni dei movimenti politico-sociali e pacifisti (Pacifismo). La dichiarazione di Bruxelles del 1874 e le convenzioni dell' Aia del 1899 e 1907, ratificate dalla Svizzera, vietarono alcune armi speciali, poco importanti dal punto di vista militare. Dal 1918 il pres. degli Stati Uniti Woodrow Wilson e la Società delle Nazioni (SdN) svilupparono concetti di disarmo di carattere generale per la prevenzione della guerra e la sicurezza collettiva. Il Consigliere fed. Giuseppe Motta si fece promotore di importanti proposte su questo tema davanti alla conferenza per il disarmo della SdN nel 1932: in Svizzera 311'000 persone sottoscrissero una petizione per il disarmo. Nel 1934 il Consiglio fed., con altri cinque Stati neutrali, cercò di salvare la conferenza per il disarmo e limitò il proprio armamento. Il Dip. militare fed. riteneva comunque che la Svizzera necessitasse di misure minime di disarmo in quanto già fondata su un sistema di milizia. L'industria bellica non venne nazionalizzata, come richiesto da un'iniziativa popolare del 1936 che riprendeva una proposta avanzata dalla SdN, ma fu sottoposta al controllo dello Stato, secondo le indicazioni del controprogetto accettato nel 1938.

Dopo il 1935 e per 50 anni la Svizzera non partecipò più ad alcun negoziato per il controllo degli armamenti. Durante i colloqui di Stoccolma (1984-86) e di Vienna (1989-91) sulle misure per l'accrescimento della fiducia e il disarmo in Europa, svoltisi nell'ambito della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), la Svizzera sottolineò il carattere speciale del suo esercito di milizia, pur accettando nel 1990 lo scambio di informazioni militari in Europa. Membro osservatore dal 1980 della conferenza per il disarmo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a Ginevra, la Svizzera chiese (1991) e ottenne (1996) di diventarne membro effettivo. Nel 1991 la Svizzera aderì al sistema di notifica dell'ONU relativo al commercio di armi. Nel suo rapporto di politica estera del 1993, il Consiglio fed. sottolineò l'accresciuta importanza del disarmo e il 30.8.2000 presentò all'Assemblea fed. un rapporto complessivo sulla sua politica di disarmo. Ciò avvenne dopo che durante la Guerra fredda lo stesso governo e i partiti borghesi avevano combattuto energicamente, con argomenti dai tratti anticomunisti, le richieste di disarmo avanzate dal movimento pacifista. Quest'ultimo, dopo la seconda guerra mondiale, si batté per il mantenimento, rispettivamente il ripristino, del divieto di esportazione di armi decretato dal Consiglio fed. nel 1946: lo fece in occasione della sua abolizione (1949), durante gli scandali Kamil (1964) e Bührle (1968), e con due iniziative, respinte dal popolo nel 1972 e 1997, alle quali le Camere contrapposero nuove leggi sul materiale bellico. Dal 1950 fino alla fine del decennio 1960-70 i Movimenti antinucleari si batterono contro le Armi atomiche. Le iniziative lanciate da Samuel Chevallier (1954, dichiarata irricevibile dal parlamento, e 1956) proposero di limitare le spese militari, mentre quelle inoltrate nel 1992 (dichiarata anch'essa irricevibile dal legislativo) e 1996 ne chiedevano il dimezzamento. Nel 1989 il 35,6% dei votanti si espresse a favore dell'abolizione dell'esercito.

<b>Disarmo</b><br>"Contro gli affari con la morte. Per il divieto di esportare armi. Sì il 24 settembre"; manifesto in vista della votazione del 24.9.1972 sull'iniziativa popolare per un controllo rinforzato dell'industria d'armamento (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).<BR/>
"Contro gli affari con la morte. Per il divieto di esportare armi. Sì il 24 settembre"; manifesto in vista della votazione del 24.9.1972 sull'iniziativa popolare per un controllo rinforzato dell'industria d'armamento (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).
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<b>Disarmo</b><br>"Per un controllo più rigido delle esportazioni di armi, contro l'indebolimento della nostra difesa nazionale"; manifesto contrario all'iniziativa popolare per un controllo rinforzato dell'industria d'armamento, posta in votazione il 24.9.1972 (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).<BR/>
"Per un controllo più rigido delle esportazioni di armi, contro l'indebolimento della nostra difesa nazionale"; manifesto contrario all'iniziativa popolare per un controllo rinforzato dell'industria d'armamento, posta in votazione il 24.9.1972 (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).
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La Svizzera ratificò numerosi trattati di controllo degli armamenti: nel 1932 il protocollo sui gas tossici del 1925 (Armi chimiche); nel 1963 il trattato per la proibizione parziale (dello stesso anno) degli esperimenti nucleari e nel 1999 quello per la proibizione totale (del 1996); nel 1976 la convenzione sulle Armi biologiche del 1972 e il trattato sui fondi marini del 1971; nel 1977 il trattato di non proliferazione nucleare del 1968, prolungato per un periodo indeterminato nel 1995; nel 1982 la convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono colpire in modo indiscriminato del 1980; nel 1988 la convenzione sul divieto dell'uso di tecnica di modifica dell'ambiente a fini militari del 1976; nel 1990 il trattato sull'Antartico del 1959; nel 1995 la convenzione sulle armi chimiche del 1993. Nel 1951 la Svizzera aderì alle restrizioni delle esportazioni decretate dai Paesi occidentali nei confronti di quelli del blocco orientale. Per quanto riguarda l'esportazione di beni utilizzabili a scopi civili e militari, nel 1992 il Consiglio fed. ne estese ampiamente i controlli già coordinati sul piano intern., regolando poi la materia nel 1995 con la legge sul controllo dei beni a duplice impiego.


Bibliografia
– C. Gasteyger, «Switzerland», in Encyclopedia of Arms Control and Disarmament, a cura di R. D. Burns, 1, 1993, 243-252
– P. Hug, «Die internationale Politik zur Eindämmung von Rüstungstransfers als neue Herausforderung an die Schweiz», in Schweizerische Zeitschrift für politische Wissenschaft, 1, 1995, 193-223

Autrice/Autore: Peter Hug / sma