Leytron

Com. VS, distr. Martigny; (1219: Leitrun). L. comprende sei frazioni (L.-Plan, Produit, Montagnon, Les Places, Dugny e Le Four, situate tra i 497 e i 1041 m di altitudine) e Ovronnaz (1350 m). Pop: 421 ab. nel 1798, 615 nel 1850, 1073 nel 1900, 1697 nel 1950, 2128 nel 2000. È stata rinvenuta una tomba della cultura di La Tène. Dal ME L. appartenne alla castellania e "bandiera" di Saillon, allodio del conte Ulrich I von Lenzburg dal 1033, e poi signoria vescovile in seguito alla cessione al nipote Aimone di Savoia, vescovo di Sion. Possedimento savoiardo (1130-1475) e poi alto vallesano (1475-1798), continuò a essere amministrato dal castellano e ministeriale (métral) di Saillon e da funzionari locali. Il visdominato fu detenuto dalle fam. de la Tour (1219), de Mar (1292), de Châtillon d'Aosta (1327) e de Montheolo (1356-1798) e fu poi riscattato dallo Stato. Attestato dal 1315, il com. venne costituito nel 1820, data della separazione da Saillon. Sul piano ecclesiastico, dall'XI sec. fece capo a Saillon prima di formare una parrocchia autonoma attorno al 1264. L'antica chiesa di S. Martino è menz. nel 1413; una nuova chiesa venne costruita nel 1900. Il com. subì più volte danni provocati dalla natura (straripamenti del Rodano, della Salentse e della Losentse, incendio nel 1550, frane dell'Ardève nel 1570). Produit e Montagnon sono minacciate da uno dei più grandi smottamenti di tutto il Vallese. Grazie alla captazione delle acque della Salentse (1907), all'impiego di pompe elettriche (1921) e al ricorso a un sistema di irrigazione (1956), la situazione del territorio com., in precedenza paludoso, è migliorata. Il ponte sul Rodano, realizzato nel 1883-84, è stato ricostruito nel 1991-92. In passato incentrata sulla viticoltura, la cerealicoltura, l'allevamento, l'economia lattiera, l'industria del legno (segherie) e le cave di ardesia, all'inizio del XXI sec. l'economia locale dipendeva soprattutto dai vigneti (i settimi in ordine di grandezza del cant.), dalle attività artigianali (settore orologiero, lavorazione del legno e della pietra) e dal turismo (stazione estiva e invernale di Ovronnaz).


Bibliografia
– J. Desfayer, «Notes sur Leytron», in Ann. val., 1952, 149-157

Autrice/Autore: Patrick Maye / mku