18/06/2007 | segnalazione | PDF | stampare | 

Diritto del bambino

Il diritto del bambino è inteso qui come diritto del figlio, in quanto esso regola i rapporti giur. fra genitori e figli (Diritto di famiglia) e, secondo la concezione giur. moderna, mira a proteggere il bene del figlio. In Svizzera è ancorato nel Codice civile dal 1907.

I temi principali della storia del diritto del figlio sono la trasformazione in senso giur. della potestà domestica del padre nell'alto ME (Diritto del padre di famiglia) e il conferimento di diritti ai figli naturali. Le Leggi germaniche contenevano regole sull'amministrazione dei beni del bambino in caso di morte di un genitore, che nel pieno ME furono all'origine di diverse forme di controllo e di limitazione del potere decisionale del padre. Solo attorno alla fine del ME, e sotto l'influsso della Chiesa, in alcuni casi fu riconosciuto al figlio naturale, inizialmente considerato privo di fam., un legame giur. con i genitori (Illegittimità). Lo sviluppo in questo ambito variò a seconda del luogo: ancora nel XIX sec. i cant. Obvaldo, Nidvaldo, Lucerna e Argovia si rifiutavano di riconoscere qualsiasi vincolo legale con la madre, mentre Appenzello Interno e Vallese accordavano in pratica al figlio naturale gli stessi diritti di cui godeva quello legittimo nei confronti del padre. I cant. che si ispiravano al Codice napoleonico (Ticino, Vaud, Neuchâtel) non riconoscevano l'azione di paternità, mentre altri (Zurigo, Lucerna, Obvaldo, Zugo, Soletta, Sciaffusa, Argovia, Turgovia) la ammettevano solo nei confronti dei celibi; nei cant. Berna, Friburgo e Argovia andava notificata prima del parto, nel cant. Uri era possibile perfino nei confronti di più concubini. Anche il Diritto successorio presentava differenze: a seconda del cant. il figlio naturale era completamente escluso dall'eredità oppure equiparato a quello legittimo, nei confronti sia della madre sia del padre. La Costituzione fed. del 1874 fissò la maggiore età ai fini religiosi (16 anni) e sancì la legittimazione del figlio naturale mediante il susseguente matrimonio dei genitori.

Il Codice civile del 1907, benché ancora imperniato sulla discendenza legittima, conteneva importanti innovazioni: la patria potestà poteva essere esercitata congiuntamente dai genitori (ma in caso di disaccordo soltanto dal padre) e le autorità preposte alla Tutela erano incaricate di intervenire contro i genitori inadempienti.

Nei confronti della madre il figlio naturale era equiparato a quello legittimo; pur avendo diritto a una somma per il mantenimento, restava però molto svantaggiato nei confronti del padre. Se questi infatti non era disposto a pagare, la madre o il figlio potevano, tramite un curatore, intentargli causa, dimostrando che il convenuto aveva concubito con la madre; l'azione andava respinta, tuttavia, se la madre aveva avuto rapporti con più uomini o tenuto una condotta immorale. La paternità era attribuita a seguito di un riconoscimento volontario oppure, per via giudiziale, quando si verificavano alcune particolari condizioni (promessa di matrimonio, violenza carnale, abuso), a meno che il bambino non fosse nato da una relazione adulterina o incestuosa. Se il figlio era posto sotto tutela, la potestà parentale poteva essere trasferita alla madre o - in caso di attribuzione al padre con effetti di stato civile - al padre.

L'Adozione era consentita alle persone sole o coppie senza prole a partire dall'età di 40 anni, aveva effetti limitati ed era passibile di scioglimento per consenso reciproco oppure per via giudiziale.

La revisione del diritto del bambino avvenne in due tappe. Caratteristiche principali della prima, che riguardò l'adozione (1972), furono il primato del bene del figlio, l'adozione agevolata del minorenne da parte dei coniugi, l'equiparazione giur. di figli e figli adottivi e l'indissolubilità dell'adozione. Il diritto del figlio adottivo all'informazione circa l'identità dei genitori biologici e le disposizioni sull'adozione intern. sono stati modificati nel 2001.

Le riforme principali della seconda fase, concernenti gli altri aspetti del diritto del bambino (1976), sancirono l'abbandono del dualismo legittimità/illegittimità e quindi il superamento della discriminazione giur. dei figli naturali; furono inoltre introdotti il diritto del figlio a contestare giudizialmente la presunzione di paternità, l'ammissione illimitata dell'azione di paternità, la codifica delle regole principali sul diritto di visita e l'obbligo di mantenimento. Altre disposizioni interessarono lo status del figliastro e dell'affidato ( Minori in affidamento), il riconoscimento della personalità del bambino, l'abolizione del parere decisivo del padre in caso di disaccordo fra i coniugi, l'assegnazione legale della potestà parentale alla madre non sposata e una maggiore protezione del bambino.

La revisione del Codice civile varata nel 1998 prevede l'esercizio congiunto della potestà parentale (detta fino ad allora patria potestà) anche per le coppie divorziate o non coniugate e conferisce al bambino il diritto di essere ascoltato e rappresentato in caso di divorzio dei genitori. La legge fed. del 18.12.1998 sulla procreazione con assistenza medica ha definito lo statuto giur. del nascituro. Nel 1997 la Svizzera ha aderito alla Convenzione dell'ONU sui diritti dell'infanzia.


Bibliografia
– E. Huber, System und Geschichte des schweizerischen Privatrechts, 1, 1886; 2, 1888; 4, 1893
L'enfant, Recueils de la Société Jean Bodin, 36, 1976
– C. Soliva, «Zum Kindesrecht in den Stadtrechten der alten Eidgenossenschaft», in Festschrift für C. Hegnauer, 1986, 493-503
– C. Hegnauer, Grundriss des Kindesrechts und des übrigen Verwandtschaftsrechts, 19995
– C. Hegnauer, «Entwicklungen des schweizerischen Familienrechts», in Die Praxis des Familienrechts, 1, 2000, 1-23

Autrice/Autore: Cyril Hegnauer / vfe