• <b>Radicalismo</b><br>Henri Druey, uomo di Stato radicale, raffigurato in una litografia del 1847 (Musée historique de Lausanne). Druey fu uno degli animatori dell'Associazione nazionale svizzera. Nel canton Vaud allontanò i liberali dal potere (1845) e, nel 1848, fu uno dei primi sette Consiglieri federali.
  • <b>Radicalismo</b><br><I>Un mezzo radicale. Immagine senza parole</I>; caricatura realizzata da  Johann Friedrich Boscovits  e pubblicata il 24.12.1910 sulla prima pagina del <I>Nebelspalter</I> (Biblioteca nazionale svizzera). Walter Bissegger, presidente dei radicali svizzeri (1907-11) e redattore della NZZ (1885-1915), pretese che alcuni membri del suo partito abbandonassero il Bürgerverband, un'organizzazione di destra che reclutava in larga misura esponenti tra i radicali.

Radicalismo

Il termine radicalismo si diffuse all'inizio del XIX sec. quale definizione per quelle teorie politiche e quei movimenti impegnati a favore di una profonda trasformazione della realtà esistente. L'espressione venne impiegata per la prima volta in Inghilterra attorno al 1800, quando gli oppositori della riforma del sistema elettorale definirono in maniera sprezzante radicals i suoi sostenitori e radicalism il loro programma. Inizialmente questi termini vennero utilizzati in un'accezione negativa anche in Francia, dove dopo il 1830 i sostenitori della Monarchia di luglio apostrofarono così i repubblicani per isolarli politicamente. Dal 1835 gli stessi repubblicani si qualificarono sempre più come parti radical; l'espressione acquisì così una connotazione positiva. Secondo il Dictionnaire politique, pubblicato a Parigi nel 1842 dai sostenitori del radicalismo, quest'ultimo era "quella dottrina innovativa che si fonda sulla coscienza e la ragione"; a differenza dei liberali e degli altri fautori di riforme moderate, i radicali all'epoca si consideravano i pionieri di un profondo rinnovamento delle istituzioni politiche.

In Svizzera il radicalismo fu strettamente legato al Liberalismo. Rispetto alla Francia, l'attributo "radicale" mantenne più a lungo un'accezione negativa; prima del 1848 i "liberali radicali" si definirono "liberali" (Freisinnige) o "liberali avanzati" (libéraux avancés). Correnti radicali si manifestarono per la prima volta in occasione del dibattito sulla riforma costituzionale del 1832/33, quando non solo i conservatori (Conservatorismo) ma anche la maggioranza dei liberali si dichiarò favorevole a una revisione del Patto fed. del 1815 solo nel pieno rispetto delle norme vigenti. Una minoranza tra i liberali attribuì però maggiore peso a una "riforma razionale di un ordinamento ormai antiquato" e alla "coesione della nazione" rispetto a queste considerazioni di natura giur. Le prime org. che riunirono i radicali o nazionali, come venivano allora chiamati, furono la soc. studentesca Helvetia e l'Associazione nazionale svizzera, fondata nel 1835. Né agli inizi né in seguito il radicalismo si ispirò a una dottrina politica ben definita. Le varie correnti erano unite dall'obiettivo comune di promuovere l'unità nazionale e creare uno Stato centrale forte. I radicali legittimavano la loro politica rivoluzionaria appellandosi alla "sacralità della nazione" e al principio della sovranità popolare. A loro vedere il popolo quale autentica fonte della sovranità si poneva al di sopra di tutte le Costituzioni, leggi e accordi. Il radicalismo sviz. postulava così apertamente "il diritto popolare alla rivoluzione". In maniera più decisa rispetto al liberalismo, il radicalismo tentò di imporre l'uguaglianza giur. in tutti gli ambiti della vita politica e pubblica e di estendere la partecipazione politica. I radicali rivendicarono il suffragio universale maschile, l'equiparazione dei detentori della cittadinanza cant. e com. e degli Svizzeri domiciliati per quanto riguarda i diritti politici, l'elezione popolare dell'esecutivo e dei tribunali e la partecipazione diretta alle decisioni politiche grazie all'introduzione di un diritto di veto, del referendum o dell'iniziativa popolare legislativa. Uno Stato forte doveva anche promuovere la Decristianizzazione, la Modernizzazione e, tramite l'istruzione generalizzata, l'uguaglianza sociale. Radicali quali Jakob Stämpfli speravano di risolvere la questione sociale tramite una politica sociale statale e il sostegno a singoli settori economici. Henri Druey cercò addirittura di ancorare il diritto al lavoro nella Costituzione del cant. Vaud.

<b>Radicalismo</b><br>Henri Druey, uomo di Stato radicale, raffigurato in una litografia del 1847 (Musée historique de Lausanne).<BR/>Druey fu uno degli animatori dell'Associazione nazionale svizzera. Nel canton Vaud allontanò i liberali dal potere (1845) e, nel 1848, fu uno dei primi sette Consiglieri federali.<BR/>
Henri Druey, uomo di Stato radicale, raffigurato in una litografia del 1847 (Musée historique de Lausanne).
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L'Anticlericalismo e l'opposizione ai gesuiti rappresentarono due ulteriori pilastri programmatici del radicalismo. Soprattutto radicali di origini catt. quali Augustin Keller, che impose la soppressione dei conventi in Argovia (1841), erano ostili alla Chiesa e su posizioni anticlericali (affare dei conventi di Argovia). Per accelerare il processo di secolarizzazione, la Chiesa doveva essere sottoposta allo Stato; l'istituzione di scuole pubbliche mirava a spezzare l'influenza del clero. Per i radicali i gesuiti - visti come braccio militante del cattolicesimo reazionario che si opponeva all'ordinamento statale e sociale liberale - incarnavano l'inquietante potere della Chiesa e delle forze reazionarie alleate con quest'ultima, che si opponevano alla ragione, al Progresso e alla democrazia. Dal 1844 i radicali diedero vita alle cosiddette ass. patriottiche, che nel 1847 si riunirono nella prima Ass. patriottica sviz., influente comitato d'azione politico che soprattutto nei cant. dell'Altopiano raccolse crescenti consensi. La sconfitta patita in occasione delle due spedizioni dei Corpi franchi contro Lucerna e il ritorno dei gesuiti in quest'ultimo cant. rafforzò ulteriormente il loro peso politico. Nel 1845 andarono al potere nel cant. Vaud (Henri Druey), nel 1846 a Ginevra (James Fazy) e Berna (Jakob Stämpfli). La loro avanzata contribuì in maniera determinante ad aggravare il conflitto sulla riforma del Patto fed. e a creare una situazione per cui nel 1847 anche i liberali non poterono più sottrarsi allo scioglimento del Sonderbund con la forza militare.

Dopo l'approvazione della Costituzione fed. del 1848 il compito più importante della maggioranza liberale radicale nel neocostituito Stato fed. fu il consolidamento del nuovo ordine all'interno e verso l'esterno. Grazie al sistema maggioritario, nel primo Consiglio nazionale eletto i radicali con il 58% dei voti conquistarono il 73% dei seggi. Nel 1863 persero la maggioranza e in alcuni cant. furono incalzati da sinistra dal Movimento democratico; insieme al cosiddetto centro liberale rimasero comunque preponderanti. Il rafforzamento del potere centrale, l'ampliamento dei diritti popolari, la libertà di religione e di coscienza, una scuola pubblica confessionalmente neutra e il matrimonio civile furono obiettivi importanti dei radicali anche in occasione delle revisioni costituzionali del 1872 e 1874. Quella del 1872, caratterizzata da una forte impronta centralista, venne però respinta dal popolo. Solo con la seconda proposta, che pose maggiormente l'accento sul Kulturkampf risp. sull'anticattolicesimo e attenuò le spinte centraliste, le forze liberali radicali, organizzate nella nuova Associazione patriottica svizzera, riuscirono a trovare una maggioranza per una nuova Costituzione fed.

<b>Radicalismo</b><br><I>Un mezzo radicale. Immagine senza parole</I>; caricatura realizzata da  Johann Friedrich Boscovits  e pubblicata il 24.12.1910 sulla prima pagina del <I>Nebelspalter</I> (Biblioteca nazionale svizzera).<BR/>Walter Bissegger, presidente dei radicali svizzeri (1907-11) e redattore della NZZ (1885-1915), pretese che alcuni membri del suo partito abbandonassero il Bürgerverband, un'organizzazione di destra che reclutava in larga misura esponenti tra i radicali.<BR/><BR/>
Un mezzo radicale. Immagine senza parole; caricatura realizzata da Johann Friedrich Boscovits e pubblicata il 24.12.1910 sulla prima pagina del Nebelspalter (Biblioteca nazionale svizzera).
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Nel 1878 i radicali della Svizzera ted. e di quella franc., fino ad allora riuniti in una struttura piuttosto debole, crearono, con una parte dei democratici, un gruppo radicale democratico all'Assemblea fed. Dal 1881 poterono nuovamente contare in seno al Consiglio nazionale su una netta maggioranza, che conservarono fino all'introduzione dello scrutinio proporzionale nel 1919.

Con l'avvento del socialismo (Partito socialista) il gruppo parlamentare radicale scivolò sempre più al centro del panorama politico. La fondazione del Partito radicale democratico (PRD) nel 1894 consolidò l'unione dei radicali e di una parte dei democratici con i liberali moderati. Nuove divisioni nell'ambito della politica sociale ed economica fecero passare in secondo piano la vecchia contrapposizione tra liberali e radicali e tra questi ultimi e i conservatori. L'orientamento generalizzato del PRD e della borghesia verso valori liberal-conservatori nella Svizzera ted. indusse progressivamente il partito ad abbandonare il termine "radicalismo" sul piano programmatico e dell'autorappresentazione; entro gli anni 1970-80 l'attributo "radicale" scomparve dalle denominazioni dei gruppi parlamentari e delle sezioni cant. Nella Svizzera franc. il termine venne invece mantenuto, come dimostra la denominazione ufficiale del partito (parti radical-démocratique, dal 2009 parti libéral-radical) e il fatto che i suoi sostenitori continuarono a definirsi radicali, anche per differenziarsi dalle correnti liberal-conservatrici romande che dal 1894 si collocarono a destra del PRD (Partito liberale). L'eredità radicale si manifesta anche nel nome della sezione ticinese del PRD (partito liberale radicale ticinese).


Bibliografia
– P. Wende, «Radikalismus», in Geschichtliche Grundbegriffe, a cura di O. Brunner et al., 5, 1984, 113-133
– E. Gruner, Die Parteien in der Schweiz, 1969 (19772)
– A. Tanner, «Das Recht auf Revolution», in Im Zeichen der Revolution, a cura di T. Hildbrand, A. Tanner, 1997, 113-137
– J. Lang, «"Vernünftig und katholisch zugleich"», in Revolution und Innovation, a cura di A. Ernst et al., 1998, 259-270
– O. Meuwly, L'unité impossible, 2007

Autrice/Autore: Albert Tanner / mku