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Partiti borghesi

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All'inizio del XXI sec. in Svizzera venivano considerati partiti borghesi il Partito radicale democratico (PRD) e il Partito liberale (PL), dall'1.1.2009 uniti nel partito liberale-radicale, il Partito popolare democratico (PPD), l'Unione democratica di centro (UDC) e varie formazioni minori (Partiti). L'attributo "borghese" in questo contesto assume una connotazione positiva o negativa a seconda che venga utilizzato dalle stesse formazioni menz. in precedenza o dagli avversari politici (ad esempio il partito socialista). Dall'ultimo quarto del XIX sec. la contrapposizione tra le forze borghesi e la sinistra costituì la più importante dicotomia nell'ambito della politica sviz. A causa del sistema elettorale proporzionale in vigore sul piano fed. e nei cant. più popolosi nessuno dei partiti borghesi dispone della maggioranza assoluta, per cui per raggiungere i loro obiettivi politici ed elettorali sono spesso costretti a collaborare risp. a presentarsi agli elettori come "blocco borghese". Il sistema maggioritario per la nomina degli esecutivi cant. e com. e la necessità di prevalere nelle votazioni popolari rafforzano tale tendenza a coalizzarsi. In questo modo i partiti borghesi sul piano com., cant. e fed. raggiungono quasi sempre la maggioranza, limitata però dal referendum e dal principio della concordanza volontaria (Democrazia consociativa).

La Svizzera è tra i Paesi europei in cui i partiti borghesi sono riusciti a rimanere al potere più a lungo e con maggiore successo. L'industrializzazione relativamente precoce e i rivolgimenti politici avvenuti in diversi cant. nel ventennio 1830-50 favorirono l'affermazione del Liberalismo e dei suoi rappresentanti provenienti dalle cerchie contadine, commerciali e industriali. Con la nascita, nel 1848, dello Stato fed. tale supremazia venne consolidata e ampliata (Radicalismo); il liberalismo politico ed economico divenne presto il cardine della cultura borghese nazionale. La scarsa proletarizzazione, dovuta alla quasi totale assenza di un'industria pesante e all'urbanizzazione tardiva, e il grado ridotto di organizzazione della classe operaia sviz. favorirono il predominio della Borghesia. Per limitare il ricorso ai referendum, alla fine del XIX sec. i radicali - fondatori dello Stato fed. e detentori della maggior parte delle cariche direttive nell'ambito dell'economia, dell'amministrazione, della ricerca scientifica, dell'esercito e della stampa - cooptarono i Cattolici conservatori nel Consiglio fed. e li integrarono nello schieramento borghese. Il rafforzamento del movimento operaio dalla metà degli anni 1880-90 portò a un riavvicinamento tra i partiti borghesi, la cui posizione uscì rafforzata dallo sciopero generale. In seguito all'introduzione nel 1919 del sistema proporzionale per le elezioni del Consiglio nazionale, contadini e artigiani si separarono dai radicali formando il partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi (PAB, oggi UDC). Dato che i radicali non disponevano più della maggioranza assoluta nell'Assemblea fed., essi dovettero collaborare in misura maggiore con i catt. conservatori e il PAB. La crisi degli anni 1930-40 fu all'origine di tensioni anche all'interno dello schieramento borghese: l'ala destra fu tendenzialmente favorevole a una revisione costituzionale ispirata al corporativismo; Gottlieb Duttweiler fondò inoltre l'Anello degli Indipendenti (AdI), movimento borghese di opposizione che però conseguì successi solo dagli anni 1950-60. I movimenti di ispirazione fascista trovarono solo poca risonanza nel campo borghese. Prima della seconda guerra mondiale i partiti borghesi e la sinistra raggiunsero un'intesa su temi controversi quali l'esercito e la difesa nazionale, ciò che nel 1943 permise l'elezione del primo socialista in Consiglio fed., in precedenza monopolio dei partiti borghesi.

Grazie alla congiuntura economica favorevole, al conseguente miglioramento delle condizioni di vita e all'anticomunismo ampiamente diffuso, il predominio dei partiti borghesi rimase inalterato anche nel secondo dopoguerra. Negli anni 1950-60 il partito conservatore pose fine alla tradizionale prevalenza radicale nel Consiglio fed. e indebolì l'ala destra dello schieramento borghese imponendo la doppia presenza socialista nell'esecutivo. La democrazia consociativa, che permetteva di stare al governo e contemporaneamente assumere un ruolo di opposizione, impedì la formazione di una maggioranza socialista che avrebbe potuto minare la posizione dominante dei partiti borghesi. Anche a causa di questa flessibilità, la formula magica a maggioranza borghese è rimasta stabile fino all'inizio del XXI sec. Con il mutamento dei valori, il cosiddetto problema dell'inforestierimento e la questione ambientale, nel ventennio 1960-80 nacquero nuovi movimenti politici (Azione nazionale, POCH, partiti ecologisti, movimento femminista). La complessità della struttura istituzionale sviz. favorì la coesione dei partiti tradizionali, ma rese anche necessari degli adattamenti della politica borghese alle richieste di questi nuovi movimenti. I mutamenti geopolitici degli anni 1980-2000 (integrazione europea, crollo del comunismo) costituirono una sfida in particolare per i partiti borghesi e misero in luce le posizioni divergenti in relazione all'adesione all'ONU, allo SEE, all'UE e alla neutralità. Soprattutto nella Svizzera ted. i radicali persero il loro ruolo guida, dato che la forza coesiva dell'anticomunismo svanì e l'élite economica si concentrò in maniera crescente sugli affari intern. e si distanziò dal partito. Delle divisioni e delle debolezze ideologiche nel campo borghese beneficiò la politica populista di Christoph Blocher, carismatico imprenditore e Consigliere nazionale, che a metà degli anni 1980-90 promosse la trasformazione dell'UDC in un partito borghese di destra di stampo nazionalista e conservatore. Nelle elezioni fed. del 1999 l'UDC divenne il più forte partito dello schieramento borghese, provocandone uno spostamento a destra. Nel 2003 ottenne un secondo seggio in Consiglio fed. con l'elezione di Blocher, modificando di conseguenza la cosiddetta formula magica. La non rielezione di Blocher nel 2007 a vantaggio dell'esponente UDC Eveline Widmer-Schlumpf ha comportato una scissione in seno alla stessa UDC e la nascita del partito borghese democratico (2008).

Anche se negli ultimi decenni il peso elettorale dei partiti borghesi è diminuito in quasi tutti i cant. e sul piano fed., all'inizio del XXI sec. il loro ruolo preminente, soprattutto su scala nazionale, non appare in pericolo: nelle elezioni essi si sostengono a vicenda, mentre nelle votazioni popolari dispongono tuttora di più elevate risorse finanziarie e del sostegno maggioritario della stampa e possono in larga parte attuare la loro politica.


Bibliografia
– E. Gruner, Die Parteien in der Schweiz, 1969 (19772)
– U. Klöti (a cura di) Handbuch Politisches System der Schweiz, 2, 1984, 135-162
– L. Neidhart, «Funktions- und Organisationsprobleme der schweizerischen Parteien», in Schweizerisches Jahrbuch für Politische Wissenschaft, 26, 1986, 21-46
– A. Ladner, «Das Schweizer Parteiensystem und seine Parteien», in Handbuch der Schweizer Politik, a cura di U. Klöti et al., 1999, 213-260
– W. Linder, Schweizerische Demokratie, 1999 (20052)
– L. Neidhart, Die politische Schweiz, 2002

Autrice/Autore: Leonhard Neidhart / mku