• <b>Stagionali</b><br>Grandi pulizie in un albergo di Arosa. Fotografia di  Rob Gnant,  1959 (Fotostiftung Schweiz, Winterthur) © Fotostiftung Schweiz. La cura dei parquet degli alberghi, prima e dopo la stagione turistica, era un lavoro faticoso. Insieme all'edilizia e all'agricoltura, il ramo alberghiero costituiva uno dei settori economici che impiegava il maggior numero di stagionali.

Stagionali

Istituito dalla legge fed. concernente la dimora e il domicilio degli Stranieri del 1931, lo statuto di stagionale (Lavoro stagionale) si inserì nel quadro di una politica migratoria globale tesa a garantire la flessibilità necessaria ai bisogni dell'economia (Mercato del lavoro) e nel contempo a combattere l'"inforestierimento" (Immigrazione). Dal 1963, in un contesto di surriscaldamento dell'economia e sotto la pressione degli ambienti xenofobi (Xenofobia), ma anche dei vari partner sociali, vennero adottati diversi modelli di contingentamento per limitare l'afflusso di manodopera estera e privilegiare i lavoratori qualificati provenienti dai Paesi europei. Nel luglio del 1963 fu introdotta una quota massima annua di stagionali per cant. Dal marzo del 1974 la concessione di un permesso stagionale fu sottoposta all'approvazione della polizia fed. degli stranieri. Lo statuto di stagionale fu soppresso nel 2002 con l'entrata in vigore dell'accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE.

<b>Stagionali</b><br>Grandi pulizie in un albergo di Arosa. Fotografia di  Rob Gnant,  1959 (Fotostiftung Schweiz, Winterthur) © Fotostiftung Schweiz.<BR/>La cura dei parquet degli alberghi, prima e dopo la stagione turistica, era un lavoro faticoso. Insieme all'edilizia e all'agricoltura, il ramo alberghiero costituiva uno dei settori economici che impiegava il maggior numero di stagionali.<BR/><BR/>
Grandi pulizie in un albergo di Arosa. Fotografia di Rob Gnant, 1959 (Fotostiftung Schweiz, Winterthur) © Fotostiftung Schweiz.
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L'abolizione dello statuto di stagionale, precario e fonte di abusi, ha tuttavia faticato a trovare sostenitori, persino a sinistra. Nel 1981 l'iniziativa popolare "Essere solidali, per una nuova politica degli stranieri" subì una pesante sconfitta alle urne. Oltre a un soggiorno limitato a nove mesi all'anno, tale statuto prevedeva ridotte prestazioni delle assicurazioni sociali e una scarsa autonomia degli operai: divieto di cambiare datore di lavoro e luogo di domicilio nel corso della stagione, divieto di ricongiungimento fam. e difficoltà nel rinnovo dei permessi. La situazione degli stagionali in materia di condizioni di impiego, mobilità professionale, sicurezza sociale e alloggio conobbe un miglioramento grazie a negoziati bilaterali e, dal decennio 1970-80, all'avvio di una politica migratoria attenta all'integrazione sociale degli stranieri. Nel 1964 l'Italia ottenne che i permessi stagionali fossero trasformati in autorizzazioni annuali dopo cinque stagioni consecutive, concessione che nel 1976 venne estesa anche agli immigrati provenienti da altri Paesi. Dal 1977 gli stagionali potevano beneficiare dell'assicurazione contro la disoccupazione, anche se con certe limitazioni.

La quota degli stagionali tra i lavoratori stranieri attivi registrò tendenzialmente un calo: 26,5% nel 1957, 19,7% nel 1967, 10,3% nel 1977, 13,9% nel 1987. Nel 1967 il loro numero era pari a 153'510 (di cui 83,3% Italiani), cifra scesa nel 1977 a 67'280 (37% Italiani, 26,8% Iugoslavi, 23,3% Spagnoli) per aumentare nuovamente nel 1987 a 114'640 (30,3% Iugoslavi, 28,1% Portoghesi). Nel 1997 gli stagionali erano ancora 28'000.


Bibliografia
– D. Castelnuovo-Frigessi, Elvezia, il tuo governo: operai italiani emigrati in Svizzera, 1977
– E. Piguet, H. Mahnig, Quotas d'immigration: l'expérience suisse, 2000
– G. e S. Arlettaz, La Suisse et les étrangers, 2004
– E. Halter (a cura di), Gli Italiani in Svizzera, 2004 (ted. 2003)

Autrice/Autore: Silvia Arlettaz / luc