• <b>Viaggi in Svizzera</b><br>Frontespizio e pagina del titolo del secondo volume della traduzione francese della seconda edizione della celebre guida di Johann Gottfried Ebel, pubblicata nel 1805 a Zurigo presso Orell, Füssli & Co (Biblioteca nazionale svizzera). La veduta del ghiacciaio del Rodano sul frontespizio è un'acquatinta di Franz Hegi.

Viaggi in Svizzera

Nel XVII sec. la Svizzera era uno spazio geografico ancora poco noto. La Cosmographia di Sebastian Münster, resoconto di viaggio e sintesi scientifica allo stesso tempo, pubblicata nel 1544 e costantemente ristampata fino al 1650, fece da precursore nella descrizione dei luoghi, mentre la Descriptio montis Fracti di Konrad Gessner fu all'origine di una nuova percezione della montagna (1555). All'inizio del XVIII sec. Johann Jakob Scheuchzer rinnovò il genere e l'interesse per la Svizzera con l'Ouresiphoítes Helveticus, sive Itinera Alpina tria (1708) e una carta della Svizzera, tracciata nel 1712, che rimase un riferimento per un centinaio d'anni. Il presente articolo tratta in particolare due grandi periodi dei viaggi in Svizzera: il classico Grand Tour (XVII-XVIII sec., Viaggi) e il Turismo del XIX e XX sec.

Vera e propria istituzione, il Grand Tour era in origine, dalla seconda metà del XVII sec., un viaggio di formazione per giovani aristocratici inglesi. Aveva lo scopo di perfezionare le conoscenze acquisite durante gli studi con l'esperienza diretta e la riflessione in loco. Il percorso attraverso il continente, con tappe essenzialmente urbane, li conduceva in Francia, Italia (fino a Napoli), Germania e nei Paesi Bassi, seguendo un tragitto predefinito. Al rientro, tutti i viaggiatori dovevano aver visto gli stessi luoghi e riflettuto sulle stesse questioni politiche o religiose. Anche la redazione di un resoconto di viaggio faceva parte del rituale. Con il tempo il Grand Tour non si svolse più in maniera così formale e venne intrapreso da giovani uomini istruiti di tutta l'Europa. La Svizzera inizialmente costituiva solo una tappa obbligata sulla strada per l'Italia, spesso temuta per la traversata delle Alpi e per ragioni sia oggettive sia soggettive; alla fine del XVIII sec. tuttavia divenne essa stessa una meta di viaggio. I motivi di questo mutamento nei confronti della Svizzera sono complessi e presentano aspetti estetici e scientifici. Da un lato, nella seconda metà del XVIII sec. ai canoni della bellezza classica (una natura fertile e ben ordinata) subentrarono il gusto per il pittoresco e più tardi l'estetica del sublime, che le Alpi permettevano di vivere in prima persona (Albrecht von Haller, Caspar Wolf). Dall'altro, eruditi quali Horace Bénédict de Saussure, Jean-André Deluc e Déodat de Dolomieu partirono alla scoperta delle Alpi, diffondendo una migliore conoscenza dello spazio alpino, che incuteva quindi meno timore. Fu sul fondamento di questa nuova concezione che si sviluppò il viaggio romantico.

Di conseguenza all'inizio del XIX sec. il viaggio si trasformò da Grand Tour in turismo e i viaggiatori aristocratici cedettero il passo a turisti del ceto borghese. Il Tour, che in origine durava mediamente da un anno e mezzo a due anni ed era riservato a un'élite benestante, si raccorciò a quattro-cinque mesi e poi a qualche settimana. Il nuovo modo di viaggiare metteva l'accento sull'arricchimento personale. Per agevolare i circuiti turistici si moltiplicarono le infrastrutture: battelli a vapore, alberghi, ferrovie, attrazioni turistiche (ad esempio punti panoramici, visite all'alpeggio). Con la democratizzazione dei viaggi fecero la loro comparsa i primi giri organizzati da Thomas Cook: in Inghilterra dal 1841, in Svizzera dal 1863.

<b>Viaggi in Svizzera</b><br>Frontespizio e pagina del titolo del secondo volume della traduzione francese della seconda edizione della celebre guida di Johann Gottfried Ebel, pubblicata nel 1805 a Zurigo presso Orell, Füssli & Co (Biblioteca nazionale svizzera).<BR/>La veduta del ghiacciaio del Rodano sul frontespizio è un'acquatinta di Franz Hegi.<BR/>
Frontespizio e pagina del titolo del secondo volume della traduzione francese della seconda edizione della celebre guida di Johann Gottfried Ebel, pubblicata nel 1805 a Zurigo presso Orell, Füssli & Co (Biblioteca nazionale svizzera).
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Nel solco di questo cambiamento, la letteratura di viaggio abbandonò lo stile dei vecchi Viaggi in Italia (François-Maximilien Misson, Charles de Brosses) a favore di due nuovi generi: da una parte i racconti soggettivi di autori quali Arthur Young, Louis Ramond de Carbonnières e Johann Wolfgang von Goethe (Briefe auf einer Reise nach dem Gotthard, 1796), dall'altra le future guide moderne. L'opera pionieristica di Johann Gottfried Ebel Anleitung auf die nützlichste und genussvollste Art in der Schweitz zu reisen (1793) dagli anni 1840-50 fu sostituita dalle grandi guide culturali generaliste del XIX sec. (John Murray, Adolphe Joanne, Karl Baedeker), dall'approccio sempre più oggettivo ed esaustivo. Pure i centri d'interesse dei viaggiatori subirono un'evoluzione: mentre all'epoca del Grand Tour erano imperniati sulla descrizione dei costumi e delle diverse forme di governo, in seguito si allontanarono progressivamente dallo studio sociale per focalizzarsi sull'emozione estetica personale.

Tra i numerosi viaggiatori illustri che visitarono la Svizzera figurano Sebastian Münster e Michel de Montaigne nel XVI sec., Marc Lescarbot e Gilbert Burnet nel XVII sec., Joseph Addison, Voltaire, Giacomo Girolamo Casanova, Edward Gibbon, Goethe, William Coxe, Christoph Meiners, William Wordsworth e Nikolaj Michajlovič Karamzin nel XVIII sec. Attraverso le loro descrizioni delle curiosità locali contribuirono a forgiare il mito alpestre di un popolo libero che vive in armonia con la natura (Popolazioni pastorali). Nel XIX sec., la Svizzera fu uno dei Paesi più visitati dell'Europa romantica, in particolare da George Byron, Rodolphe Töpffer, George Sand, Alexandre Dumas, Victor Hugo, John Ruskin, Adam Gurowski, Théophile Gautier e Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Nel XX sec., Rainer Maria Rilke, Katherine Mansfield, T. S. Eliot, Ernest Hemingway e Jean Paulhan furono tra i grandi nomi della letteratura a compiere l'esperienza del viaggio in Svizzera.


Bibliografia
– A. Brilli, Quando viaggiare era un'arte, 1995 (20085)
– A. Corbin, L'avènement des loisirs: 1850-1960, 1995
– M. Delon (a cura di), Dictionnaire européen des Lumières, 1997, 518-521, 722-725 e 1092-1095
– C. Reichler, R. Ruffieux (a cura di), Le voyage en Suisse, 1998
– W. Albrecht et al. (a cura di), Wanderzwang - Wanderlust, 1999
– L. Tissot, Naissance d'une industrie touristique, 2000
– C. Reichler, La découverte des Alpes et la question du paysage, 2002
– A. Devanthéry, Itinéraires: les guides de voyage en Suisse de la fin du XVIIIe siècle à 1914, 2008
– U. Hentschel, Wegmarken: Studien zur Reiseliteratur des 18. und 19. Jahrhunderts, 2010
– C. Humair, L. Tissot (a cura di), Le tourisme suisse et son rayonnement international (XIXe-XXe siècles), 2011

Autrice/Autore: Ariane Devanthéry / gbp