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Cevio

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Com. TI, distr. Vallemaggia; capoluogo del circ. della Rovana. Comprende numerose fraz. distribuite su una superficie piuttosto vasta, alla confluenza dei fiumi Maggia e Rovana; (1335: Zevio). Pop: 700 ab. (con Linescio) nel 1591, 500 nel 1761, 491 nel 1801, 927 nel 1850, 602 nel 1860 (senza Linescio), 398 nel 1900, 326 nel 1920, 504 nel 1950, 562 nel 1970, 413 nel 1990, 497 nel 2000. C. è sempre stato il capoluogo della valle, sede dell'amministrazione politica e centro di riferimento e incontro per i suoi ab.; vi si trovano gli uffici distr., la scuola media, l'ospedale (inaugurato nel 1922). L'antica vicinia, comprendente fino al 1858 anche Linescio, è menz. per la prima volta nel 1230. Nel XV sec. C., Cavergno, Bignasco e i com. della valle di Campo formavano la comunità della Rovana superiore. Diversi edifici storici testimoniano di un passato fiorente: il palazzo del pretorio (residenza dei landfogti), alcuni imponenti stabili borghesi appartenuti alla fam. Franzoni e numerose case patrizie. Particolarmente interessante è la frazione Boschetto (quasi abbandonata), che ha conservato intatta la struttura del villaggio rurale secentesco. Per salvaguardare il patrimonio artigianale e la documentazione storica, nel 1963 venne allestito il Museo etnografico di valle Maggia nel palazzo Franzoni (monumento storico protetto). La parrocchia si staccò da quella di Maggia prima del XIII sec. e fu chiesa matrice per Bignasco, Menzonio, Someo, Campo, Cerentino e Linescio (che si separarono poi tra il XV e il XVIII sec.). La chiesa prepositurale di S. Giovanni Battista è menz. per la prima volta nel 1253; nel corso del XIX sec. ha subito diverse trasformazioni. La chiesa della Beata Vergine del Ponte, nella fraz. Rovana, è un pregevole monumento barocco (1651), con stucchi, dipinti (affreschi di Isidoro da Campione) e statue interessanti. Il villaggio ha patito frequenti danni causati dalle alluvioni; particolarmente disastrosa è stata quella del 1648. Principali attività della pop. furono per sec. l'agricoltura, l'allevamento e lo sfruttamento dei boschi, attività ora quasi scomparse, e l'industria estrattiva (cave di beola); inoltre molti ab. emigravano in Valtellina o oltreoceano. Nel 2000 la pop. attiva lavorava nei settori secondario e terziario.


Bibliografia
Il Comune, 1978, 73-93

Autrice/Autore: Daniela Pauli Falconi