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Claro

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Com. TI, distr. Riviera; (1120: locus Clari). Villaggio composto da numerose frazioni situate su un ampio cono di deiezione. Pop: 800 ab. nel 1567, 829 nel 1801, 962 nel 1850, 920 nel 1900, 934 nel 1950, 2159 nel 2000. Stazione preistorica posta all'imbocco delle vallate alpine, fu centro di interesse strategico soprattutto nel ME, come testimoniano la presenza di fam. della nobiltÓ locarnese e un elevato numero di edifici civili ed ecclesiastici.

Quasi certamente centro militare e amministrativo di discreta importanza in etÓ longobarda, all'inizio del XII sec. C. figurava tra i possedimenti di una fam. di valvassori dell'arcivescovo di Milano; nel 1120 questi beni furono ceduti al capitolo del duomo. Nel periodo successivo a C. dovette rafforzarsi la presenza della nobiltÓ locarnese, giÓ insediata nel vicino castello di Gnosca. Verso il 1200 venne costruito l'edificio di Cortauro, probabilmente sede di un distr. fiscale del capitolo milanese, la castaldia, cui affluivano decime, censi e tributi versati da localitÓ del Bellinzonese e delle valli superiori. Ceduta a privati nel XIV, la castaldia pass˛ alla vicinanza di C. nel XV sec. Il cosiddetto castello dei Magoria, fatto costruire a Scubiago dai Capitanei di Locarno, anch'essi titolari di diritti di decima nella regione, dovrebbe risalire alla fine del XIII sec. Alla metÓ del XV sec. i possedimenti di C. furono ereditati dai Magoria residenti a Bellinzona. Con l'avvento della dominazione milanese C. ottenne probabilmente uno statuto autonomo analogo a quello degli altri com. della Riviera e, con Cresciano e Osogna, venne posto sotto l'autoritÓ di un vicario ducale; gli ordini com. furono confermati nel 1466. C. fece parte del baliaggio comune della Riviera (Uri, Svitto, Nidvaldo) dal 1499 al 1798.

Sul territorio di C. vi sono numerose chiese: la parrocchiale dei SS. Nazaro e Celso, nella frazione di Scubiago (menz. nel XIII sec.) e la parrocchiale dei SS. Sebastiano e Rocco (1567), la chiesa di S. Lorenzo a Cassero (menz. nel XIII sec.), la chiesa di S. Ambrogio a Brogo (menz. nel 1404) e quella dei SS. Maria e Satiro (menz. nel 1504). Sopra il villaggio sorgeva l'oratorio di S. Maria, attestato sin dal XIII sec., cui venne aggregato il convento delle benedettine, tuttora esistente (15-20 religiose). Fondato nel 1490 dalla monaca Scolastica de Vincemalis, proveniente dal monastero milanese di S. Quirico (detto Bocchetto), il convento, dedicato a S. Maria Assunta, ottenne ben presto dignitÓ abbaziale e venne poi destinato all'educazione delle fanciulle (il pi¨ antico elenco delle educande Ŕ datato del 1560/61). L'edificio fu ampliato nel corso del XVII sec.; nella cappella laterale della chiesa si trova una PietÓ lignea del XV sec. Nel 1559, per decreto pontificio, ad alcune religiose di C. venne affidato il compito di riorganizzare il decaduto convento di Seedorf (UR).

Fin dal XIV sec. nella frazione di Torrazza sorgeva la sosta per le merci in transito. L'attivitÓ predominante fu per sec. l'agricoltura, i cui redditi venivano integrati con l'emigrazione stagionale. Dalla fine del XIX sec. nel villaggio furono attive cave di granito; quale testimonianza di una consistente presenza operaia resta l'edificio di una modesta Casa del popolo. La stazione ferroviaria risale al 1874. In questi ultimi decenni la fisionomia del territorio Ŕ profondamente mutata: sui terreni agricoli, per lo pi¨ abbandonati, sono sorte numerose case d'abitazione; lo sviluppo edilizio Ŕ dovuto in parte alla favorevole posizione geografica di C., situato alle porte dell'agglomerato urbano bellinzonese. Nella zona pianeggiante Ŕ sorto qualche piccolo insediamento industriale. Prima della costruzione dell'autostrada (A2), il villaggio era attraversato dal traffico in direzione nord sud: fino ai primi anni 1980-90 vi era perci˛ un modesto turismo di transito con le relative infrastrutture (due motel).


Archivi
– Pergamene Pometta presso ASTI
Fonti
MDT, serie 2
Bibliografia
– V. Gilardoni, Il Romanico, 1967, 301 sg.
– W. Meyer, Castelli del Ticino e del Grigioni italiano, 1982, 27 sg. (ted. 1982)
HS, III/1, 1679-1712

Autrice/Autore: Giuseppe Chiesi