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Mendrisio (comune)

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Com. TI, capoluogo del circ. e del distr. omonimi; (793: Mendrici; antico nome ted.: Mendris). Situato alle pendici del Monte Generoso, dal 2004 comprende anche Salorino, dal 2009 Arzo, Capolago, Genestrerio, Rancate e Tremona. Pop: 962 ab. nel 1591, 862 nel 1643, 1051 nel 1696, 1290 nel 1801, 1972 nel 1850, 3338 nel 1900, 4602 nel 1950, 6146 nel 2000.

Una trentina di tombe, sarcofagi e lapidi, monete del periodo repubblicano e imperiale e i resti di una villa presso la chiesa di S. Maria attestano la vitalità del centro in epoca romana. La presenza di potenti fam. longobarde ne accrebbe l'importanza risp. a Balerna, antica sede ecclesiastica plebana. Nel 1140 il com. risultava essere autonomo nella contea del Seprio. Al dominio politico di Como (1170-1335) seguì, con la sottomissione della città lariana a Milano, quello dei Visconti, ma l'amministrazione comasca durò di fatto fino al 1402; nel XV sec. i duchi di Milano cedettero M. in feudo ai Rusca e ai Sanseverino. Nel ME le costruzioni civili, con alcune massicce torri, si svilupparono tra la porta di S. Giovanni e il fiume Moree; il castello della fam. Torriani, situato sulla collina al di là del corso d'acqua, fu distrutto nel basso ME. Durante il dominio sviz., definitivo dal 1521, M. divenne capoluogo del baliaggio cui diede nome; il balivo risiedette dal XVII sec. nel palazzo Rusca. Nella vita politica com. le fam. del patriziato cittadino (nobili e borghesi) ebbero una netta preminenza sui Divisi fino alla fine dell'antica vicinia (1798).

Forse già prima del Mille a M. fu assegnata la funzione di chiesa sottoplebana, indipendente dalla matrice di Balerna, da cui si separò nel XV sec. I fedeli erano organizzati in due parrocchie, dei SS. Cosma e Damiano e di S. Sisinio. L'attuale chiesa parrocchiale dei SS. Cosma e Damiano in stile classicista fu costruita nel 1863-75 in posizione più elevata rispetto al precedente edificio barocco, riedificato nel 1672. La chiesa di S. Sisinio è situata nella frazione della Torre. Più discoste dal borgo si trovano le chiese di S. Martino (attorno alla quale ha luogo l'annuale fiera) e di S. Nicolao. Le umiliate prestavano la loro opera all'ospizio di S. Giovanni; l'ordine era presente con un secondo convento in contrada Ferrera (1268). Nuovi ordini - i cui conventi vennero secolarizzati a metà del XIX sec. - furono attivi in età moderna: i serviti, nel 1477, ebbero l'obbligo di soccorrere i pellegrini e, dal 1644, di istruire i giovani; la scuola (con sede nel convento di S. Giovanni, oggi Museo d'arte) divenne ginnasio cant. nel 1852. Nel XVII sec. le orsoline si stabilirono nella località di Caslaccio e i cappuccini a sud dell'abitato.

In epoca moderna, il nucleo si allungò oltre il ponte sul fiume Moree inglobando prestigiosi edifici (palazzo Pollini) e alcune masserie (come il cosiddetto Matagh), mentre lungo il fiume si insediarono progessivamente cartiere, mulini, fabbriche di birra e l'imponente filanda Torriani-Bolzani (1873), che verso la fine del XIX sec. dava lavoro a 350 dipendenti, spec. donne e bambini. Le principali modifiche dell'assetto demografico e urbano del com. sono avvenute dalla seconda metà del XIX sec. La pop. raddoppiò in poco più di 60 anni; il borgo si estese lungo il prolungamento del suo asse, verso sud (con lussuose ville e l'ospizio della Beata Vergine, 1860), e a nord, in direzione delle Cantine. Mentre l'agricoltura - basata su rapporti di mezzadria - andò progressivamente indebolendosi, l'introduzione dei collegamenti ferroviari stimolò, a valle del tracciato della ferrovia, lo sviluppo di un secondo, diversificato, polo industriale (dopo quello manufatturiero sul Moree). Vi erano impiegati in gran parte operai frontalieri e, nel secondo dopoguerra, esso occupò progressivamente i prati di San Martino. Il cant. diede impulso ad importanti servizi nella zona meridionale (l'ospedale neuropsichiatrico nel 1898, il mercato coperto nel 1944, centri scolastici, fra cui l'Acc. di architettura dell'Univ. della Svizzera it. dal 1996). Nell'area tra la stazione ferroviaria e il vecchio nucleo, oltre ad alloggi, all'inizio del XXI sec. sorgevano numerose aziende del terziario, che nel 2005 offriva più di metà dei posti di lavoro. Nel 2000 la metà della pop. attiva locale era costituita da pendolari in uscita, mentre quelli in entrata corrispondevano ai due terzi delle persone attive a M.; i due quinti del totale degli occupati nel com. erano frontalieri.


Bibliografia
– G. Martinola, «I conventi di Mendrisio», in BSSI, 1945, 1-17, 50-73
– Martinola, Inventario, 1, 221-319; 2, 163-228
– M. Medici, Storia di Mendrisio, 3 voll., 1980-2006
HS, II/1, 51-65; V/2, 851-860

Autrice/Autore: Renato Simoni