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Locarno (comune)

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Com. TI, capoluogo del circ. e del distr. omonimi; (807: Leocarni; antico nome ted.: Luggarus, Lucarius, Lucaris). Il com. è situato sulle rive del lago Maggiore, a sinistra del fiume Maggia; nella topografia urbana si riconoscono l'originaria "città vecchia" (nucleo storico), il quartiere Nuovo (verso il lago) e il quartiere di Campagna, verso Solduno. Il territorio com. si estende dai 209 m rivieraschi alla sovrastante montagna (Monti della SS. Trinità, Brè, Cardada e Cimetta, il punto più elevato a 1474 m) e comprende una vasta parte del piano di Magadino (a destra del fiume Ticino, dalle bolle di Magadino fino alla Monda di Contone). Nel 1920 L. ha ceduto a Gerra Verzasca, Gordola e Lavertezzo le Terricciole promiscue (cioè la falda tra Gordola e Cugnasco), prima di allora amministrate in comproprietà con Mergoscia e Minusio. Nel 1928 è avvenuta la fusione con Solduno.

Popolazione di Locarnoa
AnnoAbitanti
Parrocchia
15913 725
15973 029
17193 515
17691 751
17951 471
Comune
18011 308
18241 463
18361 572

Anno18501870b18881900191019301950197019902000
Abitanti2 9442 8853 4303 9815 4866 5757 76714 14313 79614 561
Percentuale rispetto alla popolazione cantonale2,5%2,4%2,7%2,9%3,5%4,1%4,4%5,8%4,9%4,7%
Lingua          
italiano  3 3753 8255 1175 5706 42811 40810 81711 153
tedesco  371072788831 0902 0001 6041 528
altre  1849911222497351 3751 880
Religione, confessione          
cattolicac2 9382 9033 3993 8935 1775 8466 88712 49111 10810 179
riformata6122591785667511 3871 3101 072
altre 179291311631292651 3783 310
di cui della comunità ebraica  138932715
di cui delle comunità islamiche       8129200
di cui senza appartenenzad       1397281 167
Nazionalità          
svizzeri2 4252 3182 6642 5133 1044 4645 9809 6039 4409 430
stranieri5196037661 4682 3822 1111 7874 5404 3565 131

a Dati 1850-2000: secondo la situazione territoriale del 2000; prima del 1930 con le Terricciole promiscue.

b Abitanti: popolazione residente; religione e nazionalità: popolazione "presente".

c Compresi i cattolico-cristiani dal 1888 al 1930; dal 1950 cattolico-romani.

d Non appartenenti né a una confessione né a un gruppo religioso.

Fonti:Autore; censimenti federali

1 - Preistoria

Nel 1934 venne rinvenuta, nei pressi dell'attuale via S. Jorio, una necropoli di 14 tombe ad incinerazione databile al Bronzo recente (ca. XIV sec. a.C.). Le urne, deposte direttamente nella terra o, in alcuni casi, in cassette di pietre non lavorate, contenevano, oltre alle ossa combuste, oggetti di ornamento in bronzo, parzialmente danneggiati dell'azione del rogo, quali armille a capi aperti, spilloni a testa conica e collo leggermente ingrossato, anelli e coltelli. Un'urna tipologicamente affine venne recuperata nella zona di S. Antonio, dove si può pure supporre l'esistenza di un sepolcreto. Sia le ceramiche sia gli oggetti in bronzo fanno parte del complesso culturale della cosiddetta cultura di Canegrate, dalla grande necropoli in provincia di Milano. Non vi sono tracce di un insediamento al quale questi sepolcreti dovevano far capo.

Dopo un intervallo di tempo di quasi mille anni, per il quale non esistono testimonianze archeologiche, la necropoli di Solduno, esplorata a varie riprese a partire dal 1935, offre oltre 200 tombe risalenti al periodo compreso tra la seconda età del Ferro e il III sec. d.C. Tra i corredi dell'età del Ferro (in particolare del III-I sec. a.C.) spiccano le fibule di fattura celtica che testimoniano di un apporto etnico da regioni a nord delle Alpi. La ceramica mantiene invece un carattere autoctono ricollegabile alla cultura di Golasecca, caratteristica della zona ticinese e della Lombardia occidentale.

Autrice/Autore: Rosanna Janke

2 - Dall'epoca romana all'età moderna

Nel 1946-49 furono rinvenute nell'area della città vecchia alcune sepolture che possono essere collegate alla necropoli situata sul terrazzo fra le chiese di S. Maria in Selva e S. Giovanni Battista di Solduno. L'abitato di L. si situa pertanto fra il vicus romano di Muralto e la cit. necropoli; l'intensa attività edilizia e l'uso agricolo dei terreni ne ha cancellato numerose tracce. Nel 1995 e 1997 sono venute alla luce in via Vallemaggia 57 tombe di cui 19 di epoca romana, che confermano la presenza di due modalità di sepoltura, a cremazione e a inumazione, ancora nel III sec. Sono inoltre stati rinvenuti importanti reperti in vetro. La necropoli romana è una continuazione di quella dell'età del Ferro finale e copre un arco cronologico che si estende dall'anno 0 alla metà del III sec. d.C. La romanizzazione del Locarnese non ha cancellato o sostituito la cultura locale, bensì l'ha arricchita di elementi romani. Non sembra esservi stato un ceto dirigente romano contrapposto alle popolazioni locali. Contemporaneamente agli elementi romani, si sono conservati materiali e tradizioni autoctoni anche in corredi ricchi.

L. è cit. nelle fonti per la prima volta da un contratto di natura privata dell' 807. Si suppone che sia stato fin dall'epoca romana sede di un mercato, nella zona del porto, e che ciò abbia favorito la costituzione di una corte regia, attestata nell'866 e retta da un castaldo, che possedeva beni in diverse località della regione. La località dipese dall'epoca longobarda (dopo il 569) dal contado di Stazzona, e poi dalla marca di Lombardia, creata da Guido da Spoleto. Una comunità di L. e Ascona è attestata dall'alto ME e risulta costituita da vicinanze che gestivano beni comuni (alpi, pascoli, boschi, chiese) e che avevano propri ufficiali con funzioni fiscali e di polizia. Nel X sec. il potere si accentrò in misura sempre maggiore nelle mani dell'arcivescovo di Milano, a scapito delle prerogative imperiali; per contrastare l'espansione di Milano, l'imperatore Enrico II annesse L. e la regione alla diocesi di Como (1002/04).

Nel 1164 Federico Barbarossa concesse a L. un nuovo privilegio di mercato e nel 1186 l'immediatezza imperiale agli ab. Quest'ultimo privilegio favorì l'affermarsi di organismi com. e di autonomie locali, e comportò lo svilupparsi nel borgo di una struttura dualistica con l'erosione progressiva dei diritti nobiliari a opera della corporazione dei Borghesi, che nel 1224 ottenne una propria amministrazione, con il godimento di diritti di mercato, di pesa, di gestione di mulini e di pascolo nei Saleggi, a Colmanicchio (alpe Vignasca) e al piano presso Magadino e Quartino. L. era il centro amministrativo della pieve di L. Il podestà risiedeva nella casa della Gallinazza, incendiata attorno al 1260 a seguito degli scontri fra guelfi e ghibellini nei quali ebbero a L. un ruolo di rilievo alcune fam. nobili (Capitanei di Locarno, Simone Orelli). Luchino e Giovanni Visconti conquistarono la regione nel 1342, che da allora ridivenne di pertinenza milanese; nel 1439 L. fu infeudata al conte Franchino Rusca.

Il dominio dei Rusca terminò nel 1503, quando gli Svizzeri occuparono il Locarnese e cercarono (senza successo) di conquistare il castello Visconteo. Dopo la battaglia di Novara (1513) gli Svizzeri ottennero la resa del castello dal re di Francia Luigi XII; l'intero Locarnese venne loro attribuito con la pace di Friburgo (1516). Il dominio dei cant. sovrani venne esercitato attraverso un balivo o commissario, nominato a turno dagli stessi cant., che esercitava la giurisdizione civile e criminale; solo per le cause di maleficio venne dal 1578 assistito da sette giudici eletti dalla comunità. Nell'assumere la carica il balivo prestava giuramento di fedeltà agli statuti della comunità. Il balivo era affiancato da un luogotenente autoctono; alle cause criminali e alla riscossione delle ammende era preposto un fiscale, di solito anch'egli membro della comunità. Il passaggio alla dominazione dei 12 cant. sviz. ebbe ripercussioni pure sui rapporti sociali e politici. Accanto alle corporazioni dei Nobili (esponenti delle tre fam. di antica nobiltà degli Orelli, Muralto e Magoria) e dei Borghesi (fam. originarie del luogo), un gruppo di ab. da tempo domiciliati nel borgo poté costituire una nuova corporazione, quella dei Terrieri; L. venne retto da allora da un Consiglio del borgo (il "Magnifico Consiglio") in cui erano rappresentate tutte e tre le corporazioni. La preminenza del borgo sui villaggi della regione si manifestò fino al 1798 con la nomina da parte delle tre corporazioni di 12 membri (sei Nobili, quattro Borghesi e due Terrieri) nel Consiglio della comunità, mentre i com. foresi vi erano rappresentati da soli otto membri.

Il borgo ME di L. era sorto intorno al crocevia stradale formato da via Cittadella e via S. Antonio, fino ai piedi della montagna e a ridosso del castello. Alcune abitazioni erano poste sulla riva del lago; a monte della contrada Borghese vi era un piccolo quartiere popolare con un tessuto edilizio paragonabile ai villaggi rurali dei dintorni. Case signorili e borghesi, con ampie corti e giardini, erano ubicate nel centro del borgo stesso; i notabili possedevano piccole case rustiche presso i vigneti sui monti sovrastanti L. e masserie nelle campagne di Solduno e fino a Cugnasco. La proprietà nobiliare sembra aver prevalso anche nel borgo tardomedievale, soprattutto nella cosiddetta cittadella. Le costruzioni del XVII-XVIII sec. (tra le altre, casa Simona, XVI-XVIII sec.; casa Rusca, prima metà del XVIII sec., oggi sede della Pinacoteca comunale; casa del Negromante) non modificarono profondamente il tessuto architettonico precedente; l'abitato si estese tuttavia in direzione del torrente Ramogna (Muralto).

Nel ME l'economia del borgo e di tutta la regione fu strettamente legata ai privilegi dei Nobili, che godevano di diritti relativi al mercato, di pesca, di alpeggio e di pascolo, e incassavano la decima; dal XIII sec. parte di questi privilegi furono ceduti ai Borghesi. Nelle zone collinari veniva praticata la viticoltura, mentre in piano prevaleva la coltivazione del grano e di ortaggi e frutta nell'area del borgo; in città vi erano inoltre botteghe e attività artigianali. Le zone rivierasche soggette a esondazione e gli alpeggi erano destinate al pascolo. In epoca moderna L. divenne un fiorente centro di traffici mercantili, cresciuto lungo un'importante via di commerci che collegava la Lombardia alle principali città sviz. e ted. Verso L. e la regione confluivano le merci importate dalla Lombardia e dal Piemonte, in particolare cereali e sale; in senso inverso, L. e l'entroterra (spec. la Vallemaggia) facevano partire, attraverso la via maestra del Verbano, importanti quantità di legname e bestiame verso l'Italia.

La pop. di L. conobbe una forte diminuzione nel XVI sec. con l'esilio dei rif. e, soprattutto, a seguito di epidemie di peste (1576-77). Dopo una ripresa nel XVII sec., il numero degli ab. fu nuovamente e in misura consistente ridimensionato nel XVIII sec.

Dall'alto ME sono documentati a L. diversi castelli; uno fu distrutto dai Milanesi nel 1156. Un altro, detto degli Orelli, attestato nel 1210, fu conquistato e ampliato dai Visconti dopo il 1342 (da qui il nome di castello Visconteo). Il castello venne distrutto dagli Svizzeri nel 1531; rimase integro unicamente il nucleo centrale, il palazzo sede del balivo (commissario), che peraltro decadde nei sec. successivi. Dal 1804 al 1909 l'edificio fu sede della prefettura e del tribunale distr.; ceduto in seguito al com., fu restaurato tra il 1921-28. Dal 1920 è sede del Museo civico e archeologico. Studi recenti individuerebbero in Leonardo da Vinci il progettista del rivellino del castello, bastione difensivo per proteggerne l'ingresso costruito dal 1507. A nord est del castello si trova la costruzione del XVI sec. chiamata Casorella (casa degli Orelli).

Autrice/Autore: Rodolfo Huber

3 - La vita religiosa

La chiesa parrocchiale è intitolata a S. Antonio Abate; come le chiese di S. Maria in Selva (consacrata nel 1424, dal 1884 ne rimane unicamente il coro e il campanile) e della SS. Trinità dei Monti (consacrata nel 1621) è di giuspatronato della corporazione dei Borghesi. Un primo edificio fu consacrato nel 1353-54. Nel 1664 iniziò la costruzione di una nuova e più ampia chiesa, posta a lato di quella più antica poi demolita (consacrazione nel 1692). Lo stimolo maggiore all'arricchimento della chiesa venne dai mercanti di grano, costituitisi nella confraternita della morte, sul finire del XVII sec. (affreschi della cappella dei morti di Giuseppe Antonio Felice Orelli, 1742 ca.). Nel 1816 la chiesa fu insignita delle prerogative e dei titoli dell'antica plebana di S. Vittore di Muralto: il trasloco della collegiata e del capitolo dei canonici entro i limiti del territorio giurisdizionale di L. è un elemento significativo della politica di rivendicazioni perseguita della città, volta al rafforzamento della propria preminenza regionale anche nel nuovo contesto istituzionale ottocentesco. Nel 1863 la neve provocò il crollo di una campata della chiesa (oltre 40 vittime); privi dei mezzi necessari per la ricostruzione, i Borghesi cedettero la chiesa di S. Antonio e la chiesa di S. Maria in Selva al com. (1866). Ragioni economiche impedirono che l'edificio crollato fosse rifatto totalmente: furono però ricostruite la facciata, le volte centrali e ampliata la parte presbiterale.

Tra il 1863 e il 1874 L. dovette fare capo per le esigenze del culto alla chiesa di S. Francesco, fondata, insieme all'annesso convento, all'inizio del XIII sec. (probabile una prima consacrazione nel 1230 ca.). La consacrazione della chiesa è documentata nel 1316; l'edificio venne ristrutturato e ampliato tra il 1538 e il 1675 utilizzando materiali provenienti dal castello. Nella chiesa si riunivano le assemblee dei Nobili e dei Borghesi; dal XVI sec. vi prestava giuramento il landfogto nominato dai 12 cant. sovrani e dopo il 1798 vi si tennero le assemblee della vicinanza, del com. e del circolo. Nel 1814 i francescani vennero allontanati; dal 1821 al 1827 il convento fu sede del governo cant. La chiesa fu chiusa al culto dal 1848 al 1863 e nuovamente nel 1874, quando fu trasformata in caserma e magazzino del sale; riaperta nel 1924, venne affidata ai benedettini per il culto catt. ted., amministrato dal 1947 al 1992 da padri gesuiti. Il convento fu secolarizzato nel 1848; nel 1893-94 l'edificio fu restaurato per ospitare dapprima il ginnasio e poi, dal 1930, la scuola magistrale cant.

Nel 1291 le fonti menz. per la prima volta una casa conventuale di umiliati; la chiesa che vi venne annessa (con dedicazione, insieme al convento, a S. Caterina) risale probabilmente alla metà del XIV sec. Sciolto nel XVI sec. l'ordine degli umiliati, chiesa e convento furono convertiti a ospedale, dedicato a S. Carlo e fondato per volontà delle corporazioni del borgo (liquidato per difficoltà finanziarie nel 1854). Agli inizi del XVII sec. risale la ricostruzione della chiesa (consacrata nel 1616), affidata, come il convento, alle suore agostiniane.

Una comunità rif., detta christiana locarnensis ecclesia, si formò a L. dopo il 1535, grazie all'attività di Giovanni Beccaria, di diversi rappresentanti di fam. notabili del luogo (fra cui Taddeo Duno) e di esuli sfuggiti alle persecuzioni religiose di Milano e del Piemonte. Per far fronte alle tensioni che ne scaturirono, il 5.8.1549 venne organizzato un confronto teol. fra i rappresentanti della comunità evangelica e quelli del clero catt. Al termine della disputa Beccaria venne incarcerato ma subito rilasciato in seguito alle proteste suscitate dal suo fermo. Malgrado nel 1550 la Comunità di L. si fosse dichiarata catt., un importante gruppo continuò a praticare in privato la fede rif., mentre nel borgo venivano diffuse pubblicazioni prot. Nel 1554 la Dieta di Baden impose perciò agli evangelici l'abiura o l'esilio. Il 3.3.1555 oltre un centinaio di Locarnesi lasciarono la città diretti a Zurigo.

Lo spirito della Controriforma fu all'origine, nel XVII sec., di un generale rinnovamento delle chiese di L. e della costruzione di alcuni nuovi edifici religiosi, tra cui la chiesa (consacrata nel 1604) e il convento dei SS. Rocco e Sebastiano (secolarizzato nel 1852) e la chiesa di S. Maria Assunta, o chiesa Nuova, consacrata nel 1636.

Autrice/Autore: Rodolfo Huber

4 - XIX e XX secolo

Durante l'Elvetica (1798-1803) L. fece parte, insieme al distr., del cant. di Lugano. Malgrado il com. politico, sorto nel 1803, sia stato un ente autonomo chiaramente differenziato rispetto ai patriziati derivati dalle tre corporazioni, fino a oltre la metà del XIX sec. persistettero a L. istituzioni rette con modalità tipiche dell'ancien régime. La Comunità di L. e Ascona fu sciolta per legge nel 1805, ma per diversi decenni la condotta medica (istituita già nel 1667), l'amministrazione dell'ospedale di S. Carlo e le annesse scuole furono gestite da un "Congresso dei Deputati dei com. già costituenti l'ex Comunità di L.". Il ruolo politico ed economico dei patriziati è tuttavia progressivamente scemato: nel 1859 i Terrieri decisero di sciogliere la loro corporazione, mentre nel 1866-67 i Nobili suddivisero il loro patrimonio e dispersero l'archivio (pur conservando fin verso il 1920 dei diritti di pesca); solo i Borghesi hanno mantenuto fino a oggi lo statuto di patriziato.

Con la Costituzione del 1814 L. divenne, con Bellinzona e Lugano, uno dei tre capoluoghi del cant.: in base a un turno sessennale, L. fu capitale nel 1821-27, 1839-45, 1857-63 e 1875-81. Nel 1838-39, per iniziativa di un gruppo di notabili, fu costruito il palazzo del governo (venduto nel 1893 a privati, poi sede del Credito Ticinese e dal 1917 della Soc. elettrica sopracenerina). L. fu più volte teatro degli scontri politici che caratterizzarono le vicissitudini del cant.: nel 1839 e nel 1841 si ebbero sommosse contro il governo; nel 1855 un omicidio in un caffé della città fu il pretesto che diede avvio al colpo di Stato radicale (Pronunciamento). La rivoluzione radicale del 1890 non modificò gli equilibri tra i partiti nel com.: dopo un sindaco liberale (1865-80), L. ebbe sindaci conservatori per oltre 35 anni consecutivi (1880-1916). Per rompere l'egemonia conservatrice, i socialisti, con una sezione cittadina dal 1903, si allearono nelle elezioni del 1916 con i liberali; la maggioranza in municipio (allora di nove membri, portati a sette nel 1987) passò ai radicali (i socialisti vi entrarono solo nel 1924), che detennero la maggioranza (anche in consiglio com., che nel 1908 sostituì l'assemblea com.) nei decenni successivi. La Lega dei ticinesi è entrata nei consigli cittadini nel 1992. A L. è stato stampato dal 1935 al 1992 il trisettimanale L'Eco di Locarno, dal 1992 fusosi con l'organo ufficiale del partito liberale radicale ticinese Il Dovere per dare vita al quotidiano La Regione; dal 1987 esce il trisettimanale Tessiner Zeitung (in precedenza Die Südschweiz), la sola testata in lingua ted. attualmente edita nella Svizzera it.

Nel XIX sec. la pop. crebbe in modo più marcato rispetto ai com. limitrofi; già nel 1836 la pop. immigrata rappresentava più del 16% degli ab. Nel ventennio 1860-80 il numero degli ab. subì una leggera flessione (per influsso in particolare dell'emigrazione verso la California, che riguardò anche la città di L.); nei decenni seguenti L. registrò tassi di crescita inferiori a quelli conosciuti dagli altri centri del cant., posti lungo l'asse ferroviario del San Gottardo.

Dopo l'esodo dei prot. locarnesi a Zurigo (1555), la presenza rif. a L. fu quantitativamente irrilevante fin verso la fine del XIX sec., quando, sulla spinta di un'azione evangelizzatrice che partiva in particolare da Basilea (Comitato della Soc. biblica di Basilea) e in concomitanza con i lavori per la ferrovia del Gottardo e il relativo afflusso di numerosi operai, venne avviata anche a L. un'opera di diffusione del prot. Nei decenni successivi la presenza prot. a L. crebbe in parallelo alla crescita della presenza di persone di lingua ted. Nel 1900 i prot. a L. erano meno del 2% della pop. cittadina, nel 1930 l'8,7% (ma nello stesso anno erano il 17,8% a Minusio e il 43% a Orselina), nel 1950 il 9,7% ca. e nel 2000 il 7,4% ca. Il culto in it., offerto con crescenti difficoltà nei primi decenni del XX sec., fu abolito nel 1932; solo negli anni 1960-70 poté essere riproposta una predicazione in it. a L.

L'accesso a L. fu per sec. relativamente difficoltoso, dopo la distruzione nel XVI sec. del ponte sul Ticino a Bellinzona (ponte della Torretta); il suo ripristino nel 1813-15 contribuì a togliere L. dall'isolamento dai traffici lungo l'asse alpino e ad avviarne lo sviluppo demografico e urbanistico. Un ruolo importante nella medesima direzione ebbero la costruzione della strada cant. carrozzabile da Bellinzona a L. (1805-25), del ponte sul fiume Maggia (1815-16; semidistrutto pochi anni dopo da un'alluvione e ricostruito nel 1887) e, soprattutto, l'inizio della navigazione a vapore sul Verbano (1826) e più tardi l'inaugurazione della ferrovia L.-Bellinzona (1874, con stazione a Muralto) e del traforo del Gottardo (1882). In ambito cittadino, i principali cambiamenti del periodo furono la trasformazione della piazza principale (piazza Grande), provvista di selciato nel 1825-26 e collegata al lago con un porto a canale (naviglio), e la costruzione di un nuovo porto dopo l'alluvione del 1868 (sostituito da un debarcadero nel 1911-14).

Negli anni 1870-80 ebbe inizio l'industria alberghiera (Grand Hôtel Locarno a Muralto, 1874-76) e il turismo a L. e nella regione, favorito dalle migliorate comunicazioni verso nord e la Lombardia e il Piemonte; all'inizio del XX sec. sorsero anche le prime residenze di vacanza private, in prevalenza di cittadini ted., ai Monti della SS. Trinità. Il gas per l'illuminazione e il riscaldamento venne introdotto nel 1875 da una società privata; l'azienda fu municipalizzata nel 1905, mentre l'azienda dell'acqua potabile (1899) fu riscattata dal com. nel 1904, anno che vide pure la costruzione della centrale idroelettrica di Ponte Brolla. Nel 1906 fu inaugurata la funicolare L.-Madonna del Sasso (com. Orselina), nel 1907 la ferrovia L.-Ponte Brolla-Bignasco e l'anno successivo il tram cittadino (poi sostituito da bus negli anni 1970-80). La ferrovia L.-Domodossola, che collega la via del Gottardo al Sempione, fu inaugurata nel 1923. Nel 1925 si tenne a L. una conferenza intern. di pace, conclusasi con la conferma delle frontiere tra Francia e Germania stabilite dal trattato di Versailles, che facilitò l'ingresso della Germania nella Soc. delle Nazioni e un periodo di distensione europea, cui pose fine la violazione del trattato di L. da parte di Hitler nel 1936.

Tra il 1891 e il 1907 si realizzò la canalizzazione del fiume Maggia. Nel 1898 fu approvato il piano regolatore per il cosiddetto quartiere Nuovo, sul delta; il suo impianto ortogonale rispondeva a un ideale positivista che già aveva trovato applicazione in diverse città europee. L'attività edilizia nel quartiere si sviluppò in modo deciso solo dopo il 1918; accanto a villette residenziali (poi sostituite da più vasti complessi abitativi), vi trovarono posto insediamenti artigianali e industriali, tra cui spicca per rilievo la fabbrica di pietrine per orologi Swiss Jewel & Co (1911), per molti anni la maggiore industria del Locarnese (dal 1990 trasferita a Tenero); fra le altre industrie aperte in quegli anni, la fabbrica di cappelli (1916, demolita) e quella di gazose (1920). La zona di passaggio tra il quartiere Nuovo e piazza Grande è stata radicalmente trasformata, per far fronte alle accresciute esigenze del traffico, con la costruzione negli anni 1970-80 del ponte per Ascona, della galleria Mappo-Morettina (1996) e della rotonda di piazza Castello (1997-2000). I mutamenti demografici, urbanistici e strutturali della città nel XX sec., e in particolare dopo la sua metà, non hanno mancato di riflettersi anche sulla stratificazione professionale della pop.: nel 2000, i tre quarti ca. degli attivi lavoravano nel settore terziario, ca. un quinto nel secondario, mentre il settore primario era praticamente scomparso; più della metà degli attivi erano pendolari in entrata, in particolare dai com. limitrofi e della regione.

Il territorio com. nel piano di Magadino, in gran parte di proprietà dei Borghesi, è stato utilizzato fino oltre la metà del XIX sec. come pascolo invernale; insieme al quartiere Nuovo e a piazza Grande è soggetto a ricorrenti alluvioni. Sono documentate le distruzioni provocate dal torrente Ramogna nel 1556 e 1558 e, in epoca più recente, la gravissima alluvione del 1868, quelle del 1907 e del 1978 e le esondazioni del lago del 1992 e 2000. L'alluvione del 1868 diede origine a numerose nuove lanche e paludi, favorendo una recrudescenza della malaria; nel 1885 si procedette alla canalizzazione del fiume Ticino e alla bonifica del piano, dotato tra il 1920 e il 1930 di una rete di strade agricole e messo a coltura. Nel 1939 vi venne inaugurato l'aeroporto. Riprendendo un'idea risalente alla fine del XIX sec., tra il 1930 e il 1960 fu progettato un porto franco (capolinea dell'idrovia L.-Venezia), in prossimità del quale doveva sorgere una vasta zona industriale. Malgrado il progetto sia stato abbandonato, dall'inizio degli anni 1980-90 sul piano si è insediato un numero crescente di complessi industriali. Le bolle di Magadino sono protette a livello intern. (convenzione di Ramsar) dal 1982.

La città è polo regionale e sede di diverse infrastrutture scolastiche, sanitarie e culturali di cui in parte beneficiano anche i com. e le regioni circostanti. Il primo asilo infantile fu aperto a L. per iniziativa privata nel 1846; nel 1854 sorse la prima scuola maggiore femminile del cant. (con sede nel palazzo governativo). Nel 1878 prese il via la scuola normale maschile nell'ex convento di S. Francesco e nel 1881 la magistrale femminile fu trasferita da Pollegio a L.; dai due istituti derivò nel 1930 la scuola magistrale cant., unita nel 2002 con l'Ist. cant. di abilitazione a formare l'Alta scuola pedagogica. Il liceo cant. venne aperto nel 1973. L'ospedale regionale di L. La Carità, fondato dal com. nel 1872 in seguito al fallimento e alla chiusura dell'ospedale di S. Carlo, fu ceduto nel 1972 all'ente ospedaliero cant. Nel 1902 fu inaugurato il teatro, ampliato nel 1908 e nel 1910 riproposto come Kursaal-Casino (Grand Casinò Locarno dal 2003). Il Festival intern. del film di L. (festival del Film), il più importante del suo genere in Svizzera e uno dei principali d'Europa, ebbe luogo per la prima volta nel 1946. Questa manifestazione, che dal 1971 trasforma piazza Grande in un grande cinema all'aperto, è il maggiore evento culturale e turistico della città.

Autrice/Autore: Rodolfo Huber

Riferimenti bibliografici

Archivi
– ACit Locarno
– ASTI
Bibliografia