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Bellinzona (comune)

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Com. TI, capoluogo del circ. e del distr. omonimo. Il borgo (1218: Bilizone; ted. Bellenz; franc. Bellinzone; antico nome rom.: Blizuna) è attestato in età altomedievale nelle fonti letterarie (Gregorio di Tours - ad Bilitionem - e Paolo Diacono). Capitale del cant. di B. dal 1798 al 1803, dal 1802 al 1814 fu la capitale del neocostituito cant. Ticino. In seguito la capitale cant. venne fissata per rotazione (ogni sei anni) nei tre centri maggiori del cant. (B., Lugano e Locarno); venne definitivamente stabilita a B. nel 1878. Il com. comprende attualmente le frazioni di Artore e di Carasso, Daro e Ravecchia, com. indipendenti incorporati a B. nel 1907.

Popolazione
AnnoAbitanti
1591ca.    200a
1781ca. 1 100
1808      1 260

a Fuochi.

Anno 18501880a19101930195019701990b
Abitanti 3 2094 03610 40610 70612 06016 97916 849
Linguatedesco  1401 028 831 8071 040 681
 francese      6   74 127 162 179 209
 italiano 3 8879 2669 71211 05315 57414 948
 altre      3   38   36   38 1861 011
Confessioneriformata    43 632 550 577 844 626
 cattolica 3 9858 9479 57711 19615 81714 592
 altre o senza confessione      8 827 579 287 3181 631
 di cui senza confessione       879
Nazionalitàsvizzeri2 7423 2606 9368 75510 42712 84811 924
 stranieri 467 7763 4701 9511 6334 1314 925

a Abitanti, nazionalità: popolazione residente; lingua, confessione: popolazione "presente".

b Abitanti 2000 16 463; dati di dettaglio non ancora disponibili al momento della redazione definitiva.

Fonti:ASTI e UFS

1 - Preistoria e Protostoria

Situata in posizione chiave tra la pianura padana e i passi alpini della Novena, del San Gottardo, del Lucomagno e del San Bernardino, B. disponeva pure di un importante collegamento verso est, attraverso il passo San Jorio. La dorsale in gneiss del Castel Grande, emergente dalla pianura alluvionale della valle del Ticino, fungeva da sbarramento e da protezione naturale, rendendo il luogo particolarmente attraente in quanto offriva condizioni abitative sicure. L'insediamento sul Castel Grande, documentato fino all'epoca attuale, è in effetti il più antico del cant. Ticino. Le prime tracce abitative appaiono sull'altopiano di loess situato in cima alla collina, oggetto di scavi da parte di Werner Meyer (nel 1967-68) e dell'ufficio dei monumenti storici (nel 1984-85). Al Neolitico antico (ca. 5300-5000 a.C.) risalgono resti d'insediamento con edifici quadrangolari; la ceramica pertinente suggerisce l'ipotesi che nel territorio dell'attuale cant. Ticino la cultura agricola del Neolitico sia stata influenzata dall'Italia settentrionale. Durante il Neolitico medio (ca. 4500-4000 a.C.) sulla collina sorgevano capanne di forma circolare e ovoidale; caratteristica del vasellame in ceramica è l'imboccatura quadrata, che indica l'esistenza di contatti con la pianura padana ("cultura dei vasi a bocca quadrata"). Durante il Neolitico superiore e l'Eneolitico (quarto e terzo millennio a.C.) si andarono affermando particolarità locali e si svilupparono relazioni più strette con la regione alpina. Lo sfruttamento delle risorse dell'ambiente alpino durante tutto il Neolitico si manifesta chiaramente nell'uso più frequente del cristallo di rocca come materia prima per la fabbricazione di attrezzi. Sicuramente attestata è pure la coltivazione dell'orzo e del pisello. Anche l'età del Bronzo è ben documentata: al Bronzo medio (1500-1300 a.C.) risale un forno per la ceramica; stampi in pietra ollare dimostrano la presenza di una fucina per la lavorazione dei metalli. L'età del Ferro è documentata da vari reperti, ma vasti lavori di livellamento hanno cancellato ogni traccia di edifici; all'epoca infatti la valle del Ticino intorno a B. era fittamente popolata, come dimostrano le necropoli di Arbedo-Castione, Giubiasco e Gudo. Già a quest'epoca, o forse solo dopo la conquista romana, l'insediamento situato sulla collina si estese rapidamente verso sud; reperti tombali dell'età del Ferro provengono anche dal castello di Sasso Corbaro e da altre località (Daro, Dragonato, Galbisio, San Paolo). Un tesoro del II sec. a.C., costituito da imitazioni di dracme di Marsiglia, proviene probabilmente da B.

Autrice/Autore: Martin Peter Schindler / vfe

2 - Epoca romana

Tracce abitative romane sul Castel Grande risalgono alla fine del I sec. a.C. e al I sec. d.C. Del IV sec. è rimasto un imponente muro difensivo, provvisto di porta, che cingeva a sud la collina e probabilmente apparteneva a un castrum tardoromano; varie riparazioni e costruzioni annesse ne attestano l'uso fin verso il X sec.

Autrice/Autore: Martin Peter Schindler / vfe

3 - Medioevo

Per buona parte del ME le vicende storiche di B. si concentrarono attorno alla collina di Castel Grande. La scarsità di ritrovamenti archeologici nel perimetro della città attuale e le continue trasformazioni edilizie avvenute nel corso della sua storia non permettono di ricostruire in modo chiaro l'evoluzione dell'insediamento civile situato ai piedi della collina, che è nota grazie alla documentazione solo a partire dal XIII sec. L'esistenza, presumibilmente già in età tardo-antica, di una via di comunicazione, che, venendo da meridione, si incuneava tra Castel Grande e la collina di Montebello e transitava davanti alle chiese campestri premillenarie di S. Biagio di Ravecchia e di S. Paolo di Arbedo, suggerisce che lungo questa arteria, all'ombra del castrum romano, vi fosse un primo nucleo di abitazioni. Le dominazioni gota e bizantina, dopo il crollo dell'Impero romano, non hanno lasciato tracce, mentre la presenza dei Longobardi nella fortezza è chiaramente attestata da fonti letterarie. Gregorio di Tours afferma infatti che nel 590 una colonna di Franchi, scesa dai valichi alpini, incontrò una vivace resistenza longobarda nei pressi del castello, che appare allora per la prima volta nelle fonti (ad Bilitionem) ed è ricordato quale castrum della città di Milano, situato nei Campi Canini (prob. località di una battaglia, nel 457, tra Romani e Alemanni, ubicata nella bassa valle del Ticino). In età longobarda il castello di B., sede di un gruppo di Arimanni, sorvegliava l'accesso ai valichi alpini e in particolare il flusso di persone e di merci sulla principale arteria di comunicazione che da Castel Seprio (Varese), attraverso Ponte Tresa, il Monte Ceneri, Biasca e il valico del Lucomagno, metteva in comunicazione con Coira; alcuni studiosi sostengono che B. fosse allora al centro di un distr. comprendente pure le vallate superiori.

Con l'avvento della dominazione franca (774) il nucleo di Castel Grande subì varie e successive trasformazioni: all'interno delle mura furono eretti edifici (oratori, abitazioni, torri, depositi) che con le modifiche dell'età ottoniana diedero alla collina la fisionomia di una cittadella. Con la cessione di B. al vescovo di Como (1002/1004) Milano perse il predominio nei territori del Sopraceneri e sulla collina riprese l'attività edilizia (forse la residenza vescovile trovò posto là dove sorgeva l'antico palazzo regio). In età com. (XI-XII sec.) è probabile che l'insediamento ai piedi del castello abbia conosciuto una fioritura, per lo sviluppo dei traffici che, all'inizio del XIII sec., ricevettero nuovo impulso grazie all'apertura del passo del San Gottardo. Conquistata da Milano nel 1242, la fortezza e l'insediamento tornarono nel 1249 sotto Como, entrando così nell'intricato gioco delle forze che si contendevano l'egemonia dei territori subalpini; tra tali forze emersero i Rusca, ghibellini comaschi, ai quali sembra si debba la costruzione, verso la fine del XIII sec., di un secondo castello sulla collina, a oriente del borgo (Castel Piccolo o di Montebello). Il trasferimento delle abitazioni dei canonici, nel tardo Duecento, da Castel Grande al nucleo sottostante e la costruzione della nuova chiesa suggeriscono che il borgo (attestato dalle carte nel 1218) avesse assunto la sua fisionomia: si conoscono infatti i nomi delle principali contrade (Codeborgo, Nosetto, Camminata) situate ai fianchi della via, e della piazza antistante il palazzo del com.; nei decenni successivi i documenti fanno menz. delle tre porte aperte nella cinta muraria munita di torri, di fossati e di ponti levatoi.

La conquista milanese del 1340, resa necessaria per contenere le ambizioni egemoniche dei Rusca rifugiati a B., impresse una svolta alla storia del borgo e delle sue fortezze. Dal profilo politico, il borgo - con il suo territorio, comprendente anche le frazioni di Ravecchia, Prada, Monte Carasso, Daro, Artore e Pedemonte - e il distr. (il contado) furono da questo momento governati da ufficiali inviati dai nuovi signori; i legami con le autorità comasche (non però con quelle ecclesiastiche) si allentarono, e B. - una "terra murata" difesa da due fortezze - si trovò direttamente sottoposta ai Visconti. I funzionari civili e militari inviati periodicamente (podestà, capitani, commissari, castellani) godettero di ampie facoltà di governo: quali rappresentanti dei signori milanesi, essi avevano in primo luogo compiti politici, amministrativi e giudiziari, e sorvegliavano pure l'attività dell'organismo di governo locale, il Consiglio.

Sotto il dominio visconteo B. divenne capoluogo dei territori alpini: i magistrati vigilavano sui funzionari delle comunità limitrofe di Leventina, Blenio e Riviera (Tre Valli Ambrosiane). I due castelli furono trasformati in fortezze statali governate da ufficiali di provata fedeltà (i castellani) muniti di precise competenze: le necessità di difesa richiedevano infatti continui interventi di consolidamento alle strutture. Nella seconda metà del XIV sec. venne eretta una lunga muraglia (la Murata) a sbarramento dell'intera valle del Ticino, che consentiva una più efficace difesa e il controllo dei flussi commerciali (a B. si percepiva infatti il pedaggio maggiore della città di Como), mentre nel contempo si cercava di reprimere il contrabbando di sale e di derrate alimentari che danneggiava le entrate dello Stato milanese. Il periodo di stabilità inaugurato dalla conquista milanese venne interrotto, alla morte di Gian Galeazzo Visconti (1402), dal 1395 duca di Milano, da gravi disordini e da profonde trasformazioni. Nel 1403 B. venne occupata dai de Sacco, signori della vicina Mesolcina, mentre a nord del borgo si profilava la minaccia di Uri e Obvaldo, divenuti contemporaneamente padroni della valle Leventina. Nel 1419 B. fu ceduta ai due cant. finché, nell'aprile del 1422, Milano riconquistò il borgo e i castelli difendendoli con successo dall'assalto delle truppe conf. nella battaglia di Arbedo (30.6.1422). Dopo la conclusione della pace nel 1426 il confine del ducato venne nuovamente riportato sul crinale alpino, ma nel 1439 vi fu una nuova calata delle truppe di Uri, che minacciarono B. e indussero i Visconti a cedere in pegno la valle Leventina sino a Pollegio (1441). Alla morte del duca Filippo Maria Visconti (1447), B. fu al centro delle ambizioni di conquista di Franchino Rusca, signore di Locarno, di Enrico de Sacco di Mesolcina e dei suoi alleati urani. Il periodo, assai turbolento e contrassegnato da uno scontro nel luglio del 1449 (battaglia di Castione), terminò con l'entrata vittoriosa a Milano del condottiero Francesco Sforza, cui B. si sottomise nella primavera del 1450. La dominazione sforzesca consentì a B. di vivere un quindicennio di stabilità, grazie soprattutto alle buone relazioni di vicinato tra Milano e la Lega sviz. Alla morte di Francesco Sforza (1466) fece seguito un periodo di tensioni, nonostante il nuovo capitolato sottoscritto da Galeazzo Maria e dalla madre Bianca Maria Visconti nel 1467. La crisi si acuì ancor più alla morte del duca (26.12.1476) e all'indomani delle vittorie conseguite dai Conf. contro Carlo il Temerario. L'assedio degli Svizzeri, nel dicembre del 1478, arrecò gravi danni alle risorse economiche e finanziarie del borgo e alla capacità di resistenza della pop., e costrinse Milano a intraprendere ampi lavori di rafforzamento delle strutture difensive: nel 1479 venne eretto, in tutta fretta, il terzo castello (Sasso Corbaro); la Murata fu radicalmente ristrutturata e consolidata, e infine venne edificato il ponte sul fiume Ticino, inaugurato da Ludovico il Moro nel 1487. La grave crisi del ducato, innescata dalla discesa in Lombardia del re di Francia Carlo VIII (1494), si concluse con la fuga da Milano di Ludovico il Moro nel 1499; tale abbandono aprì la via alle milizie straniere. L'occupazione franc. di B. durò sino ai primi mesi del 1500, quando un'insurrezione armata dei Bellinzonesi portò alla loro cacciata. La cattura del Moro (10.4.1500) indusse la pop. a seguire l'esempio dato dalla Leventina, da Blenio e dalla Riviera, sottomettendosi alla Lega sviz. il 14.4.1500.

Autrice/Autore: Giuseppe Chiesi

4 - XVI-XX secolo

Con la firma del trattato di pace di Arona (1503), il borgo fortificato di B. e il contado circostante entrarono a far parte dei possedimenti amministrati direttamente dai cant. di Uri, Svitto e Nidvaldo. I tre cant. sovrani riconobbero e confermarono gli antichi statuti di B., che poté così continuare a beneficiare di una relativa autonomia. Il nuovo assetto politico della regione ebbe ripercussioni anche sul piano economico. Parte degli introiti fiscali provenienti dal commercio di transito (dazio, forletto), come anche le tasse di giustizia, invece di essere versati nelle casse del com. venivano infatti incamerati dai tre cant. o direttamente dai commissari, che a turni di due anni si alternavano al governo del borgo. Alla diminuzione delle entrate fiscali del com. non corrispondeva però una diminuzione delle spese: B. aveva infatti ad esempio l'obbligo di mantenere in perfetto stato le vie di comunicazione, compito che da solo assorbiva buona parte delle uscite correnti. Con l'estensione del dominio elvetico all'intero territorio dell'attuale cant. Ticino la situazione economica della regione si aggravò ulteriormente: la diminuzione del prezzo d'appalto del dazio fu un segnale evidente della decadenza di B. come centro doganale. Il borgo continuò tuttavia a svolgere un importante ruolo quale mercato regionale per la vendita della produzione agricola eccedente (l'importante fiera di S. Bartolomeo si teneva nel com. fin dal 1420, il 24.8). Inoltre, la particolare posizione geografica faceva di B. un luogo di passaggio obbligato per il transito delle merci tra l'Italia e il resto d'Europa: trasporti e commerci, spec. di tessuti, granaglie, bestiame e vino, costituivano quindi le attività economiche principali del borgo. Il monopolio delle attività commerciali era detenuto da fam. patrizie; alcune di esse possedevano terreni fuori le mura, che facevano coltivare da fittavoli. Molti contadini si dedicavano all'allevamento del baco da seta; la seta grezza che ne veniva ricavata era immessa sul mercato intern.

Non risulta che a B. siano mai esistite vere e proprie corporazioni di mestieri. L'unica categoria professionale organizzata sembra fosse costituita dai mercanti di granaglie, che detenevano il monopolio del commercio dei cereali, e di cui facevano parte alcune tra le fam. patrizie più in vista del borgo. L'influenza di questa ass. di mestiere sulla vita pubblica locale doveva essere notevole, dato che solitamente le cariche pubbliche più importanti venivano attribuite ai suoi membri. Patrono della corporazione era S. Fulgenzio, al quale è tuttora dedicato un altare nella chiesa collegiata di B.; i diritti di patronato su questo altare erano detenuti dai mercanti di grano, che lo fecero costruire a loro spese nella seconda metà del XVIII sec.

Le origini della chiesa collegiata di B., dedicata ai SS. Pietro e Stefano e ubicata nell'antico quartiere ad la Mottam, non sono certe: probabilmente edificata già nel XIII sec. e menz. quale collegiata dal 1421, venne verosimilmente modificata e ampliata tra la fine del XIV e gli inizi del XV sec., e poi ancora negli anni 1733-64; la facciata della chiesa, rinascimentale, è stata rimaneggiata in età barocca. La chiesa di S. Maria delle Grazie, risalente al tardo XV sec. e decorata da pregevolissimi affreschi rinascimentali, ha subito gravi danni nell'incendio del 31.12.1996; nell'annesso convento dei frati minori, secolarizzato nel 1848, ha sede dal 1919 una casa per anziani. La chiesa di S. Maria del Ponte risale probabilmente alla metà del XIV sec; dal XVI sec. prese il nome della confraternita di S. Rocco che nel 1583 ne fece la sua sede. La chiesa di S. Maria di Loreto (eretta nel XVI sec. e demolita nel 1892) era compresa nell'area del convento delle orsoline, soppresso nel 1848; l'edificio, eretto nel 1743, tra il 1848 e il 1851 fu trasformato nella residenza del governo.

All'inizio del XIX sec. il quadro economico della regione era rimasto praticamente immutato: B. era uno dei nodi di transito più importanti dell'intera Conf. e, nel corso dei primi decenni del sec., si registrò addirittura un incremento del traffico commerciale. Questo fenomeno, favorito dal miglioramento della rete stradale cant. tra Chiasso e il San Gottardo (1804-30) e dalla costruzione del ponte-diga di Melide (1847), non incise però così profondamente sul tessuto sociale, economico e urbano di B. come la realizzazione della Ferrovia del Gottardo, entrata in funzione nel 1882. È infatti a partire da quel momento che la vita economica della città fu caratterizzata da un sostenuto incremento demografico, dall'insediamento delle prime industrie e dal progressivo aumento delle attività legate al settore dei servizi. L'arrivo della ferrovia, pur trasformando B. in un importante nodo ferroviario, ne accelerò tuttavia il declino come centro commerciale intern. di spedizione delle merci, a vantaggio di Chiasso e Lugano. Tale declino venne in parte e in anticipo compensato dalla designazione di B. a capitale stabile del cant. (1878) e dalla costruzione dell'officina di riparazione della Soc. del Gottardo nel 1884; gli operai addetti alle riparazioni erano 140 nel 1882 e 757 nel 1909. Lo sviluppo della rete stradale e la successiva presenza della ferrovia favorirono inoltre l'avvio di nuove attività industriali, quali la Birreria Bonzanigo (1878), poi Birreria Bellinzona, o il rilancio di quelle esistenti. La filanda Paganini, che iniziò la sua attività attorno al 1830 e che prima della presenza della ferrovia era la sola industria a B., conobbe ad esempio attorno a quegli anni un incremento della produzione; esso fu però di breve durata poiché a causa della concorrenza estera già nel biennio 1884-86 l'azienda dovette ridurre drasticamente la produzione, poi definitivamente interrotta nel 1890. All'industria della seta si aggiunsero più tardi fabbriche di cappelli, tipografie e industrie che operavano nel ramo chimico e farmaceutico. Fecero la loro comparsa anche le agenzie assicurative e le banche: all'inizio del XX sec. B. contava tre ist. di credito. La città, già sede dell'XI circondario delle poste e dei telefoni, divenne un importante centro di smistamento delle linee telegrafiche. Tra il 1880 e il 1910 si registrò un forte aumento della pop. residente (in parte anche conseguenza della fusione con i com. di Ravecchia, Daro e Carasso), soprattutto di origine straniera e conf., il cui arrivo modificò profondamente le strutture sociali esistenti. Se a ricavare i maggiori vantaggi dalla posizione privilegiata di B. erano state in passato alcune fam. patrizie che controllavano il traffico di transito e parte della produzione agricola, con l'arrivo della ferrovia e la massiccia immigrazione una nuova classe imprenditoriale, spesso di umili origini, si sostituì progressivamente all'antica borghesia cittadina, che aveva esercitato per sec. il predominio economico e sociale.

L'evoluzione del borgo tra la fine del XIX sec. e i primi decenni del successivo ha riguardato anche le strutture politiche e amministrative cittadine. La Rivoluzione del 1890 segnò l'inizio del predominio del partito liberale radicale nella politica cittadina; ancora oggi il partito liberale radicale è la forza di maggioranza del com., nonostante il progressivo inserimento di nuove forze politiche e la relativa tenuta di quelle tradizionali alternative (conservatori e socialisti). A B. è stato stampato anche l'organo ufficiale del partito liberale, Il Dovere, apparso dal 1878 al 1992 (La Regione). Gli organi principali del com. sono la municipalità (11 membri, scesi a cinque nel 1952 e oggi sette), e il consiglio com., introdotto nel 1907 dopo la fusione con Carasso, Daro e Ravecchia e composto da 50 membri. Al medesimo periodo risale anche la presenza nel com. di org. sindacali e legate al movimento operaio. Nel 1899 un congresso operaio riunito a B. decise la fondazione della Federazione dei sindacati professionali, che nel 1902 si trasformerà nella Camera del lavoro (dal 1995 Unione sindacale della Svizzera it.); nel 1917 venne fissata a B. la sede cant. del segretariato federativo dei ferrovieri (ora SEV, Sindacato del personale dei trasporti).

Lo sviluppo economico e demografico di B. nel corso degli ultimi decenni del XIX sec. fu accompagnato dal rapido processo di trasformazione delle strutture urbane della città, che risalivano al ME. Ancora all'inizio dell'Ottocento B. si trovava praticamente concentrata all'interno delle mura, stretta tra Castel Grande e il castello di Montebello; l'aumento del numero di abitazioni era rimasto fino ad allora circoscritto a tale area, con l'occupazione dei pochi spazi verdi esistenti. Agli inizi del XIX sec. la rete viaria interna era inoltre ancora estremamente semplice. Il borgo, attraversato da un'unica arteria principale, aveva come apici Porta Lugano a sud e Porta Tedesca a nord. Una seconda strada, che si staccava dalla via principale all'altezza del municipio, portava verso l'esterno attraverso Porta Locarno. Le costruzioni fuori le mura, spec. a nord, erano scarse, mentre a meridione, tra Porta Locarno (l'attuale quartiere di Orico) e Porta Milano (piazza Indipendenza), vi erano diverse costruzioni destinate a uso agricolo. Le prime trasformazioni si verificarono in concomitanza con l'ampliamento del sistema stradale cant. e con l'aumento dei traffici di transito, e riguardarono dapprima le mura dei castelli, compresa l'imponente Murata. Alla fine degli anni 1860-70 buona parte dei bastioni era stata abbattuta, così come le porte d'accesso alla città; nuove infrastrutture amministrative si insediarono fuori le mura, attorno al palazzo del governo (l'antico convento delle orsoline). Anche la zona verso il fiume Ticino aveva subito importanti trasformazioni, in particolare con la costruzione, tra il 1813 e il 1815, del ponte della Torretta sul fiume. L'espansione urbanistica più consistente si ebbe però verso nord, sul territorio di Daro, dove vennero costruite la stazione (1874) e l'officina ferroviaria; attorno ad esse si sviluppò il primo quartiere industriale di B., il quartiere San Giovanni. Il centro cittadino venne collegato alla stazione da un viale, la cui costruzione (1873-75) richiese tra l'altro il sacrificio di un importante tratto di mura, lungo il quale vennero edificati alberghi, banche e negozi. L'antico nucleo cittadino venne anch'esso ristrutturato per far posto a nuove abitazioni; le strade al suo interno furono allargate per facilitare la circolazione delle persone e dei veicoli. In parallelo a questo eccezionale sviluppo urbano, il com. procedette alla modernizzazione delle proprie infrastrutture e alla creazione di nuove; tra di esse, il teatro Sociale, inaugurato nel 1847, che costituisce il migliore esempio in Svizzera di teatro all'it.; chiuso nel 1971, è stato restaurato e riaperto nel 1997. Nel 1891 entrò in esercizio la prima azienda elettrica ticinese; venne inoltre ampliata la rete di distribuzione dell'acqua potabile, che funzionava già dal 1869, e arginato il torrente Dragonato, che in precedenza era causa di periodiche inondazioni. Risalgono invece ai primi anni del XX sec. i progetti per le nuove canalizzazioni fognarie; tali iniziative riguardarono anche l'area del vecchio ospedale di S. Giovanni (la cui fondazione risale al XIV sec.), ampliato una prima volta all'inizio del sec. (1901-03) e poi completamente ricostruito tra il 1935 e il 1940. Il ginnasio venne aperto nel 1852, l'asilo infantile nel 1855; nel 1895 venne inaugurata la scuola cant. di commercio, la cui importanza crebbe notevolmente nel corso del XX sec. e alla quale si aggiunsero in seguito la scuola d'arti e mestieri e il liceo. L'aumento demografico di quegli anni portò inoltre le autorità com. a cercare nuovi spazi edificabili da sfruttare; tale esigenza si lega alla fusione di B. con i com. confinanti di Daro, Ravecchia e Carasso. Nel corso dei primi decenni del XX sec. vennero inoltre portati a termine i lavori di correzione del fiume Ticino, che permisero il recupero di terreno pianeggiante in direzione di Carasso. Il periodo dal 1914 al 1945, caratterizzato da una vistosa stagnazione demografica (dai 10'046 ab. del 1910 ai 10'948 del 1941), vide tuttavia un'ulteriore espansione delle aree edificate nelle zone residenziali sorte attorno alla stazione ferroviaria e in quelle situate nella pianura del Ticino.

Il secondo dopoguerra ha invece conosciuto un forte sviluppo demografico fino alla crisi economica degli anni '70; da questo momento si è verificata una nuova flessione nella crescita della pop. (16'979 ab. nel 1970, 16'849 ab. nel 1990). Dal 1950 si assiste inoltre al processo di suburbanizzazione della pop. all'interno dell'agglomerato urbano (Arbedo-Castione, Camorino, Giubiasco, Gorduno, Lumino, Monte Carasso, Sementina), con un aumento della densità degli ab. nei com. dell'agglomerato e una stagnazione del numero delle persone domiciliate a B., dove tuttavia si registra un aumento dei posti di lavoro. La crescente separazione tra luogo di lavoro e luogo di residenza ha dato vita a importanti spostamenti di lavoratori e di studenti in entrata e in uscita dalla città (pendolarismo): spec. la regione circostante, che comprende, oltre al distr. di B., quelli di Riviera e Moesa (GR), è diventata col tempo un importante serbatoio di manodopera, rafforzando l'importanza di B. come polo regionale di sviluppo. La concentrazione di posti di lavoro nel centro cittadino si lega alle trasformazioni nella struttura della produzione e dell'impiego che hanno accompagnato il processo di sviluppo economico del Ticino nel corso della seconda metà di questo sec. Se, almeno fino agli anni '40, il declino dell'agricoltura e delle altre attività legate al settore primario aveva favorito il settore secondario, le attività del terziario si sono progressivamente sviluppate a partire dal dopoguerra e hanno fatto di B. una città soprattutto di impiegati e funzionari dell'amministrazione cant. Le attività del settore terziario si concentrano quasi esclusivamente nel centro della città; nell'agglomerato urbano e nella regione circostante trovano sede varie aziende artigianali e industriali.

I castelli di B. sono considerati tra i più importanti e meglio conservati baluardi della Svizzera. Con l'imponente Murata, che sbarrava l'intera valle, formavano un complesso difensivo difficilmente espugnabile; dopo l'arrivo dei Conf. persero tuttavia definitivamente l'importanza strategica fondamentale attribuita loro in precedenza. Durante i tre sec. di sudditanza ai cant. sviz., i castelli, presidiati dalle truppe dei tre cant., invero poco più di un manipolo di soldati, non subirono ampliamenti significativi. La situazione rimase praticamente immutata anche dopo la nascita del cant. Ticino. Agli inizi del XIX sec. Castel Grande venne destinato ad arsenale e prigione; fu solo attorno alla metà dello stesso sec., e per un breve periodo, che i castelli ritornarono alla loro primitiva funzione. Preoccupato dalla situazione intern. instabile, il generale Guillaume-Henri Dufour caldeggiò infatti il rafforzamento delle mura. Nel 1853, in seguito al blocco austriaco decretato contro il Ticino, parte dei numerosi senza lavoro presenti nel cant. fu impiegata nei lavori di ampliamento delle fortificazioni e, contemporaneamente, nella costruzione della nuova caserma (1857), grazie alla quale B. nel 1879 fu elevata al rango di piazza d'armi fed. Castel Grande (o castello di S. Michele, secondo la nuova denominazione del 1818) fu il complesso che subì le maggiori trasformazioni nel corso del XIX sec. L'arsenale insediato al suo interno (cui era annessa la prigione), costruito attorno al 1820, fu ampliato per la prima volta tra il 1850 e il 1860; nel 1873 i carcerati vennero trasferiti nel nuovo penitenziario di Lugano. Ulteriori lavori di ingrandimento vennero intrapresi nel 1884 e nel 1910. L'inizio del XX sec. coincise con un rinnovato interesse per la conservazione del castello, che tuttavia non si tradusse in risultati importanti. Un primo progetto di intervento venne presentato nel 1939, ma non fu mai realizzato; nel 1953, in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell'indipendenza cant., vennero effettuati diversi lavori di demolizione e ricostruzione. L'ultimo e più importante intervento, durato una decina d'anni e conclusosi nel 1992, è stato elaborato dall'architetto ticinese Aurelio Galfetti, che ha ripreso l'antica struttura per farla rivivere in un contesto completamente mutato (creazione di un parco, sale adibite a museo ecc.). Il castello di Montebello (o di S. Martino) venne inglobato all'interno delle mura nella seconda metà del XV secolo; nel 1798 divenne proprietà privata della fam. Ghiringhelli. Agli inizi del XX sec. fu riacquistato dal cant. per essere restaurato. I lavori, cominciati nel 1902, furono terminati nel 1910; da allora vi ha sede il museo civico com. Nel 1871 si costituì un comitato di cittadini deciso a trasformare in albergo il castello di Sasso Corbaro (o di S. Barbara); il progetto rimase irrealizzato e nel 1897 se ne sollecitò il restauro. Negli anni seguenti all'interno del castello venne aperto un ristorante. Nel 1919 il com., dopo aver respinto una richiesta di trasformazione del castello in ristorante di lusso, pose il complesso sotto tutela. Restaurato tra il 1930 e il 1935, dal 1964 al 1997 il castello ha ospitato il Museo delle arti e delle tradizioni popolari ticinesi.

Autrice/Autore: Pablo Crivelli, Chiara Orelli

Riferimenti bibliografici

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– ACit (presso ASTI)
Bibliografia