• <b>Casa d'Asburgo</b><br>Bara dell'imperatrice Zita nella cappella degli Asburgo nel convento di Muri nel marzo 1989, prima della sua traslazione a Vienna  © KEYSTONE. Dal 1971 nella cappella di Nostra Signora di Loreto nel chiostro dell'antico convento di famiglia degli Asburgo si trova la cripta dei discendenti del casato. Vi è deposto il cuore di Zita di Borbone-Parma, ultima imperatrice d'Austria, accanto a quello del marito, l'imperatore Carlo I, deceduto nel 1922.

Asburgo, casa d'

Conti di A. (documentati la prima volta nel 1108), duchi d'Austria dal 1282, arciduchi dal 1360, re e imperatori del Sacro Romano Impero con interruzioni dal 1273 al 1806, conti del Tirolo dal 1363, reggenti dell'Austria anteriore dal 1368, duchi di Borgogna dal 1477, re di Spagna tra il 1516 e il 1700, di Boemia e di Ungheria risp. dal 1438 e dal 1526, imperatori d'Austria dal 1806 al 1918 (monarchia austro-ungarica dal 1867).

1 - I primi Asburgo

Solo a partire dagli Acta Murensia, osservazioni genealogiche allestite intorno al 1160, e sulla base del cosiddetto testamento di Wernher ( -> 17), stilato intorno al 1085, ma falsificato con predatazione al 1027, è possibile stabilire una discendenza coerente per le prime generazioni. Altre genealogie risalenti a tempi remoti (di origine troiana, egizia, romana o dei von Zähringen) sono più tardive e mirano a esaltare la posizione della dinastia regia e imperiale. L'identificazione di Gontrano il Ricco (morte 973), capostipite secondo gli Acta Murensia, con un conte Gontrano, dell'alto Reno, menz. nei documenti intorno al 952, rende verosimile la discendenza degli A. dalla stirpe ducale alsaziana degli Eticoni, legame comprovato pure da antichi possedimenti nell'Alsazia superiore e in Brisgovia. Un secondo e antico nucleo di beni patrimoniali è situato nel nord dell'Argovia e i suoi centri principali erano l'Eigenamt, alla confluenza dei fiumi Aar e Reuss, e il convento di Muri. L'identificazione del figlio di Gontrano, Kanzelin, conte di Altenburg (probabilmente Altenburg presso Brugg) con Landolt, conte di Turgovia, rimane tuttora controversa. Dopo l'anno Mille iniziò una fase di estensione verso l'interno e l'esterno del dominio: il nipote di Gontrano, Radbot, fondò il monastero benedettino di Muri dopo il 1020; suo fratello Rodolfo costruì il convento di Ottmarsheim (alta Alsazia) verso il 1045; ambedue i luoghi esercitarono la funzione di chiese autonome dotate di diritti di baliaggio. Gli A. furono anche avogadri ecclesiastici del monastero di Murbach (Alsazia) che aveva affiliato un convento a Lucerna. Il castello di Habsburg, considerato centro del potere della dinastia, fu eretto intorno al 1020 da Radbot o da Wernher; altre antiche fortificazioni vennero costruite a Wildegg, Brunegg e Limburg (Brisgovia). A partire dal XII sec., l'acquisizione di baliaggi e di diritti comitali permise l'estensione di possedimenti asburgici e l'edificazione della Signoria territoriale. Alla fine dell'XI sec. gli A. erano infatti langravi in alta Alsazia come pure balivi del capitolo di Strasburgo. Grazie ai legami matrimoniali con gli Staufer, i conti von Lenzburg, i Pfullendorf e soprattutto i von Kyburg, gli A. acquisirono diritti sulle loro proprietà, come ad esempio la contea nello Zürichgau occidentale con Svitto e Untervaldo (1172-73), la contea nell'Argovia e il baliaggio sul monastero di Säckingen (D); dall'eredità dei von Zähringen ottennero il baliaggio imperiale su Uri fino al 1231.

Autrice/Autore: Franziska Hälg-Steffen / oma

2 - Linea Asburgo-Laufenburg

La successione ereditaria fu lineare fino al XIII sec., poiché gli esponenti maschili in soprannumero scomparvero senza lasciare eredi. Una prima divisione del casato avvenne negli anni 1232-34 e 1238-39 tra i fratelli Alberto IV, fondatore della linea più antica, e Rodolfo III (I), capostipite degli A.-Laufenburg. Recenti ricerche spiegano questa divaricazione come una divisione amministrativa funzionale a mantenere il possesso comune dei feudi. Tuttavia la divisione si accentuò all'epoca della crescente rivalità tra l'imperatore e il papa, e in particolare negli anni intorno al 1270, fino a divenire separazione spaziale. Nel 1240 Rodolfo III di A.-Laufenburg (I) non riuscì a instaurare un proprio centro di dominio nella Svizzera centrale, nonostante l'erezione della fortezza di Neu-Habsburg e la vastità dei possedimenti, che almeno inizialmente non lo relegavano ancora al ruolo della linea cadetta. Laufenburg divenne perciò baricentro della signoria sotto suo figlio Goffredo I. Legami matrimoniali sono documentati con i baroni von Regensberg, i conti von Kyburg, i von Rapperswil, gli Öttingen, i de Neuchâtel e i von Montfort, mentre Giovanni IV sposò una nobildonna di Landenberg-Greifensee ed elevò i figli nati da queste nozze infelici al rango di conti. Nel 1254 fu possibile risolvere un dissidio con l'esponente principale della linea più antica, il futuro re Rodolfo I. Everardo, fratello di Goffredo I, che aveva sposato la figlia erede della casa von Kyburg, pretese nel 1269 una divisione del dominio, provocando la separazione definitiva dei territori posti a ovest dell'Aar e la nascita della contea di Neu-Kyburg. Il figlio di Goffredo, Rodolfo III (1270-1315), morì senza riuscire a consolidare la sua posizione, per quanto questa fosse stata migliorata dalle nozze con la figlia erede dei von Rapperswil. Al più tardi dal 1282 il diritto di proprietà comune cessò di avere un ruolo. Rodolfo ( -> 14) e Rodolfo III si opposero al re Alberto I. Giovanni I, figlio di Rodolfo III, menz. per la prima volta nel 1305 (morte 1337 presso Grinau in uno scontro con gli Zurighesi), appare già chiaramente dipendente dalla più antica discendenza asburgica. Nel 1353 i suoi tre figli (Giovanni II, Rodolfo IV e Goffredo II) si spartirono i domini. Per evitare il declino economico, due dei fratelli si impegnarono in iniziative belliche in Italia. Inoltre, nel corso della seconda metà del XIV sec. ci furono trasferimenti di proprietà soprattutto ai duchi di A.-Austria. L'ultimo rappresentante maschile degli A.-Laufenburg, Giovanni IV, dal 1372 figlio riconosciuto di Rodolfo IV, morì nel 1408.

Autrice/Autore: Franziska Hälg-Steffen / oma

3 - Ascesa della linea più antica a dinastia regia

Rodolfo IV (I), figlio di Alberto IV, perseguì un ampliamento sistematico del potere asburgico durante l'Interregno, sfruttando le strutture che si andavano disgregando, acquistando proprietà pignorate, diritti ereditari e altri titoli giur., come ad esempio la signoria sul convento di Sankt Blasien (D), testa di ponte per la formazione della signoria asburgica nella Foresta Nera meridionale. Dall'eredità dei von Kyburg, che Rodolfo riuscì ampiamente a incamerare sventando analoghe mire dei Savoia, sorse, accanto al dominio Neu-Kyburg già sotto l'influenza degli A., la proprietà situata nella regione della futura Svizzera orientale e nordorientale, alla quale si unirono il langraviato su Turgovia, Glarona, Gaster e l'avogadria ecclesiastica sul convento di Schänis. Di conseguenza Rodolfo era diventato uno dei più potenti signori territoriali del sud della Svevia prima ancora di essere eletto nel 1273 re di Germania (Sacro Romano Impero). Negli anni successivi, e fino alla perdita del regno nel 1308 e 1314, non fu sempre facile separare la politica del casato asburgico dalla politica regia. L'eredità dei Babenberg nelle terre austriache venne rivendicata a favore del regno da Rodolfo, che riuscì a sconfiggere il re Ottocaro di Boemia nella battaglia presso Dürnkrut nel 1278. Nel 1282 assegnò nella forma di possesso comune ai suoi figli Alberto I e Rodolfo II i feudi riconquistati, i ducati dell'Austria e della Stiria, assieme alla Carniola e alla Marca slovena; Mainardo I di Gorizia-Tirolo ricevette la Carinzia. In questo modo la casa d'A. riuscì ad assicurarsi un'influenza nel sud est del regno, dove le premesse per estendere un dominio territoriale chiuso erano migliori che nelle terre originarie, in cui non fu mai possibile per tutto il ME ricostituire il ducato di Svevia.

Con il conferimento dei ducati dell'Austria e della Stiria, Alberto I e i suoi figli assursero alla condizione di principi imperiali. Negli ordini fam. stabiliti a Rheinfelden del 1283 venne sancita l'autocrazia di Alberto I nelle terre austriache e quindi spezzata la proprietà comune. Tuttavia l'interesse degli A. per i possedimenti originari rimase ugualmente centrale. Le misure per assicurare la pace interna, il controllo dei ministeriali degli Hohenstaufer e gli sforzi per amministrare i beni del regno furono coronati da successo. Nel sud ovest, durante i suoi ultimi anni di vita, re Rodolfo I intraprese una decisa politica di acquisizioni volta a integrare proprietà del casato e proprietà del regno. Ottenne Friburgo (1277), i domini di Grüningen e i feudi dei von Rapperswil appartenenti ai conventi di Einsiedeln e di San Gallo (nel 1270 ca.); sottomise Berna (1288) e acquistò il dominio feudale sulle curtes del convento di Murbach-Lucerna (1291).

Siccome non riuscì a ottenere la corona imperiale, e quindi non sarebbe stato in grado di regolare la questione della successione a favore della casa d'A., Rodolfo I cercò di far affluire i voti dei principi elettori, in gran parte già integrati nella politica della casa d'A., attraverso legami matrimoniali, sui suoi figli, Rodolfo II e, dopo la morte di questi nel 1290, su Alberto I. La mancata elezione in Austria di Alberto rafforzò la politica di dominio già avviata nel 1282. Egli consolidò le posizioni in Austria, come nelle Terre anteriori asburgiche dove l'opposizione, danneggiata dalla politica territoriale asburgica, minacciava a volte il predominio della dinastia, come avvenne con la creazione della coalizione anti-asburgica del conte di Savoia con Berna, Zurigo, Lucerna, l'abate di San Gallo e il vescovo di Costanza, Rodolfo d'A. In questo periodo, la politica del casato si delineò con esiti positivi nella parte orientale del regno, dove incamerò la Boemia come feudo imperiale dopo la morte dell'ultimo dei Premyslidi (1306), trasferendola come regno al figlio di Alberto, Rodolfo III (morte 1307). Le dispute sulla successione boema erano ancora in corso quando nel 1308 Alberto I venne assassinato. Emerse quindi la contraddizione - gravida di conseguenze per la dinastia - tra l'infeudamento a mani riunite (con l'implicita distribuzione dell'amministrazione a tutti i figli maschi, dando precedenza al figlio maggiore), in uso presso gli A., e l'affermarsi dell'autocrazia di Alberto I, che privò suo fratello Rodolfo e il figlio di questi Giovanni dell'indennizzo precedentemente pattuito. Gli A. persero sia le prospettive di un insediamento di lunga durata nella Germania centrale e in Boemia, sia la possibilità di istituire una monarchia ereditaria nel regno.

Autrice/Autore: Franziska Hälg-Steffen / oma

4 - Espansione del potere familiare

Dopo l'accordo raggiunto con il re Enrico VII, nel 1309 Leopoldo I ( -> 10) avviò con decisione la caccia ai regicidi, appropriandosi dei loro beni che trasferì agli A. La morte prematura di Enrico VII nel 1313 fece nuovamente balenare la possibilità di ottenere la corona regia. La doppia elezione del 19/20.9.1314 e le lunghe lotte che seguirono fino al 1322 tra Federico il Bello e Ludovico il Bavaro, che esitò a lungo prima di entrare in guerra, segnarono una stasi dell'ampliamento dei domini. In questo periodo i contrasti si acutizzarono nelle Terre anteriori fra gli A. e i Paesi forestali, che si erano schierati dalla parte di Ludovico ottenendo la riconferma dell'immediatezza imperiale contro gli A. Il significato della guerra del Morgarten nel 1315 nel quadro di queste dispute rimane ancora oggi controverso. Il riconoscimento di Federico nel ruolo di antiré da parte di Ludovico (1325) non giovò affatto agli A. Se fino a quel momento nella lotta per il regno i territori austriaci fungevano unicamente da retroterra economico, dopo la perdita della dignità regia la dinastia si dedicò maggiormente all'edificazione del dominio territoriale in queste regioni, soprattutto sotto il potere del fratello più giovane di Federico, Alberto II ( -> 2). Ulteriori unioni matrimoniali, accanto ai legami con i casati principeschi e con quelli reali franc. e aragonesi, contribuirono in quest'epoca al prestigio europeo della dinastia. Nel 1335 venne concluso l'acquisto del ducato imperiale di Carinzia e nel 1363 si procedette all'incorporazione nell'aggregato territoriale austriaco della contea del Tirolo. Si veniva così a formare un ponte tra i possedimenti originari e le terre austriache. Nelle Terre anteriori, intorno al 1350, i conflitti latenti fin dai tempi del Morgarten sfociarono nelle controversie con Zurigo e con i Paesi forestali alleati (Lega di Zurigo del 1351), a causa dell'attacco mosso dagli Zurighesi ai domini asburgici nell'Argovia, a Zugo e a Glarona. Abbandonate le pretese, già da tempo perdute, su Svitto e Untervaldo, gli A. riuscirono con la pace di Ratisbona del 1355 ad affermarsi come potenza egemonica nell'Altopiano orientale contro Zurigo. Rodolfo IV (1339-1365), dal 1357 reggente nelle Terre anteriori, e in quanto genero del re Carlo IV titolare del baliaggio imperiale in Alsazia, nel 1358 assunse il governo assoluto come primogenito di Alberto II. La sua spiccata coscienza dinastica che, mediante falsi in atti pubblici (complesso delle contraffazioni intorno al cosiddetto Privilegium Maius), doveva rafforzare la posizione della casa d'A. nei confronti del regno e delle dinastie concorrenziali dei Wittelsbach e dei Lussemburgo, e probabilmente anche assicurarsi il rango subito dopo quello dei principi elettori e la sua presunzione nobiliare (titolo di arciduca), lo opposero al re Carlo IV. La scelta di Vienna quale residenza principesca (prima Univ. nel 1365, duomo di S. Stefano) fu significativa sia della solidità raggiunta dagli A., sia delle ambizioni che caratterizzarono questo periodo. Da un'eterogenea federazione di domini si costituì in quest'epoca la casa d'Austria. Nel 1362 e nel 1364 vennero conclusi mutui contratti di successione con gli Angiò ungheresi e con i Lussemburgo di Boemia.

Autrice/Autore: Franziska Hälg-Steffen / oma

5 - Divisioni territoriali

Nei decenni successivi alla morte di Rodolfo IV (1365), rimasto senza figli, iniziò un periodo critico caratterizzato da conflitti interni e aspirazioni divergenti, che mise in discussione le posizioni acquisite. Dopo che i suoi fratelli più giovani, Alberto III ( -> 3) e Leopoldo III ( -> 11), erano riusciti a perfezionare l'unità territoriale, tra l'altro acquistando nel 1368 Friburgo in Brisgovia e nel 1375 il langraviato di Montfort-Feldkirch, a partire dal 1370 scoppiarono conflitti interni causati dal modo con cui si era regolata la successione ereditaria negli ordini fam. e dal numero crescente di appartenenti alla casa d'A. di sesso maschile. I principi sui quali riposava il governo a mani riunite, in particolare quello che accordava la precedenza al fratello maggiore, non vennero più accettati. Nel 1379 avvenne la spartizione indeterminata e definitiva del dominio (contratto di Neuberg) tra la linea albertina e la linea leopoldina: la prima ottenne le regioni dell'Austria inferiore, la seconda l'Austria centrale, le terre originarie e i nuovi acquisti a ovest e a sud. L'unità venne mantenuta artificiosamente, per frantumarsi definitivamente nel XV sec.; aspri scontri portarono nel 1411 all'ulteriore divisione del territorio leopoldino tra la linea della Stiria sotto Ernesto (detto il Ferreo, 1377-1424) e la linea tirolese di Federico IV, a cui andarono pure le Terre anteriori. Successivamente le varie linee si svilupparono con preferenze diverse rispetto al re, ai papi e ai nemici potenziali e influenzate da dispute interne. Mentre gli albertini si avvicinarono maggiormente alla casa regnante dei Lussemburgo grazie al matrimonio (1421) di Alberto V, nipote di Alberto III, con Elisabetta, figlia del re Sigismondo, Leopoldo III e i suoi successori dovettero fare i conti con la nascente Confederazione nella guerra di Sempach del 1386 e nella battaglia di Näfels del 1388. Dopo la perdita dell'Argovia da parte di Federico IV ( -> 8) nel 1414, iniziò un progressivo tramonto del dominio degli A. in questa regione.

Autrice/Autore: Franziska Hälg-Steffen / oma

6 - L'ascesa a dinastia europea

Dopo l'estinzione nel 1437 dei Lussemburgo, Alberto V (1397-1439) ottenne la corona dei regni di Ungheria e di Boemia e il 18.3.1438 venne eletto all'unanimità imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Alberto II, riportando, per la prima volta dopo 100 anni, la corona regia agli A. Federico III, esponente della linea della Stiria dei leopoldini, ottenne dopo la morte prematura del padre la tutela sia del figlio di Alberto II, Ladislao, futuro re di Boemia e di Ungheria, sia di Sigismondo ( -> 16) e nel 1440 assunse la carica di re. Egli tuttavia non riuscì a ricompattare i domini asburgici a causa di contrasti con il suo fratello più giovane, Alberto VI ( -> 4), e con i ceti nobiliari austriaci e tirolesi. Ancora meno gli fu possibile insediare stabilmente la dinastia asburgica in Ungheria e in Boemia, dove dovette fronteggiare lo strapotere di un antagonista, re Mattia Corvino, che occupò Vienna e Wiener Neustadt. Negli anni 1442-50, l'intervento di Federico a fianco di Zurigo nella controversia ereditaria del Toggenburgo (Vecchia guerra di Zurigo), non servì a far valere pretese di ricupero nei confronti dei Conf., fatta eccezione per la conquista momentanea delle città di Rapperswil (SG), Winterthur, Diessenhofen e Rheinfelden. Dopo la perdita della Turgovia nel 1460 e un vano avvicinamento al duca Carlo il Temerario di Borgogna, che egli avrebbe voluto coinvolgere contro i Conf., Sigismondo d'A. dovette infine concludere nel 1474 un accordo di pace con i Conf. (Pace perpetua), che garantisse almeno lo status quo. La morte prematura nel 1457 del re di Ungheria e Boemia Ladislao V, detto il Postumo, segnò l'estinzione della linea albertina e portò a una complessa ridistribuzione dei domini all'interno della casa d'A., causando ulteriori dissidi intestini, che trattennero a lungo Federico III dal praticare una politica regia più attiva. Attraverso il progetto matrimoniale, elaborato fin dal 1462, secondo cui la figlia erede della casa di Borgogna avrebbe dovuto unirsi a suo figlio, il futuro re Massimiliano I, Federico I riuscì a impossessarsi di ampie parti dell'eredità borgognona dopo il 1477, estendendo in tal modo la sfera di influenza asburgica verso Occidente. Questo fu il passo decisivo che permise alla casa d'A. di assurgere al ruolo di grande dinastia europea.

La storiografia elvetica ha per lungo tempo adottato l'interpretazione avanzata fin dal XV sec. da Aegidius Tschudi, che considerava gli A. tardomedievali i nemici giurati della nascente Conf.: spiegazione che nuove ricerche hanno corretto a favore di un'ottica più differenziata e meno nazionalistica.

Autrice/Autore: Franziska Hälg-Steffen / oma

7 - Gli Asburgo e la Svizzera nella prima epoca moderna

Dopo la prova di forza della guerra di Svevia (1499), i rapporti dei Conf. con la casa d'A. furono pacifici, anche se non sempre del tutto privi di conflitti. Fondamentale in questo senso fu l'unificazione ereditaria del 1511, che obbligava al riconoscimento territoriale e all'aiuto reciproco, e che di fatto poneva la Franca Contea sotto protezione conf. (anche se con scarsi effetti). Dopo la Riforma, le tensioni furono motivate per lo più da ragioni confessionali: ad esempio nel 1529 il futuro imperatore Ferdinando I stipulò con i cinque cant. primitivi un'Alleanza cristiana catt. come reazione alla comborghesia cristiana rif. Per contro, gli sforzi conciliatori di Carlo V intrapresi alla Dieta imperiale di Augusta nel 1530 preservarono i Conf. dall'ingerenza di potenze estere nei loro conflitti interni. Nel XVI sec. crebbe l'importanza del Servizio mercenario, che fu più rilevante per la linea spagnola degli A. che per la linea ted., soprattutto dopo le spartizioni territoriali interne del 1556 e della Lega d'Oro (1586). I cant. catt. furono particolarmente interessati a coltivare buone relazioni con la Spagna, all'epoca maggiore potenza protettrice della loro confessione. Anche i Torbidi grigionesi recarono l'impronta dell'ingerenza politica e militare dei due casati, austriaco e spagnolo, degli A.; poco dopo la loro fine, le tensioni nei cant. conf. tra la fazione filospagnola e austriaca da un lato, e la fazione filofranc. dall'altro, vennero evidenziate dall'affare sorto intorno a Sebastian Peregrin Zwyer von Evibach. In misura modesta, gli A. fecero inoltre la loro comparsa nei cant. catt. anche come promotori dell'arte sacra barocca. Nel corso dell'età moderna, i loro possedimenti nella Conf. si limitarono al Fricktal (appartenente all'Austria anteriore), ai domini di Tarasp (feudo assegnato nel 1687 ai von Dietrichstein) e di Rhäzüns, quest'ultimo comunque solo in quanto membro della Lega Grigia.

Sebbene i cant. conf. rif. avessero permesso, ancora nel 1690 e senza prima arrendersi all'Austria, l'ingaggio del reggimento Bürkli per difendere l'Austria anteriore (nello spirito conf. del presidio delle frontiere), dopo il 1700 sorsero nuove tensioni causate dalle ingerenze dell'imperatore Leopoldo I, risp. dell'ambasciatore austriaco Franz Ehrenreich von Trauttmansdorff, negli antefatti della seconda guerra di Villmergen (1712). Altri interventi seguirono dopo il rovesciamento delle alleanze del 1756: Austria e Francia, nemici secolari, stipularono un accordo che finì per stringere la Conf. in una morsa. Dopo la prima divisione della Polonia nel 1772 i Conf. temettero un destino analogo: l'imperatore Giuseppe II non faceva mistero dei suoi propositi espansionistici. Il suo viaggio attraverso la Svizzera, di ritorno da una visita in Francia (1777), venne dunque visto con diffidenza: di conseguenza i cant. rif. di Berna e di Zurigo cercarono di avvicinarsi alla Prussia. Fu in questo contesto assai minaccioso che, all'epoca della Rivoluzione franc. e dell'Elvetica, scoppiarono nuovi focolai di conflitto. L'Austria abbandonò la Conf. alla sua sorte dopo la pace di Campoformio (1797), anche se più tardi offrì nuovamente aiuto ai nemici della Francia. La seconda guerra di Coalizione condusse in Svizzera Carlo ( -> 5). Inoltre, nel vortice degli avvenimenti gli A. persero gli ultimi possedimenti a vantaggio dei Conf., cui vennero ceduti il Fricktal e Tarasp nel 1803, e Rhäzüns nel 1819, in seguito alle decisioni del congresso di Vienna.

Autrice/Autore: Peter Hersche / oma

8 - Gli Asburgo e la Svizzera nel XIX e XX secolo

Agli inizi del XIX sec. spec. i conservatori catt. cercarono contatti e appoggi presso il potere asburgico; non vi fu tuttavia sostegno armato durante la guerra del Sonderbund. In questo periodo, nella storiografia e nella letteratura ci si preoccupò di elaborare ulteriormente il mito del nemico asburgico, che faceva comodo soprattutto ai liberali e che ebbe vasta diffusione pure negli ambienti popolari per buona parte del XX sec. (Miti di fondazione). Si sospettò persino Joseph Eutych Kopp, il critico più significativo di questa interpretazione, di ottenere da Vienna finanziamenti per i suoi lavori scientifici. L'ultima fase dei rapporti tra la Svizzera e gli A. venne contraddistinta dalle visite al castello avito e dall'esilio elvetico degli appartenenti alla vecchia stirpe della casa regnante. L'imperatrice "Sissi" (Elisabetta d'Austria) cercò rifugio in Svizzera per sottrarsi ai vincoli di corte, finché nel 1898 non fu vittima di un attentato a Ginevra. L'ultimo imperatore austro-ungarico Carlo I, costretto a rinunciare al trono, soggiornò dopo il 1919 in diverse località sviz., da dove promosse numerosi tentativi, tutti falliti, per restaurare la monarchia in Ungheria. L'arciduca Eugenio, soprannominato "Erzi", gran maestro dell'Ordine teutonico, era figura nota a Basilea fino al 1934. Zita di Borbone-Parma, consorte di Carlo, trascorse gli ultimi anni presso il capitolo di S. Giovanni di Zizers, dove morì nel 1989. Prima di morire, autorizzò la costruzione nella chiesa dell'antico convento avito di Muri di una nuova tomba destinata ai discendenti della fam. A. deceduti in esilio.

<b>Casa d'Asburgo</b><br>Bara dell'imperatrice Zita nella cappella degli Asburgo nel convento di Muri nel marzo 1989, prima della sua traslazione a Vienna  © KEYSTONE.<BR/>Dal 1971 nella cappella di Nostra Signora di Loreto nel chiostro dell'antico convento di famiglia degli Asburgo si trova la cripta dei discendenti del casato. Vi è deposto il cuore di Zita di Borbone-Parma, ultima imperatrice d'Austria, accanto a quello del marito, l'imperatore Carlo I, deceduto nel 1922.<BR/>
Bara dell'imperatrice Zita nella cappella degli Asburgo nel convento di Muri nel marzo 1989, prima della sua traslazione a Vienna © KEYSTONE.
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Autrice/Autore: Peter Hersche / oma

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
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