• Fonte: B. Andenmatten, D. de Raemy (a cura di), <I>La Maison de Savoie en Pays de Vaud</I>, 1990, 190-194  © 2010 DSS e cartografia Kohli, Berna. Durante il Medioevo, l'esercizio del potere richiedeva viaggi e la presenza in loco. I libri contabili risalenti agli anni del governo di Filippo I di Savoia (1268-85) permettono di ricostruire in modo preciso l'itinerario della corte di Savoia. I viaggi degli anni 1271 e 1272 furono motivati da scopi politici: nel 1271 si trattò dapprima di consolidare il dominio ad Aosta e poi di concludere un trattato con il principe vescovo di Sion. Nell'estate del 1272 gli scontri con gli Asburgo richiesero la presenza di Filippo nel Paese di Vaud. I viaggi della corte erano dettati da motivazioni economiche oltre che politiche. Grande consumatrice di risorse, la corte si spostava ad esempio verso le località dove esistevano riserve alimentari. I mesi invernali più rigidi (da gennaio a marzo) li trascorreva regolarmente sulle rive del lago di Ginevra.

Savoia, casa

La casa di Savoia è una delle grandi dinastie europee. Per più di nove sec. ha influenzato la storia della Francia sudorientale, dell'Italia e della Svizzera occidentale. I S. furono successivamente conti (1003), conti di Moriana (1125), marchesi in Italia (1148), conti (1160) e poi duchi (1416) di S., re di Sicilia (1713-20), di Sardegna (o Piemonte-Sardegna, 1720-1861) e d'Italia (1861-1946).

1 - Le origini e il controllo dei passi alpini (XI-XII secolo)

Nel XV sec. i S. fecero compilare una cronaca dove veniva evocata la loro presunta origine sassone, facendola risalire a un certo Beroldo, nipote dell'imperatore Ottone III. Sebbene messa in dubbio dagli eruditi, spec. da quelli franc., questa ascendenza germ. e imperiale venne riaffermata dal casato durante tutto l'ancien régime. Essa permetteva ai S. di rivendicare una posizione di preminenza sulle altre dinastie principesche it., di ancorare saldamente il ducato all'Impero e di ostacolare le potenziali velleità espansionistiche della Francia. Dopo la scomparsa dell'Impero nel 1806, gli storiografi della corte di Torino posero invece l'accento sulle origini it. dei S., presunti discendenti degli ultimi re dell'Italia carolingia; tale teoria si attagliava meglio alle loro ambizioni nazionali. Dopo il 1861 la loro origine divenne un argomento politicamente meno connotato, lasciando spazio ad altre ipotesi, non più fondate delle precedenti.

Stando alle ricerche più recenti, l'origine dei S. risale a un certo conte Umberto (detto Biancomano nel XIV sec.), dal quale deriva l'appellativo di Umbertiani talvolta attribuito dagli storici ai S. Questi è menz. con i due fratelli in documenti dei primi anni dell'XI sec. Non è possibile risalire oltre nella loro genealogia, ma si sa che erano strettamente imparentati con Irmengarda (forse loro sorella), moglie di Rodolfo III, re di Borgogna. Grazie al favore reale la fam., i cui beni in origine si trovavano nella regione di Belley e nella parte meridionale della diocesi di Ginevra (Albanais), acquisì diritti nel Viennois. Dopo la fine del secondo regno di Borgogna nel 1032, i S. presero durevole possesso di numerose sedi episcopali (Belley, Aosta, Sion, Lione). Il matrimonio del figlio di Umberto, Oddone, con Adelaide di Susa, erede degli Arduini che avevano possedimenti in Piemonte, permise ai S. di rivendicare con successo diritti nella valle di Susa e nella regione di Torino, dando origine al patrimonio fam. a sud delle Alpi.

Dalla metà dell'XI al XII sec. i S. attuarono una politica sistematica tesa a controllare i due grandi assi che attraversavano le Alpi occidentali, quello del Moncenisio e quello del Gran San Bernardo. Questa politica traspare nella varietà dei loro titoli, nella loro accresciuta presenza nei documenti ecclesiastici delle diocesi alpine e nell'ottenimento del controllo sull'abbazia di Saint-Maurice, di cui furono abati laici fino al 1128 e protettori, sulla falsariga dei re di Borgogna. Grazie a questa strategia assunsero un ruolo politico di importanza europea, allacciando contatti con numerosi sovrani (Francia, Portogallo, Inghilterra) con cui maritarono le loro figlie. Ebbero strette relazioni anche con gli imperatori germ., per i quali il libero passaggio verso l'Italia era di vitale importanza.

Fonte: B. Andenmatten, D. de Raemy (a cura di), <I>La Maison de Savoie en Pays de Vaud</I>, 1990, 190-194  © 2010 DSS e cartografia Kohli, Berna.<BR/>Durante il Medioevo, l'esercizio del potere richiedeva viaggi e la presenza in loco. I libri contabili risalenti agli anni del governo di Filippo I di Savoia (1268-85) permettono di ricostruire in modo preciso l'itinerario della corte di Savoia. I viaggi degli anni 1271 e 1272 furono motivati da scopi politici: nel 1271 si trattò dapprima di consolidare il dominio ad Aosta e poi di concludere un trattato con il principe vescovo di Sion. Nell'estate del 1272 gli scontri con gli Asburgo richiesero la presenza di Filippo nel Paese di Vaud. I viaggi della corte erano dettati da motivazioni economiche oltre che politiche. Grande consumatrice di risorse, la corte si spostava ad esempio verso le località dove esistevano riserve alimentari. I mesi invernali più rigidi (da gennaio a marzo) li trascorreva regolarmente sulle rive del lago di Ginevra.<BR/>
Itinerario della corte savoiarda dal 10.8.1271 al 31.8.1272

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2 - Edificazione del principato savoiardo e affermazione della dinastia (XIII e XIV secolo)

Il lungo principato (1189-1233) di Tommaso I ( -> 20), considerato il secondo fondatore della dinastia, segnò una svolta essenziale. Con l'appoggio del potere imperiale, Tommaso estese la sua influenza verso le regioni a valle dei passi alpini (Piemonte, Paese di Vaud) adottando una dinamica politica di fondazioni cittadine (franchigie di Villeneuve nel 1214). Dagli anni 1240-50 i S. formarono un vasto comprensorio di possedimenti diretti, strutturato in baliaggi (S., Chablais, Vaud, Susa ecc.) suddivisi in castellanie. Attuarono inoltre una politica di sottomissione della nobiltà, sia con l'acquisto di feudi, sia assumendo il controllo di ist. ecclesiastici, tramite l'ottenimento dei diritti di avogadria (Payerne, 1240) e giurisdizionali (Romainmôtier, 1272). L'affermazione di questo potere territoriale era strettamente legata all'introduzione di nuove pratiche burocratiche, caratterizzate da una moltiplicazione esponenziale delle fonti, che iniziarono a diversificarsi (registri contabili e fondiari), e dall'avvio di una produzione e una tradizione documentaria autonome, con la costituzione di archivi nei castelli comitali.

Il XIII sec. fu anche segnato da cambiamenti nell'organizzazione del lignaggio, nel quale si misero in luce cadetti quali Pietro II ( -> 19), i signori di Vaud Ludovico I ( -> 16) e Ludovico II ( -> 17), e Filippo (1278-1334), signore di Acaia, che condizionarono l'espansione dei S. Se con il loro dinamismo personale e il loro percorso specifico (militare, ecclesiastico, intern.) ampliarono considerevolmente l'area d'influenza della fam., rafforzando il suo controllo sul territorio, con le loro rivendicazioni misero talvolta in pericolo la coesione del patrimonio comitale, la cui devoluzione era retta dal diritto testamentario. Anche le figlie e i loro eredi maschi accamparono pretese; Beatrice (1237-1310), figlia unica di Pietro II, entrò a far parte per via matrimoniale della fam. dei delfini del Viennois, che per più di 30 anni rivendicarono la loro parte del patrimonio savoiardo conducendo lunghe guerre contro i loro cugini. Riscontrabile già nel XII sec., l'influenza intern. dei S. crebbe ulteriormente in quello successivo, spec. grazie ai matrimoni contratti negli anni 1230-50 fra quattro abiatiche di Tommaso I e le fam. reali franc. e inglesi. Fu con Eleonora di Provenza (1223-1291), loro nipote, e con il re d'Inghilterra Enrico III, suo marito, che i figli di Tommaso ebbero i contatti più stretti (Pietro II sostenne la corona nella sua lotta contro i baroni inglesi) e ricavarono sostanziosi vantaggi (Bonifacio divenne arcivescovo di Canterbury nel 1241).

Durante l'ultimo quarto del XIII sec. l'espansione della fam. e del principato conobbe una battuta d'arresto a causa della difficile successione del conte Filippo I ( -> 10) e della costituzione degli appannaggi dei S.-Acaia (Piemonte) e dei S.-Vaud. I S. si scontrarono inoltre con i loro vicini, soprattutto con gli Asburgo e con i delfini del Viennois, ma anche con i conti di Ginevra e i vescovi, in particolare, di Losanna, Ginevra e Sion. Per lo più queste tensioni si placarono dal periodo 1320-50. Una pace fu conclusa con gli Asburgo nel 1310 e protettorati vennero imposti al conte di Ginevra e ai vescovi. Da allora questi ultimi si ritrovarono in posizione subalterna rispetto ai S., cui venne conferito nel 1356 il vicariato imperiale, ossia il diritto di giudicare, per delega, le cause portate in appello davanti all'imperatore. Tale privilegio consentì ai S. di immischiarsi negli affari dei piccoli principati inclusi nei loro Stati e confermò il loro rango di principi territoriali, sancito nel 1313 dall'imperatore Enrico VII con la concessione della dignità di principe dell'Impero ad Amedeo V ( -> 1). Nel 1355 i rapporti si normalizzarono anche con il Delfinato, annesso alla corona di Francia che rinunciò al Faucigny a favore dei S. Già all'inizio della guerra dei Cent'anni, questi ruppero l'alleanza inglese e si schierarono con la fazione franc., partecipando, con i contingenti reclutati nei loro Stati, a numerose campagne e battaglie.

Nel XIV sec. i S. riuscirono a invertire le tendenze centrifughe manifestatesi nel sec. precedente. Stabilirono definitivamente il principio della primogenitura maschile per la trasmissione della contea, diseredando le figlie e limitando l'autonomia dei rami cadetti (acquisto della baronia di Vaud nel 1359, sottomissione dei S.-Acaia). La dinastia elaborò complesse forme di autocelebrazione monarchica, spec. per i funerali che si svolgevano nell'abbazia cistercense di Altacomba. Qui fu costruita, verso il 1342, la cappella dei principi e venne stilata, alla stessa epoca, la prima genealogia della dinastia. La trasmissione della contea veniva formalizzata con la consegna all'erede dell'anello detto di S. Maurizio. Con Amedeo V il sistema araldico prese definitivamente forma attraverso l'adozione di uno scudo di rosso alla croce d'argento e della testa di leone alata quale cimiero.

Autrice/Autore: Bernard Andenmatten / gbp

3 - Apice e rovesci della potenza savoiarda (XV e XVI secolo)

La prima metà del XV sec., con i principati di Amedeo VIII (Felice V) e di suo figlio Ludovico (morte 1465), costituì il culmine della potenza dei S. nel ME. A quel tempo lo Stato savoiardo si estendeva dal Mediterraneo fino alle porte di Berna, dalla Borgogna alla Lombardia. L'apogeo venne raggiunto nel 1416, quando l'imperatore Sigismondo elevò Amedeo VIII e i suoi discendenti alla dignità ducale. Le aspirazioni principesche dei S. si tradussero in un'importante attività legislativa (statuti del 1403, 1423 e 1430) e in una centralizzazione burocratica che fece di Chambéry la capitale amministrativa del ducato. La celebrazione del principe e della sua fam. fornì la trama della prima cronaca dei S. redatta da Jean Cabaret verso il 1419, che ispirò per quasi due sec. la storiografia savoiarda. I S. mantenevano una corte fastosa nelle loro residenze lemaniche (Ripaille, Thonon, Ginevra, Morges, Chillon). Lo testimoniano fra l'altro alcune produzioni artistiche come i manoscritti miniati. Il sorprendente pontificato di Amedeo VIII (1439-49), eccezionale sotto molti punti di vista, illustra la dimensione europea acquisita dal casato. Anche se l'autorità di papa Felice V rimase circoscritta ai propri Stati, la sua abdicazione abilmente negoziata consentì alla dinastia di ottenere il diritto di nomina a molti benefici ecclesiastici e di controllare così Ginevra, che nel ducato aveva un ruolo economico e politico di primo piano. Nel 1452, dopo una guerra accanita, il duca Ludovico ricevette persino la sottomissione di Friburgo, che si affrancò dalla dominazione degli Asburgo per collocarsi temporaneamente sotto la protezione dei S.

La seconda metà del XV sec. fu segnata da un netto declino del casato, che dovette affrontare numerosi problemi dinastici: duchi malati (Amedeo IX) oppure morti in giovane età (Filiberto I, Carlo I, Carlo Giovanni Amedeo) e reggenze femminili contestate (Iolanda di Francia, -> 15; Bianca di Monferrato). I problemi dipendevano anche dall'eterogeneità del ducato, confrontato a una crescente rivalità fra le élite savoiarda e piemontese, e all'emergenza di terre con una forte identità regionale (Bresse, Vaud, Nizza, Aosta), dotate di proprie assemblee che limitavano il potere principesco. A ciò si aggiunsero ricorrenti difficoltà finanziarie e le pressioni politiche e militari dei vicini (Francia, Conf., ducato di Milano). Le guerre di Borgogna (1474-77), durante le quali la duchessa Iolanda e i suoi cognati Filippo di Bresse e Giacomo ( -> 12), conte di Romont, si schierarono con la fazione borgognona, misero in evidenza la debolezza del ducato. I S. dovettero cedere nel 1475 importanti porzioni del baliaggio dello Chablais. Mentre tentavano di mantenere la loro influenza a Ginevra attraverso la carica di vescovo, furono costretti ad allontanarsi dalla regione lemanica e a concentrare i loro interessi in S. e soprattutto in Piemonte, dove risiedevano sempre più spesso.

Nel 1536, nello spazio di qualche mese, il ducato venne quasi completamente invaso da Francesi, Bernesi, Friburghesi e Vallesani e la fam. ducale dovette rifugiarsi a Nizza e a Vercelli. Il duca Emanuele Filiberto rientrò in possesso della maggior parte dei suoi Stati solo con i trattati di Cateau-Cambrésis (1559). Nel 1563 la capitale venne ufficialmente trasferita da Chambéry a Torino, la cui cattedrale sostituì Altacomba come luogo di sepoltura della dinastia.

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4 - I Savoia e il territorio svizzero in epoca moderna e contemporanea

Con la restaurazione del ducato nel 1559, il suo baricentro si spostò a sud delle Alpi. In effetti il casato ottenne la restituzione della Savoia e di parte dello Chablais (trattato di Losanna nel 1564 e trattato di Thonon nel 1569), mentre il Paese di Vaud e il basso Vallese rimasero sotto il dominio di Berna, Friburgo e Vallese e Ginevra entrò nell'orbita conf. All'infuori di alcuni avvenimenti isolati (congiura d'Isbrand Daux, 1588) o spettacolari (Escalade, 1602), i S. non ebbero più alcun ruolo politico di rilievo nella Svizzera franc., anche se vi possedevano diritti residuali, come quello di presentazione alla diocesi di Losanna che fecero valere fino alla metà del XVII sec. Nella regione di Ginevra gli intricati problemi di frontiera vennero regolati dal primo trattato di Torino (1754). La città di Carouge, elevata al rango di città reale nel 1786, fu ceduta con altri com. a Ginevra nel 1816 da Vittorio Emanuele I (Communes réunies; trattato di Torino), segnando la fine dei diritti dei S. sull'odierno territorio sviz. Divenuti re d'Italia nel 1861, i S. lasciarono Torino per Roma, dove rimasero fino alla proclamazione della Repubblica it. nel 1946. Buona parte della fam. si ritirò in esilio nella regione di Ginevra, dove morirono Umberto II (morte 1983), ultimo regnante della dinastia, e sua moglie Maria José (morte 2001).

La percezione del ruolo svolto dai S. nella Svizzera franc. varia in funzione dei cant. Mentre Ginevra ha costruito la sua identità storica sulla vittoriosa opposizione ai S., sfociata nella disfatta del duca Carlo Emanuele ( -> 7) durante l'Escalade, dagli anni 1930-40 il cant. Vaud ha sviluppato, spec. attorno alla figura di Pietro II, una visione piuttosto idealizzata del passato savoiardo, ancora non completamente superata.

Autrice/Autore: Bernard Andenmatten / gbp

Riferimenti bibliografici

Archivi
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Fonti
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