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Guisan, Henri

nascita 21.10.1874 Mézières (VD), morte 7.4.1960 Pully, rif., di Avenches e Mézières. Figlio di Charles-Ernest, medico e maggiore, e di Louise-Jeanne Bérengier (morte 1875). ∞ (1897) Mary Doelker, figlia di Christ Charles, maestro panettiere. Dopo la maturità classica a Losanna (1893), frequentò le scuole agrarie di Ecully (presso Lione) e Hohenheim (Württemberg). Membro del corpo dei cadetti di Losanna e dell'ass. studentesca Zofingia, dal 1897 amministrò un'azienda agricola a Chesalles-sur-Oron. Nel 1903 si stabilì a Verte Rive (com. Pully), dove condusse una vita da gentleman-farmer. Nel periodo che seguì il primo conflitto mondiale si attestò su posizioni conservatrici, federaliste e antisocialiste. Fu membro del municipio di Chesalles e del consiglio com. di Pully.

Incorporato nell'artiglieria di campagna, divenne tenente (1894), capitano (1904), capitano di Stato maggiore generale (1908) e maggiore (1911). Sempre nel 1911 passò nella fanteria su richiesta del capo di Stato maggiore generale Theophil Sprecher von Bernegg. Tenente colonnello della sezione operazioni dello Stato maggiore generale a Berna (1916), capo di Stato maggiore della divisione 2, fu parallelamente comandante del reggimento di fanteria 9, con il quale svolse servizio d'ordine nella città di Zurigo (1919). Colonnello brigadiere nel 1921, fu ufficiale di milizia fino al 1927, quando divenne divisionario. Uomo dal contatto facile, fu subito molto popolare. Rudolf Minger, capo del Dip. militare fed., sostenne la nomina di G. a comandante di corpo nel 1932. Fu dapprima alla testa del corpo d'armata 2 (germanofono), e in seguito del corpo d'armata 1 (francofono). Il 30.8.1939 l'Assemblea fed. lo elesse generale con 204 voti su 231; il divisionario Jules Borel ottenne 21 suffragi, soprattutto da parte socialista. Eccezion fatta per qualche ufficiale di carriera, la nomina di G. fu ben accolta. Venne congedato il 20.8.1945 alla fine del servizio attivo (seconda Guerra mondiale).

G. non fu un grande stratega, ma seppe dare ascolto ai consigli, decidere, assumere dei rischi e difendere con fermezza le proprie posizioni di fronte alle autorità politiche e ai suoi subalterni. Si dimostrò realista abbandonando la "guerra strategica di movimento", praticata dall'esercito sviz. fino al 1939, a favore di una resistenza sul posto. Nel 1939 l'esercito non era pronto, ma i crediti votati a partire dal 1933 avevano permesso di colmare parzialmente le lacune. Spinse le relazioni tra gli Stati maggiori sviz. e franc., avviate nel 1936, fino al limite del possibile per uno Stato neutrale, con l'obiettivo di beneficiare di un aiuto nell'eventualità di un'invasione ted. Dopo la disfatta franc. nel giugno del 1940, l'idea di un Ridotto nazionale nel settore alpino, dove sarebbe ripiegata la maggior parte dell'esercito, non fu sua. G. realizzò il progetto a tappe, a causa dell'opposizione di diversi ufficiali di Stato maggiore generale e nell'intento di far capire la strategia del ridotto nazionale agli abitanti dell'Altopiano, che sarebbe stato teatro di scontri destinati unicamente a ritardare l'avanzata dei nemici.

Il suo statuto di ufficiale di milizia spiega da un lato le tensioni che ebbe con alcuni ufficiali di carriera (i comandanti di corpo Ulrich Wille e Jakob Labhart, il colonnello di Stato maggiore generale Gustav Däniker), dall'altro i metodi di comando di cui si avvalse e il rifiuto dei formalismi. Per G., che si recava spesso direttamente sul terreno per ispezionare i soldati, comandare significava informare e convincere, vedere l'uomo dietro il soldato, in un'epoca in cui i capi militari mantenevano le distanze. Il rapporto del Grütli del 25.7.1940 fu da questo punto di vista significativo: G. convocò tutti i comandanti di truppa, a partire dal grado di maggiore, per informarli sul ripiegamento dell'esercito nel ridotto.

G. fu in grado di infondere uno spirito di resistenza nell'esercito e nella pop. e fece del ridotto un simbolo nazionale, creando una simbiosi tra esercito e pop. e curando i contatti anche con militari e civili di rango subalterno. All'inizio di maggio del 1940 ordinò un'inchiesta contro 124 ufficiali sospettati di simpatie frontiste o nazionalsocialiste. Durante tutto il conflitto intrattenne buone relazioni con i deputati socialisti. Si intromise sovente negli ambiti di competenza del Consiglio fed., ciò che non fu apprezzato da parte di quest'ultimo.

Contrariamente al generale Wille durante la prima guerra mondiale, G. raccolse consensi unanimi in tutto il Paese. Il 12.4.1960, 300'000 persone, tra cui molti veterani del servizio attivo in uniforme, si raccolsero lungo il percorso seguito dal suo convoglio funebre. Nel suo studio sulla neutralità sviz., Edgar Bonjour presenta G. come l'anima della resistenza, di fronte a un Marcel Pilet-Golaz pronto ad adattarsi alla "Nuova Europa". I lavori più recenti mettono in risalto il carisma del generale, ma nel contempo smitizzano la sua figura e denunciano i limiti del suo operato. Come molti suoi contemporanei, G. ammirò Mussolini e il suo regime, considerati come un argine contro il comunismo. Dopo che i Tedeschi scoprirono a La-Charité-sur-Loire il dossier sui rapporti intrattenuti con lo Stato maggiore franc., propose senza successo al Consiglio fed. delle misure di mediazione con la Germania e accettò, nel marzo del 1943, di incontrare il generale delle SS Walter Schellenberg. La visione più critica della figura del generale ha provocato reazioni indignate nella generazione del servizio attivo.


Opere
Rapporto del generale Guisan all'Assemblea federale sul servizio attivo 1939-1945, [1946]
Entretiens accordés à Raymond Gafner, 1953
Archivi
– Fondi presso AFS e ACom Pully
Bibliografia
– Bonjour, Neutralität, 4, 5
– L. Perrin, L'album privé du Général Guisan, 1986
– W. Gautschi, General H. Guisan, 1989
– AA. VV., Il generale Guisan e la sua epoca: un film di Claude Champion, 1995
Il ruolo della Svizzera nella seconda guerra mondiale, 1997
– R. Jaun, «Die militärische Landesverteidigung 1939-1945», in RSS, 47, 1997, 644-661
– J.-J. Langendorf, Il generale Guisan e il popolo svizzero, 2004

Autrice/Autore: Hervé de Weck / uba