• <b>Conservatorismo</b><br><I>Guglielmo Tell e suo figlio combattono il drago della Rivoluzione</I>; acquerello realizzato attorno al 1798 da  Balthasar Anton Dunker (Museo nazionale svizzero). L'iconografia rivoluzionaria francese ha spesso raffigurato la monarchia tirannica come un'idra. In questa caricatura, Dunker capovolge i ruoli e biasima la Rivoluzione, che porta un berretto frigio, sconfitta dall'eroe tutelare degli Svizzeri.
  • <b>Conservatorismo</b><br>Caricatura conservatrice del 1839 relativa all'affare Strauss; litografia a colori (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv). La caricatura mostra il sindaco liberale di Zurigo, Conrad Melchior Hirzel, mentre offre la cattedra di storia della Chiesa all'Università di Zurigo al tedesco David Friedrich Strauss, simboleggiato da uno struzzo (in tedesco <I>Strauss</I> significa "struzzo") guidato da Mefistofele. Le teste d'asino e di maiale rappresentano i membri liberali del Gran Consiglio zurighese.
  • <b>Conservatorismo</b><br>Ritratto di Philipp Anton von Segesser (1850 ca.) nella "galleria di eminenti personalità lucernesi", di proprietà della biblioteca civica di Lucerna (Zentral- und Hochschulbibliothek Luzern, Sondersammlung).
  • <b>Conservatorismo</b><br>Gonzague de Reynold nel suo castello di Cressier (FR) nel 1930 ca. (Biblioteca nazionale svizzera).
  • <b>Conservatorismo</b><br>"Stop all'inforestierimento"; manifesto del partito democratico zurighese in occasione delle elezioni del 1967 (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste). A partire dagli anni 1960-70, il tema dell'inforestierimento venne regolarmente ripreso dalla destra conservatrice.

Conservatorismo

Termine derivato dal lat. conservare e applicato ai movimenti intellettuali e politici finalizzati alla conservazione dell'ordine sociale o al ripristino di quello antico, fondato su leggi naturali o trascendentali. I conservatori guardano con un certo scetticismo ai cambiamenti sociali e ai teoremi astratti.

Movimento di opposizione al Liberalismo e al Radicalismo, sorto dalla resistenza all'Illuminismo e alla Rivoluzione francese, il conservatorismo sviz. assunse tratti ideologici e organizzativi concreti in occasione dei conflitti costituzionali e religiosi dei decenni 1830-50. In quel periodo il termine "conservatore" entrò nel linguaggio politico sviz. per qualificare ass. parapartitiche. Nel 1882 i parlamentari fed. della destra catt. si diedero ufficialmente il nome di Cattolici conservatori; l'attributo "conservatore" scomparve solo nel 1971, con la nuova denominazione di partito democratico cristiano, oggi Partito popolare democratico (PPD).

Diversamente dal liberalismo e dal Socialismo, il conservatorismo politico rappresenta più un'attitudine assunta in un determinato contesto storico che una filosofia politica compiuta, e offre una base ideologica a coloro che si sentono svantaggiati o scavalcati dalla Modernizzazione. Ciononostante, mantiene un rapporto ambivalente con il mondo moderno, del quale utilizza le novità quali le ass., i partiti e i mass media.

Nel corso del XIX e XX sec. la critica sociale conservatrice si è spesso incentrata su temi quali la funzione della religione e della Chiesa nella società, la fam., la scuola e l'educazione, l'identità della nazione e del popolo. Per decenni un concetto essenziale nel programma politico dei conservatori sviz. fu quello del Federalismo, espressione della loro diffidenza nei confronti del potere dello Stato fed. A livello di politica sociale, fin dal tardo XIX sec. il conservatorismo catt. promosse una terza via fra liberalismo "individualista" e socialismo "collettivista", che fino alla seconda guerra mondiale incluse elementi legati al Corporativismo. In un'ottica sociologica, bastioni elettorali dei conservatori furono, fino al secondo dopoguerra, soprattutto città piccole e zone rurali. I sostenitori provenivano da fasce popolari di impronta cristiana; oltre ai membri dei vecchi patriziati cittadini, le élite conservatrici erano formate soprattutto da ricchi contadini, ecclesiastici, avvocati, giornalisti e da coloro che, catt. e rif., appartenevano ai ceti superiori delle campagne e dei centri minori. Il ricorso tattico agli strumenti della democrazia diretta (referendum) conferì a volte tratti populistici all'opposizione conservatrice contro la "classe politica".

In linea di massima bisogna distinguere fra conservatori ancora legati alla società per ceti prerivoluzionaria, che utopisticamente volevano restaurare, e conservatori realisti e moderati, che accoglievano i principi liberali e chiedevano riforme in campo economico, sociale e formativo. Il conservatorismo sviz., se visto soprattutto come una reazione alla modernità, può essere distinto in cinque periodi: antirivoluzionario (1798-1830), restauratore (anni 1830-50), classico (1848-91), borghese (1891-1960) e nazionalista (dalla metà del decennio 1960-70).

Autrice/Autore: Urs Altermatt / vfe

1 - Il conservatorismo antirivoluzionario (1798-1830)

Nella prima metà del XIX sec. i conservatori assunsero un atteggiamento politico e culturale generalmente fondato su concezioni religiose e confessionali, contrario all'Illuminismo e alla Repubblica elvetica, nonché al processo di ammodernamento e secolarizzazione. Antirivoluzionari, perseguivano un parziale ripristino della situazione prerivoluzionaria e lottavano soprattutto in tre ambiti: contro l'unificazione dei cant. sovrani in un unico Stato centralista, contro la trasformazione dei cant. e della Conf. in moderni Stati costituzionali liberali, contro la soppressione dei privilegi ecclesiastici in uno Stato secolarizzato (Chiesa e Stato).

<b>Conservatorismo</b><br><I>Guglielmo Tell e suo figlio combattono il drago della Rivoluzione</I>; acquerello realizzato attorno al 1798 da  Balthasar Anton Dunker (Museo nazionale svizzero).<BR/>L'iconografia rivoluzionaria francese ha spesso raffigurato la monarchia tirannica come un'idra. In questa caricatura, Dunker capovolge i ruoli e biasima la Rivoluzione, che porta un berretto frigio, sconfitta dall'eroe tutelare degli Svizzeri.<BR/>
Guglielmo Tell e suo figlio combattono il drago della Rivoluzione; acquerello realizzato attorno al 1798 da Balthasar Anton Dunker (Museo nazionale svizzero).
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Il conservatorismo sviz. si iscriveva in un movimento intellettuale europeo che aveva riflessi fra l'altro nell'arte (romanticismo) e nella vita religiosa; pensatori quali Jeremias Gotthelf, Johann Caspar Bluntschli e Antoine-Elisée Cherbuliez ebbero peraltro un influsso modesto sulla vita politica concreta. Karl Ludwig von Haller divenne celebre in Europa con la sua opera La restaurazione della scienza politica, che diede il suo nome all'epoca.

L'opposizione conservatrice all'Elvetica nacque dal rifiuto delle nuove strutture di potere e come difesa di autonomie (locali o ecclesiastiche) o di privilegi legati ai ceti. La Mediazione e la Restaurazione favorirono l'ascesa al potere delle élite dell'aristocrazia prerivoluzionaria e della nuova borghesia agiata, ripristinando parti del vecchio ordinamento, ma senza annullare tutte le riforme. La disputa tra fautori della modernità e tradizionalisti proseguì all'interno delle Chiese (Ultramontanismo, Risveglio). Fra i prot. sviz., la diffusione di una nuova religiosità, opposta alla teol. razionale, condusse talvolta al distacco dalla Chiesa ufficiale e alla nascita di Chiese evangeliche libere. I conservatori catt. si fecero promotori di una Chiesa e una società compatte, fondate sulla devozione popolare e sulla fedeltà al pontefice.

Autrice/Autore: Martin Pfister / vfe

2 - Il conservatorismo restauratore (1830-1848)

I conflitti costituzionali degli anni fra il 1830 e il 1848 posero le basi delle nuove realtà giornalistica, partitica e associativa sviz., con la nascita di gruppi conservatori in opposizione a quelli liberali già esistenti. Le revisioni liberali delle Costituzioni furono fonte di differenziazione all'interno delle file conservatrici; mentre nei cant. rigenerati le vecchie classi privilegiate dovettero cedere il potere ai liberali, in diversi cant. (anche non rigenerati) apparvero nuove élite conservatrici e, in alcuni casi, movimenti popolari conservatori, catt. o rif., che volevano conservare il ruolo centrale della Chiesa, ad esempio in reazione agli articoli di Baden (1834). Dalla fine del decennio 1830-40 le tensioni politiche assunsero connotati più spiccatamente religiosi (affare Strauss nel cant. Zurigo nel 1839; affare Zeller nel cant. Berna nel 1847); i conservatori, imitando i radicali, ricorsero a rivolte popolari e al rifiuto del compromesso per difendere le Chiese e la loro concezione del mondo.

<b>Conservatorismo</b><br>Caricatura conservatrice del 1839 relativa all'affare Strauss; litografia a colori (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv).<BR/>La caricatura mostra il sindaco liberale di Zurigo, Conrad Melchior Hirzel, mentre offre la cattedra di storia della Chiesa all'Università di Zurigo al tedesco David Friedrich Strauss, simboleggiato da uno struzzo (in tedesco <I>Strauss</I> significa "struzzo") guidato da Mefistofele. Le teste d'asino e di maiale rappresentano i membri liberali del Gran Consiglio zurighese.<BR/>
Caricatura conservatrice del 1839 relativa all'affare Strauss; litografia a colori (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv).
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Il conflitto fra conservatori e radicali assunse una dimensione confessionale da un lato con l'affare dei conventi di Argovia (1841) e le spedizioni dei Corpi franchi (1844-45), dall'altro con la chiamata dei gesuiti (1844). I catt. conservatori di orientamento moderato e federalista, che insistevano spec. sull'autonomia com. e cant. e sul mantenimento dei diritti ecclesiastici garantiti dal Patto fed. del 1815, cercarono una mediazione; viceversa i conservatori di orientamento restauratore (ad esempio Konstantin Siegwart-Müller) perseguivano l'utopia di una Svizzera catt. conservatrice compatta e unita dalla devozione popolare, affiancata da una Svizzera rif. ridimensionata, ed erano pronti, con la chiamata dei gesuiti, alla provocazione e quindi all'escalation. L'atteggiamento filogesuita e clericale, al quale si opposero in maniera determinante anche i catt. radicali, fornì ai radicali un'immagine efficace del nemico comune nella lotta contro i catt. conservatori; la confessionalizzazione da un lato rese più uniti i catt. conservatori alla vigilia del Sonderbund, dall'altro impedì un'alleanza con i conservatori rif., molti dei quali nel 1847 si schierarono con i futuri vincitori (come il comandante in capo delle truppe fed., generale Guillaume-Henri Dufour) oppure rimasero neutrali (come i governi dei cant. Neuchâtel e Basilea Città). La scissione confessionale dei conservatori permise a liberali e radicali, allora ancora uniti, di avere il sopravvento.

Autrice/Autore: Martin Pfister / vfe

3 - Il conservatorismo classico (1848-1891)

La sconfitta politica e militare del Sonderbund fece sì che il nuovo Stato federale fosse dominato da radicali e liberali. Mentre i vecchi conservatori, guidati da Philipp Anton von Segesser (membro del governo lucernese e Consigliere nazionale) e da Nazar Reding (membro del governo svittese e Consigliere agli Stati) si concentrarono sulla riconquista del potere politico nei cant. di tradizione catt. (Lucerna, Uri, Svitto, Untervaldo, Friburgo, Vallese), la "giovane scuola" della Società degli studenti svizzeri puntò al rinnovamento delle org. associative e partitiche in vista di un'integrazione nello Stato fed.; la Schwyzer Zeitung del pubblicista sangallese Josef Gmür fu allora l'organo di questa corrente progressista.

Considerati nemici della patria, i catt. conservatori restarono inizialmente esclusi dalle cariche pubbliche fed. Lo Schweizer Verein, fondato nel 1850, costituì fino al 1860 sotto la guida del rif. bernese Alexander von Tavel un punto di incontro per conservatori di entrambe le confessioni. I catt. conservatori, che nel 1856 e nel 1871 riconquistarono la maggioranza governativa risp. nei cant. Friburgo e Lucerna, trasformarono i cant. di tradizione catt. in "rifugi". Nel decennio 1850-60 venne costituito nell'Assemblea fed. un gruppo conservatore interconfessionale, diretto dal bernese Eduard Blösch e dal lucernese Philipp Anton von Segesser; una frazione parlamentare catt. conservatrice si formò nel 1857 sotto la guida del Consigliere nazionale sangallese Johann Jakob Müller.

<b>Conservatorismo</b><br>Ritratto di Philipp Anton von Segesser (1850 ca.) nella "galleria di eminenti personalità lucernesi", di proprietà della biblioteca civica di Lucerna (Zentral- und Hochschulbibliothek Luzern, Sondersammlung).<BR/>
Ritratto di Philipp Anton von Segesser (1850 ca.) nella "galleria di eminenti personalità lucernesi", di proprietà della biblioteca civica di Lucerna (Zentral- und Hochschulbibliothek Luzern, Sondersammlung).
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Nel decennio 1860-70 e all'inizio di quello successivo i conservatori si organizzarono sotto il vessillo del federalismo; alleatisi con i federalisti romandi, nel 1872 fecero fallire la revisione della Costituzione fed. sostenuta dallo schieramento liberale radicale. In occasione della seconda votazione sulla revisione costituzionale (1874), i liberali e i radicali riuscirono a isolare i catt. conservatori e, ricorrendo a tematiche ispirate al Kulturkampf, guadagnarono alla loro causa i federalisti francofoni. Il referendum facoltativo appena introdotto consentì tuttavia ai conservatori, dal 1875 al 1885 impegnati in coalizioni sempre diverse, di costringere sulla difensiva il governo fed. liberale radicale. In campo catt. le campagne per le votazioni erano condotte dal gruppo parlamentare, dai giornali e da molte ass. catt. come l'influente Società piana, in quello rif. dall'Eidgenössischer Verein, fondato nel 1875, e nel cant. Berna dal partito popolare di Ulrich Dürrenmatt. A volte l'alleanza assunse il carattere di un movimento populista di opposizione al "sistema fed." liberale radicale, che ebbe il suo apice nel referendum vittorioso contro il "balivo scolastico" (1882). Benché radicata in tutte e quattro le regioni linguistiche, l'opposizione conservatrice non riuscì tuttavia a trasformare in partito organizzato le alleanze stipulate in vista delle votazioni: le differenze di identità confessionale, infatti, avevano un'importanza maggiore nell'ambito conservatore rispetto a quello laico radicale.

Nella seconda metà del XIX sec. il conservatorismo catt. vide contrapporsi una corrente federalista, presente soprattutto nei cant. di tradizione catt. della Svizzera centrale, e un'altra confessionalista-ultramontana, influente nella Svizzera franc. e spec. a Friburgo, le cui figure centrali furono Joseph Schorderet, fondatore della Œuvre de l'Apostolat de la Presse a Friburgo, e Theodor Scherer-Boccard, cofondatore e primo pres. della Soc. Piana. Le due correnti si scontrarono anche nel Ticino, dove il conservatorismo, alleato della Chiesa e radicato in campagna e nelle valli, lottò dall'inizio del XIX sec. con il liberalismo, sostenuto spec. dalla borghesia colta dei centri urbani. Nel 1877 i catt. conservatori ticinesi assunsero per la prima volta - ma solo per breve tempo - il controllo del governo cant.

Autrice/Autore: Urs Altermatt / vfe

4 - Il conservatorismo borghese (1891-1960)

Il conservatorismo borghese fu caratterizzato dall'integrazione progressiva nello Stato fed., dominato dai radicali, e nella società borghese. Nel 1891 il Consigliere nazionale lucernese Josef Zemp fu il primo catt. conservatore a entrare nel Consiglio fed. In quegli stessi anni iniziò l'ascesa dei socialisti, contro cui, sotto il segno della lotta di classe, radicali e conservatori formarono una coalizione di governo, il che pose fine al conservatorismo politico nella sua antica forma.

I conservatori rif. aderirono per lo più al partito radicale, ad eccezione di eminenti personalità quali lo storico basilese Jacob Burckhardt. Nel cant. Berna una parte dei conservatori passò al nuovo partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi (PAB), che perseguiva obiettivi di politica economica ma anche finalità conservatrici in senso lato. Sull'onda del Kulturkampf il conservatorismo catt. si era confessionalizzato ulteriormente; nei decenni 1920-30 e 1930-40 antisocialismo e Anticomunismo rafforzarono la posizione politica dei catt. conservatori, che ottennero un secondo seggio nel Consiglio fed. dopo lo sciopero generale (1918) e le elezioni nazionali con il sistema proporzionale (1919). All'interno del partito la linea governativa di maggioranza trovò opposizione in un gruppo integralista di destra guidato da Caspar Decurtins (Consigliere nazionale grigionese), Josef Beck (teologo friburghese), Otto Walter (editore di Olten) e Robert Mäder (parroco basilese).

<b>Conservatorismo</b><br>Gonzague de Reynold nel suo castello di Cressier (FR) nel 1930 ca. (Biblioteca nazionale svizzera).<BR/>
Gonzague de Reynold nel suo castello di Cressier (FR) nel 1930 ca. (Biblioteca nazionale svizzera).
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Alla fine del XIX e nella prima metà del XX sec. la dottrina sociale catt. acquisì importanza grazie alla sua critica del capitalismo e si concretizzò nelle idee corporativistiche di una terza via, sotto l'influsso delle encicliche papali Rerum novarum (1891) e Quadragesimo anno (1931). Dalla fine degli anni 1920-30 i Giovani conservatori, riuniti attorno a Paul Kubick e a Hermann Cavelti, sostennero concezioni corporativistiche e autoritarie dello Stato; nel periodo interbellico, in margine agli ambienti catt., il pubblicista friburghese Gonzague de Reynold e il movimento Das Aufgebot di Jakob Lorenz perseguirono idee del conservatorismo di destra (Frontismo). Nel 1929 Rudolf Minger fu il primo esponente del PAB a entrare nel Consiglio fed.; quasi contemporaneamente nacque il movimento dei Giovani contadini, che con Hans Müller si schierò per un socialismo di Stato e nel 1935 si divise dal PAB. Nello stesso anno, il rifiuto della revisione costituzionale da parte del popolo spinse la grande maggioranza dei politici catt. conservatori, guidati da Heinrich Walther, Consigliere nazionale lucernese e capogruppo parlamentare, e da Karl Wick, redattore del Vaterland, ad abbandonare le idee utopistiche di un antimodernismo rivolto al passato. Durante la seconda metà degli anni 1930-40 e nel successivo conflitto mondiale il conservatorismo politico ebbe un ruolo chiave nella Difesa spirituale, cui diede un forte contributo il Consigliere fed. catt. conservatore Philipp Etter.

Nel dopoguerra lo sviluppo della democrazia cristiana in Europa diede slancio alle forze conservatrici vicine al segr. di partito Martin Rosenberg. Fino alla trasformazione in Unione democratica di centro (UDC) nel 1971, il PAB difese anzitutto gli interessi dei ceti medi e contadini. Nel 1971 i catt. conservatori, che nel 1957 avevano assunto il nome di partito conservatore cristiano-sociale, adottarono quello di partito popolare democratico, sottolineando così - per influsso dello spirito del tempo - un certo allontanamento dal conservatorismo politico.

Autrice/Autore: Urs Altermatt / vfe

5 - Il conservatorismo nazionalista (dalla metà degli anni 1960-70)

Rafforzati dalle crisi della modernizzazione sociale, il sistema proporzionale e la politica di concordanza (Formula magica dal 1959) favorirono dagli anni 1960-70 la crescita di movimenti di opposizione, di destra e populisti (Estrema destra). Nel 1967 il pubblicista zurighese James Schwarzenbach fu il primo esponente dell'Azione nazionale a essere eletto al Consiglio nazionale (Democratici svizzeri). Nel 1971 i partiti nazionalisti di destra conquistarono il 7,5% dei voti nelle elezioni del Consiglio nazionale, basando la loro campagna sui pericoli derivati dall'"inforestierimento". Nel 1979 nacque il giornale borghese di destra Schweizerzeit. Nel 1986 il Comitato d'azione contro un'adesione all'ONU è stato trasformato nell'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI), vicina all'UDC.

<b>Conservatorismo</b><br>"Stop all'inforestierimento"; manifesto del partito democratico zurighese in occasione delle elezioni del 1967 (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).<BR/>A partire dagli anni 1960-70, il tema dell'inforestierimento venne regolarmente ripreso dalla destra conservatrice.<BR/>
"Stop all'inforestierimento"; manifesto del partito democratico zurighese in occasione delle elezioni del 1967 (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).
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Nel decennio 1990-2000 l'UDC, sotto la guida dell'ala zurighese e del Consigliere nazionale Christoph Blocher, si è spostata verso destra e, nelle elezioni fed. del 1999, ha assorbito gran parte delle piccole formazioni nazionaliste di estrema destra. I cambiamenti nella politica mondiale dopo il crollo del comunismo, l'accelerazione del movimento di integrazione europeo e i movimenti di migrazione su scala mondiale hanno favorito, in Svizzera come in altri Paesi del continente, lo sviluppo di un'opposizione nazionalconservatrice. Sulla destra dello scacchiere politico sono nati, guidati dall'UDC, movimenti che sostengono visioni passatiste della società, manifestano avversione per la "classe politica" e osteggiano la partecipazione della Svizzera a org. intern. come l'ONU e l'UE. Questi movimenti nazionalconservatori, ai quali aderiscono anche intellettuali della "nuova destra", sono riusciti a focalizzare il dibattito politico nazionale su temi come l'identità nazionale, la neutralità sviz., l'apertura del Paese in politica estera o la lotta contro l'immigrazione e l'"inforestierimento".

Autrice/Autore: Urs Altermatt / vfe

Riferimenti bibliografici

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