• <b>Fascismo</b><br>Testate delle tre versioni del settimanale della Federazione fascista svizzera, pubblicato dal 1933 al 1936 con vari sottotitoli (Biblioteca nazionale svizzera).

Fascismo

Fondato a Milano nel 1919 dall'ex socialista e giornalista Benito Mussolini, il fascismo fu un movimento politico it. che, come in seguito il Nazionalsocialismo ted., esercitò un'indubbia influenza in Svizzera, soprattutto prima della seconda guerra mondiale. Nella seconda metà del XX sec. ispirò, in misura più o meno accentuata, diverse org. di Estrema destra, di cui non ci si occupa in questo testo.

Il fascismo si manifestò inizialmente quale "antipartito" fautore della "dottrina dell'azione", distinguendosi a partire dal 1920 per le sue iniziative violente contro le org. del movimento operaio, allora molto influenti in Italia. Il suo sviluppo fu favorito dal sostegno di ambienti agrari o industriali e da una certa complicità degli organi dello Stato. Il partito nazionale fascista (PNF) fu fondato nel 1921. Il sostegno delle élite politiche conservatrici e del re Vittorio Emanuele permise ai fascisti di accedere al potere nell'ottobre 1922, dopo la marcia su Roma. Nel 1925, Mussolini approfittò della crisi seguita all'assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti per portare a termine un secondo colpo di Stato e abolire progressivamente le libertà esistenti. Nacque così un regime originale, di matrice totalitaria, centrato sulla figura del suo capo (il duce) e caratterizzato dall'esistenza di un partito unico di massa e di un potente apparato di propaganda. Nel 1929, Mussolini pubblicò La dottrina del Fascismo (tradotta in ted. nel 1934 e in franc. nel 1935), che elevava lo Stato a valore assoluto.

In Svizzera, il fascismo si diffuse inizialmente all'interno della colonia it. a partire da un primo fascio (gruppo o cellula) fondato a Lugano nel maggio 1921. Poco dopo, Mussolini denunciò davanti al parlamento it. il pericolo di germanizzazione del Ticino, definendo il Gottardo "confine naturale e sicuro dell'Italia"; ciò suscitò una viva inquietudine in Svizzera, dove il fascismo divenne sinonimo di Irredentismo. Lo sviluppo dei fasci it., che si appoggiarono al settimanale Squilla italica fondato a Lugano nel 1923, permise alle autorità fasciste di organizzare e controllare gli immigrati all'interno della Conf. Il Consiglio fed., rassicurato da alcune dichiarazioni delle autorità romane, non vietò l'organizzazione dei fasci limitandosi a proibire, nel 1923, l'utilizzo della camicia nera. Al tempo stesso, per non guastare le relazioni con l'Italia, sorvegliava attentamente le manifestazioni antifasciste che si sviluppavano all'interno dell'importante colonia di immigrati o di rifugiati it., talvolta sostenute da personalità politiche della sinistra sviz. (Antifascismo).

Nell'opinione pubblica sviz., ancora traumatizzata dallo sciopero generale del 1918, il fascismo suscitò interesse, se non ammirazione, poiché aveva avuto il merito - così si riteneva - di sconfiggere il comunismo in Italia. Di questo avviso era, in particolare, il giornale liberale Gazette de Lausanne, diretto da Georges Rigassi. La destra vodese era affascinata dalla personalità del duce, che in passato aveva soggiornato nel cant. Vaud come immigrato. Nel 1937, l'Univ. di Losanna, in accordo con il Consiglio di Stato, attribuì a Mussolini, ex studente di quell'ateneo, il dottorato h.c. per aver realizzato "un'organizzazione sociale che ha arricchito la scienza sociologica". L'ammirazione per il regime mussoliniano era ancora più evidente negli ambienti catt. e si manifestò soprattutto dopo la conclusione dei Patti lateranensi (1929) che posero fine al lungo conflitto tra Stato it. e Vaticano. La dottrina corporativistica, sviluppata nella Carta del lavoro del 1927 e sfociata nella legge sulle corporazioni del 1934, fornì nuovi motivi di simpatia ai partigiani del Corporativismo in Svizzera, in particolare a Friburgo e Ginevra.

Tra gli intellettuali sviz. che simpatizzarono per il fascismo, Gonzague de Reynold occupò una posizione particolare. Nonostante la sua ammirazione mai celata per il regime mussoliniano, i legami di amicizia con il ministro it. della giustizia Alfredo Rocco e gli incontri con il duce, Reynold non riteneva che la soluzione fascista fosse applicabile in Svizzera. Questo non gli impedì di aderire, nel 1934, ai Comitati d'azione per l'universalità di Roma (CAUR); diretti dal generale Eugenio Coselschi, dietro la facciata dell'azione culturale avevano come scopo la costituzione di una sorta di internazionale fascista. Senza che le autorità fed. ne fossero informate, nel 1934 e 1935 a Montreux si tennero congressi ai quali parteciparono i leader fascisti europei.

Nella Svizzera franc., l'attrazione per il fascismo fu contrastata dall'influenza dell'Action française di Maurras; ciò vale in particolare per la Lega vodese di Marcel Regamey, tenacemente federalista, che si oppose al centralismo statale del regime mussoliniano. In generale, il federalismo rappresentò uno dei principali ostacoli allo sviluppo del movimento fascista in Svizzera.

<b>Fascismo</b><br>Testate delle tre versioni del settimanale della Federazione fascista svizzera, pubblicato dal 1933 al 1936 con vari sottotitoli (Biblioteca nazionale svizzera).<BR/>
Testate delle tre versioni del settimanale della Federazione fascista svizzera, pubblicato dal 1933 al 1936 con vari sottotitoli (Biblioteca nazionale svizzera).
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Nel 1933, dopo la vittoria di Hitler e la nascita dei fronti, fu creata la Federazione fascista sviz., guidata da Arthur Fonjallaz, colonnello vodese caduto in discredito ma dall'ambizione politica intatta. Fonjallaz seppe stringere relazioni dirette con il duce, che lo ricevette in almeno 15 occasioni e gli concesse sussidi per più di 600'000 frs. Il sostegno finanziario doveva servire ad arginare lo sviluppo del socialismo in Svizzera, ma anche a limitare quello del Frontismo, che Roma considerava un'emanazione del nazismo. Il movimento di Fonjallaz, che si limitò a riproporre in Svizzera le ricette it., trovò un'eco molto debole. Nel Ticino, sotto l'impulso dell'ingegnere Nino Rezzonico, raccolse al massimo poco più di 500 membri, e alle elezioni per il Gran Consiglio del 1935 non ottenne alcun seggio. Il clamoroso fallimento del tentativo di una "marcia su Bellinzona" nel gennaio 1934 segnò l'inizio della fine del fascismo ticinese.

L'Unione nazionale di Ginevra, di cui Georges Oltramare fu dirigente unico a partire dal 1935, è il movimento sviz. che più si avvicinò al modello fascista. Disponeva di un'organizzazione gerarchizzata, militarizzata, e il suo motto era "una dottrina, una fede, un capo". Contò fino a 2000 membri nel 1937. Alleata dei partiti borghesi nella lotta contro il governo Nicole (1933-36), ottenne dieci seggi al Gran Consiglio ginevrino nelle elezioni del 1936. Oltramare beneficiò degli aiuti e dei sussidi di Mussolini, che cercò di farne il proprio alleato a Ginevra contro la Società delle Nazioni durante la guerra d'Etiopia e la questione delle sanzioni. Nel maggio 1937 Oltramare effettuò un viaggio spettacolare a Roma, dove il duce lo ricevette insieme a un gruppo di militanti. Dopo il fallimento del progetto di fusione tra l'Unione nazionale e il partito democratico (liberale) ginevrino, Oltramare lasciò il movimento (1939), che in seguito declinò.

Nel momento in cui l'Italia entrò in guerra, tutti i movimenti sviz. di ispirazione fascista erano già dissolti. Rimasero soltanto alcuni militanti isolati, soprattutto nel Ticino, che il ministro d'Italia in Svizzera, Attilio Tamaro, tentò inutilmente di riunire e organizzare.


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Autrice/Autore: Mauro Cerutti / lor