• <b>Nazione</b><br>Progetto per un monumento nazionale svizzero; modello realizzato nel 1991 da Urs Huber sulla base dei progetti disegnati nel 1845-46 dall'architetto  Johann Georg Müller (Museo nazionale svizzero, LM-77556). Su invito di Jakob Melchior Ziegler, un concorso di architettura fu lanciato nel 1844, in occasione dell'assemblea della Società svizzera degli ingegneri e degli architetti a San Gallo, per realizzare un monumento nazionale che fosse un'opera d'arte globale e non una statua o una cappella consacrata a un evento particolare. Si trattava di ispirarsi ad altri momunenti nazionali come il Walhalla presso Ratisbona o il Pantheon a Parigi. Nessuno dei nove progetti presentati fu realizzato. Quello di Johann Georg Müller non fu premiato, ma il suo tempio profano simbolizza l'aspirazione degli uomini della Rigenerazione all'unità nazionale. L'idea fu ripresa, 50 anni più tardi, per la costruzione di Palazzo federale a Berna.
  • <b>Nazione</b><br><I>I figli della Svizzera alla frontiera</I>; litografia di  Charles Sauerländer  stampata a Ginevra e largamente diffusa nel 1856-57 all'epoca dell'affare di Neuchâtel (Biblioteca nazionale svizzera). La mobilitazione delle truppe per presidiare il confine sul Reno, avvenuta a causa del conflitto tra la Confederazione e la Prussia sull'appartenenza di Neuchâtel, favorì la coesione interna. Durante questa crisi, la Svizzera moderna si sentì per la prima volta come una nazione nei confronti del mondo esterno. Per sottolineare questo aspetto, l'artista raffigurò una Helvetia con uno scudo svizzero contornata da nuvole, sul modello dell'iconografia religiosa.

Nazione

Il termine nazione indica una pop. con un patrimonio etnico (origine, lingua) o politico-culturale (storia, tradizioni, religione) comune; essa diviene un popolo, quando dispone di un proprio territorio. Se un'interpretazione precedente la riteneva un'entità naturale e data sin dalle origini, una lettura più recente considera la nazione un prodotto secondario e la maturazione di un sentimento di comune appartenenza uno sviluppo graduale del processo di nation building. Si può inoltre distinguere tra una prima concezione più attenta agli aspetti etnici in strutture più disperse (come nel caso della diaspora degli Ebrei o degli Armeni) e una seconda di impronta territoriale, orientata sul modello dello Stato omogeneo (di cui la Francia è un esempio paradigmatico).

Nel ME il termine natio, in uso spec. in contesti univ. e conciliari, si riferiva a persone nate ma non residenti nello stesso territorio. Gli umanisti attribuirono alla nazione caratteristiche, inconfondibili e prevalentemente positive, relative al territorio e alla pop. e rafforzarono in tal modo l'incidenza del concetto.

La diffusione dell'approccio etnico o quanto meno etnicizzante variò a seconda del periodo storico. Benché tale concezione della nazione potrebbe applicarsi anche a entità parzialmente statali (come nel caso della nazione dei Vodesi, dei Glaronesi o dei nativi di Basilea Campagna), essa si sviluppò appieno solamente sul piano fed. La concezione più antica si riscontra ad esempio nell'opera di Johannes von Müller, che suggerisce che la Svizzera fosse disabitata prima dell'arrivo degli Elvezi. Dal tardo XIX sec. anche i Palafitticoli, "scoperti" attorno al 1854, sono considerati popolo originario; non si rileva però un'evidente correlazione di questa tesi con l'idea di nazione. Negli anni 1930-40, nel solco della Difesa spirituale, si impose un'interpretazione etnicizzante del passato, che riportò in auge l'immagine di uno specifico homo alpinus, già diffusa prima del 1914. La pop. sviz. era altrimenti considerata - senza attribuire particolare risalto agli aspetti etnici - un crogiolo di Reti, Galloromani, Alemanni, Burgundi e Longobardi. Nell'idea dell'eredità vincolante degli antenati e del patriottismo come espressione di fedeltà verso gli avi (maschi) si rivelava in forma rudimentale un nazionalismo legato alle origini.

Possibile espressione di una precoce identità nazionale, il manifestarsi tra la fine del XV e l'inizio del XVI sec. di una presa di coscienza delle peculiarità sviz. può essere inteso storicamente come una conseguenza in primo luogo delle guerre di Borgogna e di Svevia, politicamente come una resistenza alle mire egemoniche degli Asburgo e culturalmente come un fenomeno transnazionale che vide l'elaborazione da parte dell'élite umanista di un'idea di nazione moderna e affrancata da condizionamenti feudali. Questa concezione si ritrova nell'opera di Aegidius Tschudi. Il mito della lotta dei Conf. per la libertà acquisì grande importanza, ponendo le basi di una coscienza nazionale di impronta storica, o, in altri termini, di un'idea della Svizzera forgiatasi nel corso della storia. A questo periodo risalgono le origini del concetto di "nazione di contadini" (Bauernnation), inteso negativamente dall'aristocrazia asburgica, reintepretato in chiave positiva dai Conf. e rivendicato dalla borghesia cittadina (Popolazioni pastorali).

Sebbene gli illuministi esitassero tra atteggiamenti cosmopoliti e patriottici, il concetto di nazione costituì un punto di riferimento nelle loro riflessioni, come testimoniano l'opera Vom Nationalstolz (1758) del medico di Brugg Johann Georg Zimmermann o l'attività della Società elvetica, fondata nel 1762. Il movimento riformatore patriottico dell'élite borghese del XVIII sec. definiva la nazione sviz. ricorrendo alla morale e alla storia, combinandole in scritti didattici di carattere storico, come nei racconti che ebbero per protagonisti Arnold Winkelried, Benedikt Fontana e l'episodio della "zuppa di Kappel", ma non la guerra dei contadini del 1653. Con l'ampliamento dei diritti democratici e la conseguente esigenza di legittimare Stato e autorità, l'idea di nazione e la connessa immagine di una grande comunità fam. divenne un importante vettore di coesione politica.

Secondo un approccio storiografico più recente l'unificazione politico-amministrativa precede lo sviluppo dell'identità nazionale. Quest'ultimo ebbe un modesto inizio sotto la Repubblica elvetica (1798-1803), proseguì durante la Mediazione (ad esempio con le feste di alpigiani e pastori di Unspunnen del 1805 e 1808), prese slancio durante la Restaurazione e la Rigenerazione, si sviluppò completamente in seguito alla costituzione dello Stato federale (1848) e raggiunse la piena maturità nel 1891 con l'istituzione della Festa nazionale. Il processo sviz. di nation building si svolse parallelamente a quello di altre società europee e fu stimolato dalla fondazione degli Stati nazionali it. (1861) e ted. (1871). Già i contemporanei anteponevano il processo di edificazione statale alla costruzione dell'identità nazionale. Nell'opera divulgativa Die Schweiz im neunzehnten Jahrhundert (in tre volumi, 1899-1900) lo Svizzero Paul Seippel, professore univ., affermava perciò che il popolo sviz. si era costituito da solo nel XIX sec., confidando nelle forze del Paese e nella volontà di perseguire l'integrazione nazionale.

<b>Nazione</b><br>Progetto per un monumento nazionale svizzero; modello realizzato nel 1991 da Urs Huber sulla base dei progetti disegnati nel 1845-46 dall'architetto  Johann Georg Müller (Museo nazionale svizzero, LM-77556).<BR/>Su invito di Jakob Melchior Ziegler, un concorso di architettura fu lanciato nel 1844, in occasione dell'assemblea della Società svizzera degli ingegneri e degli architetti a San Gallo, per realizzare un monumento nazionale che fosse un'opera d'arte globale e non una statua o una cappella consacrata a un evento particolare. Si trattava di ispirarsi ad altri momunenti nazionali come il Walhalla presso Ratisbona o il Pantheon a Parigi. Nessuno dei nove progetti presentati fu realizzato. Quello di Johann Georg Müller non fu premiato, ma il suo tempio profano simbolizza l'aspirazione degli uomini della Rigenerazione all'unità nazionale. L'idea fu ripresa, 50 anni più tardi, per la costruzione di Palazzo federale a Berna.<BR/>
Progetto per un monumento nazionale svizzero; modello realizzato nel 1991 da Urs Huber sulla base dei progetti disegnati nel 1845-46 dall'architetto Johann Georg Müller (Museo nazionale svizzero, LM-77556).
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La tesi, secondo cui l'identità nazionale pienamente sviluppata ha come presupposto la nazione (e non il contrario), non implica che quest'ultima abbia origine dal nulla e non esclude che essa si basi su un sentimento minimo di comune appartenenza. Che questo processo non si sia svolto unicamente a livello fed., ma in alcune regioni contemporaneamente anche su quello cant., è dimostrato dagli esempi significativi dell'Argovia e del Ticino, un tempo Paesi soggetti, dove un'identità cant. si sviluppò a partire da unità amministrative diverse. Le rivendicazioni dei cant. o delle regioni linguistiche (principio della territorialità) mostrano i limiti del nazionalismo panelvetico.

Attraverso la propaganda nazionale l'élite politica inscenava la nazione in modo solo in parte consapevole, servendosi di strumenti quali, fra gli altri, le prime ass. attive a livello nazionale, i campi di addestramento per ufficiali organizzati sul piano conf. (dal 1820), la bandiera sviz. (Croce svizzera, sempre più valorizzata nelle feste di tiro e nell'esercito), monete e francobolli, manuali scolastici, le Esposizioni nazionali, i festeggiamenti per i centenari, il culto del Grütli, le celebrazioni per la Festa nazionale (organizzate una prima volta nel 1891 e dal 1899 in modo più modesto ogni primo agosto) e l'inno nazionale (scelto solo dopo un lungo dibattito). Anche alcune istituzioni moderne, quali le poste con i loro notevoli edifici di rappresentanza, contribuirono allo sviluppo dell'identità nazionale, così come le rilevazioni cartografiche svolte dal 1838. Le nozioni di storia sviz. (in ted. Schweizergeschichte, espressione particolare che non esiste per altre storie nazionali) divulgate da Wilhelm Oechsli e da altri storici in opere molto popolari costituirono un patrimonio di conoscenze comuni, divenuto un importante elemento di coesione interna.

Un elemento particolare del processo sviz. di nation building fu la reazione alle catastrofi naturali (quale la frana che distrusse Goldau nel 1806). Queste come altri avvenimenti disastrosi (fra cui i cosiddetti giorni del terrore nidvaldese del 1798 o l'incendio di Glarona del 1861) furono - al posto delle vicende belliche - eventi centrali di mobilitazione per la causa nazionale. Benché si basasse su un sentimento minimo di appartenenza comune, la Solidarietà nazionale si rafforzò in seguito a tali catastrofi. Il principio di solidarietà fu inserito nell'art. 21 della Costituzione fed. del 1848, che attribuiva al nuovo Stato la facoltà di finanziare "opere pubbliche".

Se per il consolidamento dell'identità nazionale gli strumenti e le modalità di espressione hanno un ruolo di primo piano, i contenuti dell'autorappresentazione sviz., in parte più antichi, sono in ultima analisi secondari. Tra questi ultimi vi è tra l'altro la convinzione di essere un popolo eletto, in quanto custode della libertà (collettiva e non individuale), accompagnata da un importante elemento complementare: il principio di difesa armata della nazione con il contributo dei singoli cittadini (Servizio militare obbligatorio). Il Federalismo e la protezione delle minoranze confessionali e linguistiche - anche in questo caso, in senso collettivo e non individuale - sono altri fattori centrali dell'identità nazionale sviz. I rapporti con l'esterno sono condizionati dall'idea di essere un piccolo Stato, dal repubblicanesimo (Repubblica) contrapposto alle monarchie e dal principio di non ingerenza negli affari di altri Paesi (Neutralità). Dal confronto con i vicini Stati monarchici più grandi, più omogenei e politicamente più ambiziosi deriva la tesi del "caso particolare" (Sonderfall) sviz.

L'idea che una società costituisca uno Stato attraverso la solidarietà quotidiana o manifestata nelle situazioni di particolare bisogno e che formi attraverso il patriottismo costituzionale una "nazione fondata sulla volontà" (Willensnation), va oltre il pensiero di condividere origini comuni e di essere una nazione sviluppatasi in modo naturale. L'autorappresentazione della Svizzera quale Willensnation fu alla base della capacità di integrazione della nazione sviz. Nel 1841 e ancora nel 1872 Gottfried Keller considerò infatti possibile che Svizzera e Germania costituissero un organismo repubblicano comune. Alla fine degli anni 1880-90 Carl Hilty, esperto di diritto pubblico, riteneva che la Svizzera fosse sì un regno di Dio in miniatura, ma in quanto tale una struttura provvisoria che avrebbe potuto un giorno essere integrata in un più ampio ordinamento per il mantenimento della pace.

<b>Nazione</b><br><I>I figli della Svizzera alla frontiera</I>; litografia di  Charles Sauerländer  stampata a Ginevra e largamente diffusa nel 1856-57 all'epoca dell'affare di Neuchâtel (Biblioteca nazionale svizzera).<BR/>La mobilitazione delle truppe per presidiare il confine sul Reno, avvenuta a causa del conflitto tra la Confederazione e la Prussia sull'appartenenza di Neuchâtel, favorì la coesione interna. Durante questa crisi, la Svizzera moderna si sentì per la prima volta come una nazione nei confronti del mondo esterno. Per sottolineare questo aspetto, l'artista raffigurò una Helvetia con uno scudo svizzero contornata da nuvole, sul modello dell'iconografia religiosa.<BR/><BR/>
I figli della Svizzera alla frontiera; litografia di Charles Sauerländer stampata a Ginevra e largamente diffusa nel 1856-57 all'epoca dell'affare di Neuchâtel (Biblioteca nazionale svizzera).
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Secondo il concetto di Willensnation le categorie di ab. e cittadini coincidono. L'appartenenza alla nazione si ottiene solo tramite naturalizzazione e, secondo una visione polemica nazionalista, in alcune circostanze si resta comunque "Svizzeri di carta" (Papierlischwiizer, ossia detentori del passaporto sviz., ma senza legami con il Paese). In Svizzera il Diritto di cittadinanza non contempla il principio della residenza (ius soli) e, siccome la nazionalità è definita dal principio della discendenza (ius sanguinis), si basa su categorie etniche. I figli di Svizzeri residenti ovunque nel mondo sono quindi considerati membri della nazione sviz., mentre i bambini di cittadinanza straniera nati nella Conf. non ne fanno parte. Benché un'evoluzione verso una nazione paneuropea non sia prevista, si possono cogliere analogie tra questo tipo di fenomeno e il processo di integrazione in un'unica comunità riscontrabile sui piani sviz. (tra i cant.) ed europeo (tra le nazioni). Probabilmente l'Unione europea non diverrà mai uno Stato nazionale e rimarrà un organismo federativo sui generis pur con i tratti di una Willensnation.


Bibliografia
– G. P. Marchal, «Die "Alten Eidgenossen" im Wandel der Zeiten», in Innerschweiz und frühe Eidgenossenschaft, 2, 1990, 309-403
– U. Im Hof, Mythos Schweiz, 1991
– G. P. Marchal, A. Mattioli (a cura di), Erfundene Schweiz, 1992
– M. Weishaupt, Bauern, Hirten und "frume edle puren", 1992
– G. Kreis, La Svizzera in cammino: rapporto finale del PNR 21 "Pluralismo culturale e identità nazionale", 1995 (ted. 1993)
– U. Altermatt et al. (a cura di), Die Konstruktion einer Nation, 1998
– G. Kreis, «Nach der schweizerischen jetzt die europäische Integration», in Der Beitritt der Schweiz zur Europäischen Union, a cura di T. Cottier, A. Kopse, 1998, 189-212
– U. Meyerhofer, Von Vaterland, Bürgerrepublik und Nation, 2000
– C. Pfister (a cura di), Am Tag danach, 2002
– S. Buchbinder, Der Wille zur Geschichte, 2002
– O. Zimmer, A Contested Nation, 2003
– F. Walter, Les figures paysagères de la nation, 2004

Autrice/Autore: Georg Kreis / cne