21/08/2008 | segnalazione | PDF | stampare | 

Irredentismo

Il termine definisce l'orientamento di chi, dopo l'unità d'Italia (1861), sostenne la necessità di redimere, cioè liberare, i territori it. del Trentino e di Trieste rimasti austroungarici. Per estensione, dalla fine del XIX sec. si è definita irredentista l'opinione non solo di chi auspicava un ricongiungimento della Svizzera it. all'Italia, ma talvolta anche quella di chi difendeva con particolare vigore l'italianità.

Un irredentismo ticinese non risulta essersi manifestato nel XIX sec., una volta fallito il moto cisalpino del 1798 e consolidato il profilo territoriale del cant. (1814). Fu nel XX sec., quando si propose con forza l'esigenza di difendere l'italianità, e poi nelle polemiche fra opposti nazionalismi e nei parteggiamenti durante la prima guerra mondiale, che emersero posizioni minoritarie di forte italofilia (ad esempio l'Adula), accompagnate da interventi di personalità it. (Giuseppe Prezzolini nel 1912, Gabriele D'Annunzio nel 1919) nelle questioni allora vivacemente dibattute dell'identità svizzeroit., complessa miscela di elvetismo politico ed italianità culturale (Svizzera italiana). Al di là perciò della rilevanza politica, praticamente nulla, di un irredentismo ticinese, ha pesato invece fortemente, nelle relazioni culturali e politiche dei Ticinesi con il resto della Svizzera, il sospetto di irredentismo frequentemente sollevato in molte discussioni intorno all'italianità minacciata dalla penetrazione demografica ed economica alloglotta, in particolare ted. (Rivendicazioni ticinesi). Alcuni pubblicisti di orientamento elvetista considerarono irredentismo il forte sentimento di diversità e di autonomia che spesso anche politici ticinesi avevano espresso, alle Camere fed. o sulla stampa, in momenti di tensione fin dal 1909 (anno del progetto di fondazione a Lugano di una sezione ticinese della Soc. Dante Alighieri). Dopo l'ascesa al potere in Italia del partito fascista, la propaganda irredentista divenne un mezzo di pressione da parte it. per indurre le autorità elvetiche ad assumere un atteggiamento severo nei confronti delle attività antifasciste dei fuoriusciti. Con l'inizio della seconda guerra mondiale furono pubblicati in Italia articoli della stampa provinciale lombarda sul tema della difesa dell'italianità e opuscoli che rivendicavano l'italianità del versante meridionale delle Alpi, con un vero e proprio spostamento del confine politico oltre la "linea mediana delle Alpi".

Nei Grigioni il confronto con l'irredentismo it., che chiedeva che pure le valli sudalpine dei Grigioni e le regioni rom. venissero incorporate allo Stato it., insieme all'odierno Alto Adige, contribuì a rafforzare dopo il 1920 la consapevolezza fed. della pop., in particolare di quella di lingua it. e rom. Le pretese irredentistiche ebbero scarsa presa, anche se nella stampa grigionese di lingua rom. e it. non mancarono simpatie nei confronti del fascismo; in particolare ebbero un'accoglienza negativa alcuni studi linguistici volti a contestare il diritto del rom. a considerarsi lingua autonoma. La nascita della Pro Grigioni it. (1918) e della Lia Rumantscha (1919), volte alla conservazione dell'identità culturale e linguistica it. e rom. dei Grigioni, ebbe ripercussioni durature anche sul piano fed., preparando il terreno all'elevazione del rom. a quarta lingua nazionale (1938).


Bibliografia
– S. Gilardoni, «Italianità ed elvetismo nel Canton Ticino negli anni precedenti la prima guerra mondiale (1909-1914)», in AST, 45-46, 1971, 3-84
– M. Cerutti, Fra Roma e Berna, 1986
– P. Codiroli, L'ombra del duce, 1988
– P. Codiroli, Tra fascio e balestra, 1992
Grigioni, 3, 317
– F. Crespi, Ticino irredento, 2004

Autrice/Autore: Silvano Gilardoni