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Difesa spirituale

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L'espressione Difesa spirituale (o Difesa del Paese) indica un movimento politico-culturale attivo dagli anni 1930-40 agli anni 1960-70, che si prefiggeva lo scopo di rafforzare i valori ritenuti sviz. e di difendersi dai totalitarismi (fascismo, nazionalsocialismo, comunismo). Le sue radici risalgono alla prima guerra mondiale, che rese evidente il carattere totale dei conflitti militari moderni e la conseguente necessità di operare sforzi difensivi anche in ambiti non militari quali l'economia e la cultura.

La Rivoluzione russa e la minaccia che il Fascismo della vicina Italia comportava per la Svizzera it. (Irredentismo), unite alle nuove possibilità offerte dalla radio e dal cinema per la diffusione di ideologie totalitarie, negli anni 1920-30 confermarono la necessità di difendere già in tempo di pace lo Stato di diritto democratico. Il concetto di Difesa spirituale comparve già prima degli anni 1930-40, ma fu solo la minaccia per la Svizzera rappresentata dal Nazionalsocialismo ted. che diede al movimento un'impronta spec. antigerm., con particolare accentuazione nei cant. germanofoni; una forma particolare di Difesa spirituale si sviluppò nella Svizzera it. con il nome di Elvetismo.

Dal 1933 parlamentari, intellettuali e giornalisti chiesero misure per rafforzare i valori culturali di base del Paese, con l'obiettivo di creare una coesione generale che superasse le divisioni partitiche e i conflitti di classe. Il 9.12.1938 la Difesa spirituale trovò una formulazione ufficiale in un messaggio del governo sviz., redatto dal Consigliere fed. Philipp Etter, che respingeva il razzismo, il nazionalismo sciovinista, la propaganda culturale statale e la dittatura, a cui contrapponeva i valori spirituali fondamentali della Svizzera: l'appartenenza a tre aree culturali europee, la molteplicità culturale, il carattere conf. della democrazia, il rispetto per la dignità e la libertà dell'essere umano. La difesa di questi valori veniva dichiarata compito primario del cittadino, non dello Stato.

La Difesa spirituale ebbe la sua espressione più efficace nel 1939, in occasione della Landi, l'Esposizione nazionale di Zurigo, riscuotendo ampi consensi presso la pop. ("spirito della Landi"). Poiché le "peculiarità sviz." non vennero ulteriormente precisate, il concetto di Difesa spirituale rimase un programma minimo, aperto su molti versanti. Sotto quell'ampio tetto comune si ritrovarono le diverse correnti politiche (ad eccezione dei frontisti e di una parte dei comunisti), che ne davano significati diversi, talvolta anche contraddittori: i radicali rimasero legati alla difesa dello Stato fed. liberale e democratico del 1848 e ai diritti umani, i conservatori si appellarono al federalismo, ai diritti della fam. e alla libertà delle Chiese, la sinistra chiese una comunità nazionale improntata alla solidarietà e alla giustizia sociale, la destra progettò una democrazia nuova autoritaria, organizzata secondo un modello corporativo.

Quali strumenti della Difesa spirituale per contrastare spec. la propaganda culturale d'impronta statale proveniente dal Reich e dall'Italia agirono istituzioni come Pro Helvetia, fondata come org. culturale privata nel 1938, la Nuova società elvetica (NSE) e, dal novembre 1939, la neonata sezione militare Esercito e Focolare. L'esclusione della concorrenza estera e l'accerchiamento politico-militare del Paese favorirono una vita culturale autarchica, arricchita anche dal contributo di cittadini sviz. rientrati in patria e di stranieri immigrati. Alcuni settori culturali conobbero un periodo di fioritura (editoria, teatro, radio, stampa, cinema) o si affermarono ex novo (coreografia, swing, jazz); il rom. fu dichiarato quarta lingua nazionale.

Con la fine della guerra la sezione Esercito e Focolare venne sciolta e Pro Helvetia si dedicò alla promozione culturale. Per dare continuità, anche nel dopoguerra, alla "comunità di destini nazionale" che si era creata a partire dal 1933, rappresentanti della Difesa spirituale fondarono nella Svizzera franc. i Rencontres Suisses (1945), nella Svizzera ted. lo Schweizerischer Aufklärungsdienst (1947) e in quella it. Coscienza sviz. (1948), che ne furono il proseguimento civile. Con l'inizio della Guerra fredda il totalitarismo sovietico divenne bersaglio di una Difesa spirituale di nuovo vitale, che, nonostante il suo orientamento anticomunista, inizialmente si mantenne aperta e rappresentò un ampio spettro di correnti, dalla sinistra alla destra: nel 1952, ad esempio, il catt. conservatore Giuseppe Lepori, Consigliere di Stato ticinese e futuro Consigliere fed., annoverava fra i maggiori compiti della Difesa spirituale l'apertura della Svizzera all'Europa e la solidarietà con altri popoli. Da allora l'elenco dei valori fondamentali sviz. incluse anche lo Stato sociale e di diritto, la neutralità e un forte esercito di milizia.

Nel difficile equilibrio tra il rafforzamento dei valori democratici interni e l'Anticomunismo, con gli anni 1950-60 presero il sopravvento l'ottica difensiva e di conseguenza uno stretto isolazionismo spirituale e politico. Il 1956 e il 1959 segnarono risp. il ripristino del servizio Esercito e Focolare e la nascita della Comunità di lavoro per la Difesa spirituale (CLDS), organismi che miravano a rafforzare il movimento nel popolo e nell'apparato militare. A tale sviluppo si opposero esponenti culturali e intellettuali che, come Jean Rodolphe von Salis, ritenevano superata la Difesa spirituale e l'accusavano di atteggiamento tutorio-inquisitorio. Dato che nemmeno il Consiglio fed. aveva più l'intenzione di sostenere questo movimento, quest'ultimo venne gradualmente liquidato: nel 1962 la CLDS si sciolse e sia Pro Helvetia sia la NSE cessarono di collaborare con la sezione Esercito e Focolare, che a sua volta limitò l'attività alla promozione della volontà di difesa e alla guerra psicologica.

Verso la fine degli anni 1960-70 le nuove forze di sinistra criticarono aspramente la Difesa spirituale come strumento di indottrinamento ideologico e disciplinamento sociale. Nel 1969 il libro sulla difesa civile pubblicato dal Dip. fed. di giustizia e polizia tornò a sottolineare l'importanza della Difesa spirituale nella guerra rivoluzionaria; l'ondata di indignazione che ne derivò provocò l'abbandono definitivo della Difesa spirituale da parte dell'apparato ufficiale.

Dagli anni 1970-80 la Difesa spirituale venne giudicata nella storiografia in maniera negativa e venne presa in considerazione unicamente come variante di destra borghese; come "totalitarismo elvetico" o "totalitarismo democratico" fu perfino avvicinata al fascismo e assunta a simbolo del ridotto nazionale, del nazionalismo, di un patriottismo gretto e limitato. Valori della destra borghese e talvolta anche estrema vennero connotati come Difesa spirituale; solo negli anni più recenti (1990-2000) la storiografia ha cessato di ridurre il movimento alla sua componente di destra conservatrice, evidenziandone l'orientamento antitotalitario e l'ampio spettro politico. Uno studio storico completo della Difesa spirituale tuttavia non esiste ancora.


Fonti
– P. Etter, Geistige Landesverteidigung, 1937
– «Messaggio del Consiglio fed. all'Assemblea fed. concernente i mezzi per conservare e far conoscere il patrimonio spirituale della Conf. (del 9 dicembre 1938)», in FF, XXI, vol. 1, 1938, 785-833
– G. Lepori, «La difesa spirituale del paese, nei suoi presuppositi e nei suoi metodi», in Civitas, 7, 1952, 364-373
Bibliografia
– O. F. Fritschi, Geistige Landesverteidigung während des Zweiten Weltkrieges, 1972
– A. Lasserre, La Suisse des années sombres, 1989
– I. Perrig, Geistige Landesverteidigung im Kalten Krieg, 1993
– T. Mäusli, Jazz und Geistige Landesverteidigung, 1995
– J. Mooser, «Die "Geistige Landesverteidigung" in den 1930er Jahren», in RSS, 47, 1997, 685-708 (con bibl.)
– M. Piattini, La Radio della Svizzera italiana al tempo della "difesa spirituale" (1937-1945), 2000
– R. Löffler, «"Zivilverteidigung" - die Entstehungsgeschichte des "roten Büchleins"», in RSS, 54, 2004 173-187

Autrice/Autore: Marco Jorio / vfe